ART 570 CP : obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale alla tutela legale o alla qualità di coniuge

 

AVVOCATO SERGIO ARMAROLI, SCRIVIMI TI RISPONDERO' O CONTATTAMI 051 6447838
MODULO CONTATTO PER RICHIESTA AVVOCATO SERGIO ARMAROLI 051 6447838

'art. 570 c.p., comma 2, n. 2 (capo 1) e L. n. 898 del 1970, art. 12-sexies (capo 2), entrambi commessi in danno della figlia minore A., ritenuti tra loro unificati dal concorso formale eterogeneo e in continuazione con il reato di minaccia grave (art. 612 cpv. c.p.) perpetrato in danno del convivente della ex moglie M.D. contestato al capo 3 dell'imputazione, tutti aggravati dalla recidiva di cui all'art. 99 c.p., comma 4.

‘art. 570 c.p., comma 2, n. 2 (capo 1) e L. n. 898 del 1970, art. 12-sexies (capo 2), entrambi commessi in danno della figlia minore A., ritenuti tra loro unificati dal concorso formale eterogeneo e in continuazione con il reato di minaccia grave (art. 612 cpv. c.p.) perpetrato in danno del convivente della ex moglie M.D. contestato al capo 3 dell’imputazione, tutti aggravati dalla recidiva di cui all’art. 99 c.p., comma 4.

LA NORMA Chiunque, abbandonando il domicilio domestico(1), o comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie(2), si sottrae agli [143, 146], è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da centotre euro a milletrentadue euro.

Le dette pene si applicano congiuntamente a chi:

1) malversa(4) o dilapida i beni del figlio minore [2] o del coniuge;

2) fa mancare i mezzi di sussistenza(5) ai discendenti [540; 75] di età minore [2], ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti [540; 75] o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa.

Il delitto è punibile a querela della persona offesa salvo nei casi previsti dal numero 1 e, quando il reato è commesso nei confronti dei minori, dal numero 2 del precedente comma.

Le disposizioni di questo articolo non si applicano se il fatto è preveduto come più grave reato da un’altra disposizione di legge(6).


Il reato di omessa corresponsione dell’assegno divorzile è procedibile d’ufficio e non a querela della persona offesa, in quanto il rinvio contenuto nell’art. 12 sexies della legge 1° dicembre 1970, n. 898 all’art. 570 c.p. si riferisce esclusivamente al trattamento sanzionatorio previsto per il delitto di violazione degli obblighi di assistenza familiare e non anche al relativo regime di procedibilità.

La condotta sanzionata dall’art. 570, comma secondo, c.p.

presuppone uno stato di bisogno, nel senso che l’omessa assistenza deve avere l’effetto di far mancare i mezzi di sussistenza, che comprendono quanto è necessario per la sopravvivenza, situazione che non si identifica né con l’obbligo di mantenimento né con quello alimentare, aventi una portata più ampia

La violazione dei doveri di assistenza materiale di coniuge e di genitore, previsti dalle norme del c.c. integra, ricorrendo tutti gli altri elementi costitutivi della fattispecie, il reato previsto e punito dall’art. 570, comma primo, c.p.

Nel reato di omessa corresponsione dell’assegno divorzile

'art. 570 c.p., comma 2, n. 2 (capo 1) e L. n. 898 del 1970, art. 12-sexies (capo 2), entrambi commessi in danno della figlia minore A., ritenuti tra loro unificati dal concorso formale eterogeneo e in continuazione con il reato di minaccia grave (art. 612 cpv. c.p.) perpetrato in danno del convivente della ex moglie M.D. contestato al capo 3 dell'imputazione, tutti aggravati dalla recidiva di cui all'art. 99 c.p., comma 4.

‘art. 570 c.p., comma 2, n. 2 (capo 1) e L. n. 898 del 1970, art. 12-sexies (capo 2), entrambi commessi in danno della figlia minore A., ritenuti tra loro unificati dal concorso formale eterogeneo e in continuazione con il reato di minaccia grave (art. 612 cpv. c.p.) perpetrato in danno del convivente della ex moglie M.D. contestato al capo 3 dell’imputazione, tutti aggravati dalla recidiva di cui all’art. 99 c.p., comma 4. di famiglia

 previsto dall’art. 12 sexies della legge 1 dicembre 1970, n. 898, come modificato dall’art. 21 della legge 6 marzo 1987, n. 74, il generico rinvio, “quoad poenam”, all’art. 570 c.p. deve intendersi riferito alle pene alternative previste dal comma primo di quest’ultima disposizione.

In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare,

l’abbandono del domicilio domestico è punibile solo in quanto abbia avuto per risultato la violazione degli obblighi di assistenza inerenti alla qualità di coniuge, con la conseguenza che il giudice non può limitarsi ad accertare il fatto storico dell’abbandono, ma deve ricostruire la situazione in cui esso si inscrive per verificare l’esistenza di eventuali cause di impossibilità, intollerabilità o estrema penosità della convivenza.

In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, lo stato di bisogno non è escluso dall’intervento di terzi, coobbligati od obbligati in via subordinata, sicché il reato si configura anche se taluno di questi si sostituisca all’inerzia del soggetto tenuto alla somministrazione dei mezzi di sussistenza.

L’obbligazione, penalmente rilevante ex art. 570, comma secondo, c.p., in capo al padre naturale di non far mancare i mezzi di sussistenza al figlio minore non nato in costanza di matrimonio presuppone la prova della filiazione da acquisirsi mediante l’atto di riconoscimento formale ovvero mediante altro modo consentito, non esclusa eventualmente l’applicazione della pregiudiziale di stato ai sensi e per gli effetti dell’art. 3 c.p.p.. (Nella specie, la Corte ha cassato la sentenza che aveva condannato il padre naturale, ritenendo provato il rapporto di filiazione sulla scorta delle sole dichiarazioni della madre)

Integra la fattispecie delittuosa prevista dal comma secondo, n. 2 dell’art. 570 c.p. anche l’inadempimento parziale dell’obbligo di corresponsione dell’assegno alimentare quando le somme versate non consentano ai beneficiari di far fronte alle loro esigenze fondamentali di vita, quali vitto, alloggio, vestiario ed educazione.

Il mancato contributo economico da parte del coniuge non legalmente separato che non determini uno stato di bisogno nell’altro coniuge e non comporti, di conseguenza, il venir meno dei mezzi di sussistenza non integra la fattispecie prevista dall’art. 570 c.p..

La condotta di sottrazione agli obblighi di assistenza inerenti alla potestà genitoriale nei confronti dei figli minori e quella di omessa prestazione dei mezzi di sussistenza, previste, rispettivamente, nel primo e secondo comma dell’art. 570 c.p., non sono in rapporto di continenza o di progressione criminosa, ma hanno ad oggetto fatti del tutto eterogenei nella loro storicità e considerazione sociale. (Fattispecie in cui la S.C. ha ritenuto corretto l’aumento di pena applicato dalla Corte territoriale per la continuazione).

In tema di reati contro la famiglia, la violazione degli obblighi di natura economica posti a carico del genitore separato, cui si applica la disposizione dell’art. 12 sexies L. 1° dicembre 1970, n. 898, stante il richiamo operato dalla previsione di cui all’art. 3 L. 8 febbraio 2006, n. 54 (recante disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli), riguarda unicamente l’inadempimento dell’obbligo di mantenimento in favore dei figli (minorenni e maggiorenni), dovendosi escludere invece l’inadempimento di analogo obbligo posto nei confronti del coniuge separato, cui è applicabile la tutela già predisposta dall’art. 570 c.p..

In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare nella forma dell’omessa prestazione dei mezzi di sussistenza, non è possibile invocare l’errore di fatto, né l’ignoranza della legge penale sotto il profilo della sua inevitabilità, poiché l’obbligo sanzionato deriva da inderogabili principi di solidarietà, ben radicati nella coscienza della collettività, prima ancora che nell’ordinamento.

 

 

In caso di mancato versamento dell’assegno periodico che sia stato fissato per il mantenimento di figli nati da un cessato rapporto di convivenza correttamente viene ritenuto configurabile il reato previsto dall’art. 12 sexies della legge n. 898/1970, in forza del richiamo che a tale norma risulta operato dall’art. 3 della legge 8 febbraio 2006 n. 54, recante “Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli”.

(

Ai fini della configurabilità del reato previsto dall’art. 570, comma secondo, n. 2, cod. pen., nell’ipotesi di corresponsione parziale dell’assegno stabilito in sede civile per il mantenimento, il giudice penale deve accertare se tale condotta abbia inciso apprezzabilmente sulla disponibilità dei mezzi economici che il soggetto obbligato è tenuto a fornire ai beneficiari, tenendo inoltre conto di tutte le altre circostanze del caso concreto, ivi compresa la oggettiva rilevanza del mutamento di capacità economica intervenuta, in relazione alla persona del debitore, mentre deve escludersi ogni automatica equiparazione dell’inadempimento dell’obbligo stabilito dal giudice civile alla violazione della legge penale.

Ai fini della configurabilità del delitto previsto dall’art. 570, comma secondo, cod. pen., il giudice penale deve accertare, nell’ipotesi di mancata corresponsione da parte del coniuge obbligato al versamento dell’assegno di mantenimento, se per effetto di tale condotta siano venuti in concreto a mancare ai beneficiari i mezzi di sussistenza, nozione in cui rientrano non solo i mezzi per la sopravvivenza vitale (quali il vitto e l’alloggio), ma anche gli strumenti che consentano, in rapporto alle reali capacità economiche e al regime di vita personale del soggetto obbligato, un sia pur contenuto soddisfacimento di altre complementari esigenze della vita quotidiana. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto che il giudice di merito non aveva verificato se, a fronte dell’omesso versamento per soli 4 mesi di un assegno di mantenimento di rilevante ammontare, il coniuge beneficiario non avesse potuto far fronte alle esigenze di vita del figlio, anche in considerazione di quanto in precedenza incamerato e verosimilmente accantonato).

In tema di reati contro la famiglia, il reato di omesso versamento dell’assegno periodico previsto dell’art.12 sexies legge 1 dicembre 1970, n. 898 (richiamato dall’art. 3 della legge 8 febbraio 2006 n. 54) è configurabile esclusivamente nel caso di separazione dei genitori coniugati, ovvero di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio, mentre, nel caso di violazione degli obblighi di natura economica derivanti dalla cessazione del rapporto di convivenza può configurarsi il solo reato di cui all’art.570, comma secondo, n.2, cod.pen. (In motivazione, la Corte ha precisato che l’art.4, comma secondo, legge n.54 del 2006, in base al quale le disposizioni introdotte si applicano anche ai procedimenti relativi ai figli di genitori non coniugati, fa riferimento ai provvedimenti di natura civile e non anche alle previsioni normative che attengono al diritto penale sostanziale).

Nel caso in cui la condotta violatrice dell’art. 570 cod. pen. si esplichi nell’omissione da parte del genitore non affidatario dei mezzi di sussistenza ai figli minori o inabili al lavoro, il reato sussiste anche se l’altro genitore provvede in via sussidiaria a corrispondere ai bisogni della prole; infatti, l’eventuale convincimento del genitore inadempiente di non essere tenuto, in tale situazione, all’assolvimento del suo primario dovere, non integra un’ipotesi di ignoranza scusabile di una norma che corrisponde ad un’esigenza morale universalmente avvertita sul piano sociale.

Il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare si consuma nel luogo di effettiva dimora dell’avente di diritto alla prestazione. (In motivazione la Corte ha chiarito che qualora il creditore si trovi all’estero, il conferimento da parte di questi della procura a riscuotere gli alimenti al Ministero dell’Interno, ai sensi dell’art. 1 della Convenzione sull’esazione delle prestazioni alimentari all’estero, ratificata dall’Italia con la l. 23 marzo 1958 n. 338, non trasferendo la titolarità della situazione giuridica azionata, non muta il luogo di adempimento dell’obbligazione, salvo il caso in cui il debitore in concreto esegua la prestazione presso la sede dell’Istituzione intermediaria).

In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, gli assegni familiari percepiti dal genitore naturale non affidatario per il mantenimento del figlio minore concorrono ad integrare l’importo da questi periodicamente dovuto, salvo che il giudice civile, in sede di determinazione dell’assegno di mantenimento, abbia diversamente disposto. (In motivazione, la Corte ha precisato che gli assegni familiari costituiscono una prestazione generale ed astratta di sostegno al reddito familiare in ragione della presenza di figli minori e si distinguono, quindi, dalle eventuali elargizioni di carattere contingente ed occasionale a carico della pubblica assistenza che, per loro struttura, non fanno venir meno l’obbligo del genitore di contribuire al mantenimento dei figli minori).

In materia di violazione degli obblighi di assistenza familiare, la minore età dei discendenti, destinatari dei mezzi di sussistenza, rappresenta “in re ipsa” una condizione soggettiva dello stato di bisogno, che obbliga i genitori a contribuire al loro mantenimento, assicurando i predetti mezzi di sussistenza; ne deriva che il reato di cui all’art. 570, comma secondo, c.p., sussiste anche quando uno dei genitori ometta la prestazione dei mezzi di sussistenza in favore dei figli minori o inabili, ed al mantenimento della prole provveda in via sussidiaria l’altro genitore.

Ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 570, comma secondo n. 2, c.p., l’obbligo di procurare i mezzi di sussistenza ad un figlio minore sussiste indipendentemente dalla formale attribuzione della responsabilità genitoriale, essendo irrilevante la mancanza del riconoscimento giudiziale della paternità, anche ove il compimento di tale atto venga ostacolato dall’altro genitore naturale. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da vizi la sentenza impugnata che aveva affermato la responsabilità dell’imputato il quale, nell’ambito di un rapporto connotato da marcata conflittualità con la madre del bambino, aveva rifiutato ogni prestazione economica fino alla pronuncia giudiziale ed alla conseguente fissazione, da parte del giudice, della somma mensile dovuta per il mantenimento, in seguito regolarmente versata).

In tema di reati contro la famiglia, il delitto previsto dall’art. 12 sexies della legge 1° dicembre 1970, n. 898, si configura per il semplice inadempimento dell’obbligo di corresponsione dell’assegno nella misura disposta dal giudice in sede di divorzio, prescindendo dalla prova dello stato di bisogno dell’avente diritto.

In tema di violazione degli obblighi di natura economica posti a carico del genitore separato, la disposizione dell’art. 12 sexies legge 1 dicembre 1970, n. 898 (richiamata dall’art. 3 della legge 8 febbraio 2006) si applica anche al mancato adempimento degli obblighi assunti dai coniugi, per il mantenimento dei figli minori, in sede di separazione consensuale. (In motivazione, la S.C. ha precisato che il citato art. 3 sanziona la violazione degli “obblighi di natura economica”, senza operare alcuna distinzione quanto alla loro fonte).

Il generico rinvio, quoad poenam, all’art. 570 cod. pen. effettuato dall’art. 12-sexies, L. 1 dicembre 1970, 898, come modificato dall’art. 21, L. 6 marzo 1987, n. 74, deve intendersi riferito alle pene alternative previste dal comma primo della disposizione codicistica.

Il reato di omessa corresponsione dell’assegno divorzile è procedibile d’ufficio e non a querela della persona offesa, in quanto il rinvio contenuto nell’art. 12 sexies della legge 1° dicembre 1970, n. 898 all’art. 570 c.p. si riferisce esclusivamente al trattamento sanzionatorio previsto per il delitto di violazione degli obblighi di assistenza familiare e non anche al relativo regime di procedibilità.

La condotta sanzionata dall’art. 570, comma secondo, c.p. presuppone uno stato di bisogno, nel senso che l’omessa assistenza deve avere l’effetto di far mancare i mezzi di sussistenza, che comprendono quanto è necessario per la sopravvivenza, situazione che non si identifica né con l’obbligo di mantenimento né con quello alimentare, aventi una portata più ampia

La violazione dei doveri di assistenza materiale di coniuge e di genitore, previsti dalle norme del c.c. integra, ricorrendo tutti gli altri elementi costitutivi della fattispecie, il reato previsto e punito dall’art. 570, comma primo, c.p.

Nel reato di omessa corresponsione dell’assegno divorzile previsto dall’art. 12 sexies della legge 1 dicembre 1970, n. 898, come modificato dall’art. 21 della legge 6 marzo 1987, n. 74, il generico rinvio, “quoad poenam”, all’art. 570 c.p. deve intendersi riferito alle pene alternative previste dal comma primo di quest’ultima disposizione.

In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, l’abbandono del domicilio domestico è punibile solo in quanto abbia avuto per risultato la violazione degli obblighi di assistenza inerenti alla qualità di coniuge, con la conseguenza che il giudice non può limitarsi ad accertare il fatto storico dell’abbandono, ma deve ricostruire la situazione in cui esso si inscrive per verificare l’esistenza di eventuali cause di impossibilità, intollerabilità o estrema penosità della convivenza.

In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, lo stato di bisogno non è escluso dall’intervento di terzi, coobbligati od obbligati in via subordinata, sicché il reato si configura anche se taluno di questi si sostituisca all’inerzia del soggetto tenuto alla somministrazione dei mezzi di sussistenza.

L’obbligazione, penalmente rilevante ex art. 570, comma secondo, c.p., in capo al padre naturale di non far mancare i mezzi di sussistenza al figlio minore non nato in costanza di matrimonio presuppone la prova della filiazione da acquisirsi mediante l’atto di riconoscimento formale ovvero mediante altro modo consentito, non esclusa eventualmente l’applicazione della pregiudiziale di stato ai sensi e per gli effetti dell’art. 3 c.p.p.. (Nella specie, la Corte ha cassato la sentenza che aveva condannato il padre naturale, ritenendo provato il rapporto di filiazione sulla scorta delle sole dichiarazioni della madre)

Integra la fattispecie delittuosa prevista dal comma secondo, n. 2 dell’art. 570 c.p. anche l’inadempimento parziale dell’obbligo di corresponsione dell’assegno alimentare quando le somme versate non consentano ai beneficiari di far fronte alle loro esigenze fondamentali di vita, quali vitto, alloggio, vestiario ed educazione.

Il mancato contributo economico da parte del coniuge non legalmente separato che non determini uno stato di bisogno nell’altro coniuge e non comporti, di conseguenza, il venir meno dei mezzi di sussistenza non integra la fattispecie prevista dall’art. 570 c.p..

La condotta di sottrazione agli obblighi di assistenza inerenti alla potestà genitoriale nei confronti dei figli minori e quella di omessa prestazione dei mezzi di sussistenza, previste, rispettivamente, nel primo e secondo comma dell’art. 570 c.p., non sono in rapporto di continenza o di progressione criminosa, ma hanno ad oggetto fatti del tutto eterogenei nella loro storicità e considerazione sociale. (Fattispecie in cui la S.C. ha ritenuto corretto l’aumento di pena applicato dalla Corte territoriale per la continuazione).

In tema di reati contro la famiglia, la violazione degli obblighi di natura economica posti a carico del genitore separato, cui si applica la disposizione dell’art. 12 sexies L. 1° dicembre 1970, n. 898, stante il richiamo operato dalla previsione di cui all’art. 3 L. 8 febbraio 2006, n. 54 (recante disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli), riguarda unicamente l’inadempimento dell’obbligo di mantenimento in favore dei figli (minorenni e maggiorenni), dovendosi escludere invece l’inadempimento di analogo obbligo posto nei confronti del coniuge separato, cui è applicabile la tutela già predisposta dall’art. 570 c.p..

In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare nella forma dell’omessa prestazione dei mezzi di sussistenza, non è possibile invocare l’errore di fatto, né l’ignoranza della legge penale sotto il profilo della sua inevitabilità, poiché l’obbligo sanzionato deriva da inderogabili principi di solidarietà, ben radicati nella coscienza della collettività, prima ancora che nell’ordinamento.

Sussiste concorso formale eterogeneo tra il delitto di cui all’art. 12 sexies L. n. 898 del 1970 e quello di cui all’art. 570, comma secondo, n. 2 c.p., qualora la mancata corresponsione dell’assegno divorzile faccia altresì mancare al figlio minore i mezzi di sussistenza.

Integra il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare il genitore separato che ometta anche solo parzialmente il versamento in favore dei figli minori di quanto stabilito per il loro mantenimento, a prescindere da ogni accertamento sulla sufficienza della somma prestata in concreto alla loro sussistenza. (In motivazione la Corte ha precisato che il principio consegue all’estensione alla separazione della previsione di cui all’art. 12 sexies L. 1 dicembre 1970, n. 898 ad opera dell’art. 3 L. 8 febbraio 2006, n. 54).

È legittima l’ordinanza di rigetto dell’istanza di restituzione nel termine – per impugnare una sentenza contumaciale – adottata “de plano” e, pertanto, in assenza di contraddittorio, stante il carattere incidentale della procedura che ammette il rito camerale non partecipato e l’assenza nell’art. 175, comma quarto, c.p.p. – contenente disposizioni procedurali riferibili a tutti i casi ivi contemplati – di rinvii all’art. 127 c.p.p.

In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, la responsabilità per omessa prestazione dei mezzi di sussistenza non è esclusa dall’indisponibilità dei mezzi necessari, quando questa sia dovuta, anche parzialmente, a colpa dell’obbligato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

‘art. 570 c.p., comma 2, n. 2 (capo 1) e L. n. 898 del 1970, art. 12-sexies (capo 2), entrambi commessi in danno della figlia minore A., ritenuti tra loro unificati dal concorso formale eterogeneo e in continuazione con il reato di minaccia grave (art. 612 cpv. c.p.) perpetrato in danno del convivente della ex moglie M.D. contestato al capo 3 dell’imputazione, tutti aggravati dalla recidiva di cui all’art. 99 c.p., comma 4.

Il ricorso risulta manifestamente infondato e come tale va dichiarato inammissibile L’impugnata sentenza di appello ha, infatti, statuito, confermando le determinazioni del primo giudice sul punto, che tra i reati in addebito sussiste rapporto di concorso formale eterogeneo e non di consunzione, come del resto più volte ribadito dalla giurisprudenza di questa Corte di legittimità; ne consegue che, in caso di concorso tra tali fattispecie, può essere applicata la disciplina della continuazione ai sensi dell’art. 81 c.p., comma 2, in considerazione del medesimo interesse tutelato (Sez. 6, sent. n. 10772 del 20/02/2018, F, Rv. 272763; Sez. 6, sent. n. 55064 del 13/09/2017, E, Rv. 271669; Sez. 6, sent. n. 12307 del 13/03/2012, B., Rv. 252605), Il ricorrente, evocando in maniera impropria il principio del ne bis in idem sostanziale nonchè il fenomeno del concorso apparente di norme, insiste infondatamente per la consunzione del secondo addebito nel primo, ma in maniera oltre tutto generica poichè, a suo dire, necessitata da una più accurata trattazione del caso

 

 

 

Cassazione Penale

sez. VI

Sentenza 03/03/2020, n. 8612

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. COSTANZO Angelo – Presidente –

Dott. MOGINI Stefano – Consigliere –

Dott. RICCIARELLI Massimo – Consigliere –

Dott. VILLONI Orlando – rel. Consigliere –

Dott. VIGNA Maria Sabina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

C.G., n. (OMISSIS);

avverso la sentenza n. 1753/19 Corte di Appello di Torino del 06/03/2019;

esaminati gli atti e letti il ricorso ed il provvedimento decisorio impugnato;

udita la relazione del consigliere, Orlando Villoni;

sentito il pubblico ministero in persona del Sostituto Procuratore Generale, Dott. Angelillis Ciro, che ha concluso per l’inammissibilità.

RITENUTO IN FATTO

  1. Con la sentenza impugnata la Corte di Appello di Torino ha confermato la decisione di primo grado emessa dal Tribunale di Torino in data 08/01/2017, che aveva ritenuto C.G. responsabile dei reati di cui all’art. 570 c.p., comma 2, n. 2 (capo 1) e L. n. 898 del 1970, art. 12-sexies(capo 2), entrambi commessi in danno della figlia minore A., ritenuti tra loro unificati dal concorso formale eterogeneo e in continuazione con il reato di minaccia grave (art. 612 cpv. c.p.) perpetrato in danno del convivente della ex moglie M.D. contestato al capo 3 dell’imputazione, tutti aggravati dalla recidiva di cui all’art. 99 c.p., comma 4.
  2. Avverso la decisione ha proposto ricorso per cassazione l’imputato, che con un unico motivo di censura in apparenza riguardante la violazione dell’art. 133 c.p., contesta in realtà la ritenuta sussistenza del concorso formale eterogeneo tra i reati contestati ai capi 1 e 2 dell’editto accusatorio, in luogo della applicazione del principio del ne bis in idem tra gli stessi reati.

CONSIDERATO IN DIRITTO

  1. Il ricorso risulta manifestamente infondato e come tale va dichiarato inammissibile L’impugnata sentenza di appello ha, infatti, statuito, confermando le determinazioni del primo giudice sul punto, che tra i reati in addebito sussiste rapporto di concorso formale eterogeneo e non di consunzione, come del resto più volte ribadito dalla giurisprudenza di questa Corte di legittimità; ne consegue che, in caso di concorso tra tali fattispecie, può essere applicata la disciplina della continuazione ai sensi dell’art. 81 c.p., comma 2, in considerazione del medesimo interesse tutelato (Sez. 6, sent. n. 10772 del 20/02/2018, F, Rv. 272763; Sez. 6, sent. n. 55064 del 13/09/2017, E, Rv. 271669; Sez. 6, sent. n. 12307 del 13/03/2012, B., Rv. 252605), Il ricorrente, evocando in maniera impropria il principio del ne bis in idem sostanziale nonchè il fenomeno del concorso apparente di norme, insiste infondatamente per la consunzione del secondo addebito nel primo, ma in maniera oltre tutto generica poichè, a suo dire, necessitata da una più accurata trattazione del caso.
  2. Alla dichiarazione d’inammissibilità dell’impugnazione segue, come per legge, la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma in favore della Cassa delle Ammende, che stimasi equo quantificare in Euro 2.000,00 (duemila).

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro duemila in favore della Cassa delle Ammende.

In caso di diffusione del presente provvedimento omettere le generalità e gli altri dati identificativi, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52 in quanto imposto dalla legge.

Così deciso in Roma, il 5 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria, il 3 marzo 2020.

TAGS Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale

 

 

Bologna Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Imola Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Casalecchio di Reno Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
San Lazzaro di Savena Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Valsamoggia Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
San Giovanni in Persiceto Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Castel San Pietro Terme Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Zola Predosa Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Budrio Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Castel Maggiore Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Pianoro Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Medicina Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Molinella Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Castenaso Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Sasso Marconi Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Ozzano dell’Emilia Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Crevalcore Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Calderara di Reno Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
San Pietro in Casale Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Anzola dell’Emilia Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Granarolo dell’Emilia Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Monte San Pietro Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Argelato Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Malalbergo Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Minerbio Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
San Giorgio di Piano Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Sala Bolognese Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Vergato Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Sant’Agata Bolognese   
Pieve di Cento Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Baricella Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Alto Reno Terme Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Marzabotto Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Dozza Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Castello d’Argile Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Monzuno Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Monterenzio Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Castiglione dei Pepoli Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Bentivoglio Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Galliera Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Gaggio Montano Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Mordano Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Castel Guelfo di Bologna Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Loiano Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
San Benedetto Val di  Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale

Sambro

 
Grizzana Morandi 
Monghidoro Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Casalfiumanese Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Castel di Casio Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Borgo Tossignano Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Lizzano in Belvedere Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Fontanelice Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Castel d’Aiano Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Camugnano Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale 
Castel del Rio Avvocato penalista, denunce querele, tribunale penale avvocato, appello penale, querela, cassazione penale, parere penale, reato penale, avvocato penale