CORTE DEI CONTI EMILIA PROCEDURE

DECRETO LEGISLATIVO 26 agosto 2016, n. 174

Codice di giustizia contabile, adottato ai sensi dell’articolo 20 della legge 7 agosto 2015, n. 124.

Sommario:

  • PARTE I – DISPOSIZIONI GENERALITITOLO I – PRINCIPI GENERALI E ORGANI DELLA GIURISDIZIONE(artt. 1-27)TITOLO II – PARTI E DIFENSORI (artt. 28-31)TITOLO III – ATTI PROCESSUALI (artt. 32-37)TITOLO IV – DEI PROVVEDIMENTI (artt. 38-50)

  • PARTE II – GIUDIZI DI RESPONSABILITÀTITOLO I – FASE PREPROCESSUALE(artt. 51-72)TITOLO II – AZIONI A TUTELA DELLE RAGIONI DEL CREDITO ERARIALE (artt. 73-82)TITOLO III – RITO ORDINARIO (artt. 83-113)TITOLO IV – GIUDIZI INNANZI LE SEZIONI RIUNITE (artt. 114-129)TITOLO V – RITI SPECIALI (artt. 130-136)

  • PARTE III – GIUDIZIO SUI CONTI(artt. 137-150)

  • PARTE IV – GIUDIZI PENSIONISTICI(artt. 151-171)

  • PARTE V – ALTRI GIUDIZI AD ISTANZA DI PARTE(artt. 172-176)

  • PARTE VI – IMPUGNAZIONI(artt. 177-210)

  • PARTE VII – INTERPRETAZIONE DEL TITOLO GIUDIZIALE ED ESECUZIONE(artt. 211-218)

  • PARTE VIII – DISPOSIZIONI FINALI(art. 219)

  • Allegato – Norme di attuazione del Codice della Giustizia contabile(artt. 1-25)

  • Allegato – Norme transitorie e abrogazioni(artt. 1-4)

PARTE I 

DISPOSIZIONI GENERALI 

TITOLO I 

PRINCIPI GENERALI E ORGANI DELLA GIURISDIZIONE 

CAPO I 

Principi generali 

Art. 1

(Ambiti della giurisdizione contabile)

  1. La Corte dei conti ha giurisdizione nei giudizi di conto, di responsabilita’ amministrativa per danno all’erario e negli altri giudizi in materia di contabilita’ pubblica.
    2. Sono devoluti alla giurisdizione della Corte dei conti i giudizi in materia pensionistica, i giudizi aventi per oggetto l’irrogazione di sanzioni pecuniarie e gli altri giudizi nelle materie specificate dalla legge.
    3. La giurisdizione della Corte dei conti e’ esercitata dai giudici contabili secondo le norme del presente codice.

Art. 2

(Principio di effettivita’)

  1. La giurisdizione contabile assicura una tutela piena ed effettiva secondo i principi della Costituzione e del diritto europeo.

Art. 3

(Principio di concentrazione)

  1. Nell’ambito della giurisdizione contabile, il principio di effettivita’ e’ realizzato attraverso la concentrazione davanti al giudice contabile di ogni forma di tutela degli interessi pubblici e dei diritti soggettivi coinvolti, a garanzia della ragionevole durata del processo contabile.

Art. 4

(Giusto processo)

  1. Il processo contabile attua i principi della parita’ delle parti, del contraddittorio e del giusto processo previsto dall’articolo 111, primo comma, della Costituzione.
    2. Il giudice contabile e le parti cooperano per la realizzazione della ragionevole durata del processo.

Art. 5

(Dovere di motivazione e sinteticita’ degli atti)

  1. Ogni provvedimento decisorio del giudice e ogni provvedimento del pubblico ministero sono motivati.
    2. Il giudice, il pubblico ministero e le parti redigono gli atti in maniera chiara e sintetica.

Art. 6

(Digitalizzazione degli atti e informatizzazione delle attivita’)

  1. I giudizi dinanzi alla Corte dei conti sono svolti mediante le tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
    2. Gli atti processuali, i registri, i provvedimenti del giudice, dei suoi ausiliari, del personale degli uffici giudiziari, dei difensori, delle parti e dei terzi sono previsti quali documenti informatici e sono validi e rilevanti a tutti gli effetti di legge, purche’ sia garantita la riferibilita’ soggettiva e l’integrita’ dei contenuti, in conformita’ ai principi stabiliti nel decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82.
    3. I decreti di cui all’articolo 20-bis del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221 e successive modificazioni, che stabiliscono indicazioni tecniche, operative e temporali, disciplinano, in particolare, le modalita’ per la tenuta informatica dei registri, per l’effettuazione delle comunicazioni e notificazioni mediante posta elettronica certificata o altri strumenti di comunicazione telematica, le modalita’ di autenticazione degli utenti e di accesso al fascicolo processuale informatico, nonche’ le specifiche per la formazione, il deposito, lo scambio e l’estrazione di copia di atti processuali digitali, con garanzia di riferibilita’ soggettiva, integrita’ dei contenuti e riservatezza dei dati personali.
    4. Il pubblico ministero contabile puo’ effettuare, in conformita’ ai decreti di cui al comma 3, le notificazioni degli atti direttamente agli indirizzi di posta elettronica certificata contenuti in pubblici elenchi o registri.
    5. Si applicano, ove non previsto diversamente, le disposizioni di legge e le regole tecniche relative al processo civile telematico.

Art. 7

(Disposizioni di rinvio)

  1. Il processo contabile si svolge secondo le disposizioni della Parte II, Titolo III del presente codice che, se non espressamente derogate, si applicano anche alle impugnazioni e ai riti speciali.
    2. Per quanto non disciplinato dal presente codice si applicano gli articoli 99, 100, 101, 110 e 111 del codice di procedura civile e le altre disposizioni del medesimo codice, in quanto espressione di principi generali.

CAPO II 

Organi 

 

Art. 8

(Organi della giurisdizione contabile)

  1. La giurisdizione contabile e’ esercitata dalle sezioni giurisdizionali regionali, dalle sezioni di appello, dalle sezioni riunite in sede giurisdizionale e dalle sezioni riunite in speciale composizione della Corte dei conti.

Art. 9

(Sezioni giurisdizionali regionali)

  1. Sono organi di giurisdizione contabile di primo grado le sezioni giurisdizionali regionali, con sede nel capoluogo di regione, con competenza estesa al territorio regionale. Nella regione Trentino-Alto Adige sono organi di giurisdizione contabile di primo grado la sezione giurisdizionale con sede in Trento e la sezione giurisdizionale con sede in Bolzano, con competenza estesa al rispettivo territorio provinciale.
    2. Le sezioni giurisdizionali regionali e le sezioni giurisdizionali di Trento e di Bolzano decidono con l’intervento di tre magistrati, compreso il presidente. In caso di assenza o impedimento del presidente, il collegio e’ presieduto dal magistrato con maggiore anzianita’ nel ruolo. In materia di ricorsi pensionistici e negli altri casi espressamente previsti, la Corte dei conti, in primo grado, giudica in composizione monocratica, attraverso un magistrato assegnato alla sezione giurisdizionale regionale competente per territorio, in funzione di giudice unico.
    3. Le sezioni giurisdizionali di Trento e di Bolzano restano disciplinate dallo statuto speciale e dalle relative norme di attuazione nel rispetto della normativa vigente in materia di tutela delle minoranze linguistiche.

Art. 10

(Sezioni giurisdizionali di appello)

  1. Sono organi di giurisdizione contabile di secondo grado le sezioni giurisdizionali centrali di appello, con sede in Roma, con competenza estesa al territorio nazionale e la sezione giurisdizionale di appello per la Regione siciliana, con sede a Palermo, con competenza estesa al territorio regionale. Le sezioni giurisdizionali di appello decidono con l’intervento di cinque magistrati compreso un presidente. Il collegio e’ presieduto da un presidente o dal magistrato con maggiore anzianita’ nel ruolo.
    2. All’inizio di ogni anno, il Presidente della Corte dei conti, con proprio decreto, fissa i criteri di distribuzione dei giudizi tra le sezioni centrali di appello, nel rispetto del principio di rotazione.

Art. 11

(Sezioni riunite)

  1. Le sezioni riunite in sede giurisdizionale della Corte dei conti, quali articolazione interna della medesima Corte in sede d’appello, sono l’organo che assicura l’uniforme interpretazione e la corretta applicazione delle norme di contabilita’ pubblica e nelle altre materie sottoposte alla giurisdizione contabile.
    2. Esse sono presiedute dal Presidente della Corte dei conti o da uno dei presidenti di sezione di coordinamento. Ad esse e’ assegnato un numero di consiglieri determinato all’inizio di ogni anno dal Presidente della Corte dei conti, sentito il consiglio di presidenza.
    3. Le sezioni riunite in sede giurisdizionale decidono sui conflitti di competenza e sulle questioni di massima deferiti dalle sezioni giurisdizionali d’appello, dal Presidente della Corte dei conti, ovvero a richiesta del procuratore generale.
    4. Le sezioni riunite in sede giurisdizionale decidono altresi’ sui regolamenti di competenza avverso le ordinanze che, pronunciando sulla competenza, non decidono il merito del giudizio e avverso i provvedimenti che dichiarino la sospensione del processo.
    5. Il collegio delle sezioni riunite in sede giurisdizionale e’ composto, oltre che dal presidente, da sei magistrati, individuati all’inizio di ogni anno preferibilmente tra quelli in servizio presso le sezioni giurisdizionali di appello, sulla base di criteri predeterminati, predisposti dal Presidente della Corte dei conti sentito il consiglio di presidenza e tenendo conto del principio di rotazione.
    6. Le sezioni riunite in speciale composizione, nell’esercizio della propria giurisdizione esclusiva in tema di contabilita’ pubblica, decidono in unico grado sui giudizi:
    a) in materia di piani di riequilibrio degli enti territoriali e ammissione al Fondo di rotazione per assicurare la stabilita’ finanziaria degli enti locali;
    b) in materia di ricognizione delle amministrazioni pubbliche operata dall’ISTAT;
    c) in materia di certificazione dei costi dell’accordo di lavoro presso le fondazioni lirico-sinfoniche;
    d) in materia di rendiconti dei gruppi consiliari dei consigli regionali;
    e) nelle materie di contabilita’ pubblica, nel caso di impugnazioni conseguenti alle deliberazioni delle sezioni regionali di controllo;
    f) nelle materie ulteriori, ad esse attribuite dalla legge.
    7. Il collegio delle sezioni riunite in speciale composizione e’ composto, oltre che dal presidente, da sei magistrati, in pari numero tra i consiglieri componenti il collegio delle sezioni riunite in sede giurisdizionale e in sede di controllo individuati, sulla base di criteri predeterminati, sentito il consiglio di presidenza e tenendo conto del principio di rotazione con decreto presidenziale all’inizio di ogni anno.

Art. 12

(Ufficio del pubblico ministero)

  1. Le funzioni del pubblico ministero innanzi alle sezioni giurisdizionali regionali sono esercitate dal procuratore regionale o da altro magistrato assegnato all’ufficio.
    2. Le funzioni di pubblico ministero innanzi alle sezioni riunite e alle sezioni giurisdizionali d’appello della Corte dei conti sono esercitate dal procuratore generale o da altro magistrato assegnato all’ufficio.
    3. Il procuratore generale coordina, anche dirimendo eventuali conflitti di competenza, l’attivita’ dei procuratori regionali e questi ultimi quella dei magistrati assegnati ai loro uffici.

CAPO III 

Giurisdizione 

Art. 13

(Momento determinante la giurisdizione)

  1. La giurisdizione si determina con riguardo alla legge vigente e allo stato di fatto esistente al momento della proposizione della domanda, e non hanno rilevanza rispetto ad essa i successivi mutamenti della legge o dello stato medesimo.

Art. 14

(Questioni riguardanti lo stato e la capacita’ delle persone)

  1. Sono riservate all’autorita’ giudiziaria ordinaria le questioni pregiudiziali concernenti lo stato e la capacita’ delle persone, salvo che si tratti della capacita’ di stare in giudizio, e la risoluzione dell’incidente di falso.

Art. 15

(Difetto di giurisdizione)

  1. Il difetto di giurisdizione e’ rilevato in primo grado anche d’ufficio.
    2. Nei giudizi di impugnazione, il difetto di giurisdizione e’ rilevato se dedotto con specifico motivo avverso il capo della pronuncia impugnata che, in modo implicito o esplicito, ha statuito sulla giurisdizione.

Art. 16

(Regolamento preventivo)

  1. Nel giudizio davanti alle sezioni giurisdizionali regionali e’ ammesso il ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione previsto dall’articolo 41 del codice di procedura civile. Si applica il primo comma dell’articolo 367 dello stesso codice.
    2. Nel giudizio sospeso possono essere chieste dal pubblico ministero le misure cautelari di cui al Titolo II della Parte II.

Art. 17

(Decisione su questioni di giurisdizione)

  1. Il giudice contabile, quando declina la propria giurisdizione, indica, se esistente, il giudice che ne e’ fornito.
    2. Quando la giurisdizione e’ declinata dal giudice contabile in favore di altro giudice, o viceversa, ferme restando le preclusioni e le decadenze intervenute, sono fatti salvi gli effetti processuali e sostanziali della domanda se il processo e’ riassunto innanzi al giudice indicato nella pronuncia che declina la giurisdizione, entro il termine perentorio di tre mesi dalla comunicazione del passaggio in giudicato della sentenza.
    3. Quando il giudizio e’ tempestivamente riproposto davanti al giudice contabile, quest’ultimo, alla prima udienza, puo’ sollevare anche d’ufficio il conflitto di giurisdizione.
    4. Se in una controversia introdotta davanti ad altro giudice le sezioni unite della Corte di cassazione, investite della questione di giurisdizione, attribuiscono quest’ultima al giudice contabile, ferme restando le preclusioni e le decadenze intervenute, sono fatti salvi gli effetti processuali e sostanziali della domanda, se il giudizio e’ riproposto dalla parte che vi ha interesse nel termine di tre mesi dalla pubblicazione della decisione delle sezioni unite.
    5. Nei giudizi riproposti, il giudice, con riguardo alle preclusioni e decadenze intervenute, puo’ concedere la rimessione in termini per errore scusabile ove ne ricorrano i presupposti.
    6. Nel giudizio riproposto davanti al giudice contabile, le prove raccolte nel processo davanti al giudice privo di giurisdizione possono essere valutate come argomenti di prova.
    7. Le misure cautelari perdono la loro efficacia trenta giorni dopo la pubblicazione del provvedimento che dichiara il difetto di giurisdizione del giudice che le ha emanate. Le parti possono riproporre le domande cautelari al giudice munito di giurisdizione.
    8. Nei giudizi di responsabilita’ patrimoniale amministrativa di danno, quando la giurisdizione e’ declinata dal giudice contabile, ovvero quando le sezioni unite della Corte di cassazione, investite della questione di giurisdizione, statuiscono il difetto di giurisdizione del giudice contabile, l’amministrazione danneggiata ripropone la causa dinanzi al giudice che e’ munito di giurisdizione entro sei mesi dal passaggio in giudicato della sentenza. Nel giudizio riproposto davanti al giudice munito di giurisdizione, le prove raccolte nel processo davanti al giudice privo di giurisdizione possono essere valutate come argomenti di prova.

CAPO IV 

Competenza

 

Art. 18

(Competenza territoriale)

  1. Sono attribuiti alla sezione giurisdizionale regionale territorialmente competente:
    a) i giudizi di conto e di responsabilita’ e i giudizi a istanza di parte in materia di contabilita’ pubblica riguardanti i tesorieri e gli altri agenti contabili, gli amministratori, i funzionari e gli agenti della regione, delle citta’ metropolitane, delle province, dei comuni e degli altri enti locali nonche’ degli enti regionali;
    b) i giudizi di conto e di responsabilita’ e i giudizi a istanza di parte riguardanti gli agenti contabili, gli amministratori, i funzionari, gli impiegati e gli agenti di uffici e organi dello Stato e di enti pubblici aventi sede o uffici nella regione, quando l’attivita’ di gestione di beni pubblici si sia svolta nell’ambito del territorio regionale, ovvero il fatto dannoso si sia verificato nel territorio della regione; quando il danno e’ conseguenza di una pluralita’ di condotte poste in essere in piu’ ambiti regionali la sezione giurisdizionale competente si individua in ragione del luogo della condotta causalmente prevalente;
    c) i giudizi sui ricorsi e sulle istanze in materia di pensioni, assegni o indennita’ civili, militari e di guerra a carico totale o parziale dello Stato o degli enti pubblici previsti dalla legge, quando il ricorrente, all’atto della presentazione del ricorso o dell’istanza, abbia la residenza anagrafica in un comune della regione;
    d) altri giudizi interessanti la regione in materia contabile e pensionistica, attribuiti dalla legge alla giurisdizione della Corte dei conti.
    2. Le disposizioni di cui al comma 1, lettere a) e b) e all’articolo 19, si applicano anche ai giudizi relativi all’applicazione di sanzioni pecuniarie.
    3. La competenza territoriale relativa alle istruttorie e ai giudizi contabili di qualsiasi natura, nei quali un magistrato della Corte dei conti assume comunque la qualita’ di parte, che a norma del comma 1 sarebbe attribuita alla sezione giurisdizionale nell’ambito della cui competenza territoriale il magistrato esercita le proprie funzioni, o le esercitava al momento dei fatti o della domanda, e’ attribuita alla sezione giurisdizionale che ha sede nel capoluogo di regione determinato in base alla tabella A allegata al presente codice.
    4. I procedimenti connessi a quelli in cui un magistrato della Corte dei conti assume la qualita’ di parte in un giudizio contabile sono di competenza della sezione giurisdizionale territoriale individuata a norma del comma 3.
    5. Nei casi di cui al comma 1, lettere a) e b), in presenza di una pluralita’ di condotte poste in essere in piu’ ambiti regionali, il criterio della individuazione della sezione giurisdizionale competente e’ quello della condotta causalmente prevalente.

Art. 19

(Competenza funzionale)

  1. Sono devoluti alla competenza della sezione giurisdizionale regionale del Lazio i giudizi di responsabilita’ relativi a fatti dannosi verificatisi all’estero.
    2. Tutti i giudizi pensionistici relativi ai residenti all’estero sono di competenza della sezione giurisdizionale regionale del Lazio.
    3. Restano ferme le disposizioni in materia di competenza territoriale delle sezioni giurisdizionali delle province autonome di Trento e di Bolzano.

Art. 20

(Rilievo dell’incompetenza)

  1. Il difetto di competenza, salvo quanto previsto dall’articolo 151, comma 2, e’ rilevato d’ufficio finche’ la causa non e’ decisa, ovvero puo’ essere eccepito dalla parte, entro il termine assegnato per il deposito della comparsa di costituzione e risposta. Nei giudizi di impugnazione, esso e’ rilevato se dedotto con specifico motivo avverso il capo della pronuncia impugnata che abbia statuito sulla competenza.
    2. Il giudice decide sulla competenza prima di provvedere sulla eventuale richiesta di misure cautelari.
    3. Il giudice, se dichiara la propria incompetenza, indica con ordinanza il giudice ritenuto territorialmente competente. Quando la causa e’ riassunta nei termini di cui all’articolo 118 davanti al giudice indicato, questo, se ritiene di essere a sua volta incompetente, richiede d’ufficio il regolamento di competenza.
    4. In pendenza del regolamento di competenza, la richiesta di eventuali misure cautelari si propone al giudice territoriale indicato come competente nell’ordinanza di cui al comma 3, che decide in ogni caso; si applica l’articolo 17, comma 7, con riferimento al giudice dichiarato competente.

CAPO V 

Astensione e ricusazione del giudice 

Art. 21

(Astensione)

  1. Al giudice contabile e al pubblico ministero si applicano le cause e le modalita’ di astensione previste dall’articolo 51 del codice di procedura civile. L’astensione non ha effetto sugli atti anteriori.

Art. 22

(Ricusazione)

  1. Al giudice contabile si applicano le cause di ricusazione previste dall’articolo 52 del codice di procedura civile.
    2. La ricusazione si propone, almeno tre giorni prima dell’udienza, con ricorso, quando sono noti i magistrati che prendono parte all’udienza; in caso contrario puo’ proporsi oralmente prima della discussione.
    3. Il ricorso indica i motivi specifici e i mezzi di prova ed e’ sottoscritto dalla parte o dal difensore.
    4. La decisione e’ pronunciata, previa sostituzione del giudice ricusato che deve essere udito, con ordinanza non impugnabile, entro trenta giorni dalla proposizione del ricorso, assunte, quando occorre, le prove offerte.
    5. Il giudice chiamato a decidere sulla ricusazione non e’ ricusabile.
    6. Sulla ricusazione decide il presidente della sezione, se e’ ricusato il giudice monocratico; decide il collegio se e’ ricusato uno dei componenti del collegio.
    7. Il giudice, con l’ordinanza che definisce il ricorso per ricusazione, provvede sulle spese e puo’ condannare la parte che l’ha proposta ad una sanzione pecuniaria non superiore a 250 euro.
    8. In caso di manifesta inammissibilita’ o infondatezza, la sanzione pecuniaria e’ stabilita tra un minimo di 500 e un massimo di 1.500 euro.

CAPO VI 

Ausiliari del giudice 

Art. 23

(Consulente tecnico)

  1. Il giudice puo’ farsi assistere, per il compimento di singoli atti o per tutto il processo, quando e’ necessario, da uno o piu’ consulenti.
    2. Il consulente ha l’obbligo di prestare il proprio ufficio tranne che il giudice riconosca l’esistenza di un giustificato impedimento.
    3. L’incarico di consulenza puo’ essere affidato a professionisti iscritti negli albi di cui all’articolo 13 delle disposizioni per l’attuazione del codice di procedura civile. Possono altresi’ essere incaricati di svolgere consulenza tecnica gli appartenenti alle strutture e agli organismi di pubbliche amministrazioni. Non possono essere nominati coloro che prestano attivita’ in favore delle parti del giudizio.
    4. Il consulente, all’esito del suo incarico, riferisce per iscritto in merito ai quesiti e alle questioni richiestegli ai sensi dell’articolo 97 e puo’ essere chiamato a fornire anche in pubblica udienza chiarimenti e osservazioni. Il compenso del consulente e’ stabilito dal giudice che l’ha nominato nel rispetto delle disposizioni di cui all’articolo 27, comma 1.

Art. 24

(Astensione e ricusazione del consulente)

  1. Si applicano al consulente le cause di astensione e di ricusazione previste dagli articoli 51 e 52 del codice di procedura civile. Della ricusazione conosce il giudice che l’ha nominato.

Art. 25

(Commissario ad acta)

  1. Per l’esecuzione delle decisioni in materia pensionistica, in caso di inadempimento dell’amministrazione, il giudice contabile puo’ nominare un commissario ad acta.

Art. 26

(Custode)

  1. La conservazione e l’amministrazione dei beni sequestrati sono affidate ad un custode, quando la legge non dispone diversamente. Il compenso del custode e’ stabilito dal giudice che l’ha nominato, nel rispetto delle disposizioni di cui all’articolo 27, comma 1. Si applicano gli articoli 66 e 67 del codice di procedura civile.

Art. 27

(Liquidazione compensi)

  1. La disciplina della liquidazione dei compensi del consulente e del custode nominati dal pubblico ministero e’ regolata dall’articolo 63.

TITOLO II 

PARTI E DIFENSORI

 

CAPO I 

Parti e difensori 

 

Art. 28

(Patrocinio)

  1. Nei giudizi davanti alla Corte dei conti e’ obbligatorio il patrocinio di un avvocato, ove non diversamente previsto dalla legge.
    2. Per i giudizi dinanzi alle sezioni di appello e alle sezioni riunite e’ obbligatorio il ministero di avvocato ammesso al patrocinio innanzi alle giurisdizioni superiori. Nei ricorsi, negli appelli e nelle comparse di risposta deve essere fatta elezione di domicilio nel luogo in cui ha sede il giudice adito, ovvero indicato un indirizzo di posta elettronica certificata presso il quale effettuare le comunicazione e le notificazioni; in mancanza, l’elezione si presume fatta presso la segreteria del giudice adito.
    3. L’avvocato puo’ compiere e ricevere, nell’interesse della parte, tutti gli atti del processo che dalla legge non sono ad essa espressamente riservati.
    4. In ogni caso non puo’ compiere atti che importano disposizione del diritto controverso, se non ne ha ricevuto espressamente il potere.
    5. La procura puo’ essere sempre revocata e l’avvocato puo’ sempre rinunciarvi, ma la revoca e la rinuncia non hanno effetto nei confronti dell’altra parte, finche’ non sia avvenuta la sostituzione dell’avvocato.
    6. La parte puo’ farsi assistere da uno o piu’ avvocati, e anche da un consulente tecnico nei casi e con i modi stabiliti nel presente codice.
    7. La parte o la persona che la rappresenta, quando ha la qualita’ necessaria per esercitare l’ufficio di avvocato con procura presso il giudice adito, puo’ stare in giudizio senza il ministero di altro difensore.

Art. 29

(Procura alle liti)

  1. Per la procura alle liti si applicano le disposizioni di cui agli articoli 83 e 182 del codice di procedura civile.

Art. 30

(Doveri delle parti)

  1. Il pubblico ministero, le parti e i loro difensori hanno il dovere di comportarsi con lealta’ e probita’. In caso di inosservanza di tale dovere il presidente della sezione ne riferisce alle autorita’ che esercitano il potere disciplinare su di essi.
    2. Il pubblico ministero, le parti e i loro difensori non devono usare espressioni sconvenienti od offensive negli scritti e negli interventi orali pronunciati davanti al giudice. Si applicano le disposizioni dell’articolo 89 del codice di procedura civile.

Art. 31

(Regolazione delle spese processuali)

  1. Il giudice, con la sentenza che chiude il processo davanti a lui, condanna la parte soccombente al rimborso delle spese a favore dell’altra parte e ne liquida l’ammontare insieme con gli onorari di difesa.
    Con la sentenza che esclude definitivamente la responsabilità amministrativa per accertata insussistenza del danno, ovvero, della violazione di obblighi di servizio, del nesso di causalità, del dolo o della colpa grave, il giudice non può disporre la compensazione delle spese del giudizio e liquida, a carico dell’amministrazione di appartenenza, l’ammontare degli onorari e dei diritti spettanti alla difesa.
    3. Il giudice puo’ compensare le spese tra le parti, parzialmente o per intero, quando vi e’ soccombenza reciproca ovvero nel caso di assoluta novita’ della questione trattata o mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti, ovvero quando definisce il giudizio decidendo soltanto questioni pregiudiziali o preliminari.
    4. Il giudice, quando pronuncia sulle spese, puo’ altresi’ condannare la parte soccombente al pagamento in favore dell’altra parte, o se del caso dello Stato, di una somma equitativamente determinata, quando la decisione e’ fondata su ragioni manifeste o orientamenti giurisprudenziali consolidati.
    5. Le spese della sentenza sono liquidate dal funzionario di segreteria con nota in margine alla stessa.
    6. Per quanto non espressamente disciplinato dai commi da 1 a 5, il giudice nel regolare le spese applica gli articoli 92, 93, 94, 96 e 97 del codice di procedura civile.

  2. TITOLO III 
  3. ATTI PROCESSUALI 
  4. CAPO I 
  5. Atti del processo  
  6. 32
  7. (Liberta’ di forme)
  8. Gli atti del processo, per i quali la legge non richiede forme determinate, possono essere compiuti nella forma piu’ idonea al raggiungimento del loro scopo.
  • 33
  • (Uso della lingua italiana. Nomina dell’interprete)
  1. In tutto il processo e’ prescritto l’uso della lingua italiana, fatta salva la tutela delle minoranze linguistiche.
    2. Quando deve essere sentito chi non conosce la lingua italiana, il giudice puo’ nominare un interprete. Questi, prima di esercitare le sue funzioni, presta giuramento davanti al giudice di adempiere fedelmente il suo ufficio.
  • 34
  • (Nomina del traduttore)
  1. Quando occorre procedere all’esame di documenti che non sono scritti in lingua italiana, il giudice puo’ nominare un traduttore, il quale presta giuramento a norma dell’articolo 33, comma 2.
  • 35
  1. (Interrogazione della persona sorda o muta)
  2. Se nel procedimento deve essere sentita una persona sorda o muta, le interrogazioni e le risposte possono essere fatte per iscritto.
    2. Quando occorre, il giudice nomina un interprete, il quale presta giuramento a norma dell’articolo 33, comma 2.
  • 36
  • (Contenuto e sottoscrizione degli atti di parte)
  1. Salvo che la legge disponga altrimenti, la citazione, il ricorso, la comparsa, il controricorso e il precetto indicano il giudice adito, le parti, l’oggetto, le ragioni della domanda e le conclusioni o l’istanza; l’originale e le copie da notificare, sono sottoscritti dalla parte, se essa sta in giudizio personalmente, oppure dal difensore che indica il proprio codice fiscale e l’indirizzo di posta elettronica certificata.
    2. La procura al difensore dell’attore puo’ essere rilasciata in data posteriore alla notificazione dell’atto, purche’ anteriormente alla costituzione della parte rappresentata.
    3. La disposizione del comma 2 non si applica quando la legge richiede che la citazione sia sottoscritta dal difensore munito di mandato speciale.
  • 37
  1. (Contenuto del processo verbale)
  2. Il processo verbale deve contenere l’indicazione delle persone intervenute e delle circostanze di luogo e di tempo nelle quali gli atti che documenta sono compiuti; deve inoltre contenere la descrizione delle attivita’ svolte e delle rilevazioni fatte, nonche’ le dichiarazioni ricevute.
    2. Il processo verbale e’ sottoscritto dal segretario e dal presidente. Se vi sono altri intervenuti, il segretario, quando la legge non dispone altrimenti, da’ loro lettura del processo verbale.

TITOLO IV 

DEI PROVVEDIMENTI 

CAPO I 

Dei provvedimenti

Art. 38

(Forma dei provvedimenti in generale)

  1. La legge prescrive in quali casi il giudice pronuncia sentenza, ordinanza o decreto.
    2. In mancanza di tali prescrizioni, i provvedimenti sono dati in qualsiasi forma idonea al raggiungimento del loro scopo.
    3. Dei provvedimenti collegiali puo’, se uno dei componenti l’organo collegiale lo richiede, essere compilato sommario processo verbale, il quale deve contenere la menzione della unanimita’ della decisione o del dissenso, succintamente motivato, che uno o piu’ dei componenti del collegio, da indicarsi nominativamente, abbia eventualmente espresso su ciascuna delle questioni decise. Il verbale, redatto dal meno anziano dei componenti del collegio e sottoscritto da tutti i componenti del collegio stesso, e’ conservato a cura del presidente in plico sigillato presso la segreteria dell’ufficio.

Art. 39

(Contenuto della sentenza)

  1. Le sentenze della Corte dei conti sono pronunciate “In nome del popolo italiano”.
    2. Esse, definitive o non definitive, devono contenere:
    a) l’indicazione del giudice che ha pronunciato;
    b) il nome e cognome delle parti e dei difensori quando nominati;
    c) la concisa esposizione delle conclusioni del pubblico ministero e delle parti;
    d) la concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione, anche con rinvio a precedenti cui si intende conformare;
    e) il dispositivo;
    f) la data della pronuncia;
    g) la sottoscrizione del presidente del collegio e dell’estensore.
    3. La decisione e’ nulla se mancano le indicazioni di cui alle lettere e) e g),del comma 2, nonche’ se mancano, e non risultano dal verbale di udienza, le indicazioni di cui alle lettere a), b), d) ed f) del comma 2 e l’indicazione che e’ stato sentito il pubblico ministero.
    4. Qualora, dopo la pronuncia della sentenza, si verifichi l’impossibilita’ assoluta a firmarla da parte di alcuna delle persone che debbono sottoscriverla, alla firma mancante si supplisce con dichiarazione apposta in calce alla sentenza, firmata dal presidente del collegio o, in mancanza di questi, dal magistrato con maggiore anzianita’ nel ruolo.

Art. 40

(Forma, contenuto e comunicazione dell’ordinanza)

  1. L’ordinanza e’ succintamente motivata. Se e’ pronunciata in udienza, e’ inserita nel processo verbale; se e’ pronunciata fuori dell’udienza, e’ scritta in calce al processo verbale oppure in foglio separato, munito della data e della sottoscrizione del giudice o, quando questo e’ collegiale, del presidente.
    2. Il segretario comunica alle parti l’ordinanza pronunciata fuori dell’udienza, salvo che la legge ne prescriva la notificazione.

Art. 41

(Forma e contenuto del decreto)

  1. Il decreto e’ pronunciato d’ufficio o su istanza, anche verbale, della parte.
    2. Se e’ pronunciato su ricorso, il decreto e’ scritto in calce al medesimo.
    3. Quando l’istanza e’ proposta verbalmente, se ne redige processo verbale e il decreto e’ inserito nello stesso.
    4. Il decreto non e’ motivato, salvo che per quelli a carattere decisorio o per i quali la motivazione sia prescritta espressamente dalla legge; e’ datato ed e’ sottoscritto dal giudice o, quando questo e’ collegiale, dal presidente.

Art. 42

(Notificazioni e comunicazioni)

  1. Le notificazioni e le comunicazioni degli atti del processo contabile, comprese quelle effettuate nel corso del procedimento, sono disciplinate dal codice di procedura civile e dalle leggi speciali concernenti la notificazione degli atti giudiziari in materia civile e contabile, ove non previsto diversamente dal presente codice. Il Presidente della sezione puo’ autorizzare, su motivata richiesta del pubblico ministero, la notifica a mezzo delle forza di polizia.

Art. 43

(Termini e preclusioni)

  1. I termini per il compimento degli atti del processo contabile sono stabiliti dalla legge; possono essere stabiliti dal giudice, anche a pena di decadenza, soltanto se la legge lo permette espressamente.
    2. I termini stabiliti dalla legge sono ordinatori, tranne che la legge stessa li dichiari espressamente perentori.
    3. I termini stabiliti per la proposizione di gravami sono perentori; le decadenze hanno luogo di diritto e devono essere pronunciate d’ufficio.
    4. Il giudice, prima della scadenza, puo’ abbreviare, o prorogare anche d’ufficio, il termine che non sia stabilito a pena di decadenza. La proroga non puo’ avere una durata superiore al termine originario. Non puo’ essere consentita proroga ulteriore, se non per motivi particolarmente gravi e con provvedimento motivato.
    5. I termini perentori non possono essere abbreviati o prorogati, nemmeno in base ad accordo tra le parti.
    6. La parte che dimostra di essere incorsa in decadenza per causa ad essa non imputabile puo’ chiedere al giudice di essere rimessa in termini; il giudice provvede ai sensi dell’articolo 93, commi 11 e 12.
    7. Per il computo dei termini si applicano le disposizioni dell’articolo 155 del codice di procedura civile.

Art. 44

(Rilevanza della nullita’)

  1. Non puo’ essere pronunciata la nullita’ per inosservanza di forme di alcun atto del processo, se la nullita’ non e’ comminata dalla legge.
    2. Puo’ tuttavia essere pronunciata quando l’atto manca dei requisiti formali indispensabili per il raggiungimento dello scopo.
    3. La nullita’ non puo’ mai essere pronunciata se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui e’ destinato.

Art. 45

(Rilevabilita’ e sanatoria della nullita’)

  1. Non puo’ pronunciarsi la nullita’ senza istanza di parte se la legge non dispone che sia pronunciata d’ufficio.
    2. Soltanto la parte nel cui interesse e’ stabilito un requisito puo’ opporre la nullita’ dell’atto per la mancanza del requisito stesso, ma deve farlo nella prima istanza o difesa successiva all’atto o alla notizia di esso.
    3. La nullita’ non puo’ essere opposta dalla parte che vi ha dato causa, ne’ da quella che vi ha rinunciato anche tacitamente.

Art. 46

(Nullita’ derivante dalla costituzione del giudice)

  1. La nullita’ derivante da vizi relativi alla costituzione del giudice o all’intervento del pubblico ministero e’ insanabile e deve essere rilevata d’ufficio, salvo quanto previsto dall’articolo 49.

Art. 47

(Estensione della nullita’)

  1. La nullita’ di un atto non importa quella degli atti precedenti, ne’ di quelli successivi che ne sono indipendenti.
    2. La nullita’ di una parte dell’atto non colpisce le altre parti che ne sono indipendenti.
    3. Se il vizio impedisce un determinato effetto, l’atto puo’ tuttavia produrre gli altri effetti ai quali e’ idoneo.

Art. 48

(Nullita’ della notificazione)

  1. La notificazione e’ nulla se non sono osservate le disposizioni circa la persona alla quale deve essere consegnata la copia, o se vi e’ incertezza assoluta sulla persona a cui e’ fatta o sulla data, salva l’applicazione degli articoli 44 e 45.

Art. 49

(Nullita’ della sentenza)

  1. La nullita’ delle sentenze soggette ad appello puo’ essere fatta valere soltanto nei limiti e secondo le regole proprie di questo mezzo di impugnazione.
    2. La disposizione di cui al comma 1 non si applica quando la sentenza manca della sottoscrizione del giudice.

Art. 50

(Pronuncia sulla nullita’)

  1. Il giudice che pronuncia la nullita’ deve disporre, quando sia possibile, la rinnovazione degli atti ai quali la nullita’ si estende.
    2. Se la nullita’ degli atti del processo e’ imputabile al segretario, all’ufficiale giudiziario o alle parti il giudice, con il provvedimento con il quale la pronuncia, pone le spese della rinnovazione a carico della parte che ha dato luogo alla nullita’.