TESTAMENTO COME DISCONOSCERLO !?

TESTAMENTO

AVVOCATO ESPERTO TESTAMENTI EREDITA’

  • Con 12307/15 il Supremo Consesso ha statuito che la parte che intende contestare l’autenticità del testamento olografo, non deve né disconoscerlo, né tantomeno proporre querela di falso, bensì, “deve  proporre domanda di accertamento negativo della provenienza della scrittura, e su di essa grava l’onere della relativa prova” (regime probatorio meno rigido rispetto all’eccezione di falso).
  • Secondo la cass 2015  per contestar eil testamento occorre una autonoma domanda volta ad accertare quale accertamento negativo la provenineza del testamento .
  • Quindi non è sufficiente il semplice disconoscimento ma occorre un quid pluris cioè una domanda atta ad accertare negativamente la provenianz adello stesso testamento
  • Con ciò, la Corte da un lato aveva respinto le due posizioni “tradizionali”, rappresentate dall’affermazione della sufficienza della mera dichiarazione di non conoscere lo) e, all’opposto, dalla necessità di proposizione della querela di falso (Cass., 24 maggio 2012, n. 8272), quest’ultima criticata, sulla base del principio della ragionevole durata del processo, per l’incongruo effetto di affidare “la soluzione della controversia” ai “rivoli di un defatigante procedimento incidentale”.
  • La cassazione si pone in contrasto ocn un orientamento  (Cass., 12 aprile 2005, n. 7475; Cass., 16 ottobre 1975, n. 3371, ivi, 1975) il testamento olografo non può essere assimilato ad una scrittura privata semplice e non basta  il disconoscimento di cui all’art 214 cc. – in quanto regolato sotto il profilo formale da disposizioni, quali gli artt. 602 e 606 c.c., che impongono oneri evidentemente più stringenti rispetto a quanto richiesto.
  • il testamento ovvero l’atto con il quale il de cuius ha manifestato le sue ultime volontà, certamente non è una scrittura proveniente da terzi!
  • Invece, sotto il profilo processuale, con tale impostazione viene superato il forte squilibrio probatorio fra chi si limita a disconoscere il testamento e chi ha l’obbligo particolarmente gravoso (convenuto) di dimostrare l’autenticità dello stesso.
  • In ultimo,  l’ orientamento avallato dalle Sezioni Unite , risulterebbe perfettamente conforme al principio di economia processuale
  • CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SECONDA CIVILE Sentenza 15 giugno 2020, n. 11472

Ha affermato :

Va in primo luogo disattesa la contestazione relativa alla pretesa inapplicabilità del termine di cui all’art. 215 c.p.c., anche al disconoscimento di conformità della fotocopia all’originale, ritenendo il Collegio di dover dar continuità all’ormai prevalente orientamento di questa Corte secondo cui il disconoscimento della conformità all’originale delle copie fotografiche o fotostatiche che, se non contestate, acquistano, ai sensi dell’art. 2719 c.c., la stessa efficacia probatoria dell’originale, è soggetto alla disciplina di cui agli artt. 214 e 215 c.p.c., e, pertanto, deve avvenire, in modo formale e specifico, nella prima udienza o risposta successiva alla produzione (cfr. da ultimo Cass. n. 4053/2018; Cass. n. 882/2018; Cass. n. 13425/2014).

 

 

Del pari priva di fondamento è la deduzione secondo cui alla fattispecie non potrebbe trovare applicazione la previsione in tema di onere di disconoscimento, sul presupposto che la scrittura in copia di cui si evidenzia il tardivo disconoscimento della conformità all’originale, non sarebbe proveniente dalle parti in causa, ma da un terzo, in quanto non tiene conto della circostanza che l’attrice ha agito in questa sede vantando specificamente la qualità di erede del T., e cioè dello stesso autore dell’atto prodotto in copia, occorrendo a tal fine tenere conto della previsione di cui all’art. 214 c.p.c., che impone anche agli eredi, sebbene con particolari modalità, l’onere di disconoscimento della scrittura privata (ovvero nel caso di specie di conformità della copia dell’atto comunque riferibile al loro dante causa).

 

Quanto invece alla necessità, nel caso in cui sia invocata l’efficacia di un testamento, di dover in ogni caso produrre l’originale dell’atto, non essendo sufficiente per chi intende avvalersene, produrre una semplice copia, sebbene non disconosciuta, il motivo di ricorso richiama il precedente di questa Corte (Cass. n. 3636/2004) a mente del quale, tenuto conto che la pubblicazione del testamento olografo, seppure non è configurabile come un requisito di validità o di efficacia, è atto preparatorio esterno necessario per la sua coattiva esecuzione, colui il quale – avendo interesse a fare valere le disposizioni testamentarie – si trovi nell’impossibilità di produrne l’originale, deve formulare una domanda di accertamento dell’esistenza dei requisiti di legge e del contenuto del testamento, fornendo la prova che l’irreperibilità del documento non sia espressione e conseguenza della volontà di revoca dell’atto da parte del testatore che, ai sensi dell’art. 684 c.c.,TESTAMENTO COME DISCONOSCERLO?

si presume in caso di distruzione, lacerazione o cancellazione del testamento. Da tale premessa ha tratto poi il corollario secondo cui, in assenza di siffatta prova, l’eventuale mancato disconoscimento della copia dell’originale prodotta in giudizio è irrilevante, posto che non sarebbe idoneo ad escludere la possibilità che il testatore, allo scopo di revocare il testamento, abbia distrutto l’originale dopo averlo fotocopiato. Reputa tuttavia il Collegio che tale precedente non sia confacente al caso in esame, nel quale la successiva scrittura prodotta in copia, e di cui si riconosce avere i requisiti di forma e di sostanza del testamento, è stata invocata dai convenuti nella sua idoneità a porsi come atto di revoca dell’anteriore testamento in virtù del quale l’attrice reclama la qualità di erede universale, e quindi di soggetto legittimato a far valere l’invalidità degli atti di alienazione posti in essere dai convenuti e relativi a beni appartenenti al de cuius. Ed, invero, quanto alla revoca del testamento viene in gioco la previsione di cui all’art. 681 c.c.,TESTAMENTO COME DISCONOSCERLO?

la quale prevede che la revocazione totale o parziale di un testamento può essere a sua volta revocata, ma sempre con le forme previste dall’art. 680 c.c., ovvero con un nuovo testamento o con un atto ricevuto da notaio. La giurisprudenza di questa Corte ha avuto modo di esaminare la dibattuta questione relativa all’ammissibilità di una revoca tacita della revoca espressa, ritenendo (cfr. Cass. n. 19915/2012) che l’art. 681 c.c., il quale disciplina la sola revocazione espressa della precedente revoca di un testamento, disponendo in tal caso la reviviscenza delle disposizioni revocate, non preclude al testatore la possibilità di revocare tacitamente la precedente revocazione, lasciando, tuttavia, in tal caso impregiudicata l’efficacia del testamento per primo revocato, da valutare in base alla volontà complessiva del testatore. Tuttavia ciò è consentito solo nei limiti in cui (cfr. Cass. n. 1260/1987) la revoca tacita sia desumibile dalla redazione di un successivo testamento le cui disposizioni siano incompatibili con quelle precedenti, ponendosi al più un problema di interpretazione in ordine alla volontà del testatore di far rivivere o meno le disposizioni già revocate (in senso conforme Cass. n. 1405/1968, a mente della quale l’art. 681 c.c., prevedendo la possibilità di revocare la revoca espressa di disposizione testamentaria con la forma prevista dall’art. 680 c.c.,

TESTAMENTO COME DISCONOSCERLO?

per la revoca espressa, non ha precluso al testatore la possibilità di revocare una sua precedente disposizione revocatoria in modo tacito, redigendo, cioè, un nuovo testamento). La formulazione letterale dell’art. 681 c.c., che tendenzialmente preclude la revocazione tacita della precedente revoca espressa (fatta salva l’ipotesi sopra evidenziata in cui la revoca per incompatibilità derivi dalla redazione di un successivo testamento, e quindi dalla formazione di un atto che abbia le forme stabilite dall’art. 680 c.c.), impone di dover aderire, pur nella consapevolezza della non unanimità dei consensi che la soluzione riscuote in dottrina, alla tesi secondo cui ai fini della revoca tacita della revoca espressa del testamento non sarebbe possibile fare ricorso alle altre fattispecie di revoca tacita, ed in particolare a quella contemplata dall’art. 684 c.c., dovendosi quindi escludere, una volta che sia stata manifestata una volontà di revoca espressa, che la successiva distruzione, lacerazione o cancellazione, possa far rivivere le disposizioni testamentarie revocate. Non ignora la Corte come di recente sia intervenuta Cass. n. 8031/2019 che ha affermato che la cancellazione del testamento disciplinata dall’art. 684 c.c., si configura, al pari della distruzione, come un comportamento concludente avente valore legale, riconducibile in via presuntiva al testatore quale negozio di attuazione, che deve essere giuridicamente qualificato, alla luce del citato art. 684 c.c., quale revoca tacita del detto testamento, così che, qualora ad essere cancellato sia un testamento successivo contenente la revoca di quello precedente, non trova applicazione l’art. 683 c.c., per il quale, nelle ipotesi dallo stesso indicate, la revocazione fatta con un testamento posteriore conserva la sua efficacia anche quando questo resta senza effetto, ma l’art. 681 c.c., che disciplina il diverso caso (con tale arresto si è ritenuto di innovare rispetto alla più risalente contraria giurisprudenza di questa Corte, costituita da Cass. n. 3505/1958). Ad avviso del Collegio tale principio non risulta rilevare nella fattispecie, nella quale, a differenza del caso invece esaminato nel precedente richiamato, non vi è prova alcuna della distruzione ovvero della cancellazione volontarie dell’olografo da parte del testatore, posto che solo in presenza di tali condotte potrebbe rinvenirsi quella concludenza comportamentale che implica a mente del più recente arresto la revoca della revoca. Peraltro l’eventuale distruzione o cancellazione volontarie del secondo testamento contenente anche la revoca dell’istituzione di erede della M., con una evidente immutazione dei fatti di causa, sono state prospettate e solo in maniera generica in questa sede (nè può trascurarsi la circostanza che, essendo la missiva contenente la revoca dell’istituzione di erede della M. rappresentata da una missiva indirizzata alla stessa ricorrente, oltre a palesarsi l’estrema difficoltà di poter versare in atti l’originale, ciò rende anche inverosimile, in ragione peraltro della dimostrazione dell’effettiva ricezione di tale missiva da parte della M., come attestato a pag. 5 della sentenza d’appello, che lo stesso testatore possa avere provveduto alla distruzione o cancellazione di un documento ormai fuoriuscito dalla sua sfera di disponibilità). Nè infine vale invocare che il mancato reperimento dell’originale impedirebbe la pubblicazione del testamento contenente la revoca espressa, posto che secondo la giurisprudenza di questa Corte (cfr. Cass. n. 2651/1970) la pubblicazione del testamento olografo va intesa come atto anteriore e soltanto preparatorio alla sua effettiva e concreta esecuzione e non costituisce un requisito della efficacia del testamento. Ne deriva che la mancata pubblicazione non rileva nella vicenda in esame, non avendo i convenuti chiesto l’esecuzione del secondo testamento, ma essendosi semplicemente limitati a farne valere l’efficacia, nella parte in cui ha disposto la revoca del primo testamento e quindi la perdita della qualità di erede in capo all’attrice (cfr. anche Cass. n. 645/1956). Il ricorso deve pertanto essere rigettato. 4. Le spese del presente giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo, con attribuzione all’avv. Giuseppe Zaccaria dichiaratosene anticipatario. 5. Poichè il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è rigettato, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto l’art. 13, comma 1 quater, del testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

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