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Hai subito un incidente automobilistico? Sei stato vittima di un incidente in auto e non sai come comportarti? Non sai come farti risarcire il danno biologico e il danno morale?Chiama l’avvocato Sergio Armaroli 051/6447838

Una cliente mi ha scritto:

 

“ ero stata vittima di un grave incidente stradale che aveva portato un grave danno biologico. Mi sono affidata all’avvocato Sergio Armaroli che con competenza ha ottenuto per me il giusto risarcimento danni, Anna maria ”

 

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INCIDENTE STRADALE GRAVE LESIONE DANNO LUCRO CESSANTE

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un assistito mi ha scritto:

“sono stato seguito dall’avvocato Sergio Armaroli per la morte di mio padre in un incidente stradale. Lo stesso avvocato con competenze e cortesia ha ottenuto per me e mia sorella il giusto risarcimento in tempi ragionevoli”

 

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La materia del risarcimento danni da incidenti stradali, di enorme complessità, viene da oltre dieci anni seguita dallo Studio Legale presso i Tribunali di tutta Italia, in quanto, per le cause di risarcimento danni da sinistro stradale, la competenza è data dal luogo del sinistro o dalla sede della compagnia di assicurazioni che copre il rischio per RCA del veicolo che ci ha cagionato un danno. Per gli incidenti automobilistici ad esempio Trieste ha una moltitudine di cause di risarcimento per sinistri stradali, anche per sinistri avvenuti in altre città Italiane, in quanto sede di molte grandi assicurazioni (come le assicurazioni Generali o le assicurazioni Allianz).

La causa di risarcimento danni (ammesso che sia necessario fare una causa) negli incidenti automobilistici può però essere radicata anche nel Tribunale ove è avvenuto il sinistro. Molto spesso si sente dire che le cause per il risarcimento danni da sinistro stradale, comprensive di danno morale, danno biologico e danno incidente sull’attività lavorativa, durino molti anni. Non bisogna però dimenticare che si può ottenere in poche udienze una provvisionale per risarcimento danni per gravi danni, che può essere anche del 50% del danno subito. Questo in modo particolare quando è certa la responsabilità della controparte e quando le assicurazioni, pur sapendo di dover risarcire un dannotemporeggiano sperando che il danneggiato, spaventato dalla causa, vi rinunci.
I Tribunali sono molto attenti al risarcimento danni da sinistri stradali e hanno indubbiamente una grande sensibilità nel riconoscere il giusto danno a chi è stato vittima di incidenti della strada. Se hai subito un incidente stradale e devi chiedere il risarcimento danni rivolgiti a me. Contatta l’avvocato Sergio Armaroli di Bologna senza indugio al numero di telefono 051.6447838, oppure compilando il modulo di richiesta di consulenza legale online; troverai un Avvocato pronto ad ascoltarti e a consigliarti al meglio. Ovviamente l’avvocato Sergio Armaroli assiste anche quanto hanno subito incidenti in moto o incidenti in bicicletta che purtroppo spesso sono gli incidenti con la maggior percentuale di gravi lesioni alla persona. Assistenza legale qualificata verrà fornita anche per sinistri mortali, ovvero incidenti in auto ove la persona ha perso un proprio congiunto in un sinistro stradale.
Se le tue condizioni di salute, a seguito del sinistro stradale, non ti permettono di venire nel mio Studio Legale a Bologna, posso venire io stesso senza impegno a domicilio, per consigliarti al meglio e valutare insieme a te la migliore tutela per il tuo caso. Ti fornirò una qualificata assistenza legale. In casi particolari, nei quali riconosco la ragione del danneggiato, posso anticipare le spese di causa per un incidente stradale, previo accordo con il cliente, nel caso lo stesso non abbia i mezzi economici per affrontare un giudizio. Diverse sono state le vittorie dello Studio Legale nella tutela del danneggiato da sinistri stradali in diversi Tribunali italiani, in modo particolare ottimi risultati si sono ottenuti nei casi di sinistri con gravi lesioni e nei casi di sinistri mortali.

L’unica distinzione che si registra negli orientamenti giurisprudenziali riguarda la qualificazione, ai fini della liquidazione, del danno da risarcire che, da un orientamento, con “mera sintesi descrittiva” (Cass. n. 26972 del 2008), è indicato come “danno biologico terminale” (Cass. n. 11169 del 1994, n. 12299 del 1995, n. 4991 del 1996, n. 1704 del 1997, n. 24 del 2002, n. 3728 del 2002, n. 7632 del 2003, n 9620 del 2003, n. 11003 del 2003, n. 18305 del 2003, n. 4754 del 2004, n. 3549 del 2004, n. 1877 del 2006, n. 9959 del 2006, n. 18163 del 2007, n. 21976 del 2007, n. 1072 del 2011) – liquidabile come invalidità assoluta temporanea, sia utilizzando il criterio equitativo puro che le apposite tabelle (in applicazione dei principi di cui alla sentenza n. 12408 del 2011) ma con il massimo di personalizzazione in considerazione della entità e intensità del danno – e,da altro orientamento, è classificato come danno “catastrofale” (con riferimento alla sofferenza provata dalla vittima nella cosciente attesa della morte seguita dopo apprezzabile lasso di tempo dalle lesioni). Il danno “catastrofale”, inoltre, per alcune decisioni, ha natura di danno morale soggettivo (Cass. n. 28423 del 2008, n. 3357 del 2010, n. 8630 del 2010, n. 13672 del 2010, n. 6754 del 2011, n. 19133 del 2011, n. 7126 del 2013, n. 13537 del 2014) e per altre, di danno biologico psichico (Cass. n. 4783 del 2001, n. 3260 del 2007, n. 26972 del 2008, n. 1072 del 2011). Ma da tali incertezze non sembrano derivare differenze rilevanti sul piano concreto della liquidazione dei danni perchè, come già osservato, anche in caso di utilizzazione delle tabelle di liquidazione del danno biologico psichico dovrà procedersi alla massima personalizzazione per adeguare il risarcimento alle peculiarità del caso concreto, con risultati sostanzialmente non lontani da quelli raggiungibili con l’utilizzazione del criterio equitativo puro utilizzato per la liquidazione del danno morale.

3.2. Nel caso di morte immediata o che segua entro brevissimo lasso di tempo alle lesioni, invece, si ritiene che non possa essere invocato un diritto al risarcimento dei danno iure hereditatis. Tale orientamento risalente (Cass. sez. un. 22 dicembre 1925, n. 3475: “se è alla lesione che si rapportano i danni, questi entrano e possono logicamente entrare nel patrimonio del lesionato solo in quanto e fin quando il medesimo sia in vita. Questo spentosi, cessa anche la capacità di acquistare, che presuppone appunto e necessariamente l’esistenza di un subbietto di diritto”) ha trovato autorevole conferma nella sentenza della Corte costituzionale n. 372 del 1994 e, come rilevato, anche nella più recente sentenza delle sezioni unite n. 26972 del 2008 (che ne ha tratto la conseguenza dell’impossibilità di una rimeditazione della soluzione condivisa) e si è mantenuto costante nella giurisprudenza di questa Corte (tra le più recenti, successivamente alla citata sentenza della Corte costituzionale: Cass. n. 11169 del 1994, n. 10628 del 1995, n. 12299 del 1995, n. 4991 del 1996, n. 3592 del 1997, n. 1704 del 1997, n. 9470 del 1997, n. 11439 del 1997, n. 5136 del 1998, n. 6408 del 1998, n. 12083 del 1998, n. 491 del 1999, n. 1633 del 2000, n. 2134 del 2000, n. 4729 del 2001, 4783 del 2001, n. 887 del 2002, n. 7632 del 2003, n. 9620 del 2003, n. 517 del 2006, n. 3760 del 2007, n. 12253 del 2007, n. 26972 del 2008, n. 15706 del 2010, n. 6754 del 2011, n. 2654 del 2012, n. 12236 del 2012, n. 17320 del 2012).

A tale risalente e costante orientamento le sezioni unite intendono dare continuità non essendo state dedotte ragioni convincenti che ne giustifichino il superamento. Certamente tali ragioni non sono state neppure articolate con la sentenza n. 15760 del 2006 (pronunciata su ricorso avente ad oggetto la domanda di risarcimento dei danni da morte di congiunto avanzata iure proprio) che, con affermazione avente dichiarata natura di obiter “sistematico”, si è limitata ad auspicare che, in conformità con orientamenti dottrinari italiani ed Europei, sia riconosciuto quale momento costitutivo del credito risarcitorio quello della lesione, indipendentemente dall’intervallo di tempo con l’evento morte causalmente collegato alla lesione stessa. Ma anche l’ampia motivazione della sentenza n. 1361 del 2014, che ha effettuato un consapevole revirement, dando luogo al contrasto in relazione al quale è stato chiesto l’intervento di queste sezioni unite, non contiene argomentazioni decisive per superare l’orientamento tradizionale, che, d’altra parte, risulta essere conforme agli orientamenti della giurisprudenza Europea con la sola eccezione di quella portoghese.

La premessa del predetto orientamento, peraltro non sempre esplicitata, sta nell’ormai compiuto superamento della prospettiva originaria secondo la quale il cuore del sistema della responsabilità civile era legato a un profilo di natura soggettiva e psicologica, che ha riguardo all’agire dell’autore dell’illecito e vede nel risarcimento una forma di sanzione analoga a quella penale, con funzione deterrente (sistema sintetizzato dal principio affermato dalla dottrina tedesca “nessuna responsabilità senza colpa” e corrispondente alle codificazioni ottocentesche per giungere alle stesse impostazioni teoriche poste a base del codice del ’42).

L’attuale impostazione, sia dottrinaria che giurisprudenziale, (che nelle sue manifestazioni più avanzate concepisce l’area della responsabilità civile come sistema di responsabilità sempre più spesso oggettiva, diretto a realizzare una tecnica di allocazione dei danni secondo i principi della teoria dell’analisi economica del diritto) evidenzia come risulti primaria l’esigenza (oltre che consolatoria) di riparazione (e redistribuzione tra i consociati, in attuazione del principio di solidarietà sociale di cui all’art. 2 Cost.) dei pregiudizi delle vittime di atti illeciti, con la conseguenza che il momento centrale del sistema è rappresentato dal danno, inteso come “perdita cagionata da una lesione di una situazione giuridica soggettiva ” (Corte cost. n. 372 del 1994). Nel caso di morte cagionata da atto illecito, il danno che ne consegue è rappresentato dalla perdita del bene giuridico “vita” che costituisce bene autonomo, fruibile solo in natura da parte del titolare e insuscettibile di essere reintegrato per equivalente (Cass. n. 1633 del 2000; n. 7632 del 2003; n. 12253 del 2007). La morte, quindi, non rappresenta la massima offesa possibile del diverso bene “salute”, pregiudicato dalla lesione dalla quale sia derivata la morte, diverse essendo, ovviamente, le perdite di natura patrimoniale o non patrimoniale che dalla morte possono derivare ai congiunti della vittima, in quanto tali e non in quanto eredi (Corte cost. n. 372 del 1994; Cass. n. 4991 del 1996; n. 1704 del 1997; n. 3592 del 1997; n. 5136 del 1998; n. 6404 del 1998; n. 12083 del 1998, n. 491 del 1999, n. 2134 del 2000; n. 517 del 2006, n. 6946 del 2007, n. 12253 del 2007). E poichè una perdita, per rappresentare un danno risarcibile, è necessario che sia rapportata a un soggetto che sia legittimato a far valere il credito risarcitorio, nel caso di morte verificatasi immediatamente o dopo brevissimo tempo dalle lesioni personali, l’irrisarcibilità deriva (non dalla natura personalissima del diritto leso, come ritenuto da Cass. n. 6938 del 1998, poichè, come esattamente rilevato dalla sentenza n. 4991 del 1996, ciò di cui si discute è il credito risarcitorio, certamente trasmissibile, ma) dalla assenza di un soggetto al quale, nel momento in cui si verifica, sia collegabile la perdita stessa e nel cui patrimonio possa essere acquisito il relativo credito, ovvero dalla mancanza di utilità di uno spazio di vita brevissimo (Cass. n. 4991 del 1996).

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