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RESPONSABILITA’ SANITARIA ,OMISSIVA ?

MALASANITA’ RAVENNA ,

MALASANITA’ FORLI

MALASANITA’ IMOLA

MALASANITA’ BOLOGNA

MALASANITA’ CESENA

La giurisprudenza di legittimità, anche a Sezioni Unite (Sez. U, n. 38343 del 24/04/2014, Espenhahn, Rv. 261103; Sez. U, n. 30328 del 10/07/2002, Franzese, Rv. 222138 Espenhanh, 2014) ha ripetutamente chiarito che anche nell’ambito della causalità omissiva vale la regola di giudizio della ragionevole, umana certezza; e che tale apprezzamento va compiuto tenendo conto: da un lato, delle informazioni di carattere generalizzante afferenti al coefficiente probabilistico, che assiste il carattere salvifico delle misure doverose appropriate; e, dall’altro, delle contingenze del caso concreto; e, dunque, adegua al caso concreto le informazioni statistiche generalizzanti.

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Ed ha aggiunto altresì che la regola di giudizio, compendiata nella formula “al di là di ogni ragionevole dubbio” – propria del processo penale – impone di pronunciare condanna a condizione che il dato probatorio acquisito lasci fuori soltanto eventualità che, pur astrattamente formulabili e prospettabili come possibili in rerum natura, siano remote, nel senso che l’effettiva realizzazione di dette eventualità, nella fattispecie concreta, risulti priva del benchè minimo riscontro nelle emergenze processuali.

news/responsabilita-medica-e-struttura-sanitaria-ricorso-ex-art-702-cpc.html

Gli ermellini hanno, infatti, ricordato che nei giudizi per responsabilità medica sussistono due diversi nessi di causalità: il primo riguarda l’evento dannoso; il secondo riguarda l’impossibilità di adempiere. Soltanto dopo aver dimostrato l’esistenza del primo ciclo causale, si andrà a valutare l’esistenza o meno del secondo. Ebbene, il danneggiato dall’evento di malpractice medica è onerato dal dimostrare il nesso di causalità tra il fatto e l’evento dannoso: in particolare, egli deve provare l’esistenza di un nesso di causalità fra l’insorgenza della malattia o il suo aggravamento e la condotta posta in essere dal sanitario. Invece, il danneggiante deve provare che egli non poteva adempiere correttamente: in particolare, il sanitario deve dimostrare l’esistenza di una causa imprevedibile e inevitabile che ha reso impossibile la prestazione.

In considerazione di ciò, ricorda la corte di cassazione, in presenza di cause ignote, si può addebitare il mancato assolvimento dell’onere della prova al danneggiante o al danneggiato a seconda se la causa incognita riguarda l’evento dannoso o riguarda la possibilità di adempiere. In particolare, nel caso in cui rimanga incerta la causa dell’evento dannoso sarà l’attore danneggiato a non aver assolto l’onere della prova sullo stesso gravante; invece, nel caso in cui rimanga incerto il fatto se fosse stato possibile o meno adempiere alla prestazione (e quindi se la condotta omessa dal sanitario avrebbe o meno impedito l’evento dannoso) sarà il convenuto danneggiante a non aver assolto l’onere della prova sullo stesso gravante.

Occorre in questa sede ribadire che la valutazione controfattuale, demandata al giudice di merito, deve avvenire rispetto al “singolo comportamento storico”, alla “singola situazione storica” e alla “singola conseguenza storica” (Sez. 4, n. 30469 del 13/06/2014, Jann, Rv. 262239).

I termini di fatto ai quali deve riferirsi il giudice penale, nel verificare la sussistenza di elementi indicativi della riferibilità causale dell’evento alla condotta attiva od omissiva posta in essere dall’agente, sono necessariamente quelli riportati nel capo di imputazione: è il capo di imputazione, infatti, che delinea e delimita la specifica sequenza fenomenologica, nell’ambito della quale si assume che la condotta attesa abbia determinato la verificazione dell’evento dannoso, come realizzatosi.

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In tema di responsabilità medica, ai fini dell’accertamento del nesso di causalità è necessario individuare tutti gli elementi concernenti la causa dell’evento, in quanto solo la conoscenza, sotto ogni profilo fattuale e scientifico, del momento iniziale e della successiva evoluzione della patologia consente l’analisi della condotta omissiva colposa addebitata al sanitario per effettuare il giudizio controfattuale e verificare se, ipotizzandosi come realizzata la condotta dovuta, l’evento lesivo sarebbe stato evitato al di là di ogni ragionevole dubbio (Sez. 4, n. 43459 del 04/10/2012, Albiero, Rv. 255008).

Nei reati omissivi impropri, la valutazione concernente la riferibilità causale dell’evento lesivo alla condotta omissiva che si attendeva dal soggetto agente, deve avvenire rispetto alla sequenza fenomenologica descritta nel capo d’imputazione, di talchè, nelle ipotesi di omicidio o lesioni colpose in campo medico, il ragionamento controfattuale deve essere svolto dal giudice di merito in riferimento alla specifica attività (diagnostica, terapeutica, di vigilanza e salvaguardia dei parametri vitali del paziente o altro) che era specificamente richiesta al sanitario e che si assume idonea, se realizzata, a scongiurare l’evento lesivo, come in concreto verificatosi, con alto grado di credibilità razionale (Sez. 4, n. 30469 del 2014 cit.).

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