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COME NON FARSI FREGARE NELLE EREDITA’ –AVVOCATO TESTAMENTO BOLOGNA-avvocato successioni -avvocato per erede

COME NON FARSI FREGARE NELLE EREDITA’ –AVVOCATO TESTAMENTO BOLOGNAACHIAERED

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  1. Un testamento è da ritenersi nullo quando è contrario alla legge oppure presenta gravi difetti di forma.

  2. Nel caso del testamento olografo, tali difetti possono riguardare l’autografia (per esempio un testamento non interamente scritto di pugno del testatore) e la mancanza della sottoscrizione.

  3. Chi puo’fare fare testamento olografo?

 

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  1. tutti coloro che hanno raggiunta la maggiore età e che hanno la piena capacità di intendere e di volere. Se un vostro congiunto ha lasciato un testamento e non siete d’accordo su alcune cose da lui scritte o ritenete di poter dimostrare che il defunto al momento della scrittura, non era nel pieno delle sue facoltà mentali, potete farlo attraverso le vie legali attraverso l’impugnazione dell’atto che consiste nell’instaurare un giudizio davanti un tribunale citando tutti gli altri eredi.

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  1. Quando è annullabile il testamento olografo e IMPUGNAZIONE TESTAMENTO?

  2. nel caso in cui il testatore sia incapace d’intendere e di volere o per altri difetti di forma del testamento, quali la mancanza della data.

  3. Un testamento è considerato annullabile in caso di incapacità d’intendere e di volere del testatore o per minori difetti di forma del testamento,come per esempio la mancanza della data. L’azione di impugnazione di un testamento per nullità non è soggetta a limiti temporali, mentre l’azione di annullamento va esercitata entro il termine di cinque anni dal momento in cui viene data lettura del testamento da parte del notaio ai chiamati all’eredità stessa. La nullità di un testamento non può essere fatta valere da chi, conoscendo la causa della nullità, abbia confermato la disposizione o abbia dato ad essa volontaria esecuzione dopo la morte del testatore. Impugnare un testamento per violenza, dolo o errore.

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  1. Le Sezioni Unite, con sentenza 15 giugno 2015 n. 12307, Rel. Travaglino, componendo il relativo contrasto, hanno affermato il principio secondo il quale, ove la parte contesti l’autenticità del testamento olografo, la stessa è tenuta a proporre domanda di accertamento negativo della provenienza della scrittura e, quindi, secondo i principi generali dettati in tema di accertamento negativo, su di essa grava l’onere della relativa prova.

 

  1. Tra le due tesi sostenute in dottrina e giurisprudenza – quella della querela di falso e quella del mero disconoscimento – le Sezioni Unite prediligono una terza via, rispolverando l’impianto argomentativo e la soluzione del primo precedente del 1951 (Cass. 15 giugno 1951 n. 1545, Pres. Mandrioli, est. Torrente, in Foro it., 1951, I, 855).
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  • Le Sezioni Unite, con sentenza 15 giugno 2015 n. 12307, Rel. Travaglino, componendo il relativo contrasto, hanno affermato il principio secondo il quale, ove la parte contesti l’autenticità del testamento olografo, la stessa è tenuta a proporre domanda di accertamento negativo della provenienza della scrittura e, quindi, secondo i principi generali dettati in tema di accertamento negativo, su di essa grava l’onere della relativa prova.

 

, il testamento olografo, sebbene non espressamente rientrante nella categoria degli atti pubblici, è caratterizzato da una rilevanza sostanziale e processuale tale da richiedere, per la contestazione della sua stessa autenticità, la proposizione di un’eccezione di falso ex art. 221 c.p.c., incombendo, in questo caso, l’onere della prova a carico di chi contesti la genuinità della scheda testamentaria. Come il precedente, anche il secondo indirizzo è piuttosto risalente: nella pronuncia n. 2793/1968, i giudici di legittimità rilevano che la contestazione da parte dell’erede legittimo del testamento olografo si risolve in un’eccezione di falso posto che il disconoscimento può provenire soltanto dall’autore dello scritto o da un suo erede (e ancora, Cass., n. 766/1966). Pertanto, quando l’atto non è attribuibile alla parte contro cui viene prodotto, la contestazione della sua autenticità, costituendo un’eccezione di falso, necessita della relativa querela. Alla luce di tale interpretazione, gli eredi legittimi che contestano l’autenticità della scheda devono ritenersi estranei alla scrittura, non legittimati ad agire neanche ai sensi del secondo comma dell’art. 214 c.p.c.. Dopo aver richiamato le pronunce di legittimità a favore del primo o del secondo orientamento, le Sezioni Unite richiamano la sentenza n. 1545/1951 che, premessa la legittimità di un’azione di accertamento negativo circa la provenienza delle scritture private e del testamento olografo, asserisce che l’onere della prova spetta all’attore che chieda di accertare la non provenienza del documento da chi apparentemente ne risulta l’autore, con la conseguenza che la contestazione della genuinità del testamento olografo consiste in una domanda di accertamento negativo della validità del documento stesso.

 

Pur non dubitandosi della estraneità del testamento dalla categoria degli atti pubblici, ne viene pur tuttavia evidenziato il carattere sui generis sul piano sostanziale, reso manifesto innanzitutto dalla circostanza che la falsificazione della scheda olografa, nel diritto penale, è equiparata, quoad poenam, al medesimo reato avente ad oggetto gli atti pubblici, secondo quanto previsto dall’art. 491 c.p., mentre la stessa condotta criminosa, a differenza che per le scritture private, è perseguibile d’ufficio ai sensi del successivo art. 493 bis.

ASUCSUC2La peculiarità e la singolarità della questione sta poi nel fatto che tanto gli argomenti che sorreggono quanto le critiche che contestano ciascuna delle possibili soluzioni non mancano di autorevolezza e di forza persuasiva.

  1. A sostegno della sufficienza del disconoscimento gli argomenti maggiormente convincenti appaiono quelli predicativi:

– della natura di scrittura privata del testamento olografo;

– della attribuzione al successibile ex lege della qualità di erede dell'(apparente) autore della scheda olografa;

– della netta distinzione tra il piano sostanziale, che riguarda più propriamente il thema probandum, e il piano processuale, che riguarda le modalità con le quali in un processo può trovare ingresso, con dignità di prova, il documento di delazione testamentaria.

  1. L’indirizzo a sostegno della necessità della querela di falso trova invece fondamento:

– nella incidenza sostanziale e processuale intrinsecamente elevata che è riconosciuta al testamento, testimoniata da un plesso di norme la cui lettura depone (deporrebbe) in tal senso;

– nella esclusione in capo al successibile ex lege della qualità di erede (almeno sino a quando tale qualità non sia stata processualmente accertata), con conseguente inapplicabilità della fattispecie contemplata nell’art. 214, secondo comma, c.p.c..

Non vanno per altro verso trascurate le riflessioni critiche specularmente mosse alle argomentazioni favorevoli all’una e all’altra delle tesi che si propongono oggi come soluzione (senza apparente alternativa) della questione oggetto di giudizio.

18.1. Quanto al rapporto tra successore ex lege e scheda olografa, ed alla posizione dell’erede ab intestato, il vasto dibattito giurisprudenziale e dottrinale che, in seno alla teoria generale del processo, si agita in ordine alla stessa categoria concettuale di ‘terzo’, non sembra del tutto funzionale all’adozione di una soddisfacente soluzione del caso concreto. Non sembra, difatti, seriamente revocabile in dubbio che alcuni successibili, quali i legittimari, difficilmente possano essere qualificati ‘terzi’ ai fini della non riconoscibilità della sottoscrizione del de cuius. Mentre la stessa impugnazione del testamento olografo, la contestazione della sua provenienza e/o autenticità, è spesso proposta proprio da chi, pur beneficiario di una quota inferiore a quella spettantegli, è comunque (anche) un erede testamentario, sicché nei suoi confronti non potrebbe porsi alcuna questione di accertamento della sua qualità di erede.

18.1.1. Di conseguenza, non appare utile prospettare alternative che, a seconda della posizione assunta da chi contesta il testamento (escluso totalmente dalla eredità, erede legittimo compreso nelle categorie dei legittimari, erede testamentario sia pur per quota che non lo soddisfi), postulino poi l’adozione di soluzioni differenziate caso per caso.

18.1.2. Né appare senza significato considerare che una formale disamina del concetto di terzo conduce inevitabilmente a ritenere che quella posizione, ai fini dell’art. 214 cod. proc. civ., non andrebbe esaminata non dal punto di vista del soggetto parte della lite ma dell’autore del documento che si vuoi disconoscere – e sotto tale profilo il de cuius non è mai parte nel giudizio di impugnazione del proprio testamento -, e che l’erede in disconoscimento della scrittura o della sottoscrizione del suo autore sarebbe colui che subentra al de cuius nei suoi rapporti – e ciò presuppone che quel medesimo scritto si sarebbe potuto produrre nei confronti del testatore se ancora in vita.

E tuttavia risulta assai poco agevole affermare che, tra i documenti (siano essi negoziali oppure dichiarazioni di scienza) possa annoverarsi, sic et simpliciter, il testamento, formato dal medesimo de cuius, ma destinato a produrre effetti nella sfera giuridica dei suoi destinatari e non in quella dell’autore, acquistando efficacia dal momento del suo decesso e non prima. La ratio della distinzione tra scritture private, fatta propria dalle sezioni unite di questa Corte nel 2010, secondo cui ad alcune di esse andrebbe attribuito un valore intrinsecamente maggiore, trova proprio in tali considerazioni il suo fondamento, pur senza trascurare la legittimità delle critiche di chi contesta l’irragionevolezza dell’attribuzione ad alcune di esse di un regime giuridico ‘rafforzato’ rispetto a quanto assicurato a quelle provenienti dalle parti, anche alla luce della difficoltà di individuare un criterio da adoperare per la relativa classificazione.

ASUCSUCAltra delicata questione sulla impugnazione testamento  relativa alla preminenza della forma testamentaria su quella legittima o viceversa, secondo la lettura data dell’art. 457, secondo comma, cod. civ., e alle relative conseguenze in ordine all’onere dalla prova. Il percorso interpretativo che la caratterizza appare altrettanto impervio, e conduce a risultati assai poco certi, alla luce dei rilievi sollevati dai fautori dell’indirizzo favorevole al disconoscimento, i quali sottolineano come nella specie non si controverta sul valore della fonte della successione (legale o testamentaria, che resta il thema probandum), ma sullo strumento probatorio utilizzabile per dare ingresso nel processo al documento stesso.

L’indagine deve allora indirizzarsi verso l’analisi dei due più rilevanti aspetti della questione impugnazione testamento  :

  1. a) il valore sostanziale da attribuire al testamento;
  2. b) il meccanismo processuale attraverso cui il testamento possa acquistare definitiva efficacia probatoria.

19.1. Privilegiando l’aspetto processuale della questione, sembra potersi concordare con l’assunto secondo cui, qualunque valore possa attribuirsi al testamento olografo, la sua contestazione avrà pur sempre ad oggetto il titolo della successione, e ciò riguarderà propriamente il thema probandum, mentre la opzione tra disconoscimento e successiva (eventuale) verificazione a carico di chi di quel testamento voglia valersi, ovvero querela di falso a carico di chi quel testamento voglia eliminare dalla realtà processuale, riguarda squisitamente il piano della prova, ossia lo strumento processuale funzionale a consentire che il testamento spieghi efficacia nel processo. Con la conseguenza che la sua natura di scrittura privata è destinata a privilegiare la prima soluzione.

Se invece viene si privilegia l’aspetto sostanziale della vicenda, appare valorizzata l’intrinseca, elevata e peculiare incidenza che il testamento spiega per sua stessa natura. E si è già avuto modo di osservare come, sotto tale profilo, non manchino conferme offerte dal relativo plesso di norme destinate a evidenziarne le differenze rispetto ad una ordinaria scrittura privata (dalla sua immediata esecutività e trascrivibilità, alla disciplina penalistica che ne accomuna le sorti al documento pubblico nella ipotesi di falsificazione). È indiscusso, anche da parte di chi finisce per propendere per la soluzione favorevole al disconoscimento, che il testamento olografo sia una scrittura il cui tratto formalistico, olografo, datato e sottoscritto ai fini della sua validità la rende una scrittura privata sui generis, i cui requisiti tendono a garantire la corrispondenza del contenuto del documento a quello della dichiarazione e la tutela della integrale autenticità di quest’ultima contro le manomissioni del terzo. Proprio all’olografia (di cui non si rinvengono altri riscontri) è attribuita una funzione specifica, ossia la funzione integrativa della ‘conoscenza’ dell’atto, nel senso che con essa vuoi garantirsi che il testo sia stato ‘conosciuto’ dal suo autore, in un significato dunque che va oltre la ‘presunzione di conoscenza’ delle normali scritture.

In favore di questo indirizzo, che conduce alla soluzione favorevole alla querela di falso impugnazione testamento  , si rilevano ancora la maggiore coerenza dello strumento della querela (che, con la partecipazione al processo del Pubblico Ministero, assicurerebbe migliore armonia con la rigorosa disciplina penale prevista per la ipotesi di falsificazione dell’olografo, parificata al reato di falsificazione dell’atto pubblico); la maggiore coerenza in riferimento all’oggetto dell’indagine (poiché con la contestazione della autenticità dell’olografo l’accertamento non si limita mai alla sola sottoscrizione per stabilirne la provenienza, ma all’intero testo, investito di dubbi in ordine alla sua genuinità, e ciò in armonia con l’oggetto dell’indagine per l’ipotesi di querela di falso dell’atto pubblico); la maggiore adeguatezza agli effetti giuridici dell’olografo, il quale, a differenza di ogni altra scrittura privata, è immediatamente esecutivo ed immediatamente costitutivo di situazioni giuridiche soggettive, attive e passive, in capo al chiamato alla successione.

È convincimento della cassazione  impugnazione testamento  che le inevitabili aporie destinate a vulnerare l’una e l’altra ipotesi di soluzione, tra quelle prospettate sino ad oggi in dottrina e in giurisprudenza, possano essere non del tutto insoddisfacentemente superate adottando una terza via, già indicata dalla giurisprudenza di questa Corte con la risalente sentenza del 1951 (Cass. 15.6.1951 n. 1545, Pres. Mandrioli, est. Torrente), e cioè quella predicativa della necessità di proporre un’azione di accertamento negativo della falsità.

dall’altro, di evitare la necessità di individuare un (assai problematico) criterio che consenta una soddisfacente distinzione tra la categoria delle scritture private la cui valenza probatoria risulterebbe ‘di incidenza sostanziale e processuale intrinsecamente elevata, tale da richiedere la querela di falso’, non potendosi esse ‘relegare nel novero delle prove atipiche’ (così la citata Cass. ss.uu. 15161/2010 al folio 4 della parte motiva); dall’altro, di non equiparare l’olografo, con inaccettabile semplificazione, ad una qualsivoglia scrittura proveniente da terzi, destinata come tale a rappresentare, quoad probationis, una ordinaria forma di scrittura privata non riconducibile alle parti in causa;

 

Pertanto, al fine di contestare impugnazione testamento  non è sufficiente il disconoscimento né è necessaria la querela di falso, bensì si deve proporre un’azione di accertamento negativo della falsità. In tal modo, il testamento olografo rimane circoscritto nell’ambito delle scritture private e si evita che il disconoscimento renda troppo gravosa la posizione processuale dell’attore che si dichiara erede, incombendo su di lui l’intero onere probatorio del processo in relazione ad un atto che è caratterizzato da una sua intrinseca forza dimostrativa. In tal modo si evita l’instaurazione di un procedimento incidentale quale il procedimento per querela di falso consentendo di pervenire più rapidamente ad una soluzione all’interno del medesimo processo. Nella complessa motivazione della sentenza le Sezioni unite fanno il punto sul contrasto sia sul piano della produzione giurisprudenziale che dell’elaborazione scientifica, riportando gli argomenti addotti a conforto dell’una o dell’altra tesi e sottolineano il principio espresso con la sentenza n. 15169 del 2010, secondo il quale le scritture private provenienti da terzi estranei alla lite possono essere liberamente contestate dalle parti, non applicandosi alle stesse né la disciplina sostanziale di cui all’art. 2702 c.c., né quella processuale di cui all’art. 214 c.p.c., costituendo esse prove atipiche il cui valore probatorio è meramente indiziario, e che possono, quindi, contribuire a fondare il convincimento del giudice unitamente agli altri dati probatori acquisiti al processo.

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In particolare, viene richiamato l’indirizzo formatosi in giurisprudenza, alla stregua del quale – previa puntualizzazione che la querela di falso e il disconoscimento della scrittura privata sono istituti preordinati a diverse finalità indipendenti tra loro – risulta statuito che, poiché il testamento olografo è un documento che non perde la natura di scrittura privata per il fatto che deve rispondere ai requisiti di forma imposti dalla legge (art. 602 c. c.) e che deriva la sua efficacia dal riconoscimento, espresso o tacito, che ne faccia il soggetto contro cui la scrittura è prodotta, quest’ultimo, ove voglia impedire tale riconoscimento e contesti l’intera scheda testamentaria, deve proporre l’azione di disconoscimento, la quale pone a carico della controparte l’onere di dimostrare che la scrittura non è stata contraffatta e proviene, invece, effettivamente dal suo autore apparente (v. Cass. 3371 del 1975; Cass. n. 7475 del 2005 e Cass. n. 28637 del 2011). Va altresì’ specificato che il giudicato formatosi sul tacito riconoscimento della sottoscrizione di un testamento olografo non preclude la proponibilità della querela di falso avverso la medesima scheda testamentaria della quale si voglia impugnare la riferibilità della sottoscrizione o dell’intero contenuto al suo autore apparente, atteso che l’avvenuto riconoscimento di una scrittura privata esclude solamente che colui al quale la sottoscrizione è attribuita possa limitarsi a disconoscere la sottoscrizione addossando l’onere della verificazione alla parte che del documento voglia avvalersi, ma non si pone come accertamento di autenticità non altrimenti impugnabile (v., di recente, Cass. n. 27353 del 2014). In senso contrario va richiamato il contrapposto orientamento secondo cui il disconoscimento e la verificazione di scrittura privata (artt. 214 e 216 c.p.c.) riguardano unicamente le scritture provenienti da soggetti del processo e si presuppone che venga negata la firma o la scrittura dal soggetto contro cui il documento è prodotto, con la conseguenza che, per le scritture provenienti da terzi estranei, come nel caso del testamento olografo oggetto di impugnazione in sede giudiziale, la contestazione non può essere sollevata secondo la disciplina dettata dalle predette norme, bensì nelle forme dell’art. 221 e segg. c.p.c., perché si risolve in una eccezione di falso (cfr. Cass. n. 2793 del 1968; Cass. n. 1599 del 1971 e Cass. n. 16362).

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