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SEPARAZIONE BOLOGNA LITE TRA CONIUGI BOLOGNA CHIAMA SUBITO SEPARATI NON ASPETTARE convivenza difficile, conflittuale, in cui vengono a mancare i doveri di solidarietà tra coniugi, ma non risultano sottolineati fatti in grado di realizzare una pregnante offesa della integrità psicofisica della vittima

 

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come si chiede la separazione giudiziale

In caso di separazione giudiziale è anche possibile richiedere l’addebito della separazione, cioè l’accertamento che vi sia stata la violazione degli obblighi che discendono dal matrimonio (fedeltà, coabitazione, collaborazione tra i coniugi, mantenimento e cura della prole, etc.) da parte di uno dei coniugi e che questa violazione abbia determinato la cessazione del rapporto (per ulteriori informazioni: sentenze sull’addebito della separazione).

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n quali casi si può chiedere la separazione giudiziale?

Quando la convivenza è divenuta intollerabile ed è dannosa alla educazione dei figli. Ciascun coniuge può anche chiedere che la separazione sia addebitata all’altro per violazione dei doveri che derivano dal matrimonio, cioè fedeltà, assistenza morale e materiale, collaborazione nell’interesse della famiglia e coabitazione.

 

  • Che cosa comporta la dichiarazione di addebito?

Il coniuge a cui viene addebitata la separazione perde il diritto al mantenimento (ma non quello agli alimenti),

 

  • Quale è la differenza tra assegno di mantenimento e assegno alimentare?

Il mantenimento deve essere adeguato al tenore di vita precedente alla separazione; gli alimenti vengono versati solo se il coniuge si trova in stato di bisogno e non possono eccedere lo stretto indispensabile.

 

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L

a separazione giudiziale, secondo il codice civile italiano, si può avere su istanza di parte o perché ci sono state delle violazioni degli obblighi matrimoniali da parte di uno dei coniugi o perché ci sono delle circostanze oggettive che rendono non più sostenibile la prosecuzione del rapporto.

Il processo inizia con ricorso al presidente del tribunale del luogo in cui è individuata l’ultima residenza della coppia (se non l’hanno mai avuta allora si segue il classico sistema del tribunale competente nel luogo di residenza del convenuto).

 

come trasformare separazione giudiziale in consensuale

 

TROVANDO UN ACCORDO  FACENDO UN VERBALE DAVANTI AL GIUDICE,

come funziona separazione giudiziale

a separazione giudiziale. Il secondo tipo di separazione, invece, viene solitamente utilizzato in due casi: quando i coniugi non riescono a trovare un accordo sulle condizioni, e devono pertanto chiedere al Tribunale che sia il Giudice a decidere; e quando uno dei coniugi sia irreperibile o contrario alla separazione. 
In questo secondo tipo di separazione, la prima parte della procedura è essenzialmente identica alla separazione consensuale, con l’unica differenza che all’esito della prima udienza, in mancanza di un accordo tra i coniugi, sarà il Giudice ad assumere i provvedimenti provvisori ritenuti opportuni sia in ordine all’affidamento dei figli sia in ordine al mantenimento. Dopo la prima udienza, la procedura (invece di chiudersi con il Decreto di Omologa, come nella consensuale) prosegue come una normale causa civile, concludendosi con sentenza, dopo un processo destinato a durare qualche anno.

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Non può essere “addebitata” la separazione al coniuge, non più innamorato, che abbandoni il tetto coniugale!

Se si è disinnamorati si può abbandonare il tetto coniugale senza che da tale comportamento possa derivare una causa di addebito nella separazione.

Porre fine alla convivenza è un diritto: nessuno può essere obbligato a rimanere a casa se c’è disaffezione nella coppia o anche da parte di uno solo dei due coniugi.

Il fatto di non essere più innamorati, specie se dopo anni di sopportazioni e di un’unione infelice, non fa scattare l’addebito nei confronti di chi intende disimpegnarsi.

Secondo una recentissima sentenza della Cassazione, quando si verifica il distacco sentimentale, il coniuge è legittimato a chiedere la separazione e ad abbandonare il tetto coniugale senza che da ciò possano derivare, per lui, conseguenze giuridiche negative come l’addebito. ( così Cass. sent. n. 2183/2013.; ma anche Cass. sent. n. 21099/2007.)

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AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA SEPARAZIONI E DIVORZI

AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA SEPARAZIONI E DIVORZI

 

convivenza difficile, conflittuale, in cui vengono a mancare i doveri di solidarietà tra coniugi, ma non risultano sottolineati fatti in grado di realizzare una pregnante offesa della integrità psicofisica della vittima

 

Nel caso in esame dalla motivazione della sentenza impugnata non emerge una convivenza contraddistinta da un sistema abituale di vessazioni e di umiliazioni instaurato dall’imputato nei confronti della moglie: i giudici hanno fatto riferimento alla frequenza dei litigi tra i coniugi e ad un clima di tensione che sarebbe stato determinato dalle offese rivolte dall’imputato alla moglie, mentre hanno individuato un unico episodio di violenza, che ha determinato la persona offesa a presentare denuncia.

In altri termini, si evidenzia una convivenza difficile, conflittuale, in cui vengono a mancare i doveri di solidarietà tra coniugi, ma non risultano sottolineati fatti in grado di realizzare una pregnante offesa della integrità psicofisica della vittima, tali da farla precipitare in una condizione duratura di sofferenza e prostrazione. Nella nozione di maltrattamenti rientrano fatti lesivi dell’integrità anche solo morale del soggetto passivo, che possono consistere in parole che offendono la dignità della persona, purchè tale condotta abbia i caratteri della sopraffazione sistematica e programmata tale da rendere la convivenza particolarmente dolorosa, con conseguente intollerabile degenerazione del rapporto familiare

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Sez. VI, Sent., (ud. 21/01/2015) 23-03-2015, n. 12065

SEPARAZIONE BOLOGNA LITE TRA CONIUGI BOLOGNA CHIAMA SUBITO SEPARATI NON ASPETTARE convivenza difficile, conflittuale, in cui vengono a mancare i doveri di solidarietà tra coniugi, ma non risultano sottolineati fatti in grado di realizzare una pregnante offesa della integrità psicofisica della vittima

SEPARAZIONE BOLOGNA LITE TRA CONIUGI BOLOGNA CHIAMA SUBITO SEPARATI NON ASPETTARE
convivenza difficile, conflittuale, in cui vengono a mancare i doveri di solidarietà tra coniugi, ma non risultano sottolineati fatti in grado di realizzare una pregnante offesa della integrità psicofisica della vittima

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AGRO’ Antonio – Presidente –

Dott. CITTERIO Carlo – Consigliere –

Dott. PETRUZZELLIS Anna – Consigliere –

Dott. FIDELBO Giorgi – rel. Consigliere –

Dott. MOGINI Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

A.T., nato a (OMISSIS);

avverso la sentenza del 3 dicembre 2013 emessa dalla Corte d’appello di Napoli;

visti gli atti, la sentenza impugnata e il ricorso;

udita la relazione del Consigliere Dr. Giorgio Fidelbo;

udito il sostituto procuratore generale Dr. D’Ambrosio Vito, che ha chiesto il rigetto del ricorso.

 

Svolgimento del processo

  1. Con la decisione in epigrafe indicata la Corte d’appello di Napoli ha confermato la sentenza emessa in data 15 marzo 2013 dal Tribunale di Napoli, Sezione distaccata di Casoria, che ha ritenuto la responsabilità di A.T. per il reato di cui all’art. 572 c.p. commesso nei confronti del coniuge, L.A., ma ha ridotto la pena, rideterminandola in mesi otto di reclusione.
  2. L’imputato ha proposto personalmente ricorso per cassazione.

 

Con il primo motivo deduce l’errata applicazione dell’art. 572 c.p. , in quanto nella specie difetterebbe il requisito dell’abitualità della condotta attribuitagli.

Con il secondo motivo denuncia il vizio di motivazione, rilevando che la sentenza non avrebbe tenuto conto che si è trattato di un’unica minaccia rivolta alla moglie, che le offese non avevano alcuna carica offensiva, non essendo state percepite come tali dal coniuge e che, infine, l’episodio dell’abbandono della casa coniugale da parte della L. era stato determinato dall’esigenza di prendere un periodo di pausa per chiarire le ragioni delle incomprensioni con il marito.

Motivi della decisione

  1. Il ricorso è fondato.

 

I maltrattamenti in famiglia integrano un’ipotesi di reato necessariamente abituale che si caratterizza per la sussistenza di comportamenti che acquistano rilevanza penale per effetto della loro reiterazione nel tempo. Tali comportamenti possono consistere in percosse, lesioni, ingiurie, minacce, privazioni e umiliazioni imposte alla vittima, ma anche in atti di disprezzo e di offesa alla sua dignità, che si risolvano in vere e proprie sofferenze morali.

In ogni caso, si deve trattare di comportamenti idonei ad imporre alla persona offesa un regime di vita vessatorio, mortificante e insostenibile.

Nel caso in esame dalla motivazione della sentenza impugnata non emerge una convivenza contraddistinta da un sistema abituale di vessazioni e di umiliazioni instaurato dall’imputato nei confronti della moglie: i giudici hanno fatto riferimento alla frequenza dei litigi tra i coniugi e ad un clima di tensione che sarebbe stato determinato dalle offese rivolte dall’imputato alla moglie, mentre hanno individuato un unico episodio di violenza, che ha determinato la persona offesa a presentare denuncia.

In altri termini, si evidenzia una convivenza difficile, conflittuale, in cui vengono a mancare i doveri di solidarietà tra coniugi, ma non risultano sottolineati fatti in grado di realizzare una pregnante offesa della integrità psicofisica della vittima, tali da farla precipitare in una condizione duratura di sofferenza e prostrazione. Nella nozione di maltrattamenti rientrano fatti lesivi dell’integrità anche solo morale del soggetto passivo, che possono consistere in parole che offendono la dignità della persona, purchè tale condotta abbia i caratteri della sopraffazione sistematica e programmata tale da rendere la convivenza particolarmente dolorosa, con conseguente intollerabile degenerazione del rapporto familiare.

Le singole condotte possono quindi costituire un comportamento abituale nella misura in cui rendono evidente l’esistenza di un programma criminoso animato da una volontà unitaria di vessare il soggetto passivo.

In sostanza, ciò che difetta nella sentenza impugnata è proprio l’accertamento in ordine all’abitualità delle condotte in direzione di una precisa volontà di determinare una situazione di vita intollerabile per effetto della sistematica sopraffazione cui la vittima è sottoposta.

  1. Le carenze rilevate nella motivazione giustificano l’annullamento della sentenza con rinvio ad altra sezione della Corte d’appello di Napoli per un nuovo giudizio.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata e rinvia per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d’appello di Napoli.

Così deciso in Roma, il 21 gennaio 2015.

Depositato in Cancelleria il 23 marzo 2015

 

 

Sarà cura dei coniugi, poi, verificare l’assegnazione del ricorso ad un Giudice del Tribunale e presentarsi il giorno dell’udienza per confermare la propria volontà a separarsi con gli accordi già presi.

Il Giudice, in sede di udienza presidenziale, procederà alla verifica delle condizioni della separazione e in caso di giudizio positivo, provvederà ad omologare la separazione.

 

In conclusione, rientra nella comunione immediata:

  • il denaro percepito a titolo di utili dell’azienda gestita congiuntamente dai coniugi;
  • il denaro ottenuto a titolo di prezzo del trasferimento di beni della comunione;

E’ invece destinato alla comunione differita:

  • il denaro percepito a titolo di frutti dei beni propri di ciascuno dei coniugi non consumati al momento dello scioglimento della comunione;
  • il denaro percepito a titolo di proventi dell’attività separata di ciascuno dei coniugi se, allo scioglimento della comunione, non sia stato consumato.

 

 

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  • il denaro percepito a titolo di utili dell’azienda gestita congiuntamente dai coniugi;
  • il denaro ottenuto a titolo di prezzo del trasferimento di beni della comunione;

E’ invece destinato alla comunione differita:

  • il denaro percepito a titolo di frutti dei beni propri di ciascuno dei coniugi non consumati al momento dello scioglimento della comunione;
  • il denaro percepito a titolo di proventi dell’attività separata di ciascuno dei coniugi se, allo scioglimento della comunione, non sia stato consumato.

 

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  • il denaro percepito a titolo di utili dell’azienda gestita congiuntamente dai coniugi;
  • il denaro ottenuto a titolo di prezzo del trasferimento di beni della comunione;

E’ invece destinato alla comunione differita:

  • il denaro percepito a titolo di frutti dei beni propri di ciascuno dei coniugi non consumati al momento dello scioglimento della comunione;
  • il denaro percepito a titolo di proventi dell’attività separata di ciascuno dei coniugi se, allo scioglimento della comunione, non sia stato consumato.

 

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In conclusione, rientra nella comunione immediata:

  • il denaro percepito a titolo di utili dell’azienda gestita congiuntamente dai coniugi;
  • il denaro ottenuto a titolo di prezzo del trasferimento di beni della comunione;

E’ invece destinato alla comunione differita:

  • il denaro percepito a titolo di frutti dei beni propri di ciascuno dei coniugi non consumati al momento dello scioglimento della comunione;
  • il denaro percepito a titolo di proventi dell’attività separata di ciascuno dei coniugi se, allo scioglimento della comunione, non sia stato consumato.

 

 

  • separazione coniugi trasferimento immobiliare
  • Per quanto concerne la casa coniugale, ossia l’immobile dove i coniugi hanno stabilito la dimora stabile della famiglia, la legge stabilisce all’art 155 quater del Codice Civile che la stessa venga assegnata al coniuge avente il collocamento prevalente dei figli, nel preminente interesse della prole.
    Mentre in passato si era più propensi ad adottare la soluzione dell’assegnazione, anche consensualmente, il generale impoverimento che colpisce oggi le famiglie che si separano, sovente non consente al coniuge non assegnatario di far fronte alle spese straordinarie dell’immobile a suo carico né al coniuge assegnatario di sostenere quelle ordinarie, talché i coniugi propendono sempre più spesso per una soluzione alternativa: la vendita a terzi o il trasferimento dell’immobile in favore dell’uno o dell’altro. 

 

 

separazione coniugi

  • separazione coniugi e figli maggiorenni
  • separazione coniugi e contratto locazione
  • separazione coniugi e restituzione somme
  • Una formula particolare di prestito è quello tra coniugi, regolarmente ammesso dalla legge e dalla giurisprudenza, ma senza diritto alla restituzione, poiché non viene considerato come un finanziamento, bensì come una modalità per far fronte al dovere di solidarietà reciproca, o di mutuo soccorso, che è elemento imprescindibile del rapporto di coniugioe che avviene generalmente “nella riservatezza della vita familiare” (Cass. n. 12251/2009). Ne consegue, pertanto, che, anche in caso di separazione, non se ne potrà richiedere la restituzione, la quale potrà avvenire solamente su base volontaria ma non giudiziale
  • separazione coniugi e cambio residenza
  • .

 

 

  • separazione coniugi e pensione di reversibilità

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