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MEDICINA ESTETICA Responsabilità civile – Responsabilità medica – Prestazione d’opera professionale – Attività medico-chirurgica – Dovere di informazione – Omissione – Diritto alla salute – Consenso informato – Fattispecie (Cost. 13, 32; C.c. 1175, 1337, 1338, 1375, 2043, 2236)

MEDICINA ESTETICA Responsabilità civile – Responsabilità medica – Prestazione d’opera professionale – Attività medico-chirurgica – Dovere di informazione – Omissione – Diritto alla salute – Consenso informato – Fattispecie (Cost. 13, 32; C.c. 1175, 1337, 1338, 1375, 2043, 2236)
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In tema di terapia chirurgica, affinché il paziente sia in grado di esercitare consapevolmente il diritto, che la Carta Costituzionale gli attribuisce, di scegliere se sottoporsi o meno all’intervento, incombe sul sanitario uno specifico dovere di informazione circa i benefici e le modalità dell’operazione, nonché circa i rischi prevedibili in sede post-operatoria; dovere questo che, nel campo della chirurgia estetica, ove si richiede che il paziente consegua un effettivo miglioramento del suo aspetto fisico globale, è particolarmente pregnante; con la conseguenza che l’omissione di tale dovere, al di la della riuscita dell’intervento previsto ed indipendentemente dalla natura  di mezzi dell’obbligazione di prestazione d’opera professionale, non esonera il sanitario da responsabilità, sia contrattuale che extracontrattuale, qualora si verifichi – come esito dell’intervento stesso – un evento dannoso“.

AAVVOCATO MALASANITA' SCRITTACon particolare riferimento alla natura degli obblighi a carico del chirurgo estetico, la pronuncia in commento dà atto dell’esistenza di due opposti orientamenti che qualificano tale obbligazione, rispettivamente, come obbligazione di risultato (cfr. Cassazione n. 10014/1994) e come obbligazione di mezzi (Cassazione n. 12253/1997).

Il Tribunale di Milano, senza aderire in maniera esplicita ad alcuna delle prospettate ricostruzioni, osserva che, a prescindere dalla qualificazione dell’obbligazione in esame come di mezzi o di risultato, sia indubbio che chi si rivolge ad un chirurgo plastico lo fa per finalità spesso esclusivamente estetiche e, dunque, per rimuovere un difetto e per raggiungere un determinato risultato, e non per curare una malattia. Ne consegue che il risultato rappresentato dal miglioramento estetico dell’aspetto del paziente non è solo un motivo, ma entra a far parte del nucleo causale del contratto e ne determina la natura.

AAVVOCATO MALASANITA' SCRITTA

In tale contesto, il ricorso alla chirurgia estetica risulta essere spasmodico –e, per certi versi, oserei dire pericoloso-: in Italia, nel 2014, sono stati eseguiti oltre un milione di interventi di chirurgia e di medicina a fine estetico.

I problemi che tale chirurgia (ancora oggi) crea, sul piano giuridico, sono tre: uno, legato alla sua legittimazione; uno correlato al tipo di obbligazione assunta dal chirurgo che operi interventi di questo tipo; una relativa al contenuto e all’ampiezza dell’informazione da fornire al paziente che voglia “rifarsi”.

L’attività medica è giuridicamente inquadrabile come una professione intellettuale, disciplinata nei suoi profili generali dagli artt. 2229-2238 c.c.;  l’applicabilità alla professione medica di tali disposizioni e del disposto di cui all’art. 2230 in tema di prestazione d’opera intellettuale, è uno di quegli argomenti logico-giuridici che ha permesso d’inquadrare la responsabilità medica come una responsabilità di tipo contrattuale.. Tale concetto, e quello collegato di “contratto sociale”,  hanno trovato un saldo riconoscimento nella giurisprudenza di legittimità a partire dalla sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 577/2008, sino alla più recenti pronunce della Suprema Corte (da ultimo la sentenza della Corte di Cassazione n. 6093/2013).

nfine, nel caso si rendesse necessario un secondo intervento allo scopo di ridurre i danni provocati dal primo, potranno rilevare  una serie di ulteriori fattori quali, ad esempio, dal punto di vista patrimoniale,  il maggior onorario per il chirurgo e la nuova  degenza in clinica per il paziente, ovvero, dal punto di vista non patrimoniale, il nuovo possibile trauma psichico del paziente (v. Cass. civ., sez. III, 20 settembre 2004, n. 18853).

Il dovere di informazione è particolarmente pregnante nell’attività della medicina e chirurgia estetica in quanto il medico “oltre alla prospettazione dei possibili rischi del trattamento proposto, concerne anche la conseguibilità o meno del miglioramento estetico perseguito dal cliente in relazione alle esigenze della sua vita professionale e di relazione”.  Già nel 1985 la Corte di Cassazione con sentenza numero 4394 del 8 agosto, aveva confermato la condanna al risarcimento del danno del chirurgo estetico che non aveva assolto il dovere di informazione riguardo al residuato di cicatrici, anche mediante l’esibizione di alcune fotografie relative ad interventi di analoga natura. Il caso si riferisce ad una danzatrice professionale spogliarellista che si era sottoposta ad un intervento di chirurgia plastica del seno.

In via generale, è opportuno richiamare il consolidato orientamento della Corte di Cassazione secondo il quale “in tema di responsabilità civile nell’attività medico-chirurgica, ove sia dedotta una responsabilità contrattuale della struttura sanitaria e/o del medico per l’inesatto adempimento della prestazione sanitaria, il danneggiato deve fornire la prova del contratto (o del “contatto”) e dell’aggravamento della situazione patologica (o dell’insorgenza di nuove patologie per effetto dell’intervento) e del relativo nesso di causalità con l’azione o l’omissione dei sanitari, secondo il criterio, ispirato alla regola della normalità causale, del “più probabile che non”, restando a carico dell’obbligato sia esso il sanitario o la struttura la prova che la prestazione professionale sia stata eseguita in modo diligente e che quegli esiti siano stati determinali da un evento imprevisto e imprevedibile” (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 975 del 16/0 1/2009).

COME DEVE ESSERE IL CONSENSO INFORMATO ?

Il medico (e la struttura sanitaria nell’ambito della quale egli agisce) debbono fornire, in modo completo ed esaustivo, tutte le informazioni scientificamente acquisite sulle terapie che si vogliono praticare, o sull’intervento chirurgico che si intende eseguire, illustrandone le modalità e gli effetti, i rischi di insuccesso, gli eventuali inconvenienti collaterali. Tendenzialmente anche gli esiti anomali o poco probabili – se noti alla scienza medica e non del tutto abnormi – debbono essere comunicati, sì che il malato possa consapevolmente decidere se correre i rischi della cura o sopportare la malattia, soprattutto nei casi in cui non si tratti di operazione indispensabile per la sopravvivenza. 

 

 

 

 

 

 

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