TESTAMENTO CAPACITA’ DI INTENDERE  : COCAINOMANE TRIB BOLOGNA

n tema di impugnazione del testamento le manifestazioni morbose a carattere intermittente e ricorrente che, pur potendo escludere la capacità di intendere e di volere, qualora la volontà testamentaria sia stata manifestata nel corso di tali episodi, lasciano integre negli intervalli le facoltà psichiche del soggetto, non sono assimilabili alle infermità permanenti ed abituali che diano luogo a momenti di lucido intervallo. Tale diversità di situazioni si ripercuote sull’onere della prova, in quanto mentre nella seconda ipotesi, qualora l’attore in impugnazione abbia fornito la prova di una infermità mentale permanente, è a carico di chi afferma la validità del testamento la dimostrazione che lo stesso fu posto in essere in un momento di lucido intervallo — in quanto la normalità presunta è l’incapacità — nella prima ipotesi, invece, quando cioè si tratta di malattia la quale nei periodi di intervallo consente la reintegrazione del soggetto nella normalità della sua capacità intellettiva, l’accertamento di fenomeni patologici anteriori all’atto di cui si controverte non è sufficiente ad integrare la prova rigorosa della sussistenza della incapacità nel momento in cui l’atto stesso è stato compiuto.

 

 

GLI ISTITUTI PRESI IN CONSIDERAZIONE

ART 591 CC(1)Possono disporre per testamento tutti coloro che non sono dichiarati incapaci dalla legge [32 c.c.].

Sono incapaci di testare(2):

  1. 1) coloro che non hanno compiuto la maggiore età(3)[2 1 c.c.];

  2. 2) gli interdettiper infermità di mente(4) [414 c.c.];

  3. 3) quelli che, sebbene non interdetti, si provi essere stati, per qualsiasi causa, anche transitoria, incapaci di intendere e di volerenel momento in cui fecero testamento(5) 

UN PO’ DI GIURISPRUDENZA MASSIMATA SULL’ART 591 CC b TESTAMENTO CAPACITA’ DI INTENDERE

Nei casi d’incapacità preveduti dal presente articolo il testamento può essere impugnato da chiunque vi ha interesse(6). L’azione si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui è stata data esecuzione alle disposizioni testamentarie(7).

In tema di annullamento del testamento, nel caso di infermità tipica, permanente ed abituale, l’incapacità del testatore si presume e l’onere della prova che il testamento sia stato redatto in un momento di lucido intervallo spetta a chi ne afferma la validità; qualora, invece, detta infermità sia intermittente o ricorrente, poiché si alternano periodi di capacità e di incapacità, non sussiste tale presunzione e, quindi, la prova dell’incapacità deve essere data da chi impugna il testamento.

Cass. civ. n. 27351/2014

In tema di annullamento del testamento, l’incapacità naturale del testatore postula la esistenza non già di una semplice anomalia o alterazione delle facoltà psichiche ed intellettive del “de cuius”, bensì la prova che, a cagione di una infermità transitoria o permanente, ovvero di altra causa perturbatrice, il soggetto sia stato privo in modo assoluto, al momento della redazione dell’atto di ultima volontà, della coscienza dei propri atti o della capacità di autodeterminarsi; peraltro, poiché lo stato di capacità costituisce la regola e quello di incapacità l’eccezione, spetta a chi impugni il testamento dimostrare la dedotta incapacità, salvo che il testatore non risulti affetto da incapacità totale e permanente, nel qual caso grava, invece, su chi voglia avvalersene provarne la corrispondente redazione in un momento di lucido intervallo.

Cass. civ. n. 230/2011 TESTAMENTO CAPACITA’ DI INTENDERE

Ai fini dell’accertamento sulla sussistenza o meno della capacità di intendere e di volere del “de cuius” al momento della redazione del testamento, il giudice del merito non può ignorare il contenuto del testamento medesimo e gli elementi di valutazione da esso desumibili, in relazione alla serietà, normalità e coerenza delle relative disposizioni, nonché ai sentimenti ed ai fini che risultano averle ispirate.

)

Cass. civ. n. 3323/2001 TESTAMENTO CAPACITA’ DI INTENDERE

Cass. civ. n. 17392/2017 TESTAMENTO CAPACITA’ DI INTENDERE

Il chiamato all’eredità è legittimato ad impugnare, ex art. 591 c.c., il testamento che lo ha nominato quando il suo annullamento gli consenta di accedere, anche solo per motivi di interesse morale, ad una diversa delazione, legittima o testamentaria, la cui maggiore o minore convenienza non è sindacabile dal giudice.

(

In tema d’impugnazione del testamento per incapacità d’intendere e di volere del testatore, il legatario, che abbia partecipato al giudizio di primo grado, assume nella fase di appello la qualità quantomeno di litisconsorte necessario processuale, non essendo concepibile che, all’esito dello stesso processo, un testamento possa essere ritenuto valido (o invalido) nei confronti dell’erede istituito e invalido (o valido) nei confronti del legatario. Nel caso di legato di usufrutto, che abbia prodotto i suoi effetti, la morte del legatario avvenuta nel corso del giudizio di primo grado, non rende superflua la partecipazione dei suoi eredi al giudizio di appello. L’eventuale annullamento del testamento porrebbe nel nulla, con efficacia retroattiva, gli effetti prodotti dal legato prima della morte del legatario e le conseguenze del godimento di fatto esercitato dall’usufruttuario sarebbero destinate a ripercuotersi sui suoi eredi (è sufficiente fare riferimento all’obbligo di restituzione dei frutti).

 

 

 

 

 

I FATTI

avvocato-erede-legittimo-12

BOLOGNA RAVENNA RIMINI CESENA FORLI VEDOVO VEDOVA ESTROMESSI DA EREDITA’ DIRITTI DEI VEDOVI

Ciò posto, gli attori dichiaravano: (a) di voler impugnare il testamento olografo datato 28.6.2011 in ragione di una ritenuta condizione di incapacità di intendere e di volere del de cuius al momento della compilazione della scheda testamentaria stante la sua intossicazione cronica da sostanze stupefacenti comprovata dalla copiosa documentazione medica versata in atti; nonché (b) di voler contestare il diritto dell’Associazione Italiana della Croce Rossa di pretendere l’eredità di F(omissisP(omissis) a causa di asseriti vizi intervenuti nella procedura di accettazione dell’eredità ex artt. 473 e segg. c.c.

Gli attori concludevano, quindi, chiedendo: 1) di accertare la perdita del diritto di accettare l’eredità da parte dell’Associazione Italiana della Croce Rossa; 2) di dichiarare “l’annullamento” del testamento olografo a firma di F(omissisP(omissis) datato 28.6.2011 ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 591, comma 2, n. 3 c.c.; 3) di dichiarare, conseguentemente, che l’eredità di F(omissisP(omissis) era devoluta in forza di testamento pubblico a ministero del notaio Monica Cioffi datato 22.1.2008; 4) di condannare i convenuti Ente Strumentale Croce Rossa Italiana e Associazione Italiana della Croce Rossa alla restituzione agli attori, quali successori a titolo particolare del de cuius, degli immobili indicati ai punti B), C), D), e F) del testamento pubblico del 22.1.2008.

L’ASSOCIAZIONE DELLA CROCE ROSSA ITALIANA si costituiva in giudizio solo ed esclusivamente per eccepire il proprio difetto di legittimazione passiva, in quanto soggetto di diritto privato sorto dal processo di privatizzazione dell’ente pubblico C.R.I., con acquisizione delle relative competenze a decorrere dal 1.1.2016, fermo il riferimento all’Ente Strumentale alla Croce Rossa Italiana per fatti e atti pregressi al 2016.

L’ENTE STRUMENTALE ALLA CROCE ROSSA ITALIANA, costituita a mezzo dell’Avvocatura dello Stato, e l’ASSOCIAZIONE PUBBLICA ASSISTENZA DI (omissis) eccepivano entrambi, nelle loro rispettive difese, il difetto assoluto di interesse ad agire degli attori, in quanto il testamento pubblico che costituiva il titolo da questi vantato sull’eredità del de cuius (ovvero il testamento a rogito del notaio Cioffi del 22 gennaio 2008) era stato revocato da un successivo testamento pubblico a rogito del notaio Scherillo in data 1 aprile 2009, con il quale era stata istituita erede universale la sig.ra T(omissis) A(omissis), e disposti ulteriori legati; in ogni caso, i predetti convenuti contestavano le deduzioni attoree relativa ad una asserita incapacità di intendere e volere del testatore al momento della redazione del testamento olografo del 28.6.2011, di cui sostenevano, invece, la piena validità ed efficacia.

L’Avvocatura distrettuale dello Stato, inoltre, contestava specificamente le censure mosse da parte attrice in merito alla procedura di accettazione con beneficio di inventario da parte dell’Ente Strumentale Croce Rossa Italiana, rilevando, in ogni caso, come l’eventuale inefficacia dell’accettazione beneficiata, quale unica forma consentita dalla legge per le persone giuridiche, non comportava comunque una incapacità a succedere, rimanendo l’Ente nella posizione di chiamato con possibilità di effettuare una nuova accettazione finché non si fossero verificate le ipotesi di prescrizione decennale o di decadenza di cui agli artt. 480 e 481 c.c.; in subordine, per l’ipotesi di eventuale declaratoria di inefficacia del testamento olografo impugnato, chiedeva in via riconvenzionale la condanna alla ripetizione di quanto già corrisposto dall’Ente per la gestione e manutenzione del patrimonio ereditario.

Interveniva in giudizio volontariamente KK, la quale, con propria autonoma comparsa, reiterava e faceva proprie tutte le argomentazioni e domande attoree, facendo valere la propria qualifica di ulteriore legataria del de cuius sempre in forza dello stesso testamento pubblico del 22.1.2008 invocato da parte attrice.

Espletata con esito negativo la procedura di mediazione disposta dal Giudice Istruttore con ordinanza del 27-29 giugno 2017, il processo era interrotto a seguito della messa in liquidazione coatta amministrativa dell’Ente Strumentale alla Croce Rossa Italiana.

Riassunto ritualmente il giudizio, veniva espletata CTU medico-legale affidata al dott. Giovanbattista Camerini.

Successivamente, all’udienza del 27.2.2020 le parti precisavano le conclusioni a verbale e la causa era rimessa al Collegio per la decisione con assegnazione dei termini per memorie ex art. 190 c.p.c. (termini soggetti a sospensione ex lege per l’entrata in vigore della normativa correlata all’emergenza sanitaria da COVID19).

LA CONSULENZA DEL PROF CAMERINI NOTO PSICHIATRA

In proposito, il dott. Camerini ha evidenziato che “..Per quanto riguarda capacità di intendere e di volere del tossicodipendente, il Legislatore ha previsto un regime specifico nel caso di ‘cronica intossicazione da stupefacenti’ proprio alla luce del fatto che l’uso massiccio e continuo di sostanze può determinare disfunzioni di ordine psicologico e/o psichiatrico tali da indebolire o annullare la capacità di intendere e di volere. È noto che l’uso di sostanze stupefacenti comporti spesso un’alterazione delle capacità d’intendere e di volere: la scienza medica ha evidenziato infatti che l’uso e soprattutto l’abuso di sostanze stupefacenti comportano specifiche alterazioni nello stato psichico del soggetto che, sebbene mutevoli in relazione al tipo e alla quantità della sostanza assunta, sono tali da condizionare gli atti compiuti in questo specifico stato.” (cfr. pagg. 9-10 della relazione in esame).

Ciò posto, il CTU ha spiegato che “..la documentazione clinica presente agli atti non consente di stabilire che il F(omissis) presentasse, nel periodo in cui ha redatto il testamento olografo (giugno 2011), né uno stato riconducibile ad un’intossicazione acuta né una intossicazione cronica in diretta correlazione con l’abuso di sostanze. Le diagnosi formulate dalle agenzie sanitarie che l’hanno avuto in cura si riferiscono a stati depressivo-ansiosi, ad un disturbo di personalità non altrimenti specificato e ad abuso di sostanze, senza però attestare un decadimento generale delle funzioni dell’Io e delle capacità cognitive..” (cfr. pag. 10 della relazione cit.).

Il CTU ha poi aggiunto che spesso un disturbo da dipendenza e da abuso di sostanze può essere associato a un disturbo psichiatrico (“doppia diagnosi”) e per questo ha approfondito la propria indagine per verificare “..se fosse presente nel F(omissis) una condizione psichiatrica in rapporto di comorbidità con l’uso di sostanze e tale da influire sulla capacità di intendere e di volere..” (cfr. pag. 11 della relazione cit.)

In proposito, il CTU ha evidenziato che “..la prima diagnosi che fa esplicito riferimento ad uno stato psicotico ed alla presenza di ideazioni deliranti risale al giugno 1998..” e si è trattato di un “..episodio acuto, verosimilmente indotto dall’abuso di sostanze. Per trovare un’ulteriore diagnosi di uno stato psicotico occorre andare all’ottobre 2013, ovvero due anni dopo la redazione del testamento olografo. Non risulta possibile stabilire quando tale stato sia insorto. La diagnosi redatta in occasione del ricovero indica una ‘psicosi indotta da sostanze’, come può avvenire in caso di assunzione prolungata di cocaina. È quindi probabile che ripetuti eccessi di assunzione abbiano indotto uno stato psicotico più stabile, diagnosticato per la prima volta nel 2013..” (cfr. pag. 11 della relazione cit.).

LE CONCLUSIONI DEL TRIBUNALE DI BOLOGNA

Sulla base delle valutazioni tecniche espresse dal CTU, che il dott. Camerini ha ribadito in modo convincente anche all’esito del contraddittorio tecnico con i CCTTPP, può, dunque, escludersi che ricorra, nel caso in esame, la fattispecie di cui all’art. 591, comma 2, n. 3 c.c. nei termini in cui è intesa dalla giurisprudenza sopra richiamata, principi dai quali non vi è ragione per doversi discostare.

Le conclusioni assunte dal CTU, del resto, possono dirsi avvalorate anche dalla stessa condotta tenuta dal testatore dopo la redazione della scheda testamentaria olografa: il testamento olografo del 2011, infatti, è stato rinvenuto in una cassetta di sicurezza in banca (Cassetta n. 31 c/o CARISBO), circostanza che dimostra, al di là di ogni dubbio, come il de cuius si sia preoccupato non solo di manifestare in modo chiaro ed inequivocabile le proprie ultime volontà revocando le precedenti, ma anche di far sì che la scheda testamentaria olografa potesse essere ritrovata senza rischi di distruzione o smarrimento, comprovando così di trovarsi nel pieno possesso delle proprie capacità naturali e ben consapevole di quello che stava facendo.

L’azione attorea di declaratoria di nullità del testamento olografo recante la data del 28.6.2011 è, pertanto, infondata e va respinta.TESTAMENTO CAPACITA’ DI INTENDERE

 

LA SENTENZA TESTAMENTO CAPACITA’ DI INTENDERE

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI BOLOGNA

Prima Sezione Civile

in persona dei Magistrati:

dott.ssa Sonia Porreca – Presidente relatore

dott.ssa Arianna D’Addabbo – Giudice

dott.ssa Francesca Neri – Giudice

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa di primo grado iscritta al n. 11707 del Ruolo Generale degli affari contenziosi per l’anno 2016

promossa da

YY, XX, WW e JJ, rappresentati e difesi dall’avv. Giovambattista Murano e dall’avv. Maria Tantoia del Foro di Bologna

– parte attrice –

contro

ENTE STRUMENTALE ALLA CROCE ROSSA ITALIANA, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Bologna

ASSOCIAZIONE ITALIANA DELLA CROCE ROSSA, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avv. Michele Vietti del Foro di Torino

PUBBLICA ASSISTENZA di (omissis), in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avv. Guido Baraldi del Foro di Bologna

– parte convenuta –

con l’intervento di

KK, rappresentata e difesa dall’avvocato Renzo Ridolfi del Foro di Bologna

– parte intervenuta –

Oggetto

Cause di impugnazione dei testamenti e di riduzione per lesione di legittima

Conclusioni delle parti: come in verbale di udienza in data 27 febbraio 2020.

FATTO E DIRITTO

Gli attori YY, XX, WW e JJ introducevano il presente giudizio rappresentando che:

– in data 14.2.2014 decedeva a (omissis) [ recte : località in provincia di Bologna ; NdRedattore ] F(omissisP(omissis), che aveva disposto delle sue sostanze con testamento pubblico a ministero del notaio Cioffi datato 22.1.2008;

– in forza del predetto testamento erano assegnati a ciascuno degli attori a titolo di legato gli immobili ivi individuati ai punti B) per quanto concerne la sig.ra XX, C) per quanto concerne il sig. JJ, D) per quanto concerne la sig.ra WW e F) per quanto concerne il sig. YY; veniva inoltre assegnato a tale KK, sempre a titolo di legato, il contenuto di una cassetta di sicurezza identificata con il n. 31 presso Caribo Filiale di (omissis);

– in occasione dell’apertura della predetta cassetta di sicurezza, il notaio Cioffi rinveniva una scheda olografa datata 28.6.2011 a firma del de cuius, nella quale il testatore, revocata ogni altra propria precedente disposizione testamentaria, lasciava gli immobili di sua proprietà alla Croce Rossa Italiana e i propri denari alla Pubblica Assistenza di (omissis) per l’acquisto di un’autombulanza;

– in data 6.3.2015 l’Associazione Italiana della Croce Rossa accettava l’eredità con beneficio di inventario e, successivamente, in data 1.4.2015, iniziavano le operazioni di redazione dell’inventario.

Ciò posto, gli attori dichiaravano: (a) di voler impugnare il testamento olografo datato 28.6.2011 in ragione di una ritenuta condizione di incapacità di intendere e di volere del de cuius al momento della compilazione della scheda testamentaria stante la sua intossicazione cronica da sostanze stupefacenti comprovata dalla copiosa documentazione medica versata in atti; nonché (b) di voler contestare il diritto dell’Associazione Italiana della Croce Rossa di pretendere l’eredità di F(omissisP(omissis) a causa di asseriti vizi intervenuti nella procedura di accettazione dell’eredità ex artt. 473 e segg. c.c.

Gli attori concludevano, quindi, chiedendo: 1) di accertare la perdita del diritto di accettare l’eredità da parte dell’Associazione Italiana della Croce Rossa; 2) di dichiarare “l’annullamento” del testamento olografo a firma di F(omissisP(omissis) datato 28.6.2011 ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 591, comma 2, n. 3 c.c.; 3) di dichiarare, conseguentemente, che l’eredità di F(omissisP(omissis) era devoluta in forza di testamento pubblico a ministero del notaio Monica Cioffi datato 22.1.2008; 4) di condannare i convenuti Ente Strumentale Croce Rossa Italiana e Associazione Italiana della Croce Rossa alla restituzione agli attori, quali successori a titolo particolare del de cuius, degli immobili indicati ai punti B), C), D), e F) del testamento pubblico del 22.1.2008.

L’ASSOCIAZIONE DELLA CROCE ROSSA ITALIANA si costituiva in giudizio solo ed esclusivamente per eccepire il proprio difetto di legittimazione passiva, in quanto soggetto di diritto privato sorto dal processo di privatizzazione dell’ente pubblico C.R.I., con acquisizione delle relative competenze a decorrere dal 1.1.2016, fermo il riferimento all’Ente Strumentale alla Croce Rossa Italiana per fatti e atti pregressi al 2016.

L’ENTE STRUMENTALE ALLA CROCE ROSSA ITALIANA, costituita a mezzo dell’Avvocatura dello Stato, e l’ASSOCIAZIONE PUBBLICA ASSISTENZA DI (omissis) eccepivano entrambi, nelle loro rispettive difese, il difetto assoluto di interesse ad agire degli attori, in quanto il testamento pubblico che costituiva il titolo da questi vantato sull’eredità del de cuius (ovvero il testamento a rogito del notaio Cioffi del 22 gennaio 2008) era stato revocato da un successivo testamento pubblico a rogito del notaio Scherillo in data 1 aprile 2009, con il quale era stata istituita erede universale la sig.ra T(omissis) A(omissis), e disposti ulteriori legati; in ogni caso, i predetti convenuti contestavano le deduzioni attoree relativa ad una asserita incapacità di intendere e volere del testatore al momento della redazione del testamento olografo del 28.6.2011, di cui sostenevano, invece, la piena validità ed efficacia.

L’Avvocatura distrettuale dello Stato, inoltre, contestava specificamente le censure mosse da parte attrice in merito alla procedura di accettazione con beneficio di inventario da parte dell’Ente Strumentale Croce Rossa Italiana, rilevando, in ogni caso, come l’eventuale inefficacia dell’accettazione beneficiata, quale unica forma consentita dalla legge per le persone giuridiche, non comportava comunque una incapacità a succedere, rimanendo l’Ente nella posizione di chiamato con possibilità di effettuare una nuova accettazione finché non si fossero verificate le ipotesi di prescrizione decennale o di decadenza di cui agli artt. 480 e 481 c.c.; in subordine, per l’ipotesi di eventuale declaratoria di inefficacia del testamento olografo impugnato, chiedeva in via riconvenzionale la condanna alla ripetizione di quanto già corrisposto dall’Ente per la gestione e manutenzione del patrimonio ereditario.

Interveniva in giudizio volontariamente KK, la quale, con propria autonoma comparsa, reiterava e faceva proprie tutte le argomentazioni e domande attoree, facendo valere la propria qualifica di ulteriore legataria del de cuius sempre in forza dello stesso testamento pubblico del 22.1.2008 invocato da parte attrice.

Espletata con esito negativo la procedura di mediazione disposta dal Giudice Istruttore con ordinanza del 27-29 giugno 2017, il processo era interrotto a seguito della messa in liquidazione coatta amministrativa dell’Ente Strumentale alla Croce Rossa Italiana.

Riassunto ritualmente il giudizio, veniva espletata CTU medico-legale affidata al dott. Giovanbattista Camerini.

Successivamente, all’udienza del 27.2.2020 le parti precisavano le conclusioni a verbale e la causa era rimessa al Collegio per la decisione con assegnazione dei termini per memorie ex art. 190 c.p.c. (termini soggetti a sospensione ex lege per l’entrata in vigore della normativa correlata all’emergenza sanitaria da COVID19).

Gli attori hanno agito nel presente giudizio facendo valere e rivendicando i diritti conseguenti alla propria asserita qualifica di legatari di F(omissisP(omissis), deceduto in data 14.2.2014.

Il titolo originario sulla cui base gli attori hanno introdotto il giudizio è il testamento pubblico del de cuius redatto a Rogito del notaio Cioffi del 22.1.2008 e sulla base di tale atto di ultima volontà hanno impugnato il testamento olografo recante la data del 28.6.2011, sostenendo, di quest’ultimo, la nullità per assoluta incapacità del testatore, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 591, comma 2, n. 3 c.c.

I convenuti hanno preliminarmente eccepito il difetto di interesse ad agire dei sigg.ri YY\ XX\ WW\ JJ per l’impugnazione del testamento olografo del 28.6.2011, in quanto il testamento pubblico del 22.1.2008 era stato comunque già revocato dal successivo testamento pubblico redatto dal de cuius in data 1.4.2009.

A fronte di tale eccezione gli attori nella prima difesa utile, ovvero nella nota autorizzata depositata il 29.3.2017, hanno replicato sostenendo di non aver mai avuto notizia prima dell’introduzione del presente giudizio del secondo testamento pubblico redatto da P(omissisF(omissis) nel 2009, scheda testamentaria che, comunque, a parte l’istituzione di un erede universale (nella persona di T(omissis) A(omissis)), attribuiva loro i medesimi legati del precedente testamento pubblico del 2008: hanno, quindi, proceduto a modificare il titolo fondante la propria domanda giudiziale, evidenziando testualmente come “..permane integralmente, anche alla luce del testamento Scherillo, l’interesse degli attori all’azione di annullamento proposta, considerato che la loro posizione giuridica soggettiva riceve un concreto ed effettivo pregiudizio dal testamento olografo che ha istituito erede la Croce Rossa e, per converso, un concreto ed effettivo vantaggio dalla sua caducazione..” (così a pagg. 2-3 della nota del 29.3.2017 cit.).

Ebbene, anche a prescindere dalla tempestività (o meno) della modifica in corso di causa del titolo giuridico in base al quale gli attori agiscono (non più il testamento pubblico 2008 a rogito del notaio Cioffi ma il testamento pubblico 2009 a rogito del notaio Scherillo), ciò che qui rileva è che l’azione volta alla declaratoria di nullità del testamento olografo del de cuius del 28.6.2011 è infondata e va respinta.

Al riguardo, va premesso che — com’è noto — l’incapacità naturale di testare di cui all’art. 591, comma 2, n. 3, c.c., non si identifica in una generica anomalia o alterazione del normale processo di formazione ed estrinsecazione della volontà, ma richiede che, a cagione di una infermità (transitoria o permanente o di altra causa perturbatrice – Cass. n. 10571/1998), il soggetto, al momento della redazione del testamento, sia privo in modo assoluto della coscienza dei propri atti ovvero della capacità di autodeterminarsi (in questo senso, tra tante, Cass. n. 2239/2016; Cass. n. 27351/2014; Cass. n. 9081/2010; Cass. n. 8079/2005; Cass. n. 1444/2003; Cass. n. 15480/2001; Cass. n. 5620/1995); peraltro, poiché lo stato di capacità costituisce la regola e quello di incapacità l’eccezione, spetta a chi impugni il testamento dimostrare la dedotta incapacità, salvo che il testatore non risulti affetto da incapacità totale e permanente, nel qual caso grava, invece, su chi voglia avvalersene provarne la corrispondente redazione in un momento di lucido intervallo (cfr. Cass. n. 27351/2014 cit.).

Ciò posto in termini generali, in merito al caso di specie si osserva quanto segue.

La copiosa documentazione sanitaria versata in atti dalla difesa attorea è stata analiticamente esaminata dal CTU nominato in istruttoria, dott. Camerini, il quale, con un iter logico ineccepibile e privo di vizi, ha assunto conclusioni che questo Collegio ritiene pienamente condivisibili e convincenti.

È pacifico ed incontroverso che F(omissisP(omissis) abbia fatto nel corso di tutta la sua vita un significativo e prolungato uso di sostanze stupefacenti.

In proposito, il dott. Camerini ha evidenziato che “..Per quanto riguarda capacità di intendere e di volere del tossicodipendente, il Legislatore ha previsto un regime specifico nel caso di ‘cronica intossicazione da stupefacenti’ proprio alla luce del fatto che l’uso massiccio e continuo di sostanze può determinare disfunzioni di ordine psicologico e/o psichiatrico tali da indebolire o annullare la capacità di intendere e di volere. È noto che l’uso di sostanze stupefacenti comporti spesso un’alterazione delle capacità d’intendere e di volere: la scienza medica ha evidenziato infatti che l’uso e soprattutto l’abuso di sostanze stupefacenti comportano specifiche alterazioni nello stato psichico del soggetto che, sebbene mutevoli in relazione al tipo e alla quantità della sostanza assunta, sono tali da condizionare gli atti compiuti in questo specifico stato.” (cfr. pagg. 9-10 della relazione in esame).

Ciò posto, il CTU ha spiegato che “..la documentazione clinica presente agli atti non consente di stabilire che il F(omissis) presentasse, nel periodo in cui ha redatto il testamento olografo (giugno 2011), né uno stato riconducibile ad un’intossicazione acuta né una intossicazione cronica in diretta correlazione con l’abuso di sostanze. Le diagnosi formulate dalle agenzie sanitarie che l’hanno avuto in cura si riferiscono a stati depressivo-ansiosi, ad un disturbo di personalità non altrimenti specificato e ad abuso di sostanze, senza però attestare un decadimento generale delle funzioni dell’Io e delle capacità cognitive..” (cfr. pag. 10 della relazione cit.).

Il CTU ha poi aggiunto che spesso un disturbo da dipendenza e da abuso di sostanze può essere associato a un disturbo psichiatrico (“doppia diagnosi”) e per questo ha approfondito la propria indagine per verificare “..se fosse presente nel F(omissis) una condizione psichiatrica in rapporto di comorbidità con l’uso di sostanze e tale da influire sulla capacità di intendere e di volere..” (cfr. pag. 11 della relazione cit.)

In proposito, il CTU ha evidenziato che “..la prima diagnosi che fa esplicito riferimento ad uno stato psicotico ed alla presenza di ideazioni deliranti risale al giugno 1998..” e si è trattato di un “..episodio acuto, verosimilmente indotto dall’abuso di sostanze. Per trovare un’ulteriore diagnosi di uno stato psicotico occorre andare all’ottobre 2013, ovvero due anni dopo la redazione del testamento olografo. Non risulta possibile stabilire quando tale stato sia insorto. La diagnosi redatta in occasione del ricovero indica una ‘psicosi indotta da sostanze’, come può avvenire in caso di assunzione prolungata di cocaina. È quindi probabile che ripetuti eccessi di assunzione abbiano indotto uno stato psicotico più stabile, diagnosticato per la prima volta nel 2013..” (cfr. pag. 11 della relazione cit.).

Alla luce della documentazione esaminata il CTU ha, quindi, affermato che “..non sussistono documentazioni cliniche attestanti, nel periodo in cui è stato redatto il testamento olografo, una condizione psichica stabile tale da produrre un’alterazione pervasiva dell’esame di realtà e da compromettere quindi in maniera significativa la capacità di intendere e di volere. L’episodio del giugno 1998 appare riferibile ad uno scompenso psicotico acuto indotto da un abuso di sostanze. Le diagnosi emesse nel 2010, ovvero l’anno precedente la redazione del testamento olografo, attestano abusi di cocaina e un ‘disturbo di personalità’, non altrimenti specificato. Alcuni elementi (la tendenza agli eccessi ed alle condotte impulsive, episodi di splitting paranoidi sotto stress, una fragilità emotiva) rendono plausibile l’ipotesi che si trattasse (comorbidità molto frequente nelle tossicofilie) di un disturbo borderline di personalità. Diversi elementi convergono nel far ritenere che il F(omissis) presentasse questo tipo di disturbo di personalità: i riscontri clinici anamnestici riportano sin dal 1989 dal turbe ansiose, uno scompenso delirante nel 1998 (legato ad un abuso di cocaina) e l’assunzione di una ingente quantità di metadone (maggio 2012, quasi un anno dopo la redazione del testamento) per il quale si era ipotizzato un intento autolesivo peraltro negato dal paziente..” (cfr. pagg. 11-12 della relazione cit.).

Il fatto che la personalità del F(omissis) presentasse i caratteri distintivi della organizzazione borderline, correlata con i disturbi definibili come “gravi”, tuttavia, non viene ritenuta dal CTU diagnosi “..di per sé sufficiente per attestare l’incapacità di intendere e di volere. Mancano infatti riscontri anamnestici che definiscano più approfonditamente in quale misura il disturbo compromettesse il suo funzionamento psicologico e soprattutto … che siano in grado di stabilire se nel periodo in cui il testamento olografo è stato redatto fossero presenti indicatori di una condizione di scompenso acuto (il quid novis ed il quid pluris) rispetto al funzionamento abituale, tale da assumere un valore di malattia..” (cfr. pag. 15 della relazione cit.).

Le conclusioni assunte dal CTU ai quesiti posti sono state, in definitiva, le seguenti (cfr. pagg. 15-16 della relazione cit.): “Gli elementi anamnestici presenti nella documentazione clinica agli atti non consentono di affermare che il F(omissis) fosse affetto, al momento della redazione del testamento olografo, da una infermità psicofisica tale da escludere la sua capacità di intendere e di volere, impedendogli una libera autodeterminazione e determinando un’incapacità di agire. … Il de cuius, in ragione degli eccessi tossicomanici e del disturbo grave di personalità dal quale era affetto, presentava problematiche di natura psichiatrica le quali, malgrado non fossero di entità tale da compromettere stabilmente e pervasivamente il senso di realtà e l’esame di realtà, determinavano una specifica instabilità e vulnerabilità. Pur essendo egli cosciente del significato e del valore dei propri atti, le caratteristiche della sua personalità tossicomanica (quali la struttura rigida, il difficile rapporto con la realtà e con gli altri, la oppositività, la labilità emotiva, la presenza di reazioni di angoscia, la tendenza alle reazioni depressive) erano tali da potere enfatizzare, esasperandoli, i bisogni di appoggio e di gratificazione, con dipendenza e iperidealizzazione verso figure che, per contiguità, vicinanza, capacità di blandizie e di induzione, sapessero fare leva su tali debolezze, accattivandosi così le simpatie di un soggetto così psicologicamente fragile. Le dinamiche descritte avrebbero potuto manifestarsi qualora il testamento fosse stato redatto a vantaggio di specifici soggetti con i quali il de cujus mantenesse un rapporto continuativo. Si ritiene quindi di poter concludere che il F(omissis) nel periodo in cui è stato redatto il testamento fosse consapevole delle proprie azioni e del loro significato e che la sua capacità di autodeterminazione potesse essere influenzata ed in parte compromessa dalla labilità emotiva e da una percezione della realtà e delle persone alterata dall’abuso di sostanze e dal disturbo di personalità da cui era affetto.”.

Sulla base delle valutazioni tecniche espresse dal CTU, che il dott. Camerini ha ribadito in modo convincente anche all’esito del contraddittorio tecnico con i CCTTPP, può, dunque, escludersi che ricorra, nel caso in esame, la fattispecie di cui all’art. 591, comma 2, n. 3 c.c. nei termini in cui è intesa dalla giurisprudenza sopra richiamata, principi dai quali non vi è ragione per doversi discostare.

Le conclusioni assunte dal CTU, del resto, possono dirsi avvalorate anche dalla stessa condotta tenuta dal testatore dopo la redazione della scheda testamentaria olografa: il testamento olografo del 2011, infatti, è stato rinvenuto in una cassetta di sicurezza in banca (Cassetta n. 31 c/o CARISBO), circostanza che dimostra, al di là di ogni dubbio, come il de cuius si sia preoccupato non solo di manifestare in modo chiaro ed inequivocabile le proprie ultime volontà revocando le precedenti, ma anche di far sì che la scheda testamentaria olografa potesse essere ritrovata senza rischi di distruzione o smarrimento, comprovando così di trovarsi nel pieno possesso delle proprie capacità naturali e ben consapevole di quello che stava facendo.

L’azione attorea di declaratoria di nullità del testamento olografo recante la data del 28.6.2011 è, pertanto, infondata e va respinta.

L’esito sfavorevole agli attori della principale domanda di impugnazione del testamento olografo del F(omissis) ha un rilievo dirimente anche per la decisione delle ulteriori questioni sollevate dagli stessi attori relativamente all’asserita violazione delle norme di legge previste per l’accettazione dell’eredità del de cuius con beneficio di inventario da parte della Croce Rossa Italiana.

Come detto, infatti, i sigg.ri YY\ XX\ WW\ JJ hanno introdotto il presente giudizio facendo valere la loro qualifica di legatari derivante (inizialmente) dal testamento pubblico redatto dal de cuius a rogito del notaio Cioffi del 2008, o meglio (come da modifica successiva della domanda) dal testamento pubblico a rogito del notaio Scherillo del 2009, concludendo — previa impugnazione del testamento olografo del 2011 e previa asserita decadenza dal diritto di accettare l’eredità da parte dei soggetti ivi chiamati come eredi — con l’espressa richiesta al Tribunale adìto di dichiarare che “..l’eredità del signor F(omissis) P(omissis) è devoluta in forza di testamento pubblico a ministero del notaio Nicoletta Scherillo in data 1° aprile 2009 repertorio atti di ultima volontà n. 290, passato agli atti tra vivi con verbale redatto dall’Archivio Notarile di Milano in data (omissis) dicembre 2016 repertorio dell’Archivio n. (omissis), repertori del notaio numero (omissis) raccolta numero (omissis), debitamente registrato e trascritto, prodotto dalla difesa attorea come documento n. 16 allegato alle note autorizzate datate 29 marzo 2017 e depositate telematicamente in pari data..”, e, per l’effetto, “..condannare le convenute, ‘Ente strumentale Croce Rossa Italiana’ e ‘Associazione Italiana della Croce Rossa’, ciascuna in persona del rispettivo legale rappresentante pro tempore, alla restituzione agli odierni attori degli immobili indicati nei punti B), C), D) ed F) del testamento pubblico sopra citato quali successori a titolo particolare del de cuius..” (cfr. punti 3 e 4 del foglio di PC depositato dagli attori all’udienza del 27.2.2020).

Ora: con il testamento olografo a firma di P(omissisF(omissis) datato 28.6.2011, di cui è stata accertata la piena validità ed efficacia per le ragioni sopra esposte, è pacifico ed incontroverso che il testatore abbia chiaramente ed inequivocamente revocato ogni proprio precedente atto mortis causa, ivi compresi, dunque, il testamento pubblico del 2008 e quello successivo del 2009 invocati dagli attori a fondamento delle proprie pretese vantate a titolo particolare sull’eredità del de cuius.

Ebbene: quand’anche si potesse in ipotesi sostenere — come ritenuto dalla difesa attorea — che nella procedura per l’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario da parte della Croce Rossa Italiana, quale soggetto istituito erede dal de cuius nella scheda del 2011, vi siano state irregolarità tali da determinare la perdita del diritto di accettare l’eredità stessa, l’accertamento della validità ed efficacia della scheda testamentaria olografa del 2011 priva in radice di causa petendi l’azione dei sigg.ri YY\ XX\ WW\ JJ e KK volta al recupero dei beni loro precedentemente legati dal F(omissis), poiché non potrebbero comunque mai “rivivere” testamenti definitivamente revocati dal de cuius, quali sono — appunto — quelli del 2008 e del 2009 che costituiscono il titolo delle pretese attoree, cui ha aderito, per quanto di asserita spettanza, la parte intervenuta KK.

Le domande attoree, come anche quelle proposte dalla parte volontariamente intervenuta in giudizio ad adiuvandum, vanno, in definitiva, respinte.

Le spese di lite sono regolate dal principio generale della soccombenza e sono quindi poste a carico di parte attrice e parte intervenuta KK in quote rispettivamente di 4/5 (attori) e 1/5 (KK). La relativa liquidazione è fatta in dispositivo sulla base del valore indeterminato della causa con applicazione dei nuovi parametri di cui al D.M. n. 55/2014 attualmente in vigore, tenuto conto della natura e del pregio dell’attività difensiva svolta (scaglione da € 26.000,01 a € 52.000,00, valori medi per ciascuna delle quattro fasi in cui si è articolato il giudizio).

Il compenso spettante al CTU, dott. Giovanbattista Camerini, liquidato con separato decreto del 18.10.2019 agli atti, viene definitivamente posto a carico degli attori e della parte intervenuta KK, per quote rispettivamente di 4/5 (attori) e 1/5 (intervenuta).

P.Q.M.

Definitivamente decidendo sulla causa n. R.G. 11707/2016, ogni diversa domanda ed eccezione disattesa e respinta:

1) RIGETTA l’impugnazione proposta ex art. 591, comma 2, n. 3 c.c. da YY, XX, WW, e JJ (attori) e da KK (parte intervenuta ad adiuvandum) nei confronti del testamento olografo redatto dal de cuius F(omissis) P(omissis) in data 28.6.2011 e, per l’effetto:

2) RIGETTA ogni altra domanda proposta dagli attori e dalla parte intervenuta ad adiuvandum;

3) CONDANNA parte attrice YY, XX, WW, e JJ nonché l’intervenuta KK a rifondere, rispettivamente per quote di 4/5 (gli attori) e 1/5 (l’intervenuta), alla ASSOCIAZIONE ITALIANA DELLA CROCE ROSSA le spese di lite, che liquida in complessive € 7.254,00 a titolo di compenso professionale, oltre spese generali al 15%, tributi e contributi come per legge;

4) CONDANNA parte attrice YY, XX, WW, e JJ nonché l’intervenuta KK, rispettivamente per quote di 4/5 (gli attori) e 1/5 (l’intervenuta), a rifondere all’ENTE STRUMENTALE ALLA CROCE ROSSA ITALIANA le spese di lite, che liquida in complessive € 7.254,00 a titolo di compenso professionale, oltre spese generali al 15%, tributi e contributi come per legge;

5) CONDANNA parte attrice YY, XX, WW, e JJ nonché l’intervenuta KK, rispettivamente per quote di 4/5 (gli attori) e 1/5 (l’intervenuta), a rifondere alla PUBBLICA ASSISTENZA di (omissis) le spese di lite, che liquida in complessive € 7.254,00 a titolo di compenso professionale, oltre spese generali al 15%, tributi e contributi come per legge;

6) PONE definitivamente a carico di YY, XX, WW, e JJ nonché di KK (nella misura di 1/5 per ciascuno dei nominati) il compenso spettante al CTU, dott. Giovanbattista Camerini, liquidato con separato decreto del 18.10.2019 agli atti.

Così deciso in Bologna nella camera di consiglio della Sezione Prima Civile in data 1 agosto 2020.

Il Presidente estensore

dott.ssa Sonia Porreca

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