FINE CONVIVENZA  TRASFERIMENTO FIGLI IN ALTRA REGIONE CONVIVENZA FATTO FIGLI TRASFERIMENTO ALTRA REGIONEaseparazione-marito-moglie-

 

affidamento condiviso distanza massima

trasferimento madre affidataria 2019

mamma separata può cambiare città

cambio residenza minorenni genitori non sposati

trasferimento residenza genitore collocatario

affido condiviso genitori città diverse

madre separata nuovo compagno

trasferimento genitore non collocatario

DIVORZIO-BELLA-FORTE

MANTENIMENTO FIGLI COPPIE NON SPOSATE

  1. LEGGE APPLICABILELegge 10 dicembre 2012, n. 219Disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali. (12G0242)(GU n. 293 del 17-12-2012)La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICAPromulgala seguente legge:

    Art. 1

    Disposizioni in materia di filiazione

    1. L’articolo 74 del codice civile e’ sostituito dal seguente: «Art. 74 (Parentela). – La parentela e’ il vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite, sia nel caso in cui la filiazione e’ avvenuta all’interno del matrimonio, sia nel caso in cui e’ avvenuta al di fuori di esso, sia nel caso in cui il figlio e’ adottivo. Il vincolo di parentela non sorge nei casi di adozione di persone maggiori di eta’, di cui agli articoli 291 e seguenti».

    2. All’articolo 250 del codice civile sono apportate le seguenti modificazioni:

    a) il primo comma e’ sostituito dal seguente: «Il figlio nato fuori del matrimonio puo’ essere riconosciuto, nei modi previsti dall’articolo 254, dalla madre e dal padre, anche se gia’ uniti in matrimonio con altra persona all’epoca del concepimento. Il riconoscimento puo’ avvenire tanto congiuntamente quanto separatamente»;

    b) al secondo comma, le parole: «sedici anni» sono sostituite dalle seguenti: «quattordici anni»;

    c) al terzo comma, le parole: «sedici anni» sono sostituite dalle seguenti: «quattordici anni»;

    d) il quarto comma e’ sostituito dal seguente: «Il consenso non puo’ essere rifiutato se risponde all’interesse del figlio. Il genitore che vuole riconoscere il figlio, qualora il consenso dell’altro genitore sia rifiutato, ricorre al giudice competente, che fissa un termine per la notifica del ricorso all’altro genitore. Se non viene proposta opposizione entro trenta giorni dalla notifica, il giudice decide con sentenza che tiene luogo del consenso mancante; se viene proposta opposizione, il giudice, assunta ogni opportuna informazione, dispone l’audizione del figlio minore che abbia compiuto i dodici anni, o anche di eta’ inferiore, ove capace di discernimento, e assume eventuali provvedimenti provvisori e urgenti al fine di instaurare la relazione, salvo che l’opposizione non sia palesemente fondata. Con la sentenza che tiene luogo del consenso mancante, il giudice assume i provvedimenti opportuni in relazione all’affidamento e al mantenimento del minore ai sensi dell’articolo 315-bis e al suo cognome ai sensi dell’articolo 262»;

    e) al quinto comma sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, salvo che il giudice li autorizzi, valutate le circostanze e avuto riguardo all’interesse del figlio».

    3. L’articolo 251 del codice civile e’ sostituito dal seguente: «Art. 251 (Autorizzazione al riconoscimento). – Il figlio nato da persone, tra le quali esiste un vincolo di parentela in linea retta all’infinito o in linea collaterale nel secondo grado, ovvero un vincolo di affinita’ in linea retta, puo’ essere riconosciuto previa autorizzazione del giudice avuto riguardo all’interesse del figlio e alla necessita’ di evitare allo stesso qualsiasi pregiudizio. Il riconoscimento di una persona minore di eta’ e’ autorizzato dal tribunale per i minorenni».

    4. Il primo comma dell’articolo 258 del codice civile e’ sostituito dal seguente: «Il riconoscimento produce effetti riguardo al genitore da cui fu fatto e riguardo ai parenti di esso».

    5. L’articolo 276 del codice civile e’ sostituito dal seguente: «Art. 276 (Legittimazione passiva). – La domanda per la dichiarazione di paternita’ o di maternita’ naturale deve essere proposta nei confronti del presunto genitore o, in sua mancanza, nei confronti dei suoi eredi. In loro mancanza, la domanda deve essere proposta nei confronti di un curatore nominato dal giudice davanti al quale il giudizio deve essere promosso. Alla domanda puo’ contraddire chiunque vi abbia interesse».

    6. La rubrica del titolo IX del libro primo del codice civile e’ sostituita dalla seguente: «Della potesta’ dei genitori e dei diritti e doveri del figlio».

    7. L’articolo 315 del codice civile e’ sostituito dal seguente: «Art. 315 (Stato giuridico della filiazione). – Tutti i figli hanno lo stesso stato giuridico».

    8. Dopo l’articolo 315 del codice civile, come sostituito dal comma 7 del presente articolo, e’ inserito il seguente: «Art. 315-bis (Diritti e doveri del figlio). – Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacita’, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni. Il figlio ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti.
    Il figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici, e anche di eta’ inferiore ove capace di discernimento, ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano. Il figlio deve rispettare i genitori e deve contribuire, in relazione alle proprie capacita’, alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia finche’ convive con essa».

    9. Nel titolo XIII del libro primo del codice civile, dopo l’articolo 448 e’ aggiunto il seguente: «Art. 448-bis (Cessazione per decadenza dell’avente diritto dalla potesta’ sui figli). – Il figlio, anche adottivo, e, in sua mancanza, i discendenti prossimi non sono tenuti all’adempimento dell’obbligo di prestare gli alimenti al genitore nei confronti del quale e’ stata pronunciata la decadenza dalla potesta’ e, per i fatti che non integrano i casi di indegnita’ di cui all’articolo 463, possono escluderlo dalla successione».

    10. E’ abrogata la sezione II del capo II del titolo VII del libro primo del codice civile.

    11. Nel codice civile, le parole: «figli legittimi» e «figli naturali», ovunque ricorrono, sono sostituite dalla seguente:
    «figli».

    Art. 2

    Delega al Governo per la revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione

    1. Il Governo e’ delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o piu’ decreti legislativi di modifica delle disposizioni vigenti in materia di filiazione e di dichiarazione dello stato di adottabilita’ per eliminare ogni discriminazione tra i figli, anche adottivi, nel rispetto dell’articolo 30 della Costituzione, osservando, oltre ai principi di cui agli articoli 315 e 315-bis del codice civile, come rispettivamente sostituito e introdotto dall’articolo 1 della presente legge, i seguenti principi e criteri direttivi:

    a) sostituzione, in tutta la legislazione vigente, dei riferimenti ai «figli legittimi» e ai «figli naturali» con riferimenti ai «figli», salvo l’utilizzo delle denominazioni di «figli nati nel matrimonio» o di «figli nati fuori del matrimonio» quando si tratta di disposizioni a essi specificamente relative;

    b) modificazione del titolo VII del libro primo del codice civile, in particolare: 1) sostituendo la rubrica del titolo VII con la seguente: «Dello stato di figlio»; 2) sostituendo la rubrica del capo I con la seguente: «Della presunzione di paternita’»; 3) trasponendo nel nuovo capo I i contenuti della sezione I del capo I; 4) trasponendo i contenuti della sezione II del capo I in un nuovo capo II, avente la seguente rubrica: «Delle prove della filiazione»; 5) trasponendo i contenuti della sezione III del capo I in un nuovo capo III, avente la seguente rubrica: «Dell’azione di disconoscimento e delle azioni di contestazione e di reclamo dello stato di figlio»; 6) trasponendo i contenuti del paragrafo 1 della sezione I del capo II in un nuovo capo IV, avente la seguente rubrica: «Del riconoscimento dei figli nati fuori del matrimonio»; 7) trasponendo i contenuti del paragrafo 2 della sezione I del capo II in un nuovo capo V, avente la seguente rubrica: «Della dichiarazione giudiziale della paternita’ e della maternita’»; 8) abrogando le disposizioni che fanno riferimento alla legittimazione;

    c) ridefinizione della disciplina del possesso di stato e della prova della filiazione prevedendo che la filiazione fuori del matrimonio puo’ essere giudizialmente accertata con ogni mezzo idoneo;

    d) estensione della presunzione di paternita’ del marito rispetto ai figli comunque nati o concepiti durante il matrimonio e ridefinizione della disciplina del disconoscimento di paternita’, con riferimento in particolare all’articolo 235, primo comma, numeri 1), 2) e 3), del codice civile, nel rispetto dei principi costituzionali;

    e) modificazione della disciplina del riconoscimento dei figli nati fuori del matrimonio con la previsione che: 1) la disciplina attinente all’inserimento del figlio riconosciuto nella famiglia dell’uno o dell’altro genitore sia adeguata al principio dell’unificazione dello stato di figlio, demandando esclusivamente al giudice la valutazione di compatibilita’ di cui all’articolo 30, terzo comma, della Costituzione;
    2) il principio dell’inammissibilita’ del riconoscimento di cui all’articolo 253 del codice civile sia esteso a tutte le ipotesi in cui il riconoscimento medesimo e’ in contrasto con lo stato di figlio riconosciuto o giudizialmente dichiarato;

    f) modificazione degli articoli 244, 264 e 273 del codice civile prevedendo l’abbassamento dell’eta’ del minore dal sedicesimo al quattordicesimo anno di eta’;

    g) modificazione della disciplina dell’impugnazione del riconoscimento con la limitazione dell’imprescrittibilita’ dell’azione solo per il figlio e con l’introduzione di un termine di decadenza per l’esercizio dell’azione da parte degli altri legittimati;

    h) unificazione delle disposizioni che disciplinano i diritti e i doveri dei genitori nei confronti dei figli nati nel matrimonio e dei figli nati fuori del matrimonio, delineando la nozione di responsabilita’ genitoriale quale aspetto dell’esercizio della potesta’ genitoriale;

    i) disciplina delle modalita’ di esercizio del diritto all’ascolto del minore che abbia adeguata capacita’ di discernimento, precisando che, ove l’ascolto sia previsto nell’ambito di procedimenti giurisdizionali, ad esso provvede il presidente del tribunale o il giudice delegato;

    l) adeguamento della disciplina delle successioni e delle donazioni al principio di unicita’ dello stato di figlio, prevedendo, anche in relazione ai giudizi pendenti, una disciplina che assicuri la produzione degli effetti successori riguardo ai parenti anche per gli aventi causa del figlio naturale premorto o deceduto nelle more del riconoscimento e conseguentemente l’estensione delle azioni di petizione di cui agli articoli 533 e seguenti del codice civile;

    m) adattamento e riordino dei criteri di cui agli articoli 33, 34, 35 e 39 della legge 31 maggio 1995, n. 218, concernenti l’individuazione, nell’ambito del sistema di diritto internazionale privato, della legge applicabile, anche con la determinazione di eventuali norme di applicazione necessaria in attuazione del principio dell’unificazione dello stato di figlio;

    n) specificazione della nozione di abbandono morale e materiale dei figli con riguardo alla provata irrecuperabilita’ delle capacita’ genitoriali in un tempo ragionevole da parte dei genitori, fermo restando che le condizioni di indigenza dei genitori o del genitore esercente la potesta’ genitoriale non possono essere di ostacolo all’esercizio del diritto del minore alla propria famiglia;

    o) previsione della segnalazione ai comuni, da parte dei tribunali per i minorenni, delle situazioni di indigenza di nuclei familiari che, ai sensi della legge 4 maggio 1983, n. 184, richiedano interventi di sostegno per consentire al minore di essere educato nell’ambito della propria famiglia, nonche’ previsione di controlli che il tribunale per i minorenni effettua sulle situazioni segnalate agli enti locali;

    p) previsione della legittimazione degli ascendenti a far valere il diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minori.

    2. Il decreto o i decreti legislativi di cui al comma 1 provvedono, altresi’, a effettuare, apportando le occorrenti modificazioni e integrazioni normative, il necessario coordinamento con le norme da essi recate delle disposizioni per l’attuazione del codice civile e disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 30 marzo 1942, n. 318, e delle altre norme vigenti in materia, in modo da assicurare il rispetto dei principi e criteri direttivi di cui al citato comma 1 del presente articolo.

    3. Il decreto o i decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, del Ministro dell’interno, del Ministro della giustizia, del Ministro per le pari opportunita’ e del Ministro o Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri delegato per le politiche per la famiglia. Sugli schemi approvati dal Consiglio dei Ministri esprimono il loro parere le Commissioni parlamentari competenti entro due mesi dalla loro trasmissione alle Camere. Decorso tale termine, i decreti legislativi sono emanati anche in mancanza dei pareri. Qualora il termine per l’espressione dei pareri parlamentari, di cui al presente comma, scada nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine previsto dal comma 1 o successivamente, quest’ultimo termine e’ prorogato di sei mesi.

    4. Entro un anno dalla data di entrata in vigore di ciascun decreto legislativo adottato ai sensi del comma 1, il Governo puo’ adottare decreti integrativi o correttivi, nel rispetto dei principi e criteri direttivi di cui al citato comma 1 e delle disposizioni del comma 2 e con la procedura prevista dal comma 3.

    Art. 3

    Modifica dell’articolo 38 delle disposizioni per l’attuazione del codice civile e disposizioni a garanzia dei diritti dei figli agli alimenti e al mantenimento

    1. L’articolo 38 delle disposizioni per l’attuazione del codice civile e disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 30 marzo 1942, n. 318, e’ sostituito dal seguente: «Art. 38. – Sono di competenza del tribunale per i minorenni i provvedimenti contemplati dagli articoli 84, 90, 330, 332, 333, 334, 335 e 371, ultimo comma, del codice civile. Per i procedimenti di cui all’articolo 333 resta esclusa la competenza del tribunale per i minorenni nell’ipotesi in cui sia in corso, tra le stesse parti, giudizio di separazione o divorzio o giudizio ai sensi dell’articolo 316 del codice civile; in tale ipotesi per tutta la durata del processo la competenza, anche per i provvedimenti contemplati dalle disposizioni richiamate nel primo periodo, spetta al giudice ordinario. Sono emessi dal tribunale ordinario i provvedimenti relativi ai minori per i quali non e’ espressamente stabilita la competenza di una diversa autorita’ giudiziaria. Nei procedimenti in materia di affidamento e di mantenimento dei minori si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 737 e seguenti del codice di procedura civile. Fermo restando quanto previsto per le azioni di stato, il tribunale competente provvede in ogni caso in camera di consiglio, sentito il pubblico ministero, e i provvedimenti emessi sono immediatamente esecutivi, salvo che il giudice disponga diversamente. Quando il provvedimento e’ emesso dal tribunale per i minorenni, il reclamo si propone davanti alla sezione di corte di appello per i minorenni».

    2. Il giudice, a garanzia dei provvedimenti patrimoniali in materia di alimenti e mantenimento della prole, puo’ imporre al genitore obbligato di prestare idonea garanzia personale o reale, se esiste il pericolo che possa sottrarsi all’adempimento degli obblighi suddetti. Per assicurare che siano conservate o soddisfatte le ragioni del creditore in ordine all’adempimento degli obblighi di cui al periodo precedente, il giudice puo’ disporre il sequestro dei beni dell’obbligato secondo quanto previsto dall’articolo 8, settimo comma, della legge 1º dicembre 1970, n. 898. Il giudice puo’ ordinare ai terzi, tenuti a corrispondere anche periodicamente somme di denaro all’obbligato, di versare le somme dovute direttamente agli aventi diritto, secondo quanto previsto dall’articolo 8, secondo comma e seguenti, della legge 1º dicembre 1970, n. 898. I provvedimenti definitivi costituiscono titolo per l’iscrizione dell’ipoteca giudiziale ai sensi dell’articolo 2818 del codice civile.

    Art. 4

    Disposizioni transitorie

    1. Le disposizioni di cui all’articolo 3 si applicano ai giudizi instaurati a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge.

    2. Ai processi relativi all’affidamento e al mantenimento dei figli di genitori non coniugati pendenti davanti al tribunale per i minorenni alla data di entrata in vigore della presente legge si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 737 e seguenti del codice di procedura civile e il comma 2 dell’articolo 3 della presente legge.

    Art. 5

    Modifiche alle norme regolamentari in materia di stato civile

    1. Con regolamento emanato, su proposta delle amministrazioni di cui al comma 3 dell’articolo 2 della presente legge, ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del decreto o dei decreti legislativi di cui al citato articolo 2 della presente legge, sono apportate le necessarie e conseguenti modifiche alla disciplina dettata in materia di ordinamento dello stato civile dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396.

    2. L’articolo 35 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396, e’ sostituito dal seguente: «Art. 35 (Nome). – 1. Il nome imposto al bambino deve corrispondere al sesso e puo’ essere costituito da un solo nome o da piu’ nomi, anche separati, non superiori a tre. 2. Nel caso siano imposti due o piu’ nomi separati da virgola, negli estratti e nei certificati rilasciati dall’ufficiale dello stato civile e dall’ufficiale di anagrafe deve essere riportato solo il primo dei nomi».

    Art. 6

    Clausola di invarianza finanziaria

    1. Dall’attuazione delle disposizioni di cui alla presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

    La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara’ inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

    Data a Roma, addi’ 10 dicembre 2012.

    NAPOLITANO

    Monti, Presidente del Consiglio dei Ministri

    Visto, il Guardasigilli: Severino

    LAVORI PREPARATORI

    Camera dei deputati (atto n. 2519): Presentato dall’On. Alessandra Mussolini ed altri il 17 giugno 2009. Assegnato alla II commissione (Giustizia), in sede referente, il 15 luglio 2009 con parere della commissione I. Esaminato dalla II commissione (Giustizia), in sede referente, il 28 gennaio 2010; il 4, 9, 11, 16 e 23 febbraio 2010; il 10 giugno 2010; il 2 e 8 febbraio 2011; il 3 e 8 marzo 2011; il 18 maggio 2011; il 15, 21, 22 e 23 giugno 2011. Esaminato in Aula il 28 e 29 giugno 2011 e approvato, il 30 giugno 2011, in un testo unificato con gli atti n. 3184 (On. Rosy Bindi ed altri), n. 3247 (On. Federico Palomba e On. Antonio Borghesi), n. 3516 (On. Cinzia Capano e On. Donatella Ferranti), n. 3915 Governo (On. Silvio Berlusconi), n. 4007 (On. Paola Binetti ed altri), n. 4054 (On. Siegfried Brugger e On. Karl Zeller).

    Senato della Repubblica (atto n. 2805): Assegnato alla 2ª commissione (Giustizia), in sede referente, il 5 luglio 2011 con pareri delle commissioni 1ª e 5ª. Esaminato dalla 2ª commissione, in sede referente, il 13, 14 e 21 marzo 2012; il 3 e 16 maggio 2012. Esaminato in aula l’8 e 15 maggio 2012 e approvato, con modificazioni, il 16 maggio 2012.

    Camera dei deputati (atti nn. 2519-3184-3247-3516-3915-4007-4054-B): Assegnato alla II commissione (Giustizia), in sede referente, il 23 maggio 2012 con pareri delle commissioni I, V e XII. Esaminato dalla II commissione, in sede referente, il 20 giugno 2012; l’11 e 25 luglio 2012; il 3 e 10 ottobre 2012; il 22 novembre 2012. Esaminato in Aula il 26 novembre 2012 e approvato il 27 novembre 2012.

  2. La residenza abituale del minore, intesa come luogo in cui questi ha stabilito la sede prevalente dei suoi interessi e affetti, costituisce, dunque, anche per espresso richiamo normativo, uno degli «affari essenziali» (arg., ex art. 145, comma II, cod. civ.) per la vita del fanciullo. Il luogo di residenza abituale dei minori, pertanto, deve essere stabilito dai genitori «di comune accordo» (art. 316, comma I cod. civ.).

CONVIVENZA FATTO FIGLI TRASFERIMENTO ALTRA REGIONE

  1. Trattandosi di una delle questioni di maggiore importanza per la vita del minore, anche in caso di disgregazione del nucleo familiare la scelta della residenza abituale deve essere assunta «di comune accordo» da padre e madre (art. 337-bis, comma III, cod. civ.) e ciò pure là dove sia stato fissato un regime di affidamento monogenitoriale (art. 337- quater, comma III, cod. civ.). In caso di disaccordo, è dato ricorso al giudice: non è, cioè, ammissibile una decisione unilaterale del singolo genitore, salvo il caso eccezionale dell’affidamento monogenitoriale con concentrazione delle competenze genitoriali (cd. affido esclusivo rafforzato: art. 337-quater, comma III, c.c.: v., Trib. Milano, sez. IX civ., ordinanza 20 marzo 2014).CONVIVENZA FATTO FIGLI TRASFERIMENTO ALTRA REGIONE
  1. La normativa sopra richiamata si inserisce, come detto, nell’ambito della novella legislativa di cui alla legge n. 219/2012, il cui fondamentale principio ispiratore è quello della prevalenza dell’interesse del figlio, specie se minore, su ogni altro interesse giuridicamente rilevante che vi si ponga in contrasto; pertanto le disposizioni in esame devono essere interpretate ed applicate in conformità al principio sopra evidenziato.
  1. Conseguentemente, sebbene la scelta della residenza da parte del genitore collocatario costituisca l’esercizio di un diritto di libertà garantito dall’art. 16 della Costituzione, deve rilevarsi che rispetto a tale diritto l’altro genitore può opporre ragioni direttamente collegate all’interesse della prole, come nel caso di un evidente ostacolo all’esercizio del proprio diritto di visita, ed il Giudice dovrà valutare, nella persistenza del disaccordo fra i genitori, se il trasferimento di residenza dei minori si ponga o meno in contrasto con l’interesse degli stessi ad un equilibrato ed armonico sviluppo della personalità, che si sostanzia anche nel diritto a conservare un rapporto significativo e continuativo con l’altro genitore, che potrebbe essere compromesso dal trasferimento della prole in un luogo distante dalla residenza del genitore non collocatario o, comunque, non facilmente raggiungibile.CONVIVENZA FATTO FIGLI TRASFERIMENTO ALTRA REGIONE
  1. Invero, il diritto di un genitore di spostare la propria residenza insieme al figlio, pur trattandosi di diritto di rilievo costituzionale, deve essere bilanciato con il diritto del minore (di pari rango costituzionale) ad una sana crescita e ad uno sviluppo armonico della personalità, nonché a mantenere, pur in caso di disgregazione della famiglia, equilibrati ed adeguati contatti e rapporti con entrambi i genitori.
  2. Con la conseguenza che il diritto del genitore di trasferire la propria residenza insieme al figlio può trovare tutela giudiziale solo ove il trasferimento suddetto garantisca il soddisfacimento del diritto del minore come sopra evidenziato.

BULLISMO-M

SENTENZA CONVIVENZA FATTO FIGLI TRASFERIMENTO ALTRA REGIONE

Tribunale di Torino Sezione VII Civile Decreto 8 ottobre 2014 (Pres. Cesare Castellani, rel. Lorenzo Audisio) MOTIVI DELLA DECISIONE Con ricorso depositato il 30.7.2014 la sig.ra X esponeva di avere convissuto fino all’ottobre 2012 con il sig. Y e che da tale unione erano nati i figli … (in data …2006) e … (in data ..2008).

La ricorrente rilevava, inoltre, che dal momento in cui il compagno si era allontanato dalla casa coniugale ella non aveva reperito che lavori stagionali e il sig. Y aveva contribuito solo in modo occasionale alle necessità dei minori, che neppure frequentava regolarmente.

In tale situazione di precarietà economica, la ricorrente esponeva di aver ottenuto una seria proposta lavorativa presso una pizzeria in Sardegna, nella propria terra di origine e domandava, conseguentemente, di essere autorizzata a trasferire la propria residenza in … presso i propri genitori, con previsione dell’affidamento condiviso dei minori e collocazione prevalente degli stessi presso la madre;

chiedeva, inoltre, che fosse stabilito un preciso calendario di visite padre/figli e che il sig. Y fosse dichiarato tenuto a contribuire al mantenimento dei figli minori mediante il versamento di un contributo di 500,00 mensili, rivalutabile annualmente secondo gli indici ISTAT, oltre al pagamento del 50% delle spese mediche non coperte dal SSN, scolastiche, ricreative e sportive dei figli.

Si costituiva in giudizio il convenuto, opponendosi al trasferimento dei figli minori in Sardegna e rilevando che il detto trasferimento avrebbe costituito serio nocumento per i minori, che avrebbero perso la loro rete di amici e di conoscenze.

Il convenuto concludeva chiedendo, in via istruttoria, lo svolgimento di indagine sociale al fine di valutare quale potesse essere l’ambiente più idoneo per la crescita dei minori, dichiarandosi concorde nel prevedere l’affidamento condiviso dei minori ad entrambi i genitori con collocazione prevalente presso la madre e determinazione di un contributo di mantenimento a proprio carico ed in favore dei minori di € 300,00 mensili, oltre il 50% delle spese extra.

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All’udienza in data 25.9.2014 comparivano entrambi i genitori ed il convenuto formulava una proposta conciliativa, prevedente il mantenimento della residenza dei minori in … (TO) e un contributo di mantenimento per gli stessi a carico del padre di € 500,00 mensili, oltre il 100% delle spese extra. Veniva, quindi, disposto un rinvio onde consentire alla ricorrente di valutare la proposta conciliativa. La proposta suddetta non veniva accettata dalla ricorrente e, pertanto, all’udienza in data 8.10.2014 il Giudice Relatore interrogava liberamente le parti e, all’esito, i procuratori delle stesse insistevano nelle conclusioni già formulate in atti.

Il Giudice Relatore si riservava di riferire al Collegio. * * * * Il Collegio, ritenuta la propria competenza ai sensi dell’art. 38 disp. att. c.c. come modificato dall’art. 3 della Legge n. 219/2012, osserva quanto segue. La questione portata dalla ricorrente all’attenzione del Tribunale è, principalmente, quella inerente la richiesta della sig.ra X – la cui convivenza con il convenuto è cessata da circa due anni – di trasferirsi, insieme ai figli minori …. da …(TO) presso il Comune di …, provincia … in Sardegna. La richiesta di trasferimento della residenza è fondata dalla ricorrente sulla circostanza che ella avrebbe reperito un posto di lavoro come cameriera presso una pizzeria in Serramanna, con orario inizialmente indicato dalle 17,00 alle 24,00 e da ultimo fissato dalle 10,00 alle 16,00 e retribuzione di poco meno di € 1.000,00 mensili. Al contrario, in .. (TO) ella non avrebbe reperito stabile occupazione lavorativa, trovando solo impieghi stagionali, che non le consentivano di godere di redditi stabili. Il sig. Y si è opposto alla richiesta di trasferimento dei minori, rilevando come in caso di accoglimento della domanda della ricorrente, i figli sarebbero sradicati dall’ambiente sociale e scolastico frequentato, con notevoli difficoltà a mantenere un adeguato rapporto con il padre, senza contare che in Sardegna vi sarebbero solo gli anziani genitori della sig.ra X a darle una mano con i figli, mentre a .. (TO) vi sono i nonni paterni, nonché la sorella della ricorrente, che è madre di due bambini di età prossima a quella dei figli delle parti e con i quali questi ultimi hanno un ottimo rapporto. Ciò posto ed al fine di inquadrare giuridicamente la problematica posta dalla fattispecie concreta, occorre rilevare che nell’ambito della recente riforma del diritto di famiglia e, più in particolare, della disciplina della filiazione, introdotta dalla legge n. 219/2012 e dal successivo decreto legislativo n. 154/2013, è stato esplicitamente previsto con riferimento alla questione circa la scelta della residenza abituale dei minori ed in linea con il dizionario europeo (che include nella nozione di “affidamento” la scelta condivisa circa il luogo di residenza abituale del minore) che la residenza abituale del fanciullo è scelta dai genitori di “comune accordo” (artt. 316 c.c. e 337 ter comma terzo c.c.) e in caso di disaccordo la scelta è rimessa al Giudice.

CONVIVENZA FATTO FIGLI TRASFERIMENTO ALTRA REGIONE

La residenza abituale del minore, intesa come luogo in cui questi ha stabilito la sede prevalente dei suoi interessi e affetti, costituisce, dunque, anche per espresso richiamo normativo, uno degli «affari essenziali» (arg., ex art. 145, comma II, cod. civ.) per la vita del fanciullo. Il luogo di residenza abituale dei minori, pertanto, deve essere stabilito dai genitori «di comune accordo» (art. 316, comma I cod. civ.).CONVIENZA FATTO FIGLI TRASFERIMENTO ALTRA REGIONECONVIVENZA FATTO FIGLI TRASFERIMENTO ALTRA REGIONE

Trattandosi di una delle questioni di maggiore importanza per la vita del minore, anche in caso di disgregazione del nucleo familiare la scelta della residenza abituale deve essere assunta «di comune accordo» da padre e madre (art. 337-bis, comma III, cod. civ.) e ciò pure là dove sia stato fissato un regime di affidamento monogenitoriale (art. 337- quater, comma III, cod. civ.). In caso di disaccordo, è dato ricorso al giudice: non è, cioè, ammissibile una decisione unilaterale del singolo genitore, salvo il caso eccezionale dell’affidamento monogenitoriale con concentrazione delle competenze genitoriali (cd. affido esclusivo rafforzato: art. 337-quater, comma III, c.c.: v., Trib. Milano, sez. IX civ., ordinanza 20 marzo 2014).CONVIVENZA FATTO FIGLI TRASFERIMENTO ALTRA REGIONECONVIVENZA FATTO FIGLI TRASFERIMENTO ALTRA REGIONE

La normativa sopra richiamata si inserisce, come detto, nell’ambito della novella legislativa di cui alla legge n. 219/2012, il cui fondamentale principio ispiratore è quello della prevalenza dell’interesse del figlio, specie se minore, su ogni altro interesse giuridicamente rilevante che vi si ponga in contrasto; pertanto le disposizioni in esame devono essere interpretate ed applicate in conformità al principio sopra evidenziato. Conseguentemente, sebbene la scelta della residenza da parte del genitore collocatario costituisca l’esercizio di un diritto di libertà garantito dall’art. 16 della Costituzione, deve rilevarsi che rispetto a tale diritto l’altro genitore può opporre ragioni direttamente collegate all’interesse della prole, come nel caso di un evidente ostacolo all’esercizio del proprio diritto di visita, ed il Giudice dovrà valutare, nella persistenza del disaccordo fra i genitori, se il trasferimento di residenza dei minori si ponga o meno in contrasto con l’interesse degli stessi ad un equilibrato ed armonico sviluppo della personalità, che si sostanzia anche nel diritto a conservare un rapporto significativo e continuativo con l’altro genitore, che potrebbe essere compromesso dal trasferimento della prole in un luogo distante dalla residenza del genitore non collocatario o, comunque, non facilmente raggiungibile. Invero, il diritto di un genitore di spostare la propria residenza insieme al figlio, pur trattandosi di diritto di rilievo costituzionale, deve essere bilanciato con il diritto del minore (di pari rango costituzionale) ad una sana crescita e ad uno sviluppo armonico della personalità, nonché a mantenere, pur in caso di disgregazione della famiglia, equilibrati ed adeguati contatti e rapporti con entrambi i genitori. Con la conseguenza che il diritto del genitore di trasferire la propria residenza insieme al figlio può trovare tutela giudiziale solo ove il trasferimento suddetto garantisca il soddisfacimento del diritto del minore come sopra evidenziato. Ebbene, fatte tali premesse circa i criteri che devono guidare il Tribunale nella decisione circa la determinazione della residenza del minore, occorre osservare come, nella specie, sia emerso in giudizio che l’unico motivo fondante la richiesta della ricorrente di trasferirsi con i figli in Sardegna sia connesso al reperimento di un impiego lavorativo dotato di maggiore stabilità rispetto a quelli ottenuti, negli anni, nella zona di … (TO). Peraltro, la proposta di lavoro suddetta appare assai genericamente formulata, per come risulta dal documento prodotto dalla ricorrente, in cui si dà unicamente atto da parte del titolare …. “…” di … di avere intenzione di assumere la sig.ra X come cameriera, senza la specificazione del corretto inquadramento contrattuale, senza l’indicazione che l’assunzione sarebbe a tempo indeterminato, senza la specificazione dell’importo della retribuzione offerta e, infine, con un orario di lavoro che sarebbe mutato nel corso del tempo passando da un orario serale …come indicato nel documento 7 della ricorrente ad un orario mattutino/pomeridiano (.. per come riferito dalla ricorrente all’udienza di comparizione personale delle parti. Inoltre, va sottolineato che tale proposta lavorativa non appare di natura consistentemente migliore, anche dal punto di vista retributivo, rispetto ai vari impieghi reperiti negli anni dalla ricorrente nella località in cui attualmente vive, avendo ella ha sempre lavorato come cameriera, barista, aiuto cuoco o commessa, sebbene con contratti a tempo determinato (percependo, inoltre, nei periodi di interruzione dal lavoro, l’indennità di disoccupazione). A fronte, poi, di tale generica proposta lavorativa, numerosi appaiono, al contrario, gli elementi pregiudizievoli rispetto agli interessi dei minori connessi al trasferimento in Sardegna, tenuto conto, sotto diverso profilo, che, da quanto concordemente riferito dalle parti all’udienza di comparizione personale, attualmente il padre incontra regolarmente i figli a fine settimana alternati e in settimana, accordandosi con l’ex convivente, ha con loro un importante legame affettivo e rappresenta per gli stessi una figura genitoriale presente e positiva. Va poi osservato che i minori vivono con la madre in un’abitazione messa gratuitamente a disposizione dai nonni paterni, con i quali risultano avere normali rapporti e contatti e frequentano altresì regolarmente i figli della sorella della ricorrente, di età simile. E’ evidente, dunque, che il trasferimento in Sardegna, in un comune sito all’interno dell’isola … creerebbe, da un lato, un consistente ostacolo alla regolare e continuativa frequentazione del padre con i minori, essendo il sig. X impegnato, soprattutto in inverno, con il lavoro di …, in particolare nei periodi di vacanza e nei fine settimana (quando i minori sono più liberi da impegni scolastici), con concrete difficoltà a poter recarsi in Sardegna a far visita regolarmente ai figli (non rispondendo, ovviamente, agli interessi dei minori, prevedere, nel corso del periodo scolastico, che gli stessi rientrino in …dalla Sardegna per i soli due giorni del fine settimana). Dall’altro lato, i minori verrebbero sradicati dal proprio mondo di affetti ed amicizie, non potendo continuare a coltivare i rapporti (attualmente quotidiani) con i nonni, i cugini e gli amici esistenti, data la notevole distanza fra la residenza attuale e la Sardegna, essendo altresì costretti ad inserirsi in nuovi contesti scolastici, con le connesse conseguenti difficoltà, in particolare, per .. che ha manifestato problemi di .. ed è attualmente seguita, per quanto riferito dai genitori, presso il Servizio di Psicologia di .., necessitando altresì di un insegnante di sostegno a scuola. Il trasferimento in Sardegna determinerebbe, come è ovvio, il venir meno dell’incarico al Servizio psicologico, e, pertanto, il rapporto, già avviato, con le figure di riferimento per la minore presso tale Servizio, con la necessità di avviare un nuovo percorso con diversi specialisti e con la concreta possibilità di una, quanto meno, temporanea regressione dei risultati raggiunti per il superamento delle difficoltà della bambina. D’altronde la stessa ricorrente non ha allegato che l’ambiente di vita ove stanno crescendo i minori sia pregiudizievole per gli stessi, né ha affermato che in .. i figli godrebbero di risorse affettive e di un contesto sociale maggiormente arricchenti per i figli. In tale complessiva situazione, valutati gli elementi addotti dalla ricorrente a sostegno della propria richiesta, nonché le obiezioni evidenziate dal convenuto, ritiene, dunque, il Collegio che sia maggiormente rispondente all’interesse dei minori rimanere nel contesto sociale ed abitativo in cui sono fino ad ora cresciuti, potendo, in questo modo, mantenere equilibrati e continuativi rapporti con entrambi i genitori e coltivare le relazioni con i parenti e la rete amicale già in essere, e potendo, inoltre, la figlia .. continuare ad essere seguita, per i problemi di …, presso il Servizio di Psicologia che già conosce la sua situazione. In definitiva, pertanto, non può che essere rigettata la richiesta della ricorrente di autorizzazione al trasferimento di residenza con i figli minori in Sardegna. Così decisa tale preliminare questione, occorre ora esaminare le domande inerenti l’affidamento dei minori, la collocazione degli stessi, la frequentazione con il genitore non collocatario ed il mantenimento. In merito, deve preliminarmente osservarsi che, in tema di affidamento di figli nati fuori dal matrimonio, la legge 54/06, dichiarando applicabili ai relativi procedimenti le regole da essa introdotte in materia di separazione personale e divorzio, ha espresso, per tale aspetto, un’evidente equiparazione della posizione dei figli dei genitori non coniugati a quelli dei figli nati dal matrimonio, senza che alcun rilievo assuma la forma del rito camerale previsto (Cass. 30.10.2009 n. 23032), assimilazione del resto confermata dalla attribuzione dei procedimenti in questione, ex legge 219/12, al Tribunale Ordinario. Ne deriva che l’impianto normativo di cui alla citata legge 54/06 sull’esercizio della potestà – oggi responsabilità, a seguito dell’entrata in vigore del D. L.vo 154/13 – e sull’affidamento condiviso, in caso di crisi della coppia genitoriale, ha riplasmato gli artt. 155 e ss. c.c., onde le misure applicabili – sia sotto i citati profili quanto sotto il profilo economico – risultano essere state in tal senso modificate ed oggi ulteriormente aggiornate, quanto alla soluzione dei confitti sull’esercizio della responsabilità genitoriale, a seguito del D. L.vo 154/13, con la previsione normativa di cui agli artt. 316 e 337 bis e segg. c.c. Va altresì premesso che la normativa di cui alla legge 54/2006 prevede l’affidamento dei figli minori ad entrambi i genitori quale regola generale, derogabile solo laddove tale affidamento sia contrario agli interessi dei minori e ciò in considerazione del primario interesse dei figli a continuare ad avere stabili rapporti sia con il padre che con la madre, i quali devono entrambi farsi carico delle responsabilità inerenti alla prole e all’educazione di essa. Ciò posto e con riferimento alla specifica vicenda in esame si osserva che l’affidamento dei figli minori va disposto con modalità condivisa e con collocamento prevalente dei minori presso la madre nel luogo di attuale residenza, essendo questa la soluzione che le parti hanno già spontaneamente attuato dalla fine della convivenza circa due anni or sono e rappresentando la sig.ra X il riferimento genitoriale principale per i figli. Avuto riguardo a quanto sopra stabilito, deve disporsi che i minori mantengano la residenza anagrafica e la dimora abituale presso la madre nel luogo di attuale residenza. Per quanto concerne la frequentazione padre-minori, va disposto che il sig. Y possa incontrare e tenere con sé i figli secondo accordi tra i genitori, da stabilirsi in ragione delle loro esigenze di lavoro e comunque tenendo prioritariamente conto degli interessi dei minori, individuando il Tribunale come adeguate, per il caso di mancato accordo tra le parti, le modalità e i tempi specificati in dispositivo e sostanzialmente ricalcanti i criteri già attualmente applicati dai genitori. Passando agli aspetti economici, ciascun genitore deve provvedere alle esigenze dei figli quando li tiene con sé e, in considerazione dei redditi delle parti e della loro situazione patrimoniale (quali risultano dalle dichiarazioni e dalla documentazione agli atti: la sig.ra X vive con i figli in casa messale gratuitamente a disposizione dai genitori dell’ex convivente e lavora, non in modo continuativo, in qualità di cameriera con contratti a tempo determinato e retribuzione contenuta, il sig. Y gestisce …, presso il quale dimora e risulta percepire all’incirca € 28.000/30.000,00 netti annui, per quanto dal medesimo dichiarato all’udienza in data 8.10.2014), tenuto altresì conto dei periodi di permanenza dei minori presso ciascun genitore e degli oneri dai quali ciascuno di essi è gravato, deve essere posto a carico del convenuto un assegno mensile, annualmente rivalutabile in base agli indici ISTAT, per contribuire al mantenimento che pare equo quantificare in € 500,00, oltre al pagamento del 100% delle spese mediche non coperte dal S.S.N., scolastiche, sportive e ricreative delle figlie, spese necessarie o concordate e, in ogni caso successivamente documentate. Le spese di lite vengono compensate, tenuto conto del sostanziale accordo delle parti sulle modalità di affidamento dei figli minori e sul calendario di visite padre/figli e considerato che la decisione sulla residenza dei minori è stata adottata nell’esclusivo e preminente interesse degli stessi. P.Q.M. Il Tribunale, definitivamente provvedendo, nel contraddittorio fra le parti, Visti gli artt. 38 disp. att. c.c., come modificato dall’art. 3 della legge n. 219/12, 337 bis e segg. c.c., 737 segg. c.p.c. AFFIDA i figli minori …. congiuntamente ad entrambi i genitori, con residenza anagrafica e collocazione prevalente presso la madre. RIGETTA la richiesta della sig.ra X di autorizzazione al trasferimento della residenza dei figli minori in Sardegna (presso il comune di …). DISPONE che, salvo diversi e più ampi accordi tra i genitori e nel rispetto degli impegni scolastici ed extrascolastici dei minori, il padre possa incontrare e tenere con sé i figli con le seguenti modalità: – durante i fine settimana alternati, dall’uscita da scuola del venerdì sino al lunedì mattina quando li accompagnerà a scuola; – due pomeriggi infrasettimanali, uno dei quali comprensivo del pernottamento, con riaccompagnamento a scuola il mattino seguente; – metà delle vacanze scolastiche natalizie e precisamente, ad anni alterni, dal 24 dicembre al 30 dicembre o dal 31 dicembre al 6 gennaio; – tre giorni durante le vacanze pasquali, il giorno di Pasqua ad anni alterni; – ad anni alterni le ulteriori festività ed eventuali ponti, nonché il giorno del compleanno dei minori; – due settimane, anche non consecutive, durante le vacanze estive, in periodo da concordarsi tra i genitori entro il 31 maggio di ogni anno, con sospensione, durante tale periodo, del diritto di frequentazione dell’altro genitore. DISPONE che il sig. Y corrisponda alla sig.ra X, a titolo di contributo al mantenimento dei figli minori, entro il 5 di ogni mese, l’assegno di € 500,00 mensili, da rivalutarsi annualmente secondo l’indice ISTAT, oltre al 100% delle spese mediche non coperte dal S.S.N., scolastiche, sportive e ricreative necessitate o previamente concordate e successivamente documentate. COMPENSA tra le parti le spese di giudizio. MANDA alla Cancelleria per la comunicazione alle parti costituite. Così deciso in Torino nella Camera di Consiglio della VII Sezione Civile dell’8 ottobre 2014. Ai sensi dell’art. 52 comma 3 Codice Privacy si dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento vengano omesse le generalità e gli altri dati identificativi delle parti e di ogni altro terzo citato nel provvedimento. Il Giudice est. Lorenzo AUDISIO Il Presidente Cesare CASTELLANI

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