AVVOCATO ESPERTO AZIONE RESPONSABILITA’ AMMINISTRATORI SPA Società di capitali – Società a responsabilità limitata – Organi sociali – Amministrazione – Azione di responsabilità esercitata dal socio – Litisconsorzio necessario con la società – Sussistenza – Fondamento Corte di Cassazione|Sezione 1|Civile|Ordinanza|4 luglio 2018| n. 17493

 la circostanza che l’articolo 2476 c.c., riconosca a ciascun socio, senza alcun vincolo di quorum, il potere di esercitare l’azione sociale di responsabilita’ contro gli amministratori e’ la conseguenza della nuova struttura con cui il legislatore della Riforma societaria del 2003 ha disegnato la s.r.l..

Una societa’ che, pur restando di capitali, si e’ staccata dal paradigma della s.p.a., cui precedentemente era legata da espressi e numerosi rinvii normativi codicistici, per assumere una connotazione tipica, caratterizzata dalla marcata rilevanza della persona dei soci rispetto alla mera loro rappresentanza rispetto al capitale posseduto.

E certamente l’autonoma iniziativa di ciascun socio in tema di azione di responsabilita’ contro gli amministratori, slegata da alcuna connessione con la quota di capitale posseduto, testimonia l’avvicinamento del modello a quello delle societa’ di persone, e fonda anche la correlativa eliminazione di alcuni preesistenti presidi a garanzia di un controllo diffuso sulla gestione, come quello del controllo giudiziario ex articolo 2409 c.c..

Tuttavia non puo’ ritenersi che l’azione di responsabilita’ esercitata dal socio in luogo della societa’ possa legittimarlo in via esclusiva a partecipare al relativo giudizio.

 

In tema di azione individuale del socio di società a responsabilità limitata avente per oggetto l’esercizio dell’azionesociale di responsabilità, sussiste litisconsorzio necessario con la società medesima. Ed invero, la circostanza che l’art. 2476 cod. civ., riconosca a ciascun socio, senza alcun vincolo di quorum, il potere di esercitare l’azione sociale di responsabilità contro gli amministratori è la conseguenza della nuova struttura con cui il legislatore della Riforma societaria del 2003 ha disegnato la s.r.l., una società che, pur restando di capitali, si è staccata dal paradigma della s.p.a., cui precedentemente era legata da espressi e numerosi rinvii normativi codicistici, perassumere una connotazione tipica, caratterizzata dalla marcata rilevanza della persona dei soci rispetto alla mera loro rappresentanza rispetto al capitale posseduto. E certamente l’autonoma iniziativa di ciascun socio in tema di azione di responsabilità contro gli amministratori, slegata da alcuna connessione con la quota di capitale posseduto, testimonia l’avvicinamento del modello a quello delle società di persone, e fonda anche la correlativa eliminazione di alcuni preesistenti presidi a garanzia di un controllo diffuso sulla gestione, come quello del controllo giudiziario ex art. 2409 cod. civ. Tuttavia, non può ritenersi che l’azione di responsabilità esercitata dal socio in luogo della società possa legittimarlo in via esclusiva a partecipare al relativo giudizio. Invero si tratta pur sempre di un’azionesociale di responsabilità; l’eventuale condanna dell’amministratore responsabile rifluisce nel patrimonio sociale e non già in quello del singolo socio; la società (e non il socio) può rinunciare e transigere l’azione. A livello sistematico, può dunque dirsi che, fermo restando l’importanza del valore innovativo in tema di legittimazione, l’art. 2476 cod. civ., continui a pretendere che nel relativo giudizio di responsabilità la società sia presente, o perché soggetto attore, o perché comunque evocata in giudizio da parte del socio che ha preso l’iniziativa

Persona giuridica – Società – Reati societari – Illecita influenza sull’assemblea – Atto di donazione – Rilevanza ai fini della configurabilità del reato – Condizioni – Fattispecie.

Integrano il delitto di illecita influenza sull’assemblea le operazioni aventi l’effetto di creare una situazione artificiosa o fraudolenta funzionalmente strumentale al conseguimento di risultati che, costituendo violazioni di previsioni legali o statutarie, siano connotate dal crisma della illiceità e, di riflesso, si presentino come il frutto di indebite interferenze sulla regolare formazione delle delibere assembleari. Ne deriva che ai fini della illiceità di un atto di donazione, non è sufficiente limitarsi a valutare se sia prospettata una realtà giuridica diversa da quella effettiva ma è necessario – alla stregua di quanto richiesto dall’art. 2636 cod. civ. che considera rilevanti non solo gli atti simulati ma anche quelli fraudolenti, in via alternativa e non necessariamente cumulativa – verificarne anche la finalità perseguita, a prescindere dal significato strettamente economico della disposizione patrimoniale. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di appello ha affermato, in conferma della sentenza di primo grado, la responsabilità, ex art. 2636 cod. civ., nei confronti dell’amministratore ed azionista di controllo di una spa che aveva, nelle more della convocazione dell’assemblea richiesta dagli azionisti di minoranza per deliberare su un’eventuale azione di responsabilità a carico degli amministratori – disposto di buona parte delle proprie quote donandole alla moglie ed a una delle figlie, aggirando così l’esclusione dal voto dei soci amministratori e consentendo a queste ultime di votare sulla proposta azione di responsabilità).