QUANDO SI PUÒ RICHIEDERE LA RIVALUTAZIONE ISTAT dell’assegno di mantenimEnto

QUANDO SI PUÒ RICHIEDERE LA RIVALUTAZIONE ISTAT dell’assegno di mantenimEnto

QUANDO SI PUÒ RICHIEDERE LA RIVALUTAZIONE ISTAT dell’assegno di mantenimEnto

L’assegno di mantenimento spettante al coniuge e ai figli in caso di separazione o di divorzio deve essere rivalutato ogni anno secondo gli indici Istat, in assenza di altri parametri indicati dalle parti o dal giudice.

Col passare del tempo, infatti, l’inevitabile svalutazione monetaria determina una consistente perdita di potere d’acquisto dell’assegno, ed è per questo motivo che la legge prevede un adeguamento annuale automatico.

Tale aggiornamento deve essere applicato a prescindere che sia stato pattuito o meno dai coniugi in sede di accordo o dal Giudice con la sentenza di separazione o di divorzio.

SEPARAZIONI E DIVORZI?AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA MALALBERGO ALTEDO IMOLA

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Secondo il consolidato orientamento di legittimità il diritto all’assegno sorge, quando il coniuge non fruisca di redditi in grado di garantire un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio.

La funzione della rivalutazione è quella di preservare il potere d’acquisto dell’assegno di mantenimento, adeguando annualmente il suo importo al costo medio della vita, ossia al prezzo medio di quei beni rappresentativi del consumatore medio, per es. latte, pane, ecc…

E se l’assegno di mantenimento viene corrisposto senza rivalutazione?

La rivalutazione  dell’assegno di mantenimento è un diritto assoluto, infatti quando si fa  un ricorso per separazione  nelle condzioni occorre sempre  indicarela rivalutazione Istat. Quando il giudice pronuncia la separazione o il divorzio, determinando anche la misura dell’assegno di mantenimento per il coniuge e/o i figli, tale importo, per legge, deve essere sempre rivalutato annualmente in base agli indici Istat, anche se ciò non è espressamente indicato nel provvedimento del tribunale.

PRESCRIZIONE RIVALUTAZIONE ASSEGNO MANTENIMENTO

L’assegno di mantenimento e la sua rivalutazione Istat, si prescrivono in cinque anni (cfr. art. 2948 c.c.).

Quale sia la decorrenza del termine inziale è facilissimo.

Infatti, il c.d. termine prescrizionale decorre dalle singole scadenze dei contributi al mantenimento e di conseguenza dalle rispettive rivalutazioni.

RIVALUTAZIONE ASSEGNO DIVORZILE

l fondamento dell’automatica rivalutazione risiede, quanto al divorzio, nell’espressa previsione di cui all’art. 5, comma 7 della l. 898/1970 (legge sul divorzio); tuttavia, sebbene non normativamente previsto, il medesimo trattamento deve essere riservato anche agli assegni stabiliti (o pattuiti) in sede di separazione, come da costante pronunciamento della Corte di Cassazione sul punto.

Questa Corte, a Sezioni Unite, con la sentenza n. 18287/2018, ha chiarito che:

il riconoscimento dell’assegno di divorzio in favore dell’ex coniuge, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, ai sensi della L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6, richiede l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge istante, e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, applicandosi i criteri equiordinati di cui alla prima parte della norma, i quali costituiscono il parametro cui occorre attenersi per decidere sia sulla attribuzione sia sulla quantificazione dell’assegno. Il giudizio dovrà essere espresso, in particolare, alla luce di una valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune, nonché di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio ed all’età dell’avente diritto”;

“all’assegno divorzile in favore dell’ex coniuge deve attribuirsi, oltre alla natura assistenziale, anche natura perequativo-compensativa, che discende direttamente dalla declinazione del principio costituzionale di solidarietà, e conduce al riconoscimento di un contributo volto a consentire al coniuge richiedente non il conseguimento dell’autosufficienza economica sulla base di un parametro astratto, bensì il raggiungimento in concreto di un livello reddituale adeguato al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare, in particolare tenendo conto delle aspettative professionali sacrificate”;

3) “la funzione equilibratrice del reddito degli ex coniugi, anch’essa assegnata dal legislatore all’assegno divorzile, non è finalizzata alla ricostituzione del tenore di vita endoconiugale, ma al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall’ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale degli ex coniugi”.

Invero, come già chiarito da questa Corte (Cass.n. 9719/2010; Cass. 13954/2018), sia pure in tema di separazione fra i coniugi, “la valutazione in ordine alle capacità economiche del coniuge obbligato ai fini del riconoscimento e della determinazione dell’assegno di mantenimento a favore dell’altro coniuge non può che essere operata sul reddito netto e non già su quello lordo, poiché in costanza di matrimonio, la famiglia fa affidamento sul reddito netto ed ad esso rapporta ogni possibilità di spesa”.