MODIFICA CONDIZIONI DIVORZIO:CAMBIO REGIONE DELLA MADRE COLLOCATARIA :TRIBUNALE BOLOGNA

Si vede  una giusta decisione del Tribunale di Bologna che nella decisione tiene come previsto dalla legge  in primo piano conto delle necessita’ del minore

MODIFICA CONDIZIONI DIVORZIO:CAMBIO REGIONE DELLA MADRE COLLOCATARIA :TRIBUNALE BOLOGNA

MODIFICA CONDIZIONI DIVORZIO:CAMBIO REGIONE DELLA MADRE COLLOCATARIA :TRIBUNALE BOLOGNA

I FATTI:

Con ricorso depositato il 19.2.2019 X, coniuge divorziata da Y per sentenza n. 125/2018 del Tribunale di Bologna resa sulle conclusioni congiunte formulate dalle parti, ha chiesto la modifica delle condizioni di divorzio per ciò che concerne specificamente il collocamento del figlio minore della coppia, D. (cl. 2013). In particolare, la parte ricorrente ha dato atto di aver perso il lavoro, suo malgrado, nel settembre 2017 e di aver reperito una allettante offerta di impiego da parte di una società di Prato per un contratto a tempo indeterminato con retribuzione mensile lorda di € 1.217,93 per 14 mensilità; di avere intenzione, per questo, di trasferire la propria residenza in Toscana, e precisamente a Firenze, presso l’abitazione del proprio compagno, tale B. , portando con sé il minore D., in quanto genitore collocatario in base agli accordi assunti tra le parti in sede di divorzio. La ricorrente ha sostenuto che il diritto di visita paterno, stante l’agevole raggiungimento della città di Firenze anche con mezzi di trasporto ad alta velocità, non sarebbe in alcun modo compromesso, rimarcando che, ove le fosse data la possibilità di trasferirsi entro l’estate, il minore inizierebbe il suo percorso scolastico elementare a Firenze. 

LA COSTITUZIONE DEL CONIUGE NON AFFIDATARIO CHE SI OPPONE AL TRASFERIMENTO

Si è costituito in giudizio Y, il quale ha espresso il proprio formale dissenso al trasferimento del figlio nella città di Firenze, e ciò per plurime ragioni: non solo perché significherebbe sradicare il bambino dal contesto nel quale è sempre vissuto, intessendo relazioni significative con i nonni e con i coetanei, ma anche perché questo trasferimento inciderebbe negativamente sulla quantità e sulla qualità del rapporto padre/figlio, riducendolo sostanzialmente ai fine settimana e con aggravio di viaggio. Inoltre, il resistente ha sostenuto che la prospettiva lavorativa adombrata in ricorso dalla X sarebbe del tutto astratta, nascondendo, in realtà, la reale intenzione della stessa di andare a convivere con il nuovo compagno. Il Y, peraltro, nulla opponendo alla realizzazione delle aspirazioni lavorative o affettive della X, si è dichiarato disponibile, nel caso, ad avere il collocamento prevalente del minore presso di sé nella propria abitazione di Crevalcore (BO), con conseguente regolamentazione, anche ampia, delle visite materne; in via riconvenzionale ha, comunque, chiesto che, ferme le condizioni di divorzio attuali, l’orario del riconsegna del minore alla madre sia posticipato dalle ore 19 (indicato nella sentenza di divorzio) alle ore 20.30, dopo la cena. 

Del procedimento è stato notiziato il Pubblico Ministero, il quale è intervenuto con atto in data 20.3.2019.

All’udienza del 7.5.2019 le parti, personalmente presenti, hanno ribadito le posizioni assunte in atti; la causa è stata, quindi, rimessa al Collegio per la decisione. 

 

LA DECISIONE DEL TRIBUNALE  OVE VIENE SOTTOLINEATO CHE IL FIGLIO MINORE VERREBBE SRADICATO DAL CONTESTO NEL QUALE E’ SEMPRE VISSUTO:

Ciò posto, si osserva che nel caso di specie la ragione per la quale la X ha inteso chiedere al Tribunale l’autorizzazione al proprio trasferimento di residenza da San Giovanni in Persiceto (ove è attualmente) a Firenze unitamente al figlio minore D. è correlata al rinvenimento di asserite opportunità lavorative, costituite, nello specifico, da una “promessa di assunzione” proveniente dalla società Clinica dell’Udito s.r.l.s. di Prato, in base alla quale alla X è stato prospettato un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per 30 ore settimanali ripartite in 5 giorni, con una retribuzione lorda di “circa 1.217,93 corrisposta su 14 mensilità” (cfr. doc. n. 3 fasc. Avv. Grandi). 

La “promessa di assunzione” in oggetto, che reca in calce la firma (illeggibile) di un soggetto di cui non è indicata né la qualifica né gli effettivi poteri all’interno della società Clinica dell’*** s.r.l.s., prevede, invero, un termine di decadenza della promessa stessa al 31.1.2019, termine che già scaduto prima ancora del deposito del ricorso da parte della X senza che vi sia stata alcuna (tempestiva) formalizzazione del rapporto lavorativo “promesso”, che, in ogni caso, sarebbe soggetto alle incertezze del periodo di prova della durata di 60 giorni. 

A parte, comunque, ogni pur ragionevole dubbio in merito alla serietà dell’opportunità lavorativa allegata in atti dalla ricorrente (che, anche nel preannunciare di volersi stabilire a Firenze e non già a Prato, dove sarebbe la sede di lavoro, lascia trasparire quello che, verosimilmente, è il suo principale intendimento, ovvero ricongiungersi con il compagno con il quale ha ormai una stabile relazione sentimentale), ciò che osta all’accoglimento della domanda formulata in questa sede dalla X è proprio la ricaduta negativa che il trasferimento prospettato avrebbe sul minore D.. 

Il bambino, infatti, seguendo la madre in Toscana verrebbe sradicato dal contesto sociale ed abitativo in cui fino ad oggi è cresciuto, perdendo di fatto le abitudini instaurate negli anni nella relazione con i nonni e con i propri coetanei, oltre che con il padre, che, nel caso di trasferimento del figlio, considerati gli impegni lavorativi e le responsabilità correlate alla recente nascita di una bambina di pochi mesi avuta dalla nuova compagna, non avrebbe più la possibilità di vedere e stare con D. anche per due pomeriggi a settimana, come attualmente previsto dalla sentenza di divorzio. 

Non vi è, invero, alcuna valida ragione, nella prospettiva del minore, per andare a modificare radicalmente una situazione di fatto sulla quale, peraltro, entrambi i genitori del minore hanno concordato appena poco più di un anno fa (in sede di divorzio consensualizzato). 

Ciò, a maggior ragione, ove si consideri che il Y, nulla opponendo a che la X si senta libera di effettuare le proprie (legittime) scelte personali, affettive e lavorative, ha manifestato piena disponibilità a tenere con sé il minore nella propria residenza di Crevalcore, divenendone collocatario (soluzione che, peraltro, consentirebbe a D. anche di instaurare un rapporto affettivo diretto ed immediato con la sorellina appena nata). 

Il Tribunale, come sopra composto:

1) rigetta la domanda formulata in ricorso da X , e, per l’effetto, nega alla ricorrente l’autorizzazione al trasferimento a Firenze unitamente al minore, D. ;

2) accoglie la domanda riconvenzionale di Y e, per l’effetto, in parziale modifica della sentenza n. 125/2018 del Tribunale di Bologna, posticipa alle ore 20.30, dopo la cena, il riaccompagnamento del figlio minore della coppia presso la madre dopo le visite paterne. Fermo il resto per quanto di ragione;

3) condanna X a rifondere a Y le spese di lite, che liquida in complessive € 1.383,50 per compensi, oltre spese generali al 15%, tributi e contributi come per legge.

Così deciso in Bologna nella camera di consiglio della Sezione Prima Civile in data 07/05/2019.

IL GIUDICE ESTENSORE

dott.ssa Sonia Porreca