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mastoplastica additiva chirurgico di mastoplastica additiva bilaterale RISARCIMENTO DANNI AVVOCATO RICHIESTA Blefaroplastica Lifting Mastoplastica Additiva Liposuzione è una tecnica chirurgica che consiste nell’asportazione di parte del tessuto adiposo sottocutaneo attraverso una cannula aspiratrice Acido Ialuronico e BotulinoLo scopo del trattamento con i filler all’acido ialuronico è correggere le rughe attraverso il riempimento del derma con acido ialuronico. Questo acido che nel nostro corpo idrata e dà volume alla pelle, invecchiando, si riduce, creando rughe e segni sul viso.

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Le motivazioni alla fonte della richiesta dell’intervento sono diverse. Le pazienti più giovani richiedono semplicemente l’aumento del seno ritenuto troppo piccolo. Altre a seguito di un moderato rilassamento o dopo aver allattato ricercano l’intervento per ripristinare il volume. 

 

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Per il riconoscimento di nesso di causalità tra la condotta del medico e il danno patito dal paziente la giurisprudenza suole applicare tradizionalmente la teoria condizionalistica della sussumibilità sotto leggi scientifiche e fondata sul concetto di probabilità statistica. I principi elaborati in tema di colpa medica in sede penale vanno, peraltro, traslati in campo civilistico dove, da un lato, il mero accertamento del nesso materiale non appare dirimente, dovendosi invece aver riguardo ai criteri di imputazione del danno, e dove, d’altro lato, si verte in un settore ove vige uno stretto principio di onere della prova. La prospettiva civilistica si pone quale fine non la ricerca del colpevole, ma la diversa ottica della ristorazione dei danni della vittima; se, quindi, in sede penale tutto può basarsi sul riscontro del nesso casuale, nel settore civile, da un lato i criteri di colpa e dolo sono differenti, dall’altro vi è l’esigenza di una rigida ricostruzione del modus probandi. Prendendo in considerazione le pronunce della Suprema Corte che hanno delineato i cardini ermeneutici della materia, le conseguenze sulla ricostruzione civilistica della responsabilità sanitaria possono essere così riassunte:
a) sarà a carico del sanitario provare la correttezza del suo operato, secondo i criteri di diligenza, prudenza e perizia sopra evidenziati, anche negli interventi di difficile esecuzione (con la conseguenza che ove residui incertezza sul suo operato l’inadempimento risulterà accertato in base alla regola dell’onere probatorio)
b) sarà a carico del paziente l’onere della prova del nesso causale, (con i criteri della probabilità logica), prova generalmente fornita per presunzioni e mediante prova di fatti secondari: quindi negli interventi di facile esecuzione la prova del fatto secondario (ad es. peggioramento dello stato di salute, esito infausto dell’operazione) potrà essere sufficiente per ritenersi provato il nesso casuale, negli interventi di alta specialità, invece, la prova dei fatti secondari non sarà sufficiente e sarà onere del paziente provare che nel caso concreto si è verificata la regola astratta, che non vi sono causa alternativa e così dicendo, secondo una ricostruzione del nesso causale non probabilistica ma razionale e logica.
8. Per quanto ancor più specificamente concerne l’attività di chirurgia estetica, non occorre ripercorrere per esteso l’inquadramento giurisprudenziale della figura, ampiamente nota (inquadramento per il quale si rimanda, nel dettaglio della motivazione e dei richiami ivi contenuti, alla giurisprudenza di questo stesso Tribunale: v. Trib. Modena, Giud. Dott. Pagliara, 16/9/2009, n. 1285, con la quale si è affermato, tra l’altro, che: “Un intervento estetico con esiti elusivamente peggiorativi dell’efficienza estetica della paziente (nella specie: aumentata ptosi del seno e presenza di cicatrici), dà luogo a una responsabilità per inadempimento che non è coperta dal consenso della paziente”). Basta ricordare che la natura dell’ obbligazione oggetto del rapporto di prestazione professionale non può essere determinata a priori, dandosi la concreta possibilità, come del resto nell’attività sanitaria volontaria in genere, sia dell’assunzione, da parte del chirurgo, di un’obbligazione di mezzi, che dell’assunzione di un’obbligazione di risultato; quest’ultima, però, deve specificamente risultare o dal testo contrattuale o, anche, da altre risultanze istruttorie, ma in assenza di specifica prova la prestazione configura un’obbligazione di mezzi.
9. Nel caso di specie non sussiste specifica prova dell’assunzione di un’obbligazione di risultato.
La consulenza tecnica d’ufficio non individua profili di colpa medica sul piano strettamente chirurgico, nell’esecuzione dell’intervento; quanto agli esiti su piano estetico, premesso che “ha situazione della ptosi appare emendabile, con nuovo intervento chirurgico” (cfr. pag. 27 CTU), la consulenza rileva: “L’assetto protesico appare spostato in alto e medialmente a carico della mammella destra rispetto alla controlaterale, conferendo aspetto diverso da quello atteso dalla paziente, comunque non identificabile con una immagine sgradevole. È da precisare die le protesi sono posizionate “non capovolte”, con buoni esiti cicatriziali chirurgici e buoni esiti funzionali.
La situazione della risalita della protesi appare emendabile, con nuovo intervento chirurgico. Quanto ai risultati complessivi di fatto raggiunti, al di là dell’inevitabile soggettività di un giudizio di questo tipo, si ritiene che l’interuento di chirurgia additiva non abbia praticato alcun tipo di miglioramento dell’aspetto complessivo rispetto allo “stato quo ante” meglio specificato nei punti successivi”; e specifica un punto importante: “Le caratteristiche metrico-dimensionali delle mammelle, rispetto ai punti di repere non conferiscono al decolleté dismorfia o dismetria sgradevole o da essere percepita tale con abbigliamento” (cfr. pag. 27 CTU). Dopo ampia disamina, per la quale si rimanda per esteso al testo dell’elaborato (pagg. 27-29), la consulenza afferma che “non si identificano comportamenti censurabili da parte del chirurgo per quanto concerne l’indicazione e la scelta della tipologia della tecnica da adottare”.
10. La consulenza tecnica d’ufficio, peraltro, individua chiaramente un elemento che genera responsabilità per colpa medica, in termini che non lascia spazio a dubbi. La consulenza, infatti, censura le modalità di assunzione del consenso informato, in generale con riferimento ala struttura del modulo utilizzato, e in concreto con riferimento al comportamento del sanitario: “La genericità applicativa del modulo è dimostrata dall’assenza di qualsiasi elencazione delle complicanze prevedibili sia genericamente contemplate sia eventualmente derivabili da eventuale specifica anamnesi patologica della paziente” (cfr. pag. 29 CTU); “Si evidenzia, ad esempio, oltre all’eccesso di semplificazione ed all’assenza di dettagli importanti, la stessa genericità in merito all’indicazione dell’esatta procedura terapeutica proposta, dei rischi che essa determina, delle diverse procedure ed alternative eventualmente praticabili. In tale sede, infatti, si vuole precisare come la formulazione del consenso venga attestata per una “mastopessi bilaterale” altrimenti non eseguita, a fronte di una mastoplastica

Liposuzione è una tecnica chirurgica che consiste nell’asportazione di parte del tessuto adiposo sottocutaneo attraverso una cannula aspiratrice

Acido Ialuronico e BotulinoLo scopo del trattamento con i filler all’acido ialuronico è correggere le rughe attraverso il riempimento del derma con acido ialuronico. Questo acido che nel nostro corpo idrata e dà volume alla pelle, invecchiando, si riduce, creando rughe e segni sul viso.

 

Tribunale Modena, sez. II 23/05/2012 n. 871

MOTIVI DELLA DECISIONE
2. Preliminarmente va rilevato che la presente decisione interviene dopo le modifiche apportate agli artt. 132 c.p.c. e 118 disp. att. cp.c. ad opera della legge 69/2009 e, pertanto, la redazione della sentenza avviene in conformità alle nuove previsioni normative che impongono di esporre in modo succinto i fatti rilevanti della causa e le ragioni giuridiche della decisione.
3. Va preliminarmente va esaminata l’eccezione di nullità dell’atto introduttivo del giudizio. Sostiene parte convenuta AUSL che l’atto di citazione era indeterminato non solo perché non chiariva a quale titolo l’attrice agisse nei confronti dell’ente, considerato che il convenuto | operava in regime di libera professione, ma anche con riferimento al quantum, non del tutto identificato. In proposito la menzionata convenuta ha anche eccepito mutatio libelli a seguito del deposito della memoria attore in data 28 Aprile 2006, dichiarando di non accettare contraddittorio.
In realtà, le domande di parte attrice, come formulate nella precisazione delle conclusioni, vanno ritenute già comprese nell’iniziale richiesta di condanna al risarcimento dei danni interamente patiti a seguito della dedotta colpa medica. Le precisazioni successive costituiscono soltanto specificazione, mentre sarebbe erroneo sostenere che vi sia stata mutatio libelli, in quanto gli elementi costitutivi della azione sono rimasti inalterati. Non è, in particolare, mutata la causa petendi con il deposito delle memorie ai sensi dell’art. 183, 5° e, c.p.c. all’epoca vigente, atteso che l’attrice ha continuato a lamentare la cattiva esecuzione del rapporto contrattuale di prestazione d’opera, né la qualità rivestita dall’ente convenuto ha introdotto un tema di indagine nuovo tale da disorientarne la difesa. Con le predette memorie sono state soltanto esplicitati e ripetuti gli stessi elementi già presentì nell’atto introduttivo, con una riformulazione che non integra nemmeno gli estremi di una pur consentita emendatio libelli.
Quanto alla natura della responsabilità dell’ente convenuto, che il convenuto …omissis… operasse in regime di libera professione è circostanza asserita dall’ente ma non provata, e in ogni caso superata dalla documentazione in atti dalla quale risulta che la Azienda U.S.L. di Modena era titolare del credito richiesto all’attrice cfr. lettera 6.5.2004, doc. n. 12 di parte attrice: “In base a tale convenzione, l’Azienda Ospedaliera fattura e incassa, per conto ed, in nome dell’Azienda U.S.L. le somme poste a carico del paziente”); in quanto titolare del credito era anche giuridicamente obbligata ad un esatto adempimento.
4. Risulta in atti che la signora …omissis… ( (nata a Modena, il …omissis…), portatrice di ipotrofia con ptosi mammaria bilaterale disestesica di grado II, in data 31/8/03 veniva ricoverata presso l’Azienda Ospedaliera – Policlinico di Modena per essere sottoposta il giorno successivo ad intervento chirurgico di mastoplastica additiva bilaterale. Tale intervento veniva tecnicamente eseguito nel pomeriggio dello stesso giorno dal Dott …omissis… il giorno successivo la paziente veniva dimessa: nella prima giornata di post-operatorio, la signora notava una asimmetria delle mammelle, accentuatasi nel periodo successivo. Il decorso successivo all’intervento e lo svolgimento degli ulteriori interventi sono descritti nella consulenza tecnica d’ufficio espletata, alla quale si rinvia per esteso.
All’esito nella paziente residuò, ed è tuttora presente, un complesso di esiti morfologici ampiamente descritto nella consulenza tecnica d’ufficio, di natura esclusivamente estetica e non disfunzionale.
Secondo la consulenza tecnica d’ufficio non sono, inoltre, desumibili dalla documentazione agli atti né dalla visita medico-legale, esiti di interesse della sfera psichiatrica, tali da poter essere adeguatamente rapportabili a danno biologico, bensì un relativo disagio rispetto alla incompletezza del risultato atteso, che necessariamente si riflette nella vita di relazione dell’attrice (cfr. pag. 32 CTU).
5. Da parte attrice si assume che l’intervento di chirurgia plastica non è stato eseguito a regola d’arte in quanto nessun risultato concreto è conseguito all’intervento talché il seno dell’attrice si presenta menomato e, in generale, l’intervento estetico ha avuto esclusivamente risultati peggiorativi.
Da parte convenuta si eccepisce che non vi è prova che l’intervento non sia stato eseguito a regola d’arte, che la scelta della tipologia di intervento è riferibile alla paziente, che non vi è prova del nesso causale (in quanto il risultato estetico finale può essere dovuto a una complicanza inevitabile dell’intervento, i cui buoni esiti sono comunque anche legati al corretto decorso postoperatorio da parte della paziente) e che, comunque, in relazione all’attività esercitata dal chirurgo incombe al paziente, che assume di aver subito un danno, l’onere di provare la difettosa o inadeguata prestazione professionale, l’esistenza del danno ed il rapporto di causalità tra la difettosa o inadeguata prestazione professionale e il danno medesimo; prove non raggiunte da parte attrice.
Da parte della terza chiamata si contesta l’operatività della copertura assicurativa, trattandosi di intervento di esclusiva finalità estetica, e non terapeutica.
6. Le questioni dibattute dalle parti concernono, quindi, anche la natura dell’obbligazione dedotta in contratto, e il nesso causale nella colpa medica.
Il primo punto concerne la natura della prestazione sanitaria nel caso concreto, ricavabile in base allo scopo principale dell’intervento chirurgico, essendo da chiarire (cfr. pag. 23 CTU) se esso sia da riferire esclusivamente ad evento estetico, tralasciando assolutamente l’ipotesi di tipo squisitamente terapeutico per far fronte ad un grave disagio psicologico dovuto proprio all’aspetto sgradevole, non più sopportabile per la perizianda, oppure a uno scopo terapeutico, per ovviare al disagio psicologico già antecedente all’evento di causa. Sul punto sono condivisibili le conclusioni della consulenza tecnica d’ufficio che, sulla base dell’ampia documentazione medica esaminata, di approfondita anamnesi e di visita diretta medico-legale, ha escluso la natura terapeutica dell’intervento: “(…) tenendo conto di quanto affermato dalla paziente sia in termini di contenuti che di modalità espressive, sembra doversi rilevare che la periziata non si trovasse all’epoca dei fatti in una condizione di disagio psichico profondo (ovvero con pensiero anancastico, cioè ossessivo, e stereotipato con focalizzazione esclusiva sul seno) ovvero polarizzazione verso tematiche depressive di tipo nevrotico reattivo, legate al vissuto di menomazione estetica, tale da realizzare un quadro di vera e propria dismorfofóbia. Altresì sono da riferire alcune ripercussioni sulle relazioni sociali ma non tali da realizzare situazioni conflittuali. In questo senso non si può ammettere l’intervento chirurgico come di tipo “terapeutico” ma solo giustificato, in quanto il risultato auspicabilmente positivo dal punto di vista estetico avrebbe potuto riportare un beneficio (non esclusivo e decisivo) all’equilibrio psicologico della paziente” (cfr. pag. 31 CTU).
7. Per il riconoscimento di nesso di causalità tra la condotta del medico e il danno patito dal paziente la giurisprudenza suole applicare tradizionalmente la teoria condizionalistica della sussumibilità sotto leggi scientifiche e fondata sul concetto di probabilità statistica. I principi elaborati in tema di colpa medica in sede penale vanno, peraltro, traslati in campo civilistico dove, da un lato, il mero accertamento del nesso materiale non appare dirimente, dovendosi invece aver riguardo ai criteri di imputazione del danno, e dove, d’altro lato, si verte in un settore ove vige uno stretto principio di onere della prova. La prospettiva civilistica si pone quale fine non la ricerca del colpevole, ma la diversa ottica della ristorazione dei danni della vittima; se, quindi, in sede penale tutto può basarsi sul riscontro del nesso casuale, nel settore civile, da un lato i criteri di colpa e dolo sono differenti, dall’altro vi è l’esigenza di una rigida ricostruzione del modus probandi. Prendendo in considerazione le pronunce della Suprema Corte che hanno delineato i cardini ermeneutici della materia, le conseguenze sulla ricostruzione civilistica della responsabilità sanitaria possono essere così riassunte:
AMARTELLOSCRITTAa) sarà a carico del sanitario provare la correttezza del suo operato, secondo i criteri di diligenza, prudenza e perizia sopra evidenziati, anche negli interventi di difficile esecuzione (con la conseguenza che ove residui incertezza sul suo operato l’inadempimento risulterà accertato in base alla regola dell’onere probatorio)
b) sarà a carico del paziente l’onere della prova del nesso causale, (con i criteri della probabilità logica), prova generalmente fornita per presunzioni e mediante prova di fatti secondari: quindi negli interventi di facile esecuzione la prova del fatto secondario (ad es. peggioramento dello stato di salute, esito infausto dell’operazione) potrà essere sufficiente per ritenersi provato il nesso casuale, negli interventi di alta specialità, invece, la prova dei fatti secondari non sarà sufficiente e sarà onere del paziente provare che nel caso concreto si è verificata la regola astratta, che non vi sono causa alternativa e così dicendo, secondo una ricostruzione del nesso causale non probabilistica ma razionale e logica.
8. Per quanto ancor più specificamente concerne l’attività di chirurgia estetica, non occorre ripercorrere per esteso l’inquadramento giurisprudenziale della figura, ampiamente nota (inquadramento per il quale si rimanda, nel dettaglio della motivazione e dei richiami ivi contenuti, alla giurisprudenza di questo stesso Tribunale: v. Trib. Modena, Giud. Dott. Pagliara, 16/9/2009, n. 1285, con la quale si è affermato, tra l’altro, che: “Un intervento estetico con esiti elusivamente peggiorativi dell’efficienza estetica della paziente (nella specie: aumentata ptosi del seno e presenza di cicatrici), dà luogo a una responsabilità per inadempimento che non è coperta dal consenso della paziente”). Basta ricordare che la natura dell’ obbligazione oggetto del rapporto di prestazione professionale non può essere determinata a priori, dandosi la concreta possibilità, come del resto nell’attività sanitaria volontaria in genere, sia dell’assunzione, da parte del chirurgo, di un’obbligazione di mezzi, che dell’assunzione di un’obbligazione di risultato; quest’ultima, però, deve specificamente risultare o dal testo contrattuale o, anche, da altre risultanze istruttorie, ma in assenza di specifica prova la prestazione configura un’obbligazione di mezzi.
9. Nel caso di specie non sussiste specifica prova dell’assunzione di un’obbligazione di risultato.
La consulenza tecnica d’ufficio non individua profili di colpa medica sul piano strettamente chirurgico, nell’esecuzione dell’intervento; quanto agli esiti su piano estetico, premesso che “ha situazione della ptosi appare emendabile, con nuovo intervento chirurgico” (cfr. pag. 27 CTU), la consulenza rileva: “L’assetto protesico appare spostato in alto e medialmente a carico della mammella destra rispetto alla controlaterale, conferendo aspetto diverso da quello atteso dalla paziente, comunque non identificabile con una immagine sgradevole. È da precisare die le protesi sono posizionate “non capovolte”, con buoni esiti cicatriziali chirurgici e buoni esiti funzionali.
La situazione della risalita della protesi appare emendabile, con nuovo intervento chirurgico. Quanto ai risultati complessivi di fatto raggiunti, al di là dell’inevitabile soggettività di un giudizio di questo tipo, si ritiene che l’interuento di chirurgia additiva non abbia praticato alcun tipo di miglioramento dell’aspetto complessivo rispetto allo “stato quo ante” meglio specificato nei punti successivi”; e specifica un punto importante: “Le caratteristiche metrico-dimensionali delle mammelle, rispetto ai punti di repere non conferiscono al decolleté dismorfia o dismetria sgradevole o da essere percepita tale con abbigliamento” (cfr. pag. 27 CTU). Dopo ampia disamina, per la quale si rimanda per esteso al testo dell’elaborato (pagg. 27-29), la consulenza afferma che “non si identificano comportamenti censurabili da parte del chirurgo per quanto concerne l’indicazione e la scelta della tipologia della tecnica da adottare”.
10. La consulenza tecnica d’ufficio, peraltro, individua chiaramente un elemento che genera responsabilità per colpa medica, in termini che non lascia spazio a dubbi. La consulenza, infatti, censura le modalità di assunzione del consenso informato, in generale con riferimento ala struttura del modulo utilizzato, e in concreto con riferimento al comportamento del sanitario: “La genericità applicativa del modulo è dimostrata dall’assenza di qualsiasi elencazione delle complicanze prevedibili sia genericamente contemplate sia eventualmente derivabili da eventuale specifica anamnesi patologica della paziente” (cfr. pag. 29 CTU); “Si evidenzia, ad esempio, oltre all’eccesso di semplificazione ed all’assenza di dettagli importanti, la stessa genericità in merito all’indicazione dell’esatta procedura terapeutica proposta, dei rischi che essa determina, delle diverse procedure ed alternative eventualmente praticabili. In tale sede, infatti, si vuole precisare come la formulazione del consenso venga attestata per una “mastopessi bilaterale” altrimenti non eseguita, a fronte di una mastoplastica additiva semplice.
Dalla semplice lettura documentale appare, quindi, una incongruenza tra l’atto formale e la reale esecuzione chirurgica.
Anche per questo i documenti in atti risultano, a parere di chi scrive, inidonei a comprovare il tipo, la modalità, la puntualità con cui l’informazione sia stata fornita alla paziente” (cfr. pag. 30 CTU).
Pertanto la consulenza esprime il seguente giudizio, ineccepibile sul piano logico e attinente alle risultanze peritali: “Nell’assenza di attestazione di avvenuta informazione e di reale adesione all’intervento di “mastoplastica additiva” si ravvisano elementi censurabili, nei modi e termini sopra esposti” (cfr. pag. 31 CTU). La stessa consulenza, quindi, conclude nel senso che “Per quanto concerne la tecnica chirurgica di mastoplastica additiva questa appare indicata in cartella clinica nei modi e tempi adeguati, rispetto alla descrizione degli atti eseguiti”, mentre “Per quanto concerne la tipologia di esecuzione della tecnica stessa questa appare carente nei termini di parziale scollamento del muscolo pettorale, nei modi di valutazione ex post sopra riportati” (cfr. pag. 31 CTU).
Dalla consulenza tecnica d’ufficio si traggono, poi, ulteriori elementi utili a definire la responsabilità per effetto di una non corretta considerazione del quadro d’insieme da parte del sanitario. Anche questo aspetto è spiegato chiaramente dalla consulenza: “Occorre qui riportare come comunque non sia ravvisabile una asimmetria eclatante delle ghiandole mammarie e come in un bilancio comparativo complessivo che tenga conto dei vari aspetti somatici l’intervento chirurgico appare non aver indotto alcun miglioramento rispetto allo status quo ante, ovvero un peggioramento rispetto all’effetto estetico non raggiunto” (cfr. pag. 31 CTU).
Nella valutazione complessiva, quindi, dei dati a disposizione, la consulenza tecnica d’ufficio conclude, sul punto, che gli esiti morfologici, come già ricordato, sono emendabili, e comunque da riferirsi ad oggettività anatomica pura(cfr. pag. 32 CTU).
In base a quanto precede, e alla stregua dei criteri probatori indicati al punto 7., secondo i quali è a carico del sanitario la prova della correttezza del suo operato, secondo i criteri di diligenza, prudenza e perizia, dovendo invece presumersi l’inadeguata o non diligente esecuzione della prestazione da parte del medico, salva la prova contraria a carico del professionista, ne consegue che il mancato miglioramento delle condizioni estetiche e comunque la complessiva situazione residua del soma, “peggiorativa rispetto all’effetto estetico non raggiunto” (cfr. pag. 31 CTU), vanno posti a carico del sanitario convenuto in termini di responsabilità per inadempimento. è, infatti, condivisibile, sul piano logico, la conclusione della consulenza tecnica d’ufficio secondo la quale, in sostanza, i danni lamentati dall’attrice appaiono riconducibili ad un errore nella scelta dell’intervento da effettuare, ove posto in relazione all’inadeguata informazione fornita; e tale valutazione configura responsabilità per inadempimento, anche prescindendo dalla qualificazione dell’ obbligazione in termini di mezzi ovvero di risultato. Anche, infatti, rimanendo nell’ambito di un’obbligazione di mezzi, in una situazione in cui l’intervento non era necessitato da esigenze terapeutiche o ricostruttive, un risultato della prestazione sanitaria non migliorativo, secondo le aspettative nutrite dal cliente sulla base di una informazione non corretta, configura un inadempimento, essendo anche individuati specifici profili di colpa, appunto con riferimento alla raccolta del consenso. Infatti, il consenso comprende (e per tale oggetto è valido ed efficace) l’informazione ricevuta sulle caratteristiche, i rischi e le conseguenze dell’intervento, ma non comporta certo, e ove espresso non sarebbe valido, l’accettazione di un intervento descritto in modo inadeguato e generico, secondo quanto chiarito dalla consulenza tecnica d’ufficio.
11. Va a questo punto esaminata l’eccezione contrattuale della chiamata in causa sull’operatività della garanzia assicurativa. è indiscusso che all’epoca dei fatti il convenuto era assicurato per R.C.
professionale presso la compagnia chiamata in causa. Nel contratto assicurativo prodotto dalla chiamata in causa Gan Italia, e prodotto anche dall’assicurato (doc. n. 4), si legge, alla condizione aggiuntiva A: “Dalla garanzia si intende esclusa la chirurgia estetica”. La finalità estetica dell’intervento chirurgico, come sopra esposto, è emersa definitivamente in corso di causa solo per effetto degli accertamenti tecnici effettuati in sede di consulenza, che ha concluso escludendo la natura terapeutica dell’intervento. Pertanto, la predetta condizione aggiuntiva rende inoperante la copertura assicurativa.
12. Stabilito ed accertato tutto quanto sopra, occorre determinare l’ammontare del risarcimento dovuto.
In ordine alla quantificazione dei danni, parte attrice chiede il risarcimento del danno, consistente in: danno patrimoniale individuato nelle spese mediche; danno biologico da inabilità temporanea totale; danno biologico da invalidità permanente parziale; danno da violazione dell’ obbligo del consenso informato; danno morale.
In realtà, a parte le spese mediche, tutte le altre voci di danno sono inquadrabili, secondo la ricostruzione attualmente operata dalla migliore interpretazione , nel danno non patrimoniale per danno alla persona, senz’altro come lesivo di interessi di primaria importanza costituzionale ai sensi dell’art. 32 Cost., perché lesivo del diritto alla salute ed alla integrità psicofisica.
13. Può, anzitutto, essere riconosciuto il danno patrimoniale consistente negli esborsi sostenuti per i vari episodio della vicenda in questione, e pienamente documentati: Ricevuta n.ro …omissis… Azienda U.S.L. di Modena; Ricevuta n.ro …omissis… dott. …omissis… Ricevuta n.ro …omissis… dott. …omissis… Ricevuta n.ro …omissis… prof. …omissis… Compenso C.T.P. (dott. …omissis…); Compenso C.T.U. (dott. …omissis…); Compenso assistente C.T.U. dott.ssa …omissis… Tutte voci che trovano conferma e giustificazione sulla base della consulenza tecnica d’ufficio. L’entità del risarcimento dovuto per il presente titolo di danno ammonta, quindi, ad euro 3.938,14.
14. All’attrice spetta, inoltre, la liquidazione del danno alla persona, nei termini di cui sopra. La liquidazione di tale danno, non esistendo criteri sicuri ed attendibili per la valutazione del valore biologico dell’uomo, non può che essere condotta in via equitativa.
Alla luce dei principi fissati in materia dalla Corte costituzionale, deve ritenersi che il danno biologico sia liquidabile secondo parametri equitativi che tengono conto oltre che dell’età, del sesso e di ogni altro indice sociale, culturale ed estetico che consente di adeguare in concreto il risarcimento al fatto.
Ad integrare la valutazione equitativa del giudice soccorre inoltre la consulenza tecnica d’ufficio (immune da vizi logici ed esauriente sui quesiti proposti, e le risultanze della quale, sorrette da adeguata motivazione e frutto di congrua analisi della documentazione sanitaria versata in atri e di quanto direttamente constatato dal consulente nel corso della visita della danneggiata, sono di sicura affidabilità), che ha accertato che la lesione ha prodotto una invalidità temporanea assoluta di giorni 20, ed una invalidità temporanea parziale al 50% di giorni 30, nonché la sussistenza di postumi a carattere permanente, sia come pregiudizio estetico che come disagio relazionale, per la cui consistenza si rimanda per esteso alla consulenza tecnica d’ufficio, complessivamente quantificabile in una riduzione dell’integrità psicofisica nell’ordine del 8-10 % (otto-dieci per cento).
Per la valutazione equitativa del danno biologico ai sensi dell’art. 2056 Ce, preso atto dell’orientamento ormai consolidato della Corte di cassazione secondo cui non può essere utilizzato come parametro di riferimento il criterio del triplo della pensione sociale minima (cfr. ad es. Cass. 8/1/99, n. 101), può farsi riferimento alla tabella elaborata dal Tribunale di Milano, ampiamente utilizzata sul territorio nazionale, e sicuramente utilizzabile in un contesto – non solo dal punto di vista geografico ma anche da quello socio-economico – per molti aspetti non dissimile da quello milanese, come la provincia di Modena (quanto a costo della vita, durata media della stessa, livello di occupazione).
Detta tabella, com’è noto, espone valori unitari in base al punto di invalidità (di carattere indicativo) differenziati a seconda dell’età del leso e della percentuale di invalidità accertata con criteri medico-legali e suscettibili, in ogni caso, di essere adeguati al caso concreto – secondo l’insegnamento della Corte di cassazione – con l’utilizzo di altri parametri equitativi (quali il ricorrere di menomazioni aventi diversa natura, incidenti sul piano estetico ovvero che impediscono funzioni più specifiche; oppure l’incidenza della lesione su soggetto già affetto da invalidità preesistente) ovvero pienamente valido; o, ancora, la diversa età della vittima, ove essa appaia significativa in relazione al tipo di lesione, tenuto conto che i correttivi tabellari inerenti all’età non presentano variazioni significative in ampie fasce di età).
Tenuto, quindi, conto degli elementi sopra indicati, nella fattispecie appare anzitutto equo liquidare, tenuto conto dell’epoca del fatto, euro 113,50 per ogni giorno di invalidità totale temporanea e le frazioni di tale somma per le corrispondenti percentuali di invalidità parziale temporanea.
Per quanto riguarda l’invalidità parziale permanente, sulla base della consulenza tecnica d’ufficio essa viene stimata nel 9%. Per ciascun punto viene riconosciuto l’importo tabellare debitamente abbattuto col coefficiente di riferimento per l’età del danneggiato (pari a anni 34 e mesi 6 al momento del fatto). Nella fattispecie va seguito il predetto criterio del calcolo di AAVVOCATO MALASANITA' SCRITTAvalutazione a punto, tenuto conto del predetto grado di invalidità e dell’età della vittima all’epoca dell’evento dannoso.
15. Quanto al danno morale, nella specie esso può essere adeguatamente apprezzato in termini di personalizzazione del danno alla salute, nell’ottica di una complessiva valutazione equitativa del danno non patrimoniale.
Pertanto, al fine, inoltre, di adeguare il ristoro al caso particolare, è opportuno incrementare il calcolo effettuato ai fini del danno biologico con un ulteriore coefficiente aggiuntivo del 20%; operando una valutazione equitativa ai sensi dell’art. 1226 c.c., si stima equo liquidare conclusivamente il danno in euro 25.535,30.
16. Con riguardo alla rivalutazione delle somme liquidate a titolo di risarcimento del danno da invalidità permanente parziale, quando questa sia successiva ad un periodo di invalidità temporanea liquidata separatamente, essa decorre dal momento della cessazione dell’invalidità temporanea e non dal giorno dell’evento dannoso. Di conseguenza la data di riferimento per tale calcolo va fatta non alla data del fatto lesivo, ma da quella in cui è terminata la invalidità temporanea (nel caso di specie 50 giorni).
Il danno da invalidità temporanea va riportato in valori monetari alla data di verificazione del fatto dannoso e, conseguentemente, e la liquidazione va determinata in base ai medesimi criteri di cui sopra, nella misura sopra indicata.
Per i danni materiali per spese mediche le date di liquidazione sono riportate, per accertabile approssimazione, a quella del fatto dannoso, ai fini della rivalutazione monetaria e degli interessi.
L’insieme di tutte le somme indicate ai punti precedenti, riportate prima al valore della data del fatto, e poi con aggiunta della rivalutazione e degli interessi dovuti per il ritardo nella liquidazione, secondo i principi indicati da Corte di cassazione S.U. 17/2/95 n° 1712, nel caso di specie seguendo la progressione periodica annuale, porta ad un danno da liquidare che ammonta complessivamente ad euro 36.989,17.
17. Alla stregua di tutto quanto sopra esposto, la complessiva determinazione di quanto dovuto a parte attrice a titolo di risarcimento si determina come al punto precedente.
La domanda attorea va accolta nei limiti sopra ed i convenuti Azienda Unità Sanitaria Locale di Modena …omissis… vanno dichiarati tenuti in solido tra loro a risarcire a parte attrice i danni liquidati come nella soprastante motivazione.
Sulla base di quanto rilevato al punto 11., va invece esclusa la solidale responsabilità della convenuta compagnia assicuratrice.
18. Le spese di causa seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo. Pertanto i convenuti sono tenuti in solido alla rifusione nei confronti di parte attrice, mentre tra parte convenuta e parte chiamata le spese vanno compensate per la sussistenza delle eccezionali ragioni sopra evidenziate in ordine alle particolari modalità con le quali, in causa, è emersa la fondatezza dell’eccezione svolta dalla compagnia assicuratrice, soltanto ad esito di consulenza tecnica.

P.Q.M.
Il Tribunale, definitivamente pronunciando, ogni diversa domanda rigettata,
dichiara tenuti e condanna …omissis… e Azienda Unità Sanitaria Locale di Modena, in solido tra loro, a corrispondere ad …omissis… a titolo di risarcimento del danno, la somma di euro 36.989,17, oltre gli interessi legali su detta somma dal deposito della presente sentenza fino al saldo effettivo;
dichiara tenuti e condanna …omissis… e Azienda Unità Sanitaria Locale di Modena, in solido tra loro, a rifondere ad …omissis… le spese processuali, che liquida nella somma di complessivi euro 5.500,00, di cui euro 250,00 per spese, oltre ad accessori dovuti per legge;
dichiara compensate le spese processuali tra …omissis… Azienda Unità Sanitaria Locale di Modena e Gan Italia S.p.a., ora Groupama S.p.a.
Così deciso in Modena, il 19/3/12

 

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Avvocato Sergio Armaroli - Studio Legale Bologna