Avvocato Sergio Armaroli | Via Solferino 30, Bologna (BO) | Tel.051.6447838|avvsergioarmaroli@gmail.com

UNIONI CIVILI AVVOCATO UNIONI CIVILI BOLOGNA. FAMIGLIA DI FATTO BOLOGNA CHIAMA unioni civili cosa comporta unioni civili cosa cambia cosa vuol dire unioni civili cosa significa unioni civili cosa sono unioni civili quando unioni civili quando perché unioni civili

UNIONI CIVILI AVVOCATO UNIONI CIVILI BOLOGNA

alibbri e artelloAMAMMA E PAPA'

  1. unioni civili cosa 
  2. unioni civili cosa comporta
  3. unioni civili cosa cambia
  4.  cosa vuol dire unioni civili
  5. cosa significa unioni civili
  6. cosa sono unioni civili
  7. quando unioni civili
  8. quando perché unioni civili
  9. perchè registro unioni civili
  10. perchè unioni civili
  11. come unioni civili
  12. come funziona
  13. sono quali sono le unioni civili
  14. cosa sono unioni civili

ADENAROSVEGLIASCRITTA

L’unione civile tra due persone maggiorenni avverrà di fronte a un ufficiale di stato e alla presenza di due testimoni e verrà registrata nell’archivio dello stato civile. Gli atti dell’unione, indicanti i dati anagrafici, il regime patrimoniale e la residenza vengono registrati nell’archivio dello stato civile. Le parti possono stabilire, per la durata dell’unione, un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi, anche anteponendo o posponendo il proprio cognome se diverso. Per il resto il ddl estende alle coppie dello stesso sesso i diritti previsti dal matrimonio civile.

Il comma 37 sancisce che per stabile convivenza si fa riferimento alla dichiarazione anagrafica (prevista dal Dpr 223 del 1989). In sintesi, basta presentare agli uffici comunali questo semplice documento e si hanno quasi in automatico gli stessi diritti e doveri dei coniugi perché si ufficializza il nuovo nucleo familiare. Infatti scattano le stesse prerogative».

(GU n.118 del 21-5-2016)

 

Vigente al: 5-6-2016

 

ADENAROTAGLIO

La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della  Repubblica  hanno

approvato;

 

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Promulga

 

la seguente legge:

 

Art. 1

 

  1. La presente legge istituisce l’unione civile tra persone  dello

stesso sesso  quale  specifica  formazione  sociale  ai  sensi  degli

articoli 2  e  3  della  Costituzione  e  reca  la  disciplina  delle

convivenze di fatto.

  1. Due  persone  maggiorenni  dello  stesso  sesso   costituiscono

un’unione civile mediante dichiarazione di  fronte  all’ufficiale  di

stato civile ed alla presenza di due testimoni.

  1. L’ufficiale di stato civile provvede alla  registrazione  degli

atti di unione civile tra persone dello  stesso  sesso  nell’archivio

dello stato civile.

  1. Sono cause impeditive per la costituzione dell’unione civile tra

persone dello stesso sesso:

  1. a) la sussistenza, per una delle parti, di un vincolo matrimoniale

o di un’unione civile tra persone dello stesso sesso;

  1. b) l’interdizione di una delle parti per infermita’ di  mente;  se

l’istanza d’interdizione e’ soltanto promossa, il pubblico  ministero

puo’ chiedere che si sospenda la costituzione dell’unione civile;  in

tal caso il procedimento non puo’ aver luogo finche’ la sentenza  che

ha pronunziato sull’istanza non sia passata in giudicato;

  1. c) la sussistenza tra le parti dei rapporti di cui all’articolo 87,

primo comma, del codice civile; non possono altresi’ contrarre unione

civile tra persone dello stesso sesso lo zio e il nipote e la  zia  e

la nipote; si applicano le disposizioni di cui al  medesimo  articolo

87;

  1. d) la condanna definitiva di un contraente per omicidio consumato o

tentato nei confronti di chi sia coniugato  o  unito  civilmente  con

l’altra parte; se e’ stato disposto soltanto rinvio a giudizio ovvero

sentenza di condanna di primo  o  secondo  grado  ovvero  una  misura

cautelare la costituzione dell’unione civile tra persone dello stesso

sesso e’ sospesa  sino  a  quando  non  e’  pronunziata  sentenza  di

proscioglimento.

  1. La sussistenza di una delle cause impeditive di cui al comma  4

comporta la nullita’ dell’unione  civile  tra  persone  dello  stesso

sesso. All’unione civile tra persone dello stesso sesso si  applicano

gli articoli 65 e 68, nonche’ le disposizioni di  cui  agli  articoli

119, 120, 123, 125, 126, 127, 128, 129 e 129-bis del codice civile.

  1. L’unione civile costituita in violazione  di  una  delle  cause

impeditive di cui al comma 4, ovvero in violazione  dell’articolo  68

del codice civile, puo’ essere  impugnata  da  ciascuna  delle  parti

dell’unione civile, dagli ascendenti prossimi, dal pubblico ministero

e da tutti coloro che abbiano per impugnarla un interesse legittimo e

attuale. L’unione civile costituita da una  parte  durante  l’assenza

dell’altra non puo’ essere impugnata finche’ dura l’assenza.

  1. L’unione civile  puo’  essere  impugnata  dalla  parte  il  cui

consenso e’ stato estorto con violenza o  determinato  da  timore  di

eccezionale gravita’ determinato da cause esterne alla parte  stessa.

Puo’ essere altresi’ impugnata dalla parte il cui consenso  e’  stato

dato per effetto di errore sull’identita’ della persona o  di  errore

essenziale su qualita’ personali dell’altra parte. L’azione non  puo’

essere proposta se vi e’ stata coabitazione per un anno dopo  che  e’

cessata la violenza o le cause che hanno determinato il timore ovvero

sia stato scoperto l’errore. L’errore  sulle  qualita’  personali  e’

essenziale qualora, tenute presenti le condizioni  dell’altra  parte,

si accerti che la stessa non avrebbe prestato il suo consenso  se  le

avesse esattamente conosciute e purche’ l’errore riguardi:

  1. a) l’esistenza di una malattia fisica o psichica, tale da impedire

lo svolgimento della vita comune;

  1. b) le circostanze di cui all’articolo 122, terzo comma, numeri 2),

3) e 4), del codice civile.

  1. La parte puo’ in qualunque  tempo  impugnare  il  matrimonio  o

l’unione civile dell’altra parte. Se  si  oppone  la  nullita’  della

prima unione  civile,  tale  questione  deve  essere  preventivamente

giudicata.

  1. L’unione civile tra persone dello stesso sesso  e’  certificata

dal relativo documento attestante la  costituzione  dell’unione,  che

deve contenere i dati anagrafici delle parti, l’indicazione del  loro

regime patrimoniale e della loro residenza, oltre ai dati  anagrafici

e alla residenza dei testimoni.

  1. Mediante dichiarazione all’ufficiale di stato civile le  parti

possono stabilire di assumere, per la durata dell’unione  civile  tra

persone dello stesso sesso, un cognome comune scegliendolo tra i loro

cognomi. La parte puo’ anteporre o  posporre  al  cognome  comune  il

proprio cognome, se diverso, facendone dichiarazione all’ufficiale di

stato civile.

  1. Con la costituzione dell’unione civile tra persone dello stesso

sesso le parti acquistano gli stessi diritti e  assumono  i  medesimi

doveri; dall’unione civile deriva l’obbligo reciproco  all’assistenza

morale e materiale  e  alla  coabitazione.  Entrambe  le  parti  sono

tenute, ciascuna in relazione alle proprie sostanze  e  alla  propria

capacita’ di lavoro  professionale  e  casalingo,  a  contribuire  ai

bisogni comuni.

  1. Le parti concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare e

fissano la residenza comune; a ciascuna delle parti spetta il  potere

di attuare l’indirizzo concordato.

  1. Il regime patrimoniale dell’unione civile  tra  persone  dello

stesso sesso, in mancanza di  diversa  convenzione  patrimoniale,  e’

costituito dalla comunione dei beni. In materia di  forma,  modifica,

simulazione e capacita’ per la stipula delle convenzioni patrimoniali

si applicano gli articoli 162, 163, 164 e 166 del codice  civile.  Le

parti non possono derogare ne’ ai  diritti  ne’  ai  doveri  previsti

dalla  legge  per  effetto  dell’unione  civile.  Si   applicano   le

disposizioni di cui alle sezioni II, III, IV, V e VI del capo VI  del

titolo VI del libro primo del codice civile.

  1. Quando la condotta della parte dell’unione civile e’ causa  di

grave pregiudizio all’integrita’ fisica o morale ovvero alla liberta’

dell’altra parte, il giudice, su istanza di parte, puo’ adottare  con

decreto uno o piu’ dei provvedimenti di cui all’articolo 342-ter  del

codice civile.

  1. Nella  scelta  dell’amministratore  di  sostegno  il   giudice

tutelare preferisce, ove possibile, la parte dell’unione  civile  tra

persone dello stesso sesso. L’interdizione o l’inabilitazione possono

essere promosse anche dalla parte dell’unione civile, la  quale  puo’

presentare istanza di revoca quando ne cessa la causa.

  1. La violenza e’ causa di annullamento del contratto anche quando

il male minacciato riguarda la persona  o  i  beni  dell’altra  parte

dell’unione civile costituita dal contraente o da  un  discendente  o

ascendente di lui.

  1. In caso di morte  del  prestatore  di  lavoro,  le  indennita’

indicate  dagli  articoli  2118  e  2120  del  codice  civile  devono

corrispondersi anche alla parte dell’unione civile.

  1. La prescrizione rimane sospesa tra le parti dell’unione civile.
  2. All’unione civile tra persone dello stesso sesso si  applicano

le disposizioni di cui al titolo XIII  del  libro  primo  del  codice

civile, nonche’ gli articoli 116, primo comma, 146, 2647, 2653, primo

comma, numero 4), e 2659 del codice civile.

  1. Al solo fine di assicurare  l’effettivita’  della  tutela  dei

diritti e il pieno adempimento degli obblighi  derivanti  dall’unione

civile tra  persone  dello  stesso  sesso,  le  disposizioni  che  si

riferiscono al matrimonio e  le  disposizioni  contenenti  le  parole

«coniuge», «coniugi» o termini equivalenti, ovunque  ricorrono  nelle

leggi, negli atti aventi forza  di  legge,  nei  regolamenti  nonche’

negli atti amministrativi e nei contratti  collettivi,  si  applicano

anche ad ognuna delle parti  dell’unione  civile  tra  persone  dello

stesso sesso. La disposizione di cui al  periodo  precedente  non  si

applica alle norme del codice  civile  non  richiamate  espressamente

nella presente legge, nonche’ alle disposizioni di cui alla  legge  4

maggio 1983, n. 184. Resta fermo  quanto  previsto  e  consentito  in

materia di adozione dalle norme vigenti.

  1. Alle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso si

applicano le disposizioni previste dal capo III  e  dal  capo  X  del

titolo I, dal titolo II e dal capo II e dal capo V-bis del titolo  IV

del libro secondo del codice civile.

  1. La morte o la dichiarazione di morte  presunta  di  una  delle

parti dell’unione civile ne determina lo scioglimento.

  1. L’unione  civile  si  scioglie  altresi’  nei  casi   previsti

dall’articolo 3, numero 1) e numero 2), lettere a),  c),  d)  ed  e),

della legge 1° dicembre 1970, n. 898.

  1. L’unione civile si scioglie, inoltre, quando  le  parti  hanno

manifestato anche disgiuntamente la volonta’ di scioglimento  dinanzi

all’ufficiale  dello  stato  civile.  In  tale  caso  la  domanda  di

scioglimento dell’unione civile e’ proposta decorsi  tre  mesi  dalla

data della manifestazione di volonta’ di scioglimento dell’unione.

  1. Si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 4, 5,  primo

comma, e dal quinto all’undicesimo comma, 8, 9,  9-bis,  10,  12-bis,

12-ter, 12-quater, 12-quinquies e 12-sexies della legge  1°  dicembre

1970, n. 898, nonche’ le disposizioni di cui al Titolo II  del  libro

quarto del codice di procedura civile ed agli articoli  6  e  12  del

decreto-legge  12   settembre   2014,   n.   132,   convertito,   con

modificazioni, dalla legge 10 novembre 2014, n. 162.

  1. La  sentenza  di  rettificazione  di  attribuzione  di   sesso

determina lo scioglimento dell’unione civile tra persone dello stesso

sesso.

  1. Alla rettificazione anagrafica di sesso, ove i coniugi abbiano

manifestato la volonta’ di non sciogliere  il  matrimonio  o  di  non

cessarne gli  effetti  civili,  consegue  l’automatica  instaurazione

dell’unione civile tra persone dello stesso sesso.

  1. Fatte salve le disposizioni di cui  alla  presente  legge,  il

Governo e’ delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata

in vigore della presente legge, uno o  piu’  decreti  legislativi  in

materia di unione civile tra persone dello stesso sesso nel  rispetto

dei seguenti principi e criteri direttivi:

  1. a) adeguamento  alle  previsioni  della   presente   legge   delle

disposizioni  dell’ordinamento  dello  stato  civile  in  materia  di

iscrizioni, trascrizioni e annotazioni;

  1. b) modifica  e  riordino  delle  norme  in  materia   di   diritto

internazionale privato, prevedendo  l’applicazione  della  disciplina

dell’unione civile tra persone  dello  stesso  sesso  regolata  dalle

leggi italiane alle coppie formate da persone dello stesso sesso  che

abbiano  contratto  all’estero  matrimonio,  unione  civile  o  altro

istituto analogo;

  1. c) modificazioni  ed  integrazioni  normative  per  il  necessario

coordinamento con la  presente  legge  delle  disposizioni  contenute

nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti e  nei

decreti.

  1. I decreti legislativi di cui al  comma  28  sono  adottati  su

proposta del Ministro della giustizia, di concerto  con  il  Ministro

dell’interno, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali  e  il

Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale.

  1. Ciascuno schema di decreto legislativo di cui al comma  28,  a

seguito della deliberazione del Consiglio dei ministri, e’  trasmesso

alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica perche’  su  di

esso siano espressi, entro  sessanta  giorni  dalla  trasmissione,  i

pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia. Decorso

tale termine il decreto  puo’  essere  comunque  adottato,  anche  in

mancanza dei pareri. Qualora il termine per l’espressione dei  pareri

parlamentari scada nei trenta giorni che precedono  la  scadenza  del

termine previsto dal comma 28, quest’ultimo termine e’  prorogato  di

tre mesi. Il Governo,  qualora  non  intenda  conformarsi  ai  pareri

parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle  Camere  con  le  sue

osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate  dei  necessari

elementi  integrativi  di  informazione  e  motivazione.   I   pareri

definitivi delle Commissioni competenti  per  materia  sono  espressi

entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova trasmissione.

Decorso tale termine, i decreti possono essere comunque adottati.

  1. Entro due anni dalla data di  entrata  in  vigore  di  ciascun

decreto legislativo adottato ai sensi del comma 28, il  Governo  puo’

adottare disposizioni integrative e correttive del decreto  medesimo,

nel rispetto dei principi e criteri direttivi di cui al citato  comma

28, con la procedura prevista nei commi 29 e 30.

  1. All’articolo 86 del codice civile,  dopo  le  parole:  «da  un

matrimonio» sono inserite le seguenti: «o  da  un’unione  civile  tra

persone dello stesso sesso».

  1. All’articolo 124 del codice civile, dopo le parole: «impugnare

il matrimonio» sono inserite le  seguenti:  «o  l’unione  civile  tra

persone dello stesso sesso».

  1. Con decreto del Presidente  del  Consiglio  dei  ministri,  su

proposta del Ministro dell’interno, da emanare  entro  trenta  giorni

dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono  stabilite

le disposizioni transitorie necessarie per  la  tenuta  dei  registri

nell’archivio dello stato civile nelle more  dell’entrata  in  vigore

dei decreti legislativi adottati ai sensi del comma 28, lettera a).

  1. Le disposizioni di cui ai commi da 1 a 34 acquistano efficacia

a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge.

  1. Ai fini delle disposizioni di cui ai  commi  da  37  a  67  si

intendono per «conviventi di fatto»  due  persone  maggiorenni  unite

stabilmente da legami affettivi di coppia e di  reciproca  assistenza

morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinita’

o adozione, da matrimonio o da un’unione civile.

  1. Ferma restando la sussistenza dei presupposti di cui al  comma

36, per l’accertamento della stabile  convivenza  si  fa  riferimento

alla dichiarazione anagrafica di cui all’articolo 4 e alla lettera b)

del comma 1 dell’articolo 13 del regolamento di cui  al  decreto  del

Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223.

  1. I conviventi di fatto hanno gli stessi  diritti  spettanti  al

coniuge nei casi previsti dall’ordinamento penitenziario.

  1. In caso di malattia o di ricovero, i conviventi di fatto hanno

diritto reciproco di visita, di assistenza nonche’  di  accesso  alle

informazioni personali, secondo le  regole  di  organizzazione  delle

strutture  ospedaliere  o  di   assistenza   pubbliche,   private   o

convenzionate, previste per i coniugi e i familiari.

  1. Ciascun convivente di fatto puo’ designare l’altro  quale  suo

rappresentante con poteri pieni o limitati:

  1. a) in caso di malattia che comporta incapacita’ di intendere e  di

volere, per le decisioni in materia di salute;

  1. b) in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le

modalita’ di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie.

  1. La designazione di cui al comma  40  e’  effettuata  in  forma

scritta e autografa oppure, in caso di impossibilita’  di  redigerla,

alla presenza di un testimone.

  1. Salvo quanto  previsto  dall’articolo  337-sexies  del  codice

civile, in caso di  morte  del  proprietario  della  casa  di  comune

residenza il convivente di fatto superstite ha diritto di  continuare

ad abitare nella stessa per due anni  o  per  un  periodo  pari  alla

convivenza se superiore a due anni e  comunque  non  oltre  i  cinque

anni. Ove nella stessa coabitino figli minori o  figli  disabili  del

convivente superstite,  il  medesimo  ha  diritto  di  continuare  ad

abitare nella casa di comune residenza per un periodo non inferiore a

tre anni.

  1. Il diritto di cui al comma 42 viene meno nel caso  in  cui  il

convivente superstite cessi di  abitare  stabilmente  nella  casa  di

comune residenza o in caso di matrimonio, di unione civile o di nuova

convivenza di fatto.

  1. Nei casi di morte del conduttore o di suo recesso dal contratto

di locazione della casa di comune residenza, il convivente  di  fatto

ha facolta’ di succedergli nel contratto.

  1. Nel  caso  in  cui  l’appartenenza  ad  un  nucleo   familiare

costituisca titolo  o  causa  di  preferenza  nelle  graduatorie  per

l’assegnazione di alloggi di edilizia  popolare,  di  tale  titolo  o

causa di preferenza  possono  godere,  a  parita’  di  condizioni,  i

conviventi di fatto.

  1. Nella sezione VI del capo VI del titolo VI del libro primo del

codice civile, dopo l’articolo 230-bis e’ aggiunto il seguente:

«Art. 230-ter (Diritti del convivente). – Al  convivente  di  fatto

che presti stabilmente  la  propria  opera  all’interno  dell’impresa

dell’altro  convivente   spetta   una   partecipazione   agli   utili

dell’impresa familiare ed ai beni acquistati con  essi  nonche’  agli

incrementi dell’azienda, anche in ordine all’avviamento,  commisurata

al lavoro prestato. Il diritto di partecipazione non  spetta  qualora

tra  i  conviventi  esista  un  rapporto  di  societa’  o  di  lavoro

subordinato».

  1. All’articolo 712,  secondo  comma,  del  codice  di  procedura

civile, dopo le parole: «del coniuge» sono inserite le  seguenti:  «o

del convivente di fatto».

  1. Il convivente di fatto puo’ essere nominato tutore, curatore o

amministratore di sostegno,  qualora  l’altra  parte  sia  dichiarata

interdetta  o  inabilitata  ai  sensi  delle  norme  vigenti   ovvero

ricorrano i presupposti di cui all’articolo 404 del codice civile.

  1. In caso di decesso del convivente di fatto, derivante da fatto

illecito di un terzo, nell’individuazione del danno risarcibile  alla

parte superstite si applicano i medesimi criteri individuati  per  il

risarcimento del danno al coniuge superstite.

  1. I  conviventi  di  fatto  possono  disciplinare   i   rapporti

patrimoniali relativi alla loro vita in comune con la  sottoscrizione

di un contratto di convivenza.

  1. Il contratto di cui al comma 50, le sue  modifiche  e  la  sua

risoluzione sono redatti in forma scritta, a pena  di  nullita’,  con

atto pubblico o scrittura privata con sottoscrizione  autenticata  da

un notaio o da un avvocato che ne attestano la conformita’ alle norme

imperative e all’ordine pubblico.

  1. Ai fini dell’opponibilita’ ai terzi, il professionista che  ha

ricevuto l’atto  in  forma  pubblica  o  che  ne  ha  autenticato  la

sottoscrizione  ai  sensi  del  comma  51  deve  provvedere  entro  i

successivi dieci giorni a trasmetterne copia al comune  di  residenza

dei conviventi per l’iscrizione all’anagrafe ai sensi degli  articoli

5 e 7  del  regolamento  di  cui  al  decreto  del  Presidente  della

Repubblica 30 maggio 1989, n. 223.

  1. Il  contratto  di  cui  al   comma   50   reca   l’indicazione

dell’indirizzo indicato da ciascuna parte al quale sono effettuate le

comunicazioni inerenti  al  contratto  medesimo.  Il  contratto  puo’

contenere:

  1. a) l’indicazione della residenza;
  2. b) le modalita’ di contribuzione alle  necessita’  della  vita  in

comune, in relazione alle sostanze di ciascuno e  alla  capacita’  di

lavoro professionale o casalingo;

  1. c) il regime patrimoniale della comunione dei beni,  di  cui  alla

sezione III del capo VI del titolo VI  del  libro  primo  del  codice

civile.

  1. Il regime patrimoniale scelto nel contratto di convivenza puo’

essere modificato in qualunque momento nel corso della convivenza con

le modalita’ di cui al comma 51.

  1. Il   trattamento   dei   dati   personali   contenuti   nelle

certificazioni anagrafiche deve avvenire conformemente alla normativa

prevista dal codice in materia di protezione dei dati  personali,  di

cui al decreto legislativo 30 giugno  2003,  n.  196,  garantendo  il

rispetto  della  dignita’  degli   appartenenti   al   contratto   di

convivenza.  I  dati   personali   contenuti   nelle   certificazioni

anagrafiche non possono  costituire  elemento  di  discriminazione  a

carico delle parti del contratto di convivenza.

  1. Il contratto di convivenza non puo’ essere sottoposto a termine

o condizione.  Nel  caso  in  cui  le  parti  inseriscano  termini  o

condizioni, questi si hanno per non apposti.

  1. II contratto di convivenza e’ affetto da  nullita’  insanabile

che puo’ essere fatta  valere  da  chiunque  vi  abbia  interesse  se

concluso:

  1. a) in presenza di un vincolo matrimoniale, di un’unione civile o di

un altro contratto di convivenza;

  1. b) in violazione del comma 36;
  2. c) da persona minore di eta’;
  3. d) da persona interdetta giudizialmente;
  4. e) in caso di condanna per il delitto di cui all’articolo  88  del

codice civile.

  1. Gli effetti del contratto di  convivenza  restano  sospesi  in

pendenza del procedimento di interdizione giudiziale o  nel  caso  di

rinvio a giudizio o di misura cautelare disposti per  il  delitto  di

cui all’articolo  88  del  codice  civile,  fino  a  quando  non  sia

pronunciata sentenza di proscioglimento.

  1. Il contratto di convivenza si risolve per:
  2. a) accordo delle parti;
  3. b) recesso unilaterale;
  4. c) matrimonio o unione civile tra i conviventi o tra un convivente

ed altra persona;

  1. d) morte di uno dei contraenti.
  2. La risoluzione del contratto di convivenza per  accordo  delle

parti o per recesso unilaterale deve essere redatta  nelle  forme  di

cui al comma 51. Qualora il contratto di convivenza preveda, a  norma

del comma 53, lettera c), il regime patrimoniale della comunione  dei

beni, la sua risoluzione determina lo  scioglimento  della  comunione

medesima e si applicano, in quanto compatibili,  le  disposizioni  di

cui alla sezione III del capo VI del titolo VI del  libro  primo  del

codice civile. Resta in ogni caso ferma la competenza del notaio  per

gli atti di  trasferimento  di  diritti  reali  immobiliari  comunque

discendenti dal contratto di convivenza.

  1. Nel caso di recesso unilaterale da un contratto di  convivenza

il professionista che riceve o che autentica l’atto e’ tenuto,  oltre

che agli  adempimenti  di  cui  al  comma  52,  a  notificarne  copia

all’altro contraente all’indirizzo risultante dal contratto. Nel caso

in cui la casa  familiare  sia  nella  disponibilita’  esclusiva  del

recedente, la dichiarazione di recesso,  a  pena  di  nullita’,  deve

contenere il termine, non inferiore a  novanta  giorni,  concesso  al

convivente per lasciare l’abitazione.

  1. Nel caso di cui alla lettera c) del comma 59, il contraente che

ha contratto matrimonio o unione  civile  deve  notificare  all’altro

contraente, nonche’ al professionista che ha ricevuto  o  autenticato

il contratto di convivenza, l’estratto  di  matrimonio  o  di  unione

civile.

  1. Nel caso di cui alla lettera d) del comma  59,  il  contraente

superstite o gli eredi del contraente deceduto devono  notificare  al

professionista  che  ha  ricevuto  o  autenticato  il  contratto   di

convivenza  l’estratto  dell’atto  di  morte  affinche’  provveda  ad

annotare a margine del contratto di convivenza l’avvenuta risoluzione

del contratto e a notificarlo all’anagrafe del comune di residenza.

  1. Dopo l’articolo 30 della legge 31  maggio  1995,  n.  218,  e’

inserito il seguente:

«Art. 30-bis (Contratti  di  convivenza).  –  1.  Ai  contratti  di

convivenza si applica la legge nazionale comune  dei  contraenti.  Ai

contraenti di diversa cittadinanza si applica la legge del  luogo  in

cui la convivenza e’ prevalentemente localizzata.

  1. Sono fatte salve le norme nazionali, europee ed  internazionali

che regolano il caso di cittadinanza plurima».

  1. In caso di cessazione della convivenza di  fatto,  il  giudice

stabilisce  il  diritto  del  convivente   di   ricevere   dall’altro

convivente e gli alimenti qualora versi in stato di bisogno e non sia

in grado di provvedere al proprio mantenimento.  In  tali  casi,  gli

alimenti sono assegnati per  un  periodo  proporzionale  alla  durata

della convivenza e nella misura determinata  ai  sensi  dell’articolo

438, secondo comma, del codice civile. Ai fini  della  determinazione

dell’ordine degli obbligati ai sensi  dell’articolo  433  del  codice

civile, l’obbligo alimentare del convivente di cui al presente  comma

e’ adempiuto con precedenza sui fratelli e sorelle.

  1. Agli oneri derivanti dall’attuazione dei commi da 1 a  35  del

presente articolo, valutati complessivamente in 3,7 milioni  di  euro

per l’anno 2016, in 6,7 milioni di euro per l’anno 2017, in 8 milioni

di euro per l’anno 2018, in 9,8 milioni di euro per l’anno  2019,  in

11,7 milioni di euro per l’anno 2020, in 13,7  milioni  di  euro  per

l’anno 2021, in 15,8 milioni di euro per l’anno 2022, in 17,9 milioni

di euro per l’anno 2023, in 20,3 milioni di euro per l’anno 2024 e in

22,7 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2025, si provvede:

  1. a) quanto a 3,7 milioni di euro per l’anno 2016, a 1,3 milioni  di

euro per l’anno 2018, a 3,1 milioni di euro  per  l’anno  2019,  a  5

milioni di euro per l’anno 2020, a 7 milioni di euro per l’anno 2021,

a 9,1 milioni di euro per l’anno 2022, a 11,2  milioni  di  euro  per

l’anno 2023, a 13,6 milioni di euro per l’anno 2024 e a 16 milioni di

euro annui a decorrere dall’anno 2025, mediante riduzione  del  Fondo

per interventi strutturali di politica economica, di cui all’articolo

10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282,  convertito,

con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307;

  1. b) quanto a 6,7 milioni di euro annui a decorrere dall’anno  2017,

mediante corrispondente riduzione delle proiezioni, per gli anni 2017

e 2018, dello stanziamento  del  fondo  speciale  di  parte  corrente

iscritto, ai fini del bilancio triennale 2016-2018,  nell’ambito  del

programma «Fondi di riserva e  speciali»  della  missione  «Fondi  da

ripartire» dello stato di previsione del  Ministero  dell’economia  e

delle finanze per l’anno 2016, allo  scopo  parzialmente  utilizzando

l’accantonamento relativo al medesimo Ministero.

  1. Ai sensi dell’articolo 17, comma 12, della legge  31  dicembre

2009, n. 196, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sulla

base dei dati comunicati dall’INPS, provvede  al  monitoraggio  degli

oneri di natura previdenziale ed assistenziale di cui ai commi da  11

a 20  del  presente  articolo  e  riferisce  in  merito  al  Ministro

dell’economia e delle finanze. Nel caso si  verifichino  o  siano  in

procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni  di  cui

al comma 66, il Ministro dell’economia e delle  finanze,  sentito  il

Ministro del lavoro e delle politiche sociali, provvede, con  proprio

decreto, alla  riduzione,  nella  misura  necessaria  alla  copertura

finanziaria  del   maggior   onere   risultante   dall’attivita’   di

monitoraggio, delle dotazioni finanziarie di parte corrente aventi la

natura di spese rimodulabili, ai sensi  dell’articolo  21,  comma  5,

lettera b), della legge 31 dicembre 2009, n. 196,  nell’ambito  dello

stato di previsione  del  Ministero  del  lavoro  e  delle  politiche

sociali.

  1. Il Ministro dell’economia  e  delle  finanze  riferisce  senza

ritardo alle Camere con apposita relazione in merito alle cause degli

scostamenti e all’adozione delle misure di cui al comma 67.

  1. Il Ministro dell’economia e delle  finanze  e’  autorizzato  ad

apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

La presente legge, munita del sigillo dello Stato,  sara’  inserita

nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica

italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla

osservare come legge dello Stato.

FAMIGLIA DI FATTO COPPIE DI FATTO DOMANDE RISPOSTE

      Cosa stabilisce la Corte costituzionale, sentenza 20 ottobre 2016, n. 225 sulle coppie di fatto?

Corte costituzionale, sentenza 20 ottobre 2016, n. 225.La Corte accoglie il ricorso e chiarisce che:

– stabilisce la Corte La norma viola sicuramente la Costituzione, che garantisce le formazioni sociali perché ormai tra esse va inclusa la famiglia di fatto;

– stabilisce la Corte inoltre viola la Costituzione perché introduce una discriminazione tra figli nati da una coppia etero e figli nati all’interno di una coppia omosessuale;

l’art. 117, primo comma, Cost., in relazione all’art. 8 della CEDU – oltre che agli obblighi internazionali, genericamente evocati in motivazione e non richiamati in dispositivo, discendenti dalla «Convenzione sui diritti del fanciullo adottata a New York il 20.11.1989, e ratificata in Italia con L. n. 176/1991, [dal]la Convenzione europea sull’esercizio dei diritti dei fanciulli, adottata dal Consiglio d’Europa a Strasburgo il 25.01.1996 e ratificata con L. 77 del/ 2003, [nonché dal]la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea del 7.12.2000, adottata il 12.12.2007 a Strasburgo o c.d. Carta di Nizza» – in materia di riconoscimento del diritto dei genitori e dei figli, nonché di ulteriori soggetti uniti da vincoli familiari di fatto, a mantenere stabili relazioni pur in caso di crisi della coppia (anche omosessuale), avuto sempre riguardo al preminente interesse del minore.

– stabilisce la Corte infine viola la Costituzione in relazione all’art. 8 della Convenzione europea dei diritti umani, che prevede l’obbligo di riconoscere il diritto del fanciullo e dei genitori, così come di altri soggetti uniti al bambino da vincoli di fatto, di mantenere rapporti stabili pure in caso di crisi della coppia tenendo sempre presente il superiore
interesse del minore;

 

  1. DOMANDA COSA VUOL DIRE COPPIA DI FATTO?

 

Risposta :vuol dire una coppia senza il vincolo del matrimonio

  1. DIRITTO COPPIE DI FATTO

RISPOSTA Partiamo innanzitutto da un presupposto: per legge la compagna del lettore, nel caso di separazione, non potrebbe vantare alcun assegno di mantenimento per se stessa (inteso come importo in grado di garantire all’ex un tenore di vita analogo a quello avuto durante la vita insieme), non essendo la coppia sposata; tuttavia, la recente riforma sulle convivenze ha riconosciuto una maggiore tutela economica ai conviventi di fatto(definito come due persone maggiorenni, anche gay, unite da stabili legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile tra persone dello stesso sesso).

  1. DOMANDA CHE TUTELA HA LA MADRE NELLA COPPIA DI FATTO?

RISPOSTA LAmadre è tutelata nel senso che può chiedere ad un Giudice l’assegnazione della casa familiare sino a quando il minore non diventerà autonomo da un punto di vista economico. Ed anche la maggior parte delle intese che vengono formalizzate con un ricorso congiunto davanti al Tribunale prevedono l’assegnazione della casa familiare alla madre. Non ci devono essere discussioni sul punto è un suo diritto..

  1. DOMANDA QUALE TUTELA LA NUOVA LEGGE SULLECOPPIE DI FATTO

RISPOSTA la recente riforma sulle convivenze (Legge 20 maggio 2016, n. 76 ) ha riconosciuto una maggiore tutela economica ai conviventi di fatto (definito come due persone maggiorenni, anche gay, unite da stabili legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile tra persone dello stesso sesso).
La convivenza di fatto di tali soggetti determina, infatti, l’applicazione automatica delle disposizioni di cui alla nuova legge, senza che i conviventi debbano necessariamente registrare in qualche modo il loro rapporto (come invece previsto per le coppie gay che vogliano unirsi con un unione civile).

DOMANDA Possono i conviventi riconoscersi reciprocamente gli stessi diritti e assumere gli stessi obblighi che competono ai coniugi?
RISPOSTA No. I conviventi possono, attraverso accordi e/o contratti, disciplinare i soli rapporti patrimoniali (anche sulla suddivisione delle spese per il mantenimento dei figli) e alcuni limitati aspetti inerenti i rapporti personali (sono ammessi accordi sull’affidamento dei figli per il caso di cessazione della convivenza).

  1. DOMANDA COME SI SEPARA UNA COPPIA DI FATTO?

RISPOSTA Non è previsto adire, come per la separazione tra coniugi, al Tribunale. Per legge sono due estranei la cui regolamentazione della separazione è rimessa a liberi accordi (patti di convivenza).

Il convivente economicamente più debole non può vantare alcun diritto all’assegno di mantenimento od agli alimenti.

F) DOMANDA Mutuo cointestato: quali sono le conseguenze in caso di separazione?

RISPOSTA Questo dipende dalla banca, se due persone sposate o non decidono di separarsi verso la banca restano coobligate

  1. g) DOMANDA OBBLIGHI VERSO I FIGLI

 

RISPOSTA Per quanto riguarda i figli non vi sono differenze tra famiglia di fatto e famiglia legittima.
La recente riforma della filiazione ha, infatti, equiparato integralmente la posizione dei figli, a prescindere dal vincolo che lega i genitori, uniformando anche le norme successorie e la competenza del Tribunale ordinario a decidere sui rapporti genitori-figli.

separazione conviventi con figli mantenimento

separazione conviventi con figli casa in affitto

separazione coppie di fatto affidamento figli

affidamento figli coppie di fatto tribunale ordinario

separazione conviventi mutuo cointestato

separazione di conviventi con figlio riconosciuto

separazione tra conviventi con figli diritti e doveri

separazione coppie di fatto con figli casa

[…] nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 337-ter del codice civile, aggiunto dall’art. 55, comma 1, del decreto legislativo 28 dicembre 2013, n. 154(Revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione, a norma dell’art. 2 della legge 10 dicembre 2012, n. 219), promosso dalla Corte d’appello di Palermo nel procedimento vertente tra G. D. e P. G., con ordinanza del 31 agosto 2015, iscritta al n. 338 del registro ordinanze 2015 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 2, prima serie speciale, dell’anno 2016.

Visti gli atti di costituzione di G. D. e P. G., nonché l’atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri;

udito nell’udienza pubblica del 4 ottobre 2016 il Giudice relatore Mario Rosario Morelli;

uditi gli avvocati Alberto Figone per G. D., Giancarlo Pizzoli per P. G. e l’avvocato dello Stato Gabriella Palmieri per il Presidente del Consiglio dei ministri.

RITENUTO IN FATTO

1.- Nel corso di un procedimento di volontaria giurisdizione, promosso, ex art. 737 del codice di procedura civile, dalla ricorrente P.G., per ottenere «- nell’interesse superiore dei minori S. e M. – un provvedimento volto a statuire tempi e modalità di frequentazione tra la stessa e i due bambini, figli della ex compagna G. D. con la quale aveva avuto una relazione sentimentale, durata otto anni, nel corso della quale la G. D. aveva avviato – con il sostegno morale ed economico della P. G. – un processo di procreazione assistita di tipo eterologo, conclusosi con la gravidanza e la nascita dei due gemelli, accuditi e cresciuti da entrambe le donne», la Corte d’appello di Palermo, adita in sede di reclamo proposto dalla madre biologica avverso il decreto del Tribunale di Palermo (con il quale, esclusa la legittimazione attiva della P. G., erano state comunque accolte le istanze della medesima, fatte proprie dal pubblico ministero intervenuto in causa), ha ritenuto rilevante e non manifestamente infondata ed ha perciò sollevato, con l’ordinanza in epigrafe, «questione di legittimità costituzionale dell’art. 337 ter codice civile, introdotto dall’art. 55 D.lgs. n. 154/2013, nella parte in cui – in violazione degli artt. 2, 3, 30, 31 e 117, comma primo (sub specie in violazione dell’art. 8 CEDU, quale norma interposta), della Costituzione – non consente al giudice di valutare, nel caso concreto, se risponda all’interesse del minore conservare rapporti significativi con l’ex partner del genitore biologico».

1.1.- In motivazione della suddetta ordinanza, la Corte palermitana ha preliminarmente ritenuto che correttamente il primo giudice aveva respinto le eccezioni pregiudiziali della resistente relative alla dedotta incompetenza per materia, ovvero per territorio, di esso Tribunale ordinario ed alla asserita improcedibilità del ricorso per violazione del principio del ne bis in idem rispetto ad altra – in realtà né soggettivamente né oggettivamente identica – controversia (un precedente, non accolto, ricorso congiunto delle due conviventi volto ad ottenere il riconoscimento in capo alla P. G. di una potestà analoga a quella genitoriale).

Ha considerato, a sua volta, provate, in punto di fatto, le circostanze esposte nell’atto introduttivo del giudizio ed ha condiviso le risultanze della consulenza peritale, espletata in primo grado, secondo la quale i bambini riconoscevano la P. G. «in una posizione di seconda mamma».

Ha poi affermato di «condivide[re] pienamente l’individuazione dei parametri costituzionali e convenzionali – operata dal primo giudice – che sanciscono il principio del c.d. best interest del minore (quali la Dichiarazione Universale dei diritti del fanciullo del 1959, gli artt. 7 e 24 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea o c.d. Carta di Nizza, e l’art. 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, nell’interpretazione loro attribuita dalla Corte EDU, quali “norme interposte” ai fini della verifica del rispetto dell’art. 117, primo comma, Cost.)».

Ha aggiunto, però, la stessa rimettente che l’univoco, e non superabile, tenore testuale dell’art. 337-ter del codice civile – che include nell’area di protezione le sole relazioni del minore con ascendenti e parenti – non ne consentirebbe, a suo avviso, l’interpretazione costituzionalmente e convenzionalmente adeguata (a quei parametri) presupposta, invece, dal Tribunale per affermare il diritto dei minori a mantenere un tal rapporto anche con soggetto non parente, quale appunto l’ex compagna della loro madre biologica.

1.2.- L’ostacolo frapposto dal citato art. 337-ter, alla verifica e valutazione da parte del giudice della sussistenza in concreto di un interesse del minore a conservare rapporti significativi con l’ex partner del genitore biologico «anche dopo la disgregazione della coppia», ne giustificherebbe, invece, sempre secondo la Corte di Palermo, lo scrutinio di legittimità costituzionale, appunto da essa richiesto.

L’art. 337-ter, in ragione di tal profilo denunciato, violerebbe, innanzitutto, «l’art. 2 Cost. – che ricomprende tra le “formazioni sociali” anche le famiglie di fatto, incluse quelle riguardanti coppie formate da persone dello stesso sesso»; risulterebbe, inoltre, incompatibile con i principi di ragionevolezza ed uguaglianza (art. 3 Cost.) e «con il diritto del minore ad una famiglia (artt. 2, 30 e 31 Cost.), ed in particolare a mantenere rapporti significativi con l’ex partner del genitore biologico, compresi i casi di famiglie omogenitoriali»; contrasterebbe, infine, «con l’art. 117, comma I Cost., che obbliga il legislatore italiano a rispettare i vincoli giuridici impostigli dal diritto dell’Unione Europea e dagli obblighi internazionali (quali la Convenzione sui diritti del fanciullo adottata a New York il 20.11.1989 e ratificata in Italia con L. n. 176/1991, la Convenzione europea sull’esercizio dei diritti dei fanciulli, adottata dal Consiglio d’Europa a Strasburgo il 25.01.1996 e ratificata con L. n. 77/2003, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europa del 7.12.2000, adottata il 12.12.2007 a Strasburgo o c.d. Carta di Nizza), nonché con l’art. 8 Cedu, quale norma interposta, come viene interpretata in modo costante dalla Corte EDU in materia di riconoscimento del diritto dei genitori e dei figli, nonché di altri soggetti uniti da relazioni familiari di fatto, a mantenere stabili relazioni, anche nell’ipotesi di crisi della coppia, avuto riguardo sempre al preminente interesse del minore».

2.- Innanzi a questa Corte si sono costituite entrambe le parti del giudizio a quo.

2.1.- La G. D. (reclamante in via principale) ha eccepito pregiudizialmente la manifesta inammissibilità della sollevata questione, per asserita inconferenza del petitum, sul presupposto che – diversamente da quanto prospettato nell’ordinanza di rimessione – il dubbio di incostituzionalità non avrebbe dovuto essere incentrato sull’ambito dei poteri decisori del giudice adito ai sensi dell’art. 337-ter cod. civ., bensì sulla legittimazione dell’ex partner del genitore biologico ad instaurare il procedimento previsto dalla denunciata norma.

Subordinatamente, nel merito, ha contestato la fondatezza della questione con riguardo ad ognuno dei profili prospettati.

In particolare, ha sostenuto che, pur non potendosi negare che, in seno ad una convivenza di fatto possano crearsi relazioni significative tra i figli minori ed il compagno del genitore (e ciò a prescindere dall’orientamento sessuale del partner), la tutela di tali relazioni, in caso di cessazione di quella convivenza, non potrebbe, comunque, essere perseguita mediante l’applicazione di una norma relativa alle modalità di esercizio della genitorialità sui figli comuni, approntando, al riguardo, l’ordinamento altri strumenti, anche nell’interesse del minore: tra questi, il rimedio – di derivazione giurisprudenziale – dell’adozione del minore “nel caso particolare” previsto dall’art. 44, lettera d), della legge 4 maggio 1983, n. 184 (Diritto del minore ad una famiglia), e l’intervento del giudice, ex art. 333 del codice civile – a fronte di «condotta del genitore pregiudizievole ai figli» – attivabile, in questo caso, su ricorso del pubblico ministero su segnalazione dell’ex partner del genitore biologico.

2.2.- La P. G. (reclamante incidentale) ha viceversa aderito, con diffuse argomentazioni, alla prospettazione del Collegio rimettente, sottolineando, tra l’altro, come, sia a livello interno che nel panorama europeo, risulti «progressivamente superata la tendenziale unicità del parametro biologico nell’attribuzione della genitorialità, anche in ragione del ricorso a metodiche procreative “artificiali”, che aprono la via a livello normativo alla scelta di fondare il rapporto di filiazione a partire dalla assunzione volontaria e consapevole della responsabilità genitoriale».

3.- Si è costituito, con atto di intervento, anche il Presidente del Consiglio dei ministri, per il tramite dell’Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per l’inammissibilità della questione in esame.

Ciò sul rilievo che si tratti nella specie di una questione di politica e di tecnica legislativa, di competenza del conditor iuris, che porrebbe «un problema di scelte di opportunità», esclusivamente riservate al legislatore.

4.- Nell’imminenza dell’udienza, ciascuna delle parti private ha depositato successiva memoria:

la G. D. per eccepire l’inammissibilità della questione sotto l’ulteriore profilo, fattuale, della insussistenza della comunione di vita con la P. G., presupposta dalla Corte rimettente, e che assume essere, viceversa, smentita da successiva allegata documentazione, che comproverebbe che essa G. D. «abitava insieme ai bambini in una casa di proprietà della P. G., ma non perché convivente con quest’ultima, ma perché, dalla P. G., concessale in godimento a titolo di locazione»;

la P. G. per sottolineare come la tutela del minore, nell’ipotesi considerata, non possa realizzarsi attraverso «il ricorso all’adozione in casi particolari di cui all’art. 44, lett. d), legge 184 del 1983 nella modulazione che ne è stata data in sede applicativa [e che] opera nel perdurare della relazione affettiva tra l’adottante e il genitore», presupponendo ciò l’assenso del genitore biologico.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1.- Nel corso del giudizio di cui si è detto nel Ritenuto in fatto, la Corte d’appello di Palermo ha sollevato, per sospetto contrasto con gli artt. 2, 3, 30 e 31 della Costituzione e con l’art. 117, primo comma, Cost., in relazione all’art. 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848, questione incidentale di legittimità costituzionale dell’art. 337-ter del codice civile, aggiunto dall’art. 55 del decreto legislativo 28 dicembre 2013, n. 154 (Revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione, a norma dell’art. 2 della legge 10 dicembre 2012, n. 219), «nella parte in cui […] non consente al giudice di valutare, nel caso concreto, se risponda all’interesse del minore conservare rapporti significativi con l’ex partner del genitore biologico».

1.1.- Il denunciato art. 337-ter cod. civ. (applicabile anche ai «procedimenti relativi ai figli nati fuori dal matrimonio», di cui al precedente art. 337-bis) dispone, al suo primo comma, che «Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale». Ed aggiunge, al secondo comma, che, per realizzare tale finalità, «il giudice adotta i provvedimenti relativi alla prole con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa […]».

1.2.- L’intervento additivo, nel corpus di tale norma, che la rimettente chiede a questa Corte, non postula la parificazione dell’ex partner del genitore biologico alla figura del genitore (naturale od adottivo) nei cui confronti il minore ha «il diritto […] di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale», ma più propriamente auspica che il soggetto che – nell’ambito di una (poi interrotta) unione (anche omosessuale) con il genitore biologico di un minore – abbia instaurato un legame affettivo con il minore medesimo, sia equiparato ai “parenti” ai fini della garanzia di conservazione di quel “significativo” rapporto.

Una tale equiparazione – premette la Corte palermitana – è, infatti, allo stato, preclusa dall’insuperabile tenore letterale dell’art. 337-ter, univocamente riferito ad uno specifico ed esclusivo contesto di relazioni parentali.

Da ciò, quindi, il denunciato contrasto di tale norma con:

l’art. 2 Cost., che garantisce le «formazioni sociali», in esse comprese le famiglie di fatto, anche composte da persone dello stesso sesso, in ragione del “vuoto di tutela” del minore nell’ambito delle stesse, per il profilo in considerazione;

gli artt. 2, 30 e 31, Cost., per il vulnus al principio di ragionevolezza ed al precetto dell’uguaglianza, e per la disparità di trattamento, che ne deriverebbe, tra i figli nati all’interno di una unione eterosessuale e quelli nati nell’ambito di una relazione omosessuale;

l’art. 117, primo comma, Cost., in relazione all’art. 8 della CEDU – oltre che agli obblighi internazionali, genericamente evocati in motivazione e non richiamati in dispositivo, discendenti dalla «Convenzione sui diritti del fanciullo adottata a New York il 20.11.1989, e ratificata in Italia con L. n. 176/1991, [dal]la Convenzione europea sull’esercizio dei diritti dei fanciulli, adottata dal Consiglio d’Europa a Strasburgo il 25.01.1996 e ratificata con L. 77 del/ 2003, [nonché dal]la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea del 7.12.2000, adottata il 12.12.2007 a Strasburgo o c.d. Carta di Nizza» – in materia di riconoscimento del diritto dei genitori e dei figli, nonché di ulteriori soggetti uniti da vincoli familiari di fatto, a mantenere stabili relazioni pur in caso di crisi della coppia (anche omosessuale), avuto sempre riguardo al preminente interesse del minore.

2.- L’eccezione di inammissibilità formulata dalla parte reclamante nel giudizio a quo – sul rilievo che la questione così sollevata sia non pertinentemente riferita all’art. 337-ter cod. civ. – non è fondata.

È proprio, infatti, all’interno della suddetta norma che è destinata, in tesi, ad incidere la pronuncia additiva, auspicata dal Collegio rimettente, a fini della sua reductio ad legitimitatem, nella indicata direzione ampliativa del potere di intervento del giudice a tutela dell’interesse del minore.

2.1.- Non pertinente, ed eccentrica rispetto al contesto del giudizio incidentale di legittimità costituzionale – e, per ciò, inammissibile – è l’ulteriore eccezione, formulata (solo in memoria) dalla medesima parte privata, con cui si pretende di rimettere in discussione (sulla base, per di più, di elementi indiziari sopravvenuti rispetto all’ordinanza di rimessione) il dato fattuale della “convivenza” tra le due donne, oggetto di accertamento nella sede (propria) di merito, in ragione della quale è motivata la rilevanza della questione.

2.2.- Non suscettibile di accoglimento è, infine, anche l’eccezione di inammissibilità formulata dall’Avvocatura dello Stato, poiché, diversamente da quanto da essa dedotto, l’intervento additivo richiesto dalla Corte rimettente è, nella sua prospettazione, “a rima obbligata”.

3.- Nel merito la questione non è fondata.

3.1.- Muovendo dalla corretta premessa che l’intervento del giudice a tutela del diritto del figlio minore a «conservare rapporti significativi» con persone diverse dai genitori, quale previsto e disciplinato dall’art. 337-ter cod. civ., abbia esclusivo riguardo a soggetti comunque legati al minore da un vincolo parentale – all’interno, quindi, di un contesto propriamente familiare – il giudice a quo perviene direttamente alla conclusione che esista un “vuoto di tutela” quanto all’interesse del minore a mantenere rapporti, non meno significativi, eventualmente intrattenuti con adulti di riferimento che non siano suoi parenti.

E conseguentemente ritiene che a ciò non possa altrimenti porsi rimedio che attraverso la chiesta pronuncia additiva, la quale – con specifico riguardo alla peculiare vicenda per cui è causa – includa, appunto, anche l’ex compagna della genitrice biologica nell’area dei soggetti le cui relazioni con il minore rientrano nel quadro di tutela apprestata dal denunciato art. 337-ter cod. civ.

3.2.- La Corte rimettente trascura, però, di considerare che l’interruzione ingiustificata, da parte di uno o di entrambi i genitori, in contrasto con l’interesse del minore, di un rapporto significativo, da quest’ultimo instaurato e intrattenuto con soggetti che non siano parenti, è riconducibile alla ipotesi di condotta del genitore “comunque pregiudizievole al figlio”, in relazione alla quale l’art. 333 dello stesso codice già consente al giudice di adottare “i provvedimenti convenienti” nel caso concreto. E ciò su ricorso del pubblico ministero (a tanto legittimato dall’art. 336 cod. civ.), anche su sollecitazione dell’adulto (non parente) coinvolto nel rapporto in questione.

In questo senso, nella fase di primo grado del giudizio a quo, si era, del resto, già orientato il Tribunale di Palermo che – nel disporre la frequentazione delle due minori con l’ex compagna della madre biologica – aveva ritenuto a tal fine necessaria una richiesta del pubblico ministero.

3.3.- Non sussiste, pertanto, il vuoto di tutela dell’interesse del minore presupposto dal giudice rimettente. E ciò appunto comporta la non fondatezza della questione su tal presupposto sollevata.

P.Q.M.
LA CORTE COSTITUZIONALE

dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 337-ter del codice civile sollevata – in riferimento agli articoli 2, 3, 30 e 31 della Costituzione, ed all’art. 117, primo comma, Cost., in relazione all’art. 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848 – dalla Corte d’appello di Palermo, con l’ordinanza in epigrafe.

By | 2017-08-24T18:56:12+00:00 giugno 16th, 2017|Separazione divorzio|0 Comments

Leave A Comment