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I termini per impugnare il … Eredità e Donazioni: Domande Frequenti – Avvocato a Bologna – Avvocato Sergio Armaroli Studio Legale Bologna Chiedi consulenza ad un avvocato divorzista per porre fine al matrimonio o per … legittima erede, divisione ereditaria, Impugnazione testamento come impugnare testamento olografo come impugnare testamento … Testamento olografo – Diritti e Risposte Il testamento è un atto con il quale ciascuno può disporre, per il tempo in cui avrà … terzo (per esempio un notaio o un avvocato a cui il testatore si sia rivolto per una … L’azione di impugnazione di un testamento nullo può essere promossa da … impugnazione testamento avvocati Bologna-impugnazione Sergio Armaroli impugnazione testamento avvocati Bologna-impugnazione testamento avvocati ravenna-impugnazione testamento avvocati Rovigo Impugnazione del testamento e della donazione Impugnazione testamento, divisione, successione, donazione. … Tali norme prevedono l’impugnazione del testamento per vizi che ne determinano la nullità Impugnare il testamento della madre con ricorso al tribunale civile Impugnare il testamento della madre con ricorso al tribunale civile. … Consulenti – Avvocati … Azioni a tutela dell’eredità: azione di riduzione e petizione ereditaria Nell’ipotesi di lesione della quota di legittima ad essi spettante, il legislatore … di donazioni, oppure in caso di testamento, si ha una lesione della legittima. In tal caso, per reintegrare la quota di legge occorre esercitare l’azione di riduzione, prevista dagli artt. …. L’impugnazione della rinuncia all’eredità da parte dei creditori. Eredità: cos’è la legittima e la disponibile. I termini per impugnare il Testamento Il testamento non può disporre di tutti i beni del soggetto deceduto: una … in caso di esclusione o di lesione della propria quota di legittima, … Impugnare il testamento della madre con ricorso al tribunale civile Lesione diritto alla quota di legittima. … Mia madre morta nel 2010 lascio per testamento pubblico tutta la sua proprietà a mia figlia, con la … Le domande più frequenti in materia di testamento e successione ereditaria … essendo redatto dal privato è più facile che sia impugnato per lesione delle … (o danneggiati dalla stessa) di incassare la propria quota così detta di legittima. LE AZIONI DI TUTELA NEI CASI DI LESIONE DELLA QUOTA LEGITTIMA … di disposizione, o donazioni, ovvero in caso di testamento, si ha una lesione della legittima. … Pertanto, la legge consente al legittimario di impugnare non solamente le …. Il legittimario pretermesso può agire per la divisione di eredità solo dopo, … INVALIDITA’ DEL TESTAMENTO E CASI D’ IMPUGNAZIONE La capacità di disporre e di ricevere per testamento: limiti e criticità. La successione ereditaria può essere legittima o testamentaria, a seconda che sia regolata … è leso in virtù del perfezionamento dell’atto (come accade ordinariamente per… Quota di legittima – TestamentoeSuccessione.com … Donazione · Impugnazione del testamento Leggi, norme e regolamenti … La quota di legittima è quella porzione di eredità di cui il testatore non può disporre … né mortis causa (cd. quota indisponibile o riserva) in quanto spettante per legge … o di donazioni, oppure in caso di testamento, si ha una lesione della legittima. Prescrizione dell’azione di riduzione Prescrizione dell’azione di riduzione: Non esistono norme specificamente … Queste notazioni costituiscono la base per intendere l’opposto orientamento, … della pubblicazione del testamento lesivo della porzione legittima (Cass. … volontà testamentarie e di decidere se promuovere o meno l’impugnativa. Per quanto riguarda la successione del coniuge a lui spetta: …. di terzi o di alcuni soltanto dei legittimari oppure con lo stesso testamento abbia leso i diritti … Per stabilire si vi sia stata lesione di legittima, occorre tener conto anche dei legati Eredità: cos’è la legittima e la disponibile. I termini per impugnare il … Il testamentonon può disporre di tutti i beni del soggetto deceduto: una … in caso di esclusione o di lesione della propria quota di legittima, … Quota di legittima – TestamentoeSuccessione.com La quota di legittimaè quella porzione di eredità di cui il testatore non può … né mortis causa (cd. quota indisponibile o riserva) in quanto spettante per legge a … o di donazioni, oppure in caso di testamento, si ha una lesione della legittima. Azioni a tutela dell’eredità: azione di riduzione e petizione ereditaria Quando la quota di legittimaviene violata dal de cuius, per effetto di atti di disposizione, o didonazioni, oppure in caso di testamento, si ha una lesione della … CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE – SENTENZA 15 maggio … Lesionedella quota di legittima … nel testamento malgrado la formale dichiarazione del testatore di avere già … che il curatore fallimentare era legittimato all’azione di riduzione per lesione della legittima per i poteri che la … Il testamentopuò essere olografo o per atto di … essendo redatto dal privato è più facile che sia impugnato per lesione delle quote riservate … e nel caso in cui ciò accada potranno impugnare iltestamento (o le donazioni fatte in vita). … (o danneggiati dalla stessa) di incassare la propria quota così detta di legittima. Posso impugnare un testamento se la legittima non è stata rispettata … Peresperire l’ azione di riduzione e impugnare il testamento per lesione della quota di legittima bisogna essere eredi legittimari e non … Successione dei figli, estromissione di un figlio, violazione quota … Successione dei figli, estromissione diun figlio, violazione quota … esclusa puòimpugnare il testamento per violazione di legittima ex art. Testamento olografo e lesione legittima – Forum Casa – Lavorincasa.it lavorincasa.it/legislativo/testamento-olografo-e-lesione-legittima-17213.html C?e? stata una violazione della parte dieredita? legittima? … Ci sono dei termini per poter chiedere l?annullamento dal momento della pubblicazione del … Nel caso si potesse impugnare il testamento chi tra genitore e sorella deve farlo? Si tratta diquesto: vorrei sapere se è possibile impugnare un … adesso puoi fare perrecuperare la quota di legittima lesa dal testamento pubblico di tuo nonno. Intanto occorre ben valutare di quant’è la lesione di legittima .

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PROCESSO TESTAMENTO IMPUGNAZIONE TESTAMENTO RAVENNA RIMINI BOLOGNA

  1. cause ereditarie mediazione

  2. cause ereditarie competenza

  3. cause ereditarie durata

  4. costi divisione ereditaria giudiziale

  5. quanto costa una causa di divisione ereditaria

  6. spese per divisione giudiziale

  7. parcella avvocato per eredità

  8. onorari avvocato per successione

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AFOTOGRAFICA1Sono incapaci di testare:

  1. l) coloro che non hanno compiuto la maggiore età;

2) gli interdetti per infermità di mente (414);

3) quelli che, sebbene non interdetti, si provi essere stati, per qualsiasi causa, anche transitoria, incapaci di intendere e di volere nel momento in cui fecero testamento.

Nei casi d’incapacità preveduti dal presente articolo il testamento può essere impugnato da chiunque vi ha interesse. L’azione si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui è stata data esecuzione alle disposizioni testamentarie (590, 620, 621, 623).

 

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erede da testamento
eredità da testamento olografo

 

L’art. 643 c.p., inserito fra i delitti contro il patrimonio mediante frode, tutela il patrimonio del minorato ossia di colui che, non necessariamente interdetto o inabilitato, si trovi in una minorata condizione di autodeterminazione in ordine ai suoi interessi patrimoniali.

La legge individua tre categorie di soggetti passivi: 1) i minori; 2) l’infermo psichico; 3) il deficiente psichico.

La condotta penalmente rilevante dell’agente è varia e si realizza quando:

nei confronti dei minori, abusi dei loro “bisogni, passioni o inesperienza”;

nei confronti dell’infermo psichico o del deficiente psichico, abusi del loro stato.

Il fatto che la legge distingua fra infermo psichico e deficiente psichico e non consideri necessario che il soggetto passivo si trovi nella condizione per essere interdetto o inabilitato, induce a ritenere che:

infermità psichica: per tale deve intendersi ogni alterazione psichica derivante sia da un vero e proprio processo morboso (quindi catalogabile fra le malattie psichiatriche) sia da una condizione che, sebbene non patologica, menomi le facoltà intellettive o volitive;

deficienza psichica: è questa un’alterazione dello stato psichico che, sebbene meno grave della infermità, tuttavia, è comunque idonea a porre il soggetto passivo in uno stato di minorata capacità in quanto le sue capacità intellettive, volitive o affettive, fanno scemare o diminuire il pensiero critico. Rientrano in tale categoria, fra l’altro, ad es., l’emarginazione ambientale (Cass. 20/3/1979, Tintinaglia), la fragilità e la debolezza di carattere (Cass. 9/10/1973, Ced 126922).

eredita-testamento-successionePeraltro, il minimo comun denominatore che si può rinvenire nelle due predette situazioni, consiste nel fatto che, in tanto il reato può essere configurato in quanto si dimostri l’instaurazione di un rapporto squilibrato fra vittima ed agente nel senso che deve trattarsi di un rapporto in cui l’agente abbia la possibilità di manipolare la volontà della vittima a causa del fatto che costei si trova, per determinate situazioni da verificare caso per caso, in una minorata situazione e, quindi, incapace di opporre alcuna resistenza a causa della mancanza o diminuita capacità critica. Tale situazione di minorata capacità dev’essere oggettiva e riconoscibile da parte di tutti in modo che, chiunque possa abusarne per raggiungere il suoi fini illeciti (Cass. 15/10/1987, Rv 175682).

  1. Avvocato testamento Bologna RAVENNA MODENA RIMINI ROVIGO PADOVA Studio Legale eredità avvocato Sergio Armaroli esperto

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  1. Avvocato testamento Bologna – avvocato Sergio Armaroli opera in DA CHI MI DEVO RECARE PER IMPUGNARE UN TESTAMENTO?

  1. INVALIDITA’ DEL TESTAMENTO E CASI D’ IMPUGNAZIONE

 

  1. Eredità: cos’è la legittima e la disponibile. I termini per impugnare il …

  2. Eredità e Donazioni: Domande Frequenti –

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  1. Avvocato a Bologna – Avvocato Sergio Armaroli Studio Legale Bologna

  1. Chiedi consulenza ad un avvocato divorzista per porre fine al matrimonio o per … legittima erede, divisione ereditaria, Impugnazione testamento

  1. come impugnare testamento olografo come impugnare testamento …

 

  1. Testamento olografo – Diritti e Risposte

  1. Il testamento è un atto con il quale ciascuno può disporre, per il tempo in cui avrà … terzo (per esempio un notaio o un avvocato a cui il testatore si sia rivolto per una … L’azione di impugnazione di un testamento nullo può essere promossa da  …

  1. impugnazione testamento avvocati Bologna-impugnazione

  2. Sergio Armaroli

  3. impugnazione testamento avvocati Bologna-impugnazione testamento avvocati ravenna-impugnazione testamento avvocati Rovigo

  1. Impugnazione del testamento e della donazione

  2. Impugnazione testamento, divisione, successione, donazione. … Tali norme prevedono l’impugnazione del testamento per vizi che ne determinano la nullità

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  1. Impugnare il testamento della madre con ricorso al tribunale civile

 

  1. Impugnare il testamento della madre con ricorso al tribunale civile. … Consulenti – Avvocati …

  1. Azioni a tutela dell’eredità: azione di riduzione e petizione ereditaria

  1. Nell’ipotesi di lesione della quota di legittima ad essi spettante, il legislatore … di donazioni, oppure in caso di testamento, si ha una lesione della legittima. In tal caso, per reintegrare la quota di legge occorre esercitare l’azione di riduzione, prevista dagli artt. …. L’impugnazione della rinuncia all’eredità da parte dei creditori.

  1. Eredità: cos’è la legittima e la disponibile. I termini per impugnare il Testamento

  1. Il testamento non può disporre di tutti i beni del soggetto deceduto: una … in caso di esclusione o di lesione della propria quota di legittima, …

  2. Impugnare il testamento della madre con ricorso al tribunale civile

 

  1. Lesione diritto alla quota di legittima. … Mia madre morta nel 2010 lascio per testamento pubblico tutta la sua proprietà a mia figlia, con la …

  1. Le domande più frequenti in materia di testamento e successione ereditaria … essendo redatto dal privato è più facile che sia impugnato per lesione delle … (o danneggiati dalla stessa) di incassare la propria quota così detta di legittima.

 

 

  1. LE AZIONI DI TUTELA NEI CASI DI LESIONE DELLA QUOTA LEGITTIMA … di disposizione, o donazioni, ovvero in caso di testamento, si ha una lesione della legittima. … Pertanto, la legge consente al legittimario di impugnare non solamente le …. Il legittimario pretermesso può agire per la divisione di eredità solo dopo, …
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  1. INVALIDITA’ DEL TESTAMENTO E CASI D’ IMPUGNAZIONE

 

 

  • La capacità di disporre e di ricevere per testamento: limiti e criticità. La successione ereditaria può essere legittima o testamentaria, a seconda che sia regolata … è leso in virtù del perfezionamento dell’atto (come accade ordinariamente per…
  1. Quota di legittima – TestamentoeSuccessione.com

 

  1. … Donazione · Impugnazione del testamento Leggi, norme e regolamenti … La quota di legittima è quella porzione di eredità di cui il testatore non può disporre … né mortis causa (cd. quota indisponibile o riserva) in quanto spettante per legge … o di donazioni, oppure in caso di testamento, si ha una lesione della legittima.
  2. Prescrizione dell’azione di riduzione
  3. Prescrizione dell’azione di riduzione: Non esistono norme specificamente … Queste notazioni costituiscono la base per intendere l’opposto orientamento, … della pubblicazione del testamento lesivo della porzione legittima (Cass. … volontà testamentarie e di decidere se promuovere o meno l’impugnativa.
  4. Per quanto riguarda la successione del coniuge a lui spetta: …. di terzi o di alcuni soltanto dei legittimari oppure con lo stesso testamento abbia leso i diritti … Per stabilire si vi sia stata lesione di legittima, occorre tener conto anche dei legati

 

  1. Eredità: cos’è la legittima e la disponibile. I termini per impugnare il …
  2. Il testamentonon può disporre di tutti i beni del soggetto deceduto: una … in caso di esclusione o di lesione della propria quota di legittima, …
  3. Quota di legittima –
  4. La quota di legittimaè quella porzione di eredità di cui il testatore non può … né mortis causa (cd. quota indisponibile o riserva) in quanto spettante per legge a … o di donazioni, oppure in caso di testamento, si ha una lesione della legittima.
  5. Azioni a tutela dell’eredità: azione di riduzione e petizione ereditaria
  6. Quando la quota di legittimaviene violata dal de cuius, per effetto di atti di disposizione, o didonazioni, oppure in caso di testamento, si ha una lesione della …
  7. CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE – SENTENZA 15 maggio …
  8. Lesionedella quota di legittima … nel testamento malgrado la formale dichiarazione del testatore di avere già … che il curatore fallimentare era legittimato all’azione di riduzione per lesione della legittima per i poteri che la …
  9. Il testamentopuò essere olografo o per atto di … essendo redatto dal privato è più facile che sia impugnato per lesione delle quote riservate … e nel caso in cui ciò accada potranno impugnare iltestamento (o le donazioni fatte in vita). … (o danneggiati dalla stessa) di incassare la propria quota così detta di legittima.
  10. Posso impugnare un testamento se la legittima non è stata rispettata …
  11. Peresperire l’ azione di riduzione e impugnare il testamento per lesione della quota di legittima bisogna essere eredi legittimari e non …
  12. Successione dei figli, estromissione di un figlio, violazione quota …
  13. Successione dei figli, estromissione diun figlio, violazione quota … esclusa puòimpugnare il testamento per violazione di legittima ex art.
  14. Testamento olografo e lesione legittima –
  1. C?e? stata una violazione della parte dieredita? legittima? … Ci sono dei termini per poter chiedere l?annullamento dal momento della pubblicazione del … Nel caso si potesse impugnare il testamento chi tra genitore e sorella deve farlo?
  2. Si tratta diquesto: vorrei sapere se è possibile impugnare un … adesso puoi fare perrecuperare la quota di legittima lesa dal testamento pubblico di tuo nonno. Intanto occorre ben valutare di quant’è la lesione di legittima .

Suprema Corte di Cassazione II Sezione Penale

Sentenza 12 giugno – 3 luglio 2014, n. 28907

Presidente Prestipino – Relatore Rago

Fatto

  1. Con sentenza del 04/10/2012, la Corte di Appello di Roma confermava la sentenza con la quale, in data 22/10/2010, il giudice monocratico del tribunale della medesima città aveva ritenuto S.K. colpevole del reato di cui all’art. 643 cod. pen. “poiché, per procurare a sé un profitto, abusava dello stato di infermità psichica di So.Ma. , sebbene non interdetta o inabilitata, inducendola a compiere un testamento olografo, in data 11/07/2004, a ridosso del suo decesso avvenuto il 28/07/2004, che faceva pubblicare con atto notaio Michele Conso in data 17/09/2004”.

  2. Avverso la suddetta sentenza, l’imputata, a mezzo del proprio difensore, ha proposto ricorso per cassazione deducendo i seguenti motivi:

2.1. omessa motivazione in ordine all’induzione: la ricorrente sostiene che la Corte avrebbe omesso qualsiasi motivazione in ordine all’elemento costitutivo del reato addebitatole ossia all’induzione.

Invero, dal dibattimento non solo non era emerso alcun dato dal quale evincere una positiva condotta d’induzione ma addirittura erano emersi una serie di elementi tali da spiegare le ragioni per le quali la sign.ra So. avesse deciso di diseredare i propri nipoti e beneficiare l’imputata che l’accudiva.

Era, infatti, emerso che: a) la moglie del nipote, la Dott.ssa Rocchi, aveva sottoposto la So. ad un trattamento farmacologico a base di potenti neurolettici che la suddetta So. rifiutava temendo per la propria salute; b) in concomitanza con l’inizio della suddetta terapia, i nipoti prelevarono denaro dal conto corrente della So. per complessivi Euro 146.000,00; c) i nipoti avevano manifestato il proposito di ricoverarla in un ospizio, la qual cosa era rifiutata dalla So. che temeva di essere abbandonata; d) la So. era una donna dal carattere autoritario che ben difficilmente avrebbe potuto essere indotta dalla badante a redigere un testamento in suo favore; e) le perizie grafologiche avevano concluso per la piena capacità d’intendere e volere.

2.2. illogicità della motivazione in ordine allo stato di incapacità d’intendere e volere: la ricorrente sostiene che la Corte aveva ritenuto che la So. non fosse compus sui nel momento in cui redasse il testamento, sia per l’età avanzata, sia perché più testimoni l’avevano descritta come poco lucida.

AS8Sennonché la suddetta conclusione si basava su un compendio probatorio quantomeno contraddittorio perché: a) vi erano stati i testi K. , P. e I. – particolarmente qualificati, essendo tutti medici di professione – che avevano dichiarato che la So. era lucida e, fino all’ultimo, perfettamente in grado d’intendere e volere: non era chiaro il motivo per cui la Corte non le aveva tenute in considerazione e perché erano state preferite le testimonianze favorevoli alla tesi accusatoria; b) non era stato chiarito se la So. fosse poco lucida perché sottoposta agli effetti dei farmaci che le facevano assumere, oppure perché era veramente incapace d’intendere e volere; c) le gravi patologie da cui era affetta la parte offesa ed elencate dalla Corte erano di natura fisica e non incidevano sulla capacità intellettiva; d) i giudici di merito erroneamente non avevano ritenuto disporre una perizia medico legale sullo stato psichico della parte offesa, tanto più che agli atti vi erano le perizie grafologiche che avevano concluso per la capacità d’intendere della So..

Diritto

  1. In punto di diritto, preliminarmente, è opportuno riassumere, brevemente, alcuni notori principi ai quali occorre attenersi, posto che la ricorrente ha svolto tutte le sue censure sostenendo che: a) la So. non era incapace; b) non vi era la prova che essa ricorrente avesse indotto la parte offesa a redigere testamento in suo favore.

1.1. L’art. 643 c.p., inserito fra i delitti contro il patrimonio mediante frode, tutela il patrimonio del minorato ossia di colui che, non necessariamente interdetto o inabilitato, si trovi in una minorata condizione di autodeterminazione in ordine ai suoi interessi patrimoniali.

La legge individua tre categorie di soggetti passivi: 1) i minori; 2) l’infermo psichico; 3) il deficiente psichico.

La condotta penalmente rilevante dell’agente è varia e si realizza quando:

nei confronti dei minori, abusi dei loro “bisogni, passioni o inesperienza”;

nei confronti dell’infermo psichico o del deficiente psichico, abusi del loro stato.

Il fatto che la legge distingua fra infermo psichico e deficiente psichico e non consideri necessario che il soggetto passivo si trovi nella condizione per essere interdetto o inabilitato, induce a ritenere che:

infermità psichica: per tale deve intendersi ogni alterazione psichica derivante sia da un vero e proprio processo morboso (quindi catalogabile fra le malattie psichiatriche) sia da una condizione che, sebbene non patologica, menomi le facoltà intellettive o volitive;

deficienza psichica: è questa un’alterazione dello stato psichico che, sebbene meno grave della infermità, tuttavia, è comunque idonea a porre il soggetto passivo in uno stato di minorata capacità in quanto le sue capacità intellettive, volitive o affettive, fanno scemare o diminuire il pensiero critico. Rientrano in tale categoria, fra l’altro, ad es., l’emarginazione ambientale (Cass. 20/3/1979, Tintinaglia), la fragilità e la debolezza di carattere (Cass. 9/10/1973, Ced 126922).

Peraltro, il minimo comun denominatore che si può rinvenire nelle due predette situazioni, consiste nel fatto che, in tanto il reato può essere configurato in quanto si dimostri l’instaurazione di un rapporto squilibrato fra vittima ed agente nel senso che deve trattarsi di un rapporto in cui l’agente abbia la possibilità di manipolare la volontà della vittima a causa del fatto che costei si trova, per determinate situazioni da verificare caso per caso, in una minorata situazione e, quindi, incapace di opporre alcuna resistenza a causa della mancanza o diminuita capacità critica. Tale situazione di minorata capacità dev’essere oggettiva e riconoscibile da parte di tutti in modo che, chiunque possa abusarne per raggiungere il suoi fini illeciti (Cass. 15/10/1987, Rv 175682).

1.2. L’art. 643 c.p., infine, al fine di ritenere integrata la fattispecie criminosa, prevede (in aggiunta alla minorata capacità di cui si è detto) altri due elementi oggettivi:

l’induzione a compiere un atto che importi, per il soggetto passivo e/o per altri, qualsiasi effetto giuridico dannoso. Per induzione deve intendersi un’apprezzabile attività di pressione morale e di persuasione [Cass. 13.12.1993, Di Falco, CED 196331] che si ponga, in relazione all’atto dispositivo compiuto, in un rapporto di causa ed effetto;

l’abuso dello stato di vulnerabilità. L’abuso si verifica quando l’agente, ben conscio della vulnerabilità del soggetto passivo, ne sfrutti la debolezza per raggiungere il suo fine ossia quello di procurare a sé o ad altri un profitto.

  1. illogicità della motivazione in ordine allo stato di incapacità d’intendere e volere: la Corte territoriale, ha ritenuto che la sig.ra So. , si trovasse nelle condizioni per essere circonvenuta, sulla base della seguente motivazione (pag. 2-3): “Quanto alla cartella clinica, rileva la Corte che, se in essa è stato annotato che la paziente aveva un atteggiamento ed un linguaggio nella norma, dandosi atto altresì del miglioramento avvenuto nel corso del ricovero, in forza del quale la paziente appare vigile, collaborante e risponde alle domande, deve rilevarsi altresì che l’atto documenta una situazione generale scaduta, con diagnosi di encefalopatia multinfartuale con insufficienza vascolare acuta, miocardioscelorosi ed anemia diseritropoietica multifattoriale, tanto che la paziente è impossibilitata alla deambulazione, le sollecitazioni alle quali risponde sono semplici (20/2/04) e non sempre presenti in quanto in alcune occasioni la paziente appare soporosa (diario clinico del 16/2/04) e l’anamnesi stessa viene raccolta con l’ausilio della badante. Appare quindi provata la presenza, a carico della p.o., di gravi patologie che ne compromettono in modo evidente le funzioni vitali, ella non cammina, per raccontare la propria storia clinica ha bisogno della badante, e la reattività di cui si parla nei motivi d’appello è limitata, come si legge testualmente sulla cartella clinica, alle sollecitazioni più semplici e comunque non è certamente tale da far ritenere superate le gravissime patologie della quali l’anziana era portatrice. Nulla peraltro si rinviene in atti che consenta di ritenere non regolare l’attività medica in essa documenta, essendo stata indicata sia la data che la descrizione dell’esito sia della visita neurologica che di quella del fisiatra (nella quale si parla di disorientamento spazio-temporale della paziente), entrambe complete della sottoscrizione dei due sanitari che vi hanno proceduto. Pertanto le perplessità, peraltro piuttosto fumose, delle testi K. e della I. , sebbene si tratti di medici, non trovano riscontro negli atti”.

La ricorrente, in questo grado di giudizio, come si è detto, ha sostenuto: a) che non vi fosse la prova dello stato d’incapacità della parte offesa; b) che alcuni testi avevano affermato che la So. era perfettamente capace d’intendere e volere; c) che le malattie evidenziate dalla Corte erano solo di natura fisica e quindi non incidenti sulla capacità intellettiva e volitiva.

Orbene, la motivazione supra riportata per esteso, smentisce quanto affermato dalla ricorrente atteso che:

  1. a) la cartella clinica, redatta da medici ospedalieri in occasione del ricovero della parte offesa dall’8 al 24/02/2004, e, quindi, pochi mesi prima del decesso avvenuto nel luglio del 2004, attesta, come ha correttamente rilevato la Corte, una “situazione generale scaduta” che aveva compromesso non solo le funzioni fisiche (deambulazione) ma anche quelle intellettive e volitive come si desume agevolmente dalla circostanza che era stata diagnosticata una encefalopatia multinfartuale con insufficienza vascolare acuta che, notoriamente, indica non un semplice mal di testa – come ha impropriamente sostenuto la ricorrente cercando di minimizzare – ma la circostanza che la So. era stata colpita da multipli fatti ischemici (rectius: mancata irrorazione di sangue in più distretti encefalici) che le avevano causato un danno dell’encefalo con conseguente disturbo cognitivo come desumibile da quanto riportato nella stessa cartella clinica;

  2. b) non è vero che la Corte non aveva valutato e preso in esame le testimonianze favorevoli: al contrario, da quanto risulta testualmente dalla sentenza (pag. 4 quanto ai testi K. e I. e pag. 5, quanto ai testi R. , A. e P. ), le suddette testimonianze sono state prese in considerazione ma non giudicate tali da poter contraddire un quadro clinico e testimoniale che deponeva in senso diametralmente opposto (cfr pag. 5 – 6): sul punto la motivazione è ineccepibile sicché la doglianza della ricorrente, non avendo evidenziato vizi motivazionali di alcun genere (se non una inesistente omessa motivazione) va disattesa;

  3. c) infine, quanto alla circostanza secondo la quale non era stato chiarito se la So. fosse poco lucida perché sottoposta agli effetti dei farmaci che le facevano assumere, oppure perché era veramente incapace d’intendere e volere, va rilevato che si tratta di una questione che è stata ampiamente dibattuta in entrambi i gradi del giudizio di merito e la motivazione addotta sul punto dalla Corte territoriale (pag. 4 ss), a confutazione della medesima censura dedotta e reiterata in questo grado di giudizio, non si presta ad alcun rilievo, essendo logica, congrua ed aderente agli evidenziati elementi fattuali: la doglianza, quindi, va ritenuta nulla più che un tentativo di ottenere, in modo surrettizio, una nuova ma inammissibile valutazione del merito della vicenda.

Si può, quindi, affermare che dalla sentenza impugnata emerge a tutto tondo lo stato di deficienza psichica della parte offesa e, quindi, deve ritenersi provato uno degli elementi costitutivi del reato.

  1. OMESSA MOTIVAZIONE IN ORDINE ALL’INDUZIONE: Con il secondo motivo, la ricorrente ha molto insistito sulla mancata prova dell’elemento materiale dell’induzione.

In punto di fatto, la Corte territoriale ha accertato che:

– la sign.ra So. redasse il testamento olografo in data 11/07/2004 e cioè diciassette giorni prima del decesso;

– la parte offesa, nel momento in cui compì il suddetto atto dispositivo, aveva novantacinque anni e, soprattutto, sia per condizioni fisiche che psichiche deteriorate, si trovava in uno stato di deficienza psichica (supra p.2);

– la tesi difensiva secondo la quale la sign.ra So. temeva di essere abbandonata dai nipoti – e, quindi, di aver redatto un testamento a favore della badante per far loro un “dispetto” o comunque punirli per il disinteresse manifestato nei suoi confronti – doveva ritenersi infondato sulla base “delle deposizioni dei vicini e dei portieri che smentiscono che i nipoti avessero abbandonato la loro congiunta” (pag. 5 sentenza impugnata);

– la possessività che la parte offesa nutriva nei confronti dell’imputata, era spiegabile, sulla base della testimonianza del teste D.S. , non come manifestazione di affetto ma come l’atteggiamento tipico che una persona autoritaria (come veniva descritta la So. ) mostrava nei confronti di un subalterno (l’imputata) sicché la suddetta testimonianza doveva essere interpretata “in modo inequivocabile (come) l’assenza di qualsiasi intendimento da parte della parte offesa di beneficiare la badante in luogo dei congiunti” (pag. 6 sentenza).

Alla stregua dei suddetti fatti, la Corte, quanto al requisito dell’induzione, ha quindi, così concluso: “Rimane invece la peculiare condotta di una persona di 95 anni che, a diciassette giorni dalla morte, scrive con notevolissime difficoltà evidenti dal testo, un testamento quasi illeggibile a favore di un’estranea rispetto ai propri familiari, estranea da lei considerata subalterna, come descrive il teste D.S. .

Tale condotta, in una persona non più in grado di autodeterminarsi, per età, avanzatissima, e condizioni di salute, gravissime, si spiega solo in chiave accusatoria, e cioè con un’attività dell’imputato che è intervenuta in proprio favore sulla condotta della p.o., necessariamente acritica.

Ritiene infatti sul punto la giurisprudenza che non occorra al fine della configurabilità del reato in contestazione, una condotta tipica o specifica dell’autore del fatto, bastando, ai fini della sussistenza dell’elemento dell’induzione, che la proposta al compimento dell’atto provenga dal colpevole ed è sufficiente che questi abbia rafforzato, profittando delle menomate condizioni psichiche del soggetto passivo, una decisione pregiudizievole dal medesimo già adottata” (pag. 6).

La suddetta motivazione non si presta alla censura dedotta dalla ricorrente in questa sede perché la Corte ha evidenziato una serie di elementi fattuali che, letti e valutati unitariamente, sono idonei a far ritenere provata l’induzione attraverso un procedimento di natura presuntiva così come ritenuto dalla costante giurisprudenza di questa Corte secondo la quale nelle ipotesi in cui parte offesa del delitto di cui all’art. 643 c.p., sia una persona affetta da una grave forma di deficienza psichica (anche a causa dell’età avanzata) che la privi gravemente della capacità di discernimento e di autodeterminazione, e il soggetto attivo non abbia nei suoi confronti alcun particolare legame di natura parentale, affettivo o amicale, l’induzione può essere desunta in via presuntiva potendo consistere anche in un qualsiasi comportamento o attività da parte dell’agente (come ad es. una semplice richiesta) alla quale la vittima, per le sue minorate condizioni, non sia capace di opporsi e la porti, quindi, a compiere, su indicazione dell’agente, atti che, privi di alcuna causale, in condizioni normali non avrebbe compiuto e che siano a sé pregiudizievoli e a lui favorevoli: in terminis Cass. 18583/2009 Rv. 244546; Cass. sez II, udienza 26/05/2009, Voglino; Cass. 4816/2010 Rv. 246279.

  1. In conclusione, l’impugnazione deve rigettarsi con conseguente condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Nulla per le spese a favore della costituita parte civile non avendo la medesima depositato la nota spese.

P.Q.M.

RIGETTA il ricorso e CONDANNA la ricorrente al pagamento delle spese processuali.

  • Quali sono i beni che possono costituire oggetto di successione?

 

  • Posso fare atto di rinuncia di una eredità? Ho un figlio minore

 

  • Chi ha la capacità di succedere?

Sono capaci a succedere:

  • In caso di successione legittima, tutte le persone nate o almeno concepite, al momento dell’apertura della successione; si considerano concepite al momento della successione le persone che nascono entro 300 giorni dalla morte della persona della cui successione si tratta.
  • In caso di successione testamentaria, oltre alle persone sopra menzionate, anche i figli non ancora concepiti di un a determinata persona vivente al momento dell’apertura dela successione.

 

Sono incapaci di succedere:

  • Coloro che non sono concepiti al momento dell’apertura della successione se si trata di successione legittima.
  • Il tutore ed il protuore, che sono totalemente incapaci di ricevere se le dispoziozioni testamentarie a loro favore furono stilate al tempo in cui svolgevano attività di tutela.
  • Il notaio o altro pubblico ufficiale che ha ricvuto il testamento pubblico nonché i testimoni e l’interprete interveuti, la persona che ha scritto il testamento segret , a meno che, in quest’ultimo caso, le disposizioni fatte in suo favore siano approvate di mano del testatore.

 

  • Eredi e legatari

  • L’art. 588 del codice civile stabilisce che “le disposizioni testamentarie, qualunque sia l’espressione o la denominazione usata dal testatore, siano a titolo universale e attribuiscano la qualifica di erede, se comprendono l’universalità o una quota dei beni del testatore. Le altre disposizioni sono a titolo particolare e attribuiscono la qualifica di legatario”.
  • E’ quindi erede chi subentra al testatore in tutto il suo patrimonio o in una quota di esso.
  • E’ legatario invece colui che acquista diritti patrimoniali specifici.

 

 

·      Eredi legittimi ·      Quote del patrimonio spettanti
·      Solo il coniuge   ·      Tutto *
·      Il coniuge e un figlio ·      Meta’ a testa *
·      Il coniuge e due figli ·      1/3 al coniuge e 2/3 ai due figli *
·      Il coniuge e piu’ di due figli ·      1/3 al coniuge e 2/3 a tutti i figli *
·      Solo il coniuge, fratelli e sorelle ·      2/3 al coniuge e 1/3 ai fratelli e sorelle *
·      Solo il coniuge fratelli, sorelle e genitori ·      2/3 al coniuge, 1/3 altri (ai genitori almeno ¼) *
·      Solo un figlio  ·      Tutto
·   

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pubblicazione del testamento olografo e segreto.

 

Come viene acquistata l’eredità come si acquista l’eredità ?

 

Che cosa è

Come si fa un’accettazione tacita

Cos’è, in generale, l’accettazione pura e semplice  

 

Con l’accettazione pura e semplice l’erede confonde il suo patrimonio con quello del defunto che divengono, in tal modo, un unico patrimonio; questa conseguenza può non sempre essere conveniente per l’erede, perché se nel patrimonio del de cuius i debiti superano i crediti, l’erede sarà tenuto comunque ad onorarli. Per questo motivo potrebbe convenire accettare l’eredità, non puramente e semplicemente, ma con beneficio di inventario in modo da non dover rispondere con il proprio patrimonio per i debiti che erano del defunto.

A volte l’accettazione beneficiata non è facoltativa, ma obbligatoria; in particolare devono accettare con beneficio d’inventario:

La Qual è la differenza tra successione legittima e testamentaria?

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La collazione è l’atto con cui i figli, i loro discendenti e il coniuge del defunto, conferiscono alla massa ereditaria – intesa come l’insieme dei beni che saranno oggetto di eredità – tutti i beni mobili e immobili ricevuti a titolo di donazione dal defunto quando questi era in vita. Le donazioni fatte dal defunto quando era in vita possono infatti incidere anche significativamente sia sul complesso dei beni lasciati dal defunto, sia, di conseguenza, sull’entità delle porzioni di beni spettanti a ciascuno degli eredi. Con la collazione, la legge intende pertanto ripristinare, a favore dei parenti più stretti del defunto, l’uguaglianza di trattamento nella ripartizione del patrimonio ereditario.Che cos’è la donazione?

 

 

 

 

 

Sempre, ogni giorno tecnicamente è possibile fare un diverso testamento e revoca quello precedente

 

 

Se la rinunzia sia compiuta nell’ambito di una successione testamentaria e il testatore non abbia disposto la sostituzione, cioè non abbia stabilito nel testamento che in caso di rinuncia sia chiamata un’altra persona, si verifica l’identico fenomeno dell’accrescimento della quota del rinunziante ai coeredi, ovvero la devoluzione della medesima agli eredi legittimi (art. 524 del codice civile). 

La rinuncia può essere revocata nei termini di prescrizione del diritto di accettazione dell’eredità, che è pari a dieci anni (art. 480 del codice civile) e può concretizzarsi in una dichiarazione espressa o tacita di accettazione dell’eredità.

 

E’ richiesta la forma scritta dell’atto pubblico a pena di nullità della stessa,

 

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La successione è l’evento attraverso il quale ai rapporti giuridici di cui era titolare una persona (il de cuius) subentrano uno o più soggetti (successori).
La successione si apre al momento della morte e questo determina il momento preciso a cui retroagiscono gli effetti della trasmissione dei diritti ereditari e il momento dal quale decorrono i termini prescritti per l’espletamento delle varie formalità previste dalla normativa vigente, tra le quali quelle di carattere fiscale.

 

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Secondo un primo indirizzo giurisprudenziale, il testamento olografo rientra nella categoria delle scritture private.

 

L’indirizzo favorevole al semplice disconoscimento della scheda testamentaria si è da sempre scontrato con due obiezioni principali.

La prima di esse prendeva di mira il rapporto tra autore del testamento e parti in causa, poiché il testamento proviene, si è detto, pur sempre da un terzo rispetto alle parti del processo, perciò solo esulando, secondo i sostenitori della querela di falso, dalla fattispecie di cui all’art. 214 c.p.c.: il disconoscimento di una scrittura, si dice, non può provenire da terzi, poiché tale strumento è riservato alle parti contro cui il documento è rivolto, e agli eredi o aventi causa, che possono limitarsi a non riconoscere la scrittura o la sottoscrizione del suo autore. La fattispecie in esame si riferirebbe, invece, ad una scrittura del de cuius prodotta contro gli eredi a fondamento di una pretesa eccepita nei loro riguardi, mentre, prodotto il testamento, deve escludersi che chi lo contesti possa qualificarsi, sic et simpliciter, erede, poiché detta qualifica in capo ai parenti che lo impugnano richiede la dimostrazione della falsità del testamento: per il successibile ex lege non residuerebbe, dunque, che lo strumento della querela di falso.

 

Sulla efficacia sostanziale sostanziale, è necessario e sufficiente che colui contro il quale esso sia prodotto il testamento non lo riconosca; in merito all’onere probatorio, incombe sull’altra parte, che abbia interesse all’efficacia della scheda testamentaria, dimostrare la sua provenienza dall’attore apparente. Pertanto, nell’ipotesi di conflitto tra l’erede legittimo che disconosca l’autenticità del testamento e colui il quale, invece, vanti diritti in forza di esso, l’onere di proporre istanza di verificazione del documento ex art. 216 c.p.c. incombe su quest’ultimo, cui spetta la dimostrazione della qualità di erede. Nessun onere, dunque, oltre a quello del disconoscimento, grava sull’erede legittimo (Cass., n. 3371/1975; Cass.,n.3883/1994;Cass.,n.28637/2011).

 

Va altresì’ specificato che il giudicato formatosi sul tacito riconoscimento della sottoscrizione di un testamento olografo non preclude la proponibilità della querela di falso avverso la medesima scheda testamentaria della quale si voglia impugnare la riferibilità della sottoscrizione o dell’intero contenuto al suo autore apparente, atteso che l’avvenuto riconoscimento di una scrittura privata esclude solamente che colui al quale la sottoscrizione è attribuita possa limitarsi a disconoscere la sottoscrizione addossando l’onere della verificazione alla parte che del documento voglia avvalersi, ma non si pone come accertamento di autenticità non altrimenti impugnabile (v., di recente, Cass. n. 27353 del 2014).

In senso contrario va richiamato il contrapposto orientamento secondo cui il disconoscimento e la verificazione di scrittura privata (artt. 214 e 216 c.p.c.) riguardano unicamente le scritture provenienti da soggetti del processo e si presuppone che venga negata la firma o la scrittura dal soggetto contro cui il documento è prodotto, con la conseguenza che, per le scritture provenienti da terzi estranei, come nel caso del testamento olografo oggetto di impugnazione in sede giudiziale, la contestazione non può essere sollevata secondo la disciplina dettata dalle predette norme, bensì nelle forme dell’art. 221 e segg. c.p.c., perché si risolve in una eccezione di falso (cfr. Cass. n. 2793 del 1968; Cass. n. 1599 del 1971 e Cass. n. 16362).

 

 

 

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La Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali garantisce all’art. 6, par. 1 ad ogni persona il diritto che la sua causa sia definita in un termine ragionevole, davanti a un tribunale indipendente e imparziale costituito per legge. Si tratta di diritto soggettivo perfetto nei confronti dello Stato, che presuppone necessariamente l’instaurazione del rapporto processuale tra le parti del processo e il giudice. Soltanto laddove la domanda sia stata sottoposta agli organi giurisdizionali dello Stato, infatti, sorge il dovere di questi di darvi soddisfazione entro un termine ragionevole. Ne deriva che la durata del processo postula la sua pendenza davanti ad un organo della giurisdizione, e che non può tenersi conto dei periodi nei quali la controversia civile sia sottratta all’esame e alla decisione del giudice, come avviene allorché, essendosi il giudice già pronunciato, con provvedimento definitivo e idoneo alla formazione del giudicato, ancorché impugnabile, alle parti sia lasciato dalla legge uno spatium deliberandi in ordine all’eventuale impugnazione, mentre solo in conseguenza del concreto esercizio dell’azione – in questo caso in via d’impugnazione del provvedimento già emesso – si ripropone l’esigenza di una risposta degli organi della giurisdizione in un tempo ragionevole (v. Cass. 10 maggio 2010 n. 11307).

 

E’ quindi compito del giudice dell’equa riparazione verificare di volta in volta, tenuto conto delle circostanze delle singole vicende processuali, quale sia in concreto stato il comportamento della parte che chiede l’equa riparazione tra un grado e l’altro, e scomputare dalla durata complessiva del giudizio solo il lasso di tempo non riconducibile, secondo il suo prudente apprezzamento, all’esercizio del diritto di difesa. E’ evidente che, ove una parte, per perseguire un proprio interesse, non si avvalga di una facoltà, come ad esempio quella della notificazione della sentenza a sè favorevole a fini sollecitatori, e lasci quindi decorrere tutto intero il termine lungo per la proposizione dell’impugnazione, non può pretendere che il termine decorso venga tutto intero addebitato alla organizzazione giudiziaria, dovendo al contrario, come detto, il giudice dell’equa riparazione apprezzare in concreto il comportamento della parte stessa anche in relazione al mancato esercizio di detta facoltà.

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Secondo il disposto dell’art. 111 c.p.c., che concerne non la capacità al processo (legitimatio ad processum) ma la titolarità attiva e passiva dell’azione (legitimatio ad causam), l’alienazione del diritto controverso per atto tra vivi a titolo particolare non fa venir meno l’interesse ad agire in capo all’originario attore, onde il rapporto processuale prosegue tra le parti originarie. La disciplina dettata dal comma 1 dell’art. 111 c.p.c. costituisce, infatti, espressione del principio generale secondo il quale gli effetti sostanziali della domanda giudiziale continuano ad essere rilevanti sul piano processuale, nonostante le modificazioni eventualmente intervenute nella titolarità del diritto controverso e trova applicazione anche nel caso in cui il mutamento della titolarità di tale diritto si ricolleghi alla alienazione del bene alla cui tutela è stata esperita l’azione. Il trasferimento a titolo particolare nel corso del processo del diritto controverso non spiega, dunque, alcun effetto sul rapporto processuale che continua a svolgersi tra le parti originarie, dandosi luogo ad una sostituzione processuale del dante causa, tanto che la sentenza spiega piena efficacia nei confronti dell’avente causa sostituito, pur se pronunciata senza la sua partecipazione al giudizio. È pur vero che, a seguito del trasferimento a titolo particolare, vengono a scindersi la titolarità del diritto controverso dalla titolarità dell’azione processuale, ma perché il diritto sostanziale possa incidere sulle vicende processuali è necessario che esso si estingua o subisca modifiche incompatibili con il mantenimento del diritto in capo al titolare. App. Roma, 17 giugno 2009.

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In caso di successione a titolo particolare nel diritto controverso, il processo prosegue fra le parti originarie e, anche quando non vi sia estromissione del convenuto ai sensi dell’art. 111, terzo comma, c.p.c., la sentenza ha comunque effetto contro il successore a titolo particolare, il quale può intervenire o essere chiamato nel giudizio, divenendone parte a tutti gli effetti; nè peraltro la circostanza per cui, contro tale successore, detta sentenza, pur se pronunciata in confronto del solo originario convenuto, abbia efficacia anche come titolo esecutivo, elimina l’attualità dell’interesse dell’attore ad agire contro l’originario convenuto. Cass., Sez. Un., 3 novembre 2011, n. 22727.

 

La successione nel diritto controverso non determina una questione di legittimazione attiva o di “legitimatio ad processum”, ma una questione di merito, attinente alla titolarità del diritto, da esaminare con la decisione sulla fondatezza della domanda, e non anticipatamente in funzione preclusiva degli atti d’impulso volti a riattivare il processo interrotto; pertanto, il giudice deve dare seguito all’istanza di riassunzione proposta da chi si afferma successore a titolo particolare nel diritto della parte processuale estinta, impregiudicato l’accertamento dell’effettiva spettanza del diritto medesimo all’esito della valutazione della prova dell’allegata successione. Cass. 16 marzo 2012, n. 4208.

 

Testamento avvocato bologna, impugnazione testamento ,causa eredita’ avvocato successioni Bologna , studio avvocati Bologna La sentenza si apprezza, innanzitutto, per la sua coerenza sistematica. Coerenza che impone al giudicante di percorrere in modo ordinato un iter argomentativo che deve necessariamente partire dalla riconduzione del fatto nell’alveo della fattispecie astratta di riferimento, muovendosi attraverso i binari tracciati dalle norme. Ciò consente, nella specie, di evitare la sovrapposizione, e la conseguente contaminazione, di ambiti di disciplina differenti quali sono quelli che si riferiscono alla natura e all’efficacia del negozio testamentario rispetto a quelli relativi alla disciplina delle prove e alla speciale valenza riconosciuta alla prova documentale. In questo senso la questione dell’assunta falsità si pone certamente sul piano della “morfologia” e dunque dell’efficacia del testamento. La mancanza di olografia si traduce, infatti, in un vizio di forma richiesta ad substantiam determinante la nullità o addirittura l’inesistenza del negozio. Il testamento è invocato in giudizio come negozio e non come mero documento attestante le circostanze oggetto di prova che il giudice dovrà vagliare. La sua qualificazione in termini di scrittura privata non ha alcun rilievo, almeno nei giudizi in cui si discute della sua efficacia a valere quale titolo di trasferimento dei diritti e a qualificare il pretendente erede.

Nel solco della giurisprudenza favorevole allo strumento processuale della verificazione, dunque, non si esclude tout court il ricorso alla querela di falso, riconoscendone la alternatività, o meglio la diversa funzione, degli strumenti processuali[5], ma si sottolinea la ininfluenza sull’onere probatorio della posizione processuale assunta dalle parti stesse in quanto esso onere ricadrebbe sempre sulla parte che dal testamento voglia trarre giovamento e che a tal fine propone l’istanza di verificazione, salva la diversa opzione eletta dalla controparte di promuovere la querela di falso[6].

Anche in tempi più recenti la giurisprudenza[7] ha confermato che, essendo la querela di falso ed il disconoscimento/verificazione istituti preordinati a finalità diverse, il testamento olografo non perderebbe la sua natura di scrittura privata per il fatto di dover rispondere ai requisiti di forma imposti dalla legge, siccome esso trae la sua efficacia dal riconoscimento, espresso o tacito, che compia il soggetto contro il quale la scrittura è prodotta: quest’ultimo, per impedire tale effetto e contestare l’intera scheda testamentaria deve proporre il disconoscimento, che comporta a carico della controparte l’onere di dimostrare, in contrario, che la scrittura non è stata contraffatta e proviene effettivamente dal suo autore apparente.

 

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» AZIONE DI RIDUZIONE TESTAMENTO SUCCESSIONE IMPUGNAZIONE TESTAMENTO BOLOGNA La dichiarazione del testatore di avere già soddisfatto il legittimario con donazioni costituisce dichiarazione che neppure potrebbe essere assimilata ad una confessione stragiudiziale ex art. 2935 c.c. in quanto nell’azione di riduzione il legittimario è terzo e tale dichiarazione sarebbe invece favorevole al testatore e ai suoi eredi e, invece, sfavorevole al legittimario. Con il secondo motivo il ricorrente deduce la violazione di legge in ordine alla distribuzione degli oneri probatori e l’erronea inversione dell’onere di cui all’art. 2697 c.c. circa la veridicità dell’affermazione del testatore di intervenuta tacitazione della legittimarla.

» EREDE QUOTE COME CALCOLARE LA QUOTA DELL’EREDE? AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA i sensi del combinato disposto degli artt. 554,555,558 e 559 cod. civ., ai fini della reintegrazione della quota di legittima lesa, devono anzitutto essere ridotte le disposizioni testamentarie (art. 554 cod. civ.); tale riduzione colpisce proporzionalmente tutte le disposizioni testamentarie, sia a titolo universale che a titolo particolare, nei limiti di quanto è necessario per soddisfare il diritto del legittimario (art. 558 comma 1 cod. civ.). Il testatore non può impedire la riduzione delle disposizioni testamentarie, ma può soltanto disporre che una disposizione (c.d. ‘disposizione privilegiata’) sia ridotta dopo che siano state ridotte le altre e ciò non sia stato sufficiente a reintegrare la quota di legittima lesa (art. 558 comma 2 cod. civ.). In ogni caso, non è possibile procedere alla riduzione delle donazioni poste in essere dal de cuius se non dopo aver operato la riduzione di tutte le disposizioni testamentarie – anche di quelle privilegiate – e aver constatato che tale riduzione non è sufficiente a reintegrare la quota di riserva spettante al legittimario (art. 555 comma 2 cod. civ.); solo in tal caso, può procedersi alla riduzione delle donazioni, sia dirette che indirette, la quale è soggetta al criterio cronologico, nel senso che va prima ridotta l’ultima donazione e, solo ove tale riduzione si riveli insufficiente per reintegrare la quota di legittima, può risalirsi via via a quelle anteriori, secondo l’ordine cronologico, fino a soddisfare il diritto del legittimario (art. 559 cod. civ.).

» EREDE COME RIVENDICARE I PROPRI DIRITTI CHIAMA L’AVVOCATO ESPERTO La Corte – prosegue la ricorrente – non avrebbe poi rilevato che “l’originale delle fotocopie prodotte non fu mai prodotto, nè che le stesse, prive di data, di sottoscrizione e di intestazione, neppure potevano essere qualificate documenti”. Inoltre sarebbe errata l’affermazione secondo la quale la questione della proprietà delle società svizzere “muove dalla necessaria premessa dell’accertamento della qualità di erede di O. M.” (cfr. pag. 23 della sentenza). Tale affermazione sarebbe smentita dalla stessa narrazione della sentenza, che a pag. 1 testualmente afferma: ” O.J. rivendica i diritti ereditari della madre adottiva sul patrimonio rimasto indiviso con M. già dal tempo del decesso della madre M

» DEBITI EREDITARI RINUNCIA EREDITA’ L’assunzione della qualità di erede non può certamente desumersi dalla mera chiamata all’eredità, né dalla denuncia di successione trattandoci di un atto di natura meramente fiscale (Cass. Sez. 2, n. 10729 del 2009) che non ha rilievo ai fini dell’assunzione della qualità di erede che consegue solo all’accettazione dell’eredità, espressa o tacita, la cui ricorrenza rappresenta un elemento costitutivo del diritto azionato nei confronti del soggetto evocato in giudizio quale successore del de cuius (Cass. n. 6479 del 2002, Cass. n. 2849 del 1992). In ipotesi di debiti del de cuius di natura tributaria, pertanto, l’accettazione dell’eredità è una condizione imprescindibile affinché possa affermarsi l’obbligazione del chiamato all’eredità a risponderne. Non può ritenersi obbligato chi abbia rinunciato all’eredità, ai sensi dell’art. 519 cod.civ..

» EREDE ACCETTAZIONE CON BENEFICIO INVENTARIO DEBITI ERARIO sentenza n. 4419 del 21/02/2008 ha affermato che la limitazione della responsabilità dell’erede per i debiti ereditari, derivante dall’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario, è opponibile a qualsiasi creditore, ivi compreso l’erario. Rappresentò la contribuente di aver accettato l’eredità del (…) con beneficio di inventario, che l’inventario si era concluso in data 29.7.2000 e che in data 26.1.2001, a seguito della trascrizione della dichiarazione di rilascio dei beni ai creditori, era stato nominato dal Presidente del Tribunale di Perugia il curatore per provvedere alla liquidazione dei beni ereditari. Sostenne, altresì, la (…) che, ai sensi dell’art. 490 c.c.» “l’erede non è tenuto al pagamento dei debiti ereditari e dei legati oltre il valore dei beni a lui pervenuti” e che, sino alla conclusione della liquidazione dei beni ereditari l’Ufficio non avrebbe potuto esigere l’imposta, non essendo possibile conoscere l’esatto ammontare dei beni a lei pervenuti ovvero l’attivo ereditario su cui calcolare l’imposta, specificando che, mentre i beni siti in (…) erano stati tutti liquidati, non era ancora terminata la liquidazione dei beni siti in (…).

» AVVOCATO EREDI BOLOGNA successione testamentaria dichiarazione di successione denuncia di successione diritto di successione successione eredità diritto successione successione testamento COME OTTENERE LA TUA QUOTA CHIAMA SUBITO NOO ASPETTARE:AZIONE DI PETIZIONE Art. 533 c.c. (Petizione di eredità) L’erede può chiedere il riconoscimento della sua qualità ereditaria contro chiunque possiede tutti o parte dei beni ereditari a titolo di erede o senza titolo alcuno, allo scopo di ottenere la restituzione dei beni medesimi. L’azione è imprescrittibile, salvi gli efetti dell’usucapione rispetto ai singoli beni

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