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Vittima di errori di malasanità? Art. 2059 Il danno non patrimoniale

 

Vittima di errori di malasanità? Art. 2059
Il danno non patrimoniale –AVVOCATO MALASANITA’ BOLOGNA RIMINI RAVENNA FORLI CESENA

 ADENAROSVEGLIASCRITTA

  • da una diagnosi sbagliata;

  • da una diagnosi ritardata(

  • da una omessa effettuazione di esami  che avrebbero potuto chiarire meglio le condizioni di salute del paziente;

  • da un intervento chirurgicoeseguito in modo errato;

  • da una cattiva gestione delle cure successive ad un intervento.

ADENAROSVEGLIAOROLOGIOBELLA

 

Hai subito danni per un errore del medico? Sai che la legge tutela i diritti del malato in sua difesa? Sai che hai diritto ad essere risarcito da danno di malasanità?

Art. 2059
Il danno non patrimoniale deve essere risarcito sono nei casi determinati dalla legge.

Le Sezioni Unite hanno avuto modo di chiarire la portata della norma, affermando che il risarcimento del danno non patrimoniale sarà dovuto qualora sussistano due ipotesi: 1. Espressa previsione della legge; 2. Qualora per il fatto illecito di terzi siano violati diritti costituzionalmente garantiti, tra il quale rientra il diritto alla salute posto dall’art. 32 della Costituzione.

Il soggetto vittima della responsabilità medica sarà pertanto legittimato, sulla base dell’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 2059 c.c., a richiedere il risarcimento dei danni non patrimoniali patiti.

 

Paziente danno malasanita’ Bologna consenso informato Errore medico. Cassazione 10055/2011: il medico risponde per errata diagnosi e ha l'obbligo di informare il paziente. Consenso informato del medico

Paziente danno malasanita’ Bologna consenso informato Errore medico. Cassazione 10055/2011: il medico risponde per errata diagnosi e ha l’obbligo di informare il paziente. Consenso informato del medico

  1. E’ stata effettuata una diagnosi errata BOLOGNA RAVENNA RIMINI FORLI CESENA ROVIGO VICENZA TREVISO BELLUNO
  2. C’è stato un errato o eccessivo dosaggio di farmaci BOLOGNA RAVENNA RIMINI FORLI CESENA ROVIGO VICENZA TREVISO BELLUNO
  3. L’intervento chirurgico è stato eseguito in maniera errata BOLOGNA RAVENNA RIMINI FORLI CESENA ROVIGO VICENZA TREVISO BELLUNO
  4. Infezioni contratte in strutture ospedaliere BOLOGNA RAVENNA RIMINI FORLI CESENA ROVIGO VICENZA TREVISO BELLUNO
  5. Errata diagnosi prenatale e nascita indesiderata BOLOGNA RAVENNA RIMINI FORLI CESENA ROVIGO VICENZA TREVISO BELLUNO
  6. Errore in sala parto e gravi danni neurologici al neonato BOLOGNA RAVENNA RIMINI FORLI CESENA ROVIGO VICENZA TREVISO BELLUNO
  7. Ritardata diagnosi di tumore alla mammella BOLOGNA RAVENNA RIMINI FORLI CESENA ROVIGO VICENZA TREVISO BELLUNO
  8. Colpa dell’anestesista BOLOGNA RAVENNA RIMINI FORLI CESENA ROVIGO VICENZA TREVISO BELLUNO
  9. Carenza di consenso informato BOLOGNA RAVENNA RIMINI FORLI CESENA ROVIGO VICENZA TREVISO BELLUNO
  10. Disorganizzazione della struttura ospedaliera BOLOGNA RAVENNA RIMINI FORLI CESENA ROVIGO VICENZA TREVISO BELLUNO

 

 

 

 

 

FOTO ERNESTO 8

 

 

 

 

 

E’ stata effettuata una diagnosi errata

 

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45527/2015, cassa la sentenza di secondo grado, evidenziando come “le osservazioni della Corte di merito appaiono manifestamente illogiche laddove fondano la ritenuta colpevolezza dell’imputato sulla errata diagnosi dovuta ad imperizia nella autonoma valutazione della sintomatologia che presentava il paziente, senza però tener conto che il processo diagnostico parte da un’attività di anamnesi che comprende anche la conoscenza della storia clinica del paziente e, quindi, le precedenti terapie e ricoveri a cui è stato sottoposto”. Secondo la Corte di Cassazione, il giudice di primo grado aveva effettuato una corretta valutazione della incidenza della diagnosi dei medici del pronto soccorso sulla diagnosi effettuata dal medico di continuità assistenziale, il quale aveva prestato, seguendo tale diagnosi, osservanza alle linee guida accreditate dalla comunità scientifica.

 

C’è stato un errato o eccessivo dosaggio di farmaci

Ricordiamo che il mansionario del 1940 attribuiva alle infermiere il compito si somministrazione dei farmaci “ordinati” dal medico; nel 1974 il mansionario attribuiva all’infermiere il compito di somministrare i farmaci “prescritti” dal medico; infine il profilo professionale, ex DM 739 1994 attribuisce agli infermieri la “corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche”.

Proprio questa evoluzione delle normative di esercizio professionale è stata alla base della decisione della Suprema Corte che oggi commentiamo.
La vicenda nasce all’interno di un reparto di degenza a fronte della prescrizione medica di un farmaco, non nuovo alle cronache giudiziarie di responsabilità professionale, il cloruro di potassio.
Un medico prescrive, senza diluizione, un certo dosaggio di cloruro di potassio (non possiamo essere più precisi in quanto la sentenza non lo specifica) che, secondo i protocolli in uso, sarebbe dovuto essere diluito in 500 ml di soluzione fisiologica. Tale somministrazione ha portato a morte il paziente.
In primo grado il Tribunale di Carrara ha condannato il medico e assolto l’infermiera.

L’INTERVENTO CHIRURGICO È STATO ESEGUITO IN MANIERA ERRATA

 

 

Il Supremo Collegio, dopo aver distinto l’accertamento del nesso causale in sede penale (“oltre ogni ragionevole dubbio”) da quello in sede civile (“più probabile che non”), afferma che l’ultimo criterio legato alla “certezza probabilistica” non può essere ancorato esclusivamente alla determinazione quantitativa-statistica delle frequenze di classe di eventi (cd. probabilità quantitativa), ma va verificato riconducendo il grado di fondatezza all’ambito degli elementi di conferma disponibili nel caso concreto (c.d. probabilità logica).

In questa linea, la Corte di Cassazione si affida ad una datata giurisprudenza delle Sezioni Unite (30 ottobre 2001 n. 13533 e 11 gennaio 2008 n. 577): nell’ambito dell’azione di responsabilità per risarcimento del danno nelle obbligazioni c.d. “di comportamento” coincidenti con quelle tradizionalmente definite di mezzi, in cui è la condotta del debitore ad essere dedotta in obbligazione – non è qualunque inadempimento, ma solo quello, per così dire, “vestito” è astrattamente efficiente alla produzione del danno.

 

ERRORE IN SALA PARTO E GRAVI DANNI NEUROLOGICI AL NEONATO

AFOTOGRAFICA

 

  • Lesioni al cervello del neonatocausate da una mancanza di ossigeno al bambino (encefalopatia ipossico ischemicao asfissia neonatale)
  • Paralisi Cerebrale Infantile
  • Paralisi Ostetricaodistocia della spalla
  • Lesioni causate daforcipeo ventosa
  • Meningiteoencefalite nel neonato causate da infezioni non curate trasmesse dalla madre al bambino durante il passaggio nel canale del parto
  • Ematoma cerebraleo emorragie cerebrali
  1. “Il lavoro in equipe vede la istituzionale cooperazione di diversi soggetti, spesso portatori di distinte competenze e tale attività deve essere integrata e coordinata e sottratta all’anarchismo”. A tal fine “assume rilievo il ruolo di guida del capo del gruppo di lavoro che non può disinteressarsi del tutto dell’attività degli altri terapeuti, ma deve al contrario dirigerla, coordinarla”. Di conseguenza “nei suoi confronti non opera, in linea di massima, il principio di affidamento”. Ed ancora afferma, con particolare attenzione sempre al rapporto anestesista – chirurgo: “l’anestesista rianimatore è portatore dei conoscenze specialistiche ed assume la connessa responsabilità in relazione alle fasi di qualificata complessità nell’ambito dell’atto operatorio. Diverso discorso va fatto, invece, per ciò che attiene a scelte e determinazioni che rientrano nel comune sapere di un accorto terapeuta; nonché per quanto riguarda ambiti interdisciplinari, nei quali è coinvolta la concorrente competenza di diverse figure. In tali situazioni riemerge il ruolo di guida e responsabilità del capo equipe. Ciò vuol dire che quando l’errore è riconoscibile perché banale o perché coinvolge la sfera di conoscenza del capo equipe, questi non può esimersi dal dirigere la comune azione ed imporre la soluzione più appropriata, al fine di sottrarre l’atto terapeutico al già paventato anarchismo. Egli dovrà dunque avvalersi dell’autorità connessa al ruolo istituzionale affidatogli”. Mentre, giustamente, il principio di affidamento torna operativo nelle attività in cui la competenza del medico anestesista esprime il proprio specifico ed esclusivo sapere disciplinare.

 

 

Danni da malasanità e Responsabilità Sanitaria: come ottenere il risarcimento dal medico negligente? Una diagnosi sbagliata o tardiva può peggiorare la vita del paziente o addirittura togliergliela.

Si considera errore medico una scelta terapeutica non adeguata che procura al paziente un peggioramento della sua situazione clinica, creando un danno.
Questo principio generale, vale sia in caso di intervento chirurgico non eseguito in modo corretto, sia in caso di terapie e somministrazione di farmaci che hanno provocato un danno clinico del paziente, o ad esempio nei casi di assunzione di un determinato farmaco che associato ad altri farmaci ha causato delle complicazioni.

 

 

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Sono l’Avv. Sergio Armaroli  di Bologna e posso aiutarti a risolvere il tuo caso di malasanità nel modo più efficace.

 

 

La responsabilità della struttura va configurata, per pacifica giurisprudenza, quale responsabilità contrattale, con la conseguenza che “è a carico del danneggiato la prova dell’esistenza del contratto e dell’aggravamento della situazione patologica (o dell’insorgenza di nuove patologie), nonché del relativo nesso di causalità con l’azione o l’omissione dei sanitari, restando a carico di questi ultimi la prova che la prestazione professionale sia stata eseguita in modo diligente e che quegli esiti siano stati determinati da un evento imprevisto ed imprevedibile” (Cass., sez. III, 24.05.2006, n. 12362; Cass., sez. un., 11.01.2008, n. 577).

Nel caso, poi, di omessa diagnosi e con specifico riferimento alla dimostrazione del nesso causale con il danno lamentato, deve essere raggiunta la prova, sulla base di un giudizio controfattuale, che – con alta probabilità logica – una condotta alternativa corretta avrebbe scongiurato l’evento di danno verificatosi (“è configurabile il nesso causale fra il comportamento omissivo del medico ed il pregiudizio subito dal paziente qualora attraverso un criterio necessariamente probabilistico si ritenga che l’opera del medico, se correttamente e prontamente prestata, avrebbe avuto serie ed apprezzabili possibilità di evitare il danno verificatosi” – Cass., 04.03.2004, n. 4400; Cass., 23.09.2004, n. 19133; Cass., 11.11.2005 n. 22894; Cass., 21.01.2000 n. 632).

 

 

 

 

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gli errori medici che causano danni anche gravi ai pazienti eccone alcuni  :

  • Diagnosi errata
  • Somministrazione di errato o eccessivo dosaggio di farmaci
  • Ritardata diagnosi di tumore alla mammella
  • Anestesia errata
  • Carenza di consenso informato
  • Disorganizzazione della struttura ospedaliera
  • Intervento chirurgico eseguito in maniera errata
  • Contrazione di infezioni all’interno della struttura ospedaliera
  • Errata diagnosi prenatale e nascita indesiderata
  • Errore in sala parto e gravi danni neurologici al neonato
  • CASI MORTE PER ERRORE MEDICO
  • Morte infezione ospedaliera
  • Morte parto
  • Morte pre-parto o post-parto
  • Errore medico nascita
  • Intervento colonna vertebrale
  • Infezione protesi
  • Infarto non tempestivamente diagnosticato
  • Terapia insufficiente anziani
  • Incisione arteria durante intervento
  • Diagnosi errata

 

  • MALASANITA’ BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA DOMANDE E RISPOSTESono l’Avv. Sergio Armaroli di Bologna e posso aiutarti a risolvere il tuo caso di malasanità nel modo più efficace.

  • 1)DOMANDA il medico risponde per colpa lieve?

    L’esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve’.

    Richiamando, in via di estrema sintesi, l’orientamento espresso dalla giurisprudenza di legittimità nel procedere alla ermeneusi della norma ora citata, si osserva che la Corte regolatrice ha chiarito che la novella esclude la rilevanza penale della colpa lieve, rispetto a quelle condotte lesive che abbiano osservato linee guida o pratiche terapeutiche mediche virtuose, purché esse siano accreditate dalla comunità scientifica. In particolare, si è evidenziato che la norma ha dato luogo ad una abolitiocriminis parziale degli artt. 589 e 590 cod. pen., avendo ristretto l’area penalmente rilevante individuata dalle predette norme incriminatrici, giacché oggi vengono in rilievo unicamente le condotte qualificate da colpa grave (Sez. 4, Sentenza n. 11493 del 24/01/2013, dep. 11/03/2013, Rv. 254756; Sez. 4, Sentenza n. 16237 del 29/01/2013, dep. 09/04/2013, Rv. 255105).

    Occorre in questa sede ribadire che la parziale abrogazione, determinata dall’art. 3 della legge 8 novembre 2012, n. 189, delle fattispecie di cui agli artt. 589 e 590, cod. pen., qualora il soggetto agente sia un esercente la professione sanitaria, determina un problema di diritto intertemporale, che trova regolamentazione alla luce della disciplina legale. Come meglio si vedrà nel prosieguo, la restrizione della portata dell’incriminazione ha avuto luogo attraverso due passaggi: l’individuazione di un’area fattuale costituita da condotte aderenti ad accreditate linee guida; e l’attribuzione di rilevanza penale, in tale ambito, alle sole condotte connotate da colpa grave, poste in essere nell’attuazione in concreto delle direttive scientifiche. Pertanto, nell’ambito delle richiamate fattispecie incriminatrici, la rilevanza penale è da ritenersi circoscritta alla sola colpa grave (Cass. Sez. 4, Sentenza n. 16237 del 29/01/2013, dep. 09/04/2013, cit.). E deve pure richiamarsi l’insegnamento espresso dalla giurisprudenza di legittimità con la sentenza da ultimo citata, ove si è evidenziato che tale struttura della riforma in tema di responsabilità sanitaria ha realizzato un caso di abolitiocriminis parziale; che si è in presenza di norma incriminatrice speciale, che sopravviene e che restringe l’area applicativa della norma anteriormente vigente; che si sono succedute nel tempo norme in rapporto di genere a specie: due incriminazioni di cui quella successiva restringe l’area del penalmente rilevante individuata da quella anteriore, ritagliando implicitamente due sottofattispecie, quella che conserva rilievo penale (in caso di colpa grave) e quella che, invece, diviene penalmente irrilevante (qualora sia accertata la colpa lieve), oggetto di abrogazione.

     

    2)DOMANDA : QUANDO ABBIAMO IL NESSO CAUSALE TRA COLPA MEDICA E DANNO?

    Ebbene con riferimento all’attività medico-chirurgica, sia la dottrina che la giurisprudenza si sono poste il problema di definire quando un determinato evento, quale le lesioni personali o il decesso di un paziente, sia ascrivibile alla responsabilità di un sanitario per non essersi que- st’ultimo attivato utilmente per evitare simili conseguenze. La dottrina maggioritaria ritiene che in tali ipotesi non si possa far riferimento alla teoria della condicio sine qua non, gene- ralmente ritenuta quale fondamento dell’art. 40 c.p. ed in base alla quale è considerata “cau- sa” ogni condizione, cioè qualsiasi antecedente in mancanza del quale l’evento non si sareb- be verificato, per cui vengono posti sullo stesso piano causale tutti gli antecedenti necessari all’evento. Ne deriva che la condotta dell’uomo diventa causa ogni qual volta rappresenta una delle condizioni, tra le tante, che concorrono a produrre l’evento. La dottrina citata, infatti, ritiene che la teoria della condicio sine qua non sia stata in effetti formulata e verificata es- senzialmente in rapporto a fattispecie di reati commissivi dolosi, ove più facile risulta ricono- scere – alle volte intuitivamente – l’efficacia causale del comportamento umano rispetto al- l’evento oggetto del reato. Al contrario, proprio in relazione alle fattispecie colpose, commis- sive ed omissive, si è assistito ad un fenomeno di progressiva sostituzione ed integrazione del- l’operazione logica nella quale si sostanzia la tesi della condicio sine qua non a favore della utilizzazione di principi generali, siano essi “leggi universali” (tali da determinare in termini di assoluta certezza che al verificarsi dell’evento X sia invariabilmente accompagnata la veri- ficazione dell’evento Y), siano al contrario semplici “leggi statistiche”, destinate esclusiva- mente ad affermare – in termini scientificamente verificabili – in quale misura percentuale ad un determinato evento ne consegua un altro.

    3)DOMANDA: COSA SI INTENDE PER MALASANITA’ ?

     l’insieme degli avvenimenti e delle situazioni che rendono evidenti le disfunzioni del sistema sanitario.

    4)DOMANDA PERCHE’ NELLA MALASANITA’ E NEL RISARCIMENTO DA MALASANITA’ E’ IMPORTANTE LA PERIZIA MEDICA  DI PARTE ?

     

    PERCHE’ DEVE ESSERE UN MEDICO A INDICARE OVE E COME UN ALTRO MEDICI HA SBAGLIATO,SOLO I MEDICI HANNO COMPETENZA IN AMBITO MEDICO E SOLO LORO SANNO STIMAR EUN DANNO E DARE UN PUNTEGGIO

    MALASANITA’ BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA DOMANDE E RISPOSTE

    5)domanda  come denunciare un caso di malasanità ?

     

    RISPOSTA Facendo le richieste danno con raccomandata con ricevuta di ritorno al medico e struttura competente, o all’ausl competente

     

    6)domanda  Che cos’è la colpa medica?

     

    RISPOSTA

    trattazione dovrà quindi farsi riferimento a tre fondamentali tipi della problematica responsabilità medica:

    • responsabilità contrattuale

    • responsabilità extracontrattuale

    • tertium genus: responsabilità da contatto sociale.

    L’esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve. In tali casi resta comunque fermo l’obbligo di cui all’articolo 2043 del codice civile. Il giudice, anche nella determinazione del risarcimento del danno, tiene debitamente conto della condotta di cui al primo periodo”.

    L’adesione al modello di responsabilità ex articolo 2043 cod. civ. ha anche, come effetto, quello di ridurre i tempi di prescrizione: non più dieci anni ma cinque. Potendosi in astratto, ritenere dunque che l’articolo 3 in esame rappresenti la scelta verso un modello di responsabilità diverso da quello sposato dalla giurisprudenza prevalente, occorre allora interrogarsi circa la proponibilità di una scelta interpretativa del genere … così rintracciate le conseguenze che la legge 189/2012 ha sul sistema della responsabilità sanitaria … anche seguendo questo percorso di ragionamento, ovviamente la previsione di nuovo conio riguarda solo le ipotesi in cui manchi un rapporto contrattuale diretto tra paziente danneggiato e sanitario oppure un rapporto contrattuale atipico di spedalità

     

    7)domanda  Errore medico: come tutelarti?

     

    RISPOSTA Rivolgendosi a un avvocato esperto ,che ti inviera’ da valido medico legale

    4)domanda  Errore medico: il risarcimento per danno biologico cosa è?

     

    RISPOSTA: Secondo l’art. 13, c. 1 del D.Lgs. n. 38/2000 il danno biologico è definito come la lesione all’integrità psicofisica, suscettibile di valutazione medico legale, della persona. Le prestazioni per il risarcimento sono determinate in misura indipendente dalla capacità di produzione del reddito del danneggiato.

    8)domanda   quali tempi per denuncia malasanità?

     

    RISPOSTA:  con la riforma Gelli, entrata in vigore dal 1 aprile 2017, si hanno 10 anni di tempo per la prescrizione di un danno  nei confronti della struttura ospedaliera e 5 anni per  il medico che opera all’interno della struttura sanitaria stessa

    9)domanda  denuncia per malasanità prescrizione tempi?

                               

    RISPOSTA con la riforma Gelli, entrata in vigore dal 1 aprile 2017, si hanno 10 anni di tempo per la prescrizione di un danno  nei confronti della struttura ospedaliera e 5 anni per  il medico che opera all’interno della struttura sanitaria stessa

    Secondo l’art. 13, c. 1 del D.Lgs. n. 38/2000 il danno biologico è definito come la lesione all’integrità psicofisica, suscettibile di valutazione medico legale, della persona. Le prestazioni per il risarcimento sono determinate in misura indipendente dalla capacità di produzione del reddito del.

    10) domanda  Come si calcola un danno da malasanita’ ?

     

    risposta :Viene calcolato come danno biologico secondo le tabelle dei tribunali, quello invece che occorre aver ecome dato è una valutazione medico legale che oltre che individuare la responsabilità medica indichi la percentuale di danno biologico

     

    Risposta : Il danno morale rientra nella categoria di danno non patrimoniale, è risarcibile a prescindere dalle ripercussioni sulla capacità di produrre reddito del danneggiato e non è necessario aver subito un reato penale per aver diritto al risarcimento.

    11)domanda  da cosa puo’ derivare la responsabilità medica

    • risposta : da una diagnosi sbagliata;

    • da una diagnosi ritardata(se il ritardo complica o pregiudica le condizioni di salute del paziente);

    • da una omessa effettuazione di esamiche avrebbero potuto chiarire meglio le condizioni di salute del paziente;

    • da un intervento chirurgicoeseguito in modo errato;

    • da una cattiva gestione delle cure successive ad un intervento.

    12) domanda   cosa occorre provare per responsabilità medica?

    • RISPOSTA: a) per l’insuccesso di interventi e prestazioni routinari, il medico risponde anche se versa soltanto in colpa lieve;

    • b) per l’insuccesso di interventi e prestazioni non routinari, il medico risponde solo se versa in colpa grave;

    • c) per l’insuccesso di interventi e prestazioni non routinari, il medico risponde anche se versa soltanto in colpa lieve, qualora la colpa sia consistita in negligenza od imprudenza.

    • Negligenza(contrario della diligenza), sta ad indicare una condotta caratterizza­ta da trascuratezza ovvero superficialità od ancora disattenzione e distrazione.

    Superficiale si rivelerà quel medico che incorrerà in errore per non aver approfondito un dato anamnestico;

    • Imprudenza(contrario della prudenza), si riferisce ad una condotta improntata ad avventatezza e si concretizza, in particolare, quando pur conoscendo i rischi che si corrono si decide comunque di procedere oltre i limiti del lecito

    • Imperizia(contrario della perizia), consiste nella scarsa preparazione professio­nale quale deriva da insufficienti conoscenze tecniche ovvero da un inadeguato baga­glio di esperienza specifica od ancora da un difetto di capacità.

    13) domanda: quando il medico è responsabile?

    RISPOSTA Nell’esercizio della sua professione il medico può incorrere in varie specie di responsabilità, penale, civile e disciplinare, che conseguono a:

    1) inosservanza degli obblighi o violazione dei divieti imposti al medico dalle leggi e dai regolamenti che disciplinano l’esercizio della professione;

    2) trasgressione dei doveri di ufficio o di servizio inerenti al rapporto di impiego subordinato da enti pubblici o privati;

    3) inadempimento delle obbligazioni nascenti dal contratto di prestazione d’opera nei confronti del cliente privato;

    4) errata applicazione delle regole diagnostico-terapeutiche da cui derivi un danno al paziente (lesione personale o morte).

    14) domanda: sai che è fondamentale la perizia medica che stabilisca il nesso causale ?

    Sei stato vittima di un errore medico?

    La legge Italiana tutela il diritto alla salute.La pratica e la realtà non sempre ci riescono.

     

    Se vuoi ottenere un equo risarcimento danniperché vittima di un errore medico,l’·  interventi chirurgici dannosi

    • malattie insorte durante la degenza e a causa di essa

    • terapie mediche sbagliate

    • consenso informato senza una vera informazione

    • omessa informazione al paziente

    avvocato ti segue ovunque

    • errori medici durante il parto

    • diagnosi sbagliata o ritardata

     

     

     

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