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DANNO MASTOPLASTICA ADDITTIVA RISARCIMENTO CHIRURGIA ESTETICA AVVOCATO ESPERTO

Quante donne con la speranza di migliorare il loro aspetto e di sentirsi meglio con loro stesse fanno operazioni estetiche di mastoplastica addittive o riduttive?

In via generale, è opportuno richiamare il consolidato orientamento della Corte di Cassazione secondo il quale “in tema di responsabilità civile nell’attività medico-chirurgica, ove sia dedotta una responsabilità contrattuale della struttura sanitaria e/o del medico per l’inesatto adempimento della prestazione sanitaria, il danneggiato deve fornire la prova del contratto (o del “contatto”) e dell’aggravamento della situazione patologica (o dell’insorgenza di nuove patologie per effetto dell’intervento) e del relativo nesso di causalità con l’azione o l’omissione dei sanitari, secondo il criterio, ispirato alla regola della normalità causale, del “più probabile che non”, restando a carico dell’obbligato – sia esso il sanitario o la struttura – la prova che la prestazione professionale sia stata eseguita in modo diligente e che quegli esiti siano stati determinali da un evento imprevisto e imprevedibile” (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 975 del 16/0 1/2009).

CTU nominato in corso di causa ha quindi rilevato dopo l’esame della documentazione medica in atti e l’esame clinico della paziente, che “la tecnica utilizzata dal dr. L.G. non ha consentito la totale eliminazione dei siliconomi e l’immissione delle protesi, non accompagnata alla resezione di una pari quantità di tessuto mammario, ha comportato l’ingrandimento (indesiderato dalla paziente) del seno” e che anche l’insuccesso relativo alla mancata escissione di tutti i siliconomi “è da ricondursi alla inadeguatezza della tecnica, che non consentiva un trattamento risolutivo” .
Quindi il convenuto, pur edotto delle specifiche richieste della attrice, ha ritenuto di attuare, a seguito del rifiuto della paziente di sottoporsi a mastectomia, una tecnica del tutto inadeguata a realizzare lo scopo, come infatti è risultato con un aumento di volume del seno (che la paziente aveva espressamente dichiarato indesiderato) e la mancata risoluzione della ptosi. Deve quindi essere ritenuta provata la responsabilità professionale del convenuto per i danni subiti dalla attrice a seguito della (inutile oltre che dannosa avendo aggravato l’aspetto estetico) terapia chirurgica attuata.
Deve quindi essere risarcito il danno conseguente alla violazione così attuata della integrità psicofisica della paziente, nella specie il danno estetico, non sussistendo conseguenze invalidanti. Ai fini della valutazione in via equitativa del citato danno, si reputa di valutare in primo luogo il costo degli interventi necessari per la eliminazione del danno estetico, che il CTU ha quantificato in Euro 20.000,00. Al fine della valutazione dei danni complessivamente subiti dalla attrice, e in particolare delle sofferenze morali e psichiche subite a causa di un (inutile) intervento chirurgico, si reputa di liquidare in via equitativa la somma complessiva di Euro ade3scritta50.000,00, tenuto già conto anche del danno da lucro cessante e della somma versata per l’intervento chirurgico subiti pari ad Euro 1052,58.
Deve essere accolta la domanda di garanzia proposta dal convenuto nei confronti della società assicuratrice Bernese Assicurazioni s.p.a., non essendo in contestazione la esistenza ed operatività della polizza. Né alcun rilievo assume in questa sede la eventuale corresponsabilità della casa di cura, stante il diritto della parte danneggiata ai sensi dell’art. 2055 c.c. di agire nei confronti di io degli eventuali coobbligati solidali, né essendo stata formalmente introdotta in causa con la chiamata della casa di cura la domanda per l’accertamento dell’eventuale corresponsabilità. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo, tenuto conto del valore della causa in base alla somma liquidata. Sono compensate tra il convenuto e la società assicuratrice atteso che le difese del primo si sono svolte in sostanza sulla domanda della attrice.

 

adbscritta

Tribunale Roma, sez. XIII 04/09/2009 n. 18000

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con atto di citazione notificato il 23.11.2004, la sig.ra S.A. conveniva in giudizio il dr. prof. L.G.R. dinanzi al Tribunale di Roma per ivi sentir accertare la responsabilità professionale dello stesso per l’esito negativo dell’intervento chirurgico effettuato in data 7.10.2003, e quindi sentirlo condannare al risarcimento dei danni subiti.
A sostegno della domanda, la parte attrice esponeva di essersi rivolta al convenuto al fine di risolvere la ptosi mammaria bilaterale conseguente le gravidanze, e di rimuovere i silicosomi multipli formatisi per pregresse infiltrazioni di silicone liquido. Esponeva quindi che nell’autunno 2003 si era sottoposta a visita presso il convenuto sanitario, al fine di valutare la opportunità dell’intervento, richiedendo in particolare un intervento che evitasse la asportazione della ghiandola

DANNO MASTOPLASTICA ADDITTIVA RISARCIMENTO CHIRURGIA ESTETICA AVVOCATO esPERTO

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mammaria e mantenesse lo stesso volume del seno. Il convenuto quindi la sottoponeva ad interventi chirurgico volto ad asportare le formazioni granulomatose multiple, provvedendo alla ricostruzione del volume asportato con l’inserimento di protesi mammarie; l’intervento però non sortiva l’effetto previsto, in quanto era stata eseguita in sostanza una mastoplastica additiva che aveva aumentato il volume del seno ed accentuato la ptosi. L’attrice chiedeva quindi il risarcimento dei danni biologico morale e patrimoniale subiti.
Il convenuto si costituiva deducendo la infondatezza della domanda e chiedendone il rigetto. In particolare, il convenuto eccepiva che la parte attrice aveva rifiutato di sottoporsi all’intervento di mastectomia suggerito da esso convenuto, come emergerebbe dal consenso informato, e che la tecnica alternativa utilizzata garantiva comunque il soddisfacimento delle esigenze della paziente.
Chiedeva inoltre di poter chiamare in causa la propria società assicuratrice al fine di essere manlevato in caso di accoglimento della domanda, in virtù della polizza stipulata.
A seguito della notificazione dell’atto di chiamata si costituiva Bernese Assicurazioni s.p.a., deducendo la infondatezza della domanda principale e chiedendone il rigetto unitamente quindi alla domanda di garanzia.
All’esito della attività istruttoria, la causa all’udienza del 31.3.2009 veniva assegnata a sentenza, con termini di legge per comparse conclusionali e repliche.

MOTIVI DELLA DECISIONE
La domanda è fondata e pertanto deve essere accolta.
All’esito della CTU espletata deve infatti ritenersi accertato che l’intervento praticato alla attrice dal convenuto fosse inadeguato a realizzare il risultato desiderato ed espressamente richiesto (e formalizzato nell’atto di consenso informato) dalla paziente.
Dalla cartella clinica e dal consenso informato sottoscritto dalla paziente risultano il desiderio della stessa di mantenere immodificate le dimensioni del seno ed il rifiuto di sottoporsi all’intervento di mastectomia bilaterale, e che il chirurgo operatore ha quindi effettuato un intervento di “ricostruzione su protesi mammella dx e sin dopo asportazione granulomi multipli” (in data 7.10.2003).
Successivamente in data 5.7.2004 la certificazione medica sottoscritta da altro sanitario (dr. Ad.) cui la attrice si era rivolta dopo l’esito infruttuoso dell’intervento, attestava la persistenza di alcuni siliconomi ad entrambe le mammelle che risultavano “molto voluminose, lievemente asimmetriche, con ptosi di grado severo”: tale diagnosi è stata anche confermata in sede di CTU.
Il CTU nominato in corso di causa ha quindi rilevato dopo l’esame della documentazione medica in atti e l’esame clinico della paziente, che “la tecnica utilizzata dal dr. L.G. non ha consentito la totale eliminazione dei siliconomi e l’immissione delle protesi, non accompagnata alla resezione di una pari quantità di tessuto mammario, ha comportato l’ingrandimento (indesiderato dalla paziente) del seno” e che anche l’insuccesso relativo alla mancata escissione di tutti i siliconomi “è da ricondursi alla inadeguatezza della tecnica, che non consentiva un trattamento risolutivo” .
Quindi il convenuto, pur edotto delle specifiche richieste della attrice, ha ritenuto di attuare, a seguito del rifiuto della paziente di sottoporsi a mastectomia, una tecnica del tutto inadeguata a realizzare lo scopo, come infatti è risultato con un aumento di volume del seno (che la paziente aveva espressamente dichiarato indesiderato) e la mancata risoluzione della ptosi. Deve quindi essere ritenuta provata la responsabilità professionale del convenuto per i danni subiti dalla attrice a seguito della (inutile oltre che dannosa avendo aggravato l’aspetto estetico) terapia chirurgica attuata.
Deve quindi essere risarcito il danno conseguente alla violazione così attuata della integrità psicofisica della paziente, nella specie il danno estetico, non sussistendo conseguenze invalidanti. Ai fini della valutazione in via equitativa del citato danno, si reputa di valutare in primo luogo il costo degli interventi necessari per la eliminazione del danno estetico, che il CTU ha quantificato in Euro 20.000,00. Al fine della valutazione dei danni complessivamente subiti dalla attrice, e in particolare delle sofferenze morali e psichiche subite a causa di un (inutile) intervento chirurgico, si reputa di liquidare in via equitativa la somma complessiva di Euro 50.000,00, tenuto già conto anche del danno da lucro cessante e della somma versata per l’intervento chirurgico subiti pari ad Euro 1052,58.
Deve essere accolta la domanda di garanzia proposta dal convenuto nei confronti della società assicuratrice Bernese Assicurazioni s.p.a., non essendo in contestazione la esistenza ed operatività della polizza. Né alcun rilievo assume in questa sede la eventuale corresponsabilità della casa di cura, stante il diritto della parte danneggiata ai sensi dell’art. 2055 c.c. di agire nei confronti di io degli eventuali coobbligati solidali, né essendo stata formalmente introdotta in causa con la chiamata della casa di cura la domanda per l’accertamento dell’eventuale corresponsabilità. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo, tenuto conto del valore della causa in base alla somma liquidata. Sono compensate tra il convenuto e la società assicuratrice atteso che le difese del primo si sono svolte in sostanza sulla domanda della attrice.

P.Q.M.
Il Tribunale Civile di Roma, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da S.A. nei confronti di L.G. Renato, con la chiamata in causa di Berenese Assicurazioni s.p.a., così provvede:
accoglie la domanda e condanna il convenuto al risarcimento dei danni subiti dalla attrice a seguito dell’intervento chirurgico in data 7.10.2003, liquidati in Euro 50.000,00, oltre interessi legali dalla data della sentenza al soddisfo;
condanna il convenuto al pagamento delle spese del giudizio, che liquida in Euro 2100,00 per diritti, Euro 2800,00 per onorari, Euro 350,00 per spese, oltre rimborso spese generali IVA e CPA come per legge e rimborso spese di CTU;
condanna Bernese Assicurazioni s.p.a. a tenere indenne il convenuto di quanto condannato a versare in esecuzione dei capi che precedono, compensa le spese tra il convenuto e la chiamata in causa.
Roma, 27 luglio 2009

 

 

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