Frode nell’esercizio del commercio – Ricorso per Cassazione – Accertamenti tecnici irripetibili – Utilizzabilità – Somministrazione di farmaci vietati – Mandria di bovini – Trattamento sanzionatorio – Determinazione della pena

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Cio’ posto, va ribadito che, in tema di accertamenti tecnici irripetibili, l’attivita’ di esame e di studio espletata oltre il termine di durata delle indagini preliminari dal consulente tecnico del P.M. sulla documentazione e sull’attivita’ tempestivamente compiuta, pur impedendo l’acquisizione della relazione di consulenza al fascicolo del dibattimento, non osta alla formazione della prova a seguito dell’esame dell’ausiliario nel contraddittorio delle parti (Sez. 4, n. 18473 del 06/03/2014, Marataro, Rv. 261961).

Ora, la sentenza impugnata da’ atto che la parte relativa ai prelievi e alle analisi sui bovini e’ stata realizzata nel termine delle indagini preliminari e che le valutazioni espresse dai consulenti del P.M. sono state assunte attraverso l’esame dibattimentale.

Ne discende la piena aderenza della soluzione adottata al quadro normativo di riferimento e alla giurisprudenza di questa Corte.

    1. Il secondo motivo e’ inammissibile, in quanto l’argomento centrale utilizzato dalla sentenza impugnata e, prima, dal Tribunale, per escludere che la somministrazione dei farmaci vietati fosse avvenuta prima dell’ingresso dei bovini nell’allevamento del ricorrente, e’ rappresentato dall’incompatibilita’ tra i valori dei metaboliti dei nitro furani registrati e il tempo trascorso dai bovini delle stalle dell'(OMISSIS), alla luce della curva di decadimento di tali metaboliti nella fibra muscolare.

Ora, il ricorso non illustra ne’ esplicitamente il contenuto delle critiche mosse a tale accertamento, ne’ la loro decisivita’; reitera, in termini generici, la prospettazione di una contaminazione crociata dei farmaci, senza confrontarsi con le argomentazioni sviluppate dalla Corte d’appello, che ne aveva rilevato l’assoluta genericita’ e inverosimiglianza; si concentra sull’argomento, chiaramente utilizzato ad abundantiam e privo di autonomo rilievo, dell’acquisto dei bovini da una pluralita’ di aziende francesi e in momenti distinti.

  1. Il terzo motivo e’ inammissibile sia perche’ prospetta una questione non sottoposta al giudice d’appello, secondo l’incontestata ricostruzione dei motivi di gravame operata dalla sentenza impugnata, e implicante accertamenti fattuali, sia per manifesta infondatezza, dal momento che il delitto di cui all’articolo 516 c.p.e’ un reato di pericolo che punisce la semplice immissione sul mercato di sostanze alimentari non genuine come genuine e, in quanto relativo ad una fase preliminare alla relazione commerciale vera e propria tra due soggetti, rappresenta una forma di tutela anticipata e sussidiaria rispetto a quello di frode in commercio previsto dall’articolo 515 cod. pen.che invece sussiste, nella forma consumata o tentata, nell’ipotesi di materiale consegna della merce all’acquirente o, come nella specie, alla stregua degli accertamenti del Tribunale – non oggetto di puntuale contestazione in appello – di atti univocamente diretti a tale fine (Sez. 3, n. 50745 del 07/06/2016, Cordisco, Rv. 268650; Sez. 3, n. 19625 del 28/02/2003, Gaggi, Rv. 224733).
  2. Il quarto motivo e’ inammissibile, dal momento che la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche e’ giustificata, nella sentenza impugnata, con motivazione (la natura dei falsi e delle frodi, la reiterazione delle condotte delittuose nell’arco di pochi mesi, il numero dei bovini interessati e l’assenza di segni di resipiscenza) esente da manifesta illogicita’, che si sottrae, pertanto, al sindacato di questa Corte (Cass., Sez. 6, n. 42688 del 24/9/2008, Rv. 242419), anche considerato il principio, espressione della consolidata giurisprudenza di legittimita’, secondo cui non e’ necessario che il giudice di merito, nel motivare il diniego della concessione delle attenuanti generiche, prenda in considerazione tutti gli elementi favorevoli o sfavorevoli dedotti dalle parti o rilevabili dagli atti, ma e’ sufficiente che egli faccia riferimento a quelli ritenuti decisivi o comunque rilevanti, rimanendo disattesi o superati tutti gli altri da tale valutazione (Sez. 2, n. 3609 del 18/1/2011, Sermone, Rv. 249163; Sez. 6, n. 34364 del 16/6/2010, Giovane, Rv. 248244).

Tale soluzione si inquadra nella generale cornice interpretativa, la ragion d’essere della previsione normativa delle circostanze attenuanti generiche e’ quella di consentire al giudice un adeguamento, in senso piu’ favorevole all’imputato, della sanzione prevista dalla legge, in considerazione di peculiari e non codificabili connotazioni tanto del fatto quanto del soggetto che di esso si e’ reso responsabile: ne discende che la meritevolezza di detto adeguamento non puo’ mai essere data per scontata o per presunta, si’ da dar luogo all’obbligo, per il giudice, ove questi ritenga invece di escluderla, di giustificarne sotto ogni possibile profilo, l’affermata insussistenza. Al contrario, e’ la suindicata meritevolezza che necessita essa stessa, quando se ne affermi l’esistenza, di apposita motivazione dalla quale emergano, in positivo, gli elementi che sono stati ritenuti atti a giustificare la mitigazione del trattamento sanzionatorio (Sez. 2, n. 38383 del 10/07/2009, Squillace e altro, Rv. 245241; Sez. 1, n. 3529 del 22/09/1993, Stelitano, Rv. 195339).

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE QUINTA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SABEONE Gerardo – Presidente

Dott. MORELLI Francesca – Consigliere

Dott. DE MARZO Giuseppe – rel. Consigliere

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere

Dott. MOROSINI Elisabetta M. – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

(OMISSIS), nato a (OMISSIS);

avverso la sentenza del 14/02/2018 della CORTE APPELLO di TORINO;

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;

udita la relazione svolta dal Consigliere Dr. GIUSEPPE DE MARZO;

udito il Procuratore Generale, in persona della Dr. CESQUI ELISABETTA che ha concluso per il rigetto;

udito il difensore, Avv. (OMISSIS), il quale ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

  1. Con sentenza del 14/02/2018, la Corte d’appello di Torino: a) in parziale riforma della decisione di primo grado, riqualificati i fatti di cui al capo a), come violazioni della L. n. 283 del 1962, articolo 5, lettera a) e d), ha dichiarato non doversi procedere nei confronti di (OMISSIS), per essere il reato estinto per intervenuta prescrizione; b) ha confermato l’affermazione di responsabilita’ per i residui reati di cui agli articoli 81 e 515 c.p., anche nella forma tentata (capo b), articolo 483 c.p. (capo c), articolo 334c.p. (capo d), provvedendo a rideterminare la pena.
  2. Nell’interesse dell’imputato e’ stato proposto ricorso per cassazione, affidato ai seguenti motivi.

2.1. Con il primo motivo si lamentano vizi motivazionali e violazione di legge, per avere la Corte territoriale distinto, discostandosi dalle conclusioni del Tribunale, gli accertamenti, eseguiti dai consulenti del P.M. all’interno del termine di durata delle indagini preliminari, dalle valutazioni successive, in tal modo artificiosamente superando la sanzione dell’inutilizzabilita’ prevista dal legislatore.

2.2. Con il secondo motivo si lamentano vizi motivazionali e violazione di legge, con riguardo alle argomentazioni utilizzate dalla sentenza impugnata per escludere che il trattamento dei bovini fosse intervenuto prima della loro introduzione nell’azienda agricola del ricorrente.

2.3. Con il terzo motivo si lamentano vizi motivazionali e violazione di legge, con riguardo alla mancata riqualificazione dei fatti di tentata frode in commercio all’interno del paradigma normativo dell’articolo 516 c.p..

2.4. Con il quarto motivo si lamentano vizi motivazionali e violazione di legge, in relazione al diniego delle circostanze attenuanti generiche.

CONSIDERATO IN DIRITTO

  1. Il primo motivo e’ infondato.

Va premesso che, trattandosi di questione attinente, secondo il ricorso, a violazioni di norme processuali previste a pena di nullita’ o di inutilizzabilita’, il compito del giudice dell’impugnazione e’ quello di verificare l’osservanza delle prescrizioni, senza essere vincolato alla motivazione della decisione impugnata: cio’ rende privo di rilievo il tema della diversita’ di percorso argomentativo seguito dalla Corte d’appello rispetto al Tribunale.

Cio’ posto, va ribadito che, in tema di accertamenti tecnici irripetibili, l’attivita’ di esame e di studio espletata oltre il termine di durata delle indagini preliminari dal consulente tecnico del P.M. sulla documentazione e sull’attivita’ tempestivamente compiuta, pur impedendo l’acquisizione della relazione di consulenza al fascicolo del dibattimento, non osta alla formazione della prova a seguito dell’esame dell’ausiliario nel contraddittorio delle parti (Sez. 4, n. 18473 del 06/03/2014, Marataro, Rv. 261961).

Ora, la sentenza impugnata da’ atto che la parte relativa ai prelievi e alle analisi sui bovini e’ stata realizzata nel termine delle indagini preliminari e che le valutazioni espresse dai consulenti del P.M. sono state assunte attraverso l’esame dibattimentale.

Ne discende la piena aderenza della soluzione adottata al quadro normativo di riferimento e alla giurisprudenza di questa Corte.

  1. Il secondo motivo e’ inammissibile, in quanto l’argomento centrale utilizzato dalla sentenza impugnata e, prima, dal Tribunale, per escludere che la somministrazione dei farmaci vietati fosse avvenuta prima dell’ingresso dei bovini nell’allevamento del ricorrente, e’ rappresentato dall’incompatibilita’ tra i valori dei metaboliti dei nitro furani registrati e il tempo trascorso dai bovini delle stalle dell'(OMISSIS), alla luce della curva di decadimento di tali metaboliti nella fibra muscolare.

Ora, il ricorso non illustra ne’ esplicitamente il contenuto delle critiche mosse a tale accertamento, ne’ la loro decisivita’; reitera, in termini generici, la prospettazione di una contaminazione crociata dei farmaci, senza confrontarsi con le argomentazioni sviluppate dalla Corte d’appello, che ne aveva rilevato l’assoluta genericita’ e inverosimiglianza; si concentra sull’argomento, chiaramente utilizzato ad abundantiam e privo di autonomo rilievo, dell’acquisto dei bovini da una pluralita’ di aziende francesi e in momenti distinti.

  1. Il terzo motivo e’ inammissibile sia perche’ prospetta una questione non sottoposta al giudice d’appello, secondo l’incontestata ricostruzione dei motivi di gravame operata dalla sentenza impugnata, e implicante accertamenti fattuali, sia per manifesta infondatezza, dal momento che il delitto di cui all’articolo 516 c.p.e’ un reato di pericolo che punisce la semplice immissione sul mercato di sostanze alimentari non genuine come genuine e, in quanto relativo ad una fase preliminare alla relazione commerciale vera e propria tra due soggetti, rappresenta una forma di tutela anticipata e sussidiaria rispetto a quello di frode in commercio previsto dall’articolo 515 cod. pen.che invece sussiste, nella forma consumata o tentata, nell’ipotesi di materiale consegna della merce all’acquirente o, come nella specie, alla stregua degli accertamenti del Tribunale – non oggetto di puntuale contestazione in appello – di atti univocamente diretti a tale fine (Sez. 3, n. 50745 del 07/06/2016, Cordisco, Rv. 268650; Sez. 3, n. 19625 del 28/02/2003, Gaggi, Rv. 224733).
  2. Il quarto motivo e’ inammissibile, dal momento che la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche e’ giustificata, nella sentenza impugnata, con motivazione (la natura dei falsi e delle frodi, la reiterazione delle condotte delittuose nell’arco di pochi mesi, il numero dei bovini interessati e l’assenza di segni di resipiscenza) esente da manifesta illogicita’, che si sottrae, pertanto, al sindacato di questa Corte (Cass., Sez. 6, n. 42688 del 24/9/2008, Rv. 242419), anche considerato il principio, espressione della consolidata giurisprudenza di legittimita’, secondo cui non e’ necessario che il giudice di merito, nel motivare il diniego della concessione delle attenuanti generiche, prenda in considerazione tutti gli elementi favorevoli o sfavorevoli dedotti dalle parti o rilevabili dagli atti, ma e’ sufficiente che egli faccia riferimento a quelli ritenuti decisivi o comunque rilevanti, rimanendo disattesi o superati tutti gli altri da tale valutazione (Sez. 2, n. 3609 del 18/1/2011, Sermone, Rv. 249163; Sez. 6, n. 34364 del 16/6/2010, Giovane, Rv. 248244).

avvocato esperto a livello nazionale  civile epenale diritti dei commercianti allevatori bestiame 

E tali considerazioni consentono di comprendere il cenno al comportamento processuale ed extraprocessuale dell’imputato non come elemento negativamente valutato, ma come indice dell’assenza di elementi positivi.

  1. Alla pronuncia di rigetto consegue, ex articolo 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.