BULLISMO INSEGNANTI CONDANNATI A RISARCIRE

BULLISMO INSEGNANTI CONDANNATI A RISARCIRE

BULLISMO INSEGNANTI CONDANNATI A RISARCIRE

 

 

condotte offensive, violente e ingiuriose poste in essere in danno di un minore all’interno dei locali scolastici e durante le ore di lezione o di ricreazione, in un contesto in cui la vigilanza degli alunni e sugli alunni, essendo questi minori, compete agli insegnanti ai sensi dell’art. 2048 cc. — e, per essi, al Ministero dell’Istruzione ai sensi dell’art. 61 L. n. 312/1980 (nel caso di insegnanti statali, come esattamente nella specie)

 

Le risultanze probatorie, evinte dalle dichiarazioni testimoniali sopra richiamate, delineano un complessivo quadro fattuale caratterizzato da condotte offensive, violente e ingiuriose poste in essere in danno di un minore all’interno dei locali scolastici e durante le ore di lezione o di ricreazione, in un contesto in cui la vigilanza degli alunni e sugli alunni, essendo questi minori, compete agli insegnanti ai sensi dell’art. 2048 cc. — e, per essi, al Ministero dell’Istruzione ai sensi dell’art. 61 L. n. 312/1980 (nel caso di insegnanti statali, come esattamente nella specie) — i quali rispondono dell’illecito commesso dagli allievi limitatamente al periodo in cui essi sono sotto la loro vigilanza, periodo non limitabile a quello durante il quale si svolgono le lezioni, ma comprensivo anche della ricreazione, delle gite scolastiche, delle ore di svago trascorse nei locali scolastici o di pertinenza della scuola (Cass. n. 263/1970), fino al momento di uscita della riconsegna ai genitori (Cass. n. 2380/2002, n. 5424/1986).

La responsabilità degli insegnanti (e per essi del Ministero convenuto in giudizio dal danneggiato) si fonda sull’obbligo di vigilare che la condotta degli allievi ad essi affidati non arrechi, oltre che ai beni scolastici, danno a terzi, tra questi ricompresi anche altri allievi, restando integrata la relativa prova liberatoria dalla positiva dimostrazione che il precettore era presente e che non ha potuto materialmente impedire l’evento, dato il suo carattere imprevedibile, repentino ed improvviso ovvero che erano state adottate, in via preventiva, le misure organizzative o disciplinari idonee ad evitare la situazione di pericolo (Cass. n. 2413/2014, n. 9542/2009, n. 2657/2003, n. 5668/2001, n. 2027/1984).

Nel caso in esame, è incontestabile che la condotta tenuta da alcuni compagni di scuola di J, costituendo una lesione della libertà morale, dell’onore personale e finanche un rischio per l’incolumità psicofisica, rappresentava un fatto illecito in danno del medesimo; è inoltre provato dalle risultanze testimoniali sopra esaminate che tale condotta è stata tenuta durante il periodo di vigilanza cui le autorità scolastiche sono tenute nei confronti degli allievi e che, per le modalità con cui è stata reiterata dai suoi autori, non ha mai avuto carattere di repentinità o imprevedibilità; per contro, non è provato, né è stato anche solo dedotto, che gli insegnanti, in presenza dei quali gli episodi avvenivano (anche durante le pause ricreative), abbiano mai posto in essere condotte a tutela del minore J né abbiano mai efficacemente contrastato e sanzionato la condotta illecita degli allievi che lo tormentavano.

Deve allora riconoscersi la responsabilità ex art. 2048 c.c. dell’istituzione scolastica e per essa del Ministero dell’istruzione dei danni subiti da J in conseguenza dei comportamenti vessatori di cui fu vittima durante la permanenza a scuola.

[wpforms id=”21592″ title=”true” description=”true”]

 

  1. R.G. 1579/2013

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

CORTE DI APPELLO DI BOLOGNA

2^ SEZIONE CIVILE

La Corte di Appello nelle persone dei seguenti magistrati:

dott. Maria Cristina Salvadori – Presidente

dott. Giampiero Maria Fiore – Consigliere

dott. Antonella Palumbi – Consigliere Relatore

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile in grado di appello iscritta al n. r.g. 1579/2013 promossa da:

W (c.f. ***), con il patrocinio dell’avv. Federico Salerno e dell’avv. Alberta Ferraroni (c.f. ***) presso l’ avv. Federico Salerno, via Ghirardacci 1 Bologna;

XX (c.f. ***), con il patrocinio dell’avv. Federico Salerno e dell’avv. Alberta Ferraroni (c.f. ***) presso l’ avv. Federico Salerno, via Ghirardacci 1 Bologna;

YY (c.f. ***), con il patrocinio dell’avv. Federico Salerno e dell’avv. Alberta Ferraroni (c.f. ***) presso l’ avv. Federico Salerno, via Ghirardacci 1 Bologna;

J (c.f. ***), con il patrocinio dell’avv. Federico Salerno e dell’avv. Alberta Ferraroni (c.f. ***) presso l’ avv. Federico Salerno, via Ghirardacci 1 Bologna;

APPELLANTI

contro

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE UNIVERSITÀ E RICERCA (c.f. ***), con il patrocinio dell’avv. Avvocatura Distrettuale dello Stato, via Guido Reni 4, Bologna

APPELLATO

in punto a

“risarcimento danni ex articolo 2048 del codice civile”

CONCLUSIONI

Le parti hanno concluso come da verbale d’udienza di precisazione delle conclusioni.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

Con sentenza n. 16/2013 il Tribunale di Bologna, pronunciando nella causa promossa da J (diretto danneggiato), XX, YY e W (in proprio e quali congiunti di J) nei confronti del Ministero della Pubblica Istruzione, rigettava la domanda proposta dagli attori e compensava integralmente le spese di lite.

Queste, in sintesi, le vicende processuali: J nonché YY e XX, in proprio e quali genitori di W sorella di J, citavano in giudizio, dinanzi al Tribunale di Piacenza, il Ministero della Pubblica Istruzione, domandando il risarcimento dei danni subiti in conseguenza dei comportamenti vessatori cui il figlio J era stato sottoposto da parte di alcuni compagni di classe durante la frequentazione degli anni scolastici 2001-2002 e 2002-2003 presso l’Istituto Statale d’Istruzione Industriale “(omissis)” di Piacenza.

Il Ministero della Pubblica Istruzione si costituiva ed eccepiva in via pregiudiziale l’incompetenza territoriale del Tribunale di Piacenza a favore del Tribunale di Bologna, foro erariale, chiamando altresì in causa la propria società di assicurazione Faro S.p.A. per manleva in caso di soccombenza.

Costituitosi l’istituto assicuratore, il Tribunale di Piacenza dichiarava la propria incompetenza ed assegnava alle parti il termine di tre mesi per riassumere la causa innanzi al Tribunale di Bologna.

Riassunta dagli attori la causa ed espletata attività istruttoria, il Tribunale di Bologna rigettava la domanda degli attori ritenendo che gli istanti non avevano offerto riscontri certi dei fatti di cui è causa, non trovando le dichiarazioni dei testimoni da loro indotti conferma in una coerente rappresentazione documentale di quanto accaduto, e non essendo stata fornita prova alcuna del fatto che “..quanto lamentato abbia esclusivamente o preponderatamente causa nel clima scolastico e non altrove..”.

***

Avverso questa sentenza proponevano appello J, XX, YY e W, chiedendo la riforma della pronuncia per vizio di motivazione, a causa di un’errata interpretazione e valutazione delle prove addotte.

Si costituiva il Ministero chiedendo il rigetto dell’appello.

Disposta ed espletata CTU con incarico al prof. Alberto Forti, specialista in neurologia e neuropsichiatria infantile, la causa veniva posta in decisione all’udienza del 5.3.2019 con assegnazione dei termini per conclusionali e repliche.

***

L’appello è fondato.

Ritiene la Corte che i fatti allegati a sostegno della domanda abbiano trovato un riscontro più che sufficiente circa la loro sussistenza.

In particolare, dalle dichiarazioni degli ex compagni di classe di J risultano provati episodi specifici.

Teste M(omissis): “..quasi quotidianamente J era fatto oggetto di atti di scherno, come pizzicotti e sottrazione di oggetti scolastici ad opera di Be(omissis), di F(omissis), di Ba(omissis) e di C(omissis) (…) i predetti scrivevano sul diario e sui quaderni appellativi nei confronti di J. In particolare ricordo che gli sottraevano la cartella e, nel restituirgliela, i libri ed i quaderni erano pieni di appellativi. Il più delle volte si trattava di disegni raffiguranti i genitali maschili … detti allievi davano colpetti, ovvero piccoli schiaffi e pizzicotti, in particolare se ne rendevano protagonisti Be(omissis), Ba(omissis) o F(omissis), che sedevano dietro di noi (…) ciò avveniva duranti i cambi di ora, prevalentemente, ma anche durante la lezione si verificavano senza che i lori autori si facessero riconoscere..”.

Teste B(omissis): “..J veniva molestato dagli allievi di cui al capitolo [Be(omissis), F(omissis), Ba(omissis) e C(omissis)] che, in particolare, lo accerchiavano, lo attaccavano, si rivolgevano a lui con espressioni offensive (…), gli sottraevano il materiale scolastico e lo pizzicavano. Ciò avveniva durante i cambi d’ora e anche durante le lezioni. J se ne lamentava con gli insegnanti, che o si dirigevano dal Preside oppure riprendevano gli autori di questi fatti. Aggiungo che i fatti in parola si svolgevano prevalentemente nell’aula di disegno, abbastanza spesso, almeno tre volte a settimana..”.

Teste M(omissis): “..ricordo che J era fatto oggetto di scherno da parte delle persone di cui al capitolo [Be(omissis), F(omissis), Ba(omissis) e C(omissis)]. In particolare si rivolgevano a lui con degli appellativi offensivi (…), con pizzicotti e schiaffetti sulla nuca (…). Gli episodi avevano frequenza non giornaliera, ma ripetuta e si svolgevano nei cambi d’ora e durante l’orario di lezione nelle aule più grandi..”.

Inoltre tutti e tre i testimoni escludevano che il Moroni avesse mai dato adito a provocazioni.

Risulta, altresì, che le ripetute molestie e vessazioni in danno di J avvenivano anche nel corso delle lezioni, alla presenza del docente, come riferisce in particolare il teste M(omissis): “..ricordo che eravamo seduti nell’aula di Fisica [durante la proiezione di un filmato nell’ora di lezione tenuta dal prof. M(omissis)], io ero seduto vicino a J e alle nostre spalle c’era un gruppo di compagni tra cui ricordo in particolare Be(omissis) e Ba(omissis) che molestavano J, sputandogli contro o con altri gesti, tipo pizzicotti … è vero che il prof. R(omissis) continuava a compilare il registro e a fare lezione mentre J si lamentava. J in quell’occasione si lamentava del dolore ad una mano..”.

Le risultanze probatorie, evinte dalle dichiarazioni testimoniali sopra richiamate, delineano un complessivo quadro fattuale caratterizzato da condotte offensive, violente e ingiuriose poste in essere in danno di un minore all’interno dei locali scolastici e durante le ore di lezione o di ricreazione, in un contesto in cui la vigilanza degli alunni e sugli alunni, essendo questi minori, compete agli insegnanti ai sensi dell’art. 2048 cc. — e, per essi, al Ministero dell’Istruzione ai sensi dell’art. 61 L. n. 312/1980 (nel caso di insegnanti statali, come esattamente nella specie) — i quali rispondono dell’illecito commesso dagli allievi limitatamente al periodo in cui essi sono sotto la loro vigilanza, periodo non limitabile a quello durante il quale si svolgono le lezioni, ma comprensivo anche della ricreazione, delle gite scolastiche, delle ore di svago trascorse nei locali scolastici o di pertinenza della scuola (Cass. n. 263/1970), fino al momento di uscita della riconsegna ai genitori (Cass. n. 2380/2002, n. 5424/1986).

La responsabilità degli insegnanti (e per essi del Ministero convenuto in giudizio dal danneggiato) si fonda sull’obbligo di vigilare che la condotta degli allievi ad essi affidati non arrechi, oltre che ai beni scolastici, danno a terzi, tra questi ricompresi anche altri allievi, restando integrata la relativa prova liberatoria dalla positiva dimostrazione che il precettore era presente e che non ha potuto materialmente impedire l’evento, dato il suo carattere imprevedibile, repentino ed improvviso ovvero che erano state adottate, in via preventiva, le misure organizzative o disciplinari idonee ad evitare la situazione di pericolo (Cass. n. 2413/2014, n. 9542/2009, n. 2657/2003, n. 5668/2001, n. 2027/1984).

Nel caso in esame, è incontestabile che la condotta tenuta da alcuni compagni di scuola di J, costituendo una lesione della libertà morale, dell’onore personale e finanche un rischio per l’incolumità psicofisica, rappresentava un fatto illecito in danno del medesimo; è inoltre provato dalle risultanze testimoniali sopra esaminate che tale condotta è stata tenuta durante il periodo di vigilanza cui le autorità scolastiche sono tenute nei confronti degli allievi e che, per le modalità con cui è stata reiterata dai suoi autori, non ha mai avuto carattere di repentinità o imprevedibilità; per contro, non è provato, né è stato anche solo dedotto, che gli insegnanti, in presenza dei quali gli episodi avvenivano (anche durante le pause ricreative), abbiano mai posto in essere condotte a tutela del minore J né abbiano mai efficacemente contrastato e sanzionato la condotta illecita degli allievi che lo tormentavano.

Deve allora riconoscersi la responsabilità ex art. 2048 c.c. dell’istituzione scolastica e per essa del Ministero dell’istruzione dei danni subiti da J in conseguenza dei comportamenti vessatori di cui fu vittima durante la permanenza a scuola.

Riguardo alla sussistenza ed entità di danni risarcibili, occorre fare riferimento alla relazione del CTU dalla quale si evince che, a causa dei comportamenti in questione, il Moroni aveva riportato una sofferenza psichica protrattasi nel tempo, sussistendo in capo allo stesso (a distanza di quindici anni dai fatti di cui è causa) un disagio psicologico che si manifestava prevalentemente in ambito sociale, con difficoltà a relazionarsi con gli altri, ad avere una relazione stabile con l’altro sesso, a dormire fuori dalla propria abitazione e con tendenza all’introversione, la quale trovava le sue basi in un’insicurezza di fondo ed in una riduzione, ancorché in recupero, dell’autostima.

Pur non configurando detto disagio una patologia psichiatrica passibile di valutazione medico-legale e non risultando postumi apprezzabili dal punto di vista del c.d. “danno biologico“, tuttavia il CTU rileva che il disagio psicologico provocato dagli atti di violenza fisica e psichica ha comportato un lungo periodo di inabilità temporanea parziale, valutabile in 2 anni al 25%, 3 anni al 10%, al quale non può negarsi il carattere di malattia transeunte né la natura di danno ingiusto risarcibile.

Avuto riguardo alle tabelle del Tribunale di Milano 2018, l’inabilità in questione va liquidata, all’attualità in € 28.616,00 (0,25 x 98 euro x 365 x 2 = 17.885,00 + 0,10 x 98 euro x 365 x 3 = 10.731,00), aumentabile equitativamente ad € 30.000,00 in considerazione della sensazione di frustrazione patita dal danneggiato per essere stato lasciato privo di protezione proprio da chi avrebbe dovuto vigilare sulla sua incolumità psicofisica.

All’importo di € 30.000,00 vanno aggiunti gli interessi legali calcolati sulla somma devalutata al giugno 2003 (anno in cui la condotta illecita è cessata) e progressivamente rivalutata sino alla data della presente sentenza; successivamente, sul coacervo complessivo, sono dovuti gli interessi legali sino al saldo.

Nulla è dovuto ai congiunti, in assenza di prova di uno specifico ed apprezzabile pregiudizio subito dai medesimi personalmente in conseguenza del danno riportato da J.

***

Avuto riguardo al rigetto della domanda quanto ai genitori ed alla sorella di J, le spese di entrambi i gradi vanno compensate per metà e per la residua metà poste a carico del Ministero soccombente.

P.Q.M.

La Corte, definitivamente pronunciando nella causa d’appello promossa da J, XX, YY e W contro il Ministero della Pubblica Istruzione, in riforma della sentenza n. 16/2013 del Tribunale di Bologna, così dispone:

1) Dichiara tenuto e condanna il Ministero appellato al pagamento in favore di J della somma di € 30.000,00 oltre interessi legali calcolati sulla somma devalutata al giugno 2003 (anno in cui la condotta illecita è cessata) e progressivamente rivalutata sino alla data della presente sentenza, nonché, sul coacervo complessivo, interessi legali sino al saldo;

2) rigetta l’appello quanto a XX, YY e W;

3) dichiara tenuto e condanna il Ministero della Pubblica Istruzione alla refusione in favore degli appellanti della metà delle spese di entrambi i gradi del giudizio che, compensate per il residuo, liquida per l’intero in € 3.300,00 oltre accessori come per legge per il primo grado e in € 9.515,00 oltre accessori come per legge per il presente grado.

Bologna, 8.10.2019

Il Presidente

dott. Maria Cristina Salvadori

Il Consigliere estensore

dott. Antonella Palumbi

Depositata in Cancelleria l’ \ Pubblicazione dell’ 11 Febbraio 2020

Call Now Buttonchiama subito cosa aspetti?