Art. 674 c.c.: accrescimento tra coeredi – cosa succede se un erede rinuncia o non può accettare l’eredità
AVV SERGIO ARMAROLI DIFENDE GRANDI SUCCESSIONI EREDITA’ BOLOGNA PARMA MELANO VICENZA RIMINI VENEZIA CREMONA CREMA
SEDE BOLOGNA

L’art. 674 del codice civile disciplina uno dei temi più importanti nel diritto delle successioni: l’accrescimento tra coeredi.
Si tratta del meccanismo per cui la quota ereditaria di un soggetto che non può o non vuole accettare l’eredità si “accresce” automaticamente a favore degli altri coeredi indicati nel testamento.
Questa norma è centrale in molte controversie ereditarie, soprattutto nei casi di:
- rinuncia all’eredità;
- premorienza dell’erede;
- invalidità del testamento;
- conflitti tra fratelli;
- testamenti olografi;
- esclusione di un coerede;
- successioni con immobili o grandi patrimoni.
L’art. 674 c.c. viene frequentemente invocato nei procedimenti davanti al Tribunale quando occorre stabilire chi acquisisce concretamente la quota lasciata vacante da un coerede.
Testo dell’art. 674 c.c.
L’articolo prevede:
“Quando più eredi sono stati istituiti con uno stesso testamento nell’universalità dei beni, senza determinazione di parti o in parti uguali, anche se determinate, qualora uno di essi non possa o non voglia accettare, la sua parte si accresce agli altri.”
La norma aggiunge inoltre che:
- se più eredi sono stati istituiti nella stessa quota, l’accrescimento opera a favore degli altri coeredi della medesima quota;
- l’accrescimento non opera se il testatore ha previsto una diversa volontà;
- resta salvo il diritto di rappresentazione.
Che cos’è l’accrescimento ereditario
L’accrescimento è un effetto automatico della successione testamentaria.
In pratica:
- il testatore nomina più eredi;
- uno degli eredi rinuncia oppure muore prima del testatore;
- la sua quota non resta “vacante”;
- quella quota si trasferisce automaticamente agli altri coeredi indicati nel testamento.
È un meccanismo previsto dalla legge per evitare vuoti nella devoluzione ereditaria.
Esempio pratico di art. 674 c.c.
Caso classico
Il padre scrive:
“Lascio tutto il mio patrimonio ai miei figli Marco e Luca in parti uguali.”
Alla morte del testatore:
- Luca rinuncia all’eredità;
- la quota di Luca si accresce a Marco;
- Marco diventa erede dell’intero patrimonio.
Questo avviene automaticamente per effetto dell’art. 674 c.c.
Quando opera l’accrescimento
Per applicare l’art. 674 c.c. devono esistere precisi requisiti.
- Deve esistere un testamento
L’accrescimento disciplinato dall’art. 674 riguarda la successione testamentaria.
Se manca il testamento si applicano le regole della successione legittima.
- Gli eredi devono essere chiamati congiuntamente
Il testatore deve avere indicato più soggetti insieme.
Esempio:
“Nomino miei eredi i miei tre figli.”
Oppure:
“Lascio il patrimonio ai miei nipoti in parti uguali.”
- Uno degli eredi non deve poter o voler accettare
L’accrescimento si verifica quando:
- l’erede rinuncia;
- l’erede è premorto;
- l’erede è indegno;
- l’erede perde il diritto successorio.
Accrescimento e rinuncia all’eredità
Uno dei casi più frequenti riguarda la rinuncia.
Molto spesso un coerede:
- rinuncia per debiti;
- rinuncia per evitare responsabilità;
- rinuncia dopo conflitti familiari;
- rinuncia perché già soddisfatto economicamente.
In tali situazioni la quota si trasferisce automaticamente agli altri coeredi testamentari.
Accrescimento e premorienza
L’art. 674 c.c. opera anche quando l’erede:
- muore prima del testatore;
- non esiste più al momento dell’apertura della successione.
In questo caso bisogna però verificare prima se operi il diritto di rappresentazione.
Differenza tra accrescimento e rappresentazione
Molte cause ereditarie nascono dalla confusione tra:
- accrescimento;
- rappresentazione;
- successione legittima.
La rappresentazione consente ai discendenti dell’erede premorto di subentrare al loro ascendente.
Esempio:
- il figlio del testatore muore prima del padre;
- i nipoti possono subentrare per rappresentazione.
L’art. 674 c.c. specifica infatti che il diritto di rappresentazione prevale.
Quando NON opera l’accrescimento
L’accrescimento non si applica sempre.
- Volontà contraria del testatore
Se il testatore ha previsto una soluzione diversa, prevale la volontà testamentaria.
Esempio:
“Se mio figlio Luca rinuncia, la sua quota andrà all’associazione X.”
In questo caso non opera l’art. 674 c.c.
- Presenza di sostituzione testamentaria
Il testatore può nominare un sostituto.
Esempio:
“Nomino erede mio figlio Marco; se rinuncia, subentrerà mia nipote Anna.”
Anche qui non opera l’accrescimento.
- Operatività della rappresentazione
Se vi sono discendenti che subentrano per rappresentazione, l’accrescimento viene escluso.
Accrescimento nelle quote uguali
L’art. 674 c.c. si applica soprattutto quando:
- gli eredi sono istituiti senza quote;
- oppure in quote uguali.
Esempio:
“Lascio tutto ai miei tre figli.”
Se uno rinuncia:
- la sua quota si divide tra gli altri due.
Accrescimento nella stessa quota
La norma disciplina anche il caso di più eredi chiamati nella stessa quota.
Esempio:
- 50% alla moglie;
- 50% ai due figli congiuntamente.
Se uno dei figli rinuncia:
- l’accrescimento opera all’interno della quota del 50%.
Questo principio è stato più volte confermato dalla giurisprudenza.
Accrescimento e testamento olografo
Le controversie più frequenti nascono nei testamenti olografi scritti in modo ambiguo.
Molti testamenti infatti:
- non indicano chiaramente le quote;
- contengono formule confuse;
- non prevedono sostituzioni;
- usano espressioni generiche.
In tali casi diventa essenziale interpretare la reale volontà del testatore.
Cause giudiziarie sull’art. 674 c.c.
Le liti più comuni riguardano:
- impugnazione del testamento;
- interpretazione delle quote;
- contestazione della rinuncia;
- conflitti tra fratelli;
- esclusione di nipoti;
- immobili indivisi;
- denaro presente sui conti correnti;
- aziende familiari;
- testamenti falsi o alterati.
Accrescimento e immobili ereditari
L’accrescimento può avere effetti enormi sugli immobili.
Esempio:
- tre fratelli ereditano una casa;
- uno rinuncia;
- gli altri due diventano comproprietari dell’intero immobile.
Questo incide su:
- divisione ereditaria;
- vendita della casa;
- diritto di abitazione;
- quote catastali;
- imposte di successione.
Accrescimento e quote societarie
L’art. 674 c.c. può incidere anche su:
- quote SRL;
- partecipazioni societarie;
- aziende di famiglia;
- patrimoni imprenditoriali.
In questi casi il contenzioso può diventare estremamente complesso.
Accrescimento e legittimari
Bisogna sempre verificare i diritti dei legittimari:
- coniuge;
- figli;
- ascendenti.
L’accrescimento non può violare la quota di legittima.
Se ciò avviene possono essere promosse:
- azione di riduzione;
- impugnazione testamentaria;
- azione di reintegrazione della legittima.
Rinuncia strategica all’eredità
In alcune successioni la rinuncia viene utilizzata strategicamente per favorire l’accrescimento.
Esempio:
- un fratello rinuncia;
- l’altro acquisisce tutto il patrimonio;
- successivamente vengono effettuati trasferimenti patrimoniali.
Queste operazioni devono essere valutate attentamente soprattutto in presenza di:
- creditori;
- procedure esecutive;
- debiti fiscali;
- separazioni;
- conflitti familiari.
Accrescimento e debiti ereditari
Chi beneficia dell’accrescimento:
- acquista maggiori beni;
- ma assume anche maggiori passività ereditarie.
Molti sottovalutano questo aspetto.
Accettare una quota più ampia significa anche esporsi ai debiti del defunto.
Accettazione con beneficio di inventario
Nei patrimoni complessi è spesso opportuno valutare:
- accettazione con beneficio di inventario;
- verifica dei debiti;
- analisi bancaria;
- ricostruzione patrimoniale.
Questo vale soprattutto quando vi siano:
- società;
- immobili ipotecati;
- contenziosi;
- cartelle fiscali;
- fideiussioni.
Impugnazione delle rinunce ereditarie
Talvolta la rinuncia può essere contestata.
Ciò accade quando:
- vi sono vizi della volontà;
- esistono pressioni familiari;
- la rinuncia è simulata;
- vi sono creditori danneggiati.
In alcuni casi i creditori possono persino agire ex art. 524 c.c.
Interpretazione del testamento
Nelle cause ereditarie il vero problema è spesso interpretare il testamento.
Il giudice deve stabilire:
- se vi sia chiamata congiuntiva;
- se esistano quote autonome;
- se il testatore volesse l’accrescimento;
- se vi sia sostituzione;
- se operi la rappresentazione.
Giurisprudenza sull’art. 674 c.c.
La giurisprudenza ha chiarito che:
- l’accrescimento opera automaticamente;
- serve una chiamata congiuntiva;
- prevale la volontà del testatore;
- la rappresentazione ha priorità;
- occorre interpretare l’intero testamento.
Accrescimento e successione legittima
Se non opera:
- né l’accrescimento;
- né la rappresentazione;
- né una sostituzione testamentaria,
la quota può devolversi secondo le regole della successione legittima.
Perché l’art. 674 c.c. genera tante cause
Le successioni familiari coinvolgono:
- patrimoni;
- immobili;
- aziende;
- relazioni personali;
- aspettative economiche.
Per questo le controversie ereditarie sono tra le più aggressive e complesse nel diritto civile.
Basta una frase ambigua nel testamento per generare:
- anni di processo;
- CTU grafologiche;
- blocco degli immobili;
- divisioni giudiziali;
- sequestri;
- impugnazioni testamentarie.
Quando rivolgersi a un avvocato esperto in successioni
È fondamentale rivolgersi rapidamente a un avvocato quando:
- un coerede rinuncia;
- il testamento è ambiguo;
- vi sono immobili indivisi;
- esistono dubbi sulla validità del testamento;
- emergono conflitti tra fratelli;
- vi sono sospetti di manipolazioni;
- occorre bloccare atti dispositivi;
- bisogna ricostruire movimenti bancari.
Conclusioni
L’art. 674 c.c. rappresenta una norma fondamentale nel diritto successorio italiano perché disciplina il destino della quota ereditaria lasciata vacante da un coerede.
L’accrescimento:
- opera automaticamente;
- può modificare radicalmente la divisione del patrimonio;
- incide su immobili, aziende e conti correnti;
- genera spesso contenziosi molto complessi.
Comprendere quando opera l’accrescimento e quando invece prevalgano rappresentazione o volontà del testatore è essenziale per evitare errori gravi nella gestione della successione.
Cos’è l’accrescimento nelle successioni
L’accrescimento nelle successioni è il meccanismo giuridico per cui la quota ereditaria spettante a un erede o legatario che non può o non vuole accettare si trasferisce automaticamente agli altri chiamati alla stessa eredità o allo stesso legato.
L’istituto è disciplinato principalmente dagli artt. 674 e seguenti del codice civile. (gazzettaufficiale.it)
In pratica:
- più persone sono nominate eredi nello stesso testamento;
- uno di loro rinuncia oppure è impossibilitato ad accettare;
- la sua quota “si accresce” automaticamente agli altri coeredi.
Esempio semplice
Un padre scrive nel testamento:
“Lascio tutti i miei beni ai miei figli Marco e Luca in parti uguali.”
Alla morte del padre:
- Marco accetta;
- Luca rinuncia.
La quota di Luca non resta vacante.
Per effetto dell’accrescimento:
- Marco eredita tutto il patrimonio.
Quando opera l’accrescimento
L’accrescimento opera solo in presenza di specifici requisiti.
- Deve esserci un testamento
L’accrescimento riguarda soprattutto la successione testamentaria.
- Gli eredi devono essere chiamati congiuntamente
Il testatore deve aver nominato più soggetti insieme.
Esempi:
- “Nomino miei eredi i miei tre figli.”
- “Lascio il patrimonio ai miei nipoti.”
- Uno degli eredi non deve poter o voler accettare
Può accadere perché:
- rinuncia all’eredità;
- muore prima del testatore;
- è indegno;
- perde il diritto successorio.
Accrescimento per rinuncia all’eredità
È il caso più frequente.
Un coerede rinuncia:
- per debiti;
- per motivi fiscali;
- per accordi familiari;
- per evitare responsabilità ereditarie.
La sua quota passa automaticamente agli altri coeredi.
Accrescimento e rappresentazione: differenza
Molti confondono:
- accrescimento;
- rappresentazione ereditaria.
Sono istituti diversi.
Rappresentazione
I discendenti dell’erede premorto subentrano al loro ascendente.
Esempio:
- il figlio del testatore muore prima del padre;
- i nipoti prendono la sua quota.
Accrescimento
La quota passa invece agli altri coeredi.
Quando NON opera l’accrescimento
L’accrescimento non si applica se:
- il testatore ha previsto una soluzione diversa;
- esiste una sostituzione testamentaria;
- opera la rappresentazione;
- le quote sono autonome e separate.
Accrescimento e immobili
L’accrescimento ha effetti molto importanti sugli immobili ereditari.
Esempio:
- tre fratelli ereditano una casa;
- uno rinuncia;
- gli altri diventano proprietari dell’intero immobile.
Questo incide su:
- divisione ereditaria;
- vendita della casa;
- quote catastali;
- imposte;
- utilizzo dell’immobile.
Accrescimento e debiti ereditari
Chi beneficia dell’accrescimento:
- riceve più beni;
- ma assume anche più debiti ereditari.
Per questo è fondamentale verificare:
- esposizioni bancarie;
- cartelle fiscali;
- mutui;
- fideiussioni;
- contenziosi del defunto.
Accrescimento e testamento olografo
Molte cause ereditarie nascono da testamenti scritti male o in modo ambiguo.
Il giudice deve allora capire:
- se il testatore voleva l’accrescimento;
- come erano distribuite le quote;
- se vi fosse una chiamata congiuntiva;
- se prevalga la rappresentazione.
Perché l’accrescimento è importante
L’accrescimento può modificare radicalmente:
- la divisione dell’eredità;
- la proprietà degli immobili;
- gli equilibri familiari;
- i diritti economici dei coeredi.
Per questo genera spesso contenziosi molto complessi tra:
- fratelli;
- coniugi;
- nipoti;
- conviventi;
- eredi testamentari.
Conclusione
L’accrescimento nelle successioni è il meccanismo per cui la quota di un erede che rinuncia o non può accettare passa automaticamente agli altri coeredi indicati nel testamento.
È un istituto centrale del diritto successorio perché incide direttamente su:
- case;
- conti correnti;
- aziende;
- patrimoni familiari;
- quote ereditarie.
Nei casi dubbi è essenziale analizzare attentamente:
- il testamento;
- la presenza di legittimari;
- eventuali rinunce;
- il diritto di rappresentazione;
- la reale volontà del testatore.



