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avvocato malasanità Bologna, studio legale avvocato Sergio Armaroli

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  • Colpa medica: quando un medico ha danneggiato un paziente

 

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  • Novità in arrivo, ma intanto qual è la situazione attuale?
  • Cosa si intende per colpa medica?
  • Qual è la differenza tra colpa generica e colpa specifica?
  • Quali sono i tipi di colpa medica?
  • Quando si può parlare di negligenza?
  • E se invece si parla di imprudenza?
  • E quando ci si può riferire all’imperizia?
  • Perché è necessario affidarsi a un professionista?

 

  • Novità in arrivo, ma intanto qual è la situazione attuale?

 

  • È un argomento molto complesso, quello della responsabilità medica, che ha riverberi sia in sede penale che in sede civile. Proprio in questi giorni è all’esame della Commissione affari sociali della Camera il testo unico sulle Disposizioni in materia di responsabilità professionale del personale sanitario che, se approvato, sancirebbe alcuni principi già riconosciuti dalla giurisprudenza in sentenze anche recenti della Cassazione, come l’onere della prova che passerebbe al paziente, chiamato a dimostrare l’errore compiuto dal medico, e la riduzione della prescrizione in sede civile da 10 a 5 anni. Su questo testo unico torneremo in futuro, quando saranno legge le novità in esso contenute. Qui, invece, ci vogliamo soffermare sulla situazione attuale per capire le basi da cui muoversi quando ci si sente danneggiati dall’intervento di un medico.
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avvocato malasanità Bologna, studio legale avvocato Sergio Armaroli

 

  • Cosa si intende per colpa medica?

 

  • Si tratta un condotta che porta a un danno sia fisico che psichico in un paziente che è stato sottoposto a una terapia, a un intervento chirurgico o a qualsiasi pratica sanitaria. La colpa medica (da tenere distinta dal dolo perché, nel caso di cui ci stiamo occupando, manca la volontà di arrecare un danno) si prova quando si riesce a dimostrare un rapporto diretto tra l’azione di un medico (o della struttura a cui appartiene) e la conseguenza subita dal paziente. Bisogna infatti che emerga in modo inequivocabile un fatto: senza quell’azione, la conseguenza non si sarebbe verificata e per questo si parla di nesso di causalità. E sotto l’ombrello del nesso di causalità rientra anche l’omissione, quando cioè non vengono prescritti esami diagnostici o non si segue tutto l’iter intrapreso dal paziente sottoposto a un trattamento sanitario.
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  • Qual è la differenza tra colpa generica e colpa specifica?

 

  • La colpa generica si ha quando il medico dimostra negligenza, imperizia o imprudenza, concetti che spieghiamo nei paragrafi descritti sotto. La colpa specifica, invece, discenda dal mancato rispetto di leggi, discipline, pratiche terapeutiche o ordini superiori. Anche in questo caso, come in quello della colpa medica, si parla comunque di non volontarietà del danno provocato.

  • Quali sono i tipi di colpa medica?

 

  • Si distinguono tre tipi: la negligenza, l’imprudenza e l’imperizia. Si parta da un esempio: un incidente stradale o un incidente domestico. La raccomandazione in genere fatta quando ci si trova si trova da una persona che ha subito un trauma, se non si hanno le competenze necessarie per intervenire, è di non spostarlo. Può accadere però che la situazione di pericolo non si esaurisca nell’incidente: c’è la possibilità, per esempio, che un’auto possa prendere fuoco o che una perdita consistente d’acqua possa portare a un corto circuito elettrico. Allora è necessario spostare subito la persona traumatizzata. Ecco, se lo spostamento viene fatto da una persona comune, che non è un medico, eventuali lesioni ulteriori non possono essere imputate all’improvvisato soccorritore che ha cercato comunque di evitare conseguenze ben peggiori, come la morte. Se invece le lesioni vengono provocate da un sanitario chiamato a un’operazione di soccorso, il discorso cambia.

 

  • Quando si può parlare di negligenza?

 

  • Si parla di negligenza da parte del medico quando vengono rilevate condotte attribuibili a trascuratezza, mancanza di approfondimento in una prescrizione farmacologica o diagnostica oppure, ancora, scarsità di attenzione in ciò che si sta facendo. Insomma, in questo caso il medico non ha adempiuto al proprio dovere e il paziente ne subisce le conseguenze peggiorando rispetto alla situazione iniziale o, nei casi più estremi, arrivando addirittura a perdere la vita.
  • E se invece si parla di imprudenza?

 

  • È una condotta che viola i protocolli e i regolamenti a cui i sanitari si devono attenere. In pratica, si tratta di trasgredire un divieto. Un esempio tipico è quello a carico dei medici di base che hanno l’obbligo, di fronte a malesseri di una certa gravità segnalati dal loro paziente, di non procedere a diagnosi e terapie in assenza di pareri specialistici. Quindi i medici di base devono indirizzare i pazienti verso un approfondimento diagnostico sotto la supervisione di uno specialista nella patologia, per quanto presunta in questa fase, lamentata dal paziente. Procedere in altro modo può essere pericoloso e provocare danni al proprio assistito.

 

  • E quando ci si può riferire all’imperizia?

 

  • L’imperizia di un medico si configura quando un medico dimostra una carenza nella sua preparazione e comunque procede pur non possedendo le conoscenze necessarie a garantire al paziente tutte le condizioni per una prestazione medica. In altre parole, il medico non ha applicato un comportamento tecnico adeguato all’individuazione e alla risoluzione del problema perché non possiede il retroterra conoscitivo e più il problema è complesso, più l’imperizia del medico può essere rischiosa.

 

 

  • Perché è necessario affidarsi a un professionista?

 

  • Nel caso ci si ritenga vittime di un caso di malasanità, è importante documentare in modo approfondito ciò che è accaduto. Molti esposti e molte denunce in sede penale, infatti, vengono archiviati già su richiesta del pubblico ministero perché non si riesce a far emergere la profondità del danno È fondamentale, quindi, che all’avvocato a cui si chiede supporto legale in queste vicende abbia esperienza in materia e conosca approfonditamente ciascuno dei passaggi che porta a dimostrare la violazione patita dal paziente.

  • Consolidatasi l’opinione che riconosce la natura contrattuale del rapporto intercorrente tra il paziente ed il medico e la struttura di ricovero (anche del Servizio sanitario nazionale), l’ente ospedaliero è venuto a trovarsi rispetto ai privati non più in una posizione di potere ma di parità, in quanto a seguito della richiesta di ricovero o, più in generale, della prestazione medica, si costituisce un rapporto giuridico, basato su di un diritto soggettivo del privato e sul dovere di una “diligente” prestazione dell’ente.
  • Per quanto riguarda l’individuazione dello specifico collegamento o legame che fa sorgere l’obbligazione dell’ospedale verso il paziente, secondo il tradizionale orientamento giurisprudenziale l’attività svolta dall’ospedale è da assimilarsi all’attività svolta dal medico nell’esecuzione dell’obbligazione della prestazione.
  • In questa prospettiva, al rapporto fra Ente sanitario e paziente si applicano in via analogica le norme che disciplinano il contratto di prestazione d’opera intellettuale ed il presupposto essenziale per l’affermazione della responsabilità contrattuale dell’ente, diviene l’accertamento di un comportamento non diligente del sanitario. Si parla di errore medico quando una scelta terapeutica del sanitario procura al paziente non un beneficio ma un danno, causando un peggioramento delle sue condizioni di salute che non dipende dal normale decorso della malattia ma dall’intervento eseguito.
  • Si tratta di un principio generale che vale sia quando ci si trova di fronte ad una operazione chirurgica eseguita in modo non corretto, sia quando si va ad esaminare la somministrazione di farmaci senza considerare, ad esempio, che l’assunzione di una determinata medicina associata ad altri farmaci può causare delle complicazioni.
  • La casistica, in ogni caso, è molto ampia e comprende (a titolo di esempio) le conseguenze negative che derivano:
  • da una diagnosi errata esempio: trattano una brinchite, invece era una polmonite!!;
  • da una diagnosi ritardata ad esempio in ritardo viene diagnosticato un tumore(se il ritardo complica o pregiudica le condizioni di salute del paziente);
  • da una omessa effettuazione di esami che avrebbero potuto chiarire meglio le condizioni di salute del paziente;
  • da un intervento chirurgico eseguito in modo errato;
  • da una cattiva gestione delle cure successive ad un intervento.
  • In queste ipotesi il paziente vittima dell’errore può in ipotesi richiedere il risarcimento del danno in tutte le sue forme (danno alla salute, rimborso delle spese sostenute ecc).
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  • Come tutelarsi in caso di dubbio sulla presenza di un errore medico

Il danneggiato che a seguito di una terapia sia dovuto ad un errore medico deve prima di tutto sottoporre la questione ad un medico legale e a specialisti medici con competenze specialistiche, facendosi assistere per queste operazioni da un avvocato

  • Occorre raccogliere tutta la documentazione medica in suo possesso relativa alla terapia e chiedere alla struttura ospedaliera una copia della cartella clinica.
  • Una volta raccolto il materiale deve sottoporre il tutto al medico legale che avrà il compito di redigere una perizia scritta che confermerà o smentirà i dubbi del paziente.
  • Nel caso in cui la perizia concluda per la presenza di un errore, il danneggiato dovrà inviare una richiesta di risarcimento ai soggetti responsabili.
  • .
  • Il danneggiato (anche tramite il proprio avvocato ) quindi seguirà la pratica di liquidazione che normalmente prevede una visita medico presso un professionista incaricato dalla Compagnia di assicurazioni.
  • Se la visita di riscontro conferma la presenza di un errore medico le parti potranno tentare chiudere la vertenza attraverso un accordo sull’entità del risarcimento.
  • COSA DEVE DIMOSTRARE IL PAZIENTE PER AVERE IL DANNO?
  • Il rapporto che si instaura tra il paziente, il medico e la struttura sanitaria è considerato come un contratto, anche se non è stato firmato alcun accordo scritto.
  • Per questo motivo il paziente che lamenta un danno dovrà provare di essersi rivolto a quel professionista e a quella specifica struttura, dimostrare di avere subito un danno (e quindi un peggioramento delle proprie condizioni) a seguito di un trattamento terapeutico e specificare in cosa consiste tecnicamente l’errore del medico dimostrando che il danno dipende dall’errore.
  • Non è però tenuto a dimostrare che effettivamente l’errore che lamenta è stato effettivamente compiuto.
  • Toccherà infatti al professionista provare di avere agito correttamente perché in caso contrario subirà una condanna al risarcimento del danno.

RESPONSABILITA’ PENALE MEDICA

 

  • Anestesia
  • Decesso nel corso di anestesia negli interventi.
· Lesioni durante le intubazioni oro-tracheali.
  • 
Chirurgia generale

  • Aderenze post-operatorie.
· Clips mal posizionate.
· Emboli, tromboembolie per mancata terapia anticoagulante.
· Errata esecuzione di interventi chirurgici.
· Errato approccio terapeutico alla patologia con esecuzioni di interventi non necessari alla risoluzione del problema.
· Garze e ferri chirurgici dimenticati in corpo dopo gli interventi.
· Infezioni post-operatorie.
· Lesioni di nervi, vasi, organi adiacenti, durante interventi chirurgici.
· Mancata diagnosi di patologie.
· M
  • Chirurgia estetica

  • Aumento labbra: Eccesso di volume, errore di proiezione, asimmetria.
· Blefaroplastica: asimmetria, correzione eccessiva o insufficiente o cicatrici troppo evidenti.
· Lifting: cicatrici grossolane, eccessiva o insufficiente tensione cutanea e presenza di asimmetrie.
· Liposcultura: avvallamenti, asimmetrie, caduta di tessuti (per l’eccessivo svuotamento) e buchi.
· Rinoplastica: piccolo avvallamento, irregolarità nella superficie o piccola asimmetria.
· Risultato difforme da quello prospettato.
·
  • Ginecologia e ostetricia

  • Danni alla madre durante il parto.
· Diagnosi errate per malattie ginecologiche.
· Distocia della spalla.
· Errate terapie per la cura della infertilità.
· Erronea diagnosi prenatale.
· Fratture della clavicola.
· Ipossia del bambino al momento del parto.
· Lesioni del plesso brachiale.
· Mancata effettuazione di manovre rianimatorie sul bambino.
· Mancata diagnosi di malformazioni fetali durante l’esecuzione di ecografie in epoca prenatale in tempo utile per effettuare l’interruzione di gravidanza.
· Mancata diagnosi di tumori dell’apparato genitale femminile.
· Omessa Diagnosi di malformazione del feto, con conseguente nascita indesiderata.
· Perdita del feto per amniocentesi o villocentesi.
· Prescrizione di terapie senza adeguati controlli.
· Ritardo nell’esecuzione di parto cesareo.
· Ritardo nell’espletamento del parto con morte del neonato.
· Uso di ventosa e di forcipe e relative lesioni.
  • Oculistica

  • Infezioni durante l’esecuzione di interventi.
· Errata esecuzione di interventi di cataratta e di correzione laser della miopia.
· Errata esecuzione di iniezioni intravitreali.
· Omessa prescrizione di controlli in fase post-operatoria.
  • Odontoiatria

  • Frattura delle radici per perni moncone mal eseguiti.
· Infezioni a seguito di cure canalari (devitalizzazione).
· Infiltrazioni cariose e problemi gengivali per errata esecuzione di corone in ceramica.
· Mancata esecuzione di esami preliminari.
· Recidive cariose o infiammazioni per errate otturazioni.
  • Oncologia
  • Interventi eccessivamente demolitivi rispetto alla diagnosi.
· Interventi incompleti, che rendono necessari nuovi interventi chirurgici.
· Perdita di chance di guarigione o di sopravvivenza per omessa o ritardata diagnosi.
· Prescrizione di accertamenti non idonei.
· Radio e chemioterapia effettuata con ritardo o in dosi non adatte.
· Ritardo nella diagnosi o nell’esecuzione delle terapie di trattamento.
  • Ortopedia

  • Errata esecuzione di interventi chirurgici per la sintesi delle fratture.
· Infezioni ed emorragie post-operatorie.
· Inserimento di protesi di dimensioni errate.
· Lesioni alle terminazioni nervose o al nervo motorio durante le operazioni all’ernia del disco.
· Lesioni al midollo spinale dovute alla non immobilizzazione della colonna vertebrale dopo una caduta.
· Mancata esecuzione di indagini o esami preliminari.
· Mancato recupero della gamba per un intervento errato sui legamenti.
· Mancato riconoscimento di fratture.
· Presenza di infezioni nosocomiali dovute alla mancata sterilizzazione dei ferri di sala operatoria o scarsa igiene delle sale.

 

 

 

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