EREDE LEGITTIMO, PRELIEVO DAL CONTO AZIONE RIDUZIONE EREDE BOLOGNA

EREDE BOLOGNA AVVOCATO ESPERTO

EREDE BOLOGNA

In tema di azione di riduzione, non è dato poter discutere di lesione della quota di legittima in assenza di un’indagine estesa all’intero patrimonio del “de cuius” giacché, quand’anche tale lesione fosse sussistente, alla stessa ben potrebbe porsi rimedio con una diversa distribuzione del patrimonio relitto, sia di natura immobiliare che mobiliare, come previsto dall’art. 553 c.c.

ISTITUTI EREDE BOLOGNA

 

ART 553 CC

  • Quando sui beni lasciati dal defunto si apre in tutto o in parte la successione legittima [565 c.c.], nel concorso di legittimari [536 ss. c.c.] con altri successibili, le porzioni che spetterebbero a questi ultimi si riducono proporzionalmente [558 c.c.] nei limiti in cui è necessario per integrare la quota riservata ai legittimari, i quali però devono imputare a questa, ai sensi dell’articolo 564, quanto hanno ricevuto dal defunto in virtù di donazioni o di legati(3) [735, 746 c.c.].
  • LA GIURISPRUDENZA CASSAZIONE
  • Cass. civ. n. 3013/2006
  • Tenuto conto che la collazione tende unicamente ad evitare disparità di trattamento fra gli eredi non ricollegabili alla volontà del de cuius la relativa disciplina legale non ha carattere inderogabile né sotto il profilo oggettivo né sotto quello soggettivo, anche se l’imposizione dell’obbligo della collazione disposto dal testatore si configura come imposizione di un legato, sicché il correlativo obbligo degli eredi tenuti al conferimento incontra il solo limite del rispetto della quota di riserva, ai fini della cui determinazione – fermo il divieto posto dall’art. 549 c.c. di imporre su di essa pesi o condizioni – i legittimari devono comunque imputare, ai sensi dell’art. 553 c.c., ed in conformità di quanto previsto nella clausola testamentaria impugnata, quanto hanno ricevuto dal de cuius in virtù di donazioni o legati (Nella specie è stata ritenuta legittima la disposizione testamentaria con cui il de cuius aveva imposto ai legittimari – figli e coniuge – istituiti nella quota loro riservata per legge l’obbligo di conferire ai coeredi – nipoti ex filio ai quali era stata attribuita la disponibile – quanto ricevuto in vita dal de cuius a titolo di liberalità).
  • Cassazione civile sez. II  23 dicembre 2014 n. 27352
  • Il legittimario pretermesso, sia nella successione testamentaria sia in quella ab intestato, il quale impugni per simulazione un atto compiuto dal de cuius a tutela del proprio diritto alla reintegrazione della quota di legittima, agisce in qualità di terzo e non in veste di erede, condizione che acquista, solo in conseguenza del positivo esercizio dell’azione di riduzione, e come tale non è tenuto alla preventiva accettazione dell’eredità con beneficio di inventario.
  • EREDE BOLOGNA

    EREDE BOLOGNA

Cassazione civile sez. II  30 maggio 2014 n. 1222EREDE BOLOGNA

Il legittimario totalmente pretermesso, il quale proponga domanda di simulazione relativa di una compravendita, preordinata all’eventuale successivo esercizio dell’azione di riduzione, poiché agisce in qualità di terzo, non è tenuto alla preventiva accettazione dell’eredità con beneficio di inventario, di cui all’art. 564 comma 1 c.c., in quanto egli acquisisce la qualità di erede, necessaria a tal fine, solo in conseguenza del positivo esercizio della medesima azione di riduzione.

Cassazione civile sez. II  24 marzo 2014 n. 6888 EREDE BOLOGNA

Nel giudizio di riduzione in materia ereditaria, la deduzione, da parte del convenuto, della necessità di imputare alla legittima le donazioni ricevute in vita dall’attore, costituisce eccezione in senso lato e, come tale, il suo rilievo non è subordinato alla specifica e tempestiva allegazione di parte, ma è ammissibile anche d’ufficio ed in grado di appello, purché i fatti risultino documentati “ex actis”. Cassa con rinvio, App. Venezia, 25/05/2007

Cassazione civile sez. II  29 novembre 2013 n. 26858 EREDE BOLOGNA

FATTO

  1. Con atto di citazione il sig. Antonio Da Silva (di seguito anche “l’attore”) conveniva in giudizio la sig.ra Paula Miranda Mello (di seguito anche “la convenuta”) per sentire accogliere le conclusioni ivi formulate, che si indicano di seguito:
  2. in via principale, accertare e dichiarare, ex art. 556 c.c., l’asse ereditario relitto relativo alla successione Da Silva Achille pari a euro 73.571,36;
  3.  accertare e dichiarare che il prelievo di euro 70.000,00 effettuato in data 25.5.2015 dal conto corrente del sig. Da Silva da parte della convenuta eccede la quota di legittima alla stessa spettante, e conseguentemente ridurla ai sensi dell’art. 553 c.c.;
  4.  accertare e dichiarare che a causa del predetto prelevamento veniva lesa la quota legittima dell’attore, con conseguente diritto al reintegro di quanto di sua spettanza, determinando la medesima ai sensi dell’art. 581 c.c. a ‘/2 della totalità dell’asse ereditario e per l’effetto condannare la convenuta alla restituzione della somma di euro 35.000,00 oltre interessi maturati e maturandi fino alla data dell’effettivo saldo e alla rivalutazione secondo gli indici ISTAT all’attore quale quota di legittima allo stesso spettante; in via subordinata, accertare e dichiarare che a causa del predetto prelevamento veniva lesa la quota legittima dell’attore, con conseguente diritto al reintegro di quanto di sua spettanza determinando la medesima ai sensi dell’art. 556 c.c. e per l’effetto condannare la convenuta alla restituzione della somma di diritto quantificata oltre interessi maturati e maturandi fino alla data dell’effettivo saldo e alla rivalutazione secondo gli indici ISTAT all’attore quale quota di legittima allo stesso spettante. Il tutto con vittoria di spese.
  5. Allegava l’attore che in data 12.08.2015 il sig. Da Silva Achille, padre dell’attore e marito della convenuta, era deceduto senza lasciare disposizioni testamentarie.
  6. Il de cuius era titolare del conto corrente CC3010070118 presso la Cassa di Risparmio di Cesena. Egli non risultava proprietario di ulteriori beni mobili né di immobili.
  7. Alla data del 31.12.2015, la provvista del conto corrente in questione risultava essere pari a euro 3.571,36. Così, a fronte di tale entità, l’attore riceveva la somma complessiva di euro 1.728,56 (al netto degli oneri di legge) a titolo di legittima.

Tuttavia, dalla stessa documentazione bancaria, si evincerebbe che nel mese di Marzo 2015 la provvista fosse pari a euro 71.680,00. Da una analisi dei movimenti effettuati, sarebbe emerso che in data 25.5.2015 veniva registrato un giroconto a favore della convenuta per un importo totale di euro 70.000,00. Il giroconto veniva effettuato circa due mesi prima del decesso del sig. Da Silva, quando lo stesso era ormai in fase terminale della propria malattia e nella totale incapacità di provvedere ai propri affari. Sussisterebbe dunque una lampante condotta distrattiva effettuata dalla sig.ra Miranda Mello dell’intero importo dell’asse ereditario a proprio favore, con diretta lesione della quota di legittima spettante all’attore.

I tentativi effettuati dall’attore di mettersi in contatto con la madre sarebbero risultati infruttuosi.

Così, l’attore avrebbe subito una lesione della propria quota di legittima, pari alla metà dell’asse ereditario complessivo. Non vi sarebbe alcuna giustificazione al trasferimento di denaro posto in essere a favore della sig.ra Miranda Mello, escludendosi, ad avviso dell’attore, la configurabilità di una donazione o comunque di una libera determinazione del padre attese le sue condizioni di salute al momento del fatto. In ogni caso, l’entità della somma eccederebbe la quota di legittima e l’eventuale liberalità sarebbe comunque viziata per mancato rispetto delle disposizioni di cui all’art. 782 c.c..

MOTIVAZIONE

La azione di riduzione, infatti, è tesa al soddisfacimento del diritto del legittimario che assuma di essere stato leso da disposizioni testamentarie o donazioni in vita del de cuius lesive della quota di riserva destinata al legittimario stesso (crf., Cass. Civ., Sez. 2, Sentenza n. 5611 del 28/11/1978); nel caso di specie, tuttavia, è lo stesso attore che allega che la successione in oggetto si apri “ab intestato”, sì che non vi è alcuna disposizione testamentaria da ridurre, nonché ad escludere la sussistenza di una donazione da parte del de cuius, assumendo che il prelievo fu effettuato dalla convenuta e che comunque il de cuius, al momento del giroconto, non si sarebbe trovato nelle condizioni di poter donare liberamente; pertanto, diversamente da quanto prospettato, ed alla luce delle conclusioni assunte, l’attore appare in questa sede agire non già quale legittimario totalmente o parzialmente pretermesso da un atto dispositivo del de cuius, bensì quale erede legittimo ed allo scopo di ottenere la ricostituzione dell’asse e il versamento della somma corrispondente alla sua quota ereditaria; in altre parole, la domanda attorea non può essere ricondotta al genus della azione di riduzione, mancando l’allegazione di una liberalità diretta o indiretta, ed avendo al contrario lo stesso attore esclusa la configurabilità di una donazione: si tratta invece di una azione di restituzione di somme asseritamente sottratte dalla convenuta coerede e strumentale alla determinazione della esatta composizione dell’asse e alla sua divisione, riconducibile all’alveo della “petitio hereditatis”

 

(Tribunale Piacenza, 02/05/2018, (ud. 30/04/2018, dep. 02/05/2018), n.335, DeJure); così, considerato, in ogni caso, che spetta al giudice di merito operare la qualificazione giuridica della domanda, giacché “Il giudice di merito, nell’esercizio del potere di interpretazione e qualificazione della domanda, non è condizionato dalle espressioni adoperate dalla parte ma deve accertare e valutare il contenuto sostanziale della pretesa, quale desumibile non esclusivamente dal tenore letterale degli atti ma anche dalla natura delle vicende rappresentate dalla medesima parte e dalle precisazioni da essa fornite nel corso del giudizio, nonché dal provvedimento concreto richiesto, con i soli limiti della corrispondenza tra chiesto e pronunciato e del divieto di sostituire d’ufficio un’azione diversa da quella proposta” (Cass. Civ., Sez. 3 – , Ordinanza n. 13602 del 21/05/2019), si dovrà dunque scendere nel merito della vertenza, tenendo conto delle predette precisazioni.

Dalla analisi della documentazione agli atti (doc. 2) emerge che la movimentazione in questione avvenne su conto corrente intestato al solo Da Silva Achille e che, come riferito dall’attore, in data 25.5.2015 fu effettuato un bonifico (del valore di euro 70.000,00) a favore della convenuta; quest’ultima, ingiustificatamente non comparsa alla udienza fissata per il suo interrogatorio formale, deve ritenersi avere implicitamente ammesso, ai sensi dell’art. 232 c.p.c., le circostanze oggetto della capitolazione attorea della seconda memoria di cui all’art. 183 comma 6 c.p.c., fra cui la circostanza che la stessa fu destinataria della disposizione patrimoniale di cui sopra, in un momento in cui le condizioni di salute e cognitive del coniuge erano peggiorate.

Nella prospettazione dell’attore, in via principale, si afferma che suddetta disposizione patrimoniale sarebbe da ascriversi ad una condotta distrattiva posta in essere direttamente dalla convenuta: in realtà, da quanto risulta agli atti, il conto corrente in questione non era cointestato, e non vi è prova e nemmeno allegazione che la convenuta potesse operare sul conto corrente in questione in qualità di delegata, né detta circostanza è stata sottoposta alla convenuta in sede di interrogatorio formale. Dall’altro canto, tuttavia, poiché la azione di petizione di eredità è finalizzata a ottenere la restituzione dei beni ereditari da chi li possegga senza titolo (crf., Cassazione civile sez. II, 31/01/2014, n.2148), va rimarcato che l’attore può limitarsi a provare la propria qualità di erede, nonché l’appartenenza all’asse ereditario dei beni di cui chiede la restituzione (crf., Tribunale Roma sez. VIII, 06/11/2019, n.21267, DeJure), mentre la convenuta, nel caso di specie, non ha fornito alcuna prova della esistenza di un titolo atto a legittimare il possesso sui beni oggetto di petizione, sì che la attribuzione patrimoniale oggetto di causa risulta del tutto priva di giustificazione.

 

ACCOGLIMENTO EREDE BOLOGNA EREDE BOLOGNA

Così, la domanda attorea, come sopra riqualificata, appare fondata e deve essere accolta, con contestuale condanna della convenuta alla restituzione all’attore della somma di euro 35.000,00 maggiorata di interessi legali e rivalutazione, comportando l’accoglimento della domanda di petizione la reintegrazione delle quote lese, trattandosi di credito di valore (crf., Cass. Civ., Sez. 2, Sentenza n. 22005 del 31/10/2016), dalla data di apertura della successione al saldo effettivo (crf., Tribunale Ivrea, 12/02/2018, (ud. 05/02/2018, dep. 12/02/2018), n.149, DeJure).

 

EREDE BOLOGNA

EREDE BOLOGNA

 

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI FORLI’

In composizione collegiale nella persona dei Signori magistrati:

Dott.ssa Rossella Talia – Presidente

Dott.ssa Agnese Cicchetti – Giudice

Dott.ssa Valentina Vecchietti – Giudice Relatore, Estensore

ha pronunziato la seguente

SENTENZA

nel procedimento civile di primo grado iscritto al N.3572/2017 R.G. fra

ANTONIO DA SILVA (CF ***), con il patrocinio dell’avv. ANDREA MAESTRI (CF ***), elettivamente domiciliato presso lo Studio del difensore a Ravenna, via Meucci n. 4;

ATTORE

e

PAULA MIRANDA MELLO, nata a *** (SA) il 6.12.1966 e ivi residente in via *** n. ***;

CONVENUTA CONTUMACE

CONCLUSIONI

Le parti hanno concluso come da verbale di udienza del 5 febbraio 2020 e dunque

La parte attrice così concludeva:

Piaccia all’Ill.mo Tribunale di Forlì, rigettata ogni contraria deduzione ed eccezione,

così provvedere:

1) in via principale: accertare e dichiarare, ai sensi dell’art. 556 c.c., l’asse ereditario relitto relativo alla successione Da Silva Achille pari ad € 73.571,36;

2) in via principale: accertare e dichiarare che il prelievo di € 70.000,00 effettuato in data 25/05/2015 dal conto corrente del Sig. Da Silva, da parte della Sig.ra Miranda Mello eccede la quota di legittima alla stessa spettante, e conseguentemente ridurla ai sensi dell’art. 553 c.c.;

3) in via principale: accertare e dichiarare che a causa del predetto prelevamento veniva lesa la quota legittima del Sig. Da Silva Antonio, con conseguente proprio diritto al reintegro di quanto di sua spettanza, determinando la medesima, ai sensi dell’art. 581 c.c. a 1/2 della totalità dell’asse ereditario;

4) per gli effetti: condannare la Sig.ra Miranda Mello alla restituzione della somma di€ 35,000.00, oltre agli interessi maturati e maturandi fino alla data dell’effettivo saldo e alla rivalutazione secondo gli indici ISTAT, al Sig. Da Silva Antonio quale quota di legittima allo stesso spettante

5) in via subordinata: accertare e dichiarare che a causa del predetto prelevamento veniva lesa la quota legittima del Sig. Da Silva Antonio, con conseguente proprio diritto al reintegro di quanto di sua spettanza, determinando la medesima, ai sensi dell’art. 556 c.c;

6) per gli effetti: condannare la Sig.ra Miranda Mello alla restituzione della somma di diritto quantificata, oltre agli interessi maturati e maturandi fino alla data dell’effettivo saldo e alla rivalutazione secondo gli indici ISTAT, al Sig. Da Silva Antonio quale quota di legittima allo stesso spettante

Con vittoria di spese, competenze ed onorari, oltre rimborso spese generali, IVA e CPA come per legge.

Parte convenuta contumace

Concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione

Con atto di citazione il sig. Antonio Da Silva (di seguito anche “l’attore”) conveniva in giudizio la sig.ra Paula Miranda Mello (di seguito anche “la convenuta”) per sentire accogliere le conclusioni ivi formulate, che si indicano di seguito:

in via principale, accertare e dichiarare, ex art. 556 c.c., l’asse ereditario relitto relativo alla successione Da Silva Achille pari a euro 73.571,36;

in via principale, accertare e dichiarare che il prelievo di euro 70.000,00 effettuato in data 25.5.2015 dal conto corrente del sig. Da Silva da parte della convenuta eccede la quota di legittima alla stessa spettante, e conseguentemente ridurla ai sensi dell’art. 553 c.c.;

in via principale, accertare e dichiarare che a causa del predetto prelevamento veniva lesa la quota legittima dell’attore, con conseguente diritto al reintegro di quanto di sua spettanza, determinando la medesima ai sensi dell’art. 581 c.c. a ‘/2 della totalità dell’asse ereditario e per l’effetto condannare la convenuta alla restituzione della somma di euro 35.000,00 oltre interessi maturati e maturandi fino alla data dell’effettivo saldo e alla rivalutazione secondo gli indici ISTAT all’attore quale quota di legittima allo stesso spettante; in via subordinata, accertare e dichiarare che a causa del predetto prelevamento veniva lesa la quota legittima dell’attore, con conseguente diritto al reintegro di quanto di sua spettanza determinando la medesima ai sensi dell’art. 556 c.c. e per l’effetto condannare la convenuta alla restituzione della somma di diritto quantificata oltre interessi maturati e maturandi fino alla data dell’effettivo saldo e alla rivalutazione secondo gli indici ISTAT all’attore quale quota di legittima allo stesso spettante. Il tutto con vittoria di spese.

Allegava l’attore che in data 12.08.2015 il sig. Da Silva Achille, padre dell’attore e marito della convenuta, era deceduto senza lasciare disposizioni testamentarie.

Il de cuius era titolare del conto corrente CC3010070118 presso la Cassa di Risparmio di Cesena. Egli non risultava proprietario di ulteriori beni mobili né di immobili.

Alla data del 31.12.2015, la provvista del conto corrente in questione risultava essere pari a euro 3.571,36. Così, a fronte di tale entità, l’attore riceveva la somma complessiva di euro 1.728,56 (al netto degli oneri di legge) a titolo di legittima.

Tuttavia, dalla stessa documentazione bancaria, si evincerebbe che nel mese di Marzo 2015 la provvista fosse pari a euro 71.680,00. Da una analisi dei movimenti effettuati, sarebbe emerso che in data 25.5.2015 veniva registrato un giroconto a favore della convenuta per un importo totale di euro 70.000,00. Il giroconto veniva effettuato circa due mesi prima del decesso del sig. Da Silva, quando lo stesso era ormai in fase terminale della propria malattia e nella totale incapacità di provvedere ai propri affari. Sussisterebbe dunque una lampante condotta distrattiva effettuata dalla sig.ra Miranda Mello dell’intero importo dell’asse ereditario a proprio favore, con diretta lesione della quota di legittima spettante all’attore.

I tentativi effettuati dall’attore di mettersi in contatto con la madre sarebbero risultati infruttuosi.

Così, l’attore avrebbe subito una lesione della propria quota di legittima, pari alla metà dell’asse ereditario complessivo. Non vi sarebbe alcuna giustificazione al trasferimento di denaro posto in essere a favore della sig.ra Miranda Mello, escludendosi, ad avviso dell’attore, la configurabilità di una donazione o comunque di una libera determinazione del padre attese le sue condizioni di salute al momento del fatto. In ogni caso, l’entità della somma eccederebbe la quota di legittima e l’eventuale liberalità sarebbe comunque viziata per mancato rispetto delle disposizioni di cui all’art. 782 c.c..

Sussisterebbe la competenza del Tribunale adito ex art. 22 c.p.c..

La convenuta non si costituiva e veniva dichiarata contumace alla udienza del 7 giugno 2018.

La causa è stata istruita documentalmente e mediante interrogatorio formale della convenuta.

Alla udienza del 12 settembre 2019 l’attore dimetteva copia della ordinanza ammissiva dell’interrogatorio formale, ritualmente notificata alla convenuta, la quale, tuttavia, non compariva per rendere l’interrogatorio formale.

Preliminarmente, occorre sottolineare che domanda azionata da parte dell’attore non appare corretta sotto il profilo del suo inquadramento giuridico.

La azione di riduzione, infatti, è tesa al soddisfacimento del diritto del legittimario che assuma di essere stato leso da disposizioni testamentarie o donazioni in vita del de cuius lesive della quota di riserva destinata al legittimario stesso (crf., Cass. Civ., Sez. 2, Sentenza n. 5611 del 28/11/1978); nel caso di specie, tuttavia, è lo stesso attore che allega che la successione in oggetto si apri “ab intestato”, sì che non vi è alcuna disposizione testamentaria da ridurre, nonché ad escludere la sussistenza di una donazione da parte del de cuius, assumendo che il prelievo fu effettuato dalla convenuta e che comunque il de cuius, al momento del giroconto, non si sarebbe trovato nelle condizioni di poter donare liberamente; pertanto, diversamente da quanto prospettato, ed alla luce delle conclusioni assunte, l’attore appare in questa sede agire non già quale legittimario totalmente o parzialmente pretermesso da un atto dispositivo del de cuius, bensì quale erede legittimo ed allo scopo di ottenere la ricostituzione dell’asse e il versamento della somma corrispondente alla sua quota ereditaria; in altre parole, la domanda attorea non può essere ricondotta al genus della azione di riduzione, mancando l’allegazione di una liberalità diretta o indiretta, ed avendo al contrario lo stesso attore esclusa la configurabilità di una donazione: si tratta invece di una azione di restituzione di somme asseritamente sottratte dalla convenuta coerede e strumentale alla determinazione della esatta composizione dell’asse e alla sua divisione, riconducibile all’alveo della “petitio hereditatis” (Tribunale Piacenza, 02/05/2018, (ud. 30/04/2018, dep. 02/05/2018), n.335, DeJure);

 

qualificazione giuridica della domanda

così, considerato, in ogni caso, che spetta al giudice di merito operare la qualificazione giuridica della domanda, giacché “Il giudice di merito, nell’esercizio del potere di interpretazione e qualificazione della domanda, non è condizionato dalle espressioni adoperate dalla parte ma deve accertare e valutare il contenuto sostanziale della pretesa, quale desumibile non esclusivamente dal tenore letterale degli atti ma anche dalla natura delle vicende rappresentate dalla medesima parte e dalle precisazioni da essa fornite nel corso del giudizio, nonché dal provvedimento concreto richiesto, con i soli limiti della corrispondenza tra chiesto e pronunciato e del divieto di sostituire d’ufficio un’azione diversa da quella proposta” (Cass. Civ., Sez. 3 – , Ordinanza n. 13602 del 21/05/2019), si dovrà dunque scendere nel merito della vertenza, tenendo conto delle predette precisazioni.

Dalla analisi della documentazione agli atti (doc. 2) emerge che la movimentazione in questione avvenne su conto corrente intestato al solo Da Silva Achille e che, come riferito dall’attore, in data 25.5.2015 fu effettuato un bonifico (del valore di euro 70.000,00) a favore della convenuta; quest’ultima, ingiustificatamente non comparsa alla udienza fissata per il suo interrogatorio formale, deve ritenersi avere implicitamente ammesso, ai sensi dell’art. 232 c.p.c., le circostanze oggetto della capitolazione attorea della seconda memoria di cui all’art. 183 comma 6 c.p.c., fra cui la circostanza che la stessa fu destinataria della disposizione patrimoniale di cui sopra, in un momento in cui le condizioni di salute e cognitive del coniuge erano peggiorate.

Nella prospettazione dell’attore, in via principale, si afferma che suddetta disposizione patrimoniale sarebbe da ascriversi ad una condotta distrattiva posta in essere direttamente dalla convenuta: in realtà, da quanto risulta agli atti, il conto corrente in questione non era cointestato, e non vi è prova e nemmeno allegazione che la convenuta potesse operare sul conto corrente in questione in qualità di delegata, né detta circostanza è stata sottoposta alla convenuta in sede di interrogatorio formale. Dall’altro canto, tuttavia, poiché la azione di petizione di eredità è finalizzata a ottenere la restituzione dei beni ereditari da chi li possegga senza titolo (crf., Cassazione civile sez. II, 31/01/2014, n.2148), va rimarcato che l’attore può limitarsi a provare la propria qualità di erede, nonché l’appartenenza all’asse ereditario dei beni di cui chiede la restituzione (crf., Tribunale Roma sez. VIII, 06/11/2019, n.21267, DeJure), mentre la convenuta, nel caso di specie, non ha fornito alcuna prova della esistenza di un titolo atto a legittimare il possesso sui beni oggetto di petizione, sì che la attribuzione patrimoniale oggetto di causa risulta del tutto priva di giustificazione.

Così, la domanda attorea, come sopra riqualificata, appare fondata e deve essere accolta, con contestuale condanna della convenuta alla restituzione all’attore della somma di euro 35.000,00 maggiorata di interessi legali e rivalutazione, comportando l’accoglimento della domanda di petizione la reintegrazione delle quote lese, trattandosi di credito di valore (crf., Cass. Civ., Sez. 2, Sentenza n. 22005 del 31/10/2016), dalla data di apertura della successione al saldo effettivo (crf., Tribunale Ivrea, 12/02/2018, (ud. 05/02/2018, dep. 12/02/2018), n.149, DeJure).

Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo, ex DM 55 del 2014, parametri minimi.

P.Q.M.

Il Tribunale di Forlì, definitivamente decidendo, ogni diversa eccezione, domanda ed istanza disattesa:

1) accoglie la domanda attorea, previa sua riqualificazione quale azione di petizione ereditaria ex art. 533 c.c. e pertanto

2) accerta e dichiara che la convenuta Miranda Mello Paula possiede, senza titolo alcuno, la somma di euro 70.000,00 facente parte dell’asse ereditario del defunto Da Silva Achille, deceduto in Dovadola il 12.08.2015;

3) accerta e dichiara che Da Silva Antonio, quale erede legittimo di Da Silva Achille, ha diritto, ex art. 581 c.c., alla quota di Y2 dell’asse ereditario, ammontante a complessivi euro 73.571,36;

4) dichiara tenuta e condanna Miranda Mello Paula al pagamento a favore del sig. Da Silva Antonio, per le causali di cui sopra, della somma di euro 35.000,00, maggiorata di interessi e rivalutazione monetaria dalla data di apertura della successione al saldo effettivo;

5) condanna Miranda Mello Paula alla integrale refusione a Da Silva Antonio delle spese di lite, che liquida in complessivi euro 3.972,00 oltre 15% per spese generali, cp e iva di legge.

Così deciso in Forlì nella Camera di Consiglio in data 11 giugno 2020.

Presidente

Rossella Talia

Giudice est.

Valentina Vecchietti

Pubblicazione il 18/06/2020

Associazione “MERITO DI TUTTI” – P.Iva / C.F. 91253400377.

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