DIVISIONE EREDITARIA

AVVOCATO ESPERTO DIVISIONE EREDITARIA BOLOGNA AVVOCATO SERGIO ARMAROLI DIVISIONE SENZA CAUSE

AVVOCATO ESPERTO DIVISIONE EREDITARIA BOLOGNA AVVOCATO SERGIO ARMAROLI DIVISIONE SENZA CAUSE

Affinchè  a ciascun coerede vengano assegnate le rispettive quote del patrimonio ereditario in termini reali di beni è necessario procedere alla divisione della massa ereditaria proporzionalmente alle quote spettanti ad ogni coerede, in modo tale da dichiarare sciolta la comunione ereditaria temporanea.

La divisione ereditaria, come previsto dall’art. 734 c. c :

può esser fatta direttamente da chi redige il testamento, avendo egli facoltà di attribuire i singoli beni compresi nell’eredità ai suoi precisi successori ereditari. In tal caso viene meno il principio dell’insorgere di una comunione tra coeredi; infatti, gli eredi che abbiano accettato l’eredità diventano, direttamente titolari di tutti i diritti sui beni loro assegnati dal de cuius senza che vi sia la comunione ereditaria temporanea (eredità).

DIVISIONE EREDITARIA TRA FRATELLI ?

I FRATELLI LITIGANO SPESSO PER DIVIDERSI L’EREDITA’ DEI GENITORI, HAI MAI PENSATO CHE DEVE ESISTERE  UNA SOLUZIONE, CHE BASTA STUDIARLA E PENSARCI?

DIVISIONE EREDITARIA TRA  PARENTI?

DIVISIONE EREDITARIA TRA EREDI ?

Giova sottolineare che la giurisprudenza non è sempre univoca nello stabilire la natura dell’interesse dei condividenti che può determinare individuazione dell’assegnatario del bene indiviso. Secondo alcune decisioni, nella divisione, devono essere preferibilmente seguiti dal giudice i criteri di attribuzione fissati dall’art 720 c.c. salvo deroga solo per gravi motivi che riguardano l’interesse comune dei condividenti. ‘In tema di divisione di cose comuni, per il caso in cui in presenza di un immobile indivisibile o non comodamente divisibile vi sia una pluralità di richieste di assegnazione, i criteri di attribuzione fissati dall’art. 720 c.c. in base ai quali l’immobile medesimo deve essere compreso per intero (con l’addebito dell’eccedenza nella porzione del condividente avente la quota maggiore, ovvero nella porzione di più condividenti ove questi ne chiedano congiuntamente l’attribuzione), devono essere preferibilmente seguiti, nel senso che il giudice se ne può discostare solo per motivi gravi ed attinenti all’interesse comune dei condividenti (Cass. Sez. 2, n. 7588 del 11/07/1995).

Secondo l’altro contrario, ma prevalente indirizzo (che sembra senz’altro condivisibile), il giudice ha il potere discrezionale di derogare dal criterio, indicato nell’art. 720 c.c., della preferenziale assegnazione al condividente titolare della quota maggiore, purché assolva all’obbligo di fornire adeguata e logica motivazione della diversa valutazione di opportunità adottata, che si risolve in un tipico accertamento di fatto, sottratto come tale al sindacato di legittimità ove adeguatamente motivato (Cass. n.11641 del 13.05.2010; Cass. n. 22857 del 28/10/2009; Cass. n. 21319 del 15/10/2010; Cass. n. 24053 del 25/09/2008: in tal caso la Corte ha confermato la sentenza del giudice di secondo grado con riguardo all’attribuzione dell’immobile non divisibile assumendo come criterio discriminante quello dell’interesse personale prevalente dell’assegnatario, privo di un’unità immobiliare da destinare a casa familiare, rispetto al titolare della quota maggiore che disponeva di altra abitazione).

 

Ciò posto, il diritto di comproprietà dei beni caduti in successione non può accertarsi e trovare tutela in giudizio solo sulla base delle rispettive difese delle parti o sull’assenza di contestazioni al riguardo, gravando sulle parti medesime l’onere di allegare e provare oltre alla propria qualità di erede, il fatto che i beni in oggetto, all’epoca dell’apertura della successione, fossero compresi nell’asse ereditario. Ne consegue che in difetto di prova della titolarità dei beni, e così dell’effettiva consistenza dell’asse ereditario (non essendo stata prodotta certificazione della Conservatoria dei registri immobiliari, né copia degli atti di provenienza degli immobili) la domanda di divisione ereditaria deve ritenersi inammissibile (in tal senso, Corte d’Appello di Roma, Sez. III, 07/10/2008).