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MALASANITA’ RESPONSABILITA’ MEDICA DANNO PATRIMONIALE E NON PATRIMONIALE

DANNI PATRIMONIALI DA RESPONSABILITA’ MEDICA MALASANITA’

AFOTODANNOSCRITTOSOLDI

 

Il “danno patrimoniale”  fa riferimento a tutti quei danni idonei a comportare una perdita economica nella sfera patrimoniale del soggetto danneggiato a seguito di una responsabilità medica. Per poter valutare correttamente l’entità del danno patrimoniale si devono tenere in considerazione da un lato le perdite economiche subite direttamente dal soggetto danneggiato e dall’altro lato il mancato guadagno conseguente al fatto illecito. Ci si riferisce alla diminuzione del patrimonio conseguente all’illecito con l’espressione di “danno emergente” e al mancato guadagno con quella di “lucro cessante”.

  • la riduzione della capacità lavorativa generica, nel caso in cui il lavoratore infortunato continuasse a percepire il reddito;
  • il presumibile guadagno futuro, quando il danneggiato era un ragazzo o un bambino che non percepiva reddito;
  • il danno alla vita di relazione, categoria molto contestata in dottrina;
  • il danno estetico, considerato patrimoniale perché influiva negativamente sull’inserimento sociale (e quindi lavorativo) del soggetto (ora, dal momento che tale danno veniva risarcito anche quando dopo l’incidente il soggetto continuava a lavorare, si possono immaginare le contorsioni verbali cui si giungeva per poter configurare una perdita economica).

l nesso causale tra la lesione e la perdita di chance, ricalca i principi generali vigenti in tema di responsabilità – contrattuale ed extracontrattuale – quanto all’elemento soggettivo relativo all’imputazione del fatto al suo autore; richiedendo, tuttavia, quanto all’elemento oggettivo , la sussistenza di una elevata possibilità del mancato raggiungimento del risultato favorevole in luogo della certezza del danno.

Nella valutazione del nesso di causalità tra fatto illecito e danno da perdita di chance,in un primo tempo, la giurisprudenza si era uniformata al criterio della probabilità [14]degli effetti della condotta lesiva e della idoneità di quest’ultima a produrli; successivamente, si è sostituito al principio della probabilità quello della certezza [15]degli effetti della condotta, così da esigere una prova rigorosa del nesso di causalità.

Si tratta quindi di danni che attengono direttamente al patrimonio e non alla persona del soggetto danneggiato, e che possono essere quantificati e monetizzati.

All’interno del danno patrimoniale si possono distinguere le due diverse voci del danno emergente e del lucro cessante; che insieme formano e caratterizzano la nozione unitaria di danno patrimoniale. L La liquidazione del danno patrimoniale permanente futuro può avvenire, ai sensi dell’art. 2056 c.c., sulla base dell’id quod plerumque accidit, di fatti notori e di massime di esperienza: tra le quali, nel nostro caso, quella secondo cui chi non è in condizioni di provvedere alle proprie esigenze personali normalmente ricorre all’ausilio di un infermiere o di un assistente.

Pertanto, quando si tratti liquidare un danno passato permanente che si assuma essere consistito nella necessità di una spesa periodica per assistenza, delle due l’una: o il danneggiato dimostra di averla sostenuta (anche attraverso presunzioni semplici, ex art. 2727 c.c.), oppure nessuna liquidazione può essere consentita. Il danno per spese di assistenza, infatti, quando si assuma essere già maturato al momento della liquidazione, è rappresentato dalla spesa sostenuta, non dalla necessità di sostenerla. Va qui osservato che l’art. 1223 c.c. stabilisce che ‘il risarcimento del danno per l’inadempimento o per il ritardo deve comprendere, così la perdita: subita dal creditore come il mancato guadagno, in quanto ne siano conseguenza immediata e diretta’. La norma sintetizza in poche battute il contenuto minimo del risarcimento, introducendo un concetto di danno “integrale’,.comprensivo sia della diminuzione subita, e cioè il danno che il debitore adempiente avrebbe potuto evitare, sia del mancato incremento patrimoniale di cui il creditore avrebbe potuto godere se la prestazione fosse stata eseguita. Insomma, il risarcimento del danno è l’obbligazione diretta a reintegrare il patrimonio del danneggiato nella situazione in cui si sarebbe trovato se l’inadempimento non si fosse verificato. Semplice sarà per il creditore provare il danno emergente: essendo quest’ultimo una posta attiva del patrimonio del soggetto, basterà dimostrarne l’attualità e la sua conseguente lesione. Più difficoltosa sarà, invece, la prova del lucro cessante il creditore si vedrà costretto a provare il mancato guadagno che gli sarebbe potuto derivare da quella determinata operazione economica. Sarà tenuto, quindi, a dare la prova di un bene o un interesse che non sono mai venuti ad esistenza, ma che, se si fossero concretizzati (in mancanza dell’inadempimento), sarebbero stati sicuramente di sua spettanza. Tuttavia, quest’ultima voce di danno può essere dimostrata, anche in via presuntiva.

Dunque il danneggiato che, pur avendone bisogno, rinunci ad una assistenza domiciliare e non sostenga la relativa spesa, non può pretendere alcun risarcimento del danno patrimoniale emergente passato, per la semplice ragione che il suo patrimonio non si è ridotto (così già Sez. 3, Sentenza n. 5504 del 08/04/2003, Rv. 561970, ove si legge che “l’assistenza (domiciliare) è un rimedio per sopperire alle conseguenze del danno alla salute (…), e l’entità del danno è pari alla misura della spesa sostenuta per l’assistenza; ne consegue che se tale spesa non viene sostenuta la voce di danno non sussiste”).

ACMALMALAAVVOCATO MALASANITA' SCRITTA

Va da sé che la rinuncia ad una assistenza domiciliare, specie se forzosa perché – ad esempio – indotta dalle precarie condizioni economiche della vittima, può causare disagi, ma questi dovranno essere valutati sotto il profilo del danno non patrimoniale: profilo che nel presente giudizio non risulta essere mai stato prospettato.

’articolo di riferimento è l’art. 1223 del Codice Civile, rubricato appunto “Risarcimento del danno”:

aproblema soluzione ARISOLVO3

Art. 1223.
Risarcimento del danno.
Il risarcimento del danno per l’inadempimento o per il ritardo deve comprendere così la perdita subita dal creditore come il mancato guadagno, in quanto ne siano conseguenza immediata e diretta.

Il principale danno rientrante nella categoria di lucro cessante cui occorre fare riferimento in un caso di malasanità è la perdita di reddito derivante dall’attività lavorativa svolta dal soggetto danneggiato.

Una parte cospicua della giurisprudenza aderiva a tale impostazione e affermava che “l’affermazione della responsabilità professionale per condotta omissiva e la determinazione del danno in concreto subito dal cliente presuppongono l’accertamento del sicuro fondamento dell’attività che il professionista avrebbe dovuto compiere, e, dunque, la ragionevole certezza che gli effetti di quella sua diversa attività, ove svolta, avrebbe determinato l’esito vittorioso del processo

DANNI NON PATRIMONIALI

Chi è vittima di malasanita’ o responsabilita’ medica avrà diritto, oltre al risarcimento dei danni patrimoniali subiti, (l danno non patrimoniale riguarda esclusivamente le persone, in quanto i beni di proprietà ed il reddito prodotto hanno di per sè natura patrimoniale),avrà diritto anche al risaricmento dei danni non patrimoniali

Il danno non patrimoniale è quel danno che non è possibile quantificare direttamente, in quanto non corrisponde ad una perdita patrimoniale effettiva, ma agisce direttamente sulla sfera personale del soggetto leso dall’ attività colposa del medico.  Nella relazione introduttiva alle “nuove” tabelle milanesi per la liquidazione “del danno non patrimoniale derivante da lesione alla integrità psico-fisica e dalla perdita del rapporto parentale”, difatti, si legge che i criteri con esse applicati “prima delle sentenze delle sezioni unite della cassazione individuavano valori standard di liquidazione del danno biologico, prevedendo poi la liquidazione del danno morale in misura variabile da 1/4 a 1/2 dell’importo liquidato a titolo di danno biologico, con personalizzazione di queste sino all’aumento del 30% dei valori standard”. “A seguito del nuovo indirizzo giurisprudenziale” si prosegue in via ulteriormente esplicativa “rilevata l’esigenza di una liquidazione unitaria e constatato l’inadeguatezza dei valori monetari finora utilizzati, propone la liquidazione congiunta del danno non patrimoniale conseguente alla lesione permanente dell’integrità psicofisica suscettibile di accertamento medico legale” (id est, del danno biologico) “e del danno non patrimoniale conseguente alle medesime lesioni in termini di dolore, sofferenza soggettiva in via di presunzione in riferimento a un dato tipo di lesione, vale a dire la liquidazione congiunta dei pregiudizi in passato liquidati a titolo di danno biologico standard, personalizzazione del danno biologico, danno morale”.

3.7. Nessuna cancellazione del danno morale è stata, pertanto, operata, in guisa di pretesa duplicazione del risarcimento del danno biologico, dalle tabelle milanesi oggi applicabile, in guisa di uso normativo, alla stregua della citata sentenza 12408/2011, che ne ha consapevolmente e motivatamente espunto un criterio paralegislativo di valutazione cui il giudice di merito dovrà attenersi nella liquidazione del danno non patrimoniale alla persona.3.8. Nella stessa giurisprudenza di questa corte regolatrice, d’altronde, in ossequio ad una esigenza adeguatrice dell’interpretazione giurisprudenziale alla non equivoca voluntas legis espressa dagli organi deputati alla produzione normativa post 2008, numerose sono state le pronunce che hanno confermato sentenze di merito predicative del principio e del criterio della congiunta attribuzione del risarcimento da danno biologico e da danno morale liquidato, quest’ultimo in una percentualedel medesimo, salvo personalizzazione (ex permultis, Cass. 29191/08: nella quantificazione del danno morale contestuale alla lesione del diritto alla salute, la valutazione di tale voce di danno, dotata di logica autonomia in relazione alla diversità del bene protetto, che pure attiene ad un diritto inviolabile della persona ovvero all’integrità morale, quale massima espressione della dignità umana, desumibile dall’art. 2 della Costituzione in relazione all’art. 1 della Carta di Nizza, contenuta nel Trattato di Lisbona, ratificato dall’Italia con legge 2 agosto 2008 n. 190, deve tener conto delle condizioni soggettive della persona umana e della gravità del fatto, senza che possa quantificarsi il valore dell’integrità morale come una quota minore proporzionale al danno alla salute, sicché vanno esclusi meccanismi semplificativi di liquidazione di tipo automatico – nel caso di specie, la Corte, in una fattispecie di lesioni gravissime con esiti dolorosi anche dal punto di vista psichico, ha escluso che il danno morale potesse essere liquidato nel 30% del danno biologico-; Cass. 4053/09: il danno non patrimoniale di cui all’art. 2059 cod. civ. costituisce una categoria ampia, comprensiva non solo del cd. danno morale soggettivo (e cioè dalla sofferenza contingente e del turbamento d’animo transeunte, determinati da fatto illecito integrante reato), ma anche di ogni ipotesi in cui si verifiche un’ingiusta lesione di un valore inerente alla persona, costituzionalmentegarantito,- dalla quale consegua un pregiudizio non suscettibile di valutazione economica, senza soggezione al limite derivante dalla riserva di legge correlata all’art. 185 cod. pen.; Cass. 10364/09, caso in cui la S.C. ha confermato la decisione della corte territoriale che, in una controversia in tema di demansionamento, accertato il nesso causale tra la condotta illecita datoriale e lo state depressivo del lavoratore, aveva riconosciuto il danno biologico e il danno morale nell’ambito del danno non patrimoniale, applicando correttamente – ai di là delle singole espressioni utilizzate – il sistema bipolare introdotto nel sistema ordinamentale in materia risarcitoria e, quindi, fondando la liquidazione dei danni di cui erano risultati provati l’esistenza e il collegamento causale con l’illegittima condotta datoriale; Cass. 13530/09: in tema di risarcimento del danno da atti di libidine commessi nei confronti di una minore, il principio dell’unitarietà del danno non patrimoniale, quale categoria omnicomprensiva che include anche il danno biologico ed il danno da reato, impone al giudice di procedere ad una valutazione ponderale analitica che tenga conto del diverso peso dei beni della vita compromessi, e segnatamente della libertà e della dignità umana, pregiudicati da atti di corruzione posti in essere da un adulto con dolo ed in circostanze di minorata difesa, nonché della salute psichica, gravemente pregiudicata in una fase fondamentale della crescita umana e della formazione del carattere e della disponibilità a relazionarsi nella vita sociale, non potendo attribuirsi a priori un maggior rilievo al danno biologico rispetto al danno morale, il quale non si configura esclusivamente come pretium doloris, ma anche come risposta satisfattiva alla lesione della dignità umana; Cass. 14551/09: il danno non patrimoniale, alla stregua di un’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 2059 cod. civ., costituisce una categoria ampia, comprensiva non solo del cosiddetto danno morale, ovverosia della sofferenzacontingente e del turbamento d’animo transeunte, determinati da un fatto illecito integrante un reato, ma anche di ogni ipotesi in cui si verifichi un’ingiusta lesione di un valore inerente alla persona, costituzionalmente garantito, alla quale consegua un pregiudizio non suscettibile di salutazione economica, senza soggezione al limite derivante dalla riserva di legge correlata all’art. 185 cod. pen. Pertanto, in caso di perdita di un familiare, la liquidazione del danno non patrimoniale subito da un congiunto affetto da sordomutismo non può non tener conto della particolare condizione del danneggiato, trattandosi di persona avente una ridotta capacità di comunicare e di relazionarsi con le altre persone, e rispetto alla quale la perdita di un familiare, soprattutto se convivente, se non comporta sofferenze morali maggiori, determina comunque un “vulnus” particolare ed ulteriore della concreta possibilità di comunicare e relazionarsi; Cass. 20949/09: in tema di danno non patrimoniale per la morte di un prossimo congiunto, la circostanza che il giudice di merito abbia liquidato agli aventi diritto una somma unitaria definita “danno morale” non può ritenersi decisione di per sé erronea, in tutti i casi in cui risulti dalla motivazione del provvedimento che il giudicante, nella stima del danno, abbia tenuto conto non solo della sofferenza transeunte, ma di tutte le conseguenze derivate dal fatto illecito; Cass. 702/2010: ai fini della liquidazione del danno morale, si deve tener conto dalle condizioni soggettive della persona danneggiata e della gravità del fatto, senza che possa escludersi l’ammissibilità della sua quantificazione in proporzione al danno biologicoriconosciuto).

Malasanita’ danno  la responsabilità medica: cosa è  e come funziona

Il medico, ovviamente, è responsabile di eventuali danni cagionati, e in virtù di questo il da Si considera errore medico una scelta terapeutica non adeguata che procura al paziente un peggioramento della sua situazione clinica, creando un danno.
Come specificato in Responsabilità contrattuale ed extracontrattuale, la responsabilità civile può assumere tradizionalmente due forme:

  1. contrattuale(derivante dall’inadempimento di un contratto);
  2. extracontrattuale(conseguente alla commissione di un fatto illecito).

 

 ARISOLVO3aproblema soluzioneSEMPRE E COMUNQUE 1SEMPRE E COMUNQUE

 

Questo principio generale, vale sia in caso di intervento chirurgico non eseguito in modo corretto, sia in caso di terapie e somministrazione di farmaci che hanno provocato un danno clinico del paziente, o ad esempio nei casi di assunzione di un determinato farmaco che associato ad altri farmaci ha causato delle complicazioni.

 

nneggiato ha diritto a un risarcimento.

 

Nella professione , il medico, pur rispettando l’autonomia riconosciutagli nelle scelte professionali, deve necessariamente considerare il diritto fondamentale dell’ammalato di essere curato.

 

Si parla di errore medico quando una scelta terapeutica del sanitario procura al paziente non un beneficio ma un danno, causando un peggioramento delle sue condizioni di salute che non dipende dal normale decorso della malattia ma dall’intervento eseguito.
Si tratta di un principio generale che vale sia quando ci si trova di fronte ad una operazione chirurgica eseguita in modo non corretto, sia quando si va ad esaminare la somministrazione di farmaci senza considerare, ad esempio, che l’assunzione di una determinata medicina associata ad altri farmaci può causare delle complicazioni.

PER GLI ERRORI DI MALASANITÀ E PER IL RISARCIMENTO DANNI DA ERRORE MEDICO DEVO RIVOLGERMI AD UN AVVOCATO?

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