RECESSO DAL CONTRATTO DIRITTO CIVILE BOLOGNA

Ai sensi dell’art. 1372, c. 1°, c.c. «il contratto ha forza di legge tra le parti» e «non può essere sciolto che per mutuo consenso o per cause ammesse dalla legge», ciò significando che scioglimento e modificazione non possono essere decisi unilateralmente.

Data questa regola, appare derogativa la successiva previsione dell’art. 1373, che, come s’è detto, dà agli stessi contraenti la facoltà (già spettante al legislatore) di prevedere il potere di recesso.

RECESSO DAL CONTRATTO DIRITTO CIVILE BOLOGNA

RECESSO DAL CONTRATTO DIRITTO CIVILE BOLOGNA

Il recesso può essere definito come la manifestazione di volontà con cui una delle parti produce lo scioglimento totale o parziale del rapporto giuridico di origine contrattuale.

IL RECESSO DAL CONTRATTO regolato dall’art. 1373 possono essere assimilate la risoluzione della locazione d’opera d’appalto secondo l’«arbitrio» del committente (art. 1641 c.c. 1865), corrispondente al recesso ad nutum (infra, § 10, lett. A) oppure la «rivocazione» del mandato o la rinunzia del mandatario, previste negli artt. 1757-1761 o, ancora, la restituzione anticipata della somma nel mutuo ultraquinquennale.

Se possa parlarsi di recesso anche nel caso in cui uno dei contraenti, sulla base di una disposizione di legge o di una clausola contrattuale, dichiari di voler porre nel nulla gli effetti del negozio, eventualmente anche reali, già compiutamente attuati, è questione di cui si dirà poco oltre L’efficacia principale del recesso è perciò estintiva, ancorché talvolta possano conseguire effetti modificativi o integrativi di quelli già prodotti dal contratto, o anche ripristinatori 1

bbligazioni e contratti.

È valida la condizione risolutiva nella quale venga previsto, come evento, l’inadempimento di una delle parti.

Cassazione civile sez. I  11 giugno 2014 n. 13216   

La “parte negoziale”, quale entità soggettiva di imputazione delle posizioni attive e passive nascenti dal contratto, è insensibile alle proprie mutazioni interne, sicché, qualora un promissario acquirente receda dal preliminare di compravendita, l’altro può pretendere la stipula del definitivo e agire ai sensi dell’art. 2932 cod. civ., facendosi carico dell’intero prezzo. Cassa con rinvio, App. Catania, 06/02/2008

Cassazione civile sez. II  12 marzo 2014 n. 5776  

Il recesso unilaterale dal contratto, previsto dall’art. 1385, comma 2, c.c., è di natura legale e non convenzionale, trovando la sua giustificazione nell’inadempienza dell’altra parte, laddove l’art. 1373, comma 1, c.c., secondo il quale il recesso non può essere esercitato quando il contratto abbia avuto un principio di esecuzione, riguarda esclusivamente il recesso convenzionale e non anche quello stabilito dall’art. 1385 in favore del contraente non inadempiente. Rigetta, App. Catania, 17/11/2006

Cassazione civile sez. II  27 marzo 2013 n. 7762   

La parte titolare del diritto di recesso è tenuta ad esercitarlo in modo conforme ai principi di buona fede e correttezza, anche al fine di non arrecare pregiudizio ovvero danno ingiusto all’altro contraente. Consegue che, mancando il pregiudizio, ovvero l’effettiva diminuzione patrimoniale in conseguenza di un recesso accusato di illegittimità, non vi è alcun bene della vita leso o diminuito di cui chiedere ristoro al giudice. Da ciò deriva che un inadempimento senza effetti pregiudizievoli, ad esso collegati dal nesso di causalità adeguata, non dà luogo a risarcimento.

Cassazione civile sez. I  08 gennaio 2013 n. 227