Il diritto di accettare l’eredità si prescrive in dieci anni :art 480 cc

Il termine decorre dal giorno dell’apertura della successione [456 c.c.] e, in caso d’istituzione condizionale [633 ss. c.c.], dal giorno in cui si verifica la condizione [1353, 1359, 2935 c.c.](2). In caso di accertamento giudiziale della filiazione il termine decorre dal passaggio in giudicato della sentenza che accerta la filiazione stessa(3).

Il termine non corre per i chiamati ulteriori [688 c.c.], se vi è stata accettazione da parte di precedenti chiamati e successivamente il loro acquisto ereditario è venuto meno [525 c.c.](4).

Il termine di prescrizione del diritto di accettare l’eredità iure rapraesentationis (dieci anni decorrenti dal giorno dell’apertura della successione) viene sospeso, ai sensi dell’art. 480 c.c. durante il tempo intercorso fra l’accettazione di precedenti chiamati ed il venir meno del loro acquisto. Pertanto, ove il rappresentato che abbia originariamente rinunziato all’eredità (Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6032 del 14 novembre 1981

revochi la rinunzia ed agisca per la divisione ereditaria nei confronti del coerede, il giudicato formatosi sull’efficacia della revoca, equivalendo all’accertamento dell’inesistenza dell’acquisto del chiamato stesso, ha l’effetto di far ritenere come mai sospeso il termine suddetto che, conseguentemente, per i chiamati in via ulteriore deve ritenersi spirato con il compimento del decennio decorrente dall’apertura della successione, restando unicamente rilevante la rinunzia del precedente chiamato.

  1. In mancanza di limitazioni normative, la prescrizione del diritto di accettare l’eredità, ex art. 480 c.c., opera a favore di chiunque vi abbia interesse, anche se estraneo all’eredità: pertanto, il convenuto che sia nel possesso dei beni ereditari può, in virtù di tale sola circostanza e senza che sia necessario che in proprio favore si sia compiuta l’usucapione, opporre la relativa eccezione a qualunque chiamato all’eredità.
  2. In materia di successioni, la prescrizione del diritto di accettare l’eredità, di cui all’articolo 480 del Cc, in mancanza di limitazioni normative, opera a favore di chiunque vi abbia interesse, anche se estraneo all’eredità. Di conseguenza, la relativa eccezione può essere opposta al chiamato all’eredità dal convenuto che sia nel possesso dei beni ereditari, senza che sia necessario che si sia compiuta l’usucapione in suo favore.
  3. In tema di accettazione della eredità non operano gli atti interruttivi della prescrizione, attesa la natura potestativa del diritto, che si realizza con il compimento dell’atto Cassazione civile sez. II  14 ottobre 2014 n. 21687
  4. in cui si concreta l’accettazione. Detto termine è invece soggetto alle cause ordinarie di sospensione e agli impedimenti legali, non ricorrendo altri fatti impeditivi del suo decorso.
  5. La prescrizione del diritto di accettare l’eredità, di cui all’art. 480 cod. civ., rimane sospesa nei soli casi espressamente stabiliti da detta norma, non sussistendo altri fatti impeditivi del suo decorso. (Nella specie, la S.C., alla luce dell’enunciato principio, ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto inapplicabile alla prescrizione del diritto di accettazione ereditaria la causa di sospensione di cui all’art. 2941, n. 8, cod. civ
  6. cause civili complesse

  7. Al termine di prescrizione, previsto dall’art. 480 c.c. per l’accettazione dell’eredità,

sono inapplicabili, salvo determinati specifici casi espressamente stabiliti da detta norma, gli istituti dell’interruzione e della sospensione; infatti, mentre il termine fissato dal giudice per l’accettazione dell’eredità, nell’ipotesi di cui all’art. 481 c.c., è un termine di decadenza, quello entro il quale il diritto di accettare si estingue per il mancato esercizio è un termine di prescrizione, tale essendo espressamente dichiarato dalla legge e, trattandosi di prescrizione, al di fuori delle previste cause di sospensione,non vi sono altri fatti impeditivi del suo decorso per quanto concerne l’esercizio del diritto di accettazione dell’eredità.

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termine decennale di prescrizione per l’accettazione dell’eredità decorre per i figli naturali non riconosciuti e dichiarati tali giudizialmente dopo la morte del genitore, solo dal passaggio in giudicato della decisione di accertamento del loro status:

  • Per il combinato disposto degli artt. 2935 e 480 c.c., nel testo risultante dall’intervento interpretativo della Corte costituzionale (sentenza n. 191 del 1983) il termine decennale di prescrizione per l’accettazione dell’eredità decorre per i figli naturali non riconosciuti e dichiarati tali giudizialmente dopo la morte del genitore, solo dal passaggio in giudicato della decisione di accertamento del loro status, trovandosi essi fino a tale accertamento nell’impossibilità giuridica, e non di mero fatto, di accettare l’eredità.
  • Il termine di prescrizione del diritto di accettare l’eredità iure rapraesentationis (dieci anni decorrenti dal giorno dell’apertura della successione) viene sospeso, ai sensi dell’art. 480 c.c. durante il tempo intercorso fra l’accettazione di precedenti chiamati ed il venir meno del loro acquisto. Pertanto, ove il rappresentato che abbia originariamente rinunziato all’eredità revochi la rinunzia ed agisca(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6032 del 14 novembre 1981)
  •  per la divisione ereditaria nei confronti del coerede, il giudicato formatosi sull’efficacia della revoca, equivalendo all’accertamento dell’inesistenza dell’acquisto del chiamato stesso, ha l’effetto di far ritenere come mai sospeso il termine suddetto che, conseguentemente, per i chiamati in via ulteriore deve ritenersi spirato con il compimento del decennio decorrente dall’apertura della successione, restando unicamente rilevante la rinunzia del precedente chiamato.

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