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FIGLI NATURALI E FIGLI LEGITTIMI

 

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PARIFICAZIONE Con il d.gs. 154/2013

figli naturali e figli legittimi differenze mantenimento figli naturali
figli naturali non riconosciuti affidamento figli naturali
figli naturali riconosciuti figli illegittimi
eredità figli naturali figli naturali e figli legittimi

Con la pubblicazione, del D.L. 154/2013 si conclude il percorso della legge 10.12.2012 n. 219 che modifica profondamente la normativa riguardante la famiglia.Non esistono più quindi figli “legittimi” e figli “ naturali” ma solo “figli”, con uguali diritti e doveri non solo nei confronti del genitore naturale ma anche delle rispettive famiglie.Altra modifica terminologica importante è quella che ha sostituito le parole “potestà dei genitori” con quelle “responsabilità genitoriale”, a sottolineare che i genitori più che avere “poteri” sui figli, hanno grandi responsabilità di cura, educazione, mantenimento e così via.

1) cosa sono i figli legittimi

2)cosa cono i figli naturali

  1. a) i figli legittimi, cioè quelli nati in costanza di matrimonio  ;

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  1. b) i figli naturali, ormai completamente equiparati (ai figli legittimi quanto a diritti successori (con l’unica eccezione del diritto di commutazione a favore di questi ultimi). I figli naturali sono colore che sono stati riconosciuti dal genitori  quando il riconoscimento sia stato ammesso, nonchè il figlio che sia stato dichiarato tale con sentenza del giudice. Secondo l’opinione dominante tale provvedimento assume effetto retroattivo al momento della nascita, sulla base del principio fondamentale per cui tutti gli effetti del riconoscimento valgono ex tunc.

  2. Bene è precisare che la qualità di figlio  naturale non deve contrastare con uno stato di filiazione legittima divergente. In tale ultima ipotesi quest’ultimo non può che venir meno una volta passata in giudicato la pronunzia di disconoscimento della paternità (Cass. Civ., Sez. II, 15990/13);

L’articolo 30, comma 1 della Costituzione prevede: “E’ dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio”.

Quello ora descritto, esprime il “principio di responsabilità genitoriale” secondo cui i diritti e gli obblighi dei genitori nei confronti di un figlio sono i medesimi indipendentemente dal fatto che il figlio sia stato concepito da genitori uniti in matrimonio (figlio legittimo) o da genitori non sposati e, in quest’ultimo caso, sia quando il figlio, concepito al di fuori del matrimonio, è stato riconosciuto (figlio naturale riconosciuto) sia quando il riconoscimento non è intervenuto (figlio naturale non riconosciuto).

Oggi è riconosciuto a tutti i figli indistintamente il diritto di essere mantenuti, educati, istruiti ed assistiti moralmente, nonché di crescere in famiglia e di mantenere dei rapporti significativi con i parenti.

L’impugnazione del riconoscimento

Il riconoscimento può essere impugnato per difetto di veridicità o se l’autore del riconoscimento è stato costretto con violenza al riconoscimento o per incapacità derivante da interdizione giudiziale.

L’azione di impugnazione può essere promossa anche dal figlio minore che abbia compiuto quattordici anni a mezzo di un curatore speciale nominato dal giudice, assunte sommarie informazioni.

L’azione di impugnazione del riconoscimento è imprescrittibile solo per il figlio mentre è soggetta ad un termine di decadenza da parte degli altri legittimati.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;

Vista la legge 10 dicembre 2012, n. 219, recante disposizioni in

materia di riconoscimento dei figli naturali,   in   particolare

l’articolo 2 che delega il Governo ad adottare uno o piu’ decreti

legislativi di modifica delle disposizioni vigenti in materia di

filiazione;

Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri,

adottata nella riunione del 12 luglio 2013;

Acquisito il parere delle competenti Commissioni permanenti della

Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;

Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella

riunione del 13 dicembre 2013;

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, dei

Ministri per l’integrazione, dell’interno, della giustizia, del

lavoro e delle politiche sociali con delega alle pari opportunita’,

di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze;

Emana

il seguente decreto legislativo:

Art. 1

Modifiche all’articolo 87 del codice civile

  1. All’articolo 87 del codice civile sono apportate le seguenti

modificazioni:

  1. a) nella rubrica le parole: “e affiliazione” sono soppresse;
  2. b) al primo comma, numero 1) le parole: “, legittimi o naturali”

sono soppresse;

  1. c) il secondo comma e’ abrogato;
  2. d) il terzo comma e’ abrogato;
  3. e) al quarto comma le parole: “o di filiazione naturale” sono

soppresse.

 

Avvertenza:

Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto

dall’amministrazione competente per materia, ai   sensi

dell’art.10, commi 2 e 3,   del   testo   unico   delle

disposizioni   sulla   promulgazione     delle     leggi,

sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica

e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,

approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n.1092, al solo fine

di facilitare la lettura delle disposizioni di legge

modificate o alle quali e’ operato il rinvio. Restano

invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi

qui trascritti.

Note alle premesse:

L’art. 76 della Costituzione stabilisce che l’esercizio

della funzione legislativa non puo’ essere delegato al

Governo se non con determinazione di principi e criteri

direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti

definiti.

L’articolo 87 della Costituzione   conferisce,   tra

l’altro, al Presidente della Repubblica il potere di

promulgare le leggi e di emanare i decreti aventi valore di

legge ed i regolamenti.

– Si riporta il testo dell’articolo 2 della legge 10

dicembre 2012,   n.219   (Disposizioni   in   materia   di

riconoscimento dei figli naturali):

“Art. 2. Delega al Governo per la revisione delle

disposizioni vigenti in materia di filiazione.

  1. Il Governo e’ delegato ad adottare, entro dodici

mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge,

uno o piu’ decreti   legislativi   di   modifica   delle

disposizioni vigenti in materia di filiazione   e   di

dichiarazione dello stato di adottabilita’ per eliminare

ogni discriminazione tra i figli, anche adottivi, nel

rispetto dell’articolo 30 della Costituzione, osservando,

oltre ai principi di cui agli articoli 315 e 315-bis del

codice civile, come rispettivamente sostituito e introdotto

dall’articolo 1 della presente legge, i seguenti principi e

criteri direttivi:

  1. a) sostituzione, in tutta la legislazione vigente,

dei riferimenti ai «figli legittimi» e ai «figli naturali»

con riferimenti ai «figli»,   salvo   l’utilizzo   delle

denominazioni di «figli nati nel matrimonio» o di «figli

nati fuori del matrimonio» quando si tratta di disposizioni

a essi specificamente relative;

  1.              b) modificazione del titolo VII del libro primo del

codice civile, in particolare:

1) sostituendo la rubrica del titolo VII con la

seguente: «Dello stato di figlio»;

2) sostituendo la rubrica del capo I con la

seguente: «Della presunzione di paternita’»;

3) trasponendo nel nuovo capo I i contenuti della

sezione I del capo I;

4) trasponendo i contenuti della sezione II del

capo I in un nuovo capo II, avente la seguente rubrica:

«Delle prove della filiazione»;

5) trasponendo i contenuti della sezione III del

capo I in un nuovo capo III, avente la seguente rubrica:

«Dell’azione di disconoscimento   e   delle   azioni   di

contestazione e di reclamo dello stato di figlio»;

6) trasponendo i contenuti del paragrafo 1 della

sezione I del capo II in un nuovo capo IV, avente la

seguente rubrica: «Del riconoscimento dei figli nati fuori

del matrimonio»;

7) trasponendo i contenuti del paragrafo 2 della

sezione I del capo II in un nuovo capo V, avente la

seguente rubrica: «Della dichiarazione giudiziale della

paternita’ e della maternita’»;

8) abrogando le disposizioni che fanno riferimento

alla legittimazione;

  1. c) ridefinizione della disciplina del possesso di

stato e della prova della filiazione prevedendo che la

filiazione fuori del matrimonio puo’ essere giudizialmente

accertata con ogni mezzo idoneo;

  1.              d) estensione della presunzione di paternita’ del

marito rispetto ai figli comunque nati o concepiti durante

il matrimonio e ridefinizione   della   disciplina   del

disconoscimento   di   paternita’,   con   riferimento   in

particolare all’articolo 235, primo comma, numeri 1), 2) e

3), del codice civile,   nel   rispetto   dei   principi

costituzionali;

  1. e) modificazione della disciplina del riconoscimento

dei figli nati fuori del matrimonio con la previsione che:

1) la disciplina attinente all’inserimento del

figlio riconosciuto nella famiglia dell’uno o dell’altro

genitore sia adeguata al principio dell’unificazione dello

stato di figlio, demandando esclusivamente al giudice la

valutazione di compatibilita’ di cui all’articolo 30, terzo

comma, della Costituzione;

2)   il   principio   dell’inammissibilita’   del

riconoscimento di cui all’articolo 253 del codice civile

sia esteso a tutte le ipotesi in cui il riconoscimento

medesimo e’ in contrasto con   lo   stato   di   figlio

riconosciuto o giudizialmente dichiarato;

  1. f) modificazione degli articoli 244, 264 e 273 del

codice civile prevedendo l’abbassamento dell’eta’   del

minore dal sedicesimo al quattordicesimo anno di eta’;

  1. g) modificazione della disciplina dell’impugnazione

del     riconoscimento     con       la       limitazione

dell’imprescrittibilita’ dell’azione solo per il figlio e

con l’introduzione di un termine   di   decadenza   per

l’esercizio dell’azione da parte degli altri legittimati;

  1. h) unificazione delle disposizioni che disciplinano i

diritti e i doveri dei genitori nei confronti dei figli

nati nel matrimonio e dei figli nati fuori del matrimonio,

delineando la nozione di responsabilita’ genitoriale quale

aspetto dell’esercizio della potesta’ genitoriale;

  1. i) disciplina delle modalita’ di esercizio   del

diritto all’ascolto del minore che abbia adeguata capacita’

di discernimento, precisando che, ove   l’ascolto   sia

previsto nell’ambito di procedimenti giurisdizionali, ad

esso provvede il presidente del tribunale o il giudice

delegato;

  1. l) adeguamento della disciplina delle successioni e

delle donazioni al principio di unicita’ dello stato di

figlio, prevedendo, anche in relazione ai giudizi pendenti,

una disciplina che assicuri la produzione degli effetti

successori riguardo ai parenti anche per gli aventi causa

del figlio naturale premorto o deceduto nelle more del

riconoscimento e conseguentemente l’estensione delle azioni

di petizione di cui agli articoli 533 e seguenti del codice

civile;

  1. m) adattamento e riordino dei criteri di cui agli

articoli 33, 34, 35 e 39 della legge 31 maggio 1995, n.

218, concernenti l’individuazione, nell’ambito del sistema

di diritto internazionale privato, della legge applicabile,

anche con la determinazione di   eventuali   norme   di

applicazione necessaria in   attuazione   del   principio

dell’unificazione dello stato di figlio;

  1. n) specificazione della nozione di abbandono morale e

materiale   dei   figli   con   riguardo   alla   provata

irrecuperabilita’ delle capacita’ genitoriali in un tempo

ragionevole da parte dei genitori, fermo restando che le

condizioni di indigenza dei genitori o del   genitore

esercente la potesta’ genitoriale non possono essere di

ostacolo all’esercizio del diritto del minore alla propria

famiglia;

  1. o) previsione della segnalazione ai comuni, da parte

dei tribunali per i minorenni, delle   situazioni   di

indigenza di nuclei familiari che, ai sensi della legge 4

maggio 1983, n. 184, richiedano interventi di sostegno per

consentire al minore di essere educato nell’ambito della

propria famiglia, nonche’ previsione di controlli che il

tribunale per i minorenni effettua   sulle   situazioni

segnalate agli enti locali;

  1. p) previsione della legittimazione degli ascendenti a

far valere il diritto di mantenere rapporti significativi

con i nipoti minori.

  1. Il decreto o i decreti legislativi di cui al comma 1

provvedono,   altresi’,   a   effettuare,   apportando   le

occorrenti modificazioni e integrazioni normative,   il

necessario coordinamento con le norme da essi recate delle

disposizioni per l’attuazione   del   codice   civile   e

disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 30 marzo

1942, n. 318, e delle altre norme vigenti in materia, in

modo da assicurare il rispetto dei principi e criteri

direttivi di cui al citato comma 1 del presente articolo.

  1. Il decreto o i decreti legislativi di cui al comma 1

sono adottati su proposta del Presidente del Consiglio dei

Ministri, del Ministro dell’interno, del Ministro della

giustizia, del Ministro per le pari opportunita’ e del

Ministro o Sottosegretario di Stato alla Presidenza del

Consiglio dei Ministri delegato per le politiche per la

famiglia. Sugli schemi approvati dal Consiglio dei Ministri

esprimono il loro parere le Commissioni   parlamentari

competenti entro due mesi dalla loro trasmissione alle

Camere. Decorso tale termine, i decreti legislativi sono

emanati anche in mancanza dei pareri. Qualora il termine

per l’espressione dei pareri parlamentari, di cui al

presente comma, scada nei trenta giorni che precedono la

scadenza   del   termine   previsto   dal   comma   1   o

successivamente, quest’ultimo termine e’ prorogato di sei

mesi.

  1. Entro un anno dalla data di entrata in vigore di

ciascun decreto legislativo adottato ai sensi del comma 1,

il Governo puo’ adottare decreti integrativi o correttivi,

nel rispetto dei principi e criteri direttivi di cui al

citato comma 1 e delle disposizioni del comma 2 e con la

procedura prevista dal comma 3.”.

Note all’art. 1:

– Si riporta il testo dell’articolo 87 del codice

civile, come modificato dal presente decreto:

“Art. 87. Parentela, affinita’, adozione.

Non possono contrarre matrimonio fra loro:

1) gli ascendenti e i discendenti in linea retta;

2) i fratelli e le sorelle germani, consanguinei o

uterini;

3) lo zio e la nipote, la zia e il nipote;

4) gli affini in linea retta; il divieto sussiste

anche nel caso in cui l’affinita’ deriva da matrimonio

dichiarato nullo o sciolto o per il quale e’ stata

pronunziata la cessazione degli effetti civili;

5) gli affini in linea collaterale in secondo grado;

6) l’adottante, l’adottato e i suoi discendenti;

7) i figli adottivi della stessa persona;

8) l’adottato e i figli dell’adottante;

9)   l’adottato   e   il   coniuge   dell’adottante,

l’adottante e il coniuge dell’adottato.

Il tribunale, su ricorso degli interessati, con decreto

emesso in camera di consiglio, sentito   il   pubblico

ministero, puo’ autorizzare il matrimonio nei casi indicati

dai numeri 3 e 5, anche se si tratti di affiliazione.

L’autorizzazione puo’ essere accordata anche nel caso

indicato dal numero 4, quando l’affinita’ deriva da un

matrimonio dichiarato nullo.

Il decreto e’ notificato agli interessati e al pubblico

ministero.

Si applicano le disposizioni dei commi quarto, quinto e

sesto dell’articolo 84.”.

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