diritti in caso separazione coppie conviventi - AVVOCATO A BOLOGNA

diritti in caso separazione coppie conviventi – AVVOCATO A BOLOGNA

CERTO LA CONVIVENZA RISPETTO AL MATRIMONIO HA MOLTI MENO DIRITTI MA NON VUOL DIRE CHE NON SE NE HANNO

Tra i doveri dei conviventi previsti dalla Legge Cirinnà è importante invece ricordare cosa succede in caso di separazione della coppia. Il giudice, su richiesta di uno degli ex conviventi, può infatti stabilire l’obbligo al versamento degli alimenti. Tale obbligo è però valido solo se l’ex partner versa in stato di bisogno. A differenza di quanto succede per le coppie sposate, non è invece possibile richiedere il “mantenimento” I diritti dei figli Ad oggi i diritti dei figli nati dalle convivenze sono equiparati a quelli dei figli nati da coppie sposate: è infatti venuta meno la differenza tra figli naturali e figli legittimi. I genitori hanno quindi l’obbligo di educare, istruire e mantenere i proprio figli indipendentemente dal tipo di unione in cui questi sono nati. In caso di fine della convivenza l’affidamento viene stabilito in base al criterio dell’interesse del minore. Se c’è contrasto, a decidere sarà il Tribunale dei Minori sull’affidamento; per quanto riguarda il mantenimento, invece, il tribunale competente è quello ordinario. Quali diritti sulla casa? La Corte Costituzionale ha riconosciuto al convivente il diritto di subentrare nel contratto di locazione in caso di morte del conduttore; Si ricorda che in ogni caso, il comma 43 dell'articolo 1 della Legge 76/2016 prevede che in caso di morte del proprietario della casa di comune residenza "il convivente di fatto superstite ha diritto di continuare ad abitare nella stessa per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni e comunque non oltre i cinque anni. Ove nella stessa coabitino figli minori o figli disabili del convivente superstite, il medesimo ha diritto di continuare ad abitare nella casa di comune residenza per un periodo non inferiore a tre anni." Inoltre qualora il convivente, invece, ha in affidamento i figli ha il diritto di subentrare anche qualora cessi la convivenza.

Tra i doveri dei conviventi previsti dalla Legge Cirinnà è importante invece ricordare cosa succede in caso di separazione della coppia. Il giudice, su richiesta di uno degli ex conviventi, può infatti stabilire l’obbligo al versamento degli alimenti. Tale obbligo è però valido solo se l’ex partner versa in stato di bisogno. A differenza di quanto succede per le coppie sposate, non è invece possibile richiedere il “mantenimento” I diritti dei figli Ad oggi i diritti dei figli nati dalle convivenze sono equiparati a quelli dei figli nati da coppie sposate: è infatti venuta meno la differenza tra figli naturali e figli legittimi. I genitori hanno quindi l’obbligo di educare, istruire e mantenere i proprio figli indipendentemente dal tipo di unione in cui questi sono nati. In caso di fine della convivenza l’affidamento viene stabilito in base al criterio dell’interesse del minore. Se c’è contrasto, a decidere sarà il Tribunale dei Minori sull’affidamento; per quanto riguarda il mantenimento, invece, il tribunale competente è quello ordinario. Quali diritti sulla casa? La Corte Costituzionale ha riconosciuto al convivente il diritto di subentrare nel contratto di locazione in caso di morte del conduttore; Si ricorda che in ogni caso, il comma 43 dell’articolo 1 della Legge 76/2016 prevede che in caso di morte del proprietario della casa di comune residenza “il convivente di fatto superstite ha diritto di continuare ad abitare nella stessa per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni e comunque non oltre i cinque anni. Ove nella stessa coabitino figli minori o figli disabili del convivente superstite, il medesimo ha diritto di continuare ad abitare nella casa di comune residenza per un periodo non inferiore a tre anni.” Inoltre qualora il convivente, invece, ha in affidamento i figli ha il diritto di subentrare anche qualora cessi la convivenza.

diritti in caso separazione coppie conviventi-

 

 

 

ESAMINIAMO I DIRITTI DELLE COPPIE DI FATTO CIOE’ QUELLE COPPIE NON UNITE DA MATRIMONIO

 

Possesso dell’abitazione:
Nel caso di convivenza nell’immobile di proprietà di uno dei due conviventi, qualora si verificasse la rottura dell’unione di fatto,

. La Legge n. 219 del 10/12/2012, pubblicata in Gazzetta ufficiale il 17/12/2012 ed entrata in vigore il 1° gennaio 2013, ha eliminato qualsiasi forma discriminatoria tra figli legittimi, ossia nati all’interno di un matrimonio, e figli naturali, ossia nati fuori dal matrimonio.
Tale Legge ha stabilito la competenza del Tribunale Ordinario anche per la separazione delle coppie di fatto che hanno figli e vogliono tutelare i rapporti di questi con entrambi i genitori.

– Affidamento dei figli:
vige lo stesso principio del matrimonio cioe’ l’affido a entrambi salvo casi particolari
Il dovere di mantenimento, il diritto di visita e l’affidamento condiviso non conoscono differenza tra coppie di fatto e coppie sposate..
– Violazione degli obblighi familiari

Per quanto riguarda il mantenimento dei figli minori dopo la separazione dei genitori, oggi la legge impone il dovere di contribuire alle esigenze dei figli ad entrambi i genitori in proporzione al proprio reddito. Questi debbono provvedervi non solo con le rispettive sostanze ma anche con la capacità di lavoro, professionale o casalingo

La legge n. 76 del 20 maggio 2016, famosa come legge Cirinnà, dà alle coppie di fatto la possibilità di rendere giuridicamente rilevante il legame affettivo anche in assenza di un vincolo legale. Per diventare una coppia di fatto occorre perfezionare una specifica dichiarazione all’anagrafe del comune di residenza, dalla quale discendono precisi diritti.

Tra i doveri dei conviventi previsti dalla Legge Cirinnà è importante invece ricordare cosa succede in caso di separazione della coppia. Il giudice, su richiesta di uno degli ex conviventi, può infatti stabilire l’obbligo al versamento degli alimenti. Tale obbligo è però valido solo se l’ex partner versa in stato di bisogno.

A differenza di quanto succede per le coppie sposate, non è invece possibile richiedere il “mantenimento”

I diritti dei figli

Ad oggi i diritti dei figli nati dalle convivenze sono equiparati a quelli dei figli nati da coppie sposate: è infatti venuta meno la differenza tra figli naturali e figli legittimi. I genitori hanno quindi l’obbligo di educare, istruire e mantenere i proprio figli indipendentemente dal tipo di unione in cui questi sono nati. In caso di fine della convivenza l’affidamento viene stabilito in base al criterio dell’interesse del minore.

 

In caso di contrasto  a decidere sarà il Tribunale dei Minori sull’affidamento; per quanto riguarda il mantenimento, invece, il tribunale competente è quello ordinario.

Quali diritti sulla casa?

La Corte Costituzionale ha riconosciuto al convivente il diritto di subentrare nel contratto di locazione in caso di morte del conduttore; Si ricorda che in ogni caso, il comma 43 dell’articolo 1 della Legge 76/2016 prevede che in caso di morte del proprietario della casa di comune residenza “il convivente di fatto superstite ha diritto di continuare ad abitare nella stessa per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni e comunque non oltre i cinque anni. Ove nella stessa coabitino figli minori o figli disabili del convivente superstite, il medesimo ha diritto di continuare ad abitare nella casa di comune residenza per un periodo non inferiore a tre anni.”

Inoltre qualora  il convivente, invece, ha in affidamento i figli ha il diritto di subentrare anche qualora cessi la convivenza.

QUALI DIRITTI NON HANNO LE COPPIE DI FATTO.

Le coppie  di  fatto non godono di tutti i diritti delle coppie sposate però di alcuni «privilegi» delle coppie sposate.

 Non esiste il «dovere di fedeltà».

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Quindi, in caso di tradimento, nella procedura di separazione non è possibile chiedere a favore del convivente tradito la dichiarazione di addebito contro l’altro, né alcun genere di risarcimento.

Sempre in caso di separazione, non è riconosciuto l’assegno di mantenimento, a meno che non sia previsto nel contratto di convivenza o in altra scrittura.
In caso di successione mortis causa, i conviventi non sono eredi legittimi. È quindi possibile destinare loro solo una parte o tutta la quota disponibile.

Fedeltà:
Il più incisivo dei doveri che non spettano alle coppie di fatto è il dovere di fedeltà.

Il convivente tradito non può chiedere addebiti e risarcimenti di alcun tipo.
Mantenimento:
In caso di cessazione della convivenza non vi è alcun obbligo di mantenimento dell’altro ex convivente.

 

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Cosa vi è da premettere: il convivente per sè non ha diritto a differenza del  matrimono  a un assegno di mantenimento !!

Va precisato   che la recente riforma sulle convivenze ha riconosciuto una maggiore tutela economica ai conviventi di fatto(definito come due persone maggiorenni, anche gay, unite da stabili legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela.

Tra i doveri dei conviventi previsti dalla Legge Cirinnà è importante invece ricordare cosa succede in caso di separazione della coppia. Il giudice, su richiesta di uno degli ex conviventi, può infatti stabilire l’obbligo al versamento degli alimenti. Tale obbligo è però valido solo se l’ex partner versa in stato di bisogno. A differenza di quanto succede per le coppie sposate, non è invece possibile richiedere il “mantenimento” I diritti dei figli Ad oggi i diritti dei figli nati dalle convivenze sono equiparati a quelli dei figli nati da coppie sposate: è infatti venuta meno la differenza tra figli naturali e figli legittimi. I genitori hanno quindi l’obbligo di educare, istruire e mantenere i proprio figli indipendentemente dal tipo di unione in cui questi sono nati. In caso di fine della convivenza l’affidamento viene stabilito in base al criterio dell’interesse del minore. Se c’è contrasto, a decidere sarà il Tribunale dei Minori sull’affidamento; per quanto riguarda il mantenimento, invece, il tribunale competente è quello ordinario. Quali diritti sulla casa? La Corte Costituzionale ha riconosciuto al convivente il diritto di subentrare nel contratto di locazione in caso di morte del conduttore; Si ricorda che in ogni caso, il comma 43 dell'articolo 1 della Legge 76/2016 prevede che in caso di morte del proprietario della casa di comune residenza "il convivente di fatto superstite ha diritto di continuare ad abitare nella stessa per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni e comunque non oltre i cinque anni. Ove nella stessa coabitino figli minori o figli disabili del convivente superstite, il medesimo ha diritto di continuare ad abitare nella casa di comune residenza per un periodo non inferiore a tre anni." Inoltre qualora il convivente, invece, ha in affidamento i figli ha il diritto di subentrare anche qualora cessi la convivenza.

Tra i doveri dei conviventi previsti dalla Legge Cirinnà è importante invece ricordare cosa succede in caso di separazione della coppia. Il giudice, su richiesta di uno degli ex conviventi, può infatti stabilire l’obbligo al versamento degli alimenti. Tale obbligo è però valido solo se l’ex partner versa in stato di bisogno. A differenza di quanto succede per le coppie sposate, non è invece possibile richiedere il “mantenimento” I diritti dei figli Ad oggi i diritti dei figli nati dalle convivenze sono equiparati a quelli dei figli nati da coppie sposate: è infatti venuta meno la differenza tra figli naturali e figli legittimi. I genitori hanno quindi l’obbligo di educare, istruire e mantenere i proprio figli indipendentemente dal tipo di unione in cui questi sono nati. In caso di fine della convivenza l’affidamento viene stabilito in base al criterio dell’interesse del minore. Se c’è contrasto, a decidere sarà il Tribunale dei Minori sull’affidamento; per quanto riguarda il mantenimento, invece, il tribunale competente è quello ordinario. Quali diritti sulla casa? La Corte Costituzionale ha riconosciuto al convivente il diritto di subentrare nel contratto di locazione in caso di morte del conduttore; Si ricorda che in ogni caso, il comma 43 dell’articolo 1 della Legge 76/2016 prevede che in caso di morte del proprietario della casa di comune residenza “il convivente di fatto superstite ha diritto di continuare ad abitare nella stessa per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni e comunque non oltre i cinque anni. Ove nella stessa coabitino figli minori o figli disabili del convivente superstite, il medesimo ha diritto di continuare ad abitare nella casa di comune residenza per un periodo non inferiore a tre anni.” Inoltre qualora il convivente, invece, ha in affidamento i figli ha il diritto di subentrare anche qualora cessi la convivenza.

 

Divorso il discorso per i figli, il padre o la madre comunque devono provvedere al loro mantenimento

Coppie di fatto: non esistono obblighi al mantenimento?

Non esistono nelle coppie di fatto obblighi di mantenimento

Puo’ esistere solo un obbligo alimentare se uno dei due si trova in stato di bisogno.

Attenzione l’obbligo alimentare è molto inferiore all’obbligo degli alimenti o assegno di mantenimento

soltanto nel caso in cui uno dei 2 partner dovesse trovarsi in una condizione di bisogno il giudice potrà disporre il versamento di un assegno alimentare a suo favore.

La registrazione anagrafica facilita invece la prova della convivenza, ed è necessaria solo in caso si voglia stipulare un contratto di convivenza.

 

CONVIVENTI E DIRITTI SUCCESSORI

 

I semplici conviventi non hanno diritti successori in caso di morte del compagno

 

A meno che non abbiano regolato la loro unione civile

 

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Le unioni civili sono vicine a un normale matrimonio  pertanto il partner superstite ha diritto alla cd. Legittima, al pari di una coppia civilmente sposata. In particolare l’eredità è divisa nel seguente modo:

  • 50% al partner superstite
  • 50% ad eventuali figli

la casa dove abitavano i conviventi

 

va assegnata al convivente che avrà l’affido dei figli minori come  nel matrimonio