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AVVOCATO PER SEPARAZIONE MARITO E MOGLIE PROVINCIA DI BOLOGNA

CHIAMA SUBITO L’AVVOCATO SERGIO ARMAROLI

 

Con sentenza n. 194 del 19.07.2006-17.03.2007 il Tribunale di Macerata pronunciava la separazione personale tra i coniugi D.G. (ricorrente nel 2001) e R.A.B., addebitandola al marito; assegnava, inoltre, la casa coniugale alla moglie, con obbligo di ospitarvi i figli della coppia, ed imponeva al G. l’assegno di mantenimento per la moglie pari a € 175,00 mensili e l’assegno per la figlia M.E., maggiorenne ma non autosufficiente, di € 425,00 mensili, condannando il ricorrente alle spese di causa.



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SEPARAZIONE DOMANDE E RISPOSTE

  • DOMANDA ma separarsi è una cosa facile?
  • RISPOSTA No, vi sono mille problematiche da risolvere!
  • DOMANDA Quale sono le problematiche maggiori nella separazione?
  • RISPOSTA :i figli la casa coniugale il mantenimento

1)DOMANDA quale differenza c’è tra separazione giudiziale e consensuale?

 

RISPOSTA

Con la separazione consensuale che è molto piu’ agevole economica e veloce i coniugi trovano un accordo sulla separazione, cioè preparano un ricorso congiunto con lo stesso avvocato che contiene le condizioni di separazione quali la casa coniugale a chi va, i figli come vengono affidati e i beni come vanno divisi, e infine circa l’assegno di mantenimento .

La separazione giudiziale è una causa ordinaria e si fa quando i coniugi non trovano l’accordo puo’ durar eanni e spesso è assai costosa .

2)DOMANDA   Dopo quanto tempo dalla separazione si può chiedere il divorzio?

 

RISPOSTA: Il termine di un anno (o di sei mesi in caso di separazione consensuale) di ininterrotta separazione a far tempo dalla comparizione dei coniugi davanti al presidente del tribunale, previsto dall’ articolo 3 n. 2 lett. b), legge n. 898 del 1970, per la proponibilità della domanda di divorzio, decorre dall’udienza presidenziale

 

3)DOMANDA Che cosa comporta la dichiarazione di addebito?

RISPOSTA: La Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione, con sentenza n. 13431 del 2008 ha stabilito che “la dichiarazione di addebito della separazione richiede la prova che la irreversibilità della crisi coniugale sia collegabile al comportamento contrario ai doveri nascenti dal matrimonio di uno o di entrambi i coniugi, sussistendo un nesso di causalità fra di esso e il determinarsi dell’intollerabilità della convivenza”.

Con la dichiarazione di addebito il coniuge non puo’ chiedere l’assegno di mantenimento .

  • Nella separazione giudiziale, la dichiarazione di addebito implica la prova che l’irreversibile crisi coniugale sia ricollegabile esclusivamente al comportamento volontariamente e consapevolmente contrario ai doveri nascenti dal matrimonio di uno o di entrambi i coniugi, ovverosia che sussista un nesso di causalità tra i comportamenti addebitati ed il determinarsi dell’intollerabilità dell’ulteriore convivenza; pertanto, in caso di mancato raggiungimento della prova che il comportamento contrario ai predetti doveri tenuto da uno dei coniugi, o da entrambi, sia stato la causa efficiente del fallimento della convivenza, legittimamente viene pronunciata la separazione senza
  • ai fini dell’addebitabilità della separazione il Giudice di merito deve accertare se la frattura del rapporto coniugale sia stata provocata dal comportamento oggettivamente trasgressivo di uno o di entrambi i coniugi, e quindi se sussista un rapporto di causalità tra detto comportamento ed il verificarsi dell’intollerabilità dell’ulteriore convivenza, o se piuttosto la violazione dei doveri che l’ 143 c.c.pone a carico dei coniugi sia avvenuta quando era già maturata una situazione di crisi del vincolo coniugale, o per effetto di essa» (Cass. 2012 n. 8862; Cass. 2012 n. 8873; Cass. Sez. I, 2010, n. 21245; Cass. 2001, n. 12130; Cass. Sez. I, 1999, n 7566).

4)DOMANDA E’ possibile secondo la legge abbandonare la casa familiare, senza aver fatto la separazione legale?

RISPOSTA No Nella fase iniziale della crisi di coppia, ovvero quando il rapporto culmina in una rottura insanabile del menage familiare, desta particolare preoccupazione l’allontanamento della casa coniugale con i figli minori, appunto, prima della separazione da parte del padre o della madre. 

Secondo la giurisprudenza, il comportamento “astrattamente” colpevole di uno dei coniugi può dar luogo all’addebito solo se è esso stesso causa della rottura e non piuttosto la conseguenza di una crisi già in atto.

Così, ad esempio, anche il tradimento è stato considerato perdonabile laddove la coppia abbia ormai smesso di avere rapporti e sia ormai divisa oltre che fisicamente anche moralmente. l coniuge che abbandona il tetto coniugale senza una “giusta causa” viola i doveri coniugali ex art. 143 c.c.esponendosi, così, al rischio di vedersi addebitare la separazione, con tutte le conseguenze del caso (si pensi alla perdita del diritto all’assegno di mantenimento).

 

 

5)DOMANDA Una volta iniziata la separazione giudiziale, è possibile trasformarla in consensuale?

RISPOSTA

Assolutamente si in ogni momento, anzi capita molto spesso che in corso di causa i clienti trovino un accordo e trasformino la giudiziale in consensuale 

6)DOMANDA  successivamente  la sentenza di separazione giudiziale o l’omologa della separazione consensuale, posso chiedere la modifica delle condizioni di separazione?

 

RISPOSTA: L’art. 155 ter c.c. stabilisce che “i genitori hanno il diritto di chiedere in ogni tempo la revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli, l’attribuzione dell’esercizio della potestà su di essi e delle eventuali disposizioni relative alla misura e alla modalità dell’assegno di mantenimento”. Quindi è possibile chieder ela modifica se ricorrono i presupposti

7)DOMANDA come si stabilisce l’affidamento dei figli all’uno o all’altro genitore?

RISPOSTA secondo l’interesse del minore, tenendo presente che se molto piccoli quasi sempre vanno affidati alla madre 

8)DOMANDA Che cosa prevede la legge per il mantenimento dei figli?

 

Che ogni coniugi in forza del suo reddito provveda al mantenimento dei figli

 

9) DOMANDA : la separazione consensuale è un negozio di diritto familiare?

FOTO HEPBOURNE

 

La corte ha da tempo affermato (Cass. 12 settembre 1997, n. 9034; 15 maggio 1997, n. 4306; più di recente, v. Cass. 22 novembre 2007, n. 24321; 17 giugno 2004, n. 11342; 23 marzo 2004, n. 5741) che la separazione consensuale è un negozio di diritto familiare avente un contenuto essenziale – il consenso reciproco a vivere separati, l’affidamento dei figli, l’assegno di mantenimento ove ne ricorrano i presupposti – ed un contenuto eventuale, non direttamente collegato al precedente matrimonio, ma costituito dalle pattuizioni che i coniugi intendono concludere in relazione all’instaurazione di un regime di vita separata, a seconda della situazione pregressa e concernenti le altre statuizioni economiche.

10) DOMANDA Con quali modalità vengono affidati i figli?

L’accordo consensuale omologato, o la sentenza giudiziale, stabiliscono a quale dei coniugi sono affidati i figli, unitamente alle condizioni e all’importo relativo al loro mantenimento a carico del coniuge non affidatario.

Per stabilire il coniuge affidatario è irrilevante l’eventuale dichiarazione di addebito, salvo che questa non sia scaturita per cause che riguardino il rapporto con i figli. In sede di separazione deve essere preferito l’affidamento congiunto, salvo che questo non contrasti con l’interesse dei figli.

 

 

11) DOMANDA Quando è stato introdotto l’affido condiviso?

RISPOSTA L’affidamento condiviso è stato introdotto nell’ordinamento italiano con la Legge 8 febbraio 2006 n. 54 che ha previsto, in caso di cessazione della convivenza dei coniugi, l’attribuzione stabile ad entrambi i genitori dell’esercizio della potestà in regime di comune accordo.

 

 

12 DOMANDA Qual’è il principio alla base dell’affido condiviso?

RISPOSTA Fondamento di tale forma di affidamento è che il minore, pur convivendo con uno solo dei genitori, sia affidato anche all’altro, cosicché entrambi abbiano l’esercizio della potestà sullo stesso.

 

13)DOMANDA Quanti tipi di divorzio esistono?
RISPOSTA Sotto il profilo della procedura due, il divorzio consensuale e quello contenzioso.

14) DOMANDA  Che differenza c’è?
RISPOSTA Nel divorzio consensuale le due parti sono già d’accordo sulle condizioni concernenti l’affidamento dei figli, l’assegno, la casa, la divisione patrimoniale, ecc. Esse presentano un unico ricorso e devono confermare la loro volontà davanti al Tribunale che pronuncerà la sentenza. Nel divorzio contenzioso uno solo dei coniugi presenta la domanda al Presidente del Tribunale, che stabilisce la convocazione dell’altro coniuge, il quale avanzerà le sue richieste. Se necessario, il Presidente pronuncia i provvedimenti di urgenza, quindi la causa prosegue avanti al Giudice Istruttore per raccogliere le prove necessarie in relazione alle domande delle parti.

 

15)DOMANDA  Quali sono le conseguenze del divorzio per i coniugi?
RISPOSTA  Tutti e due riacquistano lo stato libero e possono contrarre nuovo matrimonio valido agli effetti civili. La donna perde il cognome del marito, a meno che il Tribunale, su sua richiesta, non la autorizzi a conservarlo per particolari motivi. Si perdono anche i diritti ereditari relativi alla successione del coniuge tranne per particolari casi.

 

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ANZOLA DELL’EMILIA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 2. ARGELATO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 3. BARICELLA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 4. BENTIVOGLIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 5. BOLOGNA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 6. BORGO TOSSIGNANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 7. BUDRIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 8. CALDERARA DI RENO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 9. CAMUGNANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO10. CASALECCHIO DI RENO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO11. CASALFIUMANESE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO12. CASTEL D’AIANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO13. CASTEL DEL RIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO14. CASTEL DI CASIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO15. CASTEL GUELFO DI B. SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO16. CASTEL MAGGIORE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO17. CASTEL SAN PIETRO TERME SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO18. CASTELLO D’ARGILE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO19. CASTENASO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO20. CASTIGLIONE DEI PEPOLI SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO21. CREVALCORE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO22. DOZZA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO23. FONTANELICE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO24. GAGGIO MONTANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO25. GALLIERA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO26. GRANAGLIONE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO27. GRANAROLO DELL’EMILIA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO28. GRIZZANA MORANDI SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO29. IMOLA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO30. LIZZANO IN BELVEDERE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO31. LOIANO32. MALALBERGO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO33. MARZABOTTO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO34. MEDICINA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO35. MINERBIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO36. MOLINELLA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO37. MONGHIDORO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO38. MONTE SAN PIETRO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO39. MONTERENZIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO40. MONZUNO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO41. MORDANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO42. OZZANO DELL’EMILIA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO43. PIANORO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO44. PIEVE DI CENTO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO45. PORRETTA TERME SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO46. SALA BOLOGNESE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO47. SAN BENEDETTO VAL DI S. SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO48. SAN GIORGIO DI PIANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO49. SAN GIOVANNI IN P. SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO50. SAN LAZZARO DI SAVENA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO51. SAN PIETRO IN CASALE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO52. SANT’AGATA BOLOGNESE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO53. SASSO MARCONI SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO54. VALSAMOGGIA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO - See more at: http://www.avvocatoabologna.it/articoli-sentenze/1102-separazione-coniugi-consigli.html#sthash.D4R7CdBX.dpuf CHIAMA 051/6447838

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SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE I CIVILE

Sentenza 20 marzo – 15 luglio 2014, n. 16170
(Presidente Forte – Relatore Giancola)

Svolgimento del processo

Con sentenza n. 194 del 19.07.2006-17.03.2007 il Tribunale di Macerata pronunciava la separazione personale tra i coniugi D.G. (ricorrente nel 2001) e R.A.B., addebitandola al marito; assegnava, inoltre, la casa coniugale alla moglie, con obbligo di ospitarvi i figli della coppia, ed imponeva al G. l’assegno di mantenimento per la moglie pari a € 175,00 mensili e l’assegno per la figlia M.E., maggiorenne ma non autosufficiente, di € 425,00 mensili, condannando il ricorrente alle spese di causa.

Con sentenza del 3-12.12.2008 la Corte di appello di Ancona, nel contraddittorio delle parti, respingeva il gravame del G.

La Corte territoriale premetteva che l’appellante aveva censurato la pronuncia di addebito a sé della separazione, il rigetto della sua domanda di addebito invece alla moglie nonché l’assegno posto a suo carico per il mantenimento della stessa. In particolare in ordine all’addebito si era doluto che il Tribunale avesse fondato il suo convincimento esclusivamente su deposizioni testimoniali, senza accertare la sussistenza del nesso causale tra le asserite violazioni degli obblighi matrimoniali, affermate dai testi, e l’ intollerabilità della convivenza. In ordine al mancato addebito alla moglie aveva lamentato che non fosse stato valorizzato quanto emergente dalla espletata istruttoria in ordine al suo allontanamento forzoso dalla casa coniugale da lei attuato ed all’atteggiamento minaccioso dalla stessa sempre serbato. Infine, in ordine all’assegno a favore della moglie denunciava la erroneità della motivazione assunta dal Tribunale fondata sull’affermazione che la B. percepiva solo redditi occasionali nonché la mancata valutazione della circostanza che la stessa aveva ereditato dalla propria madre ben tre unità immobiliari e la valorizzazione invece di presunti suoi redditi derivanti da partecipazione societaria fondati sulla testimonianza di S.C. che, in proposito, aveva affermato solo di averlo visto partire con dei campioni di calzature.

Tanto anche premesso la Corte distrettuale riteneva che tutti i motivi di gravame formulati dal G. fossero privi di fondamento. Rilevava che il Tribunale era correttamente pervenuto alla statuizione di addebito della separazione al marito, sulla base di consolidati principi giurisprudenziali e delle stesse risultanze probatorie acquisite in primo grado. In proposito appariva ampiamente raggiunta la prova della sussistenza del nesso di causalità tra il comportamento del G. e l’intollerabilità della convivenza In primo luogo la dimostrazione che proprio la B. avesse fatto quanto era in suo potere per cercare di prolungare la convivenza, risultava dalla stessa proposizione da parte della stessa e prima del deposito del ricorso in esame, di due analoghe istanze poi non coltivate nella speranza vana di un ravvedimento del marito. Né tale comportamento, ai limiti dell’autolesionismo, poteva essere assunto a giustificazione del comportamento (non semplicemente indifferente) del marito nei confronti della famiglia, bensì, se mai, come tentativo di ripristinare una affectio maritalis che il G. da tempo aveva dismessa. In ordine poi al comportamento del G. valevano le seguenti circostanze riferite dai testi escussi:

1. sia dopo la separazione di fatto che in costanza di convivenza era un assiduo frequentatore di Night Club;

2. tale frequentazione non era occasionale e limitata alle giornate festive o prefestive, ma quasi costante e diuturna nell’estate in costanza matrimonio;

3. la frequentazione non poteva essere riferita ad una passione per il ballo, dal momento che l’appellante era stato visto almeno due volte all’uscita di un night a tarda notte abbracciato a donne diverse dalla moglie;

4. in una occasione il G. aveva colpito con un pugno al volto la moglie, come dal medesimo confermato;

5. nonostante avesse spese mensili non indifferenti anche per regali ad estranei al nucleo familiare, era particolarmente parsimonioso in casa con la moglie come confermato testimonialmente in ordine alle elargizioni fatte da terzi.

Venendo quindi a valutare l’episodio di cui si era doluto l’appellante (valigia preparatagli dalla moglie e lasciata sul pianerottolo della casa coniugale) questo non appariva che l’epilogo della travagliata vita coniugale: la cacciata da casa del marito e le scenate della moglie apparivano non già atteggiamenti eccessivi della stessa ma reazione più che comprensibile ad un comportamento arrogante, irriguardoso e gravemente vessatorio del coniuge nell’evidente intenzione di difendere la dignità familiare offesa gravemente dai comportamenti del coniuge sopra precisati. Pertanto era sicuramente alle violazioni degli obblighi compiute dal marito che doveva riferirsi un’intollerabilità della convivenza, di cui le stesse reazioni della B. costituivano normale conseguenza. Le condizioni reddituali dell’appellante, poi, apparivano sicuramente buone in relazione alla disponibilità mostrata nel corrispondere personalmente l’assegno di mantenimento per la figlia non ancora autosufficiente, all’attività di agente di commercio sempre espletata dopo il lontano fallimento della impresa che a lui faceva capo ed alla disponibilità di auto di grossa cilindrata sicuramente costose anche se sempre intestate, prudenzialmente, a terze persone. La mancanza di redditi derivanti da attività mai espletata dalla B. dopo il matrimonio e la evidente sperequazione esistente tra i coniugi legittimava quindi la corresponsione della somma fissata dal primo giudice, invero, modesta.

Avverso questa sentenza il G. ha proposto ricorso per cassazione affidato a cinque motivi e notificato il 19-21.01.2010 alla B., che non ha svolto attività difensiva.

Motivi della decisione

A sostegno del ricorso il G. denunzia:

1. “Violazione e falsa applicazione del combinato disposto di cui agli artt. 115 – 244 e segg. c.p.c. in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c.” in merito alla statuizione di addebito a lui della separazione.

Formula conclusivamente il seguente quesito di diritto, ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c., applicabile ratione temporis «La deposizione testimoniale de relato, di per sé sola, priva di elementi di riscontro di altre circostanze aventi un’adeguata consistenza e, come tali irrilevanti e inconferenti, è idonea ad assurgere a valore probatorio?». Il motivo è inammissibile per inammissibilità del quesito generico ed assertivo comunque non aderente al contenuto della sentenza, dalla quale la statuizione di addebito della separazione al marito risulta irreprensibilmente fondata sulla valutazione dei complesso delle risultanze istruttorie, costituite anche da deposizioni su circostanze percepite direttamente dai testi, ammissioni del medesimo ricorrente e riscontri documentali.

2. “Violazione dell’art. 214 c.p.c. in relazione all’art. 360. comma 1 n. 5 c.p.c..”.

Di nuovo in riferimento all’addebito a sé della separazione, il G. sostiene che la Corte d’Appello ha fondato la propria decisione su documenti disconosciuti e mai verificati inerenti al mantenimento della famiglia.

Formula il seguente quesito di diritto «La scrittura privata tempestivamente disconosciuta nel primo atto difensivo successivo alla sua produzione può avere rilievo probatorio nel processo se la parte che l’ha prodotta non ne ha chiesto la verificazione al fine di ottenerne il riconoscimento?».

Il motivo è inammissibile per genericità del quesito, meramente esplorativo, e comunque per difetto di autosufficienza e per non pertinenza rispetto al decisum, muto in ordine a scritture private con disconosciuta sottoscrizione del G.

3. “Omessa e insufficiente motivazione ex art. 360 comma 1 n. 5 c.p.c. in relazione alle risultanze istruttorie (prove testimoniali) poste a fondamento della pronuncia di addebito a carico del G.”

Il motivo è inammissibile per mancanza della sintesi dei rilievi svolti, prescritta dall’art. 366 bis c.p.c., applicabile ratione temporis.

4. “Violazione dell’art. 151 comma 2 c.c. in relazione all’art. 360 comma 1 n. 3 c.p.c.” con riferimento al rigetto della domanda del G. di addebito della separazione alla moglie.

Formula il seguente quesito di diritto «Le violazioni nell’ambito familiare di norme morali e sociali nonché di regole di condotta ed imperative, quali l’aggressione all’integrità morale e sociale dell’altro coniuge, anche se determinate dal comportamento tenuto da quest’ultimo, possono essere valutate dal Giudice come autonome violazioni dei doveri derivanti dal matrimonio e cause concorrenti del deterioramento del rapporto coniugale, con conseguente accoglimento della richiesta di addebito?».

Il motivo è inammissibile per genericità del quesito, non pertinente rispetto al decisum per il quale soltanto il G. si era reso autore di violenza fisica da lui stesso ammessa, in danno della moglie e, dunque, di un contegno sottratto a comparazione con quelli dell’altro coniuge di non pari gravità e di per sé sufficiente a legittimare (anche) l’addebito.

5. “Violazione e falsa applicazione dell’ art. 156 comma 1 e 2 c.c. e dell’ art. 143 u.c. c.c. in relazione all’art. 360 comma 1 n. 3 c.p.c. – insufficiente motivazione ex art. 360 1° comma n. 5 c.p.c. in relazione al reddito in capo al G.”. Formula i seguenti quesiti di diritto:

«a) Nel procedimento di separazione tra coniugi, il possesso di beni immobili unitamente alla percezione dei relativi canoni di locazione da parte del coniuge cui non è stata addebitata la separazione possono costituire redditi adeguati al fine di escludere il suo diritto al mantenimento o, comunque, possono costituire un reddito del quale, unitamente all’accertata capacità lavorativa del coniuge percipiente, il Giudice deve tener conto nella determinazione dell’assegno di mantenimento? b) Nel procedimento di separazione tra coniugi, l’accertata modesta entità del reddito goduto da un coniuge è di per sè ostativa all’attribuzione di un assegno di mantenimento in favore dell’altro coniuge che sia titolare di un reddito derivante dal patrimonio immobiliare e che disponga di accertate capacità lavorative e professionali?».

Il motivo è inammissibile sia per difetto di specificità dei quesiti, privi anche di richiami ad emersi dati oggettivi nonché di correlazione con i profili in concreto valutati dai giudici di merito, e sia per mancanza di sintesi delle censure inerenti alla motivazione dell’impugnata pronuncia.

Conclusivamente il ricorso deve essere respinto.

Non deve statuirsi sulle spese dei giudizio di legittimità, dato il mancato svolgimento di attività difensiva da parte della B.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Ai sensi dell’art. 52, comma 5, del D.Lgs. n. 196 del 2003, in caso di diffusione della presente sentenza si devono omettere le generalità e gli altri dati identificativi delle parti.

 

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Avvocato Sergio Armaroli - Studio Legale Bologna