Il mio obiettivo? La tua soddisfazione!
CHIAMA SUBITO!!!

COME DIFENDERSI DALLA BADANTE PER TESTAMENTO ANZIANO CHE ESCLUDE I FAMIGLIARI testamento a favore di badante badante eredita casa eredità alla badante testamento alla badante testamento olografo alla badante circonvenzione di anziano da parte della badante badante fa causa agli eredi diritti badante dopo morte assistito

DIFENDERSI DALLA BADANTE PER TESTAMENTO ANZIANO CHE ESCLUDE I FAMIGLIARI ?

testamento a favore di badante

badante eredita casa

eredità alla badante

testamento alla badante

testamento olografo alla badante

circonvenzione di anziano da parte della badante

badante fa causa agli eredi

diritti badante dopo morte assistito

 

BOLOGNA FORLI CESENA RAVENNA BADANTE TESTAMENTO COME DIFENDERSI

COME DIFENDERSI DALLA BADANTE PER TESTAMENTO ANZIANO CHE ESCLUDE I FAMIGLIARI testamento a favore di badante badante eredita casa eredità alla badante testamento alla badante testamento olografo alla badante circonvenzione di anziano da parte della badante badante fa causa agli eredi diritti badante dopo morte assistito

COME DIFENDERSI DALLA BADANTE PER TESTAMENTO ANZIANO CHE ESCLUDE I FAMIGLIARI testamento a favore di badante badante eredita casa eredità alla badante testamento alla badante testamento olografo alla badante circonvenzione di anziano da parte della badante badante fa causa agli eredi diritti badante dopo morte assistito

In primo luogo state piu’ vicino agli anziani e non ricordatevi di loro solo quando dovete ereditare !!

Perché si possa parlare di circonvenzione di incapace – ricordano i giudici – sono necessari due presupposti:

  1. l’induzione a compiere un atto che comporti per il soggetto passivo un effetto giuridico dannoso;

  2. l’abuso dello stato di vulnerabilità, che si verifica quando il soggetto agente, ben conscio della situazione del soggetto passivo, ne sfrutti la debolezza per raggiungere il suo fine ossia quello di procurare a sé o ad altri un profitto.

 

 

 

la Corte ha quindi ritenuto, in perfetta adesione logica alle risultanze processuali e ai principi dettati in materia da questa Corte, che non sussistesse motivo alcuno per discostarsi dalle conclusioni cui è pervenuto (attraverso una rigorosa analisi di dati clinici in perfetta sintonia con quanto rilevato dallo psichiatra curante) il consulente del pubblico ministero, e che le condizioni in cui da anni versava la donna rientrassero senz’altro nella nozione di “deficienza psichica” di cui all’art.643 c.p., che ricomprende qualsiasi minorazione della sfera volitiva ed intellettiva che agevoli la suggestiona biIità della vittima e ne riduca i poteri di difesa contro le altrui insidie (v.Cass.Sez.II, sent.n.24192/2010,Rv. v. 247463). Detta condizione di infermità era poi percepibile “a colpo d’occhio”a causa della “stranezza” della condotta della G., come riferito dal sindaco di Castrignano dei Greci, dall’impiegata della banca e dalla Fiorentino, che lavorava all’epoca in un bar frequentato dalla G. nelle rispettive deposizioni testimoniali (v.pag.6 della sentenza di primo grado).
In tema di circonvenzione di incapace, la prova dell’induzione non deve necessariamente essere raggiunta attraverso episodi specifici, ben potendo essere anche indiretta, indiziaria e presunta, cioè risultare da elementi gravi, precisi e concordanti come la natura degli atti compiuti e l’incontestabile pregiudizio da essi derivato (v.Cass.Sez.II, Sent. n. 48302/2004 Rv. 231275); e la sentenza è sul punto adeguatamente motivata avendo la Corte d’appello ampiamente illustrato la condotta dell’imputato posta in essere, prima e dopo il testamento della G. in suo favore fino al decesso della stessa. Il R., che la G. riteneva erroneamente un poliziotto, si era interessato della situazione patrimoniale della donna chiedendo delle visure catastali (v.dichiarazioni del teste Scordari a pag.6 della sentenza di primo grado) e fino alla stipula del testamento e ai primi mesi del 2008 aveva frequentato assiduamente la parte offesa (v.dichiarazioni R., C. e G. alle pagine 4, 5 e 6 della sentenza di primo grado); dopo il febbraio del 2008, si era quindi disinteressato completamento della donna e ciò nonostante le sue continue chiamate. Dal giorno successivo al decesso della G. si era poi adoperato con la massima solerzia per svolgere tutti gli adempimenti burocratici necessari per ottenere la più rapida esecuzione della volontà testamentaria (v.pag.11 della sentenza d’appello). L’attività di induzione del R. ha quindi avuto come risultato certo il compimento da parte della G. di atti con effetti giuridici dannosi per lei stessa e per i terzi: i prelievi dal conto corrente (mai eseguiti in passato con tale frequenza, e privi di qualsivoglia giustificazione) di somme rilevanti versate al R., unica persona all’epoca con un rapporto privilegiato (e che nello stesso periodo aveva fatto acquisti in contanti, come quello relativo a una pistola, compatibili con i prelievi effettuati), e il testamento. Circa il contestato carattere pregiudizievole dei testamento, basti rammentare che, ai sensi del tenore letterale dell’art. 643 c.p., il pregiudizio dell’atto può attingerne tanto l’autore (colpito dalla menomazione inferta alla propria libertà di testare) quanto altri ed è innegabile l’idoneità pregiudizievole, verso i successibili legittimi, del testamento che istituiva come erede universale l’odierno ricorrente (v.Cass.Sez. II, Sent. n. 6054/2012 Rv. 252705, citata anche dalla Corte territoriale).
Alla luce delle logiche e complete considerazioni svolte dalla Corte in ordine alla sussistenza di tutti gli elementi del reato di circonvenzione di incapace, del tutto irrilevante appare l’inciso circa la supposta attribuibilità (da parte del giudice del gravame) al notaio, anziché alla parte offesa, della clausola di cautela introdotta nel testamento.
L’assoluta genericità della clausola medesima fa pensare piuttosto che la stessa fu voluta proprio dalla parte offesa, e non dal professionista; ma l’argomento è del tutto irrilevante e inidoneo a intaccare la logicità delle argomentazioni sia in ordine alla capacità della parte offesa che all’attività di sfruttamento della debolezza della G. per raggiungere i suoi lucrosi fini da parte dell’imputato.
Suprema Corte di Cassazione

sezione II

sentenza 21 dicembre 2015, n. 50139

Svolgimento del processo

Con sentenza del 3.7.2014, la Corte d’Appello di Lecce confermava la decisione di primo grado che aveva condannato R.G. alla pena di anni due mesi due di reclusione e € 600,00 di multa per il reato di cui agli artt.81, 643 c.p.
Ricorre per cassazione il difensore dell’imputato deducendo: 1) l’erronea applicazione dell’art. 643 c.p. e mancanza, illogicità e contraddittorietà della motivazione ai sensi dell’art.606, co.1, lett.b) ed e) c.p.p. in riferimento allo stato di infermità psichiatrica della parte offesa, all’abuso di tale stato da parte dell’imputato, all’attività di induzione, alla natura pregiudizievole per sé o per terzi dell’atto giuridico posto in essere ed alla sussistenza del fine dell’ingiusto profitto, risultante dal testo della sentenza impugnata e dai verbali del dibattimento specificatamente indicati. In particolare, osserva come la consulenza di parte abbia posto seri dubbi sul tipo di patologia e sul comportamento dell’anziana, e che analoghi dubbi pongono le dichiarazioni dei testi qualificati quali il notaio ed il parroco. Infatti, la parte offesa, nonostante la patologia psichiatrica, aveva spazi anche lunghi di lucidità, e al momento dei testamento e del prelievo delle somme in banca era “compos sui”. Né era tipo da farsi condizionare. Tanto è vero che non accolse neppure i consigli pratici dei notaio. Non vi è prova poi degli effetti dannosi dell’atto. Sia la natura che il contenuto del testamento con apposizione di una impegnativa clausola di assistenza escludono il verificarsi di effetti dannosi. Lo stesso dicasi per il profitto ingiusto, escluso dalla presenza di una clausola modale impegnativa. Irrilevante il prelievo di circa €10.000,00 in sei mesi, in considerazione del fatto che la donna aveva ben due badanti e si era sottoposta a costose cure dentistiche. Del tutto apodittica, e senza riscontro alcuno nelle dichiarazioni del teste notaio M.T.S., l’affermazione della Corte nella parte in cui attribuisce allo stesso notaio, e non alla parte offesa, l’iniziativa di introdurre la clausola modale. 2) l’erronea applicazione dell’art.62 bis c.p. e dell’art.163 c.p. in relazione al diniego delle attenuanti generiche; la Corte ha infatti trascurato un’analisi della personalità dell’imputato anche alla luce della sua condotta successiva alla commissione del reato.
Chiede pertanto l’annullamento della sentenza.

Motivi della decisione 

Le doglianze del ricorrente, laddove censurano l’erronea applicazione della norma di cui all’art.643 c.p. e la congruità dell’argomentare del giudicante, sono infondate e non possono pertanto trovare accoglimento.
La Corte territoriale ha , infatti, risposto esaurientemente a tutti i rilievi sollevati dalla difesa, e ha illustrato con motivazione ampia ed esente da evidenti vizi logici le ragioni per le quali è giunta all’affermazione di responsabilità, all’esito di un approfondimento del quadro probatorio, e degli elementi che avrebbero potuto essere oggetto di interpretazione alternativa, in base a un corretto esame del contenuto degli atti processuali e considerazione del complessivo contesto probatorio, puntualmente descritto in sentenza.
La parte offesa, nell’epoca in cui ha compiuto gli atti patrimoniali e dispositivi di cui al capo di imputazione era affetta da una grave patologia psichiatrica; la natura e la gravità di tale patologia si evincono non solo dalle valutazioni dei consulente del p.m., ma anche dalla documentazione sanitaria in atti, dalla quale emerge che la G. è stata ricoverata nell’arco di tempo tra il 1960 ed il 2006 in diverse strutture sanitarie con diagnosi caratterizzate tutte, indipendentemente dalla precisa definizione clinica, dalla contemporanea presenza, sia pure a fasi alterne, di disturbi della dimensione psicotica di tipo depressivo e disturbi dell’umore di tipo prevalentemente maniacale (v.pag.5 della sentenza impugnata). II dott. N.S., e il dott.G.R., medici che hanno avuto in cura la parte offesa, hanno quindi riferito delle patologie sofferte dalla donna, dei medicinali alla stessa somministrati e delle terapie effettuate. In particolare, il dott.Stoppelli ha riferito che, nel febbraio 2008, aveva dovuto modificare la terapia, in quanto la G. era in fase di sintomatologia caratterizzata da irritabilità e depressione (v.pag. 5 della sentenza di primo grado e pag.7 della sentenza d’appello). Tali circostanze sono pacifiche, e non contestate dal consulente della difesa, il quale si è limitato ad evidenziare che, se astrattamente il disturbo bipolare di cui soffriva la parte offesa può consentire la circonvenzione, “nel contesto in cui si sono svolti i fatti sembrerebbe escluderla” (v.pag.7 della sentenza di primo grado).
Sulla scorta delle dichiarazioni dei medici curanti e degli altri testi escussi, la Corte ha quindi ritenuto, in perfetta adesione logica alle risultanze processuali e ai principi dettati in materia da questa Corte, che non sussistesse motivo alcuno per discostarsi dalle conclusioni cui è pervenuto (attraverso una rigorosa analisi di dati clinici in perfetta sintonia con quanto rilevato dallo psichiatra curante) il consulente del pubblico ministero, e che le condizioni in cui da anni versava la donna rientrassero senz’altro nella nozione di “deficienza psichica” di cui all’art.643 c.p., che ricomprende qualsiasi minorazione della sfera volitiva ed intellettiva che agevoli la suggestiona biIità della vittima e ne riduca i poteri di difesa contro le altrui insidie (v.Cass.Sez.II, sent.n.24192/2010,Rv. v. 247463). Detta condizione di infermità era poi percepibile “a colpo d’occhio”a causa della “stranezza” della condotta della G., come riferito dal sindaco di Castrignano dei Greci, dall’impiegata della banca e dalla Fiorentino, che lavorava all’epoca in un bar frequentato dalla G. nelle rispettive deposizioni testimoniali (v.pag.6 della sentenza di primo grado).
In tema di circonvenzione di incapace, la prova dell’induzione non deve necessariamente essere raggiunta attraverso episodi specifici, ben potendo essere anche indiretta, indiziaria e presunta, cioè risultare da elementi gravi, precisi e concordanti come la natura degli atti compiuti e l’incontestabile pregiudizio da essi derivato (v.Cass.Sez.II, Sent. n. 48302/2004 Rv. 231275); e la sentenza è sul punto adeguatamente motivata avendo la Corte d’appello ampiamente illustrato la condotta dell’imputato posta in essere, prima e dopo il testamento della G. in suo favore fino al decesso della stessa. Il R., che la G. riteneva erroneamente un poliziotto, si era interessato della situazione patrimoniale della donna chiedendo delle visure catastali (v.dichiarazioni del teste Scordari a pag.6 della sentenza di primo grado) e fino alla stipula del testamento e ai primi mesi del 2008 aveva frequentato assiduamente la parte offesa (v.dichiarazioni R., C. e G. alle pagine 4, 5 e 6 della sentenza di primo grado); dopo il febbraio del 2008, si era quindi disinteressato completamento della donna e ciò nonostante le sue continue chiamate. Dal giorno successivo al decesso della G. si era poi adoperato con la massima solerzia per svolgere tutti gli adempimenti burocratici necessari per ottenere la più rapida esecuzione della volontà testamentaria (v.pag.11 della sentenza d’appello). L’attività di induzione del R. ha quindi avuto come risultato certo il compimento da parte della G. di atti con effetti giuridici dannosi per lei stessa e per i terzi: i prelievi dal conto corrente (mai eseguiti in passato con tale frequenza, e privi di qualsivoglia giustificazione) di somme rilevanti versate al R., unica persona all’epoca con un rapporto privilegiato (e che nello stesso periodo aveva fatto acquisti in contanti, come quello relativo a una pistola, compatibili con i prelievi effettuati), e il testamento. Circa il contestato carattere pregiudizievole dei testamento, basti rammentare che, ai sensi del tenore letterale dell’art. 643 c.p., il pregiudizio dell’atto può attingerne tanto l’autore (colpito dalla menomazione inferta alla propria libertà di testare) quanto altri ed è innegabile l’idoneità pregiudizievole, verso i successibili legittimi, del testamento che istituiva come erede universale l’odierno ricorrente (v.Cass.Sez. II, Sent. n. 6054/2012 Rv. 252705, citata anche dalla Corte territoriale).
Alla luce delle logiche e complete considerazioni svolte dalla Corte in ordine alla sussistenza di tutti gli elementi del reato di circonvenzione di incapace, del tutto irrilevante appare l’inciso circa la supposta attribuibilità (da parte del giudice del gravame) al notaio, anziché alla parte offesa, della clausola di cautela introdotta nel testamento.
L’assoluta genericità della clausola medesima fa pensare piuttosto che la stessa fu voluta proprio dalla parte offesa, e non dal professionista; ma l’argomento è del tutto irrilevante e inidoneo a intaccare la logicità delle argomentazioni sia in ordine alla capacità della parte offesa che all’attività di sfruttamento della debolezza della G. per raggiungere i suoi lucrosi fini da parte dell’imputato.
Anche il motivo sulla pena è infondato. La Corte, contrariamente a quanto sostenuto in ricorso, ha ben preso in esame la personalità dell’imputato sia alla luce del precedente per falsi materiali commessi tra il gennaio e il marzo 2011, sia delle modalità dei fatti (particolarmente insidiosi e protrattisi nel tempo) e dell’intensità dei dolo; evidenziando, altresì, come non potesse essere presa in considerazione in suo favore nemmeno la condotta processuale asseritamente consistita nell’aver indicato agli organi inquirenti il deposito presso l’ufficio postale di somme riconducibili alla vittima del reato. Trattasi di considerazioni esenti da evidenti vizi logici e ampiamente giustificative del diniego delle attenuanti generiche, che le censure del ricorrente, ai limiti della genericità, non valgono minimamente a scalfire.
Ai sensi dell’articolo 616 cod. proc. pen., con il provvedimento che rigetta il ricorso, l’imputato che lo ha proposto deve essere condannato al pagamento delle spese del procedimento.

P.Q.M. 

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

 

 

COME DIFENDERSI DALLA BADANTE PER TESTAMENTO ANZIANO CHE ESCLUDE I FAMIGLIARI testamento a favore di badante badante eredita casa eredità alla badante testamento alla badante testamento olografo alla badante circonvenzione di anziano da parte della badante badante fa causa agli eredi diritti badante dopo morte assistito

COME DIFENDERSI DALLA BADANTE PER TESTAMENTO ANZIANO CHE ESCLUDE I FAMIGLIARI testamento a favore di badante badante eredita casa eredità alla badante testamento alla badante testamento olografo alla badante circonvenzione di anziano da parte della badante badante fa causa agli eredi diritti badante dopo morte assistito

ACAUSE

 

Se l’anziano era lucido puo’ lasciare a chi vuole

Cassazione, sez. II, 12 gennaio 2012, n. 512 (Pres. Casucci – Rel. Chindemi)

 

Osserva in fatto

Il Tribunale di Treviso, con sentenza in data 8 maggio 2007, dichiarava non doversi procedere nei confronti di C.M. e C.V. perché il fatto non sussiste, in relazione al reato di circonvenzione incapace, loro ascritto in concorso, per aver indotto M.P.L. (classe …), abusando dello stato di infermità e deficienza psichica dello stesso, a formare un testamento olografo a favore degli indagati.

Proponeva appello, trasmesso per competenza a questa Corte, il Procuratore della Repubblica di Treviso deducendo violazione di legge e difetto di motivazione con riferimento alla ritenuta mancanza di deficienza psichica del M. , rilevando come situazione di portata più modesta e non morbosa, asseritamente presenti nella fattispecie in esame, fossero idonee a incidere sulla libertà di autodeterminazione della persona.

Motivi della decisione

Il ricorso è inammissibile.

Il Tribunale, con motivazione coerente e logica, ha valutato le circostanze emerse, prendendo in esame anche gli elementi a sostegno dell’ipotesi accusatoria, ritenendo, all’esito di uno accurato esame delle risultanze probatorie, ancorché dalla certificazione medica risultasse “un deterioramento cognitivo di grado lieve” la mancanza di una diminuzione della capacità del soggetto tali da alterare la sua libertà e spontaneità di autodeterminazione all’epoca in cui fu redatto il testamento a favore della C. e del marito.

I giudici di merito hanno attentamente valutato le dichiarazioni dei testi escussi, ritenendo maggiormente attendibili quelle rese da soggetti che non avevano un interesse diretto nella vicenda.

A solo titolo di esempio il teste G.L. , conoscente della famiglia, ha riferito che il M. , a suo parere, “è sempre stato lucido e consapevole di quello che voleva” e, avendo interpellato un medico di sua conoscenza (Dott.ssa L..B. ) per verificarne le condizioni mentali in epoca successiva al trasferimento della famiglia C. presso l’abitazione del M. , quest’ultimo le aveva riferito di averlo trovato “in buone condizioni e lucido”.

Inoltre, a seguito di una visita medica effettuato nel mese di (omissis) al M. dal proprio figlio G. , quest’ultimo le aveva riferito di avere constatato le buone condizioni mentali dell’anziano e, nonostante le sollecitazioni alla prudenza da parte della teste, il M. le rispose che “aveva aspettato anche troppo”.

B.L. , all’epoca vicesindaco del Comune di (…), ha riferito di aver visitato il M. , così come gli altri anziani del Comune, nelle festività di Natale e nel mese di (omissis) , dichiarando che il predetto si era lamentato dei parenti, riferendo di una conversazione del tutto normale, nel corso della quale il M. espresse liberamente le proprie opinioni e intenzioni.

Anche il teste M.L. , omonima e legale del defunto, ha riferito di una normale lucidità del M. con riferimento alla cura dei propri interessi, rappresentando la sua ira e sfiducia nei confronti dei parenti, manifestandole l’intenzione di accogliere in casa la C. e la sua famiglia e di modificare il precedente testamento, disponendo dei beni in favore della donna.

L’avvocato M. ha anche affermato di aver discusso con l’anziano il contenuto del testamento, redatto dalla stessa, affidato successivamente al notaio, dimostrando così il M. di essere consapevole dell’importanza giuridica dell’atto e del fatto che non venisse conservato in casa alla portata di terzi.

Anche il teste R.E. ha dichiarato che il M. “era una persona autonoma, intraprendente, dotata di spirito d’iniziativa e fisicamente in buone condizioni compatibilmente con l’età che aveva”.

Il Tribunale, oltre ad aver ritenuto che non risulta la prova di una situazione di incapacità del M. ha rilevato mancare anche la condotta materiale del reato in quanto la sola circostanza della convivenza all’interno dell’abitazione del M. , da parte dei prevenuti, non può costituire abuso in assenza di qualsiasi concreta condotta di induzione, neanche ipotizzata nel suo concreto atteggiarsi nel capo d’imputazione.

Tutti i predetti testi hanno riferito di aver appreso direttamente dall’anziano, in assenza degli imputati, le sue intenzioni testamentarie.

Il Tribunale evidenzia, inoltre, come diverse circostanze rappresentate al Comune di (…) da M..M. siano state smentite.

Ad esempio nell’esposto si descrive uno stato di assoluto abbandono del parente da parte della badante, il grande disordine e sporcizia in cui veniva tenuta la casa, la denutrizione dell’anziano per mancanza di adeguate cure, circostanze tutte smentite dalla relazione degli incaricati comunali che, avendo effettuato una visita a sorpresa, hanno riscontrato che il M. era pulito e sbarbato, stava consumando un pasto caldo, rilevando come la casa fosse ordinata e ben tenuta.

Il Tribunale rileva come la decisione assunta di accogliere in casa la badante del marito e di nominarla erede universale non risponde, a seguito degli elementi emersi, a un impulso irragionevole, di cui sarebbe lecito ritenere l’induzione da parte di terzi, bensì a un ragionamento razionale e opportunistico dell’anziano, non più autosufficiente, che accogliendo in casa l’imputata ha corrisposto una parte del compenso sotto forma di vitto e alloggio, risparmiando così liquidità, garantendosi anche la costante presenza della donna, mentre con la redazione del testamento si è garantito l’assistenza della C. fino alla morte, come risulta dalla relativa clausola testamentaria.

Non è illogico il ragionamento del Tribunale in base al quale il M. ha avuto vantaggi dalla redazione del testamento, indipendentemente dall’effetto negativo sulle aspettative successorie dei nipoti peraltro non legittimari.

Non rilevante è stata ritenuta dal giudice di merito la circostanza, riferita dal medico di base, che negli ultimi mesi di vita il M. fosse inappetente, affetto da torpore e sonnolenza, trattandosi di una situazione sostanzialmente fisiologica per una persona di età avanzata (circa 94 anni), affetta da diverse patologie.

Correttamente e logicamente il Tribunale ha quindi ritenuto che il M. , all’epoca in cui ha redatto il testamento, fosse lucido e capace di esprimere le proprie idee e volontà, sia pure per il tramite del proprio legale. La lamentata illogicità della motivazione in realtà non esiste. Si tratta di una ricostruzione dei fatti, operata dalla sentenza, che si fonda su elementi concreti e si basa su una motivazione che appare logica e coerente. Si deve rimarcare che il sindacato di legittimità si limita al riscontro dell’esistenza di una motivazione che rispetti i canoni logici, verificando cioè che sussista una coordinazione logica tra le varie proposizioni della motivazione, senza alcuna possibilità di effettuare una diversa valutazione delle emergenze processuali, essendo limitati i vizi denunciabili, quanto alla motivazione, alla mancanza, alla manifesta illogicità o contraddittorietà risultante dal testo o da altri atti del processo. Ne consegue che le censure che vengono mosse nel ricorso, nei confronti di non condivise ricostruzioni dei fatti operate dal tribunale, non possono trovare spazio in questa sede, trattandosi di valutazioni di merito, fondate sull’apprezzamento di circostanze di fatto, peraltro alternative rispetto a quelle contenute nella gravata sentenza che, come si è detto, non appaiono affette da alcuna illogicità. Si deve rimarcare che il sindacato di legittimità si limita al riscontro dell’esistenza di una motivazione che rispetti i canoni logici, verificando cioè che sussista una coordinazione logica tra le varie proposizioni della motivazione, senza alcuna possibilità di effettuare una diversa valutazione delle emergenze processuali, essendo limitati i vizi denunciabili, quanto alla motivazione, alla mancanza, alla manifesta illogicità o contraddittorietà risultante dal testo o da altri atti del processo. Ne consegue che le censure che vengono mosse nel ricorso, nei confronti di non condivise ricostruzioni dei fatti operate dai giudici di appello, non possono trovare spazio in questa sede, trattandosi di valutazioni di merito, fondate sull’apprezzamento di circostanze di fatto, peraltro alternative rispetto a quelle contenute nella gravata sentenza che, come si è detto, non appaiono affette da alcuna illogicità.

 

P.Q.M.

 

Dichiara inammissibile il ricorso

 

 

avvocato penalista Bologna, avvocato penale Bologna, studio penale Bologna avvocato Sergio Armaroli

avvocato penalista Bologna, avvocato penale Bologna, studio penale Bologna avvocato Sergio Armaroli

 

Lesione di legittima Lesione della qualità di erede Azione di collazione Azione di petizione ereditaria Domanda giudiziale di commutazione Azione di riduzione Assistenza alla redazione del testamento Nullità ed annullamento del testamento Nullità di legato di cose altrui Divisione Assistenza alla redazione di scrittura privata di divisioni Istanza di divisione giudiziale Assistenza alla redazione di divisione amichevole con collazione Nullità della divisione fatta nel testamento Annullamento della divisione per violenza e dolo Azione di recissione di divisione ereditaria Donazione Nullità ed annullamento di donazione Ricorso per autorizzazione ad accettare donazione in favore di un minore o di un nascituro Azione per l’inadempimento della donazione Risoluzione di donazione modale Revocazione della donazione per ingratitudine e sopravvenienza di figli

Lesione di legittima Lesione della qualità di erede Azione di collazione Azione di petizione ereditaria Domanda giudiziale di commutazione Azione di riduzione Assistenza alla redazione del testamento Nullità ed annullamento del testamento Nullità di legato di cose altrui Divisione Assistenza alla redazione di scrittura privata di divisioni Istanza di divisione giudiziale Assistenza alla redazione di divisione amichevole con collazione Nullità della divisione fatta nel testamento Annullamento della divisione per violenza e dolo Azione di recissione di divisione ereditaria Donazione Nullità ed annullamento di donazione Ricorso per autorizzazione ad accettare donazione in favore di un minore o di un nascituro Azione per l’inadempimento della donazione Risoluzione di donazione modale Revocazione della donazione per ingratitudine e sopravvenienza di figli

eredità
 testamento
 successione erede
 donazioni successione eredità eredità successione l’ eredità dichiarazione di successione l ‘eredita

successioni ereditàdenuncia di successione eredita rinunciarinuncia eredita rinunciare eredità
 imposta di successionetassa di successione successione legittimala successione ereditaria successione ereditaria imposte di successione rinuncia all eredita
 eredita gioco gioco eredita tasse di successione
 giochi eredita
 rinunciare all’ eredità accettazione ereditacasa successionecasa in successione successione casaquote successione
 quote in successione successione quotequota legittima successione calcolo
  calcolo successione

 AVVOCATO A BOLOGNA SERGIO ARMAROLI

AVVOCATO SUCCESSIONI avvocato divisione ereditaria ,avvocato tutela eredi, avvocato testamento Bologna, avvocato per cause ereditarie

avvocato divisione ereditaria ,avvocato tutela eredi, avvocato testamento Bologna, avvocato per cause ereditarie

 

Con sentenza del 04/10/2012, la Corte di Appello di Roma confermava la sentenza con la quale, in data 22/10/2010, il giudice monocratico del tribunale della medesima città aveva ritenuto S.K. colpevole del reato di cui all’art. 643 cod. pen. “poiché, per procurare a sé un profitto, abusava dello stato di infermità psichica di So.Ma., sebbene non interdetta o inabilitata, inducendola a compiere un testamento olografo, in data 11/07/2004, a ridosso del suo decesso avvenuto il 28/07/2004, che faceva pubblicare con atto notaio Michele Conso in data 17/09/2004”.

 

Alla stregua dei suddetti fatti, la Corte, quanto al requisito dell’induzione, ha quindi, così concluso: “Rimane invece la peculiare condotta di una persona di 95 anni che, a diciassette giorni dalla morte, scrive con notevolissime difficoltà evidenti dal testo, un testamento quasi illeggibile a favore di un’estranea rispetto ai propri familiari, estranea da lei considerata subalterna, come descrive il teste D.S. 

Tale condotta, in una persona non più in grado di autodeterminarsi, per età, avanzatissima, e condizioni di salute, gravissime, si spiega solo in chiave accusatoria, e cioè con un’attività dell’imputato che è intervenuta in proprio favore sulla condotta della p.o., necessariamente acritica.

Ritiene infatti sul punto la giurisprudenza che non occorra al fine della configurabilità del reato in contestazione, una condotta tipica o specifica dell’autore del fatto, bastando, ai fini della sussistenza dell’elemento dell’induzione, che la proposta al compimento dell’atto provenga dal colpevole ed è sufficiente che questi abbia rafforzato, profittando delle menomate condizioni psichiche del soggetto passivo, una decisione pregiudizievole dal medesimo già adottata” (pag. 6).


La legge individua tre categorie di soggetti passivi: 1) i minori; 2) l’infermo psichico; 3) il deficiente psichico.

 

La condotta penalmente rilevante dell’agente è varia e si realizza quando:

 

nei confronti dei minori, abusi dei loro “bisogni, passioni o inesperienza”;

 

nei confronti dell’infermo psichico o del deficiente psichico, abusi del loro stato.

 

Il fatto che la legge distingua fra infermo psichico e deficiente psichico e non consideri necessario che il soggetto passivo si trovi nella condizione per essere interdetto o inabilitato, induce a ritenere che:

 

infermità psichica: per tale deve intendersi ogni alterazione psichica derivante sia da un vero e proprio processo morboso (quindi catalogabile fra le malattie psichiatriche) sia da una condizione che, sebbene non patologica, menomi le facoltà intellettive o volitive;

 

deficienza psichica: è questa un’alterazione dello stato psichico che, sebbene meno grave della infermità, tuttavia, è comunque idonea a porre il soggetto passivo in uno stato di minorata capacità in quanto le sue capacità intellettive, volitive o affettive, fanno scemare o diminuire il pensiero critico. Rientrano in tale categoria, fra l’altro, ad es., l’emarginazione ambientale (Cass. 20/3/1979, Tintinaglia), la fragilità e la debolezza di carattere (Cass. 9/10/1973, Ced 126922).

 

COME DIFENDERSI DALLA BADANTE PER TESTAMENTO ANZIANO CHE ESCLUDE I FAMIGLIARI ?

eredità
testamento
successione
erede
donazioni
successione eredità
eredità successione
www l eredità dichiarazione di successione l eredita

successioni eredità
denuncia di successione eredita rinuncia
rinuncia eredita
rinunciare eredità
imposta di successione
tassa di successione successione legittima
la successione ereditaria successione ereditaria imposte di successione rinuncia all eredita
eredita gioco
gioco eredita
tasse di successione
giochi eredita
rinunciare all eredità accettazione eredita
casa successione
casa in successione successione casa
quote successione
quote in successione successione quote
quota legittima
successione calcolo
calcolo successione


SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE II PENALE

Sentenza 12 giugno – 3 luglio 2014, n. 28907

(Presidente Prestipino – Relatore Rago)

Fatto

  1. Con sentenza del 04/10/2012, la Corte di Appello di Roma confermava la sentenza con la quale, in data 22/10/2010, il giudice monocratico del tribunale della medesima città aveva ritenuto S.K. colpevole del reato di cui all’art. 643 cod. pen. “poiché, per procurare a sé un profitto, abusava dello stato di infermità psichica di So.Ma., sebbene non interdetta o inabilitata, inducendola a compiere un testamento olografo, in data 11/07/2004, a ridosso del suo decesso avvenuto il 28/07/2004, che faceva pubblicare con atto notaio Michele Conso in data 17/09/2004”.

 

  1. Avverso la suddetta sentenza, l’imputata, a mezzo del proprio difensore, ha proposto ricorso per cassazione deducendo i seguenti motivi:

 

2.1. omessa motivazione in ordine all’induzione: la ricorrente sostiene che la Corte avrebbe omesso qualsiasi motivazione in ordine all’elemento costitutivo del reato addebitatole ossia all’induzione.

 

Invero, dal dibattimento non solo non era emerso alcun dato dal quale evincere una positiva condotta d’induzione ma addirittura erano emersi una serie di elementi tali da spiegare le ragioni per le quali la sign.ra So. avesse deciso di diseredare i propri nipoti e beneficiare l’imputata che l’accudiva.

 

Era, infatti, emerso che: a) la moglie del nipote, la Dott.ssa R., aveva sottoposto la So. ad un trattamento farmacologico a base di potenti neurolettici che la suddetta So. rifiutava temendo per la propria salute; b) in concomitanza con l’inizio della suddetta terapia, i nipoti prelevarono denaro dal conto corrente della So. per complessivi Euro 146.000,00; c) i nipoti avevano manifestato il proposito di ricoverarla in un ospizio, la qual cosa era rifiutata dalla So. che temeva di essere abbandonata; d) la So. era una donna dal carattere autoritario che ben difficilmente avrebbe potuto essere indotta dalla badante a redigere un testamento in suo favore; e) le perizie grafologiche avevano concluso per la piena capacità d’intendere e volere.

 

2.2. illogicità della motivazione in ordine allo stato di incapacità d’intendere e volere: la ricorrente sostiene che la Corte aveva ritenuto che la So. non fosse compus sui nel momento in cui redasse il testamento, sia per l’età avanzata, sia perché più testimoni l’avevano descritta come poco lucida.

 

Sennonché la suddetta conclusione si basava su un compendio probatorio quantomeno contraddittorio perché: a) vi erano stati i testi K., P. e I. – particolarmente qualificati, essendo tutti medici di professione – che avevano dichiarato che la So. era lucida e, fino all’ultimo, perfettamente in grado d’intendere e volere: non era chiaro il motivo per cui la Corte non le aveva tenute in considerazione e perché erano state preferite le testimonianze favorevoli alla tesi accusatoria; b) non era stato chiarito se la So. fosse poco lucida perché sottoposta agli effetti dei farmaci che le facevano assumere, oppure perché era veramente incapace d’intendere e volere; c) le gravi patologie da cui era affetta la parte offesa ed elencate dalla Corte erano di natura fisica e non incidevano sulla capacità intellettiva; d) i giudici di merito erroneamente non avevano ritenuto disporre una perizia medico legale sullo stato psichico della parte offesa, tanto più che agli atti vi erano le perizie grafologiche che avevano concluso per la capacità d’intendere della So.

Diritto

  1. In punto di diritto, preliminarmente, è opportuno riassumere, brevemente, alcuni notori principi ai quali occorre attenersi, posto che la ricorrente ha svolto tutte le sue censure sostenendo che: a) la So. non era incapace; b) non vi era la prova che essa ricorrente avesse indotto la parte offesa a redigere testamento in suo favore.

 

1.1. L’art. 643 c.p., inserito fra i delitti contro il patrimonio mediante frode, tutela il patrimonio del minorato ossia di colui che, non necessariamente interdetto o inabilitato, si trovi in una minorata condizione di autodeterminazione in ordine ai suoi interessi patrimoniali.

 

La legge individua tre categorie di soggetti passivi: 1) i minori; 2) l’infermo psichico; 3) il deficiente psichico.

 

La condotta penalmente rilevante dell’agente è varia e si realizza quando:

 

nei confronti dei minori, abusi dei loro “bisogni, passioni o inesperienza”;

 

nei confronti dell’infermo psichico o del deficiente psichico, abusi del loro stato.

 

Il fatto che la legge distingua fra infermo psichico e deficiente psichico e non consideri necessario che il soggetto passivo si trovi nella condizione per essere interdetto o inabilitato, induce a ritenere che:

 

infermità psichica: per tale deve intendersi ogni alterazione psichica derivante sia da un vero e proprio processo morboso (quindi catalogabile fra le malattie psichiatriche) sia da una condizione che, sebbene non patologica, menomi le facoltà intellettive o volitive;

 

deficienza psichica: è questa un’alterazione dello stato psichico che, sebbene meno grave della infermità, tuttavia, è comunque idonea a porre il soggetto passivo in uno stato di minorata capacità in quanto le sue capacità intellettive, volitive o affettive, fanno scemare o diminuire il pensiero critico. Rientrano in tale categoria, fra l’altro, ad es., l’emarginazione ambientale (Cass. 20/3/1979, Tintinaglia), la fragilità e la debolezza di carattere (Cass. 9/10/1973, Ced 126922).

 

Peraltro, il minimo comun denominatore che si può rinvenire nelle due predette situazioni, consiste nel fatto che, in tanto il reato può essere configurato in quanto si dimostri l’instaurazione di un rapporto squilibrato fra vittima ed agente nel senso che deve trattarsi di un rapporto in cui l’agente abbia la possibilità di manipolare la volontà della vittima a causa del fatto che costei si trova, per determinate situazioni da verificare caso per caso, in una minorata situazione e, quindi, incapace di opporre alcuna resistenza a causa della mancanza o diminuita capacità critica. Tale situazione di minorata capacità dev’essere oggettiva e riconoscibile da parte di tutti in modo che, chiunque possa abusarne per raggiungere il suoi fini illeciti (Cass. 15/10/1987, Rv 175682).

 

1.2. L’art. 643 c.p., infine, al fine di ritenere integrata la fattispecie criminosa, prevede (in aggiunta alla minorata capacità di cui si è detto) altri due elementi oggettivi:

 

l’induzione a compiere un atto che importi, per il soggetto passivo e/o per altri, qualsiasi effetto giuridico dannoso. Per induzione deve intendersi un’apprezzabile attività di pressione morale e di persuasione [Cass. 13.12.1993, Di Falco, CED 196331] che si ponga, in relazione all’atto dispositivo compiuto, in un rapporto di causa ed effetto;

 

l’abuso dello stato di vulnerabilità. L’abuso si verifica quando l’agente, ben conscio della vulnerabilità del soggetto passivo, ne sfrutti la debolezza per raggiungere il suo fine ossia quello di procurare a sé o ad altri un profitto.

 

  1. illogicità della motivazione in ordine allo stato di incapacità d’intendere e volere: la Corte territoriale, ha ritenuto che la sig.ra So., si trovasse nelle condizioni per essere circonvenuta, sulla base della seguente motivazione (pag. 2-3): “Quanto alla cartella clinica, rileva la Corte che, se in essa è stato annotato che la paziente aveva un atteggiamento ed un linguaggio nella norma, dandosi atto altresì del miglioramento avvenuto nel corso del ricovero, in forza del quale la paziente appare vigile, collaborante e risponde alle domande, deve rilevarsi altresì che l’atto documenta una situazione generale scaduta, con diagnosi di encefalopatia multinfartuale con insufficienza vascolare acuta, miocardioscelorosi ed anemia diseritropoietica multifattoriale, tanto che la paziente è impossibilitata alla deambulazione, le sollecitazioni alle quali risponde sono semplici (20/2/04) e non sempre presenti in quanto in alcune occasioni la paziente appare soporosa (diario clinico del 16/2/04) e l’anamnesi stessa viene raccolta con l’ausilio della badante. Appare quindi provata la presenza, a carico della p.o., di gravi patologie che ne compromettono in modo evidente le funzioni vitali, ella non cammina, per raccontare la propria storia clinica ha bisogno della badante, e la reattività di cui si parla nei motivi d’appello è limitata, come si legge testualmente sulla cartella clinica, alle sollecitazioni più semplici e comunque non è certamente tale da far ritenere superate le gravissime patologie della quali l’anziana era portatrice. Nulla peraltro si rinviene in atti che consenta di ritenere non regolare l’attività medica in essa documenta, essendo stata indicata sia la data che la descrizione dell’esito sia della visita neurologica che di quella del fisiatra (nella quale si parla di disorientamento spazio-temporale della paziente), entrambe complete della sottoscrizione dei due sanitari che vi hanno proceduto. Pertanto le perplessità, peraltro piuttosto fumose, delle testi K. e della I., sebbene si tratti di medici, non trovano riscontro negli atti”.

 

La ricorrente, in questo grado di giudizio, come si è detto, ha sostenuto: a) che non vi fosse la prova dello stato d’incapacità della parte offesa; b) che alcuni testi avevano affermato che la So. era perfettamente capace d’intendere e volere; c) che le malattie evidenziate dalla Corte erano solo di natura fisica e quindi non incidenti sulla capacità intellettiva e volitiva.

 

Orbene, la motivazione supra riportata per esteso, smentisce quanto affermato dalla ricorrente atteso che:

 

  1. a) la cartella clinica, redatta da medici ospedalieri in occasione del ricovero della parte offesa dall’8 al 24/02/2004, e, quindi, pochi mesi prima del decesso avvenuto nel luglio del 2004, attesta, come ha correttamente rilevato la Corte, una “situazione generale scaduta” che aveva compromesso non solo le funzioni fisiche (deambulazione) ma anche quelle intellettive e volitive come si desume agevolmente dalla circostanza che era stata diagnosticata una encefalopatia multinfartuale con insufficienza vascolare acuta che, notoriamente, indica non un semplice mal di testa – come ha impropriamente sostenuto la ricorrente cercando di minimizzare – ma la circostanza che la So. era stata colpita da multipli fatti ischemici (rectius: mancata irrorazione di sangue in più distretti encefalici) che le avevano causato un danno dell’encefalo con conseguente disturbo cognitivo come desumibile da quanto riportato nella stessa cartella clinica;

 

  1. b) non è vero che la Corte non aveva valutato e preso in esame le testimonianze favorevoli: al contrario, da quanto risulta testualmente dalla sentenza (pag. 4 quanto ai testi K. e I. e pag. 5, quanto ai testi R. , A. e P. ), le suddette testimonianze sono state prese in considerazione ma non giudicate tali da poter contraddire un quadro clinico e testimoniale che deponeva in senso diametralmente opposto (cfr pag. 5 – 6): sul punto la motivazione è ineccepibile sicché la doglianza della ricorrente, non avendo evidenziato vizi motivazionali di alcun genere (se non una inesistente omessa motivazione) va disattesa;

 

  1. c) infine, quanto alla circostanza secondo la quale non era stato chiarito se la So. fosse poco lucida perché sottoposta agli effetti dei farmaci che le facevano assumere, oppure perché era veramente incapace d’intendere e volere, va rilevato che si tratta di una questione che è stata ampiamente dibattuta in entrambi i gradi del giudizio di merito e la motivazione addotta sul punto dalla Corte territoriale (pag. 4 ss), a confutazione della medesima censura dedotta e reiterata in questo grado di giudizio, non si presta ad alcun rilievo, essendo logica, congrua ed aderente agli evidenziati elementi fattuali: la doglianza, quindi, va ritenuta nulla più che un tentativo di ottenere, in modo surrettizio, una nuova ma inammissibile valutazione del merito della vicenda.

 

Si può, quindi, affermare che dalla sentenza impugnata emerge a tutto tondo lo stato di deficienza psichica della parte offesa e, quindi, deve ritenersi provato uno degli elementi costitutivi del reato.

 

  1. OMESSA MOTIVAZIONE IN ORDINE ALL’INDUZIONE: Con il secondo motivo, la ricorrente ha molto insistito sulla mancata prova dell’elemento materiale dell’induzione.

 

In punto di fatto, la Corte territoriale ha accertato che:

 

– la sign.ra So. redasse il testamento olografo in data 11/07/2004 e cioè diciassette giorni prima del decesso;

 

– la parte offesa, nel momento in cui compì il suddetto atto dispositivo, aveva novantacinque anni e, soprattutto, sia per condizioni fisiche che psichiche deteriorate, si trovava in uno stato di deficienza psichica (supra p.2);

 

– la tesi difensiva secondo la quale la sign.ra So. temeva di essere abbandonata dai nipoti – e, quindi, di aver redatto un testamento a favore della badante per far loro un “dispetto” o comunque punirli per il disinteresse manifestato nei suoi confronti – doveva ritenersi infondato sulla base “delle deposizioni dei vicini e dei portieri che smentiscono che i nipoti avessero abbandonato la loro congiunta” (pag. 5 sentenza impugnata);

 

– la possessività che la parte offesa nutriva nei confronti dell’imputata, era spiegabile, sulla base della testimonianza del teste D.S., non come manifestazione di affetto ma come l’atteggiamento tipico che una persona autoritaria (come veniva descritta la So.) mostrava nei confronti di un subalterno (l’imputata) sicché la suddetta testimonianza doveva essere interpretata “in modo inequivocabile (come) l’assenza di qualsiasi intendimento da parte della parte offesa di beneficiare la badante in luogo dei congiunti” (pag. 6 sentenza).

 

Alla stregua dei suddetti fatti, la Corte, quanto al requisito dell’induzione, ha quindi, così concluso: “Rimane invece la peculiare condotta di una persona di 95 anni che, a diciassette giorni dalla morte, scrive con notevolissime difficoltà evidenti dal testo, un testamento quasi illeggibile a favore di un’estranea rispetto ai propri familiari, estranea da lei considerata subalterna, come descrive il teste D.S. 

Tale condotta, in una persona non più in grado di autodeterminarsi, per età, avanzatissima, e condizioni di salute, gravissime, si spiega solo in chiave accusatoria, e cioè con un’attività dell’imputato che è intervenuta in proprio favore sulla condotta della p.o., necessariamente acritica.

Ritiene infatti sul punto la giurisprudenza che non occorra al fine della configurabilità del reato in contestazione, una condotta tipica o specifica dell’autore del fatto, bastando, ai fini della sussistenza dell’elemento dell’induzione, che la proposta al compimento dell’atto provenga dal colpevole ed è sufficiente che questi abbia rafforzato, profittando delle menomate condizioni psichiche del soggetto passivo, una decisione pregiudizievole dal medesimo già adottata” (pag. 6).

 

La suddetta motivazione non si presta alla censura dedotta dalla ricorrente in questa sede perché la Corte ha evidenziato una serie di elementi fattuali che, letti e valutati unitariamente, sono idonei a far ritenere provata l’induzione attraverso un procedimento di natura presuntiva così come ritenuto dalla costante giurisprudenza di questa Corte secondo la quale nelle ipotesi in cui parte offesa del delitto di cui all’art. 643 c.p., sia una persona affetta da una grave forma di deficienza psichica (anche a causa dell’età avanzata) che la privi gravemente della capacità di discernimento e di autodeterminazione, e il soggetto attivo non abbia nei suoi confronti alcun particolare legame di natura parentale, affettivo o amicale, l’induzione può essere desunta in via presuntiva potendo consistere anche in un qualsiasi comportamento o attività da parte dell’agente (come ad es. una semplice richiesta) alla quale la vittima, per le sue minorate condizioni, non sia capace di opporsi e la porti, quindi, a compiere, su indicazione dell’agente, atti che, privi di alcuna causale, in condizioni normali non avrebbe compiuto e che siano a sé pregiudizievoli e a lui favorevoli: in terminis Cass. 18583/2009 Rv. 244546; Cass. sez II, udienza 26/05/2009, Voglino; Cass. 4816/2010 Rv. 246279.

 

  1. In conclusione, l’impugnazione deve rigettarsi con conseguente condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali.

 

Nulla per le spese a favore della costituita parte civile non avendo la medesima depositato la nota spese.

P.Q.M.

RIGETTA il ricorso e CONDANNA la ricorrente al pagamento delle spese processuali.

 

 

cause ereditarie mediazione

cause ereditarie competenza

cause ereditarie durata

spese per divisione giudiziale

determinazione valore causa divisione ereditaria contributo unificato

divisione giudiziale immobile in comproprietà

successione ereditaria

successione legittima

 

 

atto di citazione divisione ereditaria fac simile

divisione ereditaria mediazione obbligatoria

divisione ereditaria giudiziale

scioglimento comunione ereditaria

scioglimento comunione ereditaria mediazione obbligatoria

divisione ereditaria quote

divisione ereditaria imposte

 

 

impugnazione divisione ereditaria

accettazione eredità impugnazione testamento

impugnazione testamento dopo accettazione eredità

impugnazione testamento pubblico

impugnazione testamento lesione legittima

impugnazione testamento prescrizione

impugnazione testamento olografo

atto di citazione impugnazione testamento

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,
Avvocato separazioni Bologna, Avvocato per separazioni Bologna, Avvocato per divorzi Bologna, Avvocato civilista Bologna , Avvocato matrimonialista Bologna , Avvocato Bologna , Avvocati Bologna , malasanità risarcimento, Testamento olografo, diritto di famiglia avvocato, risarcimento incidente stradale mortale, risarcimento incidente mortale, incidente mortale risarcimento, risarcimento danni incidente mortale, incidente stradale mortale risarcimento danni, morte per incidente stradale risarcimento, risarcimento danni sinistro stradale mortale, risarcimento danni incidente, risarcimento danni sinistro mortale, incidente stradale risarcimento, risarcimento assicurazione incidente stradale mortale, risarcimenti incidenti stradali, morte incidente stradale risarcimento, risarcimento morte incidente stradale, risarcimento incidente stradale, risarcimento danni per incidente stradale mortale, risarcimento sinistri stradali, risarcimento incidente mortale tabelle, tabella risarcimento morte incidente stradale, incidenti stradali risarcimento, risarcimento per incidente stradale, risarcimenti danni incidenti stradali, indennizzo morte incidente stradale, sinistri stradali risarcimento, risarcimento sinistro stradale, risarcimento danni incidente stradale mortale, risarcimento danni sinistro, risarcimento danni fisici incidente, indennizzo incidente stradale, sinistro stradale risarcimento

Contattami subito!

Avrai una risposta in tempi brevissimi

Nome e Cognome *

Telefono *

E-mail

Oggetto

Messaggio *

Con l'invio del presente modulo acconsento al trattamento dei dati unicamente per la richiesta in oggetto.
Consenso esplicito secondo il D.Lgs 196/2003.
Leggi l'informativa sulla Privacy

Articoli Correlati

» BOLOGNA RAVENNA RIMINI CESENA FORLI VEDOVO VEDOVA ESTROMESSI DA EREDITA’ DIRITTI DEI VEDOVI

» OME OTTENERE L’EREDITA’ CHE TI SPETTA AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA RAVENNA FAENZA CESENA FORLI

» AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA L’ INVALIDITA’ DEL TESTAMENTO PER VIZI DELLA VOLONTA’

» EREDE QUOTA STUDIO LEGALE BOLOGNA PRELAZIONE AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA PADOVA, RAVENNA RIMINI CESENA FORLI QUOTA DI LEGITTIMA EREDE Le persone che hanno diritto alla riserva sono : CONIUGE, FIGLI, GENITORI il coniuge i figli (o i loro discendenti, se i figli sono premorti) i genitori (solo in assenza di figli)

» BOLOGNA RAVENNA Hai un problema inerente eredità o successione ? Hai intenzione di fare un testamento ? Vuoi impugnare un testamento o resistere ad una causa legale di impugnazione ?

» AZIONE DI RIDUZIONE TESTAMENTO SUCCESSIONE IMPUGNAZIONE TESTAMENTO BOLOGNA

» EREDE QUOTE COME CALCOLARE LA QUOTA DELL’EREDE? AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA

» EREDE COME RIVENDICARE I PROPRI DIRITTI CHIAMA L’AVVOCATO ESPERTO La Corte – prosegue la ricorrente – non avrebbe poi rilevato che “l’originale delle fotocopie prodotte non fu mai prodotto, nè che le stesse, prive di data, di sottoscrizione e di intestazione, neppure potevano essere qualificate documenti”. Inoltre sarebbe errata l’affermazione secondo la quale la questione della proprietà delle società svizzere “muove dalla necessaria premessa dell’accertamento della qualità di erede di O. M.” (cfr. pag. 23 della sentenza). Tale affermazione sarebbe smentita dalla stessa narrazione della sentenza, che a pag. 1 testualmente afferma: ” O.J. rivendica i diritti ereditari della madre adottiva sul patrimonio rimasto indiviso con M. già dal tempo del decesso della madre M

» DEBITI EREDITARI RINUNCIA EREDITA’ L’assunzione della qualità di erede non può certamente desumersi dalla mera chiamata all’eredità, né dalla denuncia di successione trattandoci di un atto di natura meramente fiscale (Cass. Sez. 2, n. 10729 del 2009) che non ha rilievo ai fini dell’assunzione della qualità di erede che consegue solo all’accettazione dell’eredità, espressa o tacita, la cui ricorrenza rappresenta un elemento costitutivo del diritto azionato nei confronti del soggetto evocato in giudizio quale successore del de cuius (Cass. n. 6479 del 2002, Cass. n. 2849 del 1992). In ipotesi di debiti del de cuius di natura tributaria, pertanto, l’accettazione dell’eredità è una condizione imprescindibile affinché possa affermarsi l’obbligazione del chiamato all’eredità a risponderne. Non può ritenersi obbligato chi abbia rinunciato all’eredità, ai sensi dell’art. 519 cod.civ..

» EREDE ACCETTAZIONE CON BENEFICIO INVENTARIO DEBITI ERARIO sentenza n. 4419 del 21/02/2008 ha affermato che la limitazione della responsabilità dell’erede per i debiti ereditari, derivante dall’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario, è opponibile a qualsiasi creditore, ivi compreso l’erario. Rappresentò la contribuente di aver accettato l’eredità del (…) con beneficio di inventario, che l’inventario si era concluso in data 29.7.2000 e che in data 26.1.2001, a seguito della trascrizione della dichiarazione di rilascio dei beni ai creditori, era stato nominato dal Presidente del Tribunale di Perugia il curatore per provvedere alla liquidazione dei beni ereditari. Sostenne, altresì, la (…) che, ai sensi dell’art. 490 c.c.» “l’erede non è tenuto al pagamento dei debiti ereditari e dei legati oltre il valore dei beni a lui pervenuti” e che, sino alla conclusione della liquidazione dei beni ereditari l’Ufficio non avrebbe potuto esigere l’imposta, non essendo possibile conoscere l’esatto ammontare dei beni a lei pervenuti ovvero l’attivo ereditario su cui calcolare l’imposta, specificando che, mentre i beni siti in (…) erano stati tutti liquidati, non era ancora terminata la liquidazione dei beni siti in (…).

avvocato a bologna

Articoli Recenti

» CORTE APPELLO BOLOGNA TRIBUNALE DI BOLOGNA DANNO JURE PROPRIO IN INCIDENTE MORTALE La Corte si e’ soffermata sulla natura delle tabelle milanesi e sul come la loro inosservanza si ponga rispetto ai paradigmi dell’articolo 360 c.p.c., nella sentenza n. 4447 del 2014. In detta decisione la Corte si e’ soffermata su quello che ha individuato come il problema della “ritualita’ della deduzione come violazione di norma di diritto delle c.d. tabelle milanesi” ed ha svolto le seguenti considerazioni.

» BOLOGNA RAVENNA RIMINI CESENA FORLI VEDOVO VEDOVA ESTROMESSI DA EREDITA’ DIRITTI DEI VEDOVI

» AVVOCATO PER SUCCESSIONE EREDI TESTAMENTO BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA SUCCESSIONE QUOTE SRL SUCCESSIONE LEGITTIMA CONIUGE Le partecipazioni sono liberamente trasferibili (1) per atto tra vivi e per successione a causa di morte, salvo contraria disposizione dell’atto costitutivo [2284, 2322, 2462, 2471, 2468]. Qualora l’atto costitutivo preveda l’intrasferibilità delle partecipazioni o ne subordini il trasferimento al gradimento (2) di organi sociali, di soci o di terzi senza prevederne condizioni e limiti, o ponga condizioni o limiti che nel caso concreto impediscono il trasferimento a causa di morte, il socio o i suoi eredi possono esercitare il diritto di recesso ai sensi dell’articolo 2473. In tali casi l’atto costitutivo può stabilire un termine, non superiore a due anni dalla costituzione della società o dalla sottoscrizione della partecipazione, prima del quale il recesso non può essere esercitato .

» RISOLVI ORA PORRETTA LIZZANO IN BELVEDERE VIDICIATICO GAGGIO MONTANO AVVOCATO MATRIMONIALISTA SEPARAZIONI E DIVORZI SEPARAZIONE DOMANDE E RISPOSTE DOMANDA ma separarsi è una cosa facile? RISPOSTA No, vi sono mille problematiche da risolvere! DOMANDA Quale sono le problematiche maggiori nella separazione? RISPOSTA :i figli la casa coniugale il mantenimento 1)DOMANDA quale differenza c’è tra separazione giudiziale e consensuale?

» MALASANITA’ FORLI SENTENZA TRIB FORLI’ INFEZIONE DANNO CASA DI CURA RISARCIMENTO Nella responsabilità medica, se invocata a titolo contrattuale sul presupposto di un rapporto contrattuale “da contatto” intercorso tra il paziente e il medico o la struttura sanitaria, l’onere probatorio per il paziente danneggiato consiste nella dimostrazione che l’esecuzione della prestazione si è inserita nella serie causale che ha condotto all’evento dannoso, rappresentato dalla persistenza della patologia per cui era stata richiesta la prestazione oppure da un suo aggravamento fino a comportare una nuova patologia ovvero il decesso del paziente. Al contrario l’ente ospedaliero deve fornire la prova che la prestazione professionale sia stata eseguita in modo diligente, con l’osservanza di tutte le regole di prevenzione ed igiene ed anche di aver adottato tutte le procedure, i protocolli e le linee guida idonei a fornire agli operatori sanitari le indicazioni necessarie per un corretto svolgimento della prestazione sanitaria e che gli esiti peggiorativi siano determinati da un esito imprevisto ed imprevedibile. Ai fini della determinazione del quantum risarcitorio, la legge 189/2012 non ha efficacia retroattiva. Ne consegue che per i fatti verificatisi anteriormente all’entrata in vigore di tale legge, l’importo è determinato facendo rifermento alla tabella in uso presso il Tribunale di Milano.

» Tribunale di Forlì 20.02.2016, est. Ramacciotti. Responsabilità medica – danno biologico proprio e iure hereditatis – danno terminale biologico onere della prova – quantificazione del danno art. 1228 c.c. – nesso di causalità danno biologico da invalidità temporanea totale e parziale danno biologico permanente – personalizzazione del danno –danno non patrimoniale – danno morale “ il paziente danneggiato deve limitarsi a provare l’esistenza del contratto (o il contatto sociale) e l’insorgenza o l’aggravamento della patologia, nonché deve allegare l’inadempimento del debitore, che appaia astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato; rimane a carico del debitore l’onere di dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato ovvero che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante; in altre parole, il debitore dovrà dimostrare o che nessun rimprovero di scarsa diligenza o di imperizia possa essergli mosso, oppure che, pur essendovi stato un suo inesatto adempimento, questo non abbia avuto alcuna incidenza causale sulla produzione del danno.

» RINUNCIA ALL’EREDITA’ QUANDO LA RINUNCIA E’ INEFFICACE AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA CESENA FORLI RAVENNA

» RINUNCIA EREDITA’ BOLOGNA AVVOCATO ESPERTO

» SUCCESSIONE FORLI RAVENNA CESENA TRIB FORLI SENTENZA SIMULAZIONE PREZZO VENDITA E DONAZIONE Trib. Forlì, Sentenza parziale 3879/2010 del 10.03.2015, Pres. Pescatore est. Ramacciotti Successione – Azione di simulazione relativa – Prescrizione – Dies a quo.

» FORLI CESENA BOLOGNA CAUSE EREDITARIE AVVOCATO ESPERTO DOMANDA la delazione basta per acquisire la qualita’ di erede? No occorre anche l’accettazione

Contattami subito!

Avrai una risposta in tempi brevissimi

Nome e Cognome *

Telefono *

E-mail

Oggetto

Messaggio *

Con l'invio del presente modulo acconsento al trattamento dei dati unicamente per la richiesta in oggetto.
Consenso esplicito secondo il D.Lgs 196/2003.
Leggi l'informativa sulla Privacy

PUOI CONTATTARMI ANCHE VIA MAIL: avvsergioarmaroli@gmail.com
Avvocato Sergio Armaroli - Studio Legale Bologna