prelievo dal conto corrente prima del decesso, indagine bancaria defunto

L'erede (1) può chiedere il riconoscimento della sua qualità ereditaria contro chiunque possiede tutti o parte dei beni ereditari (2) a titolo di erede o senza titolo alcuno (3), allo scopo di ottenere la restituzione dei beni medesimi

L’erede (1) può chiedere il riconoscimento della sua qualità ereditaria contro chiunque possiede tutti o parte dei beni ereditari (2) a titolo di erede o senza titolo alcuno (3), allo scopo di ottenere la restituzione dei beni medesimi

Cosa succede delle somme che uno degli eredi o un terzo ha prelevato dal conto del defunto prima della sua morte?
Se le somme vengano prelevati dal conto corrente intestato al de cuius prima dell’apertura della successione, questi non si considerano ricompresi nell’asse ereditario (Cassazione Civile, Sezione Terza, ordinanza n. 8611 del 9 aprile 2018), dunque, non potranno considerarsi beni ereditari: ciò che l’erede può reclamare con l’hereditatis petitio – azione nella quale l’erede non subentra al de cuius, ma che a lui viene attribuita ex novo – sono i beni nei quali egli è succeduto mortis causa al defunto, ossia i beni che, al tempo dell’apertura della successione, erano compresi nell’asse ereditario (cfr. Cass., Sez. 2, 2 agosto 2001, n. 10557; Cass., Sez. 2, 16 gennaio 2009, n. 1074); ne consegue che l’azione non può essere esperita per far ricadere in successione somme di denaro che l’ereditando abbia, prima della sua morte, rimesso a mezzo assegni bancari, senza una apparente causa giustificativa, al futuro erede e che questi abbia o abbia avuto nella disponibilità, non già a titolo di erede o senza titolo alcuno, bensì in forza di un titolo giuridico preesistente ed indipendente rispetto alla morte del de cuius (cfr. Cass., Sez. 2, 23 ottobre 1974, n. 3067; Cass., Sez. 2, 19 marzo 2001, n. 3939)…”. – deve dunque affermarsi la competenza per territorio del Tribunale di Chieti – Sezione distaccata di Ortona, avanti il quale la causa dovrà essere riassunta nel termine previsto dall’art. 50 c.p.c. e che provvederà anche alla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

Della responsabilità genitoriale e dei diritti e doveri del figlio, Concorso nel mantenimento     Condotta del genitore pregiudizievole ai figliDei diritti e doveri del figlio

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Condotta del genitore pregiudizievole ai figliDei diritti e doveri del figlio

 

Anche i prelievi effettuati prima della morte del de cuius possono essere contestati dagli eredi.

SI PUO’ ESPERIRE L’AZIONE DI CUI ALL’ART 533 CC?

L’erede (1) può chiedere il riconoscimento della sua qualità ereditaria contro chiunque possiede tutti o parte dei beni ereditari (2) a titolo di erede o senza titolo alcuno (3), allo scopo di ottenere la restituzione dei beni medesimi
L’azione è imprescrittibile [948, 2934 c.c.], salvi gli effetti dell’usucapione rispetto ai singoli beni (5).
Infatti La petizione di eredità e l’azione di accertamento della qualità di erede differiscono tra loro in quanto, pur condividendo l’accertamento della qualità ereditaria, la prima è azione necessariamente recuperatoria, volta ad ottenere la restituzione dei beni ereditari da chi li possegga a titolo di erede o senza titolo, mentre l’altra è azione essenzialmente dichiarativa, eventualmente corredata da domanda accessoria di condanna non attinente alla restituzione dei beni ereditari. Pertanto, l’azione di accertamento della qualità di coerede, proposta nei confronti di chi possegga i beni ereditari a titolo di erede, corredata dalla domanda di rendiconto della gestione e corresponsione dei relativi frutti, non integra “petitio hereditatis”, ma costituisce azione di accertamento con domanda accessoria di condanna

È noto in merito il dibattito dottrinale sul punto se il chiamato sia da considerarsi possessore in senso proprio dei beni dell’asse, in virtù di un meccanismo che richiama ancora la saisine francese (così tra gli altri Ferri, Disposizioni generali sulle successioni, 3a ed., in Comm. Scialoja-Branca, Bologna-Roma, 1997, p. 125, il quale sottolinea che la trasmissione avverrebbe ipso iure come per l’erede, indipendentemente dal fatto che vi sia stato un materiale impossessamento; cfr. anche Cass. n. 1741/2005), o se sia semplicemente legittimato all’esercizio delle azioni possessorie a prescindere dalla materiale apprensione dei beni dell’asse, come sembra potersi dedurre dal tenore letterale dell’art. 460, comma 1°, c.c., e dalla relazione al codice (Bonilini, op. cit., p. 98; e, in giurisprudenza, Cass. n. 3018/2005; Cass. n. 4991/2002; Cass. 11831/1992; v. anche Cass. n. 5747/1987). Q

l’ obbligo di collazione sorge automaticamente al momento dell’apertura della successione, a prescindere da un’espressa domanda dei condividenti e si realizza per i mobili, mediante imputazione e, per il denaro, mediante il prelievo di una minor quantità di denaro che si trova nell’eredità da parte del soggetto tenuto al conferimento; nel caso di insufficienza delle somme, mediante il prelevamento da parte degli altri coeredi, di beni mobili o immobili ereditari, in proporzione delle quote rispettive, sempre che il donatario non intenda conferire altro denaro o titoli di Stato.