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convivenza more uxorio con figli La convivenza “more uxorio”, quale formazione sociale che da vita ad un autentico consorzio familiare, determina, sulla casa di abitazione ove si svolge e si attua il programma di vita in comune, un potere di fatto basato su di un interesse proprio del convivente ben diverso da quello derivante da ragioni di mera ospitalità, tale da assumere i connotati tipici di una detenzione qualificata, che ha titolo in un negozio giuridico di tipo familiare. Ne consegue che l’estromissione violenta o clandestina dall’unità abitativa, compiuta dal convivente proprietario in danno del convivente non proprietario, legittima quest’ultimo alla tutela possessoria, consentendogli di esperire l’azione di spoglio”. (Cass. 7214 del 2013; conf. Cass. 7 del 2014).

  1. La convivenza “more uxorio”, quale formazione sociale che da vita ad un autentico consorzio familiare, determina, sulla casa di abitazione ove si svolge e si attua il programma di vita in comune, un potere di fatto basato su di un interesse proprio del convivente ben diverso da quello derivante da ragioni di mera ospitalità, tale da assumere i connotati tipici di una detenzione qualificata, che ha titolo in un negozio giuridico di tipo familiare. Ne consegue che l’estromissione violenta o clandestina dall’unità abitativa, compiuta dal convivente proprietario in danno del convivente non proprietario, legittima quest’ultimo alla tutela possessoria, consentendogli di esperire l’azione di spoglio”. (Cass. 7214 del 2013; conf. Cass. 7 del 2014).

  2. convivenza more uxorio con figli

ASEPSIMPATICA

La convivenza “more uxorio”, quale formazione sociale che da vita ad un autentico consorzio familiare, determina, sulla casa di abitazione ove si svolge e si attua il programma di vita in comune, un potere di fatto basato su di un interesse proprio del convivente ben diverso da quello derivante da ragioni di mera ospitalità, tale da assumere i connotati tipici di una detenzione qualificata, che ha titolo in un negozio giuridico di tipo familiare. Ne consegue che l’estromissione violenta o clandestina dall’unità abitativa, compiuta dal convivente proprietario in danno del convivente non proprietario, legittima quest’ultimo alla tutela possessoria, consentendogli di esperire l’azione di spoglio“. (Cass. 7214 del 2013; conf. Cass. 7 del 2014).

 

Il puntuale richiamo agli artt. 2 e 3 della Costituzione, su cui si fonda l’assimilazione della posizione del convivente more uxorio rispetto all’immobile di cui l’altro convivente sia proprietario, consente l’immediato collegamento con l’altro basilare principio di diritto riguardante l’equiparazione dei figli nati fuori dal matrimonio a quelli nati all’interno di esso solo di recente definitiva attuazione normativa (con la legge delega n. 212 del 2012 ed il d.lgs n. 154 del 2013) ma ampiamente realizzato dalla giurisprudenza costituzionale e dalla giurisprudenza di legittimità. Al riguardo, con specifico riferimento all’assegnazione della casa familiare deve essere richiamata la sentenza della Corte Costituzionale n. 166 del 1998 che costituisce il sostegno primario dell’ermeneusi costituzionalmente orientata, successivamente consolidatasi nella materia. In tale sentenza la Corte ha evidenziato che: “l’interpretazione sistematica dell’art. 30 Cost. in correlazione agli artt. 261, 146 e 148 cod. civ. impone che l’assegnazione della casa famiglia nell’ipotesi di cessazione di un rapporto di convivenza more uxorio, allorché vi siano figli minori o maggiorenni non economicamente autosufficienti, deve regolarsi mediante l’applicazione del principio di responsabilità genitoriale, il quale postula che sia data tempestiva ed efficace soddisfazione alle esigenze di mantenimento del figlio, a prescindere dalla qualificazione dello status“. Il diritto dei figli minori nati fuori del matrimonio alla conservazione dell’habitat familiare costituisce una soluzione interpretativa costituzionalmente necessitata secondo questa rilevante pronuncia.

 

Tale indicazione ha trovato puntuale e costante conferma nella giurisprudenza di legittimità. Al riguardo si richiama Cass, n. 10102 del 2004 secondo la quale ”In tema di famiglia di fatto e nella ipotesi di cessazione della convivenza “more uxorio”, l’attribuzione giudiziale del diritto di (continuare ad) abitare nella casa familiare al convivente cui sono affidati i figli minorenni o che conviva con figli maggiorenni non ancora economicamente autosufficienti per motivi indipendenti dalla loro volontà è da ritenersi possibile per effetto della sentenza n. 166 del 1998 della Corte Costituzionale, che fa leva sul principio di responsabilità genitoriale, immanente nell’ordinamento e ricavabile dall’interpretazione sistematica degli articoli 261 (che parifica doveri e diritti del genitore nei confronti dei figli legittimi e di quelli naturali riconosciuti), 147 e 148 (comprendenti il dovere di apprestare un’idonea abitazione per la prole, secondo le proprie sostanze e capacità) cod. civ., in correlazione all’art. 30 della Costituzione. Tale diritto è attribuito dal giudice al coniuge (o al convivente), qualora ne sussistano i presupposti di legge, (…) ed è tale da comprimere temporaneamente, fino al raggiungimento della maggiore età o dell’indipendenza economica dei figli, il diritto di proprietà o di godimento di cui sia titolare o contitolare l’altro genitore, in vista dell’esclusivo interesse della prole alla conservazione, per quanto possibile, dell’habitat domestico anche dopo la separazione dei genitori. (…).

 

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  20. ome detto in precedenza, avrebbe potuto essere esercitata anche nei confronti del convivente more uxorio, ancorché proprietario, ove avesse estromesso (come ha fatto l’erede) l’odierna intimata con clandestinità dall’unità abitativa e pertanto anche all’erede è precluso estromettere con violenza o clandestinità colei che esercitava sull’immobile un potere di fatto basato su di un interesse proprio e fondato su una relazione di convivenza meritevole di tutela. In ogni caso, la reintegrazione deve avvenire nella stessa situazione di fatto esistente al momento dello spoglio, nella quale la S. , dopo la morte del convivente, esercitava un potere di fatto basato su una detenzione qualificata senza la presenza di altri e la disposta reintegrazione non contrasta con la previsione di cui all’art. 1146 comma II c.c. tenuto conto che per effetto di una fictio iuris, il possesso del ‘de cuius’ si trasferisce agli eredi i quali subentrano nel possesso del bene anche senza necessità di una materiale apprensione così che, mancando il precedente possesso ‘corpore’, la materiale apprensione con esclusione del detentore qualificato è stata legittimamente sanzionata con l’ordine di reintegrazione.
  21. Pertanto il primo quesito non è pertinente perché, pur essendo corretto affermare che il possesso dell’autore si trasferisce all’erede senza soluzione di continuità ed anche senza che l’erede abbia avuto il possesso del bene, ciò non preclude, per le ragioni già dette, l’azione di spoglio della convivente more uxorio nei confronti dell’erede del proprietario che non era nel possesso dei beni del de cuius prima della sua morte (ciò essendo stato escluso con valutazione di merito in entrambi i gradi del giudizio).
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AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA SEPARAZIONI E DIVORZI

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convivenza more uxorio e successioneome detto in precedenza, avrebbe potuto essere esercitata anche nei confronti del convivente more uxorio, ancorché proprietario, ove avesse estromesso (come ha fatto l’erede) l’odierna intimata con clandestinità dall’unità abitativa e pertanto anche all’erede è precluso estromettere con violenza o clandestinità colei che esercitava sull’immobile un potere di fatto basato su di un interesse proprio e fondato su una relazione di convivenza meritevole di tutela. In ogni caso, la reintegrazione deve avvenire nella stessa situazione di fatto esistente al momento dello spoglio, nella quale la S. , dopo la morte del convivente, esercitava un potere di fatto basato su una detenzione qualificata senza la presenza di altri e la disposta reintegrazione non contrasta con la previsione di cui all’art. 1146 comma II c.c. tenuto conto che per effetto di una fictio iuris, il possesso del ‘de cuius’ si trasferisce agli eredi i quali subentrano nel possesso del bene anche senza necessità di una materiale apprensione così che, mancando il precedente possesso ‘corpore’, la materiale apprensione con esclusione del detentore qualificato è stata legittimamente sanzionata con l’ordine di reintegrazione.

  1. Pertanto il primo quesito non è pertinente perché, pur essendo corretto affermare che il possesso dell’autore si trasferisce all’erede senza soluzione di continuità ed anche senza che l’erede abbia avuto il possesso del bene, ciò non preclude, per le ragioni già dette, l’azione di spoglio della convivente more uxorio nei confronti dell’erede del proprietario che non era nel possesso dei beni del de cuius prima della sua morte (ciò essendo stato escluso con valutazione di merito in entrambi i gradi del giudizio).

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  7. a tesi secondo cui la relazione di fatto del convivente sarebbe un mero strumento del possesso o della detenzione di altro soggetto, paragonabile a quella dell’ospite o del tollerato, e’ contraria alla rilevanza giuridica e alla dignita’ stessa del rapporto di convivenza di fatto, la quale – con il reciproco rispettivo riconoscimento di diritti del partner, che si viene progressivamente consolidando nel tempo, e con la concretezza di una condotta spontaneamente attuata – da vita, anch’essa, ad un autentico consorzio familiare, investito di funzioni promozionali.

  8. Pur mancando una legge organica sulla convivenza non fondata sul matrimonio, il legislatore nazionale non ha mancato di disciplinare, e con accresciuta intensita’ in tempi recenti, settori di specifica rilevanza della stessa, anche al di la’ della filiazione (dove l’eliminazione di ogni residua discriminazione tra i figli e’ stata sancita, nel rispetto dell’articolo 30 Cost., dalla Legge 10 dicembre 2012, n. 219). Basti pensare – sole per citare alcuni esempi – all’articolo 199 c.p.p., per la facolta’ di astenersi dal deporre concessa al convivente dell’imputato; agli articoli 342 bis e 343 ter c.c., introdotti dalla Legge 4 aprile 2001, n. 154, sull’estensione al convivente degli ordini di protezione contro gli abusi familiari; alla Legge 4 maggio 1983, n. 184, articolo 6, cosi come sostituito ad o-pera della Legge 28 marzo 2001, n. 149, per gli effetti della convivenza precedente al matrimonio sulla stabilita’ del vincolo ai fini dell’adozione; all’articolo 408 c.c., cosi come novellato dalla Legge 9 gennaio 1994, n. 6, per la scelta dell’amministratore di sostegno, che puo’ cadere anche sulla persona stabilmente convivente; al Decreto Legislativo 7 settembre 2005, n. 209, articolo 129, in tema soggetti che non possono essere considerati terzi e che non hanno diritto ai benefici derivanti dall’assicurazione obbligatoria della responsabilita’ civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, limitatamente ai danni alle cose.
  9. Soprattutto, e’ stata la giurisprudenza costituzionale a sottolineare che “un consolidato rapporto, ancorche’ di fatto, non appare – anche a sommaria indagine – costituzionalmente irrilevante quando si abbia riguardo al rilievo offerto al riconoscimento delle formazioni sociali e alle conseguenti intrinseche manifestazioni solidaristiche (articolo 2 Cost.)” (sentenza n. 237 del 1986); e a ribadire, di recente, che “per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunita’, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico” (sentenza n. 138 del 2010). In questo contesto si colloca la declaratoria di illegittimita’ costituzionale dell’articolo 6 della legge sulla locazione d’immobili urbani 27 luglio 1978, n. 392 (sentenza n. 404 del 1988), con cui la Corte costituzionale ha posto il convivente more uxorio tra i successibili nella locazione, in caso di morte del conduttore, e ha stabilito che il convivente medesimo, affidatario di prole naturale, succede al conduttore che abbia cessato la convivenza.
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