Il mio obiettivo? La tua soddisfazione!
CHIAMA SUBITO!!!

DANNO DA ERRORE MEDICO RISARCIMENTO DANNI DEL MEDICO E DELL’OSPEDALE- DANNO MALASANITÀ’ VICENZA

DANNO DA ERRORE MEDICO RISARCIMENTO DANNI DEL MEDICO E DELL’OSPEDALE- DANNO MALASANITÀ’ VICENZAAVITTIME MALASANITA'ADOC2

la estetica?e se l'intervento non riesce come vogliamo? / chirurgo / estetico / responsabile / danni morali / patrimoniali / responsabilità medica il danno risarcibile responsabilità medica liquidazione danno richiesta danni responsabilità medica modulo risarcimento danni responsabilità medica mediazione responsabilità medica danno morale maggior danno responsabilità medica responsabilità medica risarcimento danno morale danno morale nella responsabilità medica responsabilità medica danno non patrimoniale danno non patrimoniale da responsabilità medica danno non patrimoniale nella responsabilità medica responsabilità medica danno patrimoniale responsabilità medica danno parentale danno per responsabilità medica responsabilità medica prova del danno danno patrimoniale e responsabilità medica risarcimento del danno da responsabilità medica prescrizione risarcimento danni responsabilità medica quantificazione responsabilità medica quantificazione del danno risarcimento danno responsabilità medica prescrizione responsabilità medica danno riflesso risarcimento del danno responsabilità medica danno tanatologico responsabilità medica responsabilità medica voci di danno malasanità Bologna, studio legale avvocato Sergio Armaroli

danno responsabilità medica
danno responsabilità medica prescrizione
danno da responsabilità medica
risarcimento danno responsabilità medica
danno biologico responsabilità medica
danno differenziale responsabilità medica
calcolo danno responsabilità medica
danno da responsabilità medica prescrizione
danno patrimoniale responsabilità medica
danno esistenziale responsabilità medica
danno biologico responsabilità medica tabelle
responsabilità medica calcolo danno biologico
danno biologico da responsabilità medica
responsabilità medica e danno biologico
danno biologico per responsabilità medica
responsabilità medica contrattuale e danno biologico atto di citazione
risarcimento danno biologico responsabilità medica
quantificazione danno biologico responsabilità medica
liquidazione danno biologico responsabilità RISARCIMENTO MALASANITA’  

DANNO DA ERRORE MEDICO RISARCIMENTO
DANNI DEL MEDICO E DELL’OSPEDALE

DANNO MEDICO – MALASANITA’ –RESPONSABILITA’ MEDICA

 

In sintesi questa Corte ha avuto modo di affermare (V Sez. 4^, Sentenza n. 16237 del 29/01/2013 Ud. Rv. 255105) che, già ad una prima lettura della norma (art. 3) risulta chiaro che due sono i tratti di nuova emersione. Da un lato la distinzione tra colpa lieve e colpa grave, per la prima volta normativamente introdotta nell’ambito della disciplina penale dell’imputazione soggettiva.

Dall’altro, la valorizzazione delle linee guida e delle virtuose pratiche terapeutiche, purché corroborate dal sapere scientifico. Si tratta di novità di non poco conto. La colpa penale, sia pure in un contesto limitato, assume ora una duplice configurazione.

E d’altra parte viene abbozzato, in ambito applicativo, un indirizzo sia per il terapeuta che per il giudice, nel segno della documentata aderenza al più accreditato sapere scientifico e tecnologico.

AVVOCATO MALASANITÀ' BOLOGNA RAVENNA RIMINI ITALIA

AVVOCATO MALASANITÀ’ BOLOGNA RAVENNA RIMINI ITALIA

http://www.avvocato-penalista-bologna.it/news/consulenza-legale/avvocato-malasanita-bologna-avvocato-responsabilita-medica-bologna/

Si è ribadito (essendo patrimonio già della giurisprudenza dei questa Corte) che le linee guida costituiscono sapere scientifico e tecnologico codificato, reso disponibile in forma condensata, in modo che possa costituire un’utile guida per orientare agevolmente, in modo efficiente ed appropriato, le decisioni terapeutiche. Si tenta di oggettivare, uniformare le valutazioni e le determinazioni; e di sottrarle all’incontrollato soggettivismo del terapeuta. I vantaggi di tale sistematizzata opera di orientamento sono tanto noti quanto evidenti.

danno responsabilità medica
danno responsabilità medica prescrizione
danno da responsabilità medica
risarcimento danno responsabilità medica
danno biologico responsabilità medica
danno differenziale responsabilità medica
calcolo danno responsabilità medica
danno da responsabilità medica prescrizione
danno patrimoniale responsabilità medica
danno esistenziale responsabilità medica
danno biologico responsabilità medica tabelle
responsabilità medica calcolo danno biologico
danno biologico da responsabilità medica
responsabilità medica e danno biologico
danno biologico per responsabilità medica
responsabilità medica contrattuale e danno biologico atto di citazione
risarcimento danno biologico responsabilità medica
quantificazione danno biologico responsabilità medica
liquidazione danno biologico responsabilità RISARCIMENTO MALASANITA’

DANNO DA ERRORE MEDICO RISARCIMENTO DANNI DEL MEDICO E DELL’OSPEDALE- DANNO MALASANITÀ’ VICENZA

Tali regole, non danno luogo a norme propriamente cautelari e non configurano, quindi, ipotesi di colpa specifica. Esse, tuttavia hanno a che fare con le forti istanze di determinatezza che permeano la sfera del diritto penale. Tale enunciazione, assai utile alla comprensione del sistema e delle implicazioni di fondo connesse alla riforma, ha bisogno di un breve chiarimento.

achiama subitoACLIPRIMO 
AINFOBIOL

DANNO DA ERRORE MEDICO RISARCIMENTO DANNI DEL MEDICO E DELL’OSPEDALE- DANNO MALASANITÀ’ VICENZA

 

Suprema CORTE DI CASSAZIONE

sezione IV

SENTENZA 3 febbraio 2016, n. 4468

est. dott. Claudio D’Isa

Ritenuto in fatto

S.G. ricorre per cassazione avverso la sentenza, indicata in epigrafe, della Corte d’appello di Caltanissetta che ha confermato la sentenza di condanna emessa nei suoi confronti dal locale Tribunale in ordine al delitto di lesioni colpose.

In sintesi, per una migliore intelligenza dei motivi posti a base del ricorso, il fatto: in data (OMISSIS), P.G. veniva sottoposta, a cura del medico S.G. , (alle ore 16.00) a colonscopia presso la Casa di Cura Regina Pacis in (omissis) ; all’esito dell’intervento, tornata a casa, cominciava ad accusare forti dolori all’addome; quindi, veniva ricoverata, nello stesso giorno, presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale (…) del medesimo centro e, dopo gli esami clinici, sottoposta, alle ore 00,20, ad urgente intervento chirurgico, nel corso del quale si rilevava la lacerazione di tre centimetri del sigma. Fu effettuata la riparazione di tale tratto intestinale e confezionato un ano sigmoideo. La paziente, dimessa il (omissis) , successivamente, fu di nuovo ricoverata, per versamento pleurico intestinale, fino al giorno 23 dello stesso mese. Disposta consulenza medico legale dal P.M., l’ausiliario riferiva, in ordine alle modalità di esecuzione della colonscopia, che – a livello del sigma, tratto molto circumvoluto e di difficile esplorazione – il rischio perforativo, pur sussistente, può ritenersi eccezionale. Nel caso di specie la lesione era da ricondurre all’azione meccanica della sonda, azionata dal sanitario, e doveva escludersi la presenza di cause concorrenti che avrebbero potuto aumentare il rischio di lacerazioni (ad es. fragilità delle parti del colon, retocolite ulcerosa o diverticolite).

DANNO DA ERRORE MEDICO RISARCIMENTO DANNI DEL MEDICO E DELL’OSPEDALE- DANNO MALASANITÀ' VICENZA

DANNO DA ERRORE MEDICO RISARCIMENTO DANNI DEL MEDICO E DELL’OSPEDALE- DANNO MALASANITÀ’ VICENZA

Il giudice di primo grado riteneva sussistente il nesso di causalità tra la condotta ascritta all’imputato e l’evento, anche sottolineando che, fra il momento della colonscopia ed il momento del successivo ricovero ospedaliere, non era intervenuta alcuna causa interruttiva.

La Corte d’appello, adita dall’imputato e dal responsabile civile società ‘Skema Iniziative sanitarie s.r.l.’, nella persona del legale rappresentante, nel fare proprio l’impianto motivazionale della sentenza di primo grado, ha ritenuto infondati i motivi posti a base dei gravame di merito.

Con l’odierno ricorso e con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione di legge per la mancata applicazione della normativa introdotta dalla legge n. 189 del 2012 (Legge Balduzzi) in materia di responsabilità medica per colpa lieve per un errore di manovra eseguito nel rispetto delle linee guida.

In particolare, si premette che il Tribunale aveva escluso l’applicazione della normativa de qua confondendo il concetto di perizia con quello di negligenza, a ciò poneva rimedio – solo in parte – la Corte d’appello che riconosce che l’errata esecuzione della manovra attiene alla perizia, ma trova un altro motivo di esclusione: non sarebbe stato provato il rispetto delle linee guida, né tale indagine sarebbe necessaria per la genericità della contestazione sul punto.

Si rileva che, non solo è evidente che il rispetto della linea guida è stato pacificamente accertato in primo grado, ma, in ogni caso, laddove si ritenesse non provato, non si comprende per quale ragione la Corte non ha accolto la richiesta di una consulenza di ufficio basandosi solo su quella del Consulente del PM.

Con il secondo motivo si denuncia vizio di motivazione nel ritenere la ricostruzione operata dal consulente del PM idonea a superare le doglianze avanzate dall’imputato. In sostanza, si censura il mancato accoglimento della richiesta di rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale, evidenziando che l’affidarsi esclusivamente al consulente di parte, in presenza di una indicazione contraria di parte avversa, rende il consulente del P.M. l’arbitro che decide il processo. A fronte di insanabili discordanze il giudice, privo di competenze mediche, avrebbe dovuto affidarsi ad un esperto che avrebbe potuto esporre il quadro del sapere scientifico nell’ambito del giudizio. Il Tribunale si è trovato di fronte a due ricostruzioni mediche del fatto: quella del consulente del P.M., che ha attribuito la responsabilità penale del fatto al ricorrente sulla base di un errore di esecuzione, e quella dell’imputato stesso, medico specialista in gastroenterologia, che ha fornito una spiegazione alternativa delle lesioni, ovvero una lacerazione delle pareti conseguenti alla pressione dell’aria, il c.d. barotrauma.

Considerato in diritto

 AFOTOGRAFICA1errore-medico

I motivi addotti sono da ritenersi infondati e determinano il rigetto del ricorso.

Preliminare è l’esame della censura relativa al mancato accoglimento della richiesta di rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale mediante l’affidamento di incarico peritale ad perito di ufficio.

In merito si osserva che l’istituto della rinnovazione del dibattimento in appello costituisce istituto eccezionale che deroga al principio di completezza dell’istruzione dibattimentale di primo grado, per cui ad esso può e deve farsi ricorso soltanto quando il giudice lo ritenga assolutamente indispensabile ai fini del decidere (nel senso che non sia altrimenti in grado di farlo allo stato degli atti). La determinazione del giudice, in proposito, è incensurabile in sede di legittimità se congruamente e logicamente motivata (v. ex pluribus Cass. 4^, 10 giugno 2003, Vassallo).

La Corte distrettuale rileva che la perizia medico legale, come emerge dalla stessa richiesta del ricorrente, aveva la finalità di accertare una diversa causa della lacerazione del sigma, al di là di quella individuata dell’errata manovra nell’esecuzione della colonscopia, ed, in particolare, una lacerazione delle pareti conseguente alla pressione dell’aria, c.d. barotrauma, introdotta in maniera eccessiva e non adeguata, ovvero nell’accertare se sussistessero patologie o condizioni particolare che avrebbero potuto avere incidenza sull’esame, innalzando la soglia del rischio di una complicanza.

Con riferimento al primo accertamento, in sentenza si legge che ‘non risultano, invero, espressi rilievi tecnici specifici – fondati su considerazioni medico-legali – alle conclusioni del consulente del P.M., Dott. R. , il quale, sentito sul punto in dibattimento, ha ritenuto di escludere che la lesione riportata dalla paziente possa essere attribuita ad un barotrauma, lasciando chiaramente intendere che un barotrauma rappresenta un errore madornale, certamente non scusabile’. In ordine a tale osservazione, in maniera del tutto adeguata, la Corte del merito rileva che l’eventuale accertamento del barotrauma non potrebbe condurre al risultato sperato dalla Difesa, vale a dire l’elisione ad opera di una circostanza sopravvenuta del nesso causale tra la condotta contestata e l’evento, implicando il barotrauma un più severo giudizio di colpevolezza, atteso che a praticare l’insufflazione dell’aria era stato lo stesso S. .

Quanto al secondo accertamento, parimenti ritenuto del tutto non necessario ai fini del giudizio, i giudici dell’appello, sempre condividendo il parere espresso sul punto dal Dott. R. , hanno considerato che lo stesso referto medico, stilato dal medico operatore, non ha evidenziato alcuna circostanza obiettiva tale da ostacolare la progressione della sonda al momento dell’esecuzione dell’esame.

Conclude la Corte territoriale: ‘né la nomina di un perito appare necessaria al fine di ricostruire la dinamica degli eventi, dovendosi rilevare che – attraverso la documentazione sanitaria acquisita in atti ed il parere chiaro e preciso espresso dal consulente del P.M., in quanto fondato su corrette conoscenze medico legali e privo di vizi logici, tali da inficiarne la validità – non si ravvisano zone d’ombra nella ricostruzione dei fatto, risultando nettamente individuata la condotta posta in essere dall’imputato e non essendo posto in dubbio il nesso di causalità tra condotta ed evento e i profili della imputazione dello stesso evento’.

Dunque, la Corte di merito ha spiegato, con motivazione esaustiva e congrua perché si sia convinta della superfluità della assunzione della prova richiesta dalla difesa, evidenziando la ricchezza dei dati dimostrativi della responsabilità dell’imputato, secondo un itinerario logico che non presenta smagliature o contraddizioni interne e che, in quanto tale, non può essere messo in discussione in questa sede.

A questo si aggiunga che il sindacato che la Corte di cassazione può esercitare in relazione alla correttezza della motivazione di un provvedimento pronunciato su una richiesta di rinnovazione del dibattimento non può mai essere esercitato sulla concreta rilevanza dell’atto o della testimonianza da acquisire, ma deve esaurirsi nell’ambito del contenuto esplicativo del provvedimento adottato (v. Cass. S.U. 23 novembre 1995, P.G. in c. Fachini).

Ed in ogni caso va per completezza rivelato che il ricorrente, pur deducendo formalmente la mancata assunzione di prove decisive quale effetto di un immotivato diniego opposto alla rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale, nella sostanza prospetta – come si diceva sopra – una ricostruzione dei fatti diversa da quella accolta nella sentenza impugnata o, quanto meno, un’interpretazione alternativa dei medesimi, indugiando in considerazioni di merito incompatibili con il giudizio di legittimità.

Inoltre, è inaccettabile l’osservazione secondo cui la consulenza di ufficio andava disposta essendosi la Corte attestata sulle dichiarazioni del Dott. R. , che, in quanto consulente del P.M., è espressione della posizione di una parte processuale, dimenticando il ricorrente che il consulente, nella sua qualità di testimone in dibattimento, è tenuto a riferire in merito al suo operato di ausiliario indipendentemente dal fatto che l’incarico l’abbia ricevuto dal Pubblico Ministero.

A tal riguardo, la giurisprudenza costante di questa Corte ammette, in virtù del principio del libero convincimento del giudice e di insussistenza di una prova legale o di una graduazione delle prove la possibilità del giudice di scegliere fra varie tesi, prospettate da differenti periti, di ufficio e consulenti di parte, quella che ritiene condivisibile, purché dia conto con motivazione accurata ed approfondita delle ragioni del suo dissenso o della scelta operata e dimostri di essersi soffermate sulle tesi che ha ritenuto di disattendere e confuti in modo specifico le deduzioni contrarie delle parti, sicché, ove una simile valutazione sia stata effettuata in maniera congrua in sede di merito, è inibito al giudice di legittimità di procedere ad una differente valutazione, poiché si è in presenza di un accertamento in fatto come tale insindacabile dalla Corte di Cassazione, se non entro i limiti del vizio motivazionale (Sez. 4, Sentenza n. 34747 del 17/05/2012 Ud. Rv. 253512;Sez. 4, Sentenza n. 45126 del 06/11/2008 Ud. Rv. 241907Cass. sez. IV 20 maggio 1989 n.7591 rv.181382).

Circa l’applicazione dell’invocata disposizione normativa di cui alla c.d. Legge Balduzzi, parimenti condivisibile è la motivazione sul punto della sentenza impugnata.

In sintesi questa Corte ha avuto modo di affermare (V Sez. 4^, Sentenza n. 16237 del 29/01/2013 Ud. Rv. 255105) che, già ad una prima lettura della norma (art. 3) risulta chiaro che due sono i tratti di nuova emersione. Da un lato la distinzione tra colpa lieve e colpa grave, per la prima volta normativamente introdotta nell’ambito della disciplina penale dell’imputazione soggettiva. Dall’altro, la valorizzazione delle linee guida e delle virtuose pratiche terapeutiche, purché corroborate dal sapere scientifico. Si tratta di novità di non poco conto. La colpa penale, sia pure in un contesto limitato, assume ora una duplice configurazione. E d’altra parte viene abbozzato, in ambito applicativo, un indirizzo sia per il terapeuta che per il giudice, nel segno della documentata aderenza al più accreditato sapere scientifico e tecnologico. Si è ribadito (essendo patrimonio già della giurisprudenza dei questa Corte) che le linee guida costituiscono sapere scientifico e tecnologico codificato, reso disponibile in forma condensata, in modo che possa costituire un’utile guida per orientare agevolmente, in modo efficiente ed appropriato, le decisioni terapeutiche. Si tenta di oggettivare, uniformare le valutazioni e le determinazioni; e di sottrarle all’incontrollato soggettivismo del terapeuta. I vantaggi di tale sistematizzata opera di orientamento sono tanto noti quanto evidenti.

Tali regole, non danno luogo a norme propriamente cautelari e non configurano, quindi, ipotesi di colpa specifica. Esse, tuttavia hanno a che fare con le forti istanze di determinatezza che permeano la sfera del diritto penale. Tale enunciazione, assai utile alla comprensione del sistema e delle implicazioni di fondo connesse alla riforma, ha bisogno di un breve chiarimento.

Ebbene ciò che va rilevato nel caso di specie è che, a parte il rilievo puntuale della Corte d’appello che in nessun momento del giudizio è stato effettuato un riferimento ad una eventuale conformità della condotta medica rispetto a linee guida esistenti, e che, quindi, è mancata l’indicazione delle stesse onde poter verificare la corrispondenza dell’operato del ricorrente ad esse, ciò che rileva al fine della non configurabilità della colpa lieve è che, rimasta accertata una errata manovra di esecuzione dell’esame strumentale in parola, tale condotta, come delineata e censurata dal C.T., e come ritenuta dai giudici del merito (V. supra), indubitabilmente non può integrare l’ipotesi di colpa lieve, nell’accezione della novella, atteso che essa è sintomatica della mancata adozione di quelle necessarie attività mediche (linee guida) che avrebbero evitato la lesione procurata alla paziente.

Al rigetto del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, oltre alla rifusione delle spese in favore della parte civile che si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, oltre alla rifusione delle spese in favore della parte civile P.G. che si liquidano in complessivi Euro 2.500,00, oltre accessori come per legge.

achiama subito 

avvocato malasanità Bologna, studio legale avvocato Sergio Armaroli

avvocato malasanità Bologna, studio legale avvocato Sergio Armaroli

avvocato malasanità Bologna

avvocato malasanità Bologna, studio legale avvocato Sergio Armaroli

ACLIPRIMOavvocato malasanità Bologna

il nesso di causalità nella responsabilità medica

responsabilità medica e nesso di causalità

rapporto di causalità responsabilità medica

causalità omissiva medico

nesso di causa

nesso causale reati omissivi

legge generale di copertura

nesso di causalità responsabilità medica penale

 

INFOMALASANITA' NUOVA1

achiama subitoavvocato per risarcimento malasanità

Nell’accertamento della colpa medica per omissione il nesso causale non può essere desunto da dati statistici. Infatti nella ricostruzione del nesso eziologico, non può assolutamente prescindersi da tutti gli elementi concernenti la causa dell’evento: solo conoscendo in tutti i suoi aspetti fattuali e scientifici il momento iniziale e la successiva evoluzione della malattia, è poi possibile analizzare la condotta (omissiva) colposa addebitata al sanitario per effettuare il giudizio controfattuale e verificare se, ipotizzandosi come realizzata la condotta dovuta, l’evento lesivo sarebbe stato evitato al di là di ogni ragionevole dubbio.

 avvocato malasanità bologna afotomedicamedica2

afotomedicamedica33
avvocato malasanità Bologna, studio legale avvocato Sergio Armaroli

avvocato malasanità Bologna, studio legale avvocato Sergio Armaroli

  • Teoria della condicio sine qua non

 

 

Secondo tale teoria è causa dell’evento ogni antecedente senza il quale l’evento non si sarebbe verificato

 

Teoria della causalità adeguata

In particolare, è aspirazione del presente scritto, indicare sinteticamente i caratteri del nesso di causalità in relazione alla responsabilità medica che si configura nelle controversie civili.

Lo spunto può essere tratto dalla sentenza 15 dicembre 2011, n. 27000 della Corte di Cassazione.

La vicenda portata all’attenzione della Suprema Corte trae origine dalla richiesta di risarcimento del danno subito da un militare di leva che, a causa di un meningioma del nervo ottico, aveva perso la vista dall’occhio sinistro.

Il concorso contemporaneo di cause

foto bellissima Bologna
avvocato malasanità Bologna, studio legale avvocato Sergio Armaroli

avvocato malasanità Bologna, studio legale avvocato Sergio Armaroli

Si ha concorso di cause nel momento in cui più circostanze intervengono contemporaneamente nella produzione di un evento lesivo. Se la causa sopravvenuta, da sola, è idonea a produrre l’evento, a seconda dei casi può essere ritenuta dal giudice causa principale ed esclusiva di causazione; al contrario, nel momento in cui, come nel procedimento logico previsto dalla teoria condizionalistica, sottraendo una causa determinata l’evento si verifica comunque, significa che tale circostanza non è stata idonea a provocare la lesione. Il ruolo della giurisprudenza, nella ricostruzione dei fatti caso per caso, è determinante.

Ad eliminare ogni dubbio sull’ adozione del criterio di probabilità statistica in campo civile, sono intervenute le Sezioni Unite della S.C. con due rilevanti decisioni. La prima, la sent. 21619 del 16/01/2007, ha statuito che il concetto di causalità del processo civile non coincide con quello presente in sede penale, poiché il nesso causale nel primo ambito si caratterizza per l’elemento della probabilità relativa; in sostanza, nel processo civile, il nesso causale risponde alla regola del “più probabile che non”. Con la sent. 581 dell’11/01/2008, le SS. UU. hanno ancor di più illustrato la natura del nesso causale operante in sede civile in tema di responsabilità medica. Il sanitario, reo di aver cagionato danni al paziente, risponde soltanto delle conseguenze derivanti dalla propria condotta, ma solo di quelle che appaiono prevedibili in base ad una valutazione ex ante ed in astratto. Tale accertamento va però fondato sulle regole statistiche che la scienza può indicare in un dato momento storico. In campo penale, al contrario, l’accertamento del nesso di causalità si fonda sul principio dell’ “oltre ogni ragionevole dubbio”, giustificandosi così l’adozione del più rigoroso criterio della probabilità logica.

avvocato a Bologna
avvocato malasanità Bologna, studio legale avvocato Sergio Armaroli

avvocato malasanità Bologna, studio legale avvocato Sergio Armaroli


il nesso
 di causalità nella responsabilità medica

colpa medica nesso di causalità

responsabilità medica omissiva

causalità omissiva medico

condotta omissiva del medico profili di colpa e nesso di causalità

nesso di causa

legge generale di copertura

sentenza prove nesso causale

malasanità risarcimento

avvocato malasanità Bologna, studio legale avvocato Sergio Armaroli

avvocato malasanità Bologna, studio legale avvocato Sergio Armaroli
avvocato malasanita’ risarcimento colpa medica Bologna
avvocato malasanita’ risarcimento colpa medica Vicenza
avvocato a Bologna
avvocato malasanità Bologna, studio legale avvocato Sergio Armaroli
avvocato malasanita’ risarcimento colpa medica Ravenna
avvocato malasanita’ risarcimento colpa medica Asti
avvocato malasanita’ risarcimento colpa medica Lucca
avvocato malasanita’ risarcimento colpa medica Pisa
avvocato malasanita’ risarcimento colpa medica Livorno
avvocato malasanita’ risarcimento colpa medica Vercelli
avvocato malasanita’ risarcimento colpa medica Treviso
avvocato malasanita’ risarcimento colpa medica Pordenone
avvocato malasanita’ risarcimento colpa medica Genova
avvocato malasanita’ risarcimento colpa medica La spezia
 
 
 
 
convennero in giudizio, davanti al Tribunale dì Mantova, Sezione distaccata di Castiglione delle Stiviere, il Centro medico poliambulatorio “(OMISSIS)” e la Dott.ssa F.M., chiedendo che fossero condannati in solido al risarcimento dei danni conseguenti alla morte della loro congiunta B.A.M..
A sostegno della domanda esposero che la loro familiare si era recata il 27 luglio 1998 presso il Centro per un trattamento di ossigeno e ozono terapia; colta da malore ed entrata in coma, la B. era stata ricoverata presso l’ospedale civile, dove era morta il successivo 23 agosto a seguito di arresto cardiaco.
Si costituirono in giudizio tutti i convenuti, chiedendo il rigetto della domanda. In particolare, il Centro S. (OMISSIS) negò di avere un qualsiasi rapporto con la dott.ssa F.; quest’ultima, invece, eccepì il proprio difetto di legittimazione passiva, sul rilievo che gli attori avevano da lei accettato in precedenza la somma di Euro 150.000 a titolo di acconto del risarcimento danni, rinunciando a domandare (tranne Bo.Ga.) il risarcimento di un danno ulteriore.
La decisione in esame, infatti, è in linea con la giurisprudenza dì questa Corte la quale ha già affermato che l’accettazione del paziente in una struttura deputata a fornire assistenza sanitario- ospedaliera, ai fini del ricovero o di una visita ambulatoriale, comporta la conclusione di un contratto dì prestazione d’opera atipico di spedalità, in base al quale la stessa è tenuta ad una prestazione complessa, che non si esaurisce nella effettuazione delle cure mediche e di quelle chirurgiche, ma si estende ad una serie di altre prestazioni, quali la messa a disposizione di personale medico ausiliario e di personale paramedico, di medicinali, e di tutte le attrezzature tecniche necessarie, nonchè di quelle lato sensu alberghiere. La responsabilità della casa dì cura nei confronti del paziente ha natura contrattuale, con conseguente applicazione dell’art. 1228 cod. civ. anche nei rapporti tra il medico e la struttura (v. le sentenze 13 aprile 2007, n. 8826, 14 giugno 2007, n. 13953, nonchè la più recente 26 giugno 2012, n. 10616).
 
 
Suprema Corte di Cassazione
Sezione III Civile 
Sentenza 1° luglio – 30 settembre 2015, n. 19541
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE TERZA CIVILE
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. RUSSO Libertino Alberto – Presidente –
Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Consigliere –
Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –
Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –
Dott. CIRILLO Francesco Maria – rel. Consigliere –
ha pronunciato la seguente:
sentenza
sul ricorso 15374-2012 proposto da:
SAN LUIGI SRL, in persona del legale rappresentante sig.ra R. V., elettivamente domiciliata in ROMA, V.PACUVIO 34, presso lo studio dell’avvocato ROMANELLI GUIDO, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato LUPPI ALBERTO giusta procura a margine del ricorso;
– ricorrenti –
contro
BA.IL., B.G., BO.GA., F. M.;
– intimati –
Nonchè da:
BO.GA., BA.IL., B.G., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DELLE MILIZIE 2, presso lo studio dell’avvocato CIOCIOLA ROBERTO, che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato GENOVESI SERGIO giusta procura a margine del controricorso e ricorso incidentale;
– ricorrenti incidentali –
contro
SAN LUIGI SRL, in persona del legale rappresentante sig.ra R. V., elettivamente domiciliata in ROMA, V.PACUVIO 34, presso lo studio dell’avvocato ROMANELLI GUIDO, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato LUPPI ALBERTO giusta procura a margine del ricorso principale;
– controricorrente all’incidentale –
e contro
F.M.;
– intimata –
avverso la sentenza n. 1326/2011 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA, depositata il 02/12/2011 R.G.N. 662/2007;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 01/07/2015 dal Consigliere Dott. CIRILLO FRANCESCO MARIA;
udito l’Avvocato LUPPI ALBERTO;
udito l’Avvocato MANTOVANI PAOLO per delega;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DE AUGUSTINIS Umberto che ha concluso per il rigetto di entrambi i ricorsi.
Svolgimento del processo
  1. Bo.Gi., G. e Ga. e Ba.Il.
convennero in giudizio, davanti al Tribunale dì Mantova, Sezione distaccata di Castiglione delle Stiviere, il Centro medico poliambulatorio “(OMISSIS)” e la Dott.ssa F.M., chiedendo che fossero condannati in solido al risarcimento dei danni conseguenti alla morte della loro congiunta B.A.M..
A sostegno della domanda esposero che la loro familiare si era recata il 27 luglio 1998 presso il Centro per un trattamento di ossigeno e ozono terapia; colta da malore ed entrata in coma, la B. era stata ricoverata presso l’ospedale civile, dove era morta il successivo 23 agosto a seguito di arresto cardiaco.
Si costituirono in giudizio tutti i convenuti, chiedendo il rigetto della domanda. In particolare, il Centro S. (OMISSIS) negò di avere un qualsiasi rapporto con la dott.ssa F.; quest’ultima, invece, eccepì il proprio difetto di legittimazione passiva, sul rilievo che gli attori avevano da lei accettato in precedenza la somma di Euro 150.000 a titolo di acconto del risarcimento danni, rinunciando a domandare (tranne Bo.Ga.) il risarcimento di un danno ulteriore.
Il Tribunale, riconosciuta la colpa della Dott.ssa F. e la responsabilità del Centro S. Luigi ai sensi dell’art. 2049 c.c., accolse la domanda e condannò entrambi i convenuti, in solido, al risarcimento dei danni liquidati, detratto l’acconto, nelle somme di Euro 162.864,60 in favore di Bo.
 
G., Euro 159.994,09 in favore di Ba.Il., Euro 129.994,09 in favore di B.G. ed Euro 60.000 in favore di Bo.Ga., con gli interessi ed il carico delle spese di giudizio.
 
  1. La pronuncia è stata appellata dal Centro S. Luigi in via principale; nel giudizio si sono costituiti B.G. e Ga. e Ba.Il., anche in qualità di eredi di Bo.Gi., nel frattempo deceduto, chiedendo un aumento della somma liquidata a titolo di risarcimento danni.
 
La Corte d’appello di Brescia, con sentenza del 2 dicembre 2011, ha respinto entrambi gli appelli, confermando la pronuncia di primo grado e condannando il Centro S. Luigi alla rifusione delle ulteriori spese del grado.
 
Dopo aver respinto in limine un’eccezione di presunta nullità della procura alle liti sollevata dai danneggiati appellati, ha osservato la Corte territoriale che era infondato il primo motivo di appello, col quale il Centro S. Luigi sosteneva che la limitazione del risarcimento alla somma di Euro 150.000, concordata con la Dott.ssa F., si sarebbe dovuta estendere anche ai soggetti tenuti alla garanzia.
 
L’esame delle scritture private prodotte dimostrava, infatti, che la somma percepita dai danneggiati “costituiva un’anticipazione rispetto a quanto preteso nei confronti di tutti i responsabili, compresa la F.”. In altre parole, non vi era alcuna rinunzia all’azione, ma solo una limitazione della responsabilità da far valere, eventualmente, in sede di esecuzione; il carattere transattivo dell’accordo risultava dal fatto che i congiunti della vittima avevano “limitato le loro ragioni nei confronti del medico alla somma percepita in via stragiudiziale”.
 
D’altra parte, non poteva affermarsi che il Centro S. Luigi fosse stato chiamato in garanzia, trattandosi invece di una responsabilità diretta ai sensi dell’art. 2049 c.c.; per cui la rinuncia all’ulteriore risarcimento nei confronti della Dott.ssa F. non poteva valere nei confronti dell’altro obbligato.
Passando al merito, la Corte d’appello ha affermato che la responsabilità della Dott.ssa F. era stata del tutto correttamente riconosciuta dal Tribunale; risultava dalla perizia svolta in sede di processo penale, infatti, che l’ingresso indebito di materiale improprio nel sangue della vittima era certamente da ricondurre alle punture eseguite dal medico, che aveva punto un vaso di ampio calibro oppure aveva errato nella quantità di ozono (ovvero entrambe le cose). Dovendosi, nel processo civile, applicare la regola causale della preponderanza dell’evidenza, cioè del più probabile che non, l’accertamento della violazione dei canoni della diligenza e perizia professionale doveva ben ritenersi causa rilevante ai fini della determinazione della morte del paziente; nè sussisteva alcun problema nel riconoscere piena validità alle prove raccolte in sede penale nel giudizio svoltosi tra le stesse o anche tra altre parti. Dalla perizia svolta nel processo penale risultava che la B. era morta in conseguenza di un “arresto cardiaco causato da complicanza embolica di un trattamento iniettorio di ozonoterapia alle cosce”. Nel caso specifico, l’attività medica era stata eseguita in un luogo non consentito, sicchè la violazione di tale regola implicava l’obbligo del medico di rispondere di ogni eventuale pregiudizio.
In relazione, poi, al punto della responsabilità del Centro S. Luigi ai sensi dell’art. 2049 c.c., la Corte bresciana ha affermato che il contratto tra il paziente e la struttura sanitaria, essendo a forma libera, può formarsi “anche tacitamente”. Nel caso in esame, era emerso dall’istruttoria che i pazienti si rivolgevano al Centro S. Luigi per avere un appuntamento coi sanitari; il Centro fissava i giorni, forniva i locali, stabiliva il regolamento delle sedute e percepiva materialmente i pagamenti, girandoli poi ai singoli medici.
Era palese, quindi, l’irrilevanza della qualificazione del rapporto esistente tra la dott.ssa F. e il Centro, perchè la tutela dell’affidamento del terzo rendeva corretta la valutazione del primo giudice circa l’esistenza di un rapporto tra i pazienti e il Centro stesso.
Una volta concluso il contratto di spedalità, la responsabilità della struttura ha natura contrattuale, senza che la stessa venga meno per il fatto che ad eseguire l’intervento sia un medico di fiducia del paziente.
Quanto, infine, all’entità del risarcimento, la Corte d’appello ha confermato la decisione del Tribunale.
  1. Contro la sentenza della Corte d’appello di Brescia propone ricorso la s.r.l. San Luigi, con atto affidato a quattro motivi.
Resistono Ba.Il., B.G. e Ga. con un unico controricorso, contenente ricorso incidentale condizionato su sette motivi e supportato da memoria.
La s.r.l. San Luigi resiste con controricorso al ricorso incidentale condizionato.
La dott.ssa F. non ha svolto attività difensiva.
Motivi della decisione
  1. Con il primo motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione degli artt. 99, 112 e 113 c.p.c., nonchè dell’art. 2907 c.c..
Rileva la società ricorrente che la Corte d’appello, non svolgendo il proprio compito di interpretare la domanda giudiziale, avrebbe errato nell’escludere che la dott.ssa F. avesse inteso eccepire l’avvenuta transazione e la rinuncia altrui al risarcimento dei danni; tale volontà del medico risultava chiaramente dalle scritture private esaminate dalla sentenza in esame.
  1. Con il secondo motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) e n. 5), violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 e 1363 c.c., oltre a omessa o insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio.
Osserva la parte ricorrente – dopo aver trascritto ampie parti delle scritture private esaminate dalla Corte d’appello – che dal testo delle medesime emergerebbe il fatto che gli eredi B. intendevano intraprendere un’azione nei confronti degli altri soggetti ritenuti responsabili della morte della loro congiunta, limitando la pretesa risarcitoria nei confronti della Dott.ssa F. alla somma di euro 150.000; l’affermazione della sentenza secondo cui “l’accordo avrebbe riguardato una mera anticipazione rispetto a quanto preteso nei confronti di tutti (…) ma ciò relativamente alla sola fase esecutiva” costituisce, secondo la società ricorrente, una violazione delle regole sull’interpretazione dei contratti, oltre che un’affermazione illogica.
  1. Il primo ed il secondo motivo sono da trattare insieme, in considerazione della stretta connessione che li unisce, e sono entrambi privi di fondamento.
3.1. Conviene prendere le mosse dalle censure di cui al secondo motivo relative alla presunta violazione degli artt. 1362 e 1363 c.c., in merito all’interpretazione delle scritture private intercorse tra le parti e oggetto di esame da parte della Corte d’appello.
Rileva il Collegio, su questo punto, che, secondo un consolidato orientamento della giurisprudenza di questa Corte, l’interpretazione del contratto e degli atti di autonomia privata costituisce un’attività riservata al giudice di merito ed è censurabile in sede di legittimità soltanto per violazione dei criteri legali di ermeneutica contrattuale ovvero per vizi di motivazione, qualora la stessa risulti contraria a logica o incongrua, cioè tale da non consentire il controllo del procedimento logico seguito per giungere alla decisione (v., tra le tante, le sentenze 22 febbraio 2007, n. 4178, 30 aprile 2010, n. 10554, e 10 febbraio 2015, n. 2465).
Ciò comporta che “deve essere ritenuta inammissibile ogni critica della ricostruzione della volontà negoziale operata dal giudice di merito che si traduca nella sola prospettazione di una diversa valutazione ricostruttiva degli stessi elementi di fatto da quegli esaminati” (sentenza n. 2465 del 2015 cit.), ovvero nel semplice tentativo di ottenere da questa Corte l’adozione di una diversa interpretazione del contratto, evidentemente più gradita o comunque favorevole alla parte che la prospetta. La censura sull’interpretazione del contratto, in altri termini, non può risolversi nel tentativo indebito di ottenere il recepimento della propria interpretazione, ancorchè astrattamente possibile e ragionevole.
3.2. Tanto premesso, il Collegio aggiunge che la Corte d’appello di Brescia ha svolto il proprio compito di interpretazione delle scritture private in modo corretto, con una motivazione ampia, intrinsecamente coerente e del tutto priva di vizi logici. La sentenza è pervenuta alla conclusione che la somma versata dalla Dott.ssa F. ai familiari della vittima non implicava, da parte di questi ultimi, alcuna rinuncia all’azione, non risultando coinvolti “tutti i soggetti attivi e passivi della futura causa civile”, per cui l’accordo non avrebbe potuto riguardare altro che la fase dell’esecuzione; e che si trattasse di una transazione è stato confermato dalla Corte d’appello nella parte in cui essa ha osservato che “l’aliquid datum, rispetto ai congiunti della defunta, risiede nel fatto che gli stessi hanno limitato le loro ragioni nei confronti del medico alla somma percepita in via stragiudiziale”.
Le censure in ordine all’interpretazione del contratto si rivelano, dunque, infondate.
3.3. Occorre, peraltro, soffermarsi ancora sui due motivi in esame poichè essi, nonostante un’evidente improprietà nei richiami normativi, pongono una censura che involge la portata dell’art. 1304 c.c., in materia di effetti della transazione nell’obbligazione solidale.
Benchè la censura non sia del tutto chiara, si comprende che l’odierna parte ricorrente ravvisa una violazione di legge nella sentenza impugnata là dove essa non ha riconosciuto che la transazione conclusa dalla Dott.ssa F. con i familiari della vittima potesse esplicare effetti favorevoli anche nei confronti della società S. Luigi; i motivi in esame, infatti, ipotizzano che i familiari della vittima non avrebbero potuto chiedere l’ulteriore risarcimento neppure agli altri coobbligati .
A questo proposito la Corte rileva che la sentenza in esame ha ricostruito in modo chiaro che si trattava, nella specie, di una transazione parziale accompagnata – nonostante la sentenza non lo dica formalmente – da un pactum de non petendo tra i familiari e la Dott.ssa F..
L’art. 1304 c.c., prevede che la transazione “fatta dal creditore con uno dei debitori in solido non produce effetto nei confronti degli altri, se questi non dichiarano di volerne profittare”; ciò significa che gli altri debitori hanno la possibilità di avvalersi degli effetti positivi che derivano dalla transazione conclusa tra il creditore ed uno di loro.
Tuttavia il Collegio rammenta che le Sezioni Unite di questa Corte, con la sentenza 30 dicembre 2011, n. 30174 -alla quale l’odierna pronuncia intende dare continuità – hanno affrontato il problema della transazione intervenuta tra il creditore ed uno tra più condebitori solidali.
Si è detto in quella pronuncia, tra l’altro, che la transazione prò quota, “in quanto tesa a determinare lo scioglimento della solidarietà passiva rispetto al debitore che vi aderisce, non può coinvolgere gli altri condebitori, i quali dunque nessun titolo avrebbero per profittarne, salvo ovviamente che per gli effetti derivanti dalla riduzione del loro debito in conseguenza di quanto pagato dal debitore transigente”; le Sezioni Unite hanno poi anche aggiunto che la previsione dell’art. 1304 c.c., comma 1, non si riferisce a questa fattispecie, avendo come campo di applicazione soltanto la transazione avente ad oggetto l’intero debito, in quanto “è la comunanza dell’oggetto della transazione a far sì che di questa possa avvalersi il condebitore in solido, pur non avendo partecipato alla sua stipulazione e quindi in deroga al principio secondo cui il contratto produce effetto solo tra le parti”.
Il tutto con la ovvia precisazione per cui stabilire se la transazione abbia avuto ad oggetto l’intero debito o solo la quota del debitore che ha transatto costituisce una tipica attività del giudice di merito; la cui decisione nel caso di specie – come si è detto – è chiarissima.
Pertanto, in considerazione della natura parziale della transazione intervenuta tra la Dott.ssa F. e i familiari della vittima, l’odierna società ricorrente mai avrebbe potuto profittare della medesima.
Dal complesso di queste considerazioni discende l’infondatezza del primo e del secondo motivo di ricorso.
  1. Con il terzo motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, costituito dall’esistenza di un contratto di spedalità.
Osserva la società ricorrente che la Corte d’appello avrebbe compiuto, nella specie, un’errata applicazione dei principi giurisprudenziali in tema di responsabilità delle case di cura e degli enti ospedalieri, a proposito del contratto di spedalità. Tali principi non si adatterebbero al caso in esame, perchè il Centro S. Luigi si limita, in effetti, a mettere a disposizione dei locali per l’espletamento di prestazioni da parte dei medici; nè potrebbe equipararsi un servizio di segreteria e di accettazione dei pazienti alla situazione di una casa di cura privata ai fini del ricovero.
  1. Con il quarto motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) e n. 5), violazione e falsa applicazione dell’art. 1228 c.c., oltre a omessa o insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio.
Osserva la ricorrente che sarebbe stata compiuta un’errata applicazione dei principi dell’art. 1228 c.c., perchè la Corte d’appello avrebbe trascurato la necessità dell’esistenza dì un potere di controllo da parte del debitore o, comunque, dì un collegamento tra il presunto ausiliario e l’organizzazione aziendale del debitore; mancherebbe, quindi, ogni motivazione sul potere di controllo del Centro S. Luigi rispetto all’operato della Dott.ssa F..
  1. Il terzo ed il quarto motivo sono da trattare insieme, in considerazione della stretta connessione che li unisce, e sono entrambi privi di fondamento.
6.1. Occorre sgombrare subito il campo dalla censura di preteso vizio di motivazione formulata con il terzo motivo. La Corte d’appello, infatti, con un’ampia e corretta motivazione, coerente e priva di vizi logici, ha dato conto – nei termini che sono stati in precedenza già riassunti – delle ragioni per le quali doveva ritenersi sussistente, in capo al centro gestito dalla società odierna ricorrente, la responsabilità conseguente alla conclusione di un contratto di spedalità. Rispetto a tale scrupolosa e dettagliata ricostruzione si infrangono le censure contenute nel terzo motivo di ricorso, tutte evidentemente finalizzate ad ottenere un nuovo e non consentito esame del merito. Ciò è reso evidente, in particolare, dalle considerazioni contenute alle pp. 22 e 23 del ricorso le quali vorrebbero sminuire in ogni modo la responsabilità della s.r.l. S. Luigi, mentre la sentenza in esame ha spiegato assai bene il ruolo svolto da quest’ultima nella gestione del centro, nei contatti con i clienti e nella percezione dei pagamenti che venivano poi girati ai singoli sanitari operanti.
6.2. Anche il quarto motivo di ricorso, peraltro, è palesemente privo di fondamento.
La decisione in esame, infatti, è in linea con la giurisprudenza dì questa Corte la quale ha già affermato che l’accettazione del paziente in una struttura deputata a fornire assistenza sanitario- ospedaliera, ai fini del ricovero o di una visita ambulatoriale, comporta la conclusione di un contratto dì prestazione d’opera atipico di spedalità, in base al quale la stessa è tenuta ad una prestazione complessa, che non si esaurisce nella effettuazione delle cure mediche e di quelle chirurgiche, ma si estende ad una serie di altre prestazioni, quali la messa a disposizione di personale medico ausiliario e di personale paramedico, di medicinali, e di tutte le attrezzature tecniche necessarie, nonchè di quelle lato sensu alberghiere. La responsabilità della casa dì cura nei confronti del paziente ha natura contrattuale, con conseguente applicazione dell’art. 1228 cod. civ. anche nei rapporti tra il medico e la struttura (v. le sentenze 13 aprile 2007, n. 8826, 14 giugno 2007, n. 13953, nonchè la più recente 26 giugno 2012, n. 10616).
Nel caso in esame il Centro medico dove avvenne la disgrazia non aveva, come riconosciuto da tutte le parti in causa, una dimensione tale da poter essere paragonata ad una casa di cura; ciò non toglie, tuttavia, che, una volta accertata nei termini di cui in sentenza la natura dell’attività svolta, l’applicabilità dell’art. 1228 c.c., sia stata correttamente ritenuta sussistente anche nel caso in esame.
Ne consegue che la violazione dell’art. 1228 c.c., presupporrebbe, per poter essere ritenuta esistente, un nuovo esame del merito, precluso in questa sede.
  1. Il ricorso principale, pertanto, è rigettato.
Tale decisione comporta l’assorbimento del ricorso incidentale proposto da Ba.Il., B.G. e Ga., siccome avente natura condizionata.
La ricorrente principale va condannata al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in conformità ai soli parametri introdotti dal D.M. 10 marzo 2014, n. 55, sopravvenuto a disciplinare i compensi professionali.
P.Q.M.
 
La Corte, decidendo sui ricorsi riuniti, rigetta il ricorso principale con assorbimento di quello incidentale condizionato e condanna la ricorrente principale al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 7.200, di cui Euro 200 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Terza Sezione Civile, il 1 luglio 2015.
Depositato in Cancelleria il 30 settembre 2015.

 

2)Secondo: un avvocato specializzato in malasanità opera una rigorosa disamina del caso, ricevendo in studio direttamente con il medico specialista nella materia d’interesse del cliente, oAnestesia

Chirurgia generale

Chirurgia estetica

Ginecologia e ostetricia

Oculistica

Odontoiatria

Oncologia

Ortopedia

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,
Avvocato separazioni Bologna, Avvocato per separazioni Bologna, Avvocato per divorzi Bologna, Avvocato civilista Bologna , Avvocato matrimonialista Bologna , Avvocato Bologna , Avvocati Bologna , malasanità risarcimento, Testamento olografo, diritto di famiglia avvocato, risarcimento incidente stradale mortale, risarcimento incidente mortale, incidente mortale risarcimento, risarcimento danni incidente mortale, incidente stradale mortale risarcimento danni, morte per incidente stradale risarcimento, risarcimento danni sinistro stradale mortale, risarcimento danni incidente, risarcimento danni sinistro mortale, incidente stradale risarcimento, risarcimento assicurazione incidente stradale mortale, risarcimenti incidenti stradali, morte incidente stradale risarcimento, risarcimento morte incidente stradale, risarcimento incidente stradale, risarcimento danni per incidente stradale mortale, risarcimento sinistri stradali, risarcimento incidente mortale tabelle, tabella risarcimento morte incidente stradale, incidenti stradali risarcimento, risarcimento per incidente stradale, risarcimenti danni incidenti stradali, indennizzo morte incidente stradale, sinistri stradali risarcimento, risarcimento sinistro stradale, risarcimento danni incidente stradale mortale, risarcimento danni sinistro, risarcimento danni fisici incidente, indennizzo incidente stradale, sinistro stradale risarcimento

Contattami subito!

Avrai una risposta in tempi brevissimi

Nome e Cognome *

Telefono *

E-mail

Oggetto

Messaggio *

Con l'invio del presente modulo acconsento al trattamento dei dati unicamente per la richiesta in oggetto.
Consenso esplicito secondo il D.Lgs 196/2003.
Leggi l'informativa sulla Privacy

Articoli Correlati

» AVVOCATO PER CONCORDATO DIRITTO COMMERCIALE BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA RIMINI CONCORDATO PREVENTIVO ESPERTO

» Paziente danno malasanita’ Bologna consenso informato Errore medico. Cassazione 10055/2011: il medico risponde per errata diagnosi e ha l’obbligo di informare il paziente. Consenso informato del medico

» BOLOGNA TRASPORTATO INCIDENTE AVVOCATO risarcimento assicurazione per incidente mortale-risarcimento danni incidente stradale passeggero-risarcimento danni gravi sinistri della strada

» legge 990 /69 :anche la sosta del veicolo è da ascriversi “al concetto di sinistro stradale”, ove il danno si verifichi “in conseguenza di attività prodromica al movimento della vettura

» LA RIDUZIONE DELLA DONAZIONE – TRIBUNALE ALESSANDRIA –CASSAZIONE –AVVOCATO SUCCESSIONI

» EREDE DISEREDATO, TESTAMENTO , STUDIO LEGALE AVVOCATO SERGIO ARMAROLI BOLOGNA

» 3 Chiunque, abbandonando il domicilio domestico [452, 1432, 146 c.c.], o comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla potestà dei genitori (1) [147, 316 c.c.]o alla qualità di coniuge [143, 146 c.c.], è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da 103 euro a 1.032 euro.

» UNIONI CIVILI – IL Matrimonio del transessuale RIMANE valido in attesa di legge che tuteli unioni di fatto Cassazione Civile, sez. I, sentenza 21/04/2015 n° 8097

» 3 ABBANDONO TETTO CONIUGALE – NESSUN ADDEBITO SE CONVIVENZA INTOLLERABILE –AVVOCATO BOLOGNA

» AVOCAT EXPERT EREDITAR Cauze, diviziuni ereditare, AVOCAT EXPERT WILLS CAUZE 27 martie 2015 – Postat de: Sergio Armaroli – In categoria: testament , TESTAMENT moștenire “A BOLOGNA – Un comentariu AVOCAT EXPERT EREDITAR cauze, DIVIZIUNI ereditare, AVOCAT EXPERT WILLS CAUZE 1) Luca: a avut o dispută cu frații pentru o divizie ereditare. După mai multe negocieri am ajuns la un acord care satisface toata lumea !! 2) Caterina este o doamnă care se căsătorise rus nr a doua soție italian.

avvocato a bologna

Articoli Recenti

» LUGO FAENZA RAVENNA MALASANITA’,AVVOCATO PER MALASANITA’ E DANNO DA COLPA MEDICA danno responsabilità medica danno responsabilità medica prescrizione danno da responsabilità medica risarcimento danno responsabilità medica danno biologico responsabilità medica danno differenziale responsabilità medica calcolo danno responsabilità medica danno da responsabilità medica prescrizione danno patrimoniale responsabilità medica danno esistenziale responsabilità medica danno biologico responsabilità medica tabelle responsabilità medica calcolo danno biologico danno biologico da responsabilità medica responsabilità medica e danno biologico danno biologico per responsabilità medica responsabilità medica contrattuale e danno biologico atto di citazione risarcimento danno biologico responsabilità medica quantificazione danno biologico responsabilità medica liquidazione danno biologico responsabilità RISARCIMENTO MALASANITA’

» FAMIGLIA DI FATTO CONVIVENZE BOLOGNA SOMME VERSATE AL COMPAGNO VANNO RESTITUITE? AVVOCATO FAMIGLIARISTA BOLOGNA ad essere esenti dall’obbligo di restituzione sono, secondo la giurisprudenza, solo i versamenti effettuati per far fronte alle esigenze di vita quotidiana, indipendentemente dalle modalità di versamento (una tantum, mensili, ecc.) (Cass. n. 1277/2014).

» BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA IMOLA successionedei legittimari e successione legittima successione necessariaquote successionetestamentaria quote eredità fratello deceduto senza figli chi sono gli ascendenti eredità legittima in presenza di testamento successionelegittima nipoti figli di fratelli successione obbligatoria

» RISOLVI MALASANITA’ Sei stato vittima di un errore medico? AVVOCATO MALASANITA’ FORLI CESENA BOLOGNA Sei stato vittima di un errore medico? La legge Italiana tutela il diritto alla salute. La pratica e la realtà non sempre ci riescono. Se vuoi ottenere un equo risarcimento danni perché vittima di un errore medico, l’· interventi chirurgici dannosi malattie insorte durante la degenza e a causa di essa terapie mediche sbagliate consenso informato senza una vera informazione omessa informazione al paziente avvocato ti segue ovunque errori medici durante il parto diagnosi sbagliata o ritardata trasfusioni di sangue sbagliate rifiuto delle cure palliative (terapie del dolore) malformazione del feto danni da interventi estetici errore medico risarcimento danni risarcimento danni malasanità prescrizione risarcimento malasanità tempi risarcimento malasanità morte risarcimento danni per malasanità tabelle risarcimento danni malasanità

» MALASANITA’ Sei stato vittima di un errore medico? AVVOCATO MALASANITA’ FORLI CESENA BOLOGNA Sei stato vittima di un errore medico? La legge Italiana tutela il diritto alla salute. La pratica e la realtà non sempre ci riescono. Se vuoi ottenere un equo risarcimento danni perché vittima di un errore medico, l’· interventi chirurgici dannosi malattie insorte durante la degenza e a causa di essa terapie mediche sbagliate consenso informato senza una vera informazione omessa informazione al paziente

» Separazione marito moglie Bologna ,casa coniugale?assegno mantenimento entrambi? Vediamo

» BOLOGNA DIVORZIO CON MOGLIE STRANIERA ALL’ESTERO COME DIVORZIARE DALLA MOGLIE STRANIERA CHE RiSIEDE ALL’ESTERO?

» GLI EREDI LEGITTIMARI : LA LESIONE DELLA LEGITTIMA E L’AZIONE DI RIDUZIONE – IL LEGATO IN SOSTITUZIONE DELLA LEGITTIMA BOLOGNA L’IMPUGNAZIONE DELLE DONAZIONI Art. 588. Disposizioni a titolo universale e a titolo particolare.

» OME OTTENERE L’EREDITA’ CHE TI SPETTA AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA RAVENNA FAENZA CESENA FORLI Il testamento – olografo o pubblico che sia – non deve necessariamente contenere, a pena di nullita’, le indicazioni catastali e di configurazione degli immobili cui si riferisce, essendo invece sufficiente, per la validita’ dell’atto, che questi siano comunque identificabili senza possibilita’ di confusioni, salva la necessita, la quale peraltro non attiene ad un requisito di regolarita’ e validita’ del testamento, che gli eredi, in sede di denuncia di successione e di trascrizione del testamento medesimo, provvedano essi ad indicare specificamente gli immobili predetti, menzionandone dati catastali, confinazioni ecc..

» AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA APPELLO PENALE RICORSI PER CASSAZIONE PENALE Lo Studio Legale dell’avvocato Sergio Armaroli di Bologna forte dell’esperienza maturata sul campo, offre dal 1991 consulenza ed assistenza legale, giudiziale nei diversi ambiti del diritto penale, svolgendo attività di consulenza ed assistenza legale nei confronti di persone giuridiche e di persone fisiche, avanti a tutti gli organi giurisdizionali italiani, ivi compresa la Suprema Corte di Cassazione.

Contattami subito!

Avrai una risposta in tempi brevissimi

Nome e Cognome *

Telefono *

E-mail

Oggetto

Messaggio *

Con l'invio del presente modulo acconsento al trattamento dei dati unicamente per la richiesta in oggetto.
Consenso esplicito secondo il D.Lgs 196/2003.
Leggi l'informativa sulla Privacy

PUOI CONTATTARMI ANCHE VIA MAIL: avvsergioarmaroli@gmail.com
Avvocato Sergio Armaroli - Studio Legale Bologna