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Ecco i 3 motivi per impugnare un testamento: TESTAMENTO EREDE AVVOCATO CHIAMA SUBITO BOLOGNA

Ecco i 3 motivi per impugnare un testamento

avvocatofotoSCRITTA

1)il testamento non è veritiero è falso , ovvero non è riconducibile al de cuius

 

2) il testamento lede la legittima

 

3)il testamento non tiene conto delle donazioni fatte in vita dal de cuius

impugnazione testamento pubblico Bologna

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impugnazione testamento olografo Bologna

atto di citazione impugnazione testamento Bologna

impugnazione testamento olografo falso Bologna

impugnazione testamento mediazione obbligatoria Bologna

impugnazione testamento pubblico per incapacità Bologna

 

az2SCRITTAimpugnazione testamento lesione legittima formulario

azione di riduzione

erede pretermesso

impugnazione testamento lesione legittima prescrizione

quota di legittima

successione legittima e testamentaria

intangibilità della legittima

successione necessaria

 ADENAROSVEGLIASCRITTA

L’azione di riduzione

Quando la quota di legittima viene violata dal de cuius, per effetto di atti di disposizione, o di donazioni, oppure in caso di testamento, si ha una lesione della legittima.

In tal caso, per reintegrare la quota di legge occorre esercitare l’azione di riduzione, prevista dagli artt. 553 e ss. c.c., volta a far dichiarare invalidi (integralmente o parzialmente) gli atti, inter vivos o mortis causa, che hanno prodotto la lesione stessa.

L’azione di riduzione, di fatto, consta di tre diverse azioni, in base alla fase e ai soggetti nei cui confronti viene eseguita:

– l’azione di riduzione in senso stretto, che ha lo scopo di far dichiarare l’inefficacia (totale o parziale) delle disposizioni testamentarie e/o delle donazioni che eccedono la quota di cui il de cuius poteva disporre;

La quota di riserva

La legge fissa l’entità della quota (di cui non si può disporre a titolo di liberalità) di riserva distinguendo a seconda della persona dei legittimari, non avendo essi diritto sempre alla stessa quota.

Inoltre la legge si preoccupa anche di definire le quote in caso di concorso di più legittimari.

Questa quota, che corrisponde a una frazione aritmetica del patrimonio ereditario, è detta di riserva o legittima; mentre al resto del patrimonio ereditario, del quale il de cuius poteva liberamente disporre per atto di liberalità, si dà il nome di quota disponibile.

Le Sezioni Unite [3] con la pronuncia del 2006 hanno affermato che in tema di successione necessaria l’individuazione della quota di riserva spettante alle singole categorie di legittimari ed ai singoli legittimari appartenenti alla medesima categoria deve essere effettuata sulla base della situazione esistente al momento dell’apertura della successione e non di quella che si viene a determinare per effetto del mancato esperimento, per rinunzia o prescrizione, dell’azione di riduzione da parte di qualcuno dei legittimari.

Successivamente la medesima Cassazione [4] ha affermato che, ai fini della determinazione della porzione disponibile e delle quote riservate ai legittimari, occorre avere riguardo alla massa costituita da tutti i beni che appartenevano al de cuius  al momento della morte – al netto dei debiti –  maggiorata del valore dei beni donati in vita dal defunto, senza che possa distinguersi tra donazioni anteriori o posteriori al sorgere del rapporto da cui deriva la qualità di legittimario.

– l’azione di restituzione contro i beneficiari delle disposizioni ridotte, finalizzata in seguito al vittorioso esperimento dell’azione di riduzione in senso stretto a far recuperare ai legittimari quanto ancora presente nel patrimonio dei soggetti beneficiati;

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Suprema Corte di Cassazione

sezione II

sentenza 7 aprile 2015, n. 6925

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BUCCIANTE Ettore – Presidente

Dott. MIGLIUCCI Emilio – Consigliere

Dott. MATERA Lina – rel. Consigliere

Dott. MANNA Felice – Consigliere

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 17308-2009 proposto da:

(OMISSIS) (OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentata e difesa dall’avvocato (OMISSIS);

– ricorrente –

(OMISSIS), (OMISSIS), nella qualita’ di procuratore generale delle Sig.re (OMISSIS) (OMISSIS) e (OMISSIS) (OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS) (c/o (OMISSIS)), presso la Signora (OMISSIS), rappresentato e difeso dall’avvocato (OMISSIS);

– c/ric. e ricorrente incidentale –

avverso la sentenza n. 116/2009 della CORTE D’APPELLO di PALERMO, depositata il 29/01/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 10/02/2015 dal Consigliere Dott. LINA MATERA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. PATRONE Ignazio che ha concluso per l’inammissibilita’ di entrambi i ricorsi.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione notificato il 22-3-1993 (OMISSIS) e (OMISSIS) convenivano dinanzi al Tribunale di Agrigento (OMISSIS), esponendo che il (OMISSIS) era morto (OMISSIS), il quale con testamento pubblico del (OMISSIS) aveva lasciato alla moglie (OMISSIS), dante causa delle attrici, l’usufrutto su tutti i suoi beni, mentre aveva istituito erede universale la convenuta, alla quale aveva anche donato in data (OMISSIS) altri due immobili. Le attrici precisavano che la meta’ dei beni costituenti il patrimonio ereditario del defunto apparteneva alla moglie, deceduta il (OMISSIS), la quale aveva disposto dei suoi averi in forza di testamento in data (OMISSIS), lasciando alle attrici la nuda proprieta’ di tutti i beni. Deducevano che (OMISSIS) non aveva riservato alla moglie (OMISSIS) la quota di legittima, alla quale quest’ultima non aveva rinunciato ne’ espressamente ne’ tacitamente, e, conseguentemente, rivendicando la quota di legittima spettante alla (OMISSIS), chiedevano la riduzione della quota ereditaria della convenuta.

Nel costituirsi, la (OMISSIS) affermava che il contenuto dell’apparente donazione e del testamento costituiva la contropartita di una prestazione estremamente gravosa (cure e assistenza morale e materiale, con obbligo di permanenza della donataria al domicilio del donante) che essa aveva effettuato da tempo e che si era obbligata ad effettuare fino alla fine della vita di entrambi i coniugi. Aggiungeva che, qualora le disposizioni fossero state ridotte, essa si riteneva libera di chiedere agli eredi dei coniugi defunti il compenso per le prestazioni lavorative erogate, e chiedeva il rigetto delle domande attoree.

Con sentenza in data 25-5-2001 il Tribunale adito dichiarava aperta la successione di (OMISSIS); dichiarava che l’eredita’ era devoluta secondo le norme del testamento pubblico in data (OMISSIS) a rogito notaio (OMISSIS), rep. n. (OMISSIS) e, per l’effetto, che successore universale dello (OMISSIS) era la convenuta (OMISSIS); dichiarava altresi’ aperta la successione di (OMISSIS); dichiarava che la relativa eredita’ era devoluta secondo le norme del testamento pubblico in data (OMISSIS) a rogito notaio (OMISSIS), rep. n. (OMISSIS) e, per l’effetto, dichiarava che successori universali della predetta erano (OMISSIS) e (OMISSIS); disponeva la reintegrazione della quota riservata sull’asse ereditario di (OMISSIS) al coniuge (OMISSIS) e per essa alle sue eredi (OMISSIS) e (OMISSIS) e, per l’effetto, disponendo lo scioglimento della comunione ereditaria, assegnava alle attrici per intero tutti gli immobili e mobili ricadenti nei due assi, descritti a pag. 7 della relazione di consulenza tecnica d’ufficio, ad eccezione dell’intero fabbricato sito in (OMISSIS), in catasto f. 25, particella 797, che assegnava alla convenuta; condannava la (OMISSIS) a pagare alle attrici, a titolo di conguaglio, la somma complessiva di lire 6.400.000.

Con separata ordinanza le parti venivano rimesse dinanzi al Giudice Istruttore per l’estrazione a sorte dei beni immobili assegnati alle attrici.

Avverso la predetta decisione proponeva appello la (OMISSIS).

La Corte di Appello di Palermo, dopo aver conferito al C.T.U. un supplemento d’indagini, con sentenza in data 29-1-2009 confermava la sentenza impugnata, condannando l’appellante al pagamento delle spese del grado e della nuova consulenza tecnica d’ufficio. La Corte territoriale, in particolare, disattendeva il primo motivo di gravame, rilevando che il modus consistente nell’obbligo di prestare cure ed assistenza morale e materiale, con obbligo di permanenza della donataria al domicilio del donante, non aveva superato l’arricchimento conseguito e che, pertanto, non era venuto meno lo spirito di liberalita’ che aveva sorretto l’attribuzione; sicche’ doveva ritenersi corretta la decisione impugnata nella parte in cui non aveva tenuto conto del valore delle prestazioni costituenti il contenuto di tale modus. Il giudice del gravame riteneva infondato anche il secondo motivo di appello, osservando che nel procedimento per la reintegrazione della quota di eredita’ riservata al legittimario, si deve avere riguardo al momento dell’apertura della successione per calcolare il valore dell’asse ereditario – mediante la cd. riunione fittizia -, stabilire l’esistenza e l’entita’ della lesione della legittima e determinare il valore dell’integrazione spettante al legittimario leso; con la conseguenza che, una volta determinata l’entita’ della quota riservata al legittimario, nessuna influenza potevano avere, ai fini del calcolo di tale quota, le successive vicende inerenti ai beni caduti in successione e, in particolare, il consolidamento dell’usufrutto alla nuda proprieta’ verificatosi a seguito della morte dell’usufruttuaria. Aggiungeva che, nella specie, dalla lettura del testamento non risultava che il testatore avesse manifestato, esplicitamente o implicitamente, l’intenzione di attribuire alla moglie l’usufrutto dei propri beni quale legato in sostituzione ovvero in conto di legittima, bensi’ quella di attribuirle, per tutta la durata della sua vita, tutto il reddito prodotto dal suo patrimonio, senza escluderla dalla quota parte a lei spettante a titolo di legittima sulla nuda proprieta’.

Old classic library with books on tablePer la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso (OMISSIS), sulla base di cinque motivi.

(OMISSIS), nella qualita’ di procuratore generale di (OMISSIS) e (OMISSIS), ha resistito con controricorso, proponendo altresi’ ricorso incidentale, affidato ad un unico motivo.

In prossimita’ dell’udienza la ricorrente ha depositato una memoria ex articolo 378 c.p.c..

MOTIVI DELLA DECISIONE

1) Con il primo motivo la ricorrente principale denuncia la violazione degli articoli 456, 457, 554, 555, 556 e 747 c.c.. Deduce che la Corte di Appello non ha tenuto conto del valore degli oneri imposti alla (OMISSIS), che andava detratto dal valore dei beni a questa donati o lasciati in eredita’. Sostiene, infatti, che l’onere, pur non avendo natura di corrispettivo, comporta una diminuzione di valore della donazione e del lascito testamentario, incidendo sull’ammontare del trasferimento patrimoniale. Rileva che il giudice del gravame ha fondato il suo convincimento sull’assenza di prova della superiorita’ delle prestazioni erogate rispetto al valore del donatum, laddove il problema posto dall’appellante riguardava direttamente il valore del donato, cosi’ come ridotto a causa dell’imposizione del peso.

L’illustrazione del motivo si conclude con la formulazione del seguente quesito di diritto, ai sensi dell’articolo 366 bis c.p.c., applicabile ratione temporis al ricorso in esame: “Se, in caso di donazione in nuda proprieta’ con imposizione di oneri modali, il valore della donazione debba essere fissato alla differenza tra il valore del diritto trasferito ed il valore dell’onere, costituito dal peso patrimoniale che la prestazione modale richiederebbe al donatario, da considerarsi con giudizio prognostico e non ex post sulla base di eventi successivi”.

1A) Preliminarmente si osserva che i controricorrenti hanno eccepito l’inammissibilita’ del motivo in esame, rilevando che in primo grado la convenuta aveva sostenuto che il contenuto dell’apparente donazione e del testamento costituiva la contropartita di una prestazione estremamente gravosa e che, sostanzialmente, si era in presenza di un contratto aleatorio; laddove nell’atto di appello la (OMISSIS) ha cambiato tesi in proposito, sostenendo che non si trattava di contratto aleatorio, ma di un onere incidente sull’ammontare del trasferimento patrimoniale. Secondo i controricorrenti, in tal modo sarebbe stata proposta una domanda nuova, inammissibile in appello ex articolo 345 c.p.c..

L’eccezione e’ priva di pregio, dovendosi rilevare che, nella specie, non si e’ in presenza di una domanda nuova, bensi’ di un’eccezione nuova – o, meglio, di una nuova allegazione difensiva -, che ben poteva essere proposta in appello nel regime anteriore alla riforma del 1990.

1B) Nel merito, le censure mosse dalla ricorrente appaiono fondate, meritando il quesito di diritto posto risposta affermativa.

Questa Corte ha gia’ avuto modo di affermare che l’aggiunta del modus non snatura l’essenza della donazione, non potendo assegnarsi ad esso la funzione di corrispettivo, con la sussunzione della donazione modale nella categoria dei contratti a titolo oneroso, ma comporta che la liberalita’, che resta sempre la causa del negozio, attraverso il modus, viene ad esserne limitata. Ne consegue che, nel concorrere alla successione dell’ascendente, i figli legittimi e naturali e i loro discendenti legittimi e naturali, essendo tenuti a conferire ai coeredi tutto cio’ che direttamente e indirettamente abbiano ricevuto dal defunto (articolo 737 c.c.), sono assoggettati all’obbligo della collazione anche nell’ipotesi di donazione modale, limitatamente alla differenza tra il valore dei beni donati e il valore dell’onere (Cass. 27-11-1985 n. 5888).

Analoghe considerazioni inducono a ritenere che, poiche’ l’imposizione di un onere non snatura l’essenza della donazione, trasformandola in un contratto a titolo oneroso, in caso di proposizione di azione di riduzione le donazioni modali non possono ritenersi escluse dalla riunione fittizia. Poiche’, tuttavia, l’onere, pur non avendo natura di corrispettivo, comporta una diminuzione di valore della donazione, incidendo sull’ammontare del trasferimento patrimoniale, la determinazione del valore da considerare ai fini della riunione fittizia deve essere effettuata tenendo conto del valore dell’onere, che, pertanto, deve essere detratto dal valore del bene donato.

Nella specie, la Corte di Appello non si e’ attenuta all’enunciato principio, avendo ritenuto corretta (v. pag. 14 della sentenza impugnata) – in base al mero rilievo secondo cui il valore dell’onere non aveva superato l’arricchimento conseguito dalla (OMISSIS) e non aveva, quindi, fatto venir meno lo spirito di liberalita’ -, la decisione di primo grado, nella parte in cui non aveva tenuto conto del valore delle prestazioni che costituivano il modus imposto alla donataria, consistente nell’obbligo di prestare cure ed assistenza morale e materiale, con obbligo di permanenza della donataria al domicilio del donante. Cosi’ opinando, il giudice del gravame non ha considerato che l’onere in questione, pur non trasformando la donazione in un contratto oneroso, comportava comunque, cosi’ come specificamente dedotto dall’appellante, una limitazione di valore della donazione, della quale doveva tenersi conto in sede di riunione fittizia.

2) Con il secondo motivo la ricorrente, dolendosi della violazione degli articoli 456, 457, 554, 555, 556 e 747 c.c., censura la sentenza impugnata nella parte in cui ha ritenuto che il valore della donazione attribuita alla (OMISSIS) dovesse essere valutata con riferimento alla piena proprieta’ dell’immobile al momento dell’apertura della successione. Rileva che, poiche’ l’usufrutto attribuito alla (OMISSIS) (coniuge del de cuius) dovrebbe costituire donazione di usufrutto, il cui valore dovrebbe essere determinato ai sensi dell’articolo 556 c.c., che rinvia agli articoli 747-750 c.c., si avrebbe una duplicazione del valore di usufrutto, una volta attribuito alla (OMISSIS) come rifluente nella piena proprieta’, e un’altra volta alla (OMISSIS) quale puro usufrutto. Sostiene, inoltre, che la sentenza impugnata, nell’individuare il momento in cui determinare il valore dell’asse in quello della morte dell’usufruttuaria ((OMISSIS)), si pone in contraddizione con il principio, affermato nella stessa sentenza, secondo cui il valore dell’asse dovrebbe essere fissato con riferimento all’apertura della successione ((OMISSIS)).

Il quesito di diritto posto e’ il seguente:: “Se, in caso di donazione in nuda proprieta’ con riserva di usufrutto a favore di un terzo, il valore dell’asse ereditario debba farsi considerando il valore della nuda proprieta’ al momento della successione e quello del separato diritto di usufrutto, attribuendo a ciascun beneficiato il rispettivo valore della nuda proprieta’ e dell’usufrutto, senza possibilita’ di valutare nuovamente come valore della donazione quello costituito dalla piena proprieta’, ottenuta successivamente alla apertura della successione del donante, al momento della morte dell’usufruttuario”.

Il motivo, nella prima parte, difetta di specificita’, non richiamando alcun passaggio della sentenza impugnata da cui dovrebbe evincersi che la Corte di Appello ha computato due volte il valore dell’usufrutto.

Per il resto, il motivo e’ infondato.

Secondo un principio affermato da questa Corte, nel procedimento per la reintegrazione della quota di eredita’ riservata al legittimario, si deve avere riguardo al momento di apertura della successione per calcolare il valore dell’asse ereditario – mediante la cosiddetta riunione fittizia -, stabilire l’esistenza e l’entita’ della lesione della legittima, nonche’ determinare il valore dell’integrazione spettante al legittimario leso (Cass. 19-5-2005 n. 10564; Cass. 19-3-2010 n. 6709).

Ne consegue che, una volta determinata la quota di riserva spettante al legittimario, nessuna influenza possono avere le vicende successive inerenti ai beni caduti in successione.

Nella specie, la Corte di Appello si e’ uniformata agli enunciati principi di diritto, avendo affermato che, ai fini delle operazioni di riunione fittizia, di determinazione della quota di riserva spettante alla legittimaria e di calcolo della integrazione alla medesima spettante, si doveva tener conto dei valori correnti al momento dell’apertura della successione dello (OMISSIS), ed avendo escluso che, una volta determinata l’entita’ della quota riservata al legittimario, potesse tenersi conto delle differenze di valore dei beni venutesi a determinare a seguito del successivo consolidamento dell’usufrutto alla nuda proprieta’ attribuita alla (OMISSIS), dovuto alla morte dell’usufruttuaria (OMISSIS) (avvenuta nel (OMISSIS)).

3) Con il terzo motivo la ricorrente, denunciando ancora la violazione degli articoli 456, 457, 554, 555, 556 e 747 c.c., sostiene che nell’ipotesi, a suo dire del tutto esclusa nella sentenza impugnata, di donazione con riserva di usufrutto in capo al de cuius donante, alla morte del donante il patrimonio del de cuius non puo’ comprendere il valore dell’usufrutto ormai inesistente.

Il quesito di diritto viene cosi’ formulato: “Se in caso di donazione in nuda proprieta’ con riserva di usufrutto a favore del de cuius donante il valore dell’asse ereditario debba farsi considerando il valore della nuda proprieta’ al momento della successione e non valutando come valore della donazione quello costituito dalla piena proprieta’”.

Il motivo pone una questione non rilevante ai fini della decisione, in quanto nella fattispecie in esame, secondo quanto dedotto dalla stessa ricorrente, non ricorre un’ipotesi di donazione di nuda proprieta’ con riserva di usufrutto in favore del de cuius donante.

4) Con il quarto motivo la (OMISSIS) lamenta, sotto altro profilo, la violazione degli articoli 456, 457, 554, 555, 556 e 747 c.c.. Nel premettere che la sentenza impugnata ha accolto la tesi sostenuta dall’appellante circa la inconfigurabilita’ di un legato in sostituzione di legittima ovvero in conto di legittima, in relazione alle disposizioni testamentarie, ribadisce i rilievi svolti in ordine all’impossibilita’ di far riferimento ai due istituti previsti dagli articoli 551 e 552 c.c..

La ricorrente formula il seguente quesito: “Se in caso di istituzione di erede universale non legittimo e attribuzione di legato a soggetto legittimario il legato debba essere considerato concorrente alla formazione della quota di riserva ai fini della valutazione della eventuale lesione della stessa”.

Il motivo e’ inammissibile, sia perche’ non individua la statuizione della Corte di Appello che si intende sottoporre a censura, sia perche’, avendo la ricorrente dato atto che il giudice del gravame ha accolto la tesi da essa sostenuta, non si ravvisa in capo alla (OMISSIS) alcun interesse ad impugnare.

5) Con il quinto motivo, infine, la ricorrente lamenta la violazione dell’articolo 91 c.p.c., sostenendo che le spese avrebbero dovuto seguire la soccombenza della controparte, ove correttamente valutata.

ADENAROTEMPOIl motivo rimane assorbito dall’accoglimento del primo, dovendosi procedere, all’esito del giudizio di rinvio, ad una nuova regolamentazione delle spese processuali.

6) Con l’unico motivo le ricorrenti incidentali lamentano la violazione degli articoli 456, 554, 555 e 796 c.c., nonche’ l’omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo. Sostengono che la quantificazione dell’usufrutto e’ stata erroneamente fatta dal C.T.U. su tutti i beni che compongono l’asse ereditario, in quanto alcuni beni (meta’ indivisa di un fabbricato in (OMISSIS) e di un fabbricato in (OMISSIS)) sono stati donati da (OMISSIS) a (OMISSIS) per la nuda proprieta’, mentre il donante si e’ riservato l’usufrutto sui beni donati a proprio vantaggio, e dopo di lui a vantaggio della moglie (OMISSIS). Deducono che, qualora il donante riservi l’usufrutto sui beni donati a proprio vantaggio e, dopo di lui, a vantaggio di un terzo, come consentito dall’articolo 796 c.c., il donatario della nuda proprieta’ acquista il pieno dominio dalla cessazione dell’usufrutto del donante, se il terzo riservatario non abbia accettato la donazione prima della morte del donante stesso (Cass. 24-7-1975 n. 2899); e che, pertanto, nella specie, l’offerta di usufrutto proposta nei confronti della (OMISSIS) deve ritenersi mai venuta in essere, perche’ non e’ mai stata accettata con atto pubblico. Rilevano che la Corte di Appello ha omesso di prendere in considerazione la questione, sollevata in appello dalle appellate.

L’illustrazione del motivo si conclude con la formulazione del seguente quesito di diritto: “Se in caso di riserva di usufrutto ai sensi dell’articolo 796 c.c., il donante che riservi l’usufrutto su beni donati a proprio vantaggio e, dopo di lui, a vantaggio di un terzo, il donatario della nuda proprieta’ acquista il pieno dominio alla cessazione dell’usufrutto del donante, se il terzo riservatario non abbia accettato prima della morte del donante stesso con atto pubblico”.

Il motivo e’ inammissibile, ponendo una questione che avrebbe dovuto essere fatta valere dalle interessate, rimaste soccombenti sul punto, mediante appello incidentale avverso la decisione di primo grado, che aveva imputato alla quota riservata alla (OMISSIS) sull’eredita’ del coniuge (OMISSIS) il valore dell’usufrutto dei beni donati da quest’ultimo in nuda proprieta’ alla (OMISSIS).

E’ pacifico, al contrario, che nessun appello incidentale e’ stato proposto dalle odierne ricorrenti; sicche’ la soluzione adottata sul punto dal giudice di primo grado non puo’ essere riposta in discussione in questa sede.

7) In definitiva, il primo motivo di ricorso principale va accolto, con conseguente assorbimento del quinto, mentre vanno rigettati sia gli altri motivi di ricorso principale che il ricorso incidentale.

La sentenza impugnata va cassata in relazione al motivo accolto, con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello di Palermo, la quale si atterra’ al principio di diritto enunciato al punto 1B), e provvedera’ anche sulle spese del presente grado di giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso principale; dichiara assorbito il quinto; rigetta gli altri motivi di ricorso principale; rigetta il ricorso incidentale; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia anche per le spese ad altra Sezione della Corte di Appello di Palermo.

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» DIVORZIO BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA FAENZA RIMINI AVVOCATO DIVORZIO CHIAMA SUBITO COSA ASPETTI? Corte Costituzionale Sentenza 9 – 11 febbraio 2015, n. 11 Presidente Criscuolo – Redattore Morelli Sentenza

» EREDE QUOTA PRELAZIONE AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA PADOVA, RAVENNA RIMINI CESENA FORLI QUOTA DI LEGITTIMA EREDE Le persone che hanno diritto alla riserva sono : CONIUGE, FIGLI, GENITORI il coniuge i figli (o i loro discendenti, se i figli sono premorti) i genitori (solo in assenza di figli)

» TRIB ROVIGO CONCORDATO PREVENTIVO COLLABORAZIONE TRA IMPRENDITORE E COMMISSARI –AVVOCATO PER CONCORDATO PREVENTIVO osservato come l’orientamento espresso dalla Suprema Corte in altra sede conforti il principio espresso di necessaria collaborazione tra l’imprenditore e i commissari (“il termine fissato dal tribunale, ai sensi dell’art. 163 l.fall., per il deposito della somma che si presume necessaria per l’intera procedura ha carattere perentorio, atteso che la prosecuzione di quest’ultima richiede la piena disponibilità, da parte del commissario, dell’importo a tal fine destinato e questa esigenza può essere soddisfatta soltanto con la preventiva costituzione del fondo nel rispetto del predetto termine, da considerarsi quindi improrogabile, con conseguente inefficacia del deposito tardivamente effettuato” Cass. 21 aprile 2016, n. 8100; conf. Cass., 23 settembre 2016, n. 18704, Cass., 22 novembre 2012, n. 20667)

» QUOTA DI LEGITTIMA EREDE Le persone che hanno diritto alla riserva sono : CONIUGE, FIGLI, GENITORI il coniuge i figli (o i loro discendenti, se i figli sono premorti) i genitori (solo in assenza di figli)

» TESTAMENTO EREDE ESTROMESSO ,COME RISOLVERE, AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA RAVENNA MODENA ROVIGO RIMINI CESENA FORLI il principio di intangibilità della legittima comporta che i diritti del legittimario debbano essere soddisfatti con beni o denaro provenienti dall’asse ereditario, con la conseguenza che l’eventuale divisione operata dal testatore contenente la disposizione per la quale le ragioni ereditarie di un riservatario debbano essere soddisfatte dagli eredi tra cui è divisa l’eredità’ mediante corresponsione di somma di denaro non compresa nel relictum è’ affetta da nullità ex art. 735, primo comma, cod. civ.”

» SPOSARSI E’ FACILE E’ SEPARARSI E DIVORZIARE CHE E’ DIFFICILE AVVOCATO MATRIMONIALISTA DIVORZISTA BOLOGNA SERGIO ARMAROLI

» CONCORDATO PREVENTIVO AVVOCATO PER RICHIESTA CONCORDATO DELLE SPA ex art. 161, comma 6, la domanda di concordato deve essere dichiarata inammissibile dal tribunale, ai sensi della L. Fall., art. 162, comma 2 Va tuttavia considerato, sotto un primo profilo, che, poiché rispetto al medesimo imprenditore ed alla medesima insolvenza il concordato non può che essere unico, qualora la procedura di concordato sia pendente non è configurabile un’ulteriore domanda di ammissione avente carattere di autonomia (cfr. Cass. n. 495/015), a meno che da quest’ultima non si desuma l’inequivoca volontà del proponente (pur se non espressa con formule sacramentali) di rinunciare a quella in precedenza depositata.

» MOTOCICLISTA CADUTA LESIONI CANE RANDAGIO COMUNE RESPONSABILITA’ Risponde altresì a massima consolidata nella giurisprudenza di legittimità che i motivi posti a fondamento dell’invocata cassazione della decisione impugnata debbono avere i caratteri della specificità, della completezza, e della riferibilità alla decisione stessa, con -fra l’altro­l’esposizione di argomentazioni intelligibili ed esaurienti ad illustrazione delle dedotte violazioni di norme o principi di diritto, essendo inammissibile il motivo nel quale non venga precisato in qual modo e sotto quale profilo (se per contrasto con la norma indicata, o con l’interpretazione della stessa fornita dalla giurisprudenza di legittimità o dalla prevalente dottrina) abbia avuto luogo la violazione nella quale si assume essere incorsa la pronuncia di merito (cfr., da ultimo, Cass., 2/4/2014, n. 7692).

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Avvocato Sergio Armaroli - Studio Legale Bologna