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AFFIDAMENTO CONDIVISO-AFFIDO CONDIVISO FIGLI-AFFIDO CONDIVISO CONGIUNTO-AFFIDO CONDIVISO MANTENIMENTO – SEPARAZIONI BOLOGNA

AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA SEPARAZIONI E DIVORZI BOLOGNA

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 ADIVDIVSCRITTA

Materia particolarmente delicata, il diritto di famiglia costituisce un ulteriore ambito di specializzazione dello Studio legale, che assiste numerosi clienti in tutta Bologna e provincia nella cause di separazione o divorzio, per l’affidamento dei minori o fornendo consulenze in materia di unioni civili e convivenze di fatto. L’Avv. Matrimonialista Bologna  Sergio Armaroli presta assistenza per la gestione di tutti i rapporti personali e patrimoniali nell’ambito della famiglia, in sede sia civile che penale.

AV1SCRITTA

Perché rivolgersi all’ Avvocato Matrimonialista dello Studio LegaleARMAROLI SERGIO ?

Lo Studio Legale dell’Avvocato Sergio Armaroli  studia ed analizza costantemente e meticolosamente l’evoluzione delle leggi e della giurisprudenza in materia Matrimoniale e di Famiglia.

Lo Studio Legale dell’Avvocato Sergio Armarol considerata la complessità e vastità della materia trattata, al Cliente viene garantita un’Assistenza qualificata ed integrata, avvalendosi della collaborazione, ormai consolidata negli anni, di validi psicologi, mediatori e consulenti familiari, esperti di scienze sociali, neuropsichiatri infantili.

Lo Studio Legale dell’Avvocato Sergio Armarolsi contraddistingue per la particolare attenzione rivolta  alla clientela lungo l’intero, complesso e delicato iter del contenzioso civile e coniugale, instaurando immediatamente un clima di serenità e proficua collaborazione.

 

Materia particolarmente delicata, il diritto di famiglia costituisce un ulteriore ambito di specializzazione dello Studio legale, che assiste numerosi clienti in tutta Bologna nella cause di separazione o divorzio, per l’affidamento dei minori o fornendo consulenze in materia di unioni civili e convivenze di fatto. L’avvocato Matrimonialista Bologna Sergio Armaroli presta assistenza per la gestione di tutti i rapporti personali e patrimoniali nell’ambito della famiglia, in sede sia civile che penale.

Assistenza legale per i rapporti tra familiari
In particolare, lo studio legale Sergio Armaroli di Bologna fornisce consulenze e assistenza relativamente al rapporto:

  • tra i coniugi
    • tra genitori e figli
    • tra persone con vincoli di parentela
    • tra persone legate da vincoli di affinità (come, ad esempio, il rapporto tra un coniuge e i parenti dell’altro)

 

  • Separazioni e Divorzi
  • Separazioni consensuali
    Separazioni giudiziali
    Divorzio congiunto
    Divorzio giudiziale
    Cessazione degli effetti civili del matrimonio
  • Eredità e SuccessioniSeparazioni consensuali
    Dichiarazioni di successione
    Impugnazione del testamento
    Azione di riduzione per lesione di legittima
    Divisione ereditaria
  • Diritto CivileInfortunistica stradale e risarcimento danni
    Amministrazione di sostegno
    Interdizione e Inabilitazione
    Locazione e Sfratti
    Condominio e rapporti di vicinato
    Contratti
    Proprietà e diritti reali
    Tutela dei consumatori

 

 

 

 

Lo Studio dell’avvocato Sergio Armaroli avvocato matrimonialista a Bologna si pone come obiettivo primario quello di favorire l’instaurazione di un dialogo che possa consentire di giungere ad una SEPARAZIONE CONSENSUALE.

In tal caso i coniugi, presentano una domanda al Giudice contenente la regolamentazione dei rapporti patrimoniali, l’assegnazione della casa coniugale e dei beni comuni (immobili automezzi, titoli e conti correnti ecc.), gli accordi inerenti l’affidamento ed il mantenimento dei figli, l’eventuale assegno di mantenimento ed ogni altro aspetto della loro vita futura.

Successivamente gli accordi vengono sottoposti al vaglio del Tribunale.

Qualora le posizioni si rivelino inconciliabili, uno solo o entrambi i coniugi congiuntamente possono proporre ricorso per la SEPARAZIONE GIUDIZIALE.

I DOCUMENTI NECESSARI

 

  • estratto dell’atto di matrimonio
  • certificato di stato di famiglia e residenza (storico se si tratta di divorzio) – è esente da bollo per materia
  • ultime dichiarazioni dei redditi
  • documentazione relativa ad eventuale casa di abitazione di proprietà
  • documentazione relativa ad eventuali auto di proprietà
  • se per divorzio, copia autentica sentenza di separazione o copia autentica del verbale omologato della separazione

 

In questa ipotesi, il Giudice esperisce un tentativo di conciliazione e in caso negativo, determina i provvedimenti urgenti riguardanti l’autorizzazione a vivere separati, l’affidamento dei figli ed eventualmente l’importo dell’assegno di mantenimento. Successivamente la causa prosegue avanti ad Giudice Istruttore per la soluzione di tutti i punti controversi con l’assistenza di un avvocato divorzista.

 

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Con sentenza del 28 marzo 2007 il Tribunale di Firenze pronunciava la separazione personale dei coniugi P.F. e C.C. ; respingeva le reciproche domande di addebito; disponeva l’affidamento condiviso della figlia minore S. , domiciliata presso la madre, dettando specifica regolamentazione circa gli incontri fra la figlia e il padre, inizialmente mediante l’intervento di un operatore del servizio sociale; poneva a carico del P. un assegno mensile di Euro 300.00 a titolo di contributo per il mantenimento della predetta minore, oltre alla partecipazione, in ragione di metà, alle spese straordinarie.

 

ANZOLA DELL’EMILIA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 2. ARGELATO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 3. BARICELLA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 4. BENTIVOGLIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 5. BOLOGNA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 6. BORGO TOSSIGNANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 7. BUDRIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 8. CALDERARA DI RENO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 9. CAMUGNANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO10. CASALECCHIO DI RENO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO11. CASALFIUMANESE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO12. CASTEL D’AIANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO13. CASTEL DEL RIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO14. CASTEL DI CASIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO15. CASTEL GUELFO DI B. SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO16. CASTEL MAGGIORE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO17. CASTEL SAN PIETRO TERME SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO18. CASTELLO D’ARGILE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO19. CASTENASO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO20. CASTIGLIONE DEI PEPOLI SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO2

ANZOLA DELL’EMILIA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 2. ARGELATO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 3. BARICELLA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 4. BENTIVOGLIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 5. BOLOGNA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 6. BORGO TOSSIGNANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 7. BUDRIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 8. CALDERARA DI RENO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 9. CAMUGNANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO10. CASALECCHIO DI RENO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO11. CASALFIUMANESE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO12. CASTEL D’AIANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO13. CASTEL DEL RIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO14. CASTEL DI CASIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO15. CASTEL GUELFO DI B. SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO16. CASTEL MAGGIORE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO17. CASTEL SAN PIETRO TERME SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO18. CASTELLO D’ARGILE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO19. CASTENASO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO20. CASTIGLIONE DEI PEPOLI SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO2

 

 

 

  1. Questa Corte ha osservato che, in tema di affidamento dei figli nati fuori dal matrimonio, gia’ la Legge 8 febbraio 2006, n. 54, dichiarando applicabili ai relativi procedimenti le regole da essa introdotte per quelli in materia di separazione e divorzio, esprimeva un’evidente assimilazione della posizione dei figli di genitori non coniugati a quella dei figli nati nel matrimonio, in tal modo conferendo una definitiva autonomia al procedimento di cui all’articolo 317 bis c.c., (testo previgente) ed avvicinandolo a quelli in materia di separazione e divorzio con figli minori, senza che assuma alcun rilievo la forma del rito camerale, previsto, anche in relazione a controversie oggettivamente contenziose, per ragioni di celerita’ e snellezza; di conseguenza, nel regime di cui alla Legge n. 54 cit., sono impugnabili con il ricorso per cassazione, ai sensi dell’articolo 111 Cost., i provvedimenti emessi dalla Corte d’appello, Sezione per i minorenni, in sede di reclamo avverso i provvedimenti relativi all’affidamento dei figli nati fuori dal matrimonio ed alle conseguenti statuizioni economiche, ivi compresa l’assegnazione della casa familiare (v. Cass. n. 23032 e 23411 del 2009).

 

 

  1. Questo principio e’ certamente valido, a maggior ragione, dopo la riforma (Decreto Legislativo 28 dicembre 2013, n. 154) che ha completamente assimilato la posizione dei figli nati da genitori coniugati e non. L’impugnato decreto, provvedendo sull’affidamento del figlio e sul suo mantenimento, presenta i requisiti della decisorieta’, risolvendo una controversia tra contrapposte posizioni di diritto soggettivo, e della definitivita’, con efficacia assimilabile rejbus sic stantibus a quella del giudicato ed e’ quindi ricorribile per cassazione, a norma dell’articolo 111 Cost..

 

AS13

 

  1. Venendo ai motivi del ricorso, nel primo, il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione degli articoli 155 e 155 quater c.c., e vizio di motivazione, per avere erroneamente confermato il collocamento del figlio (OMISSIS) a Roma, dove si trovava per una decisione unilaterale della madre, senza autorizzazione del Tribunale per i minorenni e senza valutarne la conformita’ all’interesse del minore sulla base di indagini psicologiche non espletate, anziche’ disporne il ritrasferimento a (OMISSIS) presso la sua precedente residenza anagrafica. Ne sarebbe derivata la violazione dei principi in tema di affidamento condiviso che miravano a garantire un rapporto equilibrato e continuativo con entrambe le figure genitoriali e del principio secondo cui le decisioni fondamentali per i figli (tra le quali anche quella della residenza) devono essere assunte di comune accordo dai genitori e, in caso di disaccordo, rimesse al giudice. Il motivo e’ infondato.
avvocato matrimonialista Bologna , avvocato per separazioni e divorzio , avvocato famigliarista Bologna avvocato Sergio Armaroli

avvocato matrimonialista Bologna , avvocato per separazioni e divorzio , avvocato famigliarista Bologna avvocato Sergio Armaroli

 

achiama subito

Suprema Corte di Cassazione

sezione I

sentenza 26 marzo 2015, n. 6132

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FORTE Fabrizio – Presidente

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere

Dott. LAMORGESE Antonio – rel. Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 9337/2014 proposto da:

(OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso l’avvocato (OMISSIS), che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato (OMISSIS), giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

(OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso l’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende, giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di MILANO, depositato il 11/10/2013; n. 180/13 R.G.;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 03/02/2015 dal Consigliere Dott. ANTONIO PIETRO LAMORGESE;

udito, per il ricorrente, l’Avvocato LAURO MASSIMO che si riporta;

udito, per la controricorrente, l’Avvocato SANTI ROSSELLA che si riporta;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CERONI Francesca, che ha concluso per l’inammissibilita’, in subordine rigetto del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Alla fine dell’unione tra (OMISSIS) e (OMISSIS), il Tribunale di Milano dispose l’affidamento condiviso del figlio (OMISSIS) nato nel (OMISSIS); dispose l’assegnazione della casa familiare alla madre nell’ipotesi in cui il figlio fosse rimasto collocato presso di lei a (OMISSIS) e disciplino’ le modalita’ di frequentazione con il padre; determino’ in euro 1000,00 rivalutabili il contributo mensile dovuto dal (OMISSIS).

La Corte d’appello di Milano, Sezione per i minorenni, adita dal (OMISSIS), con decreto 9.7.2009, considerato che la (OMISSIS) si era trasferita a (OMISSIS) portando con se’ il figlio senza un accordo con l’altro genitore, ha ritenuto che tale comportamento integrasse una violazione delle prescrizioni del primo giudice e giustificasse l’ammonimento della (OMISSIS) a non porre in essere comportamenti ostruzionistici diretti ad ostacolare il rapporto padre-figlio, ma non l’accoglimento della richiesta del (OMISSIS) di ritrasferimento del figlio a (OMISSIS) dove lui abitava. Tale richiesta e’ stata rigettata anche con successivo decreto 11 ottobre 2013, nel quale la medesima Corte ha ritenuto che il figlio si era ormai radicato a Roma dove frequentava la scuola materna e non manifestava segni di disagio; inoltre dalla c.t.u. risultava che il rapporto con il padre non era positivo per il minore e che mancavano segnali negativi quanto al rapporto con la madre. Quindi la Corte ha disposto, anche a causa della estrema conflittualita’ tra i genitori, l’affido temporaneo di (OMISSIS) al Comune di Roma, luogo di residenza del minore, in modo da consentire ai servizi sociali di monitorare la situazione quanto al rapporto padre-figlio; ha revocato l’assegnazione alla (OMISSIS) della casa familiare di (OMISSIS) e disciplinato gli incontri tra padre e figlio a (OMISSIS) e (OMISSIS); ha confermato il contributo di mantenimento di euro 1000,00 a carico del (OMISSIS), oltre al 50% delle spese straordinarie preventivamente concordate.

Avverso questo provvedimento il (OMISSIS) propone ricorso per cassazione ex articolo 111 Cost., comma 7, sulla base di tre motivi, illustrati da memoria; la (OMISSIS) si difende con controricorso.

MOTIVI DELLA DECISIONE

L’eccezione, sollevata dalla controricorrente e dal P.G., di inammissibilita’ del ricorso avverso il provvedimento impugnato, che si assume privo dei caratteri della decisorieta’ e definitivita’ ex articolo 111 Cost., comma 7, e’ infondata.

Questa Corte ha osservato che, in tema di affidamento dei figli nati fuori dal matrimonio, gia’ la Legge 8 febbraio 2006, n. 54, dichiarando applicabili ai relativi procedimenti le regole da essa introdotte per quelli in materia di separazione e divorzio, esprimeva un’evidente assimilazione della posizione dei figli di genitori non coniugati a quella dei figli nati nel matrimonio, in tal modo conferendo una definitiva autonomia al procedimento di cui all’articolo 317 bis c.c., (testo previgente) ed avvicinandolo a quelli in materia di separazione e divorzio con figli minori, senza che assuma alcun rilievo la forma del rito camerale, previsto, anche in relazione a controversie oggettivamente contenziose, per ragioni di celerita’ e snellezza; di conseguenza, nel regime di cui alla Legge n. 54 cit., sono impugnabili con il ricorso per cassazione, ai sensi dell’articolo 111 Cost., i provvedimenti emessi dalla Corte d’appello, Sezione per i minorenni, in sede di reclamo avverso i provvedimenti relativi all’affidamento dei figli nati fuori dal matrimonio ed alle conseguenti statuizioni economiche, ivi compresa l’assegnazione della casa familiare (v. Cass. n. 23032 e 23411 del 2009). Questo principio e’ certamente valido, a maggior ragione, dopo la riforma (Decreto Legislativo 28 dicembre 2013, n. 154) che ha completamente assimilato la posizione dei figli nati da genitori coniugati e non. L’impugnato decreto, provvedendo sull’affidamento del figlio e sul suo mantenimento, presenta i requisiti della decisorieta’, risolvendo una controversia tra contrapposte posizioni di diritto soggettivo, e della definitivita’, con efficacia assimilabile rejbus sic stantibus a quella del giudicato ed e’ quindi ricorribile per cassazione, a norma dell’articolo 111 Cost..

Venendo ai motivi del ricorso, nel primo, il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione degli articoli 155 e 155 quater c.c., e vizio di motivazione, per avere erroneamente confermato il collocamento del figlio (OMISSIS) a Roma, dove si trovava per una decisione unilaterale della madre, senza autorizzazione del Tribunale per i minorenni e senza valutarne la conformita’ all’interesse del minore sulla base di indagini psicologiche non espletate, anziche’ disporne il ritrasferimento a (OMISSIS) presso la sua precedente residenza anagrafica. Ne sarebbe derivata la violazione dei principi in tema di affidamento condiviso che miravano a garantire un rapporto equilibrato e continuativo con entrambe le figure genitoriali e del principio secondo cui le decisioni fondamentali per i figli (tra le quali anche quella della residenza) devono essere assunte di comune accordo dai genitori e, in caso di disaccordo, rimesse al giudice. Il motivo e’ infondato.

La Corte d’appello, dopo avere stigmatizzato il comportamento della (OMISSIS) per la sua decisione unilaterale di portare con se’ il figlio a (OMISSIS) (affidato inizialmente ad entrambi i genitori in modo condiviso), dove si era trasferita per motivi di lavoro, ha rilevato che la sua permanenza a (OMISSIS) corrispondeva all’interesse del figlio il quale li’ si era radicato ed un suo ritrasferimento a (OMISSIS), ove risiedeva il padre con il quale egli non aveva un rapporto positivo, sarebbe stato negativo; di conseguenza, ha rimodulato, in relazione alla nuova situazione determinatasi, il regime degli incontri della minore con il padre, motivando al riguardo anche in ordine all’opportunita’ di affidarlo temporaneamente al Comune di Roma.

Questa decisione fa corretta applicazione del principio secondo cui le decisioni riguardanti i figli minori, compresa la scelta della sua residenza, non devono tenere conto degli interessi dei genitori, ma esclusivamente dell’interesse del minore stesso, anche nei casi in cui questo possa eventualmente coincidere, in via di fatto, con quello di uno dei genitori affidatari che non abbia rispettato il metodo dell’accordo in tema d’indirizzo della vita familiare fissato dall’articolo 144 c.c., applicabile anche per la scelta della residenza del figlio affidato ad entrambi i genitori in modo condiviso dopo la separazione tra coniugi o dopo l’interruzione della convivenza tra i genitori non coniugati.

ADIVDIV1Nel secondo motivo, per violazione e falsa applicazione dell’articolo 155 c.c., e vizio di motivazione, si assume la violazione del principio secondo cui la conflittualita’ tra i genitori non impedisce di disporre l’affidamento condiviso, senza l’espletamento di indagini sulla capacita’ genitoriale ne’ sull’interesse del minore.

Il motivo, che critica la decisione impugnata per avere escluso l’affidamento condiviso del figlio, affidato temporaneamente al Comune di Roma sotto la vigilanza dei servizi sociali, e’ infondato.

Se e’ vero che il conflitto fra i genitori non e’, di per se’ solo, idoneo ad escludere l’affidamento condiviso, che il legislatore ha mostrato di ritenere come il regime ordinario (v. Cass. n. 1777/2012), questa Corte ha ritenuto possibile escluderlo in presenza di un pregiudizio per l’interesse del figlio laddove l’altro genitore risulti inidoneo o manifesti carenze sul piano educativo (v. Cass. n. 16593/2008, n. 5108/2012). A tale riguardo, la Corte d’appello ha motivato circa il negativo rapporto del figlio (descritto in sua presenza come “nervoso, iperattivo e aggressivo”) con il padre che in questa sede agisce per far ristabilire il precedente regime di affidamento condiviso con collocamento a (OMISSIS) presso di lui o per ottenerne l’affidamento esclusivo. La censura mira in sostanza a una revisione del giudizio di fatto compiuto dal giudice di merito che e’ insindacabile in sede di legittimita’, tanto piu’ che non e’ stato specificamente allegato l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che sia stato oggetto di discussione tra le parti, a norma del novellato articolo 360 c.p.c., n. 5, (nel nuovo testo riformulato ad opera del Decreto Legge n. 83 del 2012, conv. in Legge n. 134 del 2012, applicabile nella fattispecie ratione temporis).

Nel terzo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione degli articoli 148 e 155 c.c., per avere determinato il contributo al mantenimento del figlio in un importo che non terrebbe conto della sua modesta capacita’ reddituale.

Il motivo e’ infondato per ragioni analoghe al precedente, mirando anch’esso alla revisione del giudizio di fatto che e’ stato compiuto dai giudici di merito in ordine alla valutazione della sua capacita’ reddituale, ai fini della quantificazione del contributo di mantenimento, anche tenendo conto che egli ha riottenuto la piena disponibilita’ della propria abitazione di Milano, e senza specifica allegazione dell’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio rilevante agli effetti dell’articolo 360 n. 5 c.p.c. In conclusione, in ricorso e’ rigettato. Le spese del giudizio sono compensate, in considerazione della delicatezza e della natura delle questioni trattate.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; compensa le spese del giudizio.

In caso di diffusione del presente provvedimento, omettere le generalita’ e gli altri dati identificativi.

 

 

  1. È stato, infatti, affermato il principio secondo cui (Cass., 10 dicembre 2014, n. 26060; Cass., 29 luglio 2011, n. 16376; Cass., 18 agosto 2006 n. 18187) l’affidamento congiunto dei figli ad entrambi i genitori – previsto dalla legge sul divorzio, art. 6 (1 dicembre 1970, n. 898, come sostituito dalla L. 6 marzo 1987, n. 74, art. 11), analogicamente applicabile anche alla separazione personale dei coniugi – è istituto che, in quanto fondato sull’esclusivo interesse del minore, non fa venir meno l’obbligo patrimoniale di uno dei genitori di contribuire, con la corresponsione di un assegno, al mantenimento dei figli, in relazione alle loro esigenze di vita, sulla base del contesto familiare e sociale di appartenenza, rimanendo per converso escluso che l’istituto stesso implichi, come conseguenza ‘automatica’, che ciascuno dei genitori debba provvedere paritariamente, in modo diretto ed autonomo, alle predette esigenze. È stato altresì precisato che il richiamato principio trova conferma nelle nuove previsioni in tema di affido condiviso di cui alla L. n. 54 del 2006.

 

 

  1. È stato poi precisato che l’assegno disposto in favore del genitore presso il quale la prole è prevalentemente collocata non contrasta con il contenuto dell’art. 155 cod. civ., che fornisce alcune indicazioni sui presupposti e caratteri dell’assegno, introducendo il principio generale, già elaborato dalla giurisprudenza di questa Corte, per cui ciascun genitore provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito. L’ulteriore previsione che il giudice possa disporre, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico, al fine di realizzare tale principio di ‘proporzionalità’, esclude che la Corte territoriale abbia violato detta disposizione, in quanto la previsione di un assegno si rivela quantomeno opportuna, se non necessaria, quando, come nella specie, l’affidamento condiviso preveda un collocamento prevalente presso uno dei genitori: assegno da porsi a carico del genitore non collocatario. Del resto il ricordato art. 155 c.c., fornisce indicazioni specifiche sulla determinazione dell’assegno, considerando, tra l’altro, ‘i tempi di permanenza presso ciascun genitore’.

 

 

 

  1. Questa Corte ha per altro precisato (Cass., 4 novembre 2009, n. 23411) che il genitore collocatario, essendo più ampio il tempo di permanenza presso di lui, avrà necessità di gestire, almeno in parte, il contributo al mantenimento da parte dell’altro genitore, dovendo provvedere in misura più ampia alle spese correnti e all’acquisto di beni durevoli che non attengono necessariamente alle spese straordinarie (indumenti, libri, ecc.).

 

 

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE I

SENTENZA 1 luglio 2015, n.13504

Considerato in diritto

2 – Preliminarmente deve rilevarsi l’inammissibilità della memoria depositata nell’interessa della T. , in applicazione del principio secondo cui la parte contro la quale il ricorso è diretto, se intende contraddirvi, deve farlo mediante controricorso contenente, ai sensi dell’art. 366 cod. proc. civ. (richiamato dall’art. 370, comma secondo, stesso codice), l’esposizione delle ragioni atte a dimostrare l’infondatezza delle censure mosse alla sentenza impugnata dal ricorrente. In mancanza di tale atto, essa non può presentare memoria, ma solamente partecipare, come nella specie è avvenuto, alla discussione orale (Cass., 20 aprile 2012, n. 6222).

2.1 – Con il primo motivo, denunciandosi violazione degli artt. 147, 148 e 155 cod. civ., si afferma che la corte territoriale avrebbe disatteso il principio secondo cui la previsione di un assegno periodico è correlata alla necessità di realizzare il principio di proporzionalità nei casi in cui vi siano delle sperequazione nel mantenimento in via diretta da parte di ciascun genitore.

2.2 – Con il secondo mezzo si deduce omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio: la corte territoriale avrebbe erroneamente determinato le posizioni reddituali di ciascuno dei genitori e, sotto altro profilo, avrebbe fra la stabile coabitazione (presso la madre) e il ‘pernottamento’ presso il padre, senza tener conto dei periodi di permanenza presso lo stesso, come già stabiliti e di fatto rispettati.

3 – Per ragioni di ordine logico va esaminata preliminarmente la seconda censura, con la quale inammissibilmente, denunciandosi vizio motivazionale, si propone una diversa e più favorevole valutazione delle risultanze processuali, non consentita in sede di legittimità, soprattutto quando, come nella specie, il giudice del merito ha reso ampia e articolata giustificazione in merito al proprio convincimento.

4 – Avuto riguardo, quindi, alla ricostruzione operata nella sentenza impugnata, va osservato che, indipendentemente dalle distinzioni di natura terminologica fra il ‘dormire presso l’abitazione del padre’ e la ‘coabitazione con la madre’, il quadro delineato dallo stesso ricorrente non si discosta, nella sostanza, dalla collocazione prevalente della prole presso la madre, con alcuni periodi di permanenza presso l’altro genitore.

5 – Non esistono ragioni – con riferimento al primo motivo – per discostarsi dall’orientamento più volte espresso da questa Corte al riguardo, ed al quale la corte territoriale risulta essersi sostanzialmente conformata.

È stato, infatti, affermato il principio secondo cui (Cass., 10 dicembre 2014, n. 26060; Cass., 29 luglio 2011, n. 16376; Cass., 18 agosto 2006 n. 18187) l’affidamento congiunto dei figli ad entrambi i genitori – previsto dalla legge sul divorzio, art. 6 (1 dicembre 1970, n. 898, come sostituito dalla L. 6 marzo 1987, n. 74, art. 11), analogicamente applicabile anche alla separazione personale dei coniugi – è istituto che, in quanto fondato sull’esclusivo interesse del minore, non fa venir meno l’obbligo patrimoniale di uno dei genitori di contribuire, con la corresponsione di un assegno, al mantenimento dei figli, in relazione alle loro esigenze di vita, sulla base del contesto familiare e sociale di appartenenza, rimanendo per converso escluso che l’istituto stesso implichi, come conseguenza ‘automatica’, che ciascuno dei genitori debba provvedere paritariamente, in modo diretto ed autonomo, alle predette esigenze. È stato altresì precisato che il richiamato principio trova conferma nelle nuove previsioni in tema di affido condiviso di cui alla L. n. 54 del 2006.

6 – È stato poi precisato che l’assegno disposto in favore del genitore presso il quale la prole è prevalentemente collocata non contrasta con il contenuto dell’art. 155 cod. civ., che fornisce alcune indicazioni sui presupposti e caratteri dell’assegno, introducendo il principio generale, già elaborato dalla giurisprudenza di questa Corte, per cui ciascun genitore provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito. L’ulteriore previsione che il giudice possa disporre, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico, al fine di realizzare tale principio di ‘proporzionalità’, esclude che la Corte territoriale abbia violato detta disposizione, in quanto la previsione di un assegno si rivela quantomeno opportuna, se non necessaria, quando, come nella specie, l’affidamento condiviso preveda un collocamento prevalente presso uno dei genitori: assegno da porsi a carico del genitore non collocatario. Del resto il ricordato art. 155 c.c., fornisce indicazioni specifiche sulla determinazione dell’assegno, considerando, tra l’altro, ‘i tempi di permanenza presso ciascun genitore’.

Questa Corte ha per altro precisato (Cass., 4 novembre 2009, n. 23411) che il genitore collocatario, essendo più ampio il tempo di permanenza presso di lui, avrà necessità di gestire, almeno in parte, il contributo al mantenimento da parte dell’altro genitore, dovendo provvedere in misura più ampia alle spese correnti e all’acquisto di beni durevoli che non attengono necessariamente alle spese straordinarie (indumenti, libri, ecc.).

7 – In definitiva, il ricorso va rigettato. Il regolamento delle spese processuali relative al presente giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo, segue la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali relative al presente giudizio di legittimità, liquidate in Euro 3.500,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori di legge.

Da atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13. Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati significativi.

 

Veniva in particolare rilevato, quanto all’affidamento della figlia S. , che i conflitti fra i genitori non erano ostativi alla conferma dell’affidamento condiviso, con domiciliazione della stessa presso la madre. 
Si osservava, ancora, che nell’ambito dell’accesa conflittualità fra i coniugi non era possibile individuare, in relazione alle domande avanzate reciprocamente ai sensi dell’art. 709 ter c.p.c., precise responsabilità e che le circostanze poste alla base delle domanda di addebito della C. (un episodio di violenza sessuale privo, ad avviso della Corte, di adeguato supporto probatorio, il carattere violento del P. e l’imposizione, nel menage coniugale, dell’ingerenza della madre del medesimo), si innestavano in una situazione di conflittualità generata – come dimostrato dalla brevità della convivenza – da una forte incompatibilità di carattere.

 

 

Si sostiene che la Corte di appello avrebbe dovuto tener conto del rigetto dei ricorsi proposti dal P. nel corso del giudizio ai sensi dell’art. 709-ter c.p.c., ai fini delle valutazioni ai sensi dell’art. 155 c.c.. 
5.1 – Viene formulato il seguente quesito: “Dica la Corte laddove: in corso di causa siano proposti ricorsi ex art. 709-ter c.p.c. volti all’ottenimento dell’affidamento esclusivo del minore; i ricorsi siano decisi in sentenza unitamente al giudizio principale con la reiezione degli stessi, in quanto manifestamente infondati; il giudice debba tenerne conto, per il combinato disposto degli artt. 155-bis c.c. e/o art. 709-ter c.p.c. ai fini della determinazione dei provvedimenti da adottare nell’interesse del minore e delle conseguenze di cui all’art. 96 c.p.c. nei confronti del ricorrente”. 
5.2 – Premessa l’inammissibilità della censura proposta sotto il profilo motivazionale, per violazione della disposizione di cui all’art. 366-bis c.p.c.; rilevata altresì la genericità del riferimento alla responsabilità aggravata (per altro non configurabile in presenza di soccombenza reciproca), cui è riservato un fugace accenno nel solo quesito, deve affermarsi l’intrinseca infondatezza della deduzione secondo cui, mentre si ribadisce che il provvedimento in materia di affidamento della prole deve essere adottato con riferimento all’interesse esclusivo della medesima, si richiede che siano desunti elementi di valutazione dal comportamento, anche processuale, di un genitore nei confronti dell’altro, di per se stesso privo di rilievo ai fini della relativa statuizione, ancorché sintomatico di aspra conflittualità, ove non risulti che la stessa ponga in serio pericolo (circostanza neppure indicata nel quesito) l’equilibrio e lo sviluppo psico-fisico dei figli, in maniera tale da pregiudicare il loro interesse (Cass., 29 marzo 2012, n. 5108).

 

AAFID5

Suprema Corte di Cassazione – Prima Sezione CivileSentenza 15 ottobre 2013 – 31 marzo 2014, n. 7477 Presidente Luccioli – Relatore Campanile

 

Svolgimento del processo

 

1 – Con sentenza del 28 marzo 2007 il Tribunale di Firenze pronunciava la separazione personale dei coniugi P.F. e C.C. ; respingeva le reciproche domande di addebito; disponeva l’affidamento condiviso della figlia minore S. , domiciliata presso la madre, dettando specifica regolamentazione circa gli incontri fra la figlia e il padre, inizialmente mediante l’intervento di un operatore del servizio sociale; poneva a carico del P. un assegno mensile di Euro 300.00 a titolo di contributo per il mantenimento della predetta minore, oltre alla partecipazione, in ragione di metà, alle spese straordinarie.

1.1 – Avverso tale decisione proponevano appello sia la C. sia, in via incidentale, il P. .

1.1.1 – La prima chiedeva l’affidamento in via esclusiva della figlia, l’organizzazione degli incontri della stessa con il padre mediante il servizio sociale, nonché l’elevazione della somma posta a carico del marito a titolo di contributo per il mantenimento della minore stessa.

1.1.2 – Il P. chiedeva che la figlia gli fosse affidata in via esclusiva, ovvero che venisse collocata prioritariamente presso di lui; in subordine che venissero ampliate le possibilità di frequentazione fra padre e figlia.

1.2 – Nel corso del giudizio venivano avanzate rispettive istanze di natura risarcitoria e di sanzioni ai sensi dell’art. 709 ter c.p.c.

1.3 – La corte di appello di Firenze, con la sentenza indicata in epigrafe, in parziale riforma della decisione impugnata disponeva una diversa regolamentazione delle visite, come da ordinanza emessa in data 8 luglio 2008, elevava il contributo posto a carico del padre ad Euro 400,00, confermando ogni altra statuizione.

Veniva in particolare rilevato, quanto all’affidamento della figlia S. , che i conflitti fra i genitori non erano ostativi alla conferma dell’affidamento condiviso, con domiciliazione della stessa presso la madre. 
Si osservava, ancora, che nell’ambito dell’accesa conflittualità fra i coniugi non era possibile individuare, in relazione alle domande avanzate reciprocamente ai sensi dell’art. 709 ter c.p.c., precise responsabilità e che le circostanze poste alla base delle domanda di addebito della C. (un episodio di violenza sessuale privo, ad avviso della Corte, di adeguato supporto probatorio, il carattere violento del P. e l’imposizione, nel menage coniugale, dell’ingerenza della madre del medesimo), si innestavano in una situazione di conflittualità generata – come dimostrato dalla brevità della convivenza – da una forte incompatibilità di carattere.

1.4 – Per la cassazione di tale decisione la C. propone ricorso, affidato a quattro motivi, cui il P. resiste con controricorso. 
Sono state presentate osservazioni scritte alle conclusioni del P.G. ai sensi dell’art. 379 c.p.c..

Motivi della decisione

 

 

 

2 – Con il primo motivo si deduce omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c., con riferimento al rigetto della domanda di addebito proposta dalla C. . 
Si sostiene che la Corte di appello abbia trascurato, nel rigettare la domanda di addebito della separazione proposta dalla ricorrente, l’esame dei seguenti fatti decisivi e controversi: la pesante invadenza della suocera nella casa coniugale, non solo non contrastata, ma, anzi, voluta dal marito, il carattere violento dello stesso, la violenza sessuale subita dalla moglie in data 12 settembre 2009. 
2.1 – La censura è interessata da vari profili di inammissibilità. 
2.1.1 – In primo luogo viene in considerazione la formulazione in forma ellittica dell’indicazione del fatto controverso. Infatti, secondo la giurisprudenza di questa Corte, anche a Sezioni unite, in relazione al vizio di motivazione, l’illustrazione del motivo, ai sensi dell’abrogato art. 366 bis c.p.c., nella specie applicabile ratione temporis, deve contenere (cfr., ex multis: Cass. S.U. n. 20603/2007; Sez. 3 n. 16002/2007; n. 8897/2008) un momento di sintesi – omologo del quesito di diritto – che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità. 
2.1.2 – Lo stesso motivo, poi, proponendo una diversa lettura delle prove acquisite (richiamate, per altro, in maniera frammentaria), e addirittura invocando l’autorità di un mero decreto di rinvio a giudizio emesso in sede penale sulla base delle dichiarazioni della sola C. , non attinge la ratio decidendi della sentenza impugnata, che, prescindendo dalle suindicate circostanze – salvo il rilievo sulla carenza probatoria in ordine all’atto di violenza sessuale – è incentrata su una incompatibilità di carattere dei coniugi, che, superando “il livello stesso di ragionevolezza e di prudenza che la cultura, anche professionale, dei due interessati autorizza a presumere”, anche in assenza di “un serio approfondimento della conoscenza reciproca”, è emersa, come si desume dalla “troppo breve durata della convivenza coniugale”.. “conflittualmente alle prime difficoltà della vita quotidiana”. 
3. Con il secondo motivo, denunciando violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., nonché vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 3 e n. 5, c.p.c, la ricorrente si duole dell’incongrua determinazione del contributo per il mantenimento della figlia minore, nonché della violazione del principio della corrispondenza fra il chiesto e il pronunciato. 
3.1 – Viene formulato il seguente quesito di diritto: “Dica la Corte se il giudice di merito possa discostarsi dalle domande formulate dalle parti in causa, laddove specialmente emerga una convergenza, e il tutto fra l’altro senza motivazione al riguardo. (Nel caso di specie, a fronte delle indicazioni della parti, convergenti sulla misura dell’assegno di mantenimento per la minore di Euro 500,00 mensili – per la madre come misura minima e per il padre come misura massima – senza tra l’altro alcuna motivazione al riguardo, la Corte ha deciso per Euro 400,00 mensili, fissando altresì una diversa decorrenza in appello)”. 
3.2 – Il motivo è infondato sotto vari profili. Premesso che non si comprende come l’accoglimento parziale di una domanda possa concretare violazione del principio di cui all’art. 112 c.p.c. (in termini, cfr. Cass., 17 maggio 1974, n. 1477), va rilevato che nel quesito sembra proporsi una sorta di operazione aritmetica fra le due contrapposte domande relative alla determinazione dell’assegno, priva di qualsiasi rilievo sul piano giuridico. 
3.2.1 – Con riferimento alla natura della statuizione, deve richiamarsi il costante insegnamento di questa Corte secondo cui nei giudizi di separazione e di divorzio i provvedimenti necessari alla tutela degli interessi morali e materiali della prole, tra i quali rientrano anche quelli di attribuzione e determinazione di un assegno di mantenimento a carico del genitore non affidatario, non sono governati né dal principio di disponibilità, né da quello della domanda, attese le preminenti finalità pubblicistiche relative alla tutela e alla cura dei minori, che, pertanto, possono essere adottati anche d’ufficio (Cass., 10 maggio 2013, n. 11218; Cass., 20 giugno 2012, n. 10174; Cass., 28 agosto 2006, n. 18627; Cass., 24 febbraio 2006, n. 4205; Cass., 22 novembre 2000, n. 15065). 
4 – La terza censura, con la quale, denunciando omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c, la C. si lamenta della conferma dell’affidamento condiviso, nonostante l’esasperata conflittualità esistente fra i genitori, è inammis-sibile non solo per la inadeguata formulazione, come sopra evidenziata, del c.d. “momento di sintesi”, ma anche perché non attinge l’essenza della motivazione impugnata, secondo la quale “un affidamento esclusivo, a favore dell’uno o dell’altra, con le conseguenti ripercussioni sul piano dell’esercizio della potestà, non garantirebbe un decantare della litigiosità, né per la minore un avvenire migliore”. 
5 – Con il quarto motivo si deduce violazione e falsa applicazione di norme di diritto (art. 155 bis c.c. e 709 ter c.p.c.), nonché vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 3 e n. 5, c.p.c. Si sostiene che la Corte di appello avrebbe dovuto tener conto del rigetto dei ricorsi proposti dal P. nel corso del giudizio ai sensi dell’art. 709-ter c.p.c., ai fini delle valutazioni ai sensi dell’art. 155 c.c.. 
5.1 – Viene formulato il seguente quesito: “Dica la Corte laddove: in corso di causa siano proposti ricorsi ex art. 709-ter c.p.c. volti all’ottenimento dell’affidamento esclusivo del minore; i ricorsi siano decisi in sentenza unitamente al giudizio principale con la reiezione degli stessi, in quanto manifestamente infondati; il giudice debba tenerne conto, per il combinato disposto degli artt. 155-bis c.c. e/o art. 709-ter c.p.c. ai fini della determinazione dei provvedimenti da adottare nell’interesse del minore e delle conseguenze di cui all’art. 96 c.p.c. nei confronti del ricorrente”. 
5.2 – Premessa l’inammissibilità della censura proposta sotto il profilo motivazionale, per violazione della disposizione di cui all’art. 366-bis c.p.c.; rilevata altresì la genericità del riferimento alla responsabilità aggravata (per altro non configurabile in presenza di soccombenza reciproca), cui è riservato un fugace accenno nel solo quesito, deve affermarsi l’intrinseca infondatezza della deduzione secondo cui, mentre si ribadisce che il provvedimento in materia di affidamento della prole deve essere adottato con riferimento all’interesse esclusivo della medesima, si richiede che siano desunti elementi di valutazione dal comportamento, anche processuale, di un genitore nei confronti dell’altro, di per se stesso privo di rilievo ai fini della relativa statuizione, ancorché sintomatico di aspra conflittualità, ove non risulti che la stessa ponga in serio pericolo (circostanza neppure indicata nel quesito) l’equilibrio e lo sviluppo psico-fisico dei figli, in maniera tale da pregiudicare il loro interesse (Cass., 29 marzo 2012, n. 5108). 
6 – In conclusione, il ricorso deve essere rigettato, con condanna della C. al pagamento delle spese processuali, liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali, liquidate in Euro 3.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori di legge. 
Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi, a norma dell’art. 52 del d.lgs. n. 196 del 2003.

 

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