paziente danneggiato, deve limitarsi a provare ?

l’esistenza del contratto (o del contatto sociale) e l’insorgenza o l’aggravamento della patologia

 

MALASANITA-P-FARMACI-ERRORE-

la legge non dispone che per l’avvenire ?

Sulla base del principio generale, secondo il quale la legge non dispone che per l’avvenire (art. 11 delle disposizioni sulla legge in generale), a tale disposizione non può tuttavia essere riconosciuta efficacia retroattiva, non trattandosi di norma interpretativa e non essendo prevista alcuna disposizione di diritto intertemporale (si vedano Trib. Bologna Sentenza n. 2054/2017, est. Arceri; Trib. Roma, sez. XIII, 04.10.2017).

Quanto alla disciplina previgente?

 l’articolo 3, comma 1, della L. 189/2012 prevedeva che “..L’esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve. In tali casi resta comunque fermo l’obbligo di cui all’articolo 2043 del codice civile. Il giudice, anche nella determinazione del risarcimento del danno, tiene debitamente conto della condotta di cui al primo periodo..”.

Al riguardo, questo Tribunale ha aderito all’orientamento maggioritario, sostenuto anche dalla giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass. 19.02.2013 n. 4030), secondo il quale il riferimento all’art. 2043 c.c., contenuto nella norma sopra citata, non ha mutato i connotati salienti della responsabilità medica in ambito civile, che resta, sia per quanto riguarda il sanitario che ha operato, sia per ciò che riguarda la struttura sanitaria, di natura contrattuale (la tesi contraria è stata sostenuta da parte della giurisprudenza di merito: Trib. Varese, 26.11.2012, n. 1406; Trib. Enna 18.08.2013, n. 252; Trib. Milano 14320/2014).

quale responsabilità contrattuale?

Dalla identificazione della responsabilità oggetto di causa quale responsabilità contrattuale consegue che, ai fini del riparto dell’onere probatorio, l’attore, paziente danneggiato, deve limitarsi a provare l’esistenza del contratto (o del contatto sociale) e l’insorgenza o l’aggravamento della patologia e ad allegare l’inadempimento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato, rimanendo invece a carico del debitore dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato, ovvero che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante (si vedano, ex multis, Cass., S.U., 11.01.2008, n. 577; Cass., 16.01.2009, n. 975; Cass., 12.12.2013, n. 27855; Cass., 26.02.2013, n. 4792; Cass., 20.10.2014 n. 22222; Cass., 20.10.2015, n. 21177, Cass 13.10.2017 n. 24073).

L’attore danneggiato è, dunque, esonerato dal provare la negligenza del sanitario, potendosi limitare ad allegare condotte imperite attive od omissive del medico, quali species dell’inadempimento degli obblighi assunti con il contatto sociale ovvero con il contratto di spedalità (anche di recente Cass., sezione III, n. 26517 del 9.11.2017 ha ribadito che: «..in tema di responsabilità medica non è onere dell’attore provare la colpa del medico, ma è onere di quest’ultimo provare di avere tenuto una condotta diligente..»).

Ciò premesso, nel corso del presente giudizio è stata disposta C.T.U. medico – legale, affidata al Prof. A(omissis) G(omissis), specialista in medicina legale, e al Dott. V(omissis) N(omissis) R(omissis), specialista in neurochirurgia, allo scopo di valutare «..quali fossero le condizioni dell’attrice prima dell’intervento per cui è causa; se tale intervento sia stato corretto quanto alla scelta della tecnica chirurgica e all’esecuzione; se i disturbi successivamente lamentati dalla paziente siano causalmente ricollegabili, in tutto o in parte, a condotte colpose eventualmente riscontrate in capo al professionista ovvero alla struttura convenuta e in quale misura; se risulti che l’attrice si sia attenuta alle prescrizioni post – operatorie o se, al contrario, una eventuale condotta negligente della stessa abbia concorso a determinare i danni lamentati..» e di quantificare, in caso di riscontrata malpractice medica, il danno alla salute subito dall’attrice causalmente ricollegabile alla condotta del medico, in termini di invalidità temporanea e permanente, tenendosi conto, nella quantificazione dei postumi permanenti, della pregressa patologia che affliggeva l’attrice prima dell’intervento. Infine, è stato chiesto al C.T.U. di valutare se, e in che misura, le lesioni causalmente ascrivibili all’intervento influiscano negativamente sullo svolgimento delle mansioni di collaboratrice domestica.

AVVOCATO-ERRORE-MEDICO-

news/responsabilita-medica-e-struttura-sanitaria-ricorso-ex-art-702-cpc.html

 

  1. R.G. 14360/2015

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE ORDINARIO di BOLOGNA

TERZA SEZIONE CIVILE

Il Tribunale, nella persona del Giudice dott. Cinzia Gamberini

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile di I Grado iscritta al n. r.g. 14360/2015 promossa da:

XX, con il patrocinio dell’avv. Arianna Pettazzoni e dell’avv. Pasqualino Vilia via Archimede, 156 Ragusa, elettivamente domiciliato in via Santo Stefano, 16 Bologna, presso il difensore avv. Arianna Pettazzoni

ATTORE

malasanita-ospedali-avvocato-esperto-Bologna-

avvocato malasanita’ Bologna

contro

recte : Casa di Cura privata ] VILLA ALFA SRL, con il patrocinio dell’avv. Francesca Di Marco e dell’avv. Giovanni Berti Arnoaldi Veli via Solferino, 11 Bologna; elettivamente domiciliato in via Spagnuolo, 131 Ravenna, presso il difensore avv. Francesca Di Marco

YY, con il patrocinio dell’avv. Antonella Rizzi, elettivamente domiciliato in c/o avv. Ghetti, Forlì, presso il difensore avv. Antonella Rizzi

CONVENUTI

CONCLUSIONI

Per XX

Voglia l’Ill.mo Tribunale adito, ogni contraria istanza, eccezione ed argomentazione disattesa:

1) accertare e dichiarare che la signora XX nel mese di dicembre 2013 è stata ricoverata presso la casa di cura “Villa Alfa” ove ha subito un intervento di artrodesi postero – laterale con viti interpeduncolari e barre in titanio L3 – L4 – L5 giusto quanto descritto nella cartella clinica e nel certificato del 28.10.2013 a firma del Dott. YY, allegato alla detta cartella;

2) accertare e dichiarare che l’intervento di cui al punto 1 è stato eseguito dal neurochirurgo Dott. YY e che la signora XX, a seguito di tale intervento, ha subito un notevole aggravamento del proprio stato di salute, come meglio descritto in narrativa;

3) accertare e dichiarare l’esistenza del nesso di causalità tra i danni fisici subiti dall’attrice e l’intervento chirurgico eseguito dal Dott. YY e, di conseguenza, la di lui responsabilità professionale nella causazione dei detti danni, per i motivi dedotti in premessa e, per l’effetto, condannare il Dott. YY e l’Ospedale “Villa Alfa” s.r.l., in solido tra loro, sebbene a diverso titolo, a risarcire alla signora XX la somma complessiva di € 151.048,29 di cui € 55.247,00 a titolo di danno biologico con massima personalizzazione ed € 95.801,29 per danno incidente sulla capacità lavorativa generica e specifica dell’attrice, oltre interessi e rivalutazione dal dì del sinistro fino all’effettivo soddisfo, oltre l’importo di € 5.000,00 oltre C.P. e I.V.A. al 22% del C.T.P. Dott. V. C(omissis) ed oltre il risarcimento dei danni ex art. 96, comma 3, c.p.c., da valutarsi in via equitativa.

Con vittoria di spese e compensi oltre accessori di legge da distrarsi in favore del sottoscritto procuratore che si dichiara antistatario.”.

Per VILLA ‘ALFA’ SRL

Piaccia all’Ill.mo Tribunale adito, contrariis reiectis, così giudicare:

Nel merito: a) in via principale: respingere integralmente le domande proposte da parte attrice nei confronti di Villa Alfa Srl in quanto infondate in fatto e in diritto e dichiarare Villa Alfa Srl esente da ogni responsabilità, condannando gli attori a rifondere alla concludente spese, diritti ed onorari di causa; b) in via subordinata: nella denegata e non creduta ipotesi in cui il Tribunale adito accertasse e dichiarasse il diritto di parte attrice a vedersi risarcire per i presunti lamentati danni in conseguenza dei fatti di causa, condannare il dott. YY, quale esclusivo responsabile delle condotte mediche contestate; c) in via ulteriormente subordinata: nella denegata e non creduta ipotesi in cui Villa Alfa Srl dovesse essere ritenuta responsabile di alcunché in relazione alle contestazioni formulate da parte attrice, anche in via solidale con il dott. YY, accertare le rispettive porzioni di responsabilità delle parti convenute e terzo chiamato, limitando l’eventuale condanna di Villa Alfa Srl alla quota di sua competenza e, in ogni caso, condannare il dott. YY a rimborsare Villa Alfa Srl di ogni somma che la medesima fosse tenuta a corrispondere all’attrice, in forza del vincolo della solidarietà passiva, in eccesso rispetto a quanto risulterebbe dovuto in dipendenza della sua eventuale quota di responsabilità e/o di apporto causale; d) in via parimenti subordinata: nella denegata ipotesi in cui il Tribunale adito accertasse e dichiarasse una qualsivoglia responsabilità, in tutto o in parte, di Villa Alfa srl per i fatti di cui è causa, dichiarare: – il dott. YY tenuto a manlevare e tenere indenne Villa Alfa Srl da quanto quest’ultima sarà eventualmente obbligata a pagare in conseguenza di accertate responsabilità del primo in relazione alle contestazioni avversarie e, per l’effetto, condannarlo al pagamento di quanto eventualmente dovuto dalla casa di cura Villa Alfa in favore di parte attrice relativamente alle prestazioni mediche allo stesso riconducibili.

Con vittoria di spese, diritti ed onorari di causa.“.

Per YY

Voglia l’Ill.mo Tribunale adito, disattesa ogni contraria istanza, eccezione e deduzione e previe tutte le declaratorie occorrenti ed opportune, così giudicare:

NEL MERITO Rigettare le domande tutte formulate dalla signora XX e da Villa Alfa s.r.l., in quanto infondate in fatto ed in diritto.

Con vittoria di spese, competenze ed onorari del giudizio.

IN VIA ISTRUTTORIA Si rinnova la richiesta già effettuata all’udienza del 16 maggio 2019 di rinnovazione della CTU in quanto i chiarimenti resi dai CTU nominati si sono rivelati superficiali e tautologici, tanto da manifestare palesi e gravi discrepanze ed incongruenze rispetto al contenuto della cartella clinica della paziente. Si rinnova la richiesta già effettuata sin dall’apertura delle operazioni peritali di esecuzione di elettromiografia sulla paziente, affetta da malattia degenerativa, in quanto unico strumento utile agli accertamenti necessari per i fini di causa.

IN OGNI CASO Con vittoria di spese, competenze ed onorari, nonché spese di CTU.“.

Concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione

Con atto di citazione notificato in data 30.09.2015, la signora XX ha convenuto in giudizio il Dott. YY e Villa ‘Alfa’ s.r.l. per accertare la responsabilità professionale del medico nella causazione dei danni derivati alla parte attrice dall’intervento eseguito dal Dott. YY in data 11.12.2013 presso la struttura Villa ‘Alfa’ di Bologna e sentire entrambi i convenuti condannati, in via solidale tra loro, al risarcimento dei danni subiti nella misura di € 172.0001,00 (poi rettificata in € 151.048,29 all’esito della consulenza tecnica d’ufficio) calcolati applicando le Tabelle in uso presso il Tribunale di Milano, ovvero la maggiore o minore somma ritenuta secondo giustizia o secondo equità, il tutto con interessi legali e rivalutazione dal dovuto al soddisfo.

In particolare l’attrice, affetta da discopatia degenerativa, lamenta di essersi sottoposta, presso Villa ‘Alfa’, ad intervento di “artrodesi lombare e lombosacrale con approccio posteriore” eseguito dal dott. YY in data 11.12.2013, e di aver riportato in esito a detto intervento una “..sofferenza radicolare lombare distale riferibile a mal posizionamento di vite trans peduncolare..” (cfr. relazione medico legale di parte, doc. 3 di parte attrice) attestante una condotta professionale difforme dalle regole di buona arte medica.

L’attrice muove, quindi, una censura inerente la non corretta esecuzione dell’intervento chirurgico da parte del Dott. YY, che non avrebbe risolto la pregressa patologia, dalla quale l’attrice medesima era affetta, per aver adottato un’errata tecnica chirurgica, oltre che “..per non aver informato la paziente di quanto accaduto e … non aver provveduto precocemente alla correzione dell’errato posizionamento della vite che avrebbe garantito una migliore condizione di vita..”(cfr. pag. 6 atto di cit.).

Si è costituito in giudizio il Dott. YY contestando ogni addebito e chiedendo il rigetto della domanda attorea per infondatezza in fatto e in diritto.

Si è costituita in giudizio anche Villa ‘Alfa’ s.r.l. contestando, nel merito, tutte le censure attoree e chiedendo il rigetto della domanda per infondatezza in fatto e in diritto.

Assegnati i termini per le memorie ex art. 183, comma VI, c.p.c., la causa è stata istruita mediante acquisizioni documentali ex art. 210 c.p.c. e l’espletamento di C.T.U. medico legale affidata al Prof. A(omissis) G(omissis), specialista in medicina legale, e al Dott. V(omissis) N(omissis) R(omissis), specialista in neurochirurgia.

A seguito della produzione attorea, previo ordine di esibizione, di ulteriore immagine e referto radiologici datati 02.07.2014, è stato richiesto al C.T.U. di esprimersi nuovamente in relazione al quesito posto con l’incarico peritale, confermando o modificando le conclusioni espresse con l’elaborato depositato in data 01.12.2017.

Successivamente al deposito dell’integrazione peritale, avvenuto in data 13.05.2019, le parti, all’udienza in data 04.07.2019, precisavano le conclusioni e la causa veniva trattenuta in decisione con assegnazione dei termini ex art. 190 c.p.c.

*

La domanda di parte attrice è fondata nei limiti di cui segue.

Preliminare alla valutazione circa la sussistenza di eventuali danni patiti dall’attrice a causa dell’intervento chirurgico del 11.12.2013, è l’inquadramento giuridico della natura della responsabilità sanitaria, materia che è stata interessata da due recenti interventi riformatori: dapprima la L. n. 189 del 08.11.2012, di conversione del D.L. n. 158 del 13.09.2012 (c.d. decreto Balduzzi) e successivamente la L. n. 24 del 08.03.2017 (c.d. legge Gelli-Bianco).

Quest’ultimo intervento normativo ha introdotto significative novità circa la natura della responsabilità dell’esercente la professione sanitaria, lasciando invece immutata la responsabilità contrattuale della struttura ospedaliera. L’art. 7, comma 3, della legge n. 24/2017 ha, infatti, espressamente previsto che, nei casi previsti dai commi 1 e 2 dello stesso art. 7 (riferibili ai medici dipendenti di strutture sanitarie pubbliche o private, ovvero che operino in regime di libera professione intramuraria ovvero nell’ambito di attività di sperimentazione e di ricerca clinica ovvero in regime di convenzione con il Servizio sanitario nazionale), l’esercente la professione sanitaria risponde del proprio operato ai sensi dell’art. 2043 c.c., tranne che nei casi in cui abbia agito nell’adempimento di un’obbligazione contrattuale assunta con il paziente.

Sulla base del principio generale, secondo il quale la legge non dispone che per l’avvenire (art. 11 delle disposizioni sulla legge in generale), a tale disposizione non può tuttavia essere riconosciuta efficacia retroattiva, non trattandosi di norma interpretativa e non essendo prevista alcuna disposizione di diritto intertemporale (si vedano Trib. Bologna Sentenza n. 2054/2017, est. Arceri; Trib. Roma, sez. XIII, 04.10.2017).

Quanto alla disciplina previgente, l’articolo 3, comma 1, della L. 189/2012 prevedeva che “..L’esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve. In tali casi resta comunque fermo l’obbligo di cui all’articolo 2043 del codice civile. Il giudice, anche nella determinazione del risarcimento del danno, tiene debitamente conto della condotta di cui al primo periodo..”.

Al riguardo, questo Tribunale ha aderito all’orientamento maggioritario, sostenuto anche dalla giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass. 19.02.2013 n. 4030), secondo il quale il riferimento all’art. 2043 c.c., contenuto nella norma sopra citata, non ha mutato i connotati salienti della responsabilità medica in ambito civile, che resta, sia per quanto riguarda il sanitario che ha operato, sia per ciò che riguarda la struttura sanitaria, di natura contrattuale (la tesi contraria è stata sostenuta da parte della giurisprudenza di merito: Trib. Varese, 26.11.2012, n. 1406; Trib. Enna 18.08.2013, n. 252; Trib. Milano 14320/2014).

Dalla identificazione della responsabilità oggetto di causa quale responsabilità contrattuale consegue che, ai fini del riparto dell’onere probatorio, l’attore, paziente danneggiato, deve limitarsi a provare l’esistenza del contratto (o del contatto sociale) e l’insorgenza o l’aggravamento della patologia e ad allegare l’inadempimento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato, rimanendo invece a carico del debitore dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato, ovvero che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante (si vedano, ex multis, Cass., S.U., 11.01.2008, n. 577; Cass., 16.01.2009, n. 975; Cass., 12.12.2013, n. 27855; Cass., 26.02.2013, n. 4792; Cass., 20.10.2014 n. 22222; Cass., 20.10.2015, n. 21177, Cass 13.10.2017 n. 24073).

L’attore danneggiato è, dunque, esonerato dal provare la negligenza del sanitario, potendosi limitare ad allegare condotte imperite attive od omissive del medico, quali species dell’inadempimento degli obblighi assunti con il contatto sociale ovvero con il contratto di spedalità (anche di recente Cass., sezione III, n. 26517 del 9.11.2017 ha ribadito che: «..in tema di responsabilità medica non è onere dell’attore provare la colpa del medico, ma è onere di quest’ultimo provare di avere tenuto una condotta diligente..»).

Ciò premesso, nel corso del presente giudizio è stata disposta C.T.U. medico – legale, affidata al Prof. A(omissis) G(omissis), specialista in medicina legale, e al Dott. V(omissis) N(omissis) R(omissis), specialista in neurochirurgia, allo scopo di valutare «..quali fossero le condizioni dell’attrice prima dell’intervento per cui è causa; se tale intervento sia stato corretto quanto alla scelta della tecnica chirurgica e all’esecuzione; se i disturbi successivamente lamentati dalla paziente siano causalmente ricollegabili, in tutto o in parte, a condotte colpose eventualmente riscontrate in capo al professionista ovvero alla struttura convenuta e in quale misura; se risulti che l’attrice si sia attenuta alle prescrizioni post – operatorie o se, al contrario, una eventuale condotta negligente della stessa abbia concorso a determinare i danni lamentati..» e di quantificare, in caso di riscontrata malpractice medica, il danno alla salute subito dall’attrice causalmente ricollegabile alla condotta del medico, in termini di invalidità temporanea e permanente, tenendosi conto, nella quantificazione dei postumi permanenti, della pregressa patologia che affliggeva l’attrice prima dell’intervento. Infine, è stato chiesto al C.T.U. di valutare se, e in che misura, le lesioni causalmente ascrivibili all’intervento influiscano negativamente sullo svolgimento delle mansioni di collaboratrice domestica.

La C.T.U., le cui conclusioni vanno integralmente richiamate e accolte, per l’ampiezza, logicità e coerenza tecnica dell’impianto motivazionale che le sorregge, ha innanzitutto concluso in senso affermativo in merito alla responsabilità evocata da parte attrice, esprimendo, in relazione ai quesiti posti dall’incarico peritale, le seguenti

CONCLUSIONI MEDICO-LEGALI

«1) CONDIZIONI PRE-OPERATORIE.

Si trattava di una paziente dell’età di 56 anni all’epoca dei fatti con una storia clinica di prolungati disturbi dolori al rachide lombare con irradiazione glutea che non rispondeva alla terapia medica. Il quadro RMN del 2013 evidenzia una condizione caratterizzata da discopatie multiple; tale elemento unitamente alla sintomatologia rendevano ragionevolmente prospettabile un condizione di instabilità vertebrale e ciò ha portato all’indicazione chirurgica. Non risultano altri elementi di patologia rilevante.

2) ADEGUATEZZA DELLA STRATEGIA CHIRURGICA E DELLA TECNICA.

Facendo riferimento a quanto segnalato, il tipo di intervento è da considerare coerente con il quadro clinico. D’altro canto, tale punto non è stato posto in discussione.

Rispetto al secondo aspetto, sono da farsi le seguenti osservazioni. In primo luogo, nell’immediato post-operatorio comparvero disturbi all’arto inferiore destro stante la segnalazione di formicolii e deficit stenici alla gamba e/o al piede di destra (la descrizione è alquanto sommaria anche nel diario medico ove, in sostanza, non risulta un esame clinico neurologico dettagliato). Si tratta di disturbo differente da quelli descritti nella fase preoperatoria.

Si rammenta che l’esame obiettivo di ingresso documentò “Ipoestesia radicolare L5 bilaterale (dolorosa-termica-tattile). Lieve deficit della flessione dorsale del V dito del piede sinistro”.

Non risultano approfondimenti strumentali mirati nell’immediatezza. Peraltro una TAC del 1 ottobre 2014 ha evidenziato una posizione anomala della vite transpeduncolare destra di L5, reperto direttamente osservato sulle immagini radiologiche e si riportano i dettagli di diretto interesse.

In definitiva, vi è la documentazione obiettiva della posizione anomala della vite e vi è una piena congruenza dei sintomi di irritazione della radice L5 destra con la posizione della vite medesima. Non vi sono elementi di apprezzamento tecnico che permettano di prospettare il dislocamento della vite in una fase successiva all’intervento, di modo che si deve concludere che tale evento derivò da una procedura chirurgica non corretta.

3-4) RIFERIBILITÀ DEI DISTURBI E FASE POST-OPERATORIA

Per quanto riguarda il punto 3) del quesito si rimanda al paragrafo precedente. Rispetto al punto 4) non risultano elementi storico-clinici che permettano di ipotizzare eventi anomali nel decorso clinico. È impossibile ricostruire a posteriori l’aderenza della paziente alle cure. Peraltro, vi sono controlli clinici a cura del medesimo Dr. YY recanti prescrizione di terapie usuali per queste evenienze. Come precedentemente segnalato, la comparsa del disturbo lateralizzato all’arto inferiore destro (gamba e piede) nell’immediatezza del fatto è circostanza pienamente congruente con una lesione della radice L5 destra a immediata insorgenza e questo rende superfluo ipotizzare nella genesi del disturbo attuale eventi del tutto ipotetici come il dislocamento successivo della sola vite destra.

5-6) QUANTIFICAZIONE DEL DANNO. INTERFERENZE LAVORATIVE

La sintomatologia soggettiva oggi descritta dalla Sig.ra XX comprende una serie di sintomi dolorosi localizzati al rachide lombare e altri che interessano l’arto inferiore destro in particolare la gamba e il piede. Il primo gruppo di sintomi sono da ricondurre alla patologia degenerativa cronica rachidea e non possono essere qui presi in considerazione. È da considerare, per i motivi precedentemente richiamati, la sintomatologia dell’arto inferiore destro che presenta nella sostanza un deficit di forza a carico dell’estensore proprio dell’alluce, estensore comune delle dita e del tibiale anteriore, con ipovalidità del riflesso achilleo e aree di ridotta sensibilità tattile al dorso del piede e alla faccia laterale della gamba. Nell’insieme il quadro è riconducibile al territorio del nervo sciatico popliteo esterno. Secondo le recenti indicazioni della Società Italiana di Medicina legale (cfr. SIMLA (a c. di). Linee guida per la valutazione medico-legale del danno alla persona in ambito civilistico. 2016, Milano, Giuffrè, pag. 295), la paralisi completa di questo tronco nervoso prevede una valutazione pari al 22% come danno biologico. È di tutta evidenza che il quadro clinico attuale è lontano dalla paralisi completa e si presenta anche attenuato rispetto quello descritto nella relazione valutativa del dr. V. C(omissis), risalente a due anni prima di questo accertamento.

Di fatto, la condizione attuale è da valutare nell’ordine del quindici per cento come danno biologico.

Non è sostanzialmente possibile definire un periodo di inabilità temporanea specificamente legato al deficit nervoso periferico, in assenza di documentazione clinica sufficientemente descrittiva. Infatti, la certificazione prodotta dal Dr. YY non reca traccia di sintomatologia a carico dell’arto inferiore destro né prescrizioni dedicate a questo problema; prescrizioni di questa natura sono state formulate solo dal secondo neurochirurgo consultato ma in una fase ormai lontana dagli eventi (Dr. S(omissis), luglio 2014). In sostanza, la fase di recupero fu assorbita da quella connessa all’intervento chirurgico sulla colonna vertebrale, stabilizzandosi progressivamente nel corso dei mesi ma senza che (indipendentemente dalla certificazione del Dr. YY) siano disponibili fonti documentali sufficienti a individuare fasi di cura dedicate a questo distretto.

Per quanto riguarda i riflessi sull’attività lavorativa di domestica, non vi è dubbio che il deficit motorio residuato costituisca un fattore di difficoltà considerando le esigenze e di movimento connesse a questa attività lavorativa; è da considerare tuttavia che il quadro disfunzionale del rachide lombare ha un ruolo altrettanto rilevante nel condizionare negativamente la possibilità di svolgere un’attività che richiede stazione eretta prolungata, spostamenti e anche carichi statici e dinamici del rachide lombare. I due fattori concorrono nella limitazione lavorativa pur incidendo su distretti differenti ma funzionalmente coordinati.».

Tali valutazioni sono state confermate dai C.T.U. anche nell’integrazione della perizia richiesta successivamente al deposito dell’immagine e del referto radiologici del 02.07.2014: «..Abbiamo esaminato le immagini dell’esame radiografico del 2 luglio 2014. Nella proiezione antero-posteriore si evidenzia una differente angolatura delle viti presenti su L5, essendo l’apice della destra spostato superiormente e medialmente rispetto all’apice della controlaterale; poco vi è da commentare sulla proiezione latero-laterale. Si tratta di un’immagine di per sé non diagnostica, considerando anche i limiti determinati dalla posizione del paziente e quelli intrinseci dalla radiografia standard. Quest’ultima metodica, a differenza dalla TAC, non permette di seguire il percorso della vite all’interno del peduncolo e, quindi, eventuali deviazioni di decorso nel recesso non possono essere colti. L’ambiguità è stata risolta dalla successiva TAC di cui si è ampiamente discusso nella prima relazione alla quale si rimanda per i dettagli. In sostanza, l’esame radiografico di per sé solo non può essere considerato diagnostico ma si deve considerare che nel medesimo periodo erano presenti sintomi neurologici riconducibili alla sofferenza della radice topograficamente correlata alla vite trans-peduncolare destra di L5. Non vi sono, pertanto, motivi per modificare le valutazioni ampiamente illustrate nella relazione precedente.».

Non sussistono, inoltre, a parere di questo giudicante, convincenti elementi a supporto della tesi sviluppata da parte convenuta Dott. YY secondo la quale il dislocamento della vite si sarebbe verificato successivamente all’intervento per causa non imputabile alla condotta del medico. In proposito il C.T.U. ha spiegato che «..Riguardo alla posizione della vite rispetto al peduncolo, è impossibile ipotizzare un suo sposizionamento a distanza dall’intervento. La comparsa dei disturbi al piede destro, motorii e sensitivi fu pressoché immediata e documentata in cartella e bisogna segnalare che vi è piena congruità tra il posizionamento della vite e la sintomatologia lamentata sin dall’esordio (radicolopatia irritativa e deficitaria a carico di L5). L’insieme dei dati rende inevitabile prospettare che si è trattato di un cattivo posizionamento al momento chirurgico.». Invero il C.T.U., nell’integrazione alla perizia, ha precisato che «..la cartella clinica riporta già nel pomeriggio del giorno 11 dicembre la presenza di “formicolio” all’arto inferiore destro, il 12 dicembre si trova la segnalazione del formicolio nel diario infermieristico, mentre in quello clinico si legge di ipostenia del piede destro. Peraltro, la cartella clinica risulta in generale scarsa di dettaglio descrittivo. Di conseguenza, esiste la documentazione clinica, sia pur sintetica di disturbi sensitivi e motori che non erano presenti all’ingresso, allorché fu descritto solo “lieve deficit della flessione dorsale del V dito del piede sinistro”. Ciò premesso, si ricorda comunque che in caso di radicolopatia l’espressività clinica può essere variabile. Il danno può essere maggiore a livello sensitivo o a livello motorio a secondo della porzione radicolare interessata a livello del recesso, considerando l’anatomia della radice (di cui si allega uno schema grafico) in cui confluiscono le componenti motorie e sensitive provenienti dal midollo spinale (quella motoria) e dirette al midollo (quella sensitiva).». Inoltre, rispondendo alle richieste di precisazione formulate dal C.T.P. del convenuto, in ordine alla verifica che nella paziente si fosse verificata la “fusione spinale“, scopo dell’intervento, e a quali fossero i “sintomi neurologici riconducibili alla sofferenza della radice“, il C.T.U. ha chiarito che «..non vi sono evidenze strumentali di mancata spinal fusion nei controlli post intervento. Tale circostanza non appare essere prospettata nel corso delle visite specialistiche successive all’intervento..» e che «..i sintomi sono quelli riportati dal Dr S(omissis) nella visita del 24 luglio 2014, ove si menziona “deficit EPA, ECD Dx (M4)”, per l’appunto riferibili a una sofferenza della radice L5-S1 di destra. I controlli radioscopici non sono stati allegati alla cartella clinica. Si deve rilevare, comunque, che delle sei viti solo una risulta in posizione anomala e ciò pare difficilmente conciliabile con una dislocazione secondaria che, difficilmente, potrebbe coinvolgere un solo elemento di fissazione e non il sistema nel suo complesso.».

A fronte di questo quadro deve dunque essere affermata la responsabilità civile dei convenuti: infatti il nesso di causalità tra la contestata condotta e il suddetto evento, qualificabile come dannoso, risulta dimostrato dalla espletata consulenza medico – legale depositata in atti.

Quanto a Villa ‘Alfa’, non può che richiamarsi l’orientamento della Suprema Corte in ordine al tipo di responsabilità di cui rispondono la Casa di Cura ed il medico in caso di inadempimento delle rispettive obbligazioni nascenti dal complesso rapporto che si instaura con il paziente, a prescindere dalla sussistenza di un inquadramento del sanitario quale lavoratore subordinato dipendente dalla struttura ospedaliera (cfr. Cass. Civ., Sez. 3, 14 giugno 2007, n. 13953: «..Il rapporto che si instaura tra paziente e casa di cura (o ente ospedaliero) ha la sua fonte in un atipico contratto a prestazioni corrispettive con effetti protettivi nei confronti del terzo, da cui, a fronte dell’obbligazione al pagamento del corrispettivo […] , insorgono a carico della casa di cura (o dell’ente), accanto a quelli di tipo “lato sensu” alberghieri, obblighi di messa a disposizione del personale medico ausiliario, del personale paramedico e dell’apprestamento di tutte le attrezzature necessarie, anche in vista di eventuali complicazioni od emergenze. Ne consegue che la responsabilità della casa di cura (o dell’ente) nei confronti del paziente ha natura contrattuale e può conseguire, ai sensi dell’art. 1218 cod. civ., all’inadempimento delle obbligazioni direttamente a suo carico, nonché, in virtù dell’art. 1228 cod. civ., all’inadempimento della prestazione medico-professionale svolta direttamente dal sanitario, quale suo ausiliario necessario pur in assenza di un rapporto di lavoro subordinato, comunque sussistendo un collegamento tra la prestazione da costui effettuata e la sua organizzazione aziendale, non rilevando in contrario al riguardo la circostanza che il sanitario risulti essere anche “di fiducia” dello stesso paziente, o comunque dal medesimo scelto..», ribadita da Cass.18610/2015).

Ciò che rileva, ai fini considerati, è la circostanza che dell’opera del terzo, il debitore originario comunque si avvalga nell’attuazione del rapporto obbligatorio, essendo irrilevante la natura del rapporto sussistente tra ausiliario terzo (medico) e debitore originario (struttura sanitaria pubblica e/o privata).

Le parti convenute vanno pertanto dichiarate responsabili dell’errore medico commesso in occasione dell’intervento chirurgico cui fu sottoposta l’attrice in data 11.12.2013 e conseguentemente condannate — in solido tra loro — al risarcimento dei danni di seguito quantificati.

Peraltro il Dott. YY, in virtù della domanda di regresso effettuata da Villa ‘Alfa’ s.r.l. e non essendo stati individuati specifici elementi di censura a carico della Struttura Ospedaliera ai sensi dell’art.1218 c.c., dovrà rifondere alla medesima le somme da questa corrisposte alla danneggiata.

Nei rapporti interni tra i vari debitori trovano puntuale applicazione gli articoli 1294, 1292, 1298, 1299 del codice civile come segue: a) in base all’art. 1294 se vi sono più debitori essi sono tenuti in solido, se dalla legge o dal titolo non risulta altrimenti; b) secondo l’art. 1292 c.c. in tal caso i debitori sono obbligati tutti per la medesima prestazione, in modo che ciascuno può essere costretto all’adempimento per la totalità; c) secondo l’art. 1298, nei rapporti interni l’obbligazione in solido si divide tra i diversi debitori e le parti di ciascuno si presumono uguali, se non risulta diversamente; d) secondo l’art. 1299, infine, il debitore in solido che ha pagato l’intero debito può ripetere dai condebitori soltanto la parte di ciascuno di essi.

Invero, «..la struttura sanitaria può esercitare l’azione di regresso, sia in tutto che in parte, nei confronti del medico, atteso che quest’ultimo assume la veste di ausiliario di cui si è avvalso il debitore nell’adempimento dell’obbligazione, ex art. 1228 c.c.» (cfr. Trib. Milano, Dott. Spera, 24.06.2010, n. 8333).

La giurisprudenza ha poi più volte riconosciuto che l’azione di regresso sia consentita anche in via anticipata. Risponde, infatti, ad una esigenza di economia processuale che lo stesso Giudice adito dal preteso danneggiato possa giudicare, presente in causa anche un altro dei danneggianti, chiamato in causa dal convenuto, anche della domanda di regresso, ben potendo il regresso essere azionato in via preventiva, ossia in previsione dell’esito positivo dell’azione intrapresa dal danneggiato, valutandone la misura in funzione della rispettiva colpa e dell’entità delle conseguenze che ne sono derivate.

Ciò posto, alla signora XX compete il risarcimento del danno biologico permanente, valutato dal C.T.U. nell’ordine del 15%.

Non è invece possibile definire un periodo di invalidità temporanea, non sussistendo documentazione clinica sufficientemente descrittiva al riguardo, per cui deve ritenersi che la fase di recupero fu assorbita da quella connessa all’intervento chirurgico sulla colonna vertebrale, stabilizzandosi progressivamente, ma senza che sia disponibile documentazione idonea ad individuare fasi di cura dedicate a questo distretto.

Pertanto, in applicazione delle tabelle del Tribunale di Milano relative all’anno 2018, applicabili ratione temporis alla fattispecie (si reputa, infatti, che le norme sostanziali contenute nella legge n. 24/2017 non possano, ex art. 11 preleggi, disciplinare fattispecie verificatesi integralmente prima dell’entrata in vigore della suddetta legge), e tenuto conto dell’età della danneggiata alla data del sinistro (56 anni), il danno risarcibile ammonta a € 38.827,00.

Sulla somma liquidata compete anche il danno provocato dal ritardato pagamento del risarcimento, nell’applicazione degli interessi compensativi al tasso legale sulla somma devalutata al momento del fatto e rivalutata anno per anno (S.U. 1712/1995), così per un totale di € 39.988,00, oltre interessi legali dalla data della presente sentenza al saldo effettivo.

Si ritiene che non competa alla signora XX alcuna personalizzazione dal danno da liquidarsi, non essendo stata allegata, e tanto meno comprovata, alcuna circostanza a supporto di una “peculiare” sofferenza soggettiva e limitazione nelle attività realizzatrici della personalità che sarebbero derivate dall’errore medico. In proposito, vi è da rilevare che con recente sentenza del 7 maggio 2018, n. 10912, la Cassazione ha chiarito come non spetti alcuna personalizzazione del danno, a titolo di risarcimento della componente esistenziale del danno non patrimoniale, laddove le menomazioni e limitazioni rappresentate costituiscano una conseguenza “normale” della menomazione subìta.

Neppure risulta risarcibile l’attrice per difetto di consenso informato, posto che, dalla documentazione in atti (cfr. doc. 2.41 fasc. att.) risulta la sottoscrizione del modulo di consenso informato che attesta il passaggio dal medico alla signora XX delle informazioni relative alle caratteristiche dell’intervento, i benefici e i rischi, nonché le conseguenze dell’intervento stesso.

Né, tanto meno, vi è prova della concreta incidenza della danno alla salute sulla capacità lavorativa generica e specifica, tenuto conto che parte attrice non ha depositato documentazione che attesti l’espletamento di attività lavorativa nel periodo antecedente l’intervento per cui è causa, sicché non appare possibile apprezzare alcuna flessione reddituale correlata al danno alla salute accertato: infatti, la signora XX ha solo documentato (doc. 3 bis fasc. att.) di essere stata a servizio in qualità di collaboratrice domestica della signora M(omissis) G(omissis) O(omissis) dal 07.11.2013 al 06.02.2014, periodo prevalentemente coincidente con la convalescenza post – intervento che lascerebbe presupporre che la stessa abbia lavorato in tale periodo, svolgendo, peraltro, mansioni domestiche e lavori pesanti, attività del tutto incompatibili con il periodo di riposo prescritto dal medico.

Inoltre, sul punto, i C.T.U. hanno spiegato che già anche la pregressa patologia al rachide lombare da cui era afflitta l’odierna attrice esercitava di per sé un «..ruolo altrettanto rilevante nel condizionare negativamente la possibilità di svolgere un’attività che richiede stazione eretta prolungata, spostamenti e anche carichi statici e dinamici del rachide lombare..», al pari di quanto ascrivibile al deficit motorio residuato a seguito della condotta chirurgica contestata, di talché difetta sotto tale specifico profilo adeguata dimostrazione dell’univoca derivazione causale dello specifico danno lamentato rispetto ai fatti contestati. Infatti, come evidenziato dagli stessi CTU, la patologia della signora XX ha carattere degenerativo e dunque non è destinata ad alcuna soluzione, potendosi rimuovere solo alcune delle sintomatologie, ma non la malattia.

Pertanto, in ragione di quanto sopra considerato, alla signora XX compete il risarcimento del solo danno biologico permanente, calcolato in € 39.988,00 all’attualità, oltre interessi legali dalla data della presente sentenza al saldo.

Deve, infine, essere rigettata la domanda formulata da parte attrice di condanna dei convenuti ex art. 96, comma 3, c.p.c., non sussistendone i presupposti.

Tenuto conto della parziale soccombenza delle parti, prevalente per i convenuti, le spese del presente giudizio possono essere compensate in ragione della metà, con condanna dei convenuti in solido tra loro, al pagamento in favore di parte attrice, della residua metà delle spese di lite che si liquidano, per l’intero, in € 9.250,00 per compensi professionali, oltre rimborso forfetario spese generali ex art. 2 D.M. 55/2014, I.V.A. e C.P.A. da distrarsi in favore del procuratore che si è dichiarato antistatario.

Le spese di C.T.U., come già liquidate con separato decreto emesso in data 05.12.2017, e di C.T.P. di parte attrice se documentate e quietanziate, vanno definitivamente poste a carico dei convenuti in solido tra loro.

P.Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando, ogni diversa istanza ed eccezione disattesa o assorbita, così dispone:

– dichiara tenuti e condanna YY e VILLA ‘ALFA’ S.R.L., in solido tra loro, al pagamento, in favore di XX, per i titoli di cui in motivazione, della somma di € 39.988,00 , oltre interessi legali dalla data della presente sentenza al saldo effettivo;

– rigetta ogni altra domanda formulata da parte attrice;

– compensa le spese di giudizio in ragione della metà e condanna le parti convenute, in solido tra loro, al pagamento, in favore dell’attrice, di metà delle spese di lite, da distrarsi a favore del procuratore antistatario che ne ha fatto richiesta, che si liquidano, per l’intero, in € 9.250,00 per compensi professionali, oltre alle spese di CTU e di CTP documentate e quietanzate, oltre IVA C.P.A. e spese generali come per legge;

– dichiara tenuto e condanna YY a rimborsare a VILLA ‘ALFA’ S.R.L., a titolo di regresso, tutti gli importi da quest’ultima versati in dipendenza della presente sentenza, anche a titolo di spese di lite.

Bologna 18.02.2020

Il Giudice

dott. Cinzia Gamberini

Depositata in Cancelleria il \ Pubblicazione del 19 Febbraio 2020

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