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COEREDI, EREDITA’ PRELAZIONE, AVVOCATO TESTAMENTO BOLOGNA

 

COEREDI, EREDITA’ PRELAZIONE, AVVOCATO TESTAMENTO BOLOGNA

 

 

Avvocato penalista a Bologna, codice penale,ecco alcuni reati contro la persona che vanno dal più' grave previsto dall'art 575cp (omicidio volontario da distinguere dal colpiso e preterintenzionale)ad. Ipotesi meno gravi quali le percosse. l'avvocato Sergio Armaroli assiste imputati e parti lese in processi in tutta Italia. Avvocato penalista Bologna ,telefona e chiedi un parere al numero 051 /6447838 PENALISTA BOLOGNA SERGIO ARMAROLI

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COEREDI, EREDITA’ PRELAZIONE, AVVOCATO TESTAMENTO BOLOGNA

 

Avvocato testamento Bologna –avvocato eredità Bologna L’art. 732 c.c. stabilisce che ‘Il coerede, che vuoi alienare a un estraneo la sua quota o parte di essa, deve notificare la proposta di alienazione, indicandone il prezzo, agli altri coeredi, i quali hanno diritto di prelazione. Questo diritto deve essere esercitato nel termine di due mesi dall’ultima delle notificazioni.

In mancanza della notificazione, i coeredi hanno diritto di riscattare la quota dall’acquirente e da ogni successivo avente causa, finché dura lo stato di comunione ereditaria. Se i coeredi che intendono esercitare il diritto di riscatto sono più, la quota è assegnata a tutti in parti uguali’. Tale disposizione concede, quindi, a tutti i coeredi un diritto di prelazione nel caso uno di loro ceda in tutto od in parte la sua quota di eredità, a condizione che l’acquirente sia non un coerede, ma un soggetto ‘estraneo’ alla comunione.

La rinuncia all’eredità:

con la rinuncia all’eredità, l’erede rinuncia al proprio diritto all’eredità. La rinuncia deve essere formalizzata e, pertanto, dovrà essere ricevuta da un Notaio o dal cancelliere del Tribunale competente.

Avvocato testamento Bologna –avvocato eredità Bologna L’art.

L’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario:

permette di limitare la propria responsabilità al fine di evitare che, in caso di eredità con molti debiti, l’erede sia costretto a rinunciare all’eredità.

In caso di accettazione con beneficio d’inventario, infatti, il patrimonio del defunto e quello dell’erede rimangono separati.

Questo permette all’erede di rispondere dei debiti del defunto nei limiti del patrimonio ereditato e, quindi, senza che il proprio patrimonio venga intaccato.

COEREDI, EREDITA’ PRELAZIONE, AVVOCATO TESTAMENTO BOLOGNAAvvocato testamento Bologna –avvocato eredità Bologna L’art.

LE SUCCESSIONI

1.Generalità

Per successione a causa di morte si indica il fenomeno in base al quale un soggetto vivente subentra nella  titolarità di una situazione giuridica attiva e/o passiva facente capo ad una persona defunta e non estinta con la morte di quest’ultima.

Il suo fondamento è da rinvenire da un lato nell’interesse di natura sociale alla tutela della proprietà di cui all’articolo 42 Cost onde evitare, che, a seguito della morte del de cuis, i suoi beni diventino res nullius e, dall’altro, nell’interesse dei parenti a mantenere nell’ambito della cerchia familiare il patrimonio del soggetto defunto[1].

Non esistono che due fonti della successione posto che il legislatore ha espressamente stabilito all’articolo 457 comma 1 c.c che l’eredità si devolve solo per legge o per testamento. In tale inquadramento manca l’individuazione della successione necessaria che viene fatta rientrare insieme alla successione legittima nel più ampio genus di successione per legge condividendo con quella ab intestato sia il titolo costitutivo che il fondamento. Si parla infatti di “successione legittima potenziata”[2] considerato che mentre le disposizioni previste a tutela dei legittimari prevalgono anche sulla eventuale volontà contraria del testatore, ex articolo 457 comma 3 c.c, tra successione legittima e testamentaria sussiste un rapporto di sussidiarietà, codificato al secondo comma dell’articolo in questione, in forza del quale non si fa luogo alla prima se non quando manca, in tutto o in parte,la seconda.

La regola generale in ogni tipo di successione, sia essa titolo universale o particolare, è quella della trasmissibilità dei soli diritti patrimoniali con alcune eccezioni rinvenibili nei rapporti intuitu personae,  in quelli legati ad uno status familiare e nei diritti reali legati alla vita del titolare. Sono invece intrasmissibili i diritti c.d personalissimi, ossia strettamente legati alla persona del loro titolare e, normalmente di contenuto non patrimoniale tra i quali rientrano i diritti della personalità, i rapporti e gli stati familiari. Si estinguono altresì con la morte del soggetto le posizioni aventi carattere strettamente personale o dichiarate intrasmissibili e i diritti e gli obblighi derivanti da rapporti di diritto pubblico. Un cenno particolare merita il diritto d’autore per cui occorre distinguere due diverse posizioni giuridiche. Ed infatti mentre il diritto patrimoniale d’autore, relativo allo sfruttamento economico dell’opera è trasmissibile in quanto diritto patrimoniale, il diritto morale d’autore, garantito dalla norma che protegge la paternità e l’integrità dell’opera, è la legge ad attribuirlo a determinate categorie di congiunti ( coniuge e figli), indipendentemente dalla loro qualità di eredi.

 

  1. COEREDI, EREDITA’ PRELAZIONE, AVVOCATO TESTAMENTO BOLOGNAIl Procedimento successorio

 

  1. Ai sensi dell’articolo 456 c.c. la successione si apre al momento della morte nel luogo di ultimo domicilio del defunto. Per quanto concerne la determinazione temporale, l’accertamento pubblico della morte è effettuato dall’ufficiale di stato civile con l’atto di morte, poi annotato nei registri dello stato civile,  nel quale sono enunciati in particolare il luogo, il giorno,l’ora della morte e le generalità del defunto, in forza del disposto dell’ articolo 73 del d.p.r. 396 del 2000. Alla morte naturale dottrina e giurisprudenza della Cassazione equiparano la morte presunta pur se diverso è il modo di accertamento del decesso. In tale ultimo caso, infatti, la successione si apre nel momento in cui la sentenza abbia presunto essersi verificata la morte dell’assente, coincidente di solito con il giorno a cui risale l’ultima notizia del dichiarato morto e trascorsi dieci anni da questa, mentre la delazione ereditaria ha luogo solo nel momento in cui diviene eseguibile la sentenza dichiarativa della morte presunta.[3]
  2. L’elemento spaziale, individuato nell’ultimo domicilio del defunto, rileva al fine di individuare l’autorità giudiziaria competente per una serie di atti relativi alla materia successoria.
  3. Diverso dal domicilio è il requisito della residenza che concorre, alternativamente alla cittadinanza, ad individuare invece la legge applicabile alla successione di cui si tratta. Ed infatti  ai sensi dell’articolo 46 della legge 218 del 1995 la successione per causa di morte è regolata dalla legge nazionale del soggetto della cui eredità si tratta, al momento della morte. Il secondo comma invece prevede la possibilità di esercitare la cosiddetta professio iuris consentendo al soggetto di sottoporre, con dichiarazione espressa in forma testamentaria, l’intera successione alla legge dello stato in cui risiede. In materia è però da ultimo intervenuto il regolamento U.E. n.650 del 2012, applicabile alle successioni delle persone decedute alla data o dopo il 17 Agosto 2015, il quale ha invertito il criterio di individuazione della legge applicabile che risulta essere ora quella dello Stato in cui il defunto aveva la propria residenza abituale al momento della morte, fatta salva la possibilità per lo stesso di scegliere la legge dello Stato in cui ha la cittadinanza.
  4. Il procedimento successorio, apertosi con l’apertura della successione, presenta quali ulteriori fasi quelle della vocazione, della delazione e dell’acquisto dell’eredità. Mentre la vocazione sottolinea l’aspetto soggettivo, vale a dire la designazione, fatta per legge o per testamento, di coloro che dovranno succedere, la delazione, invece, indica l’aspetto oggettivo e va intesa come il complesso dei diritti, dei doveri e delle altre situazioni giuridiche che, alla morte del defunto, viene offerto al soggetto che succede.[4] Vige a tale ultimo proposito il principio della unicità della delazione sposato dalla dottrina e dalla giurisprudenza prevalenti per le quali, pur se duplice può essere la fonte dell’offerta (testamentaria o legale) , una sola è delazione. La Cassazione con la sentenza 12575 del 2000 ha fatto proprio il principio in questione evidenziando come “il vigente ordinamento giuridico non prevede una distinta accettazione dell’eredità a seconda del titolo della delazione, se per testamento o per legge, ma un solo diritto di accettazione che ha per oggetto il diritto all’eredità e non il titolo della delazione di quest’ultima.” D’altronde ammettere il contrario comporrebbe porre in essere un’accettazione o una rinuncia parziale all’eredità entrambe vietate
  5. L’espressione “chiamato all’eredità” utilizzata dal legislatore ex articolo 460  c.c. non individua il vocato all’eredità ma solo il soggetto a cui questa è offerta, vale a dire il delato, che è immediatamente, anche prima dell’acquisto dell’eredità, titolare di due posizioni giuridiche distinte: egli ha innanzitutto il diritto di accettare l’eredità e, se muore senza averla accettata, tale diritto si trasmette ai suoi eredi,ai sensi dell’articolo 479 c.c.,  e gli compete inoltre un potere di amministrazione che gli consente ogni attività conservativa sul patrimonio ereditario
  6. Ora, sebbene nella maggior parte dei casi vocazione e delazione coincidono nel tempo, verificandosi entrambe alla morte del de cuis, rectius all’apertura della successione, spesso tale convergenza temporale viene a mancare: in tali ipotesi, definite di aspettativa di delazione, all’attualità della vocazione si affianca una delazione differita ad un momento successivo, per cui al vocato non ancora delato non competono i poteri tipici di quest’ultimo.

Ultima vicenda del procedimento successorio è l’acquisto dell’eredità che avviene con l’accettazione da parte del chiamato-delato, con cui egli diventa erede. L’accettazione può essere ,con riferimento all’incidenza della volontà, espressa o tacita ovvero, con riferimento alla responsabilità dei debiti ereditari, semplice o beneficiata.

L’accettazione espressa è disciplinata dall’articolo 475 c.c: è un negozio unilaterale non recettizio, irrevocabile stante il noto principio semel heres semper heres, e  che deve essere posto in essere  per atto pubblico o scrittura privata autenticata. È inoltre un actus legittimus  avuto riguardo al disposto dell’articolo 475 co.2 che stabilisce la nullità della dichiarazione di accettare sotto condizione o a termine così come è parimenti nulla l’accettazione parziale dell’eredità ( articolo 475 co.3).

Relativamente all’accettazione tacita ex articolo 476 c.c., essa si ha “quando il chiamato all’eredità compie un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede”. Il legislatore ha poi previsto espressamente delle ipotesi tipiche di accettazione tacita agli articoli 477 e 478 c.c. Quanto al primo articolo, la disposizione comprende tutti i contratti bilaterali a titolo oneroso o gratuito, facendo menzione non solo della donazione e della vendita ma anche della cessione che il chiamato faccia dei suoi diritti di successione ad un estraneo o ad altri chiamati all’eredità.  Il secondo si riferisce alla rinuncia ai diritti di successione, qualora detto atto sia fatto dietro corrispettivo o favore di alcuni soltanto dei chiamati, ossia a titolo gratuito.

L’eredità devolute a minori, gli interdetti, gli inabiliti e i minori emancipati devono accettarsi con beneficio di inventario, ai sensi degli articoli 471 e 472 c.c. Un obbligo analogo è posto a carico delle persone giuridiche o le associazioni, fondazioni o enti non riconosciuti, ex articolo 473 c.c,  con l’esclusione invece delle società che hanno la facoltà di accettare puramente e semplicemente.

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COEREDI, EREDITA’ PRELAZIONE, AVVOCATO TESTAMENTO BOLOGNA

  1. La capacità di succedere

 

Ai sensi dell’articolo 462 “ sono capaci di succedere coloro che, al tempo di apertura della successione, sono nati o concepiti  e, in caso di successione testamentaria, i figli non ancora concepiti di persona vivente al tempo della morte del testatore”.

Per quanto concerne poi la capacità di succedere dell’assente,  l’articolo 70 c.c statuisce che “ quando si apre una successione alla quale sarebbe chiamata una persona di cui si ignora l’esistenza, la successione è devoluta a coloro i quali spetterebbe in mancanza della detta persona, salvo il diritto di rappresentazione. Coloro ai quali è devoluta la successione devono innanzitutto procedere all’inventario dei beni e devono dare cauzione.”  In relazione a ciò, parte della dottrina ritiene che non sia esatto parlare di incapacità a succedere dell’assente, dal momento che l’articolo 70 c.c. dovrebbe essere posto in relazione con il precedente articolo 69 c.c. secondo cui “nessuno può reclamare un diritto in nome della persona di cui si ignora l’esistenza, se non prova che la persona esisteva quando il diritto è nato.” Norma che è a sua volta applicazione del più generale principio di diritto processuale di cui all’articolo 2697 c.c.  L’incertezza in ordine alla sopravvivenza dell’assente non esclude la delazione in suo favore ma impedisce agli interessati la prova della sopravvivenza stessa di tal chè se l’assente ricompare egli potrà far valere i suoi diritti sull’eredità a lui offerta.[5]

Anche le persone giuridiche, sia pubbliche che private, possono essere successori ma solo per testamento, non essendovi per quest’ultime una successione legittima, fatto salvo lo Stato.

 

3.1 La capacità di succedere dei nascituri

 

La normativa dell’articolo 462 c.c. si pone in perfetta aderenza con l’articolo 1 comma 1 del codice civile il quale espressamente stabilisce che “la capacità giuridica si acquista dal momento della nascita”, evidenziando come la capacità a succedere altro non sia se non una species del più ampio genus di quest’ultima. Un problema particolare è però posto dai nascituri solo concepiti che il terzo comma dell’articolo 462 individua come possibili successibili anche prima dell’evento nascita.

Stante quanto sopra in dottrina sono state avanzate numerose tesi relative alla natura giuridica della successione dei nascituri.  In proposito alcuni autori hanno ravvisato nel dettato dell’articolo 462 una particolare ipotesi di capacità giuridica anticipata[6], altri hanno parlato di capacità provvisoria che diventa definitiva se il concepito viene ad esistenza, altri ancora hanno osservato che il legislatore nel caso di specie abbia operato attraverso lo strumento della finzione: il nascituro succede solo perché, in virtù appunto di una finzione legale, la sua nascita si considera come già avvenuta al tempo di apertura della successione.[7]

La tesi però più seguita e prevalente è quella che individua nella istituzione di nascituri una fattispecie a formazione progressiva richiamando il disposto dell’articolo 1 comma 2 secondo cui i diritti che la legge riconosce a favore del concepito sono subordinati all’evento nascita. Si ha in altri termini una delazione condizionata dovuta all’ inesistenza del chiamato all’eredità che diverrà attuale nel momento in cui questi verrà alla luce. Per i nascituri, dunque, si rientra in quella fase di aspettativa di delazione già analizzata nella quale all’attualità della vocazione si affianca una delazione differita; in cui non è consentita né un’accettazione né una rinuncia all’eredità o al legato prima della nascita e in cui non decorre il termine di prescrizione decennale del diritto di accettare l’eredità.

L’aver ammesso la possibilità che il nascituro sia chiamato alla successione ha indotto il legislatore ha prevedere norme che consentano la tutela e l’amministrazione dei beni ereditari durante il periodo di tempo che precede la nascita.

Fondamentale è a questo proposito distinguere tra soggetti concepiti e non concepiti. Ed infatti, nel secondo caso si verifica una scissione tra amministrazione dei beni ,affidata ai soggetti che sarebbero chiamati all’eredità qualora la nascita non si verificasse ( ossia il sostituto, coeredi in accrescimento ed eredi legittimi)stante il richiamato effettuato dall’articolo 643 all’articolo 642 c.c. , e la tutela dei diritti successori del non concepiti che spetta invece ai suoi futuri genitori.

Qualora invece chiamato all’eredità sia un concepito l’amministrazione e la tutela si cumulano nella persona dei genitori di quest’ultimo, ai quali si applicano, stante il richiamo contenuto nell’articolo 644, le norme che disciplinano i poteri del curatore dell’eredità giacente.

 

  1. COEREDI, EREDITA’ PRELAZIONE, AVVOCATO TESTAMENTO BOLOGNAIl divieto dei patti successori

 

L’espressione patto successorio indica l’accordo tra vivi avente ad oggetto una futura successione. In particolare, l’articolo 458 c.c. sancisce la nullità delle tre tipologie di patti successori previsti: istitutivi, dispositivi e rinunziativi.

I primi sono veri e propri contratti aventi natura giuridica mortis causa stipulati tra futuro dante causa e avente causa con cui il primo dispone della propria successione per il tempo in cui avrà cessato di vivere. La ratio del loro divieto è da rinvenirsi da un lato nell’inammissibilità di una terza forma di delazione, quale sarebbe quella contrattuale, e dall’altro nella tutela dell’assoluta libertà del testatore  che non potrebbe, come invece è ammesso per il negozio testamentario, revocare le proprie volontà.

Al contrario di quelli istitutivi i patti successori dispositivi e rinunziativi sono invece negozi giuridici inter vivos e non mortis causa in quanto non regolano la devoluzione della propria eredità o del proprio legato ma dispongono di un’eredità altrui non ancora aperta: i dispositivi hanno generalmente natura contrattuale ma possono essere anche negozi giuridici unilaterali nei limiti in cui tali negozi siano ammessi; nei rinunziativi rientrano sia la rinunzia unilaterale sia quella contrattuale, ossia il vero e proprio patto con cui taluno rinunzia ai diritti che gli deriveranno da una successione non ancora aperta. Il fondamento di questi ultimi due patti successori, molto meno convincente della ratio di quelli istitutivi, è da ricercare nella duplice esigenza di tutelare i soggetti inesperti e prodighi cosi come nell’impedire il desiderio della morte del de cuius.

Il divieto in questione assume una fondamentale importanza in riferimento al diritto internazionale privato sia in ragione del carattere transfrontaliero che le vicende successorie tendono ad assumere nei tempi recenti sia in relazione al fatto che la legge 218 del 1995 non contiene alcuna esplicita disposizione sui patti successori.

Stante quanto sopra la dottrina maggioritaria, propende per l’applicazione della norma dettata in tema di successioni con tutti i problemi che tale inquadramento comporta posto che i patti successori sarebbero regolati da una legge che risulta determinabile con certezza solo con la morte del soggetto della cui successione si tratta, rimanendo invece privo di disciplina il periodo transitorio tra la conclusione del patto successorio e l’apertura della successione.

Esclusa poi altresì la natura dell’articolo 458 c.c. come norma contraria all’ordine pubblico internazionale, non potendosi quindi ritenere invalido un patto successorio che una legge straniera riconosce come valido, occorre domandarsi se detto articolo possa qualificarsi come norma di applicazione necessaria, vale a dire norma imperativa che deve comunque trovare applicazione, indipendentemente dalla legge di conflitto applicabile. A tale quesito non può che darsi risposta negativa dal momento che una regola che ritenga validi i patti successori possa compromettere interessi di primaria importanza sociale quali devono essere quelli riguardanti una norma di applicazione necessaria.[8]

Anche in materia è intervenuto  il Regolamento U.E. n.650 del 2012 il cui articolo 25 detta una apposita disposizione in materia di patti successori stabilendo che la legge applicabile ai patti successori è quella che, in forza dello stesso regolamento, sarebbe stata applicabile alla successione del soggetto se questi fosse deceduto il giorno della conclusione del patto. La disposizione citata inoltre prevede la possibilità di un patto successorio riguardante la successione di più persone che è ritenuto valido solo se è ammissibile in base a ciascuna delle leggi che, in forza del presente regolamento, avrebbero disciplinato la successione di ciascuna se esse fossero decedute il giorno della conclusione del patto.

Il terzo paragrafo dell’articolo 25 ammette la possibilità per le parti di scegliere come legge regolatrice del loro patto successorio, per quanto riguarda l’ammissibilità, la validità sostanziale e gli effetti vincolanti tra le parti, la legge che la persona o una delle persone della cui successione  si tratta avrebbe potuto scegliere effettuando la professio iuris, ossia quella dello Stato in cui ha la cittadinanza: in tal modo le parti potranno sottoporre ad una differente legge non tutta la vicenda successoria ma solo il patto successorio.

Nel divieto dell’articolo 458 c. rientrano non solo i patti successori reali, ossia quelli con cui taluno dispone immediatamente della propria successione o dei diritti che prevede di acquistare succedendo a causa di morte ad un altro soggetto ovvero rinunzia a tali diritti, ma anche quelli con cui ci si obbliga in tal senso, facendo sorgere in tale ultimo caso il problema relativo alla validità dell’atto esecutivo successivo compiuto dal de cuius o dall’erede.[9]

Mentre è evidente la piena validità dell’atto successivo compiuto senza che il soggetto si senta obbligato dal precedente patto successorio, occorre invece analizzare più approfonditamente il caso in cui il soggetto con tale atto adempia all’obbligo assunto con il negozio vietato.

Quanto agli atti esecutivi di patti istitutivi, la tesi preferibile è quella che lo ritiene nullo per illiceità del motivo, ex articolo 656 c.c; illiceità rinvenibile proprio nel  proposito del testatore di rispettare l’impegno assunto. Per escludere tale invalidità, è sufficiente che il testamento successivo, che normalmente rappresenta l’atto successivo del patto istitutivo, non contenga la menzione dell’impegno del testatore, poiché in tal modo non risulta applicabile la sanzione di cui alla citata norma la quale presuppone non solo che il motivo sia determinante ma anche che esso risulti espressamente dal testamento.

Relativamente agli atti successivi di patti dispositivi, essi sono annullabili per errore di diritto ai sensi dell’articolo 1429 n.4 trattandosi di atti inter vivos e non mortis causa.

Per gli atti successivi di patti rinunziativi invece essi non potranno essere impugnati in quanto, ai sensi dell’articolo 526 c.c., la rinuncia all’eredità può essere impugnata solo se è l’effetto di violenza o dolo non anche per errore.

 

.COEREDI, EREDITA’ PRELAZIONE, AVVOCATO TESTAMENTO BOLOGNA

[1] Gazzoni “ Manuale di diritto privato “ Edizioni scientifiche italiane 2013 pag 437

[2] Cicu “ Successione legittima e dei legittimari “ Milano 1947

[3]  Capozzi “Successioni e donazioni”   Giuffrè editore 2009  pag 26

[4] Ibidem pag 22

[5] Ibidem pag 159

[6] Per tutti Cicu “ Successioni a causa di morte” Giuffrè 1961

[7]  Per tutti Ferri “Le successioni in generale”  art 456-511 Commentario del Codice Civile a cura di Antonio Scialoja e Giuseppe Branca. Zanichelli editore 1964

[8]  Achille “Il divieto dei patti successori”  Jovene Editore Napoli 2012 pag 67

[9] Capozzi “Successioni e donazioni”cit  pag 44

  1. infatti, secondo la ormai consolidata giurisprudenza di legittimità, in tema di successione per rappresentazione il discendente rappresentante che subentri nel luogo e nel grado dell’ascendente rappresentato che non possa o non voglia accettare l’eredità succede direttamente al de cuius, con la conseguenza che la detta eredità è a lui devoluta nella identica misura che sarebbe spettata al rappresentato (Cfr. Cass. n. 12496 del 2007; n. 20018 del 2004).

 

 

  1. In applicazione di tale principio la Suprema Corte di Cassazione è giunta ad affermare che, in caso di successione per rappresentazione, il discendente rappresentante, essendo successore iure proprio nell’eredità, è legittimato all’esercizio del retratto successorio ex art. 732 c.c. (Cfr. Cass., n. 594 del 2015).

 

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  1. Se ne ricava che il successore per rappresentazione ha la qualità di coerede ai sensi dell’art. 732 c.c. e che, quindi, non può essere considerato un soggetto estraneo alla comunione nei cui confronti sia possibile esercitare il diritto di riscatto previsto da tale ultima disposizione (c.d. ius retractionis).

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE – SENTENZA 2 febbraio 2016, n.1987 – Pres. Mazzacane – est. Scalisi

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Motivi della decisione

 

1.- Con il primo motivo di ricorso Z.D. lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 732 c.c. ex art. 360, n. 3, c.p.c.. Secondo il ricorrente la Corte di Appello di Venezia avrebbe erroneamente considerato soggetti non estranei alla comunione B.O. , E. e G. sul presupposto che sarebbero succeduti per rappresentazione alla madre V.P.D. , la quale sola, invece, aveva la qualità di coerede. In tal modo, era stato escluso che essa ricorrente potesse esercitare il diritto di prelazione riconosciuto dall’art. 732 c.c., in favore di ogni coerede nel caso uno dei comproprietari volesse cedere in tutto od in parte la sua quota di eredità a soggetti estranei alla comunione.

1.1- Il motivo è infondato.

L’art. 732 c.c. stabilisce che ‘Il coerede, che vuoi alienare a un estraneo la sua quota o parte di essa, deve notificare la proposta di alienazione, indicandone il prezzo, agli altri coeredi, i quali hanno diritto di prelazione. Questo diritto deve essere esercitato nel termine di due mesi dall’ultima delle notificazioni.

In mancanza della notificazione, i coeredi hanno diritto di riscattare la quota dall’acquirente e da ogni successivo avente causa, finché dura lo stato di comunione ereditaria. Se i coeredi che intendono esercitare il diritto di riscatto sono più, la quota è assegnata a tutti in parti uguali’. Tale disposizione concede, quindi, a tutti i coeredi un diritto di prelazione nel caso uno di loro ceda in tutto od in parte la sua quota di eredità, a condizione che l’acquirente sia non un coerede, ma un soggetto ‘estraneo’ alla comunione.

Sostiene la ricorrente che estranei alla comunione sarebbero, in caso di successione testamentaria (come nella specie), tutti coloro che non sono stati nominati eredi con il testamento che ha dato origine alla comunione stessa. Ne consegue che, a suo avviso, i convenuti, ancorché succeduti per rappresentazione alla madre V.P.D. , la quale era di certo una degli originari coeredi testamentari, sarebbero da considerare estranei alla comunione, non essendo stati indicati nel testamento quali eredi della res.

L’assunto non merita di essere condiviso.COEREDI, EREDITA’ PRELAZIONE, AVVOCATO TESTAMENTO BOLOGNAInfatti, secondo la ormai consolidata giurisprudenza di legittimità, in tema di successione per rappresentazione il discendente rappresentante che subentri nel luogo e nel grado dell’ascendente rappresentato che non possa o non voglia accettare l’eredità succede direttamente al de cuius, con la conseguenza che la detta eredità è a lui devoluta nella identica misura che sarebbe spettata al rappresentato (Cfr. Cass. n. 12496 del 2007; n. 20018 del 2004). In applicazione di tale principio la Suprema Corte di Cassazione è giunta ad affermare che, in caso di successione per rappresentazione, il discendente rappresentante, essendo successore iure proprio nell’eredità, è legittimato all’esercizio del retratto successorio ex art. 732 c.c. (Cfr. Cass., n. 594 del 2015).

Se ne ricava che il successore per rappresentazione ha la qualità di coerede ai sensi dell’art. 732 c.c. e che, quindi, non può essere considerato un soggetto estraneo alla comunione nei cui confronti sia possibile esercitare il diritto di riscatto previsto da tale ultima disposizione (c.d. ius retractionis).

  1. – Con il secondo ed il terzo motivo la ricorrente contesta la qualità di eredi dei resistenti con riferimento alla disposizione testamentaria che li aveva visti beneficiari della liquidità della de cuius, mentre con il quarto si duole della tardi vita della loro affermazione di essere eredi diretti e non solo per rappresentazione della testatrice. Epperò tutti questi profili sono ormai privi di rilievo, dovendosi comunque ritenere B.O. , E. e G. coeredi ex art. 732 c.c., ancorché succeduti per rappresentazione all’originaria coerede V.P.D. .

2.1.- Questi motivi (il secondo, il terzo ed il quarto) devono considerarsi assorbiti, posto che alla luce del rigetto del primo motivo, non sussiste più alcun interesse al loro esame.

In definitiva, il ricorso va rigettato e la ricorrente, in ragione del principio di soccombenza ex art. 91 cpc. condannata al pagamento delle spese del presente giudizio di cassazione che vengono liquidate con il dispositivo.

 

P.Q.M.

 

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di cassazione che liquida in Euro 10.200,00 di cui Euro 200,00 per esborsi oltre spese generali ed accessori come per legge.

 

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L’avvocato Sergio Armaroli assiste i debitori di Banche e finanziarie a transigere i loro debiti verso i creditori,assiste anche società per le loro esposizioni bancarie per trovare soluzioni di rientro. aperture di credito in conto corrente anticipi, sconti commerciali e altri finanziamenti alle imprese effettuati dalle banche factoring crediti personali e altri finanziamenti alle famiglie effettuati dalle banche anticipi, sconti commerciali, crediti personali e altri finanziamenti effettuati dagli intermediari non bancari prestiti contro cessione del quinto dello stipendio leasing credito finalizzato all’acquisto rateale mutui

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L’art. 732 c.c. stabilisce che ‘Il coerede, che vuoi alienare a un estraneo la sua quota o parte di essa, deve notificare la proposta di alienazione, indicandone il prezzo, agli altri coeredi, i quali hanno diritto di prelazione. Questo diritto deve essere esercitato nel termine di due mesi dall’ultima delle notificazioni.

In mancanza della notificazione, i coeredi hanno diritto di riscattare la quota dall’acquirente e da ogni successivo avente causa, finché dura lo stato di comunione ereditaria. Se i coeredi che intendono esercitare il diritto di riscatto sono più, la quota è assegnata a tutti in parti uguali’. Tale disposizione concede, quindi, a tutti i coeredi un diritto di prelazione nel caso uno di loro ceda in tutto od in parte la sua quota di eredità, a condizione che l’acquirente sia non un coerede, ma un soggetto ‘estraneo’ alla comunione.

 

 

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COEREDI, EREDITA’ PRELAZIONE, AVVOCATO TESTAMENTO BOLOGNACORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE – SENTENZA 2 febbraio 2016, n.1987 – Pres. Mazzacane – est. Scalisi

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Motivi della decisione

1.- Con il primo motivo di ricorso Z.D. lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 732 c.c. ex art. 360, n. 3, c.p.c.. Secondo il ricorrente la Corte di Appello di Venezia avrebbe erroneamente considerato soggetti non estranei alla comunione B.O. , E. e G. sul presupposto che sarebbero succeduti per rappresentazione alla madre V.P.D. , la quale sola, invece, aveva la qualità di coerede. In tal modo, era stato escluso che essa ricorrente potesse esercitare il diritto di prelazione riconosciuto dall’art. 732 c.c., in favore di ogni coerede nel caso uno dei comproprietari volesse cedere in tutto od in parte la sua quota di eredità a soggetti estranei alla comunione.

1.1- Il motivo è infondato.

L’art. 732 c.c. stabilisce che ‘Il coerede, che vuoi alienare a un estraneo la sua quota o parte di essa, deve notificare la proposta di alienazione, indicandone il prezzo, agli altri coeredi, i quali hanno diritto di prelazione. Questo diritto deve essere esercitato nel termine di due mesi dall’ultima delle notificazioni.

In mancanza della notificazione, i coeredi hanno diritto di riscattare la quota dall’acquirente e da ogni successivo avente causa, finché dura lo stato di comunione ereditaria. Se i coeredi che intendono esercitare il diritto di riscatto sono più, la quota è assegnata a tutti in parti uguali’. Tale disposizione concede, quindi, a tutti i coeredi un diritto di prelazione nel caso uno di loro ceda in tutto od in parte la sua quota di eredità, a condizione che l’acquirente sia non un coerede, ma un soggetto ‘estraneo’ alla comunione.

Sostiene la ricorrente che estranei alla comunione sarebbero, in caso di successione testamentaria (come nella specie), tutti coloro che non sono stati nominati eredi con il testamento che ha dato origine alla comunione stessa. Ne consegue che, a suo avviso, i convenuti, ancorché succeduti per rappresentazione alla madre V.P.D. , la quale era di certo una degli originari coeredi testamentari, sarebbero da considerare estranei alla comunione, non essendo stati indicati nel testamento quali eredi della res.

L’assunto non merita di essere condiviso.

Infatti, secondo la ormai consolidata giurisprudenza di legittimità, in tema di successione per rappresentazione il discendente rappresentante che subentri nel luogo e nel grado dell’ascendente rappresentato che non possa o non voglia accettare l’eredità succede direttamente al de cuius, con la conseguenza che la detta eredità è a lui devoluta nella identica misura che sarebbe spettata al rappresentato (Cfr. Cass. n. 12496 del 2007; n. 20018 del 2004). In applicazione di tale principio la Suprema Corte di Cassazione è giunta ad affermare che, in caso di successione per rappresentazione, il discendente rappresentante, essendo successore iure proprio nell’eredità, è legittimato all’esercizio del retratto successorio ex art. 732 c.c. (Cfr. Cass., n. 594 del 2015).

Se ne ricava che il successore per rappresentazione ha la qualità di coerede ai sensi dell’art. 732 c.c. e che, quindi, non può essere considerato un soggetto estraneo alla comunione nei cui confronti sia possibile esercitare il diritto di riscatto previsto da tale ultima disposizione (c.d. ius retractionis).

  1. – Con il secondo ed il terzo motivo la ricorrente contesta la qualità di eredi dei resistenti con riferimento alla disposizione testamentaria che li aveva visti beneficiari della liquidità della de cuius, mentre con il quarto si duole della tardi vita della loro affermazione di essere eredi diretti e non solo per rappresentazione della testatrice. Epperò tutti questi profili sono ormai privi di rilievo, dovendosi comunque ritenere B.O. , E. e G. coeredi ex art. 732 c.c., ancorché succeduti per rappresentazione all’originaria coerede V.P.D. .

2.1.- Questi motivi (il secondo, il terzo ed il quarto) devono considerarsi assorbiti, posto che alla luce del rigetto del primo motivo, non sussiste più alcun interesse al loro esame.

In definitiva, il ricorso va rigettato e la ricorrente, in ragione del principio di soccombenza ex art. 91 cpc. condannata al pagamento delle spese del presente giudizio di cassazione che vengono liquidate con il dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di cassazione che liquida in Euro 10.200,00 di cui Euro 200,00 per esborsi oltre spese generali ed accessori come per legge.

COEREDI, EREDITA’ PRELAZIONE, AVVOCATO TESTAMENTO BOLOGNA

  • DOMANDA Quando e dove si apre la successione?

Nel  momento della morte nel luogo dell’ultimodomicilio del defunto

  • DOMANDA

Quanto tempo ho per l’accettazione di eredità?

Il termine è 10 anni dall’apertura della successione

3)DOMANDA Chi è chiamato all’eredità è automaticamente titolare dei beni e diritti della stessa? 

Assolutamente No, in quanto prima deve accettare l’eredità espressamente (si accetta o si assume il titolo di erede in un atto pubblico o in una scrittura privata) oppure tacitamente (ipotesi più frequente e consistente nel compiere un atto che presuppone necessariamente la volontà di accettare: si pensi alla vendita di un bene ereditario).

RISPOSTE EREDITA’ TESTAMENTO SUCCESSIONE

 

4)DOMANDA testamento olografo erede universale cosa vuol dire?RISPOSTA

Vuol dire che il testamento se validi ha designato una persona ered edell’intero patrimonio, attenzione però anche degli eventuali debiti

5)DOMANDA testamento a favore dei nipoti?

RISPOSTA Non si puo’ dimenticare gli eredi necessari ad esempio non possiamo fare testamento dell’intero patrimonio a favore di nipoti se abbiamo figli, se lo facciamo per la quota di legittima spettante ai figli il testamento non è valido

6)DOMANDA si può escludere un figlio dal testamento?

RISPOSTA No al figlio spetta la quota di legittima per legge, il figlio è erede necessario

7)DOMANDA erede legittimo escluso dal testamento ?

RISPOSTA Puo’ gustamente rivendicare la sua quota, e chiedere quindi che le venga riconosciuta

8)DOMANDA iltestamento può escludere i fratelli ?

 

RISPOSTA I fratelli non sono eredi necessari quindi il testamento puo’ escluderli

9)DOMANDA Si puo lasciare in eredità una casa ?

 

RISPOSTA : Si puo’

6)Domanda eredità senza testamento come funziona ?

RISPOSTA l’eredità senza testamento porta all’applicazione delle norme del codice civile per l’eredita’ e la sua divisione tra eredi legittimi

10) DOMANDA anticipo eredità legittima ?

RISPOSTA Non si puo’ non vi è eredità se non muore il de cuius.

Colui che deve fare testamento puo’ fare donazioni in vita ma se ne terrà conto ai fini dell’eredita’

rinunciare all’eredità prima della morte

11) domanda posso chiedere un anticipo sull’eredità?

Risposta la norma generale è l’articolo 588 c.c. “Le disposizioni testamentarie, qualunque sia l’espressione o la denominazione usata dal testatore, sono a titolo universale e attribuiscono la qualifica di erede, se comprendono l’universalità o una quota dei beni del testatore. Le altre disposizioni sono a titolo particolare e attribuiscono la qualifica di legatario”. Il legato è soggetto all’azione di riduzione se il testatore non ha rispettato le quote di riserva ( o di legittima), disponendo oltre la quota di legittima, se sussistano ovviamente i legittimari. Diversamente il legato essendo attribuito in via specifica non viene considerato come quota dell’intera eredità.

 

Si ma si intende una donazione e se ne terrà conto nella futura divisione

 

 

12)DOMANDA Eredità soldi in banca cosa fare ?

 

RISPOSTA In generale, possiamo affermare che hanno diritto ad una quota del conto corrente del defunto gli eredi che hanno accettato l’eredità: la rinuncia con beneficio di inventario non è di ostacolo all’eredità delle somme del conto corrente ma lo è la rinuncia pura all’eredità stessa. Quindi, solo colui che ha accettato l’eredità può ottenere la propria quota di conto.

L’erede ha diritto a conoscere dalla banca presso cui il soggetto defunto aveva aperto il conto, l’effettiva giacenza del conto stesso. A tal fine l’erede deve recarsi presso l’istituto di credito e dimostrare la propria qualità di erede a mezzo di atto notorio e l’avvenuto decesso con il certificato di morte. Con tale documentazione, l’erede potrà avere informazioni dalla banca su tutti i conti correnti, i depositi, i libretti di risparmio, le cassette di sicurezza, i finanziamenti in corso e quelli estinti, le azioni e le obbligazioni intestate dal soggetto defunto.

13)DOMANDA Anticipo eredità in denaro?

RISPOSTA Si mediante una donazione

14)DOMANDA si può escludere un figlio dall’eredità?

 

RISPOSTA No il figlio ha diritto alla quota di leggitim a prevista dalla legge

 

Alla morte di una persona, la legge riserva ad alcuni parenti stretti, per lo più figli e coniuge, una quota del patrimonio del defunto, intendendosi per patrimonio non solo ciò che lascia, ma anche ciò di cui si è spogliato, in vita, per donazione. Nel caso in cui vengano all’eredità, insieme alle due sorelle, anche il coniuge, la quota di legittima sarà di 1/4 per ciascuno, potendo disporre liberamente di 1/4 dell’eredità.

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15) DOMANDA impugnare testamento redatto da notaio si puo’?

 

RISPOSTA certamente si ,teniamo presente che trattasi di testamento pubblico assai piu’ difficile da rimuovere rispetto a un testamento olografo !!

Il testamento pubblico (art. 603 c.c.) è ricevuto da un notaio in presenza di due testimoni, con il testatore che dichiara al notaio la propria volontà; volontà che il notaio mette per iscritto, dopo di che darà lettura del testamento ai presenti. Di ciascuna di tali formalità viene fatta menzione nel testamento. Questo deve indicare il luogo, la data del ricevimento e l’ora della sottoscrizione, e dev’essere firmato dal testatore, dai testimoni e dal notaio. Se il testatore non può sottoscrivere, o può farlo solo con grave difficoltà, deve dichiararne la causa e il notaio deve menzionare questa dichiarazione prima della lettura dell’atto.

16)DOMANDA cosa succede se si impugna un testamento ?

 

17)DOMANDA termine per impugnare testamento per lesione di legittima?

 

RISPOSTA Dieci anni dall’apertura successione

 

 

L’azione per ripristinare le quote dei legittimari lesi può essere esperita entro 10 anni dall’apertura della successione.

Dunque per impugnare un testamento per lesione di legittima, gli eredi “legittimari” hanno 10 anni di tempo.

18) DOMANDA impugnare testamento fratello?

 

RISPOSTA Ricordiamo che i fratelli sono eredi legittimi ma non legittimari: in sostanza beneficiano della massa ereditaria solamente se il de cuius muore senza lasciare testamento e se non ci sono altri eredi (coniuge, figli, genitori).

Quindi salvo casi specifici e particolari, gli eredi legittimi non hanno titolo per impugnare il testamento.

19) DOMANDA impugnazione testamento olografo falso come si fa?

 

RISPOSTA La parte che intenda contestare l’autenticità del testamento olografo prodotto in giudizio per far valere posizioni successorie ad esso ricollegabili ha l’onere di proporre la relativa domanda di accertamento negativo circa la provenienza della scrittura testamentaria, a cui è correlato, quindi, alla stregua dei principi generali in materia, anche quello di provarne i fatti dedotti a suo fondamento.

1)Lo studio si occupa di offrire assistenza al cliente che intenda redigere testamento.Consulenza e difesa in materia successoria e delle donazioni ed in particolare in tema di divisione ereditaria e distribuzione del patrimonio, redazione e custodia di testamenti, rinunce e petizioni di eredità, legati, azione di riduzione e lesioni di legittima, accettazioni con beneficio d’inventario, validità e vizi del testamento, donazioni e prescrizione.

20)DOMANDA  calcolo quote ereditarie come si fa?

 

RISPOSTA In base a quanto previsto dal codice civile se non vi è testamento

 

 

21)DOMANDA calcolo  quote ereditarie coniuge e due figli

 

 

22)DOMANDA   l’eredita’ in assenza di testamento va divisa in tre parti uguali

successione senza testamento?

  • RISPOSTA Ecco come vien attribuito agli eredi legittimi il patrimonio del defunto, in assenza di testamento, in base alle norme del Codice Civile.

Coniuge

Tutto

Coniuge più un figlio

Metà al coniuge; metà al figlio

Coniuge e due o più figli

Un terzo al coniuge; due terzi da dividersi in parti uguali tra i figli

Coniuge più fratelli e/o sorelle

Due terzi al coniuge, un terzo da dividersi in parti uguali tra le sorelle e i fratelli germani (entrambi i genitori in comune). In caso di fratelli sia germani, sia unilaterali (un solo genitore in comune), a quelli unilaterali spetta la metà della quota che spetta a ciascuno dei germani

Coniuge più un nipote (figlio di un fratello o di una sorella defunti)

Due terzi al coniuge; un terzo al nipote

Coniuge più entrambi i genitori

Due terzi al coniuge; un sesto al padre, un sesto alla madre

Coniuge più un solo genitore

Due terzi al coniuge; un terzo al genitore

23)DOMANDA  successione testamentaria quote come si calcolano

  • RISPOSTA Il testamento deve tener conto e socciager ealle regole degli eredi necessari .

  • quote di eredità di cui il testatore può disporre liberamente. Esse sono le seguenti:

  • Se il testatore era sposato e il coniuge è ancora in vita

  • Se colui che ha fatto testamento era sposato e il coniuge è ancora in vita al momento della sua morte, la quota di eredità disponibile è la seguente:

  • se è rimasto un solo figlio: la quota di eredità disponibile è di un terzo (1/3). Questo perché 1/3 dell’eredità deve andare al coniuge superstite, mentre l’altro terzo al figlio;

  • se è rimasto più di un figlio: la quota di eredità disponibile è di un quarto (1/4). Questo perché un quarto (1/4) dell’eredità deve andare al coniuge superstite e un mezzo (1/2) va a finire a tutti i figli che dovranno dividerla in parti uguali tra loro;

  • se non ci sono figli e sono rimasti solo entrambi i genitori o uno solo: la quota di eredità disponibile è di un quarto (1/4).

  • Se il testatore non era sposato o il coniuge è già morto

  • Se colui che ha fatto testamento non era sposato oppure il suo coniuge è già morto in precedenza, la quota di eredità disponibile è la seguente:

  • se non ci sono né figli, né genitori o nonni: il testatore è libero di disporre di tutta la propria eredità per come meglio crede, senza cioè dover rispettare alcun legittimario (poiché, difatti, non ce ne sono). Questo significa, ad esempio, che se l’eredità è costituita da un patrimonio di 10mila euro, di questi il testatore è libero di fare ciò che vuole, lasciandoli anche a un’associazione no profit;

  • 24)DOMANDA testamentoa favore di un solo figlio si puo’?

  • RISPOSTA se si hanno piu’ figli ognuno di loro gha diritto alla legittima

  • 25 DOMANDA PER QUALI MOTIVI SI IMPUGNA UN TESTAMENTO?

  • La sentenza che rigetta l’impugnazione del testamento, una volta passata in giudicato, fa stato solo nei confronti delle parti di quel giudizio, ma non è opponibile, in virtù dell’efficacia riflessa del giudicato, ad altro legittimato all’annullamento che abbia successivamente promosso nuovo giudizio per lo stesso motivo (App. Napoli 29/7/1980).

    Frequente motivo d’impugnazione è captazione, ossia il dolo che si assume essere stato posto in essere per condizionare la volontà del testatore. Per affermare l’esistenza della captazione, che dev’essere configurata come il dolus malus causam dans trasferito dal campo contrattuale a quello testamentario, non basta però una qualsiasi influenza esercitata sul testatore per mezzo di sollecitazioni, consigli, blandizie e promesse, ma è necessario il concorso di mezzi fraudolenti, che siano da ritenersi idonei ad ingannare il testatore e ad indurlo a disporre in modo difforme da come avrebbe deciso se il suo libero orientamento non fosse stato artificialmente e subdolamente deviato. L’idoneità dei mezzi de quibus deve però essere valutata, in relazione al testamento, con maggiore larghezza rispetto alla materia contrattuale, e, in ogni caso, con precipuo riferimento all’età, allo stato di salute e alle condizioni psichiche del de cuius, in considerazione della particolare natura del negozio testamentario, nonché del fatto che, nell’atto di compierlo, il disponente potrebbe risultare più facile vittima di altrui suggestioni a causa di anormali condizioni di salute o di spirito. (Cass. 14/6/2001, n. 8047).

    Altro motivo d’impugnazione del testamento può essere la sua falsità, per il cui accertamento ci si può giovare del procedimento di verificazione della scrittura privata (art. 216 e segg. c.p.c.). L’espletamento della consulenza grafica in questo tipo di procedimento non osta a che il giudice di merito possa far ricorso ad altre fonti di prova e, in particolare, a presunzioni semplici, desunte, secondo il criterio dell’id quod plerumque accidit, da fatti acquisiti mediante prova testimoniale (Cass. 6/4/1981, n. 1940).

 

 

  • 26 DOMANDA È possibile modificare il proprio testamento nel tempo?

 

 

ASSOLUTAMENTE SI TEORICAMENTE SI PUO’ anche fare un testamento al giorno quello che vale è l’ultimo in ordine di data

 

 

  • 27 DOMANDA  Per fare testamento è necessario recarsi da un notaio?

Assolutamete no se il testamento è olografo posso metterlo in banca  o in un cassetto o darlo a persona di mia fiducia il rischio è che un domani non venga fuori e vada disperso

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By | 2017-09-03T10:30:34+00:00 febbraio 5th, 2016|News, Successioni eredità|0 Comments

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