ASSEGNO MANTENIMENTO FIGLIA MAGGIORENNE REVOCA TRIB BOLOGNA

SOLUZIONE-INCIDENTI

Si osserva che “L’obbligo dei genitori di concorrere tra loro al mantenimento dei figli secondo le regole degli artt. 147 e 148 cod. civ. non cessa, “ipso facto”, con il raggiungimento della maggiore età da parte di questi ultimi, ma perdura, immutato, finché il genitore interessato alla declaratoria della cessazione dell’obbligo non dia la prova che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica, ovvero è stato posto nelle concrete condizioni per poter essere economicamente autosufficiente, senza averne però tratto utile profitto per sua colpa o discutibile scelta” (Cass. 23596/2006 e successive conformi). Inoltre, non può gravare sul genitore la prova della effettiva e stabile autosufficienza o della responsabilità del figlio per la mancata acquisizione di una occupazione che lo renda indipendente. Poiché infatti la prova del raggiungimento di un sufficiente grado di capacità lavorativa può darsi anche mediante presunzioni, la prova contraria non può che gravare sul figlio maggiorenne, il quale, pur avendo completato il proprio percorso formativo, non riesca ad ottenere una sufficiente remunerazione. A titolo esemplificativo, sono circostanze da cui presumere il raggiungimento di un sufficiente grado di capacità lavorativa la formazione acquisita e l’esistenza di un mercato del lavoro in cui essa sia utilizzabile, la distanza temporale dal completamento della formazione, l’età raggiunta, o altri fattori e circostanze che incidano comunque sul tenore di vita del figlio maggiorenne e che di fatto lo rendano più autonomo. Dette circostanze attivano l’onere probatorio gravante sul richiedente il contributo al mantenimento (Cass. 19696/2019). I certificati medici del 2011 attestano che la sindrome post-traumatica da stress era molto migliorata a seguito della terapia instaurata e che all’epoca residuavano solo l’intolleranza allo stare da soli e la necessità di dormire con la madre, quale bisogno di rassicurazione. Ma sono trascorsi nove anni da allora e nessuna certificazione più recente è stata prodotta.

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ASSEGNO MANTENIMENTO FIGLIA MAGGIORENNE REVOCA TRIB BOLOGNA

 

Si osserva che “L’obbligo dei genitori di concorrere tra loro al mantenimento dei figli secondo le regole degli artt. 147 e 148 cod. civ. non cessa, “ipso facto”, con il raggiungimento della maggiore età da parte di questi ultimi, ma perdura, immutato, finché il genitore interessato alla declaratoria della cessazione dell’obbligo non dia la prova che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica, ovvero è stato posto nelle concrete condizioni per poter essere economicamente autosufficiente, senza averne però tratto utile profitto per sua colpa o discutibile scelta” (Cass. 23596/2006 e successive conformi).

Inoltre, non può gravare sul genitore la prova della effettiva e stabile autosufficienza o della responsabilità del figlio per la mancata acquisizione di una occupazione che lo renda indipendente. Poiché infatti la prova del raggiungimento di un sufficiente grado di capacità lavorativa può darsi anche mediante presunzioni, la prova contraria non può che gravare sul figlio maggiorenne, il quale, pur avendo completato il proprio percorso formativo, non riesca ad ottenere una sufficiente remunerazione. A titolo esemplificativo, sono circostanze da cui presumere il raggiungimento di un sufficiente grado di capacità lavorativa la formazione acquisita e l’esistenza di un mercato del lavoro in cui essa sia utilizzabile, la distanza temporale dal completamento della formazione, l’età raggiunta, o altri fattori e circostanze che incidano comunque sul tenore di vita del figlio maggiorenne e che di fatto lo rendano più autonomo. Dette circostanze attivano l’onere probatorio gravante sul richiedente il contributo al mantenimento (Cass. 19696/2019).

I certificati medici del 2011 attestano che la sindrome post-traumatica da stress era molto migliorata a seguito della terapia instaurata e che all’epoca residuavano solo l’intolleranza allo stare da soli e la necessità di dormire con la madre, quale bisogno di rassicurazione. Ma sono trascorsi nove anni da allora e nessuna certificazione più recente è stata prodotta. La X, nonostante i genitori le abbiano fornito adeguato supporto, anche tramite la frequentazione del CEPU (tale allegazione dell’attore non è contestata), non ha proseguito gli studi e si ritiene inserita nel mondo dell’equitazione almeno sin dal 2018, avendo peraltro conseguito formale diploma di Accompagnatore Escursionista di Turismo Equestre in data 13-11-2019, diventando così a tutti gli effetti un “Quadro Tecnico della Federazione” (doc. prodotto il 29-10-2019 dall’attore nel procedimento incidentale).

Si deve, tuttavia, ritenere, per il consolidato orientamento di legittimità sopra ricordato, che la X, secondo il ben noto principio di autoresponsabilità, per il quale il figlio ha l’onere di impegnarsi nel percorso di formazione scelto e di attivarsi, poi, ai fini del reperimento di un’occupazione, avrebbe dovuto raggiungere la propria indipendenza economica, o almeno attivarsi in tal senso, ben prima del 2018, senz’altro sin dall’epoca dell’instaurazione del presente giudizio, quando comunque aveva già 24 anni, ed è ragionevole ritenere che almeno da quattro anni avesse smesso di studiare.

Di conseguenza l’obbligo di contribuire al suo mantenimento da parte del X va revocato dalla data della domanda (cioè dal deposito del ricorso per divorzio) idem quanto all’assegnazione della casa familiare alla madre, dato che non può ritenersi che la stessa ivi convivesse con una figlia non ancora economicamente autosufficiente.

 

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE ORDINARIO di BOLOGNA

PRIMA SEZIONE CIVILE

Il Tribunale, in composizione collegiale nelle persone dei seguenti magistrati:

dott. Matilde Betti Presidente

dott. Francesca Neri Giudice Relatore

dott. Rada Vincenza Scifo Giudice

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile di I Grado iscritta al n. r.g. 15618/2017 promossa da:

X (C.F. ***), con il patrocinio dell’avv. GORI FRANCESCA ROMANA, elettivamente domiciliato in VIA RIZZOLI, 1/2 40125 BOLOGNA presso il difensore avv. GORI FRANCESCA ROMANA

ATTORE/I

contro

Y (C.F. ), con il patrocinio dell’avv. FRAGOMENI GIOVAMBATTISTA, elettivamente domiciliato in VIA DELLA GRADA 19 BOLOGNA presso il difensore avv. FRAGOMENI GIOVAMBATTISTA

CONVENUTO/I

Con l’intervento del PM, INTERVENUTO

IN PUNTO A: CESSAZIONE DEGLI EFFETTI CIVILI DEL MATRIMONIO

CONCLUSIONI

Attore:

REVOCARE, l’obbligo del Sig. X di versare il contributo mensile in € 50,00 alla Sig.ra P.Y già così ridotto con ordinanza del 16/12/2019 per il mantenimento a favore della figlia T. X oggi ventiseienne non ricorrendone i presupposti di legge,

– In subordine, ma senza che quanto segue valga abdicazione della domanda innanzi formulata, Disporre la ulteriore riduzione del suddetto assegno di concorso nel mantenimento in misura minima in considerazione dell’età della beneficiaria T. X, della nascita dei due figli del Sig.M.X e dello stato economico in cui egli si trova che è documentalmente provato sia enormemente inferiore rispetto a quello della madre Sig.ra P.Y.

In ogni caso

– REVOCARE il provvedimento di assegnazione dell’abitazione famigliare in comproprietà indivisa delle parti sita in Bologna, Via Carli n.55 disposta a favore della Sig.ra P.Y con le condizioni della separazione consensuale in data 14/5/2008 non ricorrendone più i presupposti di legge riconducibili alla collocazione con il genitore destinatario del provvedimento – qui la madre- del figlio minore presso l’abitazione famigliare.

Liquidare le spese legali del presente procedimento a favore dell’istante ed a carico della convenuta con condanna di quest’ultima al corrispondente pagamento.

-RIGETTARE ogni diversa domanda proposta dalla resistente.

Convenuta:

come da comparsa 1-6-2018:

Piaccia al Tribunale ill.mo adito, ogni diversa istanza, deduzione ed eccezione disattesa:

– pronunciare secondo giustizia in ordine alla richiesta cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario dei coniugi Y e X contratto in Bologna in data 14.2.1988 con tutti gli incombenti di legge, alle seguenti condizioni:

– disporre che il sig. X versi alla sig.ra Y o direttamente alla figlia T., sino a quanto non avrà conseguito la propria indipendenza economica un contributo per il suo mantenimento nella misura stabilita in separazione o nella somma maggiore o minore ritenuta di giustizia, importo da

rivalutarsi annualmente secondo gli indici ISTAT, nonché contribuisca, nella misura del 50%, alle spese mediche, sanitarie necessarie, nonché di istruzione e di tempo libero, riguardanti la stessa;

– disporre l’assegnazione della casa coniugale alla sig.ra Y ;

– confermi ogni altro obbligo assunto dal sig. X in sede di separazione consensuale.

Vinte le spese.

Dichiara di non accettare il contraddittorio in ordine a eventuali domande nuove di controparte.

Concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione

Con ricorso depositato il 12-10- 2017 X, nato nel 1962, chiedeva pronunciarsi la cessazione degli effetti civili del matrimonio da lui contratto il 14-2-1988 con Y , nata nel 1965. Dal matrimonio è nata la figlia T., 25/09/1993. Le parti si sono separate consensualmente comparendo avanti al Presidente del Tribunale di Bologna il 14-5-2008, e stabilendo: l’affidamento condiviso della figlia, all’epoca minorenne; la collocazione prevalente presso la madre; l’assegnazione alla madre della casa familiare sita in Bologna, Via Cleto Carli 55; visite paterne a fine settimana alternati dal sabato ore 15 alla domenica ore 20 con pernottamento e due pomeriggi infrasettimanali dalle 17 alle 21; il padre avrebbe tenuto con sé la figlia anche per Natale o Capodanno, ad anni alterni, e per Pasqua o Pasquetta, sempre ad anni alterni, e venti giorni durante le vacanze estive; era stabilito un contributo paterno al mantenimento ordinario della figlia di euro 200 mensili oltre al 50% delle spese straordinarie, come definite nel verbale medesimo; si stabiliva che per i primi due anni a decorrere dall’omologa della separazione il marito non avrebbe corrisposto l’importo stabilito a titolo di contributo al mantenimento ordinario; si stabiliva inoltre che anche a seguito del raggiungimento dell’età e dell’autosufficienza economica da parte della figlia, la Y avrebbe potuto continuare ad abitare nella ex casa familiare, versando un’indennità mensile di euro 150 a X; tale indennità sarebbe stata versata anche qualora la Y avesse intrapreso una convivenza more uxorio nella casa medesima; si stabiliva inoltre che dopo l’eventuale trasferimento dalla casa familiare da parte della figlia, dopo che avesse raggiunto la maggiore età e l’autosufficienza economica, la Y avrebbe potuto rimanere ad abitarvi; per il primo biennio, gratuitamente; in seguito, in cambio di un’indennità non superiore ad euro 300 rivalutato secondo l’indice istat dalla data dell’omologa; entrambe le parti s’impegnavano inoltre e non vendere il proprio 50% di proprietà della casa familiare a terzi, salvo specifico accordo per la vendita dell’intero appartamento, attribuendo alla Y le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria e per eventuali migliorie.

Col ricorso introduttivo del presente giudizio, X espone che: il 28-5-2015 è nato, dalla sua convivenza con la nuova compagna, il figlio Matteo; egli è stato messo in CIG e poi licenziato, poi riassunto; da quando ha lasciato la casa familiare vive in un appartamento in locazione pagando un canone mensile di euro 600 oltre ad euro 70 mensili a titolo di spese condominiali; chiede pertanto di verificare se la figlia T. sia ancora economicamente non autosufficiente e in tal caso stabilire l’importo del contributo al mantenimento da lui eventualmente dovuto, tenuto conto che la Y risulterebbe percepire un reddito superiore al proprio; chiede altresì di verificare se la figlia conviva ancora, o meno, con la madre; di prendere tutte le conseguenti decisioni in punto di contributo paterno al suo mantenimento e di assegnazione della casa familiare.

Costituendosi il 12-2-2018, al Y allegava, quanto alla figlia, che:

  1. convive pressoché stabilmente con la madre nell’immobile di via *** n. *** a Bologna. Studia e frequenta un maneggio di cavalli in Bologna per la preparazione a sostenere un esame, presso la Federazione Italiana Turismo Equestre e Trec-Ante, per ottenere il brevetto di istruttore e l’abilitazione ad addestrare cavalli.

Allegava che i rapporti tra il padre e la figlia erano sporadici e che egli era spesso in ritardo o inadempiente all’obbligo di contribuzione al suo mantenimento stabilito con la sentenza di separazione.

Allegava inoltre di essere dipendente della società Conad sin dal 1985 e, dunque, che “alcun mutamento è avvenuto dalla separazione. Difatti la convenuta, dipendente della medesima società, percepisce gli stessi redditi dell’epoca della separazione con i relativi adeguamenti contrattuali

In fase presidenziale chiedeva la conferma delle condizioni di separazione, con attribuzione a carico del Sig. X il 50% delle spese gravanti sull’immobile.

All’udienza presidenziale del 21-2-2018, il X allegava, a verbale, che era nato in data 28-5-2015 il figlio avuto dalla nuova compagna e che stava per nascere il secondo (sarebbe poi nato il 20-4-2018) e che gli risultava che la figlia convivesse col fidanzato e lavorasse in un maneggio di proprietà di lui o della sua famiglia, nonché allegava la sproporzione fra il proprio imponibile, di circa 18.000 euro annui, e quello della moglie, di circa 60.000 euro annui; la moglie ribadiva che la figlia conviveva ancora con lei e che “non è autosufficiente economicamente e sta studiando per prendere il brevetto di istruttore di equitazione“; non contestava specificamente l’entità del proprio imponibile, ma faceva presente che “il reddito della signora Y è molto inferiore rispetto al reddito imponibile e nulla è mutato rispetto alla separazione“.

Ciononostante, con ordinanza presidenziale resa a verbale, erano confermate le condizioni di separazione.

In corso di causa il X confermava la propria offerta alla Y di cederle, a prezzo di mercato, la propria quota di un mezzo dell’immobile in Via *** n.*** in Bologna, detratto quanto risultasse ancora non pagato in relazione all’assegno di mantenimento stabilito dal Tribunale in favore della figlia T. e detratta una quota forfettaria da determinarsi fino all’autosufficienza economica della medesima, se ancora non raggiunta. Ma la proposta non veniva accettata.

In particolare con la memoria integrativa, depositata il 23-3-2018, rispetto alla questione dell’autosufficienza economica della figlia T. X, affermava risultargli che la stessa “frequenti e conviva con il proprio fidanzato, e presso di lui lavori in un maneggio a Pianoro“, pur ignorando l’entità del compenso percepito.

Con la comparsa di costituzione avanti al GI, la convenuta ribadiva che madre e figlia convivono e risiedono stabilmente nella casa assegnata in sede di separazione in Bologna, via *** *** ancorché saltuariamente la figlia T. si ferma dal proprio fidanzato.

-Riguardo alla figlia T. si ribadisce che, seppur maggiorenne, non ha raggiunto la propria autosufficienza economica in quanto, contrariamente a quanto vorrebbe far credere controparte da un documento ricavato da un profilo facebook di alcuna valenza probatoria, non lavora, ma, con le difficoltà che diremo in seguito, studia e frequenta un maneggio di cavalli in provincia di Bologna per prepararsi a sostenere un esame per ottenere, presso la Federazione Italiana Turismo Equestre e Trec-Ante, il brevetto di istruttore e l’abilitazione ad addestrare cavalli.

Esponeva altresì che la figlia T. era stata profondamente segnata dal delitto di sequestro di persona, lesioni e minacce di cui era stata vittima da parte di un vicino di casa il 20 ottobre 2008, in particolare ciò aveva determinato l’insorgere di un disturbo post-traumatico da stress che le aveva impedito di frequentare la scuola per molto tempo, mentre andava alle superiori, tanto che era stata bocciata e non aveva mai preso il diploma di scuola superiore (cfr. sentenza del Tribunale di Bologna di condanna in primo grado a cinque mesi di reclusione per i delitti di cui agli artt. 605 e 582 c.p. in data 10-12-2013).

Allegava, inoltre, di essere tenuta ad obblighi economici, ex art. 433 c.c., pro quota col fratello, nei confronti della madre ammalata grave e non autosufficiente (invalida al 100% doc. 18 e 19) ricoverata in casa di cura; riguardo agli obblighi economici nei confronti della madre, produceva il mod. 730 della stessa da dove si evince che percepisce una pensione mensile netta di €. 1050,00, mentre la retta da corrispondere alla casa di cura è di 74,00 €. al giorno per una media mensile pari ad € 2.250,00 e l’impegno sottoscritto con il Servizio Sociale per il pagamento della retta (doc. 10, 20 e 21).

Con ricorso ex art. 709 ultimo comma c.p.c. depositato il 3-7-2019 X esponeva che:

Il Sig. X è stato disoccupato per molti mesi nel periodo 2014-2015 ed prima per lungo tempo anche in cassa integrazione; nel 2015 è stato assunto a tempo pieno con la mansione di operaio, ha uno stipendio di gran lunga inferiore (€ 18.418,00 lorde annue per l’anno 2016) -cfr. doc.6 busta paga di maggio 2019 e doc.16 Mod.730/2018- rispetto a quello della sua ex moglie Sig.ra P. Y (€ 62.104,00 lorde annue per l’anno 2016- cfr.Mod.730/2017 Sig.Y ) che occupa una posizione dirigenziale presso il colosso della catena di distribuzione alimentare CONAD: come documentalmente provato agli atti (mod.Unico di entrambe le parti già prodotti in giudizio) la convenuta ha una capacità retributiva notevolmente superiore all’attore;

La moglie separata non ha quindi mai “chiesto” ovvero “insistito” per ottenere il pagamento del contributo al mantenimento della figlia T. di € 200,00 mensili quantomeno dall’anno 2011; sapeva- è documentato in atti- ed è anche ora al corrente che il Sig.X versa in condizioni economiche di gran lunga inferiori rispetto alle sue che, nonstante ciò, ha usufruito gratuitamente, dell’utilizzo esclusivo della casa di comproprietà al 50% di entrambi per acquisto fattone (con denaro del solo Sig.X) in costanza di matrimonio in regime di comunione di beni (doc. 2-3-4-5): il Sig.M.X non ha del pari chiesto alla moglie di PAGARGLI L’INDENNITÀ DI OCCUPAZIONE di cui sopra concordata in sede di separazione;

E’ evidente che gli ex coniugi abbiano inteso compensare vicendevolmente le proprie posizioni in dare ed avere nell’ambito degli assetti della separazione consensuale: il sacrifico economico del Sig.X nel dovere pagare un canone di locazione, il beneficio dell’assegnazione della casa coniugale a favore dell’ex moglie che è noto equivale ad un quid riconducibile al “mantenimento” anche dei figli, il pagamento del contributo del padre (€ 200,00) al mantenimento della figlia divenuta maggiorenne, il pagamento del contributo di occupazione (€ 150,00/€ 250,00/€ 300,00 mensili) dell’appartamento a carico della moglie ed a favore del marito;

– La figlia T. non ha terminato nessuno dei vari tipi di studi intrapresi (liceo scientifico prima, istituto tecnico grafico poi, infine CEPU) ed ha dedicato già da molti anni il suo tempo ai cavalli e la sua attività lavorativa al maneggio (doc. 7-8 -9-10) del suo attuale fidanzato con cui tutt’ora e già da diversi anni ivi convive a discapito di una apparente e strumentale residenza anagrafica tutt’ora registrata presso la madre nella casa in comproprietà del padre qui istante.

In tale “MANEGGIO DA GIANNI” la figlia T., che a settembre compirà 26 ANNI, è una importante figura di riferimento, addestra cavalli e da lezioni ai cavalieri così come da depliant illustrativo (doc.8-9-10) e suo profilo social/facebook di maggio 2019 (doc.7) dove è lei stessa che dichiara e conseguentemente, per ciò che qui conta, CONFESSA che LAVORA stabilmente.

– Dal canto suo, il Sig. X ha instaurato dall’anno 2013 un importante legame affettivo con la Sig.ra Anna Nefedova con cui ha creato, giustamente e legittimamente, una nuova famiglia: dalla loro unione sono nati due bambini Matteo il 28 maggio 2015 e Luca il 20 aprile 2018 come da certificato di famiglia e residenza che si produce (doc.11 ) ; la Sig.ra Anna Nefedova non può contribuire economicamente al menage famigliare poiché accudisce giorno (e notte) i bambini in tenera età e non ha alcuna forma di reddito ( doc. 12 ) L’istante, come già documentato agli atti dal precedente difensore paga per la casa in cui abita con la sua nuova famiglia il canone mensile di locazione di € 670,00 (doc. 13) e sono a suo esclusivo carico tutti i costi necessari alla vita del suo nucleo famigliare; da quando il Sig.X ha avuto i suoi due bambini nati dalla nuova relazione sentimentale non ha purtroppo più avuto nessun contatto con la figlia T. che rifiuta ogni rapporto e forma di dialogo con il padre.

LA NOTIFICA DEL VERBALE DI SEPARAZIONE CON FORMULA APPOSTA IL 6/2/2019 E PEDISSEQUO ATTO DI PRECETTO NOTIFICATO AD ISTANZA DELLA CONVENUTA SIG.RA P.Y- IL CONSEGUENTE PIGNORAMENTO DEL QUINTO DELLO STIPENDIO DEL IG.X IN DATA 10/6-14/6/2019

– In tale riconosciuto ed accettato assetto ecomico degli ex coniugi, ad istanza della Sig.ra P.Y è stato inaspettatamente notificato in data 09/04/2019 al Sig.X il verbale di separazione dei coniugi in data 14/05/2008 ed omologa con apposizione per la prima volta della formula esecutiva in data 06 FEBBRAIO 2019 (undici anni dopo la separazione: la circostanza conferma il fondamento della tacita convenzione tra le parti di cui sopra) con pedissequo atto di precetto (doc. 14) per il preteso pagamento di somme mensilmente non corrisposte per concorso nel mantenimento della figlia maggiorenne T. per il periodo dal 11/11/2011 al 28/01/2019 nella considerevole abnorme somma di € 18.861,36

– In esecuzione di tale INGIUSTISSIMO atto precetto il Sig.X è stato immediatamente perseguito con il pignoramento del quinto dello stipendio notificato in data 14/6/2019 (doc. 15): la trattenuta di € 297,55 già effettuata nella busta paga di maggio (doc.6 ) ha impoverito il Sig.X oltre il limite consentito per un vivere decoroso suo e della sua famiglia (con espressa riserva della tutela nella competente sede esecutiva) poiché quello che gli è così rimasto del suo stipendio (€ 1.408,00) dedotte le spese (doc.da n. 17 a n. 22) indifettibili mensili -canone locazione, utenze e vitto mediamente per €

1.300,00 mensili- il pagamento della rata per l’acquisto dell’autovettura e quella per la restituzione di un prestito, non è sufficiente al vivere quotidiano

In sintesi, il X rappresentava, quale circostanza sopravvenuta, che la moglie, dopo avere omesso di chiedergli il versamento del contributo al mantenimento ordinario della figlia stabilito nelle condizioni di separazione del 2008 e confermato con ordinanza presidenziale nel giudizio di divorzio del 21-2-2018 (e forse questo spiega perché il X non avesse a suo tempo proposto reclamo avverso tale provvedimento), in data 9-4-2019 gli aveva notificato per la prima volta il verbale di separazione con formula esecutiva rilasciata il 6 febbraio 2019 con atto di precetto per il pagamento del contributo al mantenimento ordinario della figlia per il periodo dall’11-11-2011 al 28-1-2019 per la somma di euro 18.861,36; in data 14-6-2019 gli era stato notificato il pignoramento del quinto dello stipendio per l’importo di euro 297,55 mensili già effettuato dalla busta paga di maggio 2019, sicché la sua busta paga risultava ora pari ad euro 1.408 mensili.

Rappresentava quindi che, secondo lui, le parti avevano tacitamente inteso, fino ad allora, compensare le reciproche ragioni di credito: la Y quella al contributo al mantenimento ordinario della figlia e il X quella per l’indennità di occupazione della casa familiare, assumendo che la figlia fosse in realtà non più convivente con la madre nonché economicamente autosufficiente.

Si costituiva, nel procedimento incidentale così instaurato, la Y, ribadendo che “la figlia T. studia e frequenta un maneggio di cavalli in provincia di Bologna per prepararsi a sostenere un esame per ottenere, presso la Federazione Italiana Turismo Equestre e Trec-Ante, il brevetto di istruttore e l’abilitazione ad addestrare cavalli, nonché un corso per ottenere l’attestato di Accompagnatore Escursionista (doc. n. 4)“; osservava che il reddito del X non risultava diminuito rispetto all’epoca della separazione e che il proprio reddito era invariato, essendo peraltro, gravato dal già esposto obbligo alimentare, nei confronti della propria anziana madre, unitamente al proprio fratello.

Allegava inoltre che T. nonostante quanto occorsole, dimostrava la sua volontà e dedizione ad intraprendere un percorso volto da una parte a superare il trauma subito (“frequentando il maneggio di cavalli in quanto gli dà serenità“) e dall’altro a studiare al fine di acquisire titoli (con la frequentazione di corsi [doc4]) per poter avere la capacità lavorativa ad inserirsi nel mondo lavorativo: “in sostanza, un progetto formativo nel rispetto delle proprie capacità ed inclinazioni“.

Affermava che il mancato completamento del percorso di studi di T. fosse da ricondurre a circostanze non imputabili alla stessa, bensì ai gravi fatti di cui è stata vittima e già illustrati e documentati in precedenza (disturbo Post Traumatico da Stress e insorgenza acuta indotti da violenza fisica extrafamiliare e dal subito reato di sequestro di persona); contestava inoltre, che le parti avessero mai inteso compensare obblighi reciproci, in quanto il proprio obbligo di pagare un’indennità al X per l’occupazione dell’immobile non era mai sorto. Infatti con riferimento ai fatti al verificarsi dei quali sarebbe sorto l’obbligo di pagamento dell’indennità, così come stabiliti nel ricorso di separazione, allegava che, secondo lei, i fatti predetti, cioè il raggiungimento dell’autosufficienza economica della figlia e il suo trasferimento altrove, in realtà non si erano mai avverati.

Con ordinanza ex art. 709 u.c. c.p.c., in data 16-12-2019, il Giudice Istruttore, a parziale modifica dell’ordinanza presidenziale 21-2-2018, che a sua volta confermava le condizioni di separazione, disponeva che, dal 3-7-2019, il contributo al mantenimento ordinario della figlia posto a carico del X fosse ridotto ad euro 50 mensili oltre rivalutazione istat, fermo il resto.

All’udienza del 20-2-2020 erano sentiti i testi Daniele Ortensi e Gabriele Ori sulla circostanza che la figlia T. si fosse trasferita dalla casa coniugale di Via *** ***, ove continuava ad abitare la madre. Tali testimonianze erano state ammesse, sebbene richieste solo all’udienza del 18-12-2019, perché, a quell’udienza, la difesa del X aveva depositato stampe estratte dal profilo Facebook della figlia e del di lei fidanzato, datate 17-12-2019, dalle quali, per la prima volta, aveva appreso che il fidanzato della X T. si chiamava Enrico Bedetti e abitava in via Ca’ di Gennaro a Pianoro, ed era il titolare del Maneggio Da Gianni, come affermava nel proprio suo profilo facebook; l’indirizzo via Ca’ di Gennaro corrispondeva anche all’indirizzo del Maneggio da Gianni.

Il Giudice rilevava che la pagina Facebook aggiornata alla data del 17-12-2019 era da ritenersi documento di formazione successiva alla scadenza dei termini ex art. 183 c. 6 c.p.c., e pertanto ammetteva la produzione; inoltre, rilevato che dal documento medesimo emergeva per la prima volta in maniera precisa l’identità del fidanzato della X ed emergevano elementi specifici in relazione all’allegata circostanza della convivenza della X col Bedetti, rimetteva in termini la difesa X per la produzione del documento e per la richiesta di ammissione di prova testi così come formulata, rinviando per l’assunzione della testimonianza all’udienza del 20-2-2020.

Tali testimonianze non fornivano, peraltro, elementi rilevanti ai fini della decisione, dal momento che Daniele Ortensi, titolare di una tabaccheria vicina alla casa familiare, affermava di non essere in grado di riconoscere la X T., dato che se la ricordava quando era bambina, e quindi di aver potuto benissimo non averla riconosciuta, se la stessa fosse entrata nel suo negozio non in compagnia del padre o della madre, cosa che riferiva non essere accaduta da tantissimi anni; Gabriele Ori, residente al piano terreno, allo stesso civico e alla stessa scala dove si trova anche la casa familiare, sita al secondo piano, nel condomino della convenuta, affermava di non poter dire se la X T. abitasse ancora lì, precisando di averla incontrata un volta nell’ultima settimana, dopo 15-20 giorni che non la vedeva.

All’udienza del 20-2-2020, conclusa l’assunzione dei testimoni, le parti precisavano le conclusioni come in epigrafe riportate. Il Giudice assegnava i termini di legge per il deposito di conclusionali e repliche.

Per decidere sulla domanda di revoca del contributo al mantenimento della figlia, occorre innanzitutto ricostruirne il suo percorso formativo.

La stessa, nata il 25-9-1993, nell’ormai lontano 2008, è stata vittima di sequestro di persona e lesioni, fatto per il quale ha riportato conseguenze negative sul piano psichico (disturbo post-traumatico da stress) come da certificati medici prodotti nel procedimento principale, i più recenti risalenti al 2011.

Non è stata specificamente contestata l’allegazione del X, secondo cui “La figlia T. non ha terminato nessuno dei vari tipi di studi intrapresi (liceo scientifico prima, istituto tecnico grafico poi, infine CEPU)“, pertanto deve ritenersi che la stessa non abbia conseguito nemmeno il diploma di scuola secondaria e che abbia smesso di studiare da almeno sette anni.

Si soggiunge che, a distanza di dodici anni dal fatto e di nove anni dalla documentazione medica più recente prodotta, in mancanza di alcuna allegazione specifica circa l’attuale situazione di salute della ragazza, non può certo più attribuirsi alcuna rilevanza alle difficoltà pregresse, che, senza dubbio, la stessa ha dovuto affrontare.

Attualmente la stessa ha 27 anni e non è specificamente contestato che trascorra il proprio tempo presso il Maneggio “Da Gianni”, gestito dal proprio fidanzato.

Parimenti è incontestato che abbia conseguito il titolo di “accompagnatore escursionista” a ottobre 2019 (pagina facebook prodotta del ricorrente il 29-10-2019), ma all’esito di un corso di formazione che non si è protratto per tutti questi anni, ma che è durato da settembre a ottobre 2019 (doc. prodotto dal X il 29-10-2019 nel procedimento incidentale); è altresì documentato che presso il maneggio la stessa collabori almeno dal 2018 nell’organizzazione di corsi, gare e, in generale, eventi presso il maneggio medesimo, come risulta inequivocabilmente dalle pagine facebook prodotte dal ricorrente unitamente al ricorso 3-7-2019.

Peraltro, sul proprio profilo facebook, la figlia afferma che “lavora” presso il Maneggio Da Gianni, pertanto è ragionevole ritenere che le attività che la stessa ivi svolge non si limitino certo ad attività formative per se stessa, ma implichino anche attività retribuite, anche se rimane ignoto a quale titolo e in quale misura.

Quanto alla asserita convivenza con il fidanzato, non è stato specificamente contestato che si chiami Enrico Bedetti, abiti in via *** a Pianoro, sia il titolare del Maneggio Da Gianni, che ha sede al medesimo indirizzo.

La stessa Y nella comparsa dell’1-6-2018 ha affermato “saltuariamente la figlia T. si ferma dal proprio fidanzato“.

La X, peraltro, risulta una referente del maneggio, alla quale i clienti si devono rivolgere per avere informazioni e scriversi alle iniziative del maneggio stesso, quali gare ed escursioni, almeno sin dal 2018 (doc. 8,9,10 del procedimento incidentale).

Si osserva che “L’obbligo dei genitori di concorrere tra loro al mantenimento dei figli secondo le regole degli artt. 147 e 148 cod. civ. non cessa, “ipso facto”, con il raggiungimento della maggiore età da parte di questi ultimi, ma perdura, immutato, finché il genitore interessato alla declaratoria della cessazione dell’obbligo non dia la prova che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica, ovvero è stato posto nelle concrete condizioni per poter essere economicamente autosufficiente, senza averne però tratto utile profitto per sua colpa o discutibile scelta” (Cass. 23596/2006 e successive conformi).

Inoltre, non può gravare sul genitore la prova della effettiva e stabile autosufficienza o della responsabilità del figlio per la mancata acquisizione di una occupazione che lo renda indipendente. Poiché infatti la prova del raggiungimento di un sufficiente grado di capacità lavorativa può darsi anche mediante presunzioni, la prova contraria non può che gravare sul figlio maggiorenne, il quale, pur avendo completato il proprio percorso formativo, non riesca ad ottenere una sufficiente remunerazione. A titolo esemplificativo, sono circostanze da cui presumere il raggiungimento di un sufficiente grado di capacità lavorativa la formazione acquisita e l’esistenza di un mercato del lavoro in cui essa sia utilizzabile, la distanza temporale dal completamento della formazione, l’età raggiunta, o altri fattori e circostanze che incidano comunque sul tenore di vita del figlio maggiorenne e che di fatto lo rendano più autonomo. Dette circostanze attivano l’onere probatorio gravante sul richiedente il contributo al mantenimento (Cass. 19696/2019).

I certificati medici del 2011 attestano che la sindrome post-traumatica da stress era molto migliorata a seguito della terapia instaurata e che all’epoca residuavano solo l’intolleranza allo stare da soli e la necessità di dormire con la madre, quale bisogno di rassicurazione. Ma sono trascorsi nove anni da allora e nessuna certificazione più recente è stata prodotta. La X, nonostante i genitori le abbiano fornito adeguato supporto, anche tramite la frequentazione del CEPU (tale allegazione dell’attore non è contestata), non ha proseguito gli studi e si ritiene inserita nel mondo dell’equitazione almeno sin dal 2018, avendo peraltro conseguito formale diploma di Accompagnatore Escursionista di Turismo Equestre in data 13-11-2019, diventando così a tutti gli effetti un “Quadro Tecnico della Federazione” (doc. prodotto il 29-10-2019 dall’attore nel procedimento incidentale).

Si deve, tuttavia, ritenere, per il consolidato orientamento di legittimità sopra ricordato, che la X, secondo il ben noto principio di autoresponsabilità, per il quale il figlio ha l’onere di impegnarsi nel percorso di formazione scelto e di attivarsi, poi, ai fini del reperimento di un’occupazione, avrebbe dovuto raggiungere la propria indipendenza economica, o almeno attivarsi in tal senso, ben prima del 2018, senz’altro sin dall’epoca dell’instaurazione del presente giudizio, quando comunque aveva già 24 anni, ed è ragionevole ritenere che almeno da quattro anni avesse smesso di studiare.

Di conseguenza l’obbligo di contribuire al suo mantenimento da parte del X va revocato dalla data della domanda (cioè dal deposito del ricorso per divorzio) idem quanto all’assegnazione della casa familiare alla madre, dato che non può ritenersi che la stessa ivi convivesse con una figlia non ancora economicamente autosufficiente.

Quanto alla situazione economica delle parti, quella del X, che rispetto all’epoca del divorzio deve mantenere due figli nati successivamente – sebbene la sua compagna abbia recentemente ripreso a lavorare con partita iva come fisioterapista – è senz’altro peggiorata, non essendo stato specificamente allegato né dimostrato che egli abbia avuto, in ipotesi, un aumento dei propri redditi (il suo imponibile annuo risulta, per l’anno 2016, pari a 18.418 euro e per l’anno 2018 di 18.994 euro e non sono allegate modifiche successive).

Quanto alla situazione economica della Y, il suo Mod. 730 più recente, relativo all’anno di imposta 2016, mostra un imponibile annuo di euro 62.000; nell’anno di imposta 2008, all’epoca del divorzio, era di euro 42.800

Il fatto che, insieme al fratello, si sia assunta l’impegno di pagare la retta della casa di riposo della madre, pari ad euro 2.250 mensili, a fronte di un reddito imponibile annuo della madre di circa 14.000 euro, non rileva, in quanto nulla si sa di eventuali risparmi o indennità della madre e non vi è prova che la Y abbia realmente effettuato alcun pagamento alla casa di cura, essendo, peraltro, gli eventuali obblighi alimentari nei confronti dei genitori (di cui non vi è alcuna prova) secondari rispetto agli obblighi verso i figli.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo, anche con riferimento al procedimento incidentale.

P.Q.M.

Il Tribunale, vista la sentenza parziale di cessazione degli effetti civili del matrimonio del 14-9-2018, definitivamente pronunciando, ogni altra istanza ed eccezione disattesa o assorbita, così dispone:

1 – a far data dalla domanda, revoca l’obbligo a carico dell’attore di contribuire al mantenimento ordinario e alle spese straordinarie della figlia T.;

2 – a far data dalla domanda, revoca l’assegnazione a Y della casa familiare, di cui le parti sono comproprietarie al 50%;

3 – condanna la convenuta a rifondere all’attore le spese di lite che si liquidano, anche per il procedimento incidentale, in euro 120 per spese ed euro 7.254 per compensi, oltre 15 % per spese generali e accessori come per legge.

Così è deciso in Bologna, nella camera di consiglio del 15 settembre 2020.

Il Presidente

dott. Matilde Betti

Il Giudice Relatore

dott. Francesca Neri

Pubblicazione il 05/10/2020

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