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Successioni : testamento, erede, quote, cause ereditarie, divisioni ereditarie Bologna

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Avvocato successioni Bologna redazione della dichiarazione di successione; come si redige una dichiarazione di successione? Avvocato cause  ereditarie Bologna

individuare l’ ufficio dell’ agenzia delle entrate dove registrare la dichiarazione di successione.

C’ è sempre un ufficio provinciale principale situato per l’ appunto nel capoluogo di provincia più altri uffici distrettuali più piccoli situati generalmente nei centri più grandi.

Quando va fatta ?

Entro un anno dalla m0rte del de cuius

i suoi eredi hanno l’obbligo di presentare la Dichiarazione di Successione entro un anno dalla sua data di morte. È bene precisare che non bisogna presentare la dichiarazione se l’eredità è devoluta dal defunto al coniuge e ai parenti e se il suo valore non supera i 25.823 euro e non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari.

 

 

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“Non dire di conoscere a fondo un’altra persona finché non hai diviso con lei un’eredità.” 
JOHANN KASPAR LAVATER

“È bello essere poveri anche perché quando ti avvicini ai settant’anni i tuoi figli non cercano di dichiararti insano di mente per prendere il controllo delle tue proprietà.” 
WOODY ALLEN

 

Lo studio legale fornisce assistenza sulle principali problematiche riguardanti le successioni ereditarie e testamentari

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CREDETE CHE EREDITARE SIA FACILE?

SBAGLIATO NON LO E’ AFFATTO

IN PRIMO LUOGO BUROCRAZIA, CONTEGGIO DELLE IMPOSTE, DICHIARAZIONI, ATTI, NON E’ FACILE PER NIENTE

Avvocato successioni Bologna Cosa è accettazione dell’eredità, e cosa è accettazione con beneficio di inventario?

Per accedere all’accettazione beneficiata sono necessari alcuni requisiti fondamentali pena la nullità della stessa e il procedimento da seguire è descritto nell’articolo 490 del Codice Civile. Art. 490.

(Effetti del beneficio d’inventario).

L’effetto del beneficio d’inventario consiste nel tener distinto il patrimonio del defunto da quello dell’erede.

Conseguentemente:

1) l’erede conserva verso l’eredita’ tutti i diritti e tutti gli obblighi che aveva verso il defunto, tranne quelli che si sono estinti per effetto della morte;

2) l’erede non e’ tenuto al pagamento dei debiti ereditari e dei legati oltre il valore dei beni a lui pervenuti;

3) i creditori dell’eredita’ e i legatari hanno preferenza sul patrimonio ereditario di fronte ai creditori dell’erede. Essi pero’ non sono dispensati dal domandare la separazione dei beni, secondo le disposizioni del capo seguente, se vogliono conservare questa preferenza anche nel caso che l’erede decada dal beneficiod’inventario o vi rinunzi.

COSA SI INTENDE PER RINUNCIA ALL’EREDITA’  

La rinuncia all’eredità è una dichiarazione di non voler accettare il patrimonio lasciato dal defunto (con testamento o senza). La rinuncia deve essere frutto di una scelta libera da condizioni e da termini, gratuita e a favore di tutti gli altri chiamati all’eredità.

 

 

 

 

 

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QUANSO SERVE L’INTERVENTO DELL’AVVOCATO NELLE EREDITA’ ?

 

  1. Successione legittima- AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA

Nel caso in cui il defunto non abbia lasciato alcuna disposizione riguardante i propri beni (nella totalità o in parte), si applica il principio di successione legittima, secondo il quale l’eredità viene devoluta al coniuge e ai parenti fino al sesto grado, in base a criteri di assegnazione dell’eredità stabiliti per legge. Secondo il Diritto Ereditario, coniugi, discendenti e ascendenti ricevono una quota di legittima (o di riserva) e in alcuni casi possono var valere i loro diritti anche andando contro le disposizioni testamentarie, chiedendone la riduzione.

Se  non siano presenti eredi o testamento, i beni del defunto vanno allo Stato.

 

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  1. B) Successione testamentaria AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA

 

Questa modalità di successione ha ragione di essere nella presenza di un testamento, nel quale sono indicati gli eredi del defunto e l’attribuzione dei delegati, per quanto concerne le disposizioni patrimoniali. Nell’atto possono essere anche contenute disposizioni di tipo non patrimoniale, come la nomina di esecutori testamentari, riconoscimento di un figlio naturale ecc. Tale documento ha tre forme principali, può essere infatti olografo, segreto oppure pubblico.

Dall’avvocato Sergio Armaroli è possibile aver e una consulenza Diritto Ereditario e redazione di documenti inerenti, impugnazione di testamenti e donazioni.

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In questa materia, le questioni principalmente trattate sono le seguenti:

Altri istituti relativi alle successioni

Innanzitutto l’Avvocato presta consulenza professionale nella redazione del testamento consigliando il testatore sulle migliori soluzioni giuridiche da adottare per ottenere, prevenendo eventuali contenziosi tra eredi, il risultato finale che il testatore vuole ottenere con il testamento (suddividere, assegnare, devolvere il proprio patrimonio ad uno o più eredi secondo il proprio desiderio compatibilmente con le disposizioni di legge), e ciò al fine di redigere un testamento “olografo” (ovvero scritto e firmato di pugno dal testatore) o “pubblico” . La legge non impone l’obbligo di pianificare la propria successione mediante la redazione di un testamento, in assenza del quale si apre la così detta successione per legge.


E’ meglio redigere il testamento con l’aiuto di un esperto (al fine di evitare di incorrere in nullità), con il quale regolare il futuro del proprio patrimonio; ed anche per poter disporre in modo particolare, anche a favore di uno solo degli eredi, della quota oltre la legittima; leggittima che, in assenza di testamento, è divisa per legge pressoché in parti uguali fra gli eredi.

  • Cerchiamo di capire, poi, qual è il fondamento della successione ereditaria. La nostra vita è fatta di rapporti personali e rapporti economici che nell’arco di tutta la nostra esistenza ci permettono di acquistare e vendere beni, sottoscrivere contratti, chiedere in prestito o prestare somme di denaro.

  • Questi rapporti e, quindi, tutti gli impegni (principalmente economici) che abbiamo preso in vita, non terminano con la nostra morte.

  • In secondo luogo l’avvocato interviene nella fase successiva al decesso della persona della cui successione si tratta, per assistere consigliare ed eventualmente rappresentare e difendere in giudizio, uno o più chiamati all’eredità, o comunque uno o più eredi legittimari (coniuge, discendenti o ascendenti del de cuius), legittimi (congiunti entro il VI grado del de cuius), o testamentari, o comunque chiunque si sentisse leso nei propri diritti ereditari, da altri chiamati all’eredità o da altri eredi, o eventualmente da terzi, nell’ambito delle controversie che dalla successione dovessero scaturire.       Consulenza e redazione testamento olografo

Le questioni che sorgono in ordine alla destinazione di un’eredità, possono essere anche molto complesse. L’intervento di un legale contattato tempestivamente, potrà permettere di valutare con maggior chiarezza quali siano i diritti spettanti e quali azioni si possano realizzare per garantirli.

I successori legittimi sono i discendenti, il coniuge, gli ascendenti e gli altri parenti fino al 6° Grado.

In linea generale la presenza di congiunti prossimi esclude il diritto di succedere dei parenti più lontani. Se mancano il coniuge e i parenti fino al 6° grado succede lo Stato.

I limiti al potere di disposizione del de cuius previsti per la successione necessaria, tutelano invece solo i parenti più prossimi: i discendenti legittimi, naturali e adottivi, gli ascendenti legittimi e il coniuge.

            Divisioni patrimoni ereditari

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L’avvocato Sergio Armaroli offre la propria consulenza sia per la fase stragiudiziale che per quella dell’eventuale contenzioso, assistendo il cliente in ogni ambito: dall’accettazione dell’eredità (con o senza beneficio d’inventario), alla dichiarazione di successione (mediante l’assistenza di un esperto commercialista), nell’eventuale redazione dell’inventario, nella fase vendita dei beni ereditari, nonché nell’azione di divisione ereditaria (sia dinanzi gli organi di mediazione e conciliazione,

La gran parte delle liti successorie e cause ereditarie ad esse collegati derivano da un semplice fatto: l’assenza, o l’invalidità, del testamento.

Ecco che quindi occorre ripensare l’importanza di predisporre e redigere un testamento per regolare la successione e l’eventuale frazionamento del proprio patrimonio prima della morte: ed occorre farlo nelle forme e nei modi previsti dalla legge.

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redazione della dichiarazione di successione;

– accettazione dell’eredità, accettazione con beneficio di inventario;

– rinuncia all’eredità;

apertura della successione e violazione del divieto di patti successori;

eredità di minori e incapaci, accettazione dell’eredità col beneficio d’inventario;

separazione dei beni del defunto da quelli dell’erede;

successione testamentaria: validità – invalidità del testamento;

 

esecuzione testamentaria;

lesione dei diritti dell’erede legittimo;

diritti a difesa dei legittimari, azioni di riduzione;

divisione dell’eredità;

successione degli eredi nell’impresa di famiglia.

– redazione del testamento e degli atti dispositivi di ultima volontà;

– interpretazione delle clausole testamentarie;

– impugnazione del testamento;

– mediazione e contenzioso ereditario;

– divisione ereditaria;

– donazioni;

 

Offriamo assistenza e consulenza legale in successioni ereditarie e donazioni.

 Assistiamo e consigliamo i clienti nel trasferimento e/o assegnazione di beni e/o aziende ai futuri eredi per evitare successivi conflitti ereditari, nella risoluzione dei problemi legati alle successioni e alle donazioni.

Aiutiamo gli eredi nella ricerca e individuazione dei beni ereditari in Italia, avvalendoci di società di investigazione.

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L’IMPORTANTE E’ VINCERE NON PARTECIPARE !!!

STUDIO LEGALE BOLOGNA AVVOCATO SERGIO ARMAROLI

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La materia ereditaria è assai complessa perché riguarda la valutazione di cespiti ereditari e la loro esatta attribuzione agli eredi in forza delle norme vigenti nella legislazione italiana. Cause testamentarie ,divisioni ereditarie

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Sei erede e vieni escluso dall’eredità?
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Molto speso alla morte di un parente (sia esso lontano o un genitore o il coniuge) ci troviamo nella delicata posizione di valutare e dover prendere conoscenza di quanto ci spetta quale erede e quota erede, e di non venire esclusi dall’eredità ovvero subire un’ingiusta esclusione dall’eredità in forza della legge sulla successione.
Molti ignorano che, ad esempio, un testamento non può ledere la legittima, cioè un testamento non può disporre della quota di eredità spettante a coloro che per legge hanno diritto ad una parte di eredità del defunto.
Il testamento non può ad esempio lasciare l’intero patrimonio a un terzo se il de cuius ha una moglie o un figlio o genitori.
In merito a successioni ed eredità (gli esempi spesso chiariscono e spiegano le norme), alla morte di una persona che aveva una moglie e due figli, il suo testamento non può essere a favore di un solo figlio o della sola moglie. Infatti ognuno degli eredi avrà diritto alla propria quota, come stabilito dalla legge. E l’erede può sempre chiedere la sua quota di eredità.

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Lo Studio Legale Avvocato Armaroli di Bologna, si occupa di prestare consulenza e dare assistenza legale e giudiziaria alle persone eredi testamentari o legittimi che, loro malgrado, si sono viste escludere da una successione di cui erano per legge in parte beneficiari dell’eredità.
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INCAPACITA’ DI TESTARE 

Invero secondo l’orientamento consolidato della Corte di Cassazione  in tema di incapacità di testare ex art. 591 c.c., nella ipotesi di grave infermità mentale permanente del testatore (come nella fattispecie), colui che impugna la validità del testamento è tenuto solo a provare l’esistenza di quella malattia, mentre colui che intende giovarsi del testamento deve dare la prova della esistenza di un intervallo di lucidità nel momento in cui furono espresse le ultime volontà (Cass. 8.1.1981 n. 162; Cass. 28.4.1981 n. 2578; Cass. 5.11.1987 n. 8169; Cass. 23.1.1991 n. 652).
La riserva a favore del coniuge
Ai sensi dell’art. 540 c. c. il coniuge superstite, in qualità di riservatario, è altresì titolare di due diritti reali di godimento attribuitigli dalla legge a titolo di legato: il diritto di abitazione della casa coniugale e il diritto di uso dei mobili che la arredano; affinché sorgano tali diritti è comunque necessario che la residenza familiare risulti di proprietà del defunto oppure comune.
La ragione sottesa alla norma appena enunciata è evidente: il legislatore ha inteso garantire al coniuge quella continuità di vita e di abitudini con il passato che la casa rappresenta.
Tuttora la giurisprudenza non riconosce tali diritti in capo al convivente more uxorio, i cui interessi, allo stato, possono trovare tutela soltanto in presenza di un lascito testamentario non eccedente la quota disponibile da parte del de cuius e, talvolta, ricorrendo agli strumenti di tutela possessoria.
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Le importanti novita’ della sentenza CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE – SENTENZA 15 giugno 2015, n.12307
 
Nello specifico, secondo un primo indirizzo giurisprudenziale, il testamento olografo rientra nella categoria delle scritture private. Pertanto, sul piano dell’efficacia sostanziale, è necessario e sufficiente che colui contro il quale esso sia prodotto il testamento non lo riconosca; in merito all’onere probatorio, incombe sull’altra parte, che abbia interesse all’efficacia della scheda testamentaria, dimostrare la sua provenienza dall’attore apparente. Pertanto, nell’ipotesi di conflitto tra l’erede legittimo che disconosca l’autenticità del testamento e colui il quale, invece, vanti diritti in forza di esso, l’onere di proporre istanza di verificazione del documento ex art. 216 c.p.c. incombe su quest’ultimo, cui spetta la dimostrazione della qualità di erede. Nessun onere, dunque, oltre a quello del disconoscimento, grava sull’erede legittimo (Cass., n. 3371/1975; Cass.,n.3883/1994;Cass.,n.28637/2011).
Con la Sent. n. 12307 del 2015, le Sezioni unite, attraverso l’adesione ad una “terza via” superano il contrasto emerso nella più recente giurisprudenza di legittimità, richiamando il principio secondo cui la parte che intenda contestare l’autenticità del testamento olografo prodotto in giudizio per far valere posizioni successorie ad esso ricollegabili ha l’onere di proporre la relativa domanda di accertamento negativo circa la provenienza della scrittura testamentaria, a cui è correlato, quindi, alla stregua dei principi generali in materia, anche quello di provarne i fatti dedotti a suo fondamento. Infatti, è risaputo che, in tema di riparto dell’onere della prova ai sensi dell’art. 2697 c.c., l’onere di provare i fatti costitutivi del diritto grava sempre su colui che si afferma titolare del diritto stesso ed intende farlo valere, ancorché sia convenuto in giudizio di accertamento negativo, con la conseguenza che – in sede di giudizio successorio in cui venga dedotto il difetto del requisito dell’olografia (previsto dall’art. 602 c.c.) – la sussistenza dell’esclusione del fatto implicante l’eccepita non autenticità di tale particolare tipo di scrittura privata deve essere riscontrata probatoriamente dalla parte che adduce detta circostanza. Ciò significa che, a fronte di una domanda giudiziale basata sulla dedotta autenticità di un testamento olografo per far valere i connessi diritti di erede, chi – sul versante processuale contrapposto – ne eccepisce la falsità è tenuto anche a provare tale fatto per impedire l’accoglimento dell’azione di parte avversa. Il suddetto principio – così come cristallizzato nella pronuncia delle Sezioni unite – avrà notevoli ripercussioni sul contenzioso in materia di successioni testamentarie e, solleciterà l’utilizzo di nuovi strumenti processuali.
Secondo un primo indirizzo, il testamento olografo, nonostante i requisiti di forma previsti dall’art. 602 cod. civ., trova comunque la sua legittima collocazione tra le scritture private, sicché, sul piano della efficacia sostanziale, è necessario e sufficiente che colui contro il quale sia prodotto disconosca (rectius, non riconosca) la scrittura, da ciò derivando l’onere della controparte, che alla efficacia di quella scheda abbia invece interesse (perché fonte della delazione ereditaria), di dimostrare la sua provenienza dall’autore apparente.
7.2.1. Si evidenzia in particolare che, alla luce di tale orientamento nell’ipotesi di conflitto tra l’erede legittimo che disconosca l’autenticità del testamento e colui il quale vanti diritti in forza di esso, l’onere della proposizione dell’istanza di verificazione del documento contestato incombe su quest’ultimo, cui spetta la dimostrazione della qualità di erede, mentre nessun onere, oltre quello del disconoscimento, grava sul primo, con l’ulteriore conseguenza che, sulla ripartizione dell’onere probatorio, nessuna rilevanza può attribuirsi alla posizione processuale delle parti – ossia se la falsità del documento sia fatta valere in via principale dall’erede legittimo che a tal fine abbia proposto l’azione, oppure se, introdotto dall’erede testamentario un giudizio per il riconoscimento dei propri diritti ereditari in forza della scheda testamentaria, questa sia stata disconosciuta dall’erede legittimo.
7.3. Un secondo orientamento, pur senza iscrivere il testamento olografo nella categoria degli atti pubblici, ne evidenzia tuttavia la (particolarmente elevata) rilevanza sostanziale e processuale, di talché la contestazione della sua autenticità si risolve in un’eccezione di falso, e deve essere sollevata soltanto nei modi e con le forme di cui all’art. 221 e ss. cod. proc. civ., con il conseguente onere probatorio a carico della parte che contesti la genuinità della scheda testamentaria.
7.4. L’ordinanza di rimessione non tralascia di osservare come queste stesse sezioni unite, con la sentenza n. 15169 del 23 giugno 2010, chiamate a risolvere un altro contrasto insorto sui modi di contestazione delle scritture private provenienti da terzi estranei alla lite, ebbero modo di indicare, sia pur in obiter, nella querela di falso lo strumento processuale idoneo a privare di ogni efficacia il testamento olografo, anche se proprio il detto carattere di obiter dictum ha impedito il superamento della contrapposizione tra i due indirizzi – tanto che in epoca successiva ad essa si leggono pronunce ancora orientate in un senso o nell’altro, pur nella consapevolezza del dictum delle sezioni unite.
7.5. Dalla constatazione dell’apparente insanabilità di un ormai pluridecennale contrasto tra i due orientamenti l’ordinanza di rimessione della seconda sezione civile ha tratto motivo per rimettere la questione a queste sezioni unite affinché provvedano alla sua ricomposizione, anche alla luce degli studi e delle conclusioni (a loro volta non univoci) cui è pervenuta la dottrina specialistica.
7.5.1. Non può tacersi che le singole indagini ermeneutiche sfociate nell’adesione all’uno o all’altro indirizzo appaiono ciascuna sorretta da argomentazioni che, singolarmente valutate, si caratterizzano tutte e parimenti per autorevolezza e persuasività, così che l’odierna questione non pare potersi ricondurre, sic et simpliciter, ad una superficiale scelta dello strumento processuale cui ricorrere per contraddire o impedire che il testamento acquisti efficacia nei riguardi di chi non ne è menzionato quale beneficiario, ovvero, su di un piano del tutto speculare, perché possa farsi valere nei confronti di chi, potenziale erede ab intestato, dalla efficacia di quell’atto veda compromesse, le proprie pretese ereditarie, consacrando definitivamente i diritti del successore chiamato nella scheda olografa.
7.5.2. La scelta de qua postula, difatti, la parallela indagine in ordine al valore, anche probatorio, delle scritture private che non provengono da nessuna delle parti in causa, e in ordine al riparto dell’onere probatorio.
7.5.3. E ciò perché il testamento olografo non è solo un documento che fonda, o contribuisce a fondare, sul piano probatorio, le ragioni della parte in causa, ma costituisce esso stesso il titolo in forza del quale il soggetto ivi menzionato diviene titolare di diritti soggettivi, e in ragione del quale si realizza la successione in locum et ius defuncti.
  1. Ricostruendo funditus i termini del contrasto, emerge come parte della giurisprudenza di questa Corte, nel riconoscere al testamento olografo natura giuridica di scrittura privata, ammetta che la contestazione della autenticità della sua sottoscrizione possa legittimamente compiersi attraverso il semplice disconoscimento (i.e. il non riconoscimento) della scheda testamentaria.
8.1. La tesi trova un suo risalente precedente nella pronuncia di cui a Cass. n. 3371 del 16 ottobre 1975, secondo cui la parte che intenda contestare l’autenticità di una scrittura privata non riconosciuta non deve proporre querela di falso, occorrendo invece impugnare, in via di eccezione, la sottoscrizione mediante il disconoscimento, con la conseguenza che graverebbe sulla controparte l’onere di chiedere la verificazione e di dimostrare l’autenticità della scheda testamentaria. A fondamento di tale decisione la Corte pose la considerazione secondo cui lo strumento della querela di falso si rende indispensabile solo quando la scrittura abbia acquistato l’efficacia di piena prova ai sensi dell’art. 2702 cod. civ. per riconoscimento tacito o presunto, ovvero all’esito del procedimento di verificazione (e ciò anche nell’ipotesi in cui, contro l’erede istituito con un precedente testamento, sia prodotto un successivo testamento istitutivo di altro erede).
8.2. La giurisprudenza favorevole allo strumento processuale della verificazione ex art. 214 c.p.c., peraltro, non esclude tout court il ricorso alla querela di falso, riconosciuta come strumento alternativo rispetto al semplice disconoscimento (così, tra le altre, Cass. n. 3883 del 22 aprile 1994), ma mette a sua volta in rilievo – sulla premessa per cui l’onere probatorio ricade sulla parte che del testamento voglia servirsene e che a tal fine propone l’istanza di verificazione (salvo la diversa scelta della controparte di promuovere azione di querela di falso) – la non incidenza sull’onere probatorio della posizione processuale assunta dalle parti stesse (e cioè se l’azione sia esperita dall’erede legittimo che adduca in via principale la falsità del documento, ovvero dall’erede testamentario che voglia far valere i propri diritti ereditari e si trovi di fronte alla contestazione dell’autenticità del documento da parte dell’erede legittimo: Cass. n. 7475 del 12 aprile 2005 e n. 26943 dell’11 novembre 2008).
8.3. Tracce dell’orientamento in parola si rinvengono anche in epoca successiva al ricordato obiter di queste sezioni unite.
8.3.1. Secondo Cass. n. 28637 del 23 dicembre 2011, difatti – riaffermatosi in premessa che querela di falso e disconoscimento sono istituti preordinati a finalità diverse e del tutto indipendenti tra loro -, il testamento olografo non perderebbe la sua natura di scrittura privata per il fatto di dover rispondere ai requisiti di forma imposti dalla legge (ex art. 602 c.c.), volta che esso deriva la sua efficacia dal riconoscimento, espresso o tacito, che ne compia il soggetto contro il quale la scrittura è prodotta: quest’ultimo, per impedire tale riconoscimento e contestare tout court l’intera scheda testamentaria, deve dunque proporre l’azione di disconoscimento, che pone a carico della controparte l’onere di dimostrare, in contrario, che la scrittura non è stata contraffatta e proviene, invece, effettivamente dal suo autore apparente.
  1. A questo indirizzo si contrappone l’orientamento che, pur non attribuendo valore di atto pubblico al testamento olografo, postula, per la contestazione della sua autenticità, la proposizione della querela di falso.
9.1 Anche tale filone interpretativo ha origini assai risalenti: si legge in Cass. n. 2793 del 3 agosto 1968 che la contestazione dell’erede legittimo si risolve in una eccezione di falso, da sollevarsi esclusivamente nelle forme di cui agli artt. 221 cod. proc. civ. e segg., atteso che il disconoscimento può provenire soltanto da chi sia autore dello scritto o da un suo erede – in tal senso, e prima ancora, Cass. n. 766 del 18 marzo 1966, secondo la quale il principio sostanziale dell’art. 2702 cod. civ. volto a disciplinare l’efficacia in giudizio della scrittura privata riconosciuta effettivamente o presupposta tale, e la procedura di disconoscimento e di verificazione regolata dagli artt. 214 e ss. c.p.c., sono istituti applicabili solo alle scritture provenienti dai soggetti del processo e alla ipotesi di negazione della propria scrittura o della propria firma da parte di quel soggetto contro il quale sia stato prodotto lo scritto. Quando invece l’atto non sia attribuibile alla parte contro cui viene prodotto, la contestazione della sua autenticità, risolvendosi in una eccezione di falso, necessita della relativa querela.
9.2. Sarà proprio questo risalente insegnamento a costituire a lungo una delle più solide basi su cui si fonda l’indirizzo giurisprudenziale favorevole al ricorso allo strumento disciplinato dagli artt. 221 e segg. cit.. Gli eredi legittimi che contestano l’autenticità della scheda olografa, secondo questa interpretazione (fatta propria anche da una parte della dottrina), devono, difatti, ritenersi soggetti estranei alla scrittura testamentaria, onde la loro esclusione anche dallo schema dell’art. 214, secondo comma, c.p.c..
afotere2afotere9.3. Conferma indiretta della ratio di tale ricostruzione si trova nella pronuncia di cui a Cass. n. 1599 del 28 maggio 1971, la quale, pur concludendo nella specie per la legittimità del solo disconoscimento, a ciò perviene solo in ragione della qualifica di erede attribuita alla parte che in concreto ed in quel giudizio contestava un testamento olografo. Si legge, difatti, in sentenza che l’erede istituito col primo testamento, agendo con la petitio heraeditatis in quanto investito di un valido titolo di legittimazione fino al momento in cui non ne sia dichiarata giudizialmente la caducazione, conserva pur sempre la veste di erede anche nei confronti di altro soggetto che pretenda avere diritto alla eredità in base a successiva disposizione testamentaria, così che egli non può qualificarsi terzo fino al momento del definitivo accertamento della validità del secondo testamento, ed è legittimato a contestare l’efficacia del testamento posteriore mediante il mero disconoscimento, senza necessità di proporre querela, incombendo sull’altra parte che abbia proposto domanda riconvenzionale – tendente a far dichiarare la validità del secondo testamento e la conseguente caducazione delle disposizioni contenute nel primo – l’onere di provare tale domanda chiedendo la verificazione dell’olografo successivo di cui intende avvalersi.
9.4. L’indirizzo favorevole alla querela di falso, che tiene conto della provenienza della scrittura, risulta espresso in seguito da Cass. n. 16362 del 30 ottobre 2003, secondo cui la procedura di disconoscimento e di verificazione di scrittura privata riguarda unicamente le scritture provenienti da soggetti del processo e presuppone che sia negata la propria firma o la propria scrittura dal soggetto contro il quale il documento è prodotto, mentre, per le scritture provenienti da terzi estranei, come nel caso del testamento olografo, la contestazione non può essere sollevata secondo la disciplina dettata dalle predette norme, bensì nelle forme dell’art. 221 e segg. c.p.c., perché si risolve in una eccezione di falso.
9.5. Le argomentazioni a favore dello strumento della querela, principalmente incentrate sull’assunto della terzietà del soggetto rispetto al testamento olografo contro di lui prodotto, trovano una peculiare evoluzione interpretativa nella già ricordata sentenza di queste ss.uu. n. 15169 del 2010 (supra, 7.4).
Intervenendo sul contrasto relativo ai modi di contestazione delle scritture private provenienti da terzi estranei alla lite, la pronuncia ne ricostruisce l’efficacia probatoria inquadrandole tra le prove atipiche dal valore meramente indiziario, e, tenendo conto di tale valore probatorio, afferma che esse possono essere liberamente contestate dalle parti; ma, circoscrivendone l’analisi con particolare riguardo al testamento olografo, nega poi che un simile documento possa annoverarsi tra le prove atipiche per l’incidenza sostanziale e processuale intrinsecamente elevata riconosciutagli, ritenendo (senza che l’affermazione costituisca ratio decidendi della pronuncia) che la sua contestazione necessiti della querela di falso. 9.5.1. L’intero plesso argomentativo della sentenza rende peraltro tale obiter del tutto peculiare, poiché le stesse scritture provenienti da terzi finiscono per distinguersi in due sottocategorie – la prima, contenente la generalità delle scritture, a valenza probatoria ‘debole’, la seconda, comprensiva di atti di particolare incisività perché essi stessi titolo immediatamente esecutivo del diritto fatto valere, a valenza sostanziale e processuale ‘particolarmente pregnante’ -, per la contestazione di ciascuna delle quali si indica uno distinto strumento processuale.
9.6. L’orizzonte della giurisprudenza di legittimità si sposta così, alla luce della soluzione adottata, dal rapporto tra scrittura e soggetto (terzo) contro cui è prodotta al valore intrinseco del documento, in una nuova e più attenta consonanza con la relativa elaborazione dottrinaria.
9.6.1. L’indirizzo favorevole alla tesi della necessità della querela trova, infine, recente conferma nella pronuncia di cui a Cass. n. 8272 del 24 maggio 2012, predicativa della correttezza del rimedio processuale disciplinato dagli artt. 221 e segg. c.p.c. essendo il testamento un documento proveniente da terzi, e riaffermativa, nel solco delle Sezioni Unite, dell’incidenza sostanziale e processuale particolarmente elevata della scheda olografa, che giustifica il ricorso alla querela di falso per contestarne l’autenticità.
  1. Il panorama giurisprudenziale si completa con l’antico enunciato di cui a Cass. n. 1545 del 15 giugno 1951, che, premessa la legittimità della proposizione di un’azione di accertamento negativo in ordine alla provenienza delle scritture private e del testamento olografo, afferma che l’onere della prova spetta all’attore che chieda di accertare la non provenienza del documento da chi apparentemente ne risulta l’autore, in consonanza con l’opinione dottrinaria secondo cui la contestazione della genuinità del testamento olografo si traduce in una domanda di accertamento negativo della validità del documento stesso.
10.1. La pronuncia (senza assumere tuttavia posizione esplicita sulla forma di tale accertamento negativo, se, cioè, dovesse o meno seguire le forme della querela di falso), fu oggetto di autorevoli consensi e di penetranti critiche in dottrina (in estrema sintesi, alla tesi secondo cui l’impugnazione per falsità del testamento olografo si risolve in una quaestio nullitatis, con conseguente applicabilità alla fattispecie della norma di cui all’art. 606 cod. civ. dettata in tema di nullità del testamento olografo per mancanza dei requisiti si replicò che l’olografo impugnato per falsità non è nullo per difetto di forma ma inesistente), non trovò ulteriore seguito in giurisprudenza, che vide così contrapporsi, come finora ricordato, la tesi della verificazione a quella della querela, con opposte conseguenze in ordine all’onere della prova, ripartito sul presupposto delle diverse finalità e dell’indipendenza dei due istituti.
  1. La questione del riparto degli oneri probatori, in particolare, fu oggetto di approfondita disamina nella sentenza di questa Corte n. 3880 del 18 giugno 1980, ove si legge che la querela postula l’esistenza di una scrittura riconosciuta, mentre il disconoscimento, investendo la provenienza stessa del documento, mira a impedire che la scrittura medesima acquisti efficacia probatoria, con la conseguenza che chi contesti l’autenticità della sottoscrizione della scrittura onde impedire che ali ‘apparente sottoscrittore di essa venga imputata la dichiarazione sottoscritta nella sua totalità, deve disconoscere la sottoscrizione e non già proporre la querela di falso, mentre invece, allorché sia accertata l’autenticità della sottoscrizione, chi voglia contestare la provenienza delle dichiarazioni contenute nella scrittura di colui che, ormai incontrovertibilmente, l’ha sottoscritta, ha l’onere di proporre la querela di falso.
  2. In una dimensione del tutto speculare rispetto alle posizioni della giurisprudenza, la dottrina specialistica si è a sua volta divisa tra i due citati e dominanti orientamenti, con argomentazioni che fanno di volta in volta riferimento:
– al rapporto tra provenienza della scrittura e parte in causa contro cui è prodotta;
– alla valutazione del documento per la riconosciuta incidenza sostanziale e processuale intrinsecamente elevata;
– all’esigenza di tener separato il piano del contenuto del testamento (concreto thema probandum) da quello dello strumento mediante il quale esso possa acquisire rilevanza agli effetti processuali.
Su di un piano più generale, ciascuna delle tesi proposte non appare poi insensibile al problema dell’efficacia delle scritture private e dei relativi strumenti di impugnazione.
  1. La tesi favorevole all’indirizzo che reputa sufficiente il ricorso al disconoscimento colloca tout court il testamento olografo tra le scritture private.
13.1. Tale ricostruzione della scheda testamentaria è sostanzialmente univoca, salva l’attribuzione ad essa di quel ‘valore intrinsecamente elevato’ evidenziato da questa stesse sezioni unite nel 2010. Distinzione peraltro criticata da chi ne contesta il fondamento normativo, denunciando l’irragionevolezza dell’attribuzione ad alcuni documenti provenienti da terzi di un regime giuridico ‘rafforzato’ rispetto a quanto assicurato alle scritture private provenienti dalle parti – regime del quale si lamenta l’assenza di un efficace riferimento normativo che sostenga l’intrinseco grado di attendibilità del testamento olografo a giustificazione della necessaria proposizione della querela di falso, e la conseguente confusione concettuale tra il piano processuale e quello sostanziale (confondendosi cioè l’aspetto morfologico del documento e del suo contenuto con lo strumento processuale funzionale al suo riconoscimento sul piano della prova in giudizio).
Tale sovrapposizione concettuale conduceva, difatti, secondo tale orientamento, all’errore in cui incorrevano i sostenitori della necessità di ricorrere alla querela di falso, così criticandosi l’assunto secondo cui incombeva su colui che contestava il testamento olografo la prova del suo accertamento negativo, e ritenendosi invece sufficiente, al pari di ogni scrittura privata, il mero disconoscimento del documento.
13.2. L’indirizzo favorevole al semplice disconoscimento della scheda testamentaria apparve, peraltro, illieo et immediate destinato a confrontarsi con due delicate questioni.
13.2.1. La prima questione aveva ad oggetto il rapporto tra autore del testamento e parti in causa, poiché il testamento proviene pur sempre da un terzo rispetto alle parti del processo, perciò solo esulando, secondo i sostenitori della tesi della querela di falso, dalla fattispecie normativa di cui all’art. 214 c.p.c. – a tanto replicandosi che la scheda olografa, pur materialmente proveniente da chi non può assumere la qualità di parte in senso processuale o sostanziale, acquistando efficacia solo con la morte del suo autore, è pur tuttavia caratterizzata da una sua così specifica peculiarità che la posizione di ‘parte’ del destinatario della attribuzione deriva unicamente dalla devoluzione ereditaria, evidenziandosi poi l’esistenza di casi in cui il documento, pur non provenendo da alcuna delle parti in causa, non può essere considerato alla stregua di una scrittura di terzo estraneo alla lite.
13.2.2. Si è ancora opinato, avvertendo l’utilità di circoscrivere la qualità di terzo rispetto alla scrittura privata prodotta in giudizio (e dunque all’olografo), che, dall’esame esegetico degli artt. 2702, 2704 cod. civ., 214 c.p.c., e in una più ampia dimensione di teoria generale del diritto, il concetto di terzo ha natura relazionale, per tale intendendosi chi è estraneo a un qualsiasi rapporto o atto giuridico, così individuandosi tre diverse dimensioni in cui si colloca il concetto di terzo (e, specularmente, quello di parte), e cioè quella proprio della formazione della scrittura (che, considerando la convenzione come fatto storico puntuale, definisce ‘parte’ colui che abbia sottoscritto o vergato di suo pugno la scrittura, e correlativamente terzo chi non abbia né sottoscritto né vergato a mano la medesima), quella negoziale (afferente alla situazione giuridica di diritto sostanziale disciplinata dal contenuto della scrittura privata prodotta in giudizio, in tale prospettiva essendo parte la persona fisica/soggetto autore della dichiarazione), e infine quella processuale (quella, cioè del giudizio in cui la scrittura privata è prodotta, in questa accezione essendo ‘terzo’ la persona fisica che non in giudizio nel processo pendente).
L’espressione ‘eredi o aventi causa’ utilizzata dal secondo comma dell’art. 214 cod. proc. civ. andrebbe, pertanto, intesa in senso ampio, e comprensiva di tutti coloro che si trovino in una ‘generica posizione di dipendenza’.
13.2.3. La critica alla preclusione del disconoscimento imposta all’erede legittimo (formalmente terzo sino alla declaratoria di non autenticità o di falsità dell’olografo), si appunta ancora sull’erronea valorizzazione del nesso processuale tra il documento ed il soggetto, mentre anche il successibile ex lege, in ragione della propria posizione sostanziale, non sarebbe ‘terzo’ bensì soggetto contro il quale l’olografo è prodotto.
13.2.4. La posizione del successibile ex lege (se parte o terzo rispetto al testamento olografo che istituisca erede altro soggetto), dissolta in parte qua la differenza tra erede legittimo e quello testamentario ai fini del mezzo cui ricorrere per contestare una scheda olografa, diviene così oggetto di un accertamento giudiziale circoscritto alla fattispecie successoria (legale o testamentaria) invocata in proprio favore, onde il riparto dell’onere della prova andrebbe riferito unicamente all’effetto giuridico di tale fattispecie: costituendo proprio il negozio testamentario il tema della prova, dell’attore o del convenuto, il relativo onere graverebbe ipso facto su colui che vuoi far valere quel documento, con l’effetto che la parte nei cui confronti l’atto testamentario è prodotto può limitarsi al disconoscimento.
13.2.5. La seconda questione, a sua volta influente sull’elaborazione teorica che ha riguardo all’onere della prova, esplora il rapporto tra successione legittima e successione testamentaria, e la supposta preminenza della seconda sulla prima. Si afferma, così, che il tenore dell’art. 457, secondo comma, c.c. (a mente del quale ‘non si fa luogo alla successione legittima se non quando manca, in tutto o in parte, quella testamentaria’) attribuirebbe alle norme sul testamento valenza dispositiva, a fronte della valenza suppletiva della legittima. Per i fautori della querela di falso, questa preminenza inciderebbe in modo determinante sulla ripartizione dell’onere probatorio, perché la contestazione del testamento olografo si traduce in una azione di accertamento negativo volta che, a fronte della ‘posizione consolidata’ attribuita dal testamento all’erede vocato, chi voglia impugnarlo avrebbe l’onere di dimostrare la falsità della provenienza o la insussistenza dei requisiti di validità, in osservanza dei principi generali di ripartizione dell’onere probatorio prescritti dall’art. 2697 cod. civ.. La preminenza della successione testamentaria è stata, peraltro, autorevolmente contestata, sino ad invertirne il rapporto con quella legittima, attribuendo a quest’ultima funzione primaria (e conseguentemente carattere dispositivo alla sua disciplina), residuando alla vocazione testamentaria un carattere soltanto suppletivo: di qui, la legittimità del (solo) disconoscimento della scheda testamentaria.
DIVISIONE EREDITARIA EREDI ,TESTAMENTO
  1. Peraltro, la presunzione dell’avvenuta divisione degli altri beni della comunione ereditaria era palesemente illogica, se solo si considerava che l’unico cespite di valore dell’asse ereditario – costituito dal capannone con l’attività industriale e l’alloggio di servizio -, aveva trovato un acquirente dopo oltre dieci anni dall’apertura della successione.
  1. Quanto agli altri due piccoli immobili, il cambio di proprietà avrebbe potuto essere agevolmente dimostrato con la produzione dell’estratto tavolare, ma la società Lucioli non aveva assolto l’onere probatorio e la Corte d’appello non poteva surrogare la carenza probatoria con una presunzione.
  1. In ogni caso, la ricorrente segnala che l’immobile in oggetto costituiva la parte preponderante dell’asse ereditario, e che soltanto la sua cessione avrebbe comportato lo scioglimento della comunione ereditaria.
Suprema Corte di Cassazione
sezione II
sentenza 26 novembre 2015, n. 24151
Ritenuto in fatto
  1. – È impugnata la sentenza della Corte d/appello di Trieste, depositata il 26 novembre 2010 e notificata il 13 dicembre 2010, che ha rigettato l’appello proposto da S.N. avverso la sentenza del Tribunale di Trieste e nei confronti di Lucioli s.p.a..
1.1. – Il Tribunale, decidendo su due procedimenti riuniti, aveva dichiarato inammissibile la domanda, proposta da S.N. quale erede unica di Z.L. , nei confronti della Lucioli spa, di accertamento della violazione del diritto di prelazione in capo a Z.L. e di esercizio del riscatto, con conseguente trasferimento in suo favore delle quote dell’immobile sito in Trieste, alla via (OMISSIS) , che la società Lucioli aveva acquistato dai coeredi Z..
Lo stesso Tribunale aveva accolto la domanda, proposta da Lucioli spa nei confronti di Z.L. , e proseguita, dopo la morte di costui, nei confronti dell’erede S.N. , di scioglimento della comunione relativa all’immobile indicato, con assegnazione della quota di proprietà Z. – S. alla società, dietro pagamento dell’importo di Euro 33.787,50.
  1. – Proposto appello dalla sig.ra S. , al quale resisteva la società Lucioli, la Corte d’appello confermava la decisione di primo grado.
2.1. – Secondo la Corte distrettuale era nuova, e come tale inammissibile, la domanda dell’appellante di “accertamento del retratto già validamente effettuato in vita dal de cuius”, ai fini della legittimazione attiva dell’appellante stessa, che agiva in qualità di successore universale di Z.L. . Nell’atto di citazione la sig.ra S. aveva chiesto, infatti, l’accertamento del suo diritto di esercitare il riscatto delle tre quote dell’immobile, precisando soltanto in narrativa che Z.L. aveva esercitato il diritto di riscatto con invio di lettera raccomandata in data 21 ottobre 2004.
2.2. – La Corte d’appello evidenziava, nel merito, che non sussistevano i presupposti per l’applicazione dell’art. 732 cod. civ..
Quanto all’alienazione effettuata da R.A. , erede testamentario – di Z.R., essa proveniva da soggetto che non era compartecipe della comunione ereditaria.
Quanto alle quote alienate alla società Lucioli da Z.C. e da Z.G. , si riteneva che la comunione tra i fratelli Z. comprendesse, in quel momento, soltanto l’immobile in oggetto, e che l’atto di disposizione di quote di un singolo bene non determinava la sostituzione del soggetto terzo all’erede.
  1. – Per la cassazione della sentenza d’appello ha proposto ricorso S.N., sulla base di tre motivi.
Resiste con controricorso Lucioli spa in liquidazione.
Considerato in diritto
  1. – Il ricorso è infondato.
1.1. – Con il primo motivo è dedotta violazione e falsa applicazione degli artt. 732 cod. civ. e 345 cod. proc. civ., nonché vizio di motivazione.
1.1.1. – Si assume che la Corte d’appello avrebbe erroneamente ritenuto nuova, e come tale inammissibile, la domanda della sig.ra S. di accertare la sua legittimazione, in qualità di erede di Z.L. , a chiedere che fosse accertato l’esercizio del riscatto ex art. 732 cod. civ. da parte del predetto Z. .
In realtà, già nel giudizio di primo grado la sig.ra S. aveva fatto riferimento alla lettera in data 21 ottobre 2004, con la quale Z.L. aveva esercitato il diritto di riscatto, sicché era chiaro che l’attrice si limitava a far valere l’iniziativa del de cuius. In ogni caso, vertendosi in tema di diritti autodeterminati, l’eventuale mutamento del titolo – sul quale la Corte d’appello non aveva adeguatamente motivato – non soggiaceva alla preclusione di nova in appello.
1.2. – La doglianza è infondata.
1.2.1. — Atteso il carattere personale e intrasmissibile del diritto di prelazione previsto dall’art. 732 cod. civ. nell’ambito della disciplina della divisione ereditaria, il soggetto che succede al coerede retraente può proseguire il giudizio già introdotto dal o nei confronti del retraente, ai sensi dell’art. 110 cod. proc. civ., al fine di accertare l’avvenuto riscatto (ex plurimis, Cass., sez. 2A, sentenza n. 17673 del 2012).
Diversamente, nel caso di specie, la domanda proposta dall’odierna ricorrente nel giudizio di primo grado aveva ad oggetto l’accertamento del proprio — inesistente, per quanto appena detto – diritto di riscatto, e solo nel giudizio di appello risulta richiesto l’accertamento del già avvenuto riscatto da parte del dante causa Z.L. .
Sussiste, pertanto, la novità della domanda, come rilevato correttamente dalla Corte distrettuale, e la preclusione non è superata per effetto dell’inconferente richiamo della ricorrente ai diritti autodeterminati.
1.2.2. – Appartengono alla categoria dei diritti autodeterminati la – proprietà e gli altri diritti reali di godimento, in quanto si identificano in base alla sola indicazione del loro contenuto e non per il titolo che ne costituisce la fonte, donde la conseguenza che la deduzione del titolo non assolve ad una funzione di specificazione della domanda o dell’eccezione, e non incontra quindi preclusioni (ex pluximis, da ultimo, Cass., sez. 2A, sentenza n. 40 del 2015).
Sennonché, come già detto, il diritto di prelazione tra coeredi è diritto personale, non reale, e tale affermazione, contenuta nella sentenza d’appello, è sufficiente a giustificare il rigetto implicito della tesi di parte appelante.
  1. — Con il secondo motivo è dedotta violazione dell’art. 732 cod. civ..
2.1. – Si contesta l’affermazione della Corte distrettuale, secondo cui la vendita fatta da R.R. – in quanto erede di Z.R. , già compartecipe della comunione ereditaria — alla società Lucioli non era comunque soggetta a retratto. La ricorrente assume, infatti, che il presupposto di operatività dell’istituto invocato è la sussistenza dell’originaria comunione ereditaria, che viene meno soltanto a seguito dello scioglimento e della divisione dei beni.
2.2. – La doglianza è infondata.
2.2.1. — Per giurisprudenza consolidata, la ratio dell’istituto previsto dall’art. 732 cod. civ., e della limitazione alla libertà negoziale che da esso discende, risiede nell’esigenza di assicurare la persistenza e l’eventuale concentrazione della titolarità dei beni comuni in capo ai primi successori, facilitando la formazione delle porzioni ed impedendo che nei rapporti tra coeredi si inseriscano estranei, tali dovendosi ritenere quelli che non sono compartecipi della comunione ereditaria in qualità di eredi del de cuius (ex plurimis, Cass., sez. 2A, sentenza n. 5374 del 1993; più di recente, Cass., sez. 2A, sentenza n. 6142 del 2010; sez. 6^-2^, ordinanza n. 4277 del 2010).
  1. – Con il terzo motivo è dedotta violazione dell’art. 342 cod. proc. civ. e vizio di motivazione.
3.1. – Si contesta, sotto entrambi i profili indicati, l’affermazione della Corte d’appello secondo cui doveva presumersi che la comunione ereditaria tra i consorti Z. fosse già venuta meno al momento dell’esercizio del diritto di riscatto da parte di Z.L. , tenuto conto che la successione si era aperta nel 1990.
3.1.1. – La ricorrente assume l’avvenuta formazione del giudicato sulla statuizione del Tribunale, non impugnata, secondo cui la comunione ereditaria era venuta meno per ragioni diverse da quelle indicate dalla Corte d’appello.
Peraltro, la presunzione dell’avvenuta divisione degli altri beni della comunione ereditaria era palesemente illogica, se solo si considerava che l’unico cespite di valore dell’asse ereditario – costituito dal capannone con l’attività industriale e l’alloggio di servizio -, aveva trovato un acquirente dopo oltre dieci anni dall’apertura della successione. Quanto agli altri due piccoli immobili, il cambio di proprietà avrebbe potuto essere agevolmente dimostrato con la produzione dell’estratto tavolare, ma la società Lucioli non aveva assolto l’onere probatorio e la Corte d’appello non poteva surrogare la carenza probatoria con una presunzione.
In ogni caso, la ricorrente segnala che l’immobile in oggetto costituiva la parte preponderante dell’asse ereditario, e che soltanto la sua cessione avrebbe comportato lo scioglimento della comunione ereditaria.
3.2. – La doglianza è inammissibile.
3.2.1. – La Corte d’appello ha argomentato l’inapplicabilità nella specie dell’art. 732 cod. civ. sotto due distinti ed autonomi profili. In primo luogo, si è affermato che, al momento della vendita delle quote dell’immobile, era già avvenuta la divisione tra i coeredi Z. degli altri cespiti componenti l’asse ereditario, con conseguente trasformazione dell’originaria comunione ereditaria in comunione ordinaria (sul principio, ex plurimis, Cass., sez. 2^, sentenza n. 13351 del 2004). La Corte d’appello ha poi affermato che, in ogni caso, con l’alienazione alla società Lucioli delle quote dell’immobile in oggetto i coeredi Z. non avevano inteso disporre della quota ereditaria, ma del singolo cespite, come bene a sé stante (sul principio, ex plurimis, Cass., sez. 2^, sentenza n. 9744 del 2010).
La ricorrente contesta soltanto la prima argomentazione, trascurando la seconda, che è da sola in grado di sorreggere la decisione sul punto, sicché risulta inammissibile, per difetto di interesse, la censura relativa alla ratio esplicitamente oggetto di doglianza in quanto inidonea a condurre all’annullamento della decisione (ex plurimis, Cass., sez. 1A, sentenza n. 5493 del 2001).
  1. — Al rigetto del ricorso segue la condanna della ricorrente alle spese, come in dispositivo.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente grado, che liquida in complessivi Euro 3.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori di legge
  1. Il plesso normativo che disciplina la divisione della comunione ereditaria pone un principio generale di divisibilità, cui si deroga nella ipotesi di beni intrinsecamente indivisibili o la cui divisione risulterebbe non opportuna nell’interesse della pubblica economia o dell’igiene (artt. 718 e 720 cod.civ.).
  1. In tale ipotesi, qualora alcuni dei condividenti vogliano mantenere la comunione con riferimento alle quote loro spettanti, ottenendo l’assegnazione congiunta di una quota pari alla somma delle loro singole quote, deve ritenersi sussistere, ai sensi dell’art. 729 cod. civ., un’ipotesi di porzioni diseguali, con conseguente impossibilità di procedere all’assegnazione delle quote mediante sorteggio e necessità, quindi, di disporre l’attribuzione delle stesse da parte del giudice, atteso che l’alterazione dell’originaria uguaglianza delle quote ereditarie, dovuta alla richiesta di alcuni coeredi di attribuzione di una porzione corrispondente ad una quota pari alla somma delle singole quote loro spettanti, determina un inevitabile riflesso sulle modalità di attuazione della divisione e giustifica la mancata adozione del criterio di estrazione a sorte (v. Cass., sent. n. 407 del 2014).
  1. La volontà di alcuni dei coeredi di rimanere in comunione tra loro e la richiesta dell’erede di conseguire lo stralcio della sua sola quota costituiscono, dunque, mere modalità di realizzazione della divisione ex art. 720 cod. civ. (cfr. sul punto Cass., sent. n. 2630 del 1990). Nella specie, da un lato, i coeredi della attuale ricorrente avevano chiesto di restare in comunione, dall’altro costei aveva chiesto di ottenere l’attribuzione della propria quota in natura, avuto riguardo alla possibilità giuridica, evidenziata dalla produzione documentale, di una divisione della villa padronale in diverse unità immobiliari.
  1. A fronte di tale richiesta di G.B. , l’errore della Corte di merito è consistito nel non prendere in considerazione la possibilità di ricorrere alla indicata modalità di realizzazione della divisione alla luce della volontà manifestata dai coeredi della prima di restare in comunione fra loro.
  1. – In definitiva, il ricorso deve essere accolto. La sentenza impugnata deve essere cassata e la causa rinviata ad altro giudice – che viene individuato nella Corte d’appello di Venezia in diversa composizione, cui è demandato altresì il regolamento delle spese del giudizio – che la dovrà riesaminare alla stregua dei rilievi svolti sub 3 sulla base dei principi di diritto ivi enunciati.
Suprema Corte di Cassazione
sezione II
sentenza 29 gennaio 2015, n. 1668
Svolgimento del processo
1.- Con atto di citazione notificato il 6 luglio 1992 G.B. , premesso che il 28 marzo 1989 era deceduto il padre, Gi.Pi. , lasciando eredi legittimi la moglie, M.E. , ed i figli Fr. , F. , f. , P. e M. , convenne in giudizio innanzi al Tribunale di Padova i coeredi chiedendo che venisse accertata la natura simulata o di donazioni indirette di alcune vendite effettuate in vita dal de cuius a favore dei figli e che previa collazione e riduzione delle liberalità lesive del suo diritto si disponesse la divisione dell’asse ereditario.
A seguito del decesso della M. , il processo venne riassunto nei confronti dei suoi eredi.
Con ricorso depositato in data 5 aprile 2001 G.B. , premesso di essere nel possesso di un immobile caduto nella successione dei suoi genitori sito in (OMISSIS) , del quale occupava in via esclusiva tre stanze, cucina e bagno, convenne in giudizio il fratello F. , lamentando che questi, approfittando di una sua momentanea assenza, aveva sostituito la serratura, di fatto spogliandola del possesso dell’immobile, e chiedendo di essere reintegrata nel possesso.
Il ricorso venne rigettato e le due cause riunite.
  1. – Con sentenza del 29 agosto 2002 il Tribunale di Padova dichiarò la cessazione della materia del contendere in ordine alle domande di cui ai punti 1 e 2 della citazione, ordinò la cancellazione della trascrizione della domanda di cui al punto 1, rigettò la domanda possessoria della G. disponendo con separata ordinanza la prosecuzione del giudizio per l’accertamento a mezzo di ctu della consistenza dell’asse ereditario, per determinare il valore dei beni donati da sommare al relictum.
Quindi, con sentenza emessa il 13 gennaio 2005, il Tribunale dispose la divisione del compendio ereditario relitto da Gi.Pi. assegnando a Gi.Fr. , F. , f. , P. e M. l’intero compendio, e condannando i predetti a corrispondere all’attrice a titolo di conguaglio la somma di Euro 198.030 con la rivalutazione fino al passaggio in giudicato della sentenza, oltre agli interessi sulla somma di anno in anno rivalutata dal 27 ottobre 2003 al saldo.
  1. – G.B. impugnò detta sentenza. La Corte d’appello di Venezia, con sentenza depositata il 17 dicembre 2007, rigettò il gravame.
Premessa la correttezza ai sensi dell’art. 2668 c.c. dell’ordine di cancellazione e della trascrizione relativa alle domande rinunciate, la Corte di merito giudicò inammissibile per difetto di specificità dei motivi, e comunque priva di fondamento, la doglianza relativa alla esclusione da parte del primo giudice della sussistenza di lesioni alla quota di legittima per effetto delle due donazioni fatte dal de cuius, tenuto conto che per contestare la correttezza della pronuncia l’appellante non aveva usato altro argomento se non l’asserita esistenza di altre donazioni per tre milioni di Euro, che non sarebbero state prese in considerazione dal giudicante nell’escludere la sussistenza della lesione di legittima.
Quanto all’affermazione dell’appellante, che lamentava che non si sarebbero considerate le donazioni e non si sarebbe valutato tutto il compendio ereditario, rilevò il giudice di secondo grado che si trattava di affermazione apodittica, inidonea ad assurgere a motivo ammissibile di impugnativa, in quanto non supportata da alcuna motivata argomentazione atta a convalidare l’assunto.
Quanto alla doglianza relativa alla ritenuta indivisibilità del compendio, la Corte rilevò che l’appellante sosteneva che oggetto di indagine doveva essere la verifica della possibilità di stralciare dall’asse ereditario una quota in natura pari ad un settimo a lei spettante, e che quindi le premesse dalle quali il giudice traeva la conclusione che l’asse ereditario non era comodamente divisibile, e cioè la inidoneità, data la consistenza dell’asse ereditario, a consentire la formazione di sette porzioni in natura, non erano corrette. La appellante sosteneva che poiché gli altri coeredi non avevano chiesto la divisione, ma avevano dichiarato di voler rimanere in comunione tra loro, ciò che doveva essere individuato era unicamente la porzione in natura pari ad un settimo del valore del compendio da stralciare dall’asse ereditario e da attribuire all’appellante.
Al riguardo la Corte di merito osservò che l’asse ereditario immobiliare relitto era descritto dal ctu come un ampio terreno recintato, sul quale sorgevano cinque distinti fabbricati (una villa padronale, un modesto fabbricato retrostante alla villa, di cui costituiva il garage, un capannone artigianale, un “barco” agricolo adibito a rimessa e deposito, e un edificio coevo alla villa costruito a fianco di quest’ultima. Il valore dell’asse ereditario comprensivo dei mobili di arredo, e considerate le donazioni, è stato indicato dal ctu, con valutazione che non aveva formato oggetto di motivata censura, in complessivi Euro 1.574710 con valutazione al 2003, con la conseguenza che la quota spettante a ciascun coerede era pari ad Euro 224.958,57.
Dalla ctu si evidenziava altresì la indivisibilità del compendio, stante la impossibilità di pervenire alla formazione in natura di sette lotti di pari valore, da assegnare a ciascuno dei coeredi. Neppure l’appellante aveva offerto la dimostrazione che l’asse potesse essere diviso in natura in sette parti. Ella intendeva, in effetti, non già affermare la divisibilità del compendio, ma piuttosto conseguire lo stralcio in natura di una porzione corrispondente alla quota di sua pertinenza, pretendendo di individuare detta porzione in uno degli appartamenti a suo dire ricavabili dalla villa padronale. Ciò posto, la Corte rilevò che la causa non aveva ad oggetto tale stralcio, ma la divisione dell’intero compendio, richiesta anche dagli altri coeredi, i quali, tuttavia, in ragione della indivisibilità del compendio, avevano chiesto l’assegnazione dell’intero compendio ai sensi dell’art. 720 cod.civ..
La richiesta di assegnazione dell’intero compendio, non comodamente divisibile in quote pari al numero dei condividenti, formulata dai coeredi aventi la quota maggiore, costituiva l’unica alternativa alla vendita all’asta del compendio medesimo.
Ai fini dell’accoglimento della richiesta era del tutto irrilevante la valutazione della possibilità di ricavare due appartamenti dalla villa padronale. Secondo la Corte lagunare, neppure la ipotizzata creazione di due unità abitative avrebbe determinato la conseguenza di consentire la divisione in natura dell’intero compendio con la formazione di sette quote di pari o di consimile valore. Quanto alla doglianza formulata dall’appellante, relativa alla presunta determinazione del compendio in misura non corrispondente all’attuale valore dei beni, la valutazione del compendio risaliva alla perizia del 2003 e l’appellante non aveva neppure dedotto che da detta data fossero intervenute particolari congiunture incidenti sulla valutazione degli immobili che ne avessero comportato variazioni di valore diverse e maggiori rispetto all’andamento del fenomeno inflattivo, tali quindi da giustificare un aggiornamento della valutazione del compendio effettuata dal consulente nel giudizio di primo grado al fine della rideterminazione del conguaglio spettante all’appellante.
  1. – Per la cassazione di tale sentenza ricorre G.B. sulla base di un unico motivo. Resistono G.F. , Fr. , f. , P. , M. e G. , nonché Pr.Pi. e P.M. . Le parti hanno depositato memorie.
Motivi della decisione
1.-Devono preliminarmente essere esaminate le eccezioni di inammissibilità del ricorso sollevate dai controricorrenti.
1.1. – Con la prima di tali eccezioni si deduce la omessa specificazione delle violazioni di legge addebitate alla sentenza impugnata.
1.2. – La eccezione è infondata.
La indicazione delle norme asseritamente violate è nel ricorso accompagnata da argomentazioni idonee a dimostrare, dal punto di vista della ricorrente, le ragioni del contrasto di alcune affermazioni contenute nella sentenza con le norme asseritamente violate.
1.3. – Si deduce poi la mancata riproduzione nel ricorso dei passaggi degli scritti difensivi della ricorrente richiamati a sostegno delle proprie affermazioni, in asserita violazione del principio di autosufficienza del ricorso.
1.4. – Anche tale eccezione è priva di fondamento.
In realtà, l’unico atto rilevante ai fini della valutazione della dedotta violazione delle norme invocate dalla ricorrente è il parere – prodotto in giudizio – favorevole dell’amministrazione comunale competente in ordine alla realizzabilità di intereventi edilizi nella villa ai fini della divisione della stessa in più appartamenti.
  1. – Con l’unico motivo di ricorso si deduce violazione o falsa applicazione degli artt. 718, 720 e 729 cod.civ.. La sentenza impugnata non avrebbe tenuto conto della ratio dell’istituto della divisione e delle specifiche domande delle parti. La domanda dell’attuale ricorrente, formulata ai sensi dell’art. 718 cod.civ., di vedersi attribuita la propria quota del compendio ereditario in natura, con l’assegnazione di una parte della villa, divisibile in più unità abitative, ferma restando l’attribuzione della restante parte della villa in comproprietà agli altri coeredi, che ne avevano fatto richiesta.
La illustrazione del motivo si conclude con la formulazione, ai sensi dell’art. 366 bis cod.proc.civ., applicabile nella specie ratione temporis: “Se il diritto del coerede di ottenere ex art. 118 c.c. la sua quota in natura dell’asse ereditario, possa essere realizzato, nell’ipotesi in cui gli altri coeredi abbiano manifestato la volontà di restare in comunione, mediante lo stralcio della sua quota, nel caso in cui questa sia individuabile in un bene corrispondente alla quota ideale dell’intero asse”.
  1. – Premesso che il riferito quesito, a differenza di quanto eccepito dai controricorrenti, risulta posto in modo preciso e conferente, deve rilevarsi che la censura merita accoglimento.
Il plesso normativo che disciplina la divisione della comunione ereditaria pone un principio generale di divisibilità, cui si deroga nella ipotesi di beni intrinsecamente indivisibili o la cui divisione risulterebbe non opportuna nell’interesse della pubblica economia o dell’igiene (artt. 718 e 720 cod.civ.).
In tale ipotesi, qualora alcuni dei condividenti vogliano mantenere la comunione con riferimento alle quote loro spettanti, ottenendo l’assegnazione congiunta di una quota pari alla somma delle loro singole quote, deve ritenersi sussistere, ai sensi dell’art. 729 cod. civ., un’ipotesi di porzioni diseguali, con conseguente impossibilità di procedere all’assegnazione delle quote mediante sorteggio e necessità, quindi, di disporre l’attribuzione delle stesse da parte del giudice, atteso che l’alterazione dell’originaria uguaglianza delle quote ereditarie, dovuta alla richiesta di alcuni coeredi di attribuzione di una porzione corrispondente ad una quota pari alla somma delle singole quote loro spettanti, determina un inevitabile riflesso sulle modalità di attuazione della divisione e giustifica la mancata adozione del criterio di estrazione a sorte (v. Cass., sent. n. 407 del 2014).
La volontà di alcuni dei coeredi di rimanere in comunione tra loro e la richiesta dell’erede di conseguire lo stralcio della sua sola quota costituiscono, dunque, mere modalità di realizzazione della divisione ex art. 720 cod. civ. (cfr. sul punto Cass., sent. n. 2630 del 1990). Nella specie, da un lato, i coeredi della attuale ricorrente avevano chiesto di restare in comunione, dall’altro costei aveva chiesto di ottenere l’attribuzione della propria quota in natura, avuto riguardo alla possibilità giuridica, evidenziata dalla produzione documentale, di una divisione della villa padronale in diverse unità immobiliari.
A fronte di tale richiesta di G.B. , l’errore della Corte di merito è consistito nel non prendere in considerazione la possibilità di ricorrere alla indicata modalità di realizzazione della divisione alla luce della volontà manifestata dai coeredi della prima di restare in comunione fra loro.
  1. – In definitiva, il ricorso deve essere accolto. La sentenza impugnata deve essere cassata e la causa rinviata ad altro giudice – che viene individuato nella Corte d’appello di Venezia in diversa composizione, cui è demandato altresì il regolamento delle spese del giudizio – che la dovrà riesaminare alla stregua dei rilievi svolti sub 3 sulla base dei principi di diritto ivi enunciati.
P.Q.M.
la Corte accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, alla Corte d’appello di Venezia in diversa composizione.
Telefona che aspetti
(Avvocato Bologna) Sergio Armaroli
avvocato testamento eredità
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DIVISIONE EREDITARIA EREDI ,TESTAMENTO
  1. Peraltro, la presunzione dell’avvenuta divisione degli altri beni della comunione ereditaria era palesemente illogica, se solo si considerava che l’unico cespite di valore dell’asse ereditario – costituito dal capannone con l’attività industriale e l’alloggio di servizio -, aveva trovato un acquirente dopo oltre dieci anni dall’apertura della successione.
  1. Quanto agli altri due piccoli immobili, il cambio di proprietà avrebbe potuto essere agevolmente dimostrato con la produzione dell’estratto tavolare, ma la società Lucioli non aveva assolto l’onere probatorio e la Corte d’appello non poteva surrogare la carenza probatoria con una presunzione.
  1. In ogni caso, la ricorrente segnala che l’immobile in oggetto costituiva la parte preponderante dell’asse ereditario, e che soltanto la sua cessione avrebbe comportato lo scioglimento della comunione ereditaria.
Suprema Corte di Cassazione
sezione II
sentenza 26 novembre 2015, n. 24151
Ritenuto in fatto
  1. – È impugnata la sentenza della Corte d/appello di Trieste, depositata il 26 novembre 2010 e notificata il 13 dicembre 2010, che ha rigettato l’appello proposto da S.N. avverso la sentenza del Tribunale di Trieste e nei confronti di Lucioli s.p.a..
1.1. – Il Tribunale, decidendo su due procedimenti riuniti, aveva dichiarato inammissibile la domanda, proposta da S.N. quale erede unica di Z.L. , nei confronti della Lucioli spa, di accertamento della violazione del diritto di prelazione in capo a Z.L. e di esercizio del riscatto, con conseguente trasferimento in suo favore delle quote dell’immobile sito in Trieste, alla via (OMISSIS) , che la società Lucioli aveva acquistato dai coeredi Z..
Lo stesso Tribunale aveva accolto la domanda, proposta da Lucioli spa nei confronti di Z.L. , e proseguita, dopo la morte di costui, nei confronti dell’erede S.N. , di scioglimento della comunione relativa all’immobile indicato, con assegnazione della quota di proprietà Z. – S. alla società, dietro pagamento dell’importo di Euro 33.787,50.
  1. – Proposto appello dalla sig.ra S. , al quale resisteva la società Lucioli, la Corte d’appello confermava la decisione di primo grado.
2.1. – Secondo la Corte distrettuale era nuova, e come tale inammissibile, la domanda dell’appellante di “accertamento del retratto già validamente effettuato in vita dal de cuius”, ai fini della legittimazione attiva dell’appellante stessa, che agiva in qualità di successore universale di Z.L. . Nell’atto di citazione la sig.ra S. aveva chiesto, infatti, l’accertamento del suo diritto di esercitare il riscatto delle tre quote dell’immobile, precisando soltanto in narrativa che Z.L. aveva esercitato il diritto di riscatto con invio di lettera raccomandata in data 21 ottobre 2004.
2.2. – La Corte d’appello evidenziava, nel merito, che non sussistevano i presupposti per l’applicazione dell’art. 732 cod. civ..
Quanto all’alienazione effettuata da R.A. , erede testamentario – di Z.R., essa proveniva da soggetto che non era compartecipe della comunione ereditaria.
Quanto alle quote alienate alla società Lucioli da Z.C. e da Z.G. , si riteneva che la comunione tra i fratelli Z. comprendesse, in quel momento, soltanto l’immobile in oggetto, e che l’atto di disposizione di quote di un singolo bene non determinava la sostituzione del soggetto terzo all’erede.
  1. – Per la cassazione della sentenza d’appello ha proposto ricorso S.N., sulla base di tre motivi.
Resiste con controricorso Lucioli spa in liquidazione.
Considerato in diritto
  1. – Il ricorso è infondato.
1.1. – Con il primo motivo è dedotta violazione e falsa applicazione degli artt. 732 cod. civ. e 345 cod. proc. civ., nonché vizio di motivazione.
1.1.1. – Si assume che la Corte d’appello avrebbe erroneamente ritenuto nuova, e come tale inammissibile, la domanda della sig.ra S. di accertare la sua legittimazione, in qualità di erede di Z.L. , a chiedere che fosse accertato l’esercizio del riscatto ex art. 732 cod. civ. da parte del predetto Z. .
In realtà, già nel giudizio di primo grado la sig.ra S. aveva fatto riferimento alla lettera in data 21 ottobre 2004, con la quale Z.L. aveva esercitato il diritto di riscatto, sicché era chiaro che l’attrice si limitava a far valere l’iniziativa del de cuius. In ogni caso, vertendosi in tema di diritti autodeterminati, l’eventuale mutamento del titolo – sul quale la Corte d’appello non aveva adeguatamente motivato – non soggiaceva alla preclusione di nova in appello.
1.2. – La doglianza è infondata.
1.2.1. — Atteso il carattere personale e intrasmissibile del diritto di prelazione previsto dall’art. 732 cod. civ. nell’ambito della disciplina della divisione ereditaria, il soggetto che succede al coerede retraente può proseguire il giudizio già introdotto dal o nei confronti del retraente, ai sensi dell’art. 110 cod. proc. civ., al fine di accertare l’avvenuto riscatto (ex plurimis, Cass., sez. 2A, sentenza n. 17673 del 2012).
Diversamente, nel caso di specie, la domanda proposta dall’odierna ricorrente nel giudizio di primo grado aveva ad oggetto l’accertamento del proprio — inesistente, per quanto appena detto – diritto di riscatto, e solo nel giudizio di appello risulta richiesto l’accertamento del già avvenuto riscatto da parte del dante causa Z.L. .
Sussiste, pertanto, la novità della domanda, come rilevato correttamente dalla Corte distrettuale, e la preclusione non è superata per effetto dell’inconferente richiamo della ricorrente ai diritti autodeterminati.
1.2.2. – Appartengono alla categoria dei diritti autodeterminati la – proprietà e gli altri diritti reali di godimento, in quanto si identificano in base alla sola indicazione del loro contenuto e non per il titolo che ne costituisce la fonte, donde la conseguenza che la deduzione del titolo non assolve ad una funzione di specificazione della domanda o dell’eccezione, e non incontra quindi preclusioni (ex pluximis, da ultimo, Cass., sez. 2A, sentenza n. 40 del 2015).
Sennonché, come già detto, il diritto di prelazione tra coeredi è diritto personale, non reale, e tale affermazione, contenuta nella sentenza d’appello, è sufficiente a giustificare il rigetto implicito della tesi di parte appelante.
  1. — Con il secondo motivo è dedotta violazione dell’art. 732 cod. civ..
2.1. – Si contesta l’affermazione della Corte distrettuale, secondo cui la vendita fatta da R.R. – in quanto erede di Z.R. , già compartecipe della comunione ereditaria — alla società Lucioli non era comunque soggetta a retratto. La ricorrente assume, infatti, che il presupposto di operatività dell’istituto invocato è la sussistenza dell’originaria comunione ereditaria, che viene meno soltanto a seguito dello scioglimento e della divisione dei beni.
2.2. – La doglianza è infondata.
2.2.1. — Per giurisprudenza consolidata, la ratio dell’istituto previsto dall’art. 732 cod. civ., e della limitazione alla libertà negoziale che da esso discende, risiede nell’esigenza di assicurare la persistenza e l’eventuale concentrazione della titolarità dei beni comuni in capo ai primi successori, facilitando la formazione delle porzioni ed impedendo che nei rapporti tra coeredi si inseriscano estranei, tali dovendosi ritenere quelli che non sono compartecipi della comunione ereditaria in qualità di eredi del de cuius (ex plurimis, Cass., sez. 2A, sentenza n. 5374 del 1993; più di recente, Cass., sez. 2A, sentenza n. 6142 del 2010; sez. 6^-2^, ordinanza n. 4277 del 2010).
  1. – Con il terzo motivo è dedotta violazione dell’art. 342 cod. proc. civ. e vizio di motivazione.
3.1. – Si contesta, sotto entrambi i profili indicati, l’affermazione della Corte d’appello secondo cui doveva presumersi che la comunione ereditaria tra i consorti Z. fosse già venuta meno al momento dell’esercizio del diritto di riscatto da parte di Z.L. , tenuto conto che la successione si era aperta nel 1990.
3.1.1. – La ricorrente assume l’avvenuta formazione del giudicato sulla statuizione del Tribunale, non impugnata, secondo cui la comunione ereditaria era venuta meno per ragioni diverse da quelle indicate dalla Corte d’appello.
Peraltro, la presunzione dell’avvenuta divisione degli altri beni della comunione ereditaria era palesemente illogica, se solo si considerava che l’unico cespite di valore dell’asse ereditario – costituito dal capannone con l’attività industriale e l’alloggio di servizio -, aveva trovato un acquirente dopo oltre dieci anni dall’apertura della successione. Quanto agli altri due piccoli immobili, il cambio di proprietà avrebbe potuto essere agevolmente dimostrato con la produzione dell’estratto tavolare, ma la società Lucioli non aveva assolto l’onere probatorio e la Corte d’appello non poteva surrogare la carenza probatoria con una presunzione.
In ogni caso, la ricorrente segnala che l’immobile in oggetto costituiva la parte preponderante dell’asse ereditario, e che soltanto la sua cessione avrebbe comportato lo scioglimento della comunione ereditaria.
3.2. – La doglianza è inammissibile.
3.2.1. – La Corte d’appello ha argomentato l’inapplicabilità nella specie dell’art. 732 cod. civ. sotto due distinti ed autonomi profili. In primo luogo, si è affermato che, al momento della vendita delle quote dell’immobile, era già avvenuta la divisione tra i coeredi Z. degli altri cespiti componenti l’asse ereditario, con conseguente trasformazione dell’originaria comunione ereditaria in comunione ordinaria (sul principio, ex plurimis, Cass., sez. 2^, sentenza n. 13351 del 2004). La Corte d’appello ha poi affermato che, in ogni caso, con l’alienazione alla società Lucioli delle quote dell’immobile in oggetto i coeredi Z. non avevano inteso disporre della quota ereditaria, ma del singolo cespite, come bene a sé stante (sul principio, ex plurimis, Cass., sez. 2^, sentenza n. 9744 del 2010).
La ricorrente contesta soltanto la prima argomentazione, trascurando la seconda, che è da sola in grado di sorreggere la decisione sul punto, sicché risulta inammissibile, per difetto di interesse, la censura relativa alla ratio esplicitamente oggetto di doglianza in quanto inidonea a condurre all’annullamento della decisione (ex plurimis, Cass., sez. 1A, sentenza n. 5493 del 2001).
  1. — Al rigetto del ricorso segue la condanna della ricorrente alle spese, come in dispositivo.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente grado, che liquida in complessivi Euro 3.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori di legge
  1. Il plesso normativo che disciplina la divisione della comunione ereditaria pone un principio generale di divisibilità, cui si deroga nella ipotesi di beni intrinsecamente indivisibili o la cui divisione risulterebbe non opportuna nell’interesse della pubblica economia o dell’igiene (artt. 718 e 720 cod.civ.).
  1. In tale ipotesi, qualora alcuni dei condividenti vogliano mantenere la comunione con riferimento alle quote loro spettanti, ottenendo l’assegnazione congiunta di una quota pari alla somma delle loro singole quote, deve ritenersi sussistere, ai sensi dell’art. 729 cod. civ., un’ipotesi di porzioni diseguali, con conseguente impossibilità di procedere all’assegnazione delle quote mediante sorteggio e necessità, quindi, di disporre l’attribuzione delle stesse da parte del giudice, atteso che l’alterazione dell’originaria uguaglianza delle quote ereditarie, dovuta alla richiesta di alcuni coeredi di attribuzione di una porzione corrispondente ad una quota pari alla somma delle singole quote loro spettanti, determina un inevitabile riflesso sulle modalità di attuazione della divisione e giustifica la mancata adozione del criterio di estrazione a sorte (v. Cass., sent. n. 407 del 2014).
  1. La volontà di alcuni dei coeredi di rimanere in comunione tra loro e la richiesta dell’erede di conseguire lo stralcio della sua sola quota costituiscono, dunque, mere modalità di realizzazione della divisione ex art. 720 cod. civ. (cfr. sul punto Cass., sent. n. 2630 del 1990). Nella specie, da un lato, i coeredi della attuale ricorrente avevano chiesto di restare in comunione, dall’altro costei aveva chiesto di ottenere l’attribuzione della propria quota in natura, avuto riguardo alla possibilità giuridica, evidenziata dalla produzione documentale, di una divisione della villa padronale in diverse unità immobiliari.
  1. A fronte di tale richiesta di G.B. , l’errore della Corte di merito è consistito nel non prendere in considerazione la possibilità di ricorrere alla indicata modalità di realizzazione della divisione alla luce della volontà manifestata dai coeredi della prima di restare in comunione fra loro.
  1. – In definitiva, il ricorso deve essere accolto. La sentenza impugnata deve essere cassata e la causa rinviata ad altro giudice – che viene individuato nella Corte d’appello di Venezia in diversa composizione, cui è demandato altresì il regolamento delle spese del giudizio – che la dovrà riesaminare alla stregua dei rilievi svolti sub 3 sulla base dei principi di diritto ivi enunciati.
Suprema Corte di Cassazione
sezione II
sentenza 29 gennaio 2015, n. 1668
Svolgimento del processo
1.- Con atto di citazione notificato il 6 luglio 1992 G.B. , premesso che il 28 marzo 1989 era deceduto il padre, Gi.Pi. , lasciando eredi legittimi la moglie, M.E. , ed i figli Fr. , F. , f. , P. e M. , convenne in giudizio innanzi al Tribunale di Padova i coeredi chiedendo che venisse accertata la natura simulata o di donazioni indirette di alcune vendite effettuate in vita dal de cuius a favore dei figli e che previa collazione e riduzione delle liberalità lesive del suo diritto si disponesse la divisione dell’asse ereditario.
A seguito del decesso della M. , il processo venne riassunto nei confronti dei suoi eredi.
Con ricorso depositato in data 5 aprile 2001 G.B. , premesso di essere nel possesso di un immobile caduto nella successione dei suoi genitori sito in (OMISSIS) , del quale occupava in via esclusiva tre stanze, cucina e bagno, convenne in giudizio il fratello F. , lamentando che questi, approfittando di una sua momentanea assenza, aveva sostituito la serratura, di fatto spogliandola del possesso dell’immobile, e chiedendo di essere reintegrata nel possesso.
Il ricorso venne rigettato e le due cause riunite.
  1. – Con sentenza del 29 agosto 2002 il Tribunale di Padova dichiarò la cessazione della materia del contendere in ordine alle domande di cui ai punti 1 e 2 della citazione, ordinò la cancellazione della trascrizione della domanda di cui al punto 1, rigettò la domanda possessoria della G. disponendo con separata ordinanza la prosecuzione del giudizio per l’accertamento a mezzo di ctu della consistenza dell’asse ereditario, per determinare il valore dei beni donati da sommare al relictum.
Quindi, con sentenza emessa il 13 gennaio 2005, il Tribunale dispose la divisione del compendio ereditario relitto da Gi.Pi. assegnando a Gi.Fr. , F. , f. , P. e M. l’intero compendio, e condannando i predetti a corrispondere all’attrice a titolo di conguaglio la somma di Euro 198.030 con la rivalutazione fino al passaggio in giudicato della sentenza, oltre agli interessi sulla somma di anno in anno rivalutata dal 27 ottobre 2003 al saldo.
  1. – G.B. impugnò detta sentenza. La Corte d’appello di Venezia, con sentenza depositata il 17 dicembre 2007, rigettò il gravame.
Premessa la correttezza ai sensi dell’art. 2668 c.c. dell’ordine di cancellazione e della trascrizione relativa alle domande rinunciate, la Corte di merito giudicò inammissibile per difetto di specificità dei motivi, e comunque priva di fondamento, la doglianza relativa alla esclusione da parte del primo giudice della sussistenza di lesioni alla quota di legittima per effetto delle due donazioni fatte dal de cuius, tenuto conto che per contestare la correttezza della pronuncia l’appellante non aveva usato altro argomento se non l’asserita esistenza di altre donazioni per tre milioni di Euro, che non sarebbero state prese in considerazione dal giudicante nell’escludere la sussistenza della lesione di legittima.
Quanto all’affermazione dell’appellante, che lamentava che non si sarebbero considerate le donazioni e non si sarebbe valutato tutto il compendio ereditario, rilevò il giudice di secondo grado che si trattava di affermazione apodittica, inidonea ad assurgere a motivo ammissibile di impugnativa, in quanto non supportata da alcuna motivata argomentazione atta a convalidare l’assunto.
Quanto alla doglianza relativa alla ritenuta indivisibilità del compendio, la Corte rilevò che l’appellante sosteneva che oggetto di indagine doveva essere la verifica della possibilità di stralciare dall’asse ereditario una quota in natura pari ad un settimo a lei spettante, e che quindi le premesse dalle quali il giudice traeva la conclusione che l’asse ereditario non era comodamente divisibile, e cioè la inidoneità, data la consistenza dell’asse ereditario, a consentire la formazione di sette porzioni in natura, non erano corrette. La appellante sosteneva che poiché gli altri coeredi non avevano chiesto la divisione, ma avevano dichiarato di voler rimanere in comunione tra loro, ciò che doveva essere individuato era unicamente la porzione in natura pari ad un settimo del valore del compendio da stralciare dall’asse ereditario e da attribuire all’appellante.
Al riguardo la Corte di merito osservò che l’asse ereditario immobiliare relitto era descritto dal ctu come un ampio terreno recintato, sul quale sorgevano cinque distinti fabbricati (una villa padronale, un modesto fabbricato retrostante alla villa, di cui costituiva il garage, un capannone artigianale, un “barco” agricolo adibito a rimessa e deposito, e un edificio coevo alla villa costruito a fianco di quest’ultima. Il valore dell’asse ereditario comprensivo dei mobili di arredo, e considerate le donazioni, è stato indicato dal ctu, con valutazione che non aveva formato oggetto di motivata censura, in complessivi Euro 1.574710 con valutazione al 2003, con la conseguenza che la quota spettante a ciascun coerede era pari ad Euro 224.958,57.
Dalla ctu si evidenziava altresì la indivisibilità del compendio, stante la impossibilità di pervenire alla formazione in natura di sette lotti di pari valore, da assegnare a ciascuno dei coeredi. Neppure l’appellante aveva offerto la dimostrazione che l’asse potesse essere diviso in natura in sette parti. Ella intendeva, in effetti, non già affermare la divisibilità del compendio, ma piuttosto conseguire lo stralcio in natura di una porzione corrispondente alla quota di sua pertinenza, pretendendo di individuare detta porzione in uno degli appartamenti a suo dire ricavabili dalla villa padronale. Ciò posto, la Corte rilevò che la causa non aveva ad oggetto tale stralcio, ma la divisione dell’intero compendio, richiesta anche dagli altri coeredi, i quali, tuttavia, in ragione della indivisibilità del compendio, avevano chiesto l’assegnazione dell’intero compendio ai sensi dell’art. 720 cod.civ..
La richiesta di assegnazione dell’intero compendio, non comodamente divisibile in quote pari al numero dei condividenti, formulata dai coeredi aventi la quota maggiore, costituiva l’unica alternativa alla vendita all’asta del compendio medesimo.
Ai fini dell’accoglimento della richiesta era del tutto irrilevante la valutazione della possibilità di ricavare due appartamenti dalla villa padronale. Secondo la Corte lagunare, neppure la ipotizzata creazione di due unità abitative avrebbe determinato la conseguenza di consentire la divisione in natura dell’intero compendio con la formazione di sette quote di pari o di consimile valore. Quanto alla doglianza formulata dall’appellante, relativa alla presunta determinazione del compendio in misura non corrispondente all’attuale valore dei beni, la valutazione del compendio risaliva alla perizia del 2003 e l’appellante non aveva neppure dedotto che da detta data fossero intervenute particolari congiunture incidenti sulla valutazione degli immobili che ne avessero comportato variazioni di valore diverse e maggiori rispetto all’andamento del fenomeno inflattivo, tali quindi da giustificare un aggiornamento della valutazione del compendio effettuata dal consulente nel giudizio di primo grado al fine della rideterminazione del conguaglio spettante all’appellante.
  1. – Per la cassazione di tale sentenza ricorre G.B. sulla base di un unico motivo. Resistono G.F. , Fr. , f. , P. , M. e G. , nonché Pr.Pi. e P.M. . Le parti hanno depositato memorie.
Motivi della decisione
1.-Devono preliminarmente essere esaminate le eccezioni di inammissibilità del ricorso sollevate dai controricorrenti.
1.1. – Con la prima di tali eccezioni si deduce la omessa specificazione delle violazioni di legge addebitate alla sentenza impugnata.
1.2. – La eccezione è infondata.
La indicazione delle norme asseritamente violate è nel ricorso accompagnata da argomentazioni idonee a dimostrare, dal punto di vista della ricorrente, le ragioni del contrasto di alcune affermazioni contenute nella sentenza con le norme asseritamente violate.
1.3. – Si deduce poi la mancata riproduzione nel ricorso dei passaggi degli scritti difensivi della ricorrente richiamati a sostegno delle proprie affermazioni, in asserita violazione del principio di autosufficienza del ricorso.
1.4. – Anche tale eccezione è priva di fondamento.
In realtà, l’unico atto rilevante ai fini della valutazione della dedotta violazione delle norme invocate dalla ricorrente è il parere – prodotto in giudizio – favorevole dell’amministrazione comunale competente in ordine alla realizzabilità di intereventi edilizi nella villa ai fini della divisione della stessa in più appartamenti.
  1. – Con l’unico motivo di ricorso si deduce violazione o falsa applicazione degli artt. 718, 720 e 729 cod.civ.. La sentenza impugnata non avrebbe tenuto conto della ratio dell’istituto della divisione e delle specifiche domande delle parti. La domanda dell’attuale ricorrente, formulata ai sensi dell’art. 718 cod.civ., di vedersi attribuita la propria quota del compendio ereditario in natura, con l’assegnazione di una parte della villa, divisibile in più unità abitative, ferma restando l’attribuzione della restante parte della villa in comproprietà agli altri coeredi, che ne avevano fatto richiesta.
La illustrazione del motivo si conclude con la formulazione, ai sensi dell’art. 366 bis cod.proc.civ., applicabile nella specie ratione temporis: “Se il diritto del coerede di ottenere ex art. 118 c.c. la sua quota in natura dell’asse ereditario, possa essere realizzato, nell’ipotesi in cui gli altri coeredi abbiano manifestato la volontà di restare in comunione, mediante lo stralcio della sua quota, nel caso in cui questa sia individuabile in un bene corrispondente alla quota ideale dell’intero asse”.
  1. – Premesso che il riferito quesito, a differenza di quanto eccepito dai controricorrenti, risulta posto in modo preciso e conferente, deve rilevarsi che la censura merita accoglimento.
Il plesso normativo che disciplina la divisione della comunione ereditaria pone un principio generale di divisibilità, cui si deroga nella ipotesi di beni intrinsecamente indivisibili o la cui divisione risulterebbe non opportuna nell’interesse della pubblica economia o dell’igiene (artt. 718 e 720 cod.civ.).
In tale ipotesi, qualora alcuni dei condividenti vogliano mantenere la comunione con riferimento alle quote loro spettanti, ottenendo l’assegnazione congiunta di una quota pari alla somma delle loro singole quote, deve ritenersi sussistere, ai sensi dell’art. 729 cod. civ., un’ipotesi di porzioni diseguali, con conseguente impossibilità di procedere all’assegnazione delle quote mediante sorteggio e necessità, quindi, di disporre l’attribuzione delle stesse da parte del giudice, atteso che l’alterazione dell’originaria uguaglianza delle quote ereditarie, dovuta alla richiesta di alcuni coeredi di attribuzione di una porzione corrispondente ad una quota pari alla somma delle singole quote loro spettanti, determina un inevitabile riflesso sulle modalità di attuazione della divisione e giustifica la mancata adozione del criterio di estrazione a sorte (v. Cass., sent. n. 407 del 2014).
La volontà di alcuni dei coeredi di rimanere in comunione tra loro e la richiesta dell’erede di conseguire lo stralcio della sua sola quota costituiscono, dunque, mere modalità di realizzazione della divisione ex art. 720 cod. civ. (cfr. sul punto Cass., sent. n. 2630 del 1990). Nella specie, da un lato, i coeredi della attuale ricorrente avevano chiesto di restare in comunione, dall’altro costei aveva chiesto di ottenere l’attribuzione della propria quota in natura, avuto riguardo alla possibilità giuridica, evidenziata dalla produzione documentale, di una divisione della villa padronale in diverse unità immobiliari.
A fronte di tale richiesta di G.B. , l’errore della Corte di merito è consistito nel non prendere in considerazione la possibilità di ricorrere alla indicata modalità di realizzazione della divisione alla luce della volontà manifestata dai coeredi della prima di restare in comunione fra loro.
  1. – In definitiva, il ricorso deve essere accolto. La sentenza impugnata deve essere cassata e la causa rinviata ad altro giudice – che viene individuato nella Corte d’appello di Venezia in diversa composizione, cui è demandato altresì il regolamento delle spese del giudizio – che la dovrà riesaminare alla stregua dei rilievi svolti sub 3 sulla base dei principi di diritto ivi enunciati.
P.Q.M.
la Corte accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, alla Corte d’appello di Venezia in diversa composizione.
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      11. Casalfiumanese  erede testamento premortotestamento erede universale

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      12. Castel d’Aiano  erede testamento premortotestamento erede universale

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      13. Castel del Rio  erede testamento premortotestamento erede universale

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     15. Castel Guelfo di B.  erede testamento premortotestamento erede universale

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      17. Castel San Pietro Terme  erede testamento premortotestamento erede universale

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      18. Castello d’Argile  erede testamento premortotestamento erede universale

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     19. Castenaso  erede testamento premortotestamento erede universale

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                      eredità testamento nipoti,testamento erede universale coniuge,testamento erede universale legittimaeredità assenza testamento,eredita senza testamento a chi spetta,eredita con testamento a chi spetta,testamento erede universale azione di riduzione, testamento a erede universale

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eredità con testamento senza figli e coniuge, eredita’ con testamento legittima,eredità con testamento successione

                      testamento eredi collaterali, eredità con testamento quote testamento erede deceduto erede defunto testamento

                      erede da testamento

AVVOCATO CAUSE EREDITARIE BOLOGNA ,AVVOCATO TESTAMENTO BOLOGNA, AVVOCATO EREDI BOLOGNA

eredità da testamento olografo

 

      20. Castiglione dei Pepoli  erede testamento premortotestamento erede universale

                      eredità testamentoeredità testamento olografo

                      testamento erede universale moglie,eredità testamento legittimatestamento erede mortoeredità testamento nipoti

                      testamento erede universale coniuge

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eredità con testamento senza figli e coniuge, eredita’ con testamento legittima,eredità con testamento successione

                      testamento eredi collaterali, eredità con testamento quote testamento erede deceduto erede defunto testamento

AVVOCATO CAUSE EREDITARIE BOLOGNA ,AVVOCATO TESTAMENTO BOLOGNA, AVVOCATO EREDI BOLOGNA

erede da testamento

                      eredità da testamento olografo

 

      21. Crevalcore  erede testamento premortotestamento erede universale

                      eredità testamentoeredità testamento olografo

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                      testamento erede universale coniuge

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                      testamento eredi collaterali, eredità con testamento quote testamento erede deceduto erede defunto testamento

                      erede da testamento

                      eredità da testamento olografo

 

      22. Dozza  erede testamento premortotestamento erede universale

                      eredità testamentoeredità testamento olografo

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                      testamento erede universale coniuge

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                      erede da testamento

                      eredità da testamento olografo

 

      23. Fontanelice  erede testamento premortotestamento erede universale

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                      erede da testamento

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      24. Gaggio Montano  erede testamento premortotestamento erede universale

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                      erede da testamento

                      eredità da testamento olografo

 

      25. Galliera  erede testamento premortotestamento erede universale

                      eredità testamentoeredità testamento olografo

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                      testamento erede universale coniuge

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      26. Granaglione  erede testamento premortotestamento erede universale

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                      testamento erede universale coniuge

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                      erede da testamento

                      eredità da testamento olografo

 

      27. Granarolo dell’Emilia  erede testamento premortotestamento erede universale

                      eredità testamentoeredità testamento olografo

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                      testamento erede universale coniuge

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                      erede da testamento

                      eredità da testamento olografo

 

      28. Grizzana Morandi  erede testamento premortotestamento erede universale

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                      testamento erede universale coniuge

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                      erede da testamento

                      eredità da testamento olografo

 

      29. Imola  erede testamento premortotestamento erede universale

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                      testamento erede universale coniuge

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      30. Lizzano in Belvedere  erede testamento premortotestamento erede universale

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                      erede da testamento

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      31. Loiano  erede testamento premortotestamento erede universale

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                      testamento erede universale coniuge

                      testamento erede universale legittima erede testamento premorto,testamento erede universale,eredità testamento

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                      erede da testamento

                      eredità da testamento olografo

 

      32. Malalbergo  erede testamento premortotestamento erede universale

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                      erede da testamento

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      33. Marzabotto  erede testamento premortotestamento erede universale

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                      erede da testamento

                      eredità da testamento olografo

 

      34. Medicina  erede testamento premortotestamento erede universale

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      35. Minerbio  erede testamento premortotestamento erede universale

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      36. Molinella  erede testamento premortotestamento erede universale

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                      testamento erede universale coniuge

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                      testamento eredi collaterali, eredità con testamento quote testamento erede deceduto erede defunto testamento

                      erede da testamento

                      eredità da testamento olografo

 

      37. Monghidoro  erede testamento premortotestamento erede universale

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                      testamento erede universale moglie,eredità testamento legittimatestamento erede mortoeredità testamento nipoti

                      testamento erede universale coniuge

                      testamento erede universale legittima erede testamento premorto,testamento erede universale,eredità testamento

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                      erede da testamento

                      eredità da testamento olografo

 

      38. Monte San Pietro  erede testamento premortotestamento erede universale

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                      testamento erede universale moglie,eredità testamento legittimatestamento erede mortoeredità testamento nipoti

                      testamento erede universale coniuge

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      39. Monterenzio  erede testamento premortotestamento erede universale

                      eredità testamentoeredità testamento olografo

                      testamento erede universale moglie,eredità testamento legittimatestamento erede mortoeredità testamento nipoti

                      testamento erede universale coniuge

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                      testamento eredi collaterali, eredità con testamento quote testamento erede deceduto erede defunto testamento

                      erede da testamento

                      eredità da testamento olografo

 

      40. Monzuno  erede testamento premortotestamento erede universale

                      eredità testamentoeredità testamento olografo

                      testamento erede universale moglie,eredità testamento legittimatestamento erede mortoeredità testamento nipoti

                      testamento erede universale coniuge

                      testamento erede universale legittima erede testamento premorto,testamento erede universale,eredità testamento

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      41. Mordano  erede testamento premortotestamento erede universale

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      42. Ozzano dell’Emilia  erede testamento premortotestamento erede universale

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      43. Pianoro  erede testamento premortotestamento erede universale

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      44. Pieve di Cento  erede testamento premortotestamento erede universale

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      45. Porretta Terme  erede testamento premortotestamento erede universale

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      46. Sala Bolognese  erede testamento premortotestamento erede universale

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      47. San Benedetto Val di S.  erede testamento premortotestamento erede universale

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      48. San Giorgio di Piano  erede testamento premortotestamento erede universale

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      49. San Giovanni in P.  erede testamento premortotestamento erede universale

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      50. San Lazzaro di Savena  erede testamento premortotestamento erede universale

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      51. San Pietro in Casale  erede testamento premortotestamento erede universale

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      52. Sant’Agata Bolognese  erede testamento premortotestamento erede universale

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      53. Sasso Marconi  erede testamento premortotestamento erede universale

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      54. Valsamoggia  erede testamento premortotestamento erede universale

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      55. Vergato  erede testamento premortotestamento erede universale

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      56. Zola Predosa  erede testamento premortotestamento erede universale

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Codice civile – Delle successioni 

 

Titolo IV: Della divisione
Capo I: Disposizioni generali

Art. 713 Facoltà di domandare la divisione
I coeredi possono sempre domandare la divisione (715 e seguenti, 1111 e seguenti, 2646; Cod. Proc. Civ. 784 e seguenti).
Quando però tutti gli eredi istituiti o alcuni di essi sono minori di età, il testatore può disporre che la divisione non abbia luogo prima che sia trascorso un anno dalla maggiore età dell’ultimo nato. Egli può anche disporre che la divisione dell’eredità o di alcuni beni di essa non abbia luogo prima che sia trascorso dalla sua morte un termine non eccedente il quinquennio.
Tuttavia in ambedue i casi l’autorità giudiziaria, qualora gravi circostanze lo richiedano, può, su istanza di uno o più coeredi, consentire che la divisione si effettui senza indugio o dopo un termine minore di quello stabilito dal testatore.

Art. 714 Godimento separato di parte dei beni
Può domandarsi la divisione anche quando uno o più coeredi hanno goduto separatamente parte dei beni ereditari, salvo che si sia verificata l’usucapione per effetto di possesso esclusivo (1102, 1158 e seguenti).

Art. 715 Casi d’impedimento alla divisione
Se tra i chiamati alla successione vi è un concepito (462), la divisione non può aver luogo prima della nascita del medesimo. Parimenti la divisione non può aver luogo durante la pendenza di un giudizio sulla legittimità (244 e seguenti) o sulla filiazione naturale (263 e seguenti) di colui che, in caso di esito favorevole del giudizio, sarebbe chiamato a succedere, né può aver luogo durante lo svolgimento della procedura amministrativa per l’ammissione del riconoscimento previsto dal quarto comma dell’Art. 252 o per il riconoscimento dell’ente istituito erede (600).
L’autorità giudiziaria può tuttavia autorizzare la divisione, fissando le opportune cautele.
La disposizione del comma precedente si applica anche se tra i chiamati alla successione vi sono nascituri non concepiti (462).
Se i nascituri non concepiti sono istituiti senza determinazione di quote, l’autorità giudiziaria può attribuire agli altri coeredi tutti i beni ereditari o parte di essi, secondo le circostanze, disponendo le opportune cautele nell’interesse dei nascituri.

Art. 716 (abrogato)

Art. 717 Sospensione della divisione per ordine del giudice
L’autorità giudiziaria, su istanza di uno dei coeredi, può sospendere, per un periodo di tempo non eccedente i cinque anni, la divisione dell’eredità o di alcuni beni, qualora l’immediata sua esecuzione possa recare notevole pregiudizio al patrimonio ereditario

Art. 718 Diritto ai beni in natura
Ciascun coerede può chiedere la sua parte in natura dei beni mobili e immobili dell’eredità, salve le disposizioni degli articoli seguenti (1114).

Art. 719 Vendita dei beni per il pagamento dei debiti ereditari
Se i coeredi aventi diritto a più della metà dell’asse concordano nella necessità della vendita per il pagamento dei debiti e pesi ereditari (752 e seguenti), si procede (Cod. Proc. Civ. 747 e seguenti) alla vendita all’incanto dei beni mobili e, se occorre, di quei beni immobili la cui alienazione rechi minor pregiudizio agli interessi dei condividenti (2646).
Quando occorre il consenso di tutte le parti, la vendita può seguire tra i soli condividenti e senza pubblicità, salvo che vi sia opposizione dei legatari o dei creditori (721, 723).

Art. 720 Immobili non divisibili
Se nell’eredità vi sono immobili non comodamente divisibili, o il cui frazionamento recherebbe pregiudizio alle ragioni della pubblica economia o dell’igiene, e la divisione dell’intera sostanza non può effettuarsi senza il loro frazionamento, essi devono preferibilmente essere compresi per intero, con addebito dell’eccedenza, nella porzione di uno dei coeredi aventi diritto alla quota maggiore, o anche nelle porzioni di più coeredi, se questi ne richiedono congiuntamente l’attribuzione. Se nessuno dei coeredi è a ciò disposto, si fa luogo alla vendita all’incanto (2646; Cod. Proc. Civ. 748).

Art. 721 Vendita degli immobili
I patti e le condizioni della vendita degli immobili, qualora non siano concordati dai condividenti, sono stabiliti dall’autorità giudiziaria.

Art. 722 Beni indivisibili nell’interesse della produzione nazionale
In quanto non sia diversamente disposto dalle leggi speciali, le disposizioni dei due articoli precedenti si applicano anche nel caso in cui nell’eredità vi sono beni che la legge dichiara indivisibili nell’interesse della produzione nazionale (846 e seguenti).

Art. 723 Resa dei conti
Dopo la vendita, se ha avuto luogo, dei mobili e degli immobili si procede ai conti che i condividenti si devono rendere, alla formazione dello stato attivo e passivo dell’eredità e alla determinazione delle porzioni ereditarie e dei conguagli o rimborsi che si devono tra loro i condividenti.

Art. 724 Collazione e imputazione
I coeredi tenuti a collazione, a norma del Capo II di questo Titolo (737 e seguenti), conferiscono tutto ciò che è stato loro donato.
Ciascun erede deve imputare alla sua quota le somme di cui era debitore verso il defunto e quelle di cui è debitore verso i coeredi in dipendenza dei rapporti di comunione.

Art. 725 Prelevamenti
Se i beni donati non sono conferiti in natura (746, 750), o se vi sono debiti da imputare alla quota di un erede a norma del secondo comma dell’articolo precedente, gli altri eredi prelevano dalla massa ereditaria beni in proporzione delle loro rispettive quote (1113).
I prelevamenti, per quanto è possibile, si formano con oggetti della stessa natura e qualità di quelli che non sono stati conferiti in natura.

Art. 726 Stima e formazione delle parti
Fatti i prelevamenti, si provvede alla stima di ciò che rimane nella massa, secondo il valore venale dei singoli oggetti.
Eseguita la stima, si procede alla formazione di tante porzioni quanti sono gli eredi o le stirpi condividenti in proporzione delle quote.

Art. 727 Norme per la formazione delle porzioni
Salvo quanto è disposto dagli artt. 720 e 722, le porzioni devono essere formate, previa stima dei beni, comprendendo una quantità di mobili, immobili e crediti di eguale natura e qualità, in proporzione dell’entità di ciascuna quota (1114).
Si deve tuttavia evitare per quanto è possibile, il frazionamento delle biblioteche, gallerie e collezioni che hanno un’importanza storica, scientifica o artistica.

Art. 728 Conguagli in danaro
L’ineguaglianza in natura nelle quote ereditarie si compensa con un equivalente in danaro (2817, n. 2).

Art. 729 Assegnazione o attribuzione delle porzioni
L’assegnazione delle porzioni eguali e fatta mediante estrazione a sorte. Per le porzioni diseguali si procede mediante attribuzione. Tuttavia, rispetto a beni costituenti frazioni eguali di quote diseguali, si può procedere per estrazione a sorte (2646, 2685).

Art. 730 Deferimento delle operazioni a un notaio
Le operazioni indicate negli articoli precedenti possono essere, col consenso di tutti i coeredi, deferite a un notaio. La nomina di questo, in mancanza di accordo, è fatta con decreto dal pretore del luogo dell’aperta successione (456).
Qualora sorgano contestazioni nel corso delle operazioni, esse sono riservate e rimesse tutte insieme alla cognizione dell’autorità giudiziaria competente, che provvede con unica sentenza.

Art. 731 Suddivisione tra stirpi
Le norme sulla divisione dell’intero asse si osservano anche nelle suddivisioni tra i componenti di ciascuna stirpe.

Art. 732 Diritto di prelazione
Il coerede, che vuole alienare (1542 e seguenti) a un estraneo la sua quota o parte di essa, deve notificare la proposta di alienazione, indicandone il prezzo, agli altri coeredi, i quali hanno diritto di prelazione. Questo diritto deve essere esercitato nel termine (2964) di due mesi dall’ultima delle notificazioni. In mancanza della notificazione, i coeredi hanno diritto di riscattare la quota dall’acquirente e da ogni successivo avente causa, finché dura lo stato di comunione ereditaria (1502).
Se i coeredi che intendono esercitare il diritto di riscatto sono più, la quota è assegnata a tutti in parti uguali.

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