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Bologna separazione consensuale e giudiziale: guida per chi vuole separarsi

Se stai seriamente pensando di terminare la relazione con il tuo partner, oppure hai già deciso di separarti ma non sai da che parte cominciare, o ancora hai ricevuto un ricorso e stai cercando un avvocato per difenderti, continua a leggere perchè sei nel posto giusto.

In qualità di avvocato divorzista di lunga esperienza ho deciso di scrivere questa piccola guida in seguito alle numerose richieste dei miei lettori di chiarire gli aspetti principali della separazione, sia legali che procedurali.

INFOSEPARAZIONI NUOVOIl dramma della separazione

Il momento della separazione coniugale (definita dal codice “separazione personale dei coniugi”) è molto difficile sotto il profilo emotivo, perchè siamo preda di sentimenti molto forti di odio, rancore e delusione proprio verso la persona a cui un tempo abbiamo voluto bene e che adesso sembra diventata un nemico.

Una vita intera deve essere rimessa in discussione e una serie di pensieri ci assillano:

  • la paura di vedere allontanati i nostri figli;

  • il pensiero di perdere l’abitazione che ci è costata così tanti sacrifici;

  • la frustrazione nel vedere la nostra dignità calpestata;

Tutto questo può portare ognuno di noi a commettere grandi errori, sia di giudizio che comportamentali, che possono avere importanti conseguenze sull’esito della separazione stessa e a cui è difficile porre rimedio quando sono già stati compiuti.

Riuscire a rimanere freddi ed evitare di sbagliare è molto difficile, soprattutto quando non si è consigliati da un professionista, che ci permetta di affrontare la separazione senza brutte sorprese e tutelando al meglio i nostri diritti.

Separazione giudiziale e separazione consensuale

Per cominciare un po’ di teoria, che è necessaria per permetterti di inquadrare meglio la situazione. Come probabilmente già saprai la legge italiana prevede due tipi di separazione:

  • la separazione giudiziale

  • la separazione consensuale

ciascuna ha le sue peculiarità, cui accennerò nei prossimi paragrafi.

La separazione giudiziale e la separazione con addebito

La separazione giudiziale può essere chiesta come recita l’art. 151 del codice civile “quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole”.

Da questo primo articolo si possono già trarre alcune conclusioni:

  • per ottenere la separazione giudiziale deve essersi verificato un fatto talmente grave da rendere impossibile il proseguimento della relazione;

  • questo fatto o serie di fatti deve aver arrecato danno a noi stessi oppure ai nostri figli;

Perciò se stai pensando di chiedere la separazione con addebito (come viene anche denominata la separazione giudiziale) è bene che ti chieda se esista realmente il presupposto che rende intollerabile continuare la convivenza.

La legge in merito stabilisce che “il giudice, pronunziando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione, in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio”.

Quindi per essere addebitabile, la separazione deve scaturire da una violazione dei doveri connessi al matrimonio. Ma quali sono questi doveri e quando possono dirsi contravvenuti?

L’art 143 del Codice Civile li definisce espressamente come obblighi “alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione”.

La Corte di Cassazione si è più volte espressa sulla violazione di questi doveri, e dai suoi pronunciamenti si può trarne un primo elenco non esaustivo:

  • Cass. n. 10719/2013 – “Il volontario abbandono del domicilio coniugale è causa di per sé sufficiente di addebito della separazione”, sempre che chi abbandona il tetto coniugale dimostri che la decisione sia stata presa in conseguenza dell’avvenuta impossibilità di proseguire il rapporto;

  • Cass. n. 8929/2013 – “La relazione di un coniuge con estranei rende addebitabile la separazione” quando “dia luogo a plausibili sospetti di infedeltà e quindi, anche se non si sostanzi in un adulterio, comporti offesa alla dignità e all’onore dell’altro coniuge”;

  • Cass. n. 2274/2012 – “Ai fini della separazione giudiziale, l’esistenza di una nuova famiglia, composta dal coniuge, dalla nuova convivente e dal loro figlio minore costituisce sicuro indice della intollerabilità della convivenza matrimoniale”;

  • Cass. n. 8548/2011 – L’“aggressione a beni e diritti fondamentali della persona, quali l’incolumità e l’integrità fisica, morale e sociale dell’altro coniuge”;

Come vedi l’abbandono del tetto coniugale, l’infedeltà e la violenza domestica sono alcune delle cause per cui puoi chiedere l’addebito della separazione. Attenzione però perchè non sempre sono sufficienti, infatti solo un esame caso per caso può determinare senza ombra di dubbio se ci sono i presupposti per avviare un azione legale di questo tipo. Esame che solo un avvocato divorzista esperto, quale mi reputo di essere, può condurre con sicurezza e competenza.

Mi sono occupato per anni di decine di cause di separazione giudiziale, ed ho maturato un’esperienza che mi consente di capire già dal primo colloquio se una azione legale volta ad ottenere una separazione con addebito può avere successo, nel qual caso la perseguo con determinazione e fino in fondo, in caso contrario consiglio il cliente di optare per una più amichevole separazione consensuale.

La separazione consensuale

A differenza di quella giudiziale, la separazione consensuale si concretizza quando entrambi i coniugi esprimono il loro consenso ad interrompere la convivenza e si accordano su tutti i termini della separazione stessa, ovvero su:

Ovviamente la separazione consensuale è adatta principalmente ai casi in cui non è presente una forte conflittualità fra gli ex-coniugi, oppure quando la mediazione degli avvocati sia risultata efficace nel ricomporre il conflitto a più ragionevoli livelli di civiltà e cooperazione.

La separazione consensuale rappresenta oltre l’80% del totale delle cause di separazione in Italia, ed è sicuramente l’opzione maggiormente auspicabile nel caso in cui non c’è molta conflittualità fra i coniugi. Io stesso la consiglio nella maggioranza dei casi perchè permette di arrivare ad una rapida conclusione e con costi contenuti.

I tempi e i costi di una separazione

Durante il primo colloquio conoscitivo che ho con i miei clienti la domanda che puntualmente arriva a un certo punto è: Quali sono i tempi della separazione e quanto mi costerà?

Per rispondere a questa domanda devo fare delle precisazioni. La prima è che i tempi e i costi sono strettamente correlati, perchè maggiore è la durata della causa di separazione e più alto sarà il suo costo finale. La seconda è collegata alla prima, nel senso che la separazione giudiziale, che per sua natura dura di più, avrà un costo maggiore della separazione consensuale.

Detto questo posso rispondere con dei dati statistici sui tempi medi di una separazione. Se per la separazione consensuale la media si aggira sui 5 mesi per le separazioni giudiziali la media si attesta sui 2,5 anni. Ovviamente questi sono dati medi per cui nella realtà i tempi possono distaccarsi di molto da questi valori.
Anche sui costi bisogna dire che molto dipende dalla professionalità e dall’esperienza dell’avvocato che si sceglie ma soprattutto dalla complessità della vicenda processuale. I costi quindi oscillano molto, da qualche centinaio di euro fino a diverse migliaia, per cui non è possibile dare cifre precise.

Due casi reali

Per finire riporto due casi fra i tanti che mi è capitato di trattare, che si sono conclusi positivamente e che mi rendono particolarmente orgoglioso:

Primo caso

Si presenta nel mio studio un cliente disperato, era sposato da pochi anni e aveva con la moglie quattro figli.

Un giorno scopre che la giovane moglie lo tradiva. Inoltre era agguerritissima e voleva un mantenimento sebbene la colpa della separazione fosse esclusivamente da attribuire a lei.

Il mio cliente era distrutto perchè riusciva poche volte a vedere i figli che risiedevano con la madre. Dopo inutili tentativi di accordo per una separazione consensuale con la controparte, siamo arrivati con il cliente alla conclusione che occorreva procedere ad una separazione giudiziale.

Preparai un accurato ricorso, molto tecnico, con la giurisprudenza favorevole al mio cliente, ove ovviamente si evidenziava la disponibilità a corrispondere l’assegno di mantenimento per i figli, ma si chiedeva l’addebito della separazione alla moglie.

A seguito della notifica della separazione giudiziale siamo riusciti con l’avvocato di controparte a arrivare a un accordo per una separazione consensuale, con grande soddisfazione dei clienti!!!

Secondo caso

Un mio vecchio cliente mi telefona dopo anni di silenzio e mi dice di volermi subito vedere.

Era trafelato, piangendo mi racconta che il suo matrimonio era finito, dopo 18 anni e con una figlia di 14 anni.

Il problema era che la moglie non lavorando necessitava almeno per i primi tempi di un mantenimento e il mio cliente, di professione operaio e con una figlia a cui provvedere, faceva fatica a livello economico.

Cercai in tutti i modi di dissuaderlo , ma insisteva nel dirmi che la decisione di separarsi, presa di comune accordo con la moglie, era definitiva e che a livello sentimentale era finita e volevano separarsi salvaguardando al massimo la bambina.

Con i clienti presenti preparai un accordo per la separazione consensuale, secondo il quale la moglie in un tempo massimo di sei mesi avrebbe dovuto lasciare la casa coniugale, mentre il mio cliente, dietro impegno della moglie a trovare un impiego, avrebbe poi provveduto per un certo periodo a pagarle l’affitto e le avrebbe corrisposto un assegno di mantenimento, oltre a provvedere al mantenimento della figlia .

L’udienza di separazione si svolse pochi mesi dopo il deposito del ricorso di separazione consensuale senza contrasti o ripensamenti dei coniugi, in un clima civile e collaborativo.

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By | 2016-08-03T16:54:44+00:00 gennaio 19th, 2015|Separazione divorzio|0 Comments

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