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Costituisce circostanza idonea a determinare l’addebito della separazione coniugale ex art. 151 c.c. ?

Al fine dell’addebitabilità della separazione giudiziale, ai sensi dell’art 151 cod civ nel testo introdotto dalla legge 19 maggio 1975 n 151, è rilevante anche l’adulterio di un coniuge, o comunque una sua condotta tale da ingenerare nell’altro coniuge e nei terzi il fondato sospetto del tradimento, qualora, alla stregua di ogni circostanza del caso concreto, e tenuto conto pure della sensibilita e dell’ambiente in cui vivono i coniugi, detto comportamento si traduca in causa di intollerabilita della prosecuzione della convivenza o di grave pregiudizio per la prole.

COSA DEVE FARE IL CONIUGE TRADITO?

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Pertanto, una volta che il coniuge tradito abbia dimostrato l’infedeltà dell’altro, null’altro deve fare perché tale dimostrazione è sufficiente a far presumere al giudice (in modo automatico) che tale tradimento sia stato l’effettiva causa della separazione.

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COSA PUO’ FARE IL CONIUGE CHE HA TRADITO?

All’altro coniuge però è data la possibilità di dimostrare il contrario, ossia che la crisi della coppia si era già consumata in precedenza e che, pertanto, l’infedeltà non era che la conseguenza di ciò: in tal caso, egli evita le sanzioni dell’addebito.

 la relazione dell’un coniuge con altri, qualora, considerati gli aspetti esteriori caratterizzanti la stessa nell’ambiente in cui i coniugi vivono, sia tale da dar luogo a plausibili sospetti di infedeltà. In circostanze siffatte, invero, a nulla rileva che la relazione non si sostanzi in un vero e proprio adulterio, in quanto in ogni caso tale da determinare l’offesa alla dignità ed all’onore dell’altro coniuge. Nella fattispecie concreta le risultanze istruttorie hanno consentito di accertare che il rapporto dalla ricorrente intrattenuto con terzi, del quale ella afferma la natura amichevole, è stato in realtà percepito agli estranei come un vero e proprio tradimento, come confermato dai terzi escussi, per cui deve concludersi per l’accoglimento della proposta domanda di addebito della separazione. 

la compromissione del rapporto coniugale era dipesa dall’infedelta’ del marito. In proposito va osservato che, secondo il costante orientamento di questa Corte (a partire da Cass., Sez. un., 23 aprile 1982, n. 2494), la pronuncia di addebito non puo’ fondarsi sulla sola violazione dei doveri che l’articolo 143 cod. civ. pone a carico dei coniugi, essendo invece necessario accertare se tale violazione abbia assunto efficacia causale nella determinazione della crisi coniugale. Non puo’ tuttavia sottacersi che la violazione dell’obbligo di fedelta’ coniugale, particolarmente se attuata attraverso una stabile relazione extraconiugale, rappresenta una violazione particolarmente grave di tale obbligo, che, determinando normalmente l’intollerabilita’ della prosecuzione della convivenza, deve ritenersi, di regola, causa della separazione personale dei coniugi e, quindi, circostanza sufficiente a giustificare l’addebito della separazione al coniuge che ne e’ responsabile, sempreche’ non si constati la mancanza di nesso causale tra infedelta’ e crisi coniugale mediante un accertamento rigoroso e una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, da cui risulti la preesistenza di una crisi gia’ irrimediabilmente in atto in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale (Cass., 9 giugno 2000, n. 7859; Cass., 18 settembre 2003, n. 13747; Cass., 12 aprile 2006, n. 8512; Cass., 7 dicembre 2007, n. 25618; Cass., 14 febbraio 2012, n. 2059, proprio in tema di ripartizione del relativo onere della prova).

ED ANCORA

Il provvedimento di separazione provvisoria ex art. 708 cod. proc. civ. non fa venir meno tra i coniugi l’obbligo della fedeltà, ma comporta che la violazione di tale obbligo deve essere valutata, ai fini del giudizio di addebitabilità della separazione, tenendo conto della situazione di fatto creatasi tra i coniugi con la cessazione della convivenza e delle more del giudizio di separazione, sicché assume rilevanza solo se si estrinseca con manifestazioni pubbliche intollerabili per l’altro coniuge. Conseguentemente, il giudice del merito, ai fini dell’ammissibilità di una prova diretta a dimostrare l’esistenza di una relazione adulterina dopo il provvedimento di separazione provvisoria, deve accertare se tale prova, per il modo con il quale è stata formulata e per le circostanze che l’accompagnano, sia idonea a fornire la dimostrazione non solo del fatto dedotto, ma anche della sua obbiettiva carica ingiuriosa nei confronti dell’altro coniuge, senza che possa rilevare il tempo già trascorso, né la sua simiglianza ad altra prova pregressamente articolata.