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VaCanZa ROVINATA?5 CONSIGLI PER TUTELARSI DALLA VACANZA ROVINATA

5 CONSIGLI PER TUTELARSI DALLA VACANZA ROVINATA.

STUDIO LEGALE AVVOCATO SERGIO ARMAROLI

 

Ecco cinque consigli per tutelarsi dalla vacanza rovinata.

1)accertarsi della serietà dell’agenzia di viaggi, cioè magari sentire altre persone che hanno prenotato presso quella agenzia

2)chiedere documentazione fotografica e recensioni della località scelta.

3)pretendere che i servizi offerti ad esempio:mezza pensione,pensione completa ecc ecc, trasferimenti, struttura scelta, voli compagnia aerea sia indicata nel contratto di viaggio

4)pretendere sempre una copia del contratto di viaggio,e un depliant sulla località scelta

5)in caso di camere diverse sistemazione diversa, fotografare le camere, acquisire comunque documentazione che provi la differente sistemazione e se sia affrontano spese come ad esempio la pensione completa che doveva essere inclusa e non lo è chiedere tutte la ricevute di pagamento .

 

Molte persone ogni anno sono vittime della cd “vacanza rovinata” perché si trovano servizi assai differenti da quelli offerti, o nei casi estremi non li trovano proprio i servizi.

 

L’attuale giurisprudenza è molto attenta a verificare il reale danno subito dall’utente turista .

 

Se noi pensiamo le vacanze hanno una importanza enorme,dopo un anno di lavoro e con sacrificio economico decidiamo una vacanza, ora se questa è rovinata perché ci offrono servizi inferiori a quelli promessi  epagati abbiamo una ripercussione di malumore su tutto l’anno.danno da vacanza rovinata

Io ad esempio non capisco perché oggi Agosto 2013 alcuni tour operator continuino a vendere viaggi in Egitto vista l’assoluta instabilità politica e il rischio indiscusso per il turista.

Corte di Cassazione, sentenza n. 1033 del 17 Gennaio 2013

In tema di tutela del consumatore – turista, al di là della pura applicazione della normativa contenuta nel recente codice del turismo(decreto legislativo 23 Maggio 2011, n. 79), la Corte di Cassazione Civile ha generato un importante precedente in merito alle modalità di riproduzione fotografica delle mete di vacanza prospettate al cliente tramite cataloghi, locandine, supporti cartacei e digitali in genere.

 

Nel caso di specie l’acquirente di un pacchetto vacanze “all inclusive” sottoscritto presso un’agenzia di viaggi, verificata la non conformità d’aspetto del luogo di villeggiatura rispetto alle immagini allo stesso sottoposte al fine di concludere l’affare, ha citato agenzia e tour operator al fine di ottenere il pieno ristoro del danno subito.

Il caso trattava di un acquirente di un pacchetto vacanze all inclusive che ha trovato  la non conformità d’aspetto del luogo di villeggiatura rispetto alle immagini allo stesso sottoposte al fine di concludere.

danno da vacanza rovinata 

Testo sentenza :

Cassazione Civile, sez. III, 17 gennaio 2013, n. 1033

 

In fatto e in diritto

1. – D..C. e S..P. stipulavano un contratto di viaggio, presso l’agenzia di viaggi G. C., relativamente

ad un pacchetto turistico “all inclusive – formula sorpresa”, in struttura alberghiera 3 o 4 stelle con

partenza per Santo Domingo e durata dal giorno 8 agosto al 20 agosto 2003, al prezzo complessivo

di Euro 2.740. Lamentandosi delle condizioni del soggiorno, convenivano in giudizio l’agenzia di

viaggi venditrice, C. Viaggi S.a.s. ed il tour operator K. S.r.l., per sentirli condannare, previo

accertamento dell’inadempimento del contratto di viaggio con essi stipulato, al pagamento della

somma di Euro 2.500,00 o di quella da accertarsi in corso id causa anche in via equitativa a titolo di

risarcimento dei danni patrimoniali e morali da essi patiti. Il Giudice di pace, accertato

l’inadempimento dei convenuti e la sussistenza del danno morale patito dagli attori, condannava i

primi in solido al pagamento in favore dei secondi della somma di Euro 1.000,00 e condannava la

K. a manlevare la C. dalle richieste degli attori.

1.1. – Con la sentenza oggetto della presente impugnazione, depositata il, il Tribunale di omissis,

riformando parzialmente quella di primo grado, aumentava ad Euro 1.376,00 l’importo del

risarcimento dovuto in solido agli istanti e respingeva l’istanza di manleva proposta dalla K. nei

confronti della C., osservando, per quanto qui rileva:

1.1.a. – preliminarmente andava rigettato il motivo d’appello relativo alla nullità della citazione,

poiché lo scopo della notificazione degli atti è quello di attuare il principio del contraddittorio, tale

finalità era stata però raggiunta, nella specie, con la costituzione in giudizio del destinatario

dell’atto, rimanendo conseguentemente sanato con effetto ex lune qualsiasi eventuale vizio della

notificazione stessa.

1.1.b. – andava rigettato anche il motivo d’appello relativo all’inadempimento contrattuale, poiché le

produzioni documentali effettuate nel corso del processi) in primo grado, radicavano il

convincimento circa il fatto che le condizioni di soggiorno concretamente verificatesi in omissis ,

integrassero l’inesatto adempimento di cui all’art. 14 del d.lgs. 17.3.1995 n. 111. Le produzioni

documentali, consistevano in riproduzioni fotografiche, anche se disconosciute ai sensi dell’art.

2712 c.c.. L’efficacia probatoria delle riproduzioni meccaniche di cui all’indicata norma é

subordinata (poiché formate fuori del processo), all’esclusiva volontà della parte contro la quale

sono prodotte; e, quindi, alla non contestazione dei fatti che tali riproduzioni tendono a provare;

tuttavia tale disconoscimento, pur non essendo soggetto ai limiti di cui all’art. 214 c.p.c., deve essere

chiaro, circostanziato ed esplicito (dovendo concretizzarsi nell’allegazione di elementi attestanti la

non corrispondenza tra realtà fattuale e realtà riprodotta). Il disconoscimento effettuato dalla K. non

indicava gli elementi attestanti la non corrispondenza tra realtà fattuale e realtà riprodotta, poiché

genericamente si limitava a riferire che tali riproduzioni avrebbero potuto riguardare un qualunque

albergo in un qualsiasi luogo, senza piuttosto specificare perché non potessero riguardare l’albergo

(omissis); sicché il Tribunale riteneva che non si trattasse di “disconoscimento” ma di “mancato

riconoscimento” (proprio perché avrebbe potuto essere qualsiasi albergo), ciò però non escludeva

che il giudice potesse liberamente apprezzare le riproduzioni legittimamente acquisite. Avendo le

riproduzioni e le rappresentazioni meccaniche efficacia di prova legale della conformità delle

medesime rispetto a fatti o alle cose riprodotti o rappresentati, se una parte disconosce la

riproduzione, questa non acquista il valore probatorio privilegiato, ma degrada a prova liberamente

apprezzabile dal giudice ex art. 116 c.p.c..

Proprio in considerazione del libero apprezzamento, il Tribunale osservava che le riproduzioni

fotografiche rappresentavano lo stato dei luoghi, connotato da carenza di igiene e trascuratezza,

anche in considerazione di altri elementi emersi nel corso del processo quale il fatto incontestato

che gli attori si rendevano disponibili a cambiare albergo, anche pagando un prezzo più alto; nonché

il fatto che fosse stata allegata dagli stessi una lettera redatta in omissis, che reca la data del 20.8.03,

nella quale i sottoscrittori, tra i quali anche i coniugi C. – P. , specificavano di essere in grado di

tornire numerosa documentazione fotografica. La missiva rappresentava i motivi di doglianza nei

confronti della K. da parte di numerosi sottoscrittori. Quindi, le fotografie di cui ai documenti

prodotti dagli attori in primo grado ai n. 3 e 4, rappresentavano le condizioni igieniche e di

sicurezza delle camera posta nella loro disponibilità. L’inesatto adempimento risultava anche

considerando il raffronto tra la presentazione del “omissis”, come raffigurato a pagina 42 della

rivista allegata da parte attrice, con le fotografie prodotte. Infatti dalle immagini riportate sulla

rivista, non appare la trascuratezza evidenziata nelle fotografie citate;

1.1.c. – doveva ritenersi sussistente inesatto adempimento da parte di K. e C. Viaggi, che erano

pertanto tenute al risarcimento del danno, poiché non ricorreva l’ipotesi di esonero di responsabilità

di cui all’art. 17 del d.lgs. 17.3.95 n. 111, scaturendo dallo stesso un’obbligazione di risultato, dalla

quale l’operatore turistico può considerarsi liberato solo in caso di fatto del terzo a carattere

imprevedibile o inevitabile, ovvero nel caso fortuito o nella forza maggiore.

1.1.d. – doveva essere risarcito il danno da vacanza rovinata, da qualificarsi quale danno non

patrimoniale. I turisti sopportavano disagi a causa degli inadempimenti contrattuali, la cui

risarcibilità trovava fondamento nel d. lgs. n. 111/1995 art. 16, che richiama l’articolo 13 della

Convenzione internazionale relativa al contratto di viaggio firmata a Bruxelles il 23 aprile 1970 (di

seguito, C.C.V.), resa esecutiva in Italia con la legge 27 dicembre 1977 n. 1084, che utilizza la

locuzione “qualunque pregiudizio” causato al viaggiatore a motivo dell’inadempimento. Si verteva

in ipotesi di pregiudizio la cui liquidazione è comunque prevista dalla legge, secondo il disposto

dell’art. 2059 c.c..

2. – La K. propone ricorso per cassazione, sulla base di sette motivi; resistono con controricorso il

C. e la P. e chiedono respingersi i motivi di ricorso; l’altra intimata non ha svolto attività difensiva.

2.1. – Col primo motivo, la ricorrente deduce violazione del combinato, disposto degli artt. 163 e

164 c.p.c. e falsa applicazione dell’art. 156, comma terzo, c.p.c., in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c.

per avere il Tribunale erroneamente rigettato l’eccezione preliminare di nullità dell’atto introduttivo

del giudizio di primo grado e chiede alla Corte se sia “legittimo considerare sanato per effetto della

costituzione del convenuto il vizio di nullità della citazione per inesistenza, nella copia notificata,

della pagina contenente la vocatio in iudicium e le considerazioni finali in diritto”.

2.2. – Nel secondo motivo, la (C. lamenta violazione del combinato disposto degli artt. 2712 e 2697

c.c., in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c., circa la ritenuta ininfluenza del disconoscimento da lei

operato in prime cure e chiede alla Corte se sia “legittimo considerare l’efficacia probatoria delle

riproduzioni meccaniche prescindendo dalla volontà della parte contro la quale esse sono prodotte

anche nel caso in cui la stessa le abbia ritualmente disconosciute ai sensi e per gli effetti dell’art.

2712 c.c. e per di più richiedere alla parte contro la quale esse sono prodotte sia l’onere di

contestazione specifica di ogni situazione di fatto dedotta ex adverso sia l’onere di dimostrare il

contrario di quanto le riproduzioni starebbero a rappresentare”.

2.3. – Nel terzo motivo, la (C. lamenta violazione del combinato disposto degli artt. 2729 c.c. e 116

c.p.c. e contraddittorietà della motivazione in relazione all’art. 360 n. 3 e 5 c.p.c., circa la

valutazione delle prove del ritenuto suo inadempimento contrattuale. Indica, quale fatto

controverso, in ordine al quale la decisione si assume contraddittoria, la circostanza che il

Tribunale, pur avendo in precedenza affermato l’inefficacia del disconoscimento da lei operato, nel

prosieguo della motivazione (incipit pag. 13 della sentenza) ha ritenuto perfezionato il

disconoscimento medesimo accettando come conseguenza di tale fatto che le riproduzioni

fotografiche disconosciute siano degradate a “prova liberamente apprezzabile dal giudice ex art. 116

c.p.c”. Chiede alla Corte se sia “possibile, in costanza del disconoscimento delle medesime,

considerare delle riproduzioni fotografiche come prova liberamente apprezzabile dal giudice ex art.

116 c.p.c. e sia possibile considerare dei fatti privi tra loro di collegamento e sprovvisti dei requisiti

di certezza e gravità come presunzioni semplici ammesse dal giudice per la decisione della causa.

2.4. – Col quarto motivo, la società deduce violazione dell’art. 17 d. lgs. 111/1995 e successive

modificazioni e dell’art. 15 C.C.V., resa esecutiva con legge 27 dicembre 1977 n. 1084. in relazione

all’art. 360 n. 3 c.p.c., ritenendo erroneamente ritenuta l’inapplicabilità di dette norme e chiede alla

Corte se sia “legittimo ritenere esclusa l’ipotesi di esonero di responsabilità dell’organizzatore di

viaggi anche quando quest’ultimo si sia comportato da organizzatore di viaggi diligente nella scelta

della persona o struttura che esegue il servizio e la scelta medesima sia stata il risultato di un

comportamento informato, oculato e prudente, tale da far ragionevolmente prevedere che il servizio

sarebbe stato reso in condizioni corrispondenti alle aspettative del viaggiatore”.

2.5. – Nel quinto motivo, la ricorrente lamenta violazione degli artt. 2697 e 2059 c.c. nonché dell’art.

115 c.p.c. (art. 360 n. 3 c.p.c.), per avere il Tribunale erroneamente ritenuto sussistente il danno non

patrimoniale e chiede alla Corte se sia “legittimo considerare il c.d. “danno da vacanza rovinata”

come una fattispecie di danno in re ipsa e dunque ritenere i promotori di un giudizio avente ad

oggetto tale richiesta risarcitoria esonerati dall’onere della prova della sussistenza di tale voce di

danno non patrimoniale”.

2.6. – Nel sesto motivo, la ricorrente deduce violazione degli artt. 1223 e 2059 nonché vizio di

motivazione (art. 360 n. 3 e 5 c.p.c.) per omessa motivazione in ordine al riconoscimento del danno

morale. 11 fatto controverso in ordine al quale la motivazione si assume omessa sarebbe

rappresentato dalla circostanza che il Tribunale non avrebbe illustrato e giustificato le ragioni che lo

hanno indotto a confermare la liquidazione del danno patrimoniale operata dal giudice di prime

cure. Quanto alle violazioni di legge, chiede alla Corte se sia “legittimo omettere, nella liquidazione

del danno morale, l’indicazione delle circostanze di fatto considerate dal giudice nel compimento

della valutazione equitativa del danno medesimo nonché l’illustrazione del percorso logico che lo ha

condotto a quel determinato risultato e prescindere comunque dalla applicazione delle “tabelle”

utilizzate per la liquidazione del danno biologico”.

2.7. – Nel settimo motivo, la ricorrente deduce violazione degli artt. 2697 e 1223 c.c. nonché degli

artt. 115 e 112 c.p.c. e omessa motivazione (art. 360 n. 3 e 5 c.p.c.). Il fatto controverso, in ordine al

quale la motivazione si assume omessa, sarebbe rappresentato dalla circostanza che il Tribunale non

avrebbe illustrato e giustificato le ragioni che lo hanno indotto a liquidare il danno patrimoniale.

qualificato come “danno emergente”, nella misura del 50% del prezzo corrisposto dai viaggiatori

per l’acquisto del pacchetto turistico. Quanto alle violazioni di legge, chiede alla Corte se sia

“legittimo liquidare il danno patrimoniale asseritamente subito dai viaggiatori nella misura del 50%

del prezzo del pacchetto turistico oggetto del contratto in assenza di qualsiasi allegazione da parte

dei pretesi danneggiati, peraltro considerando il medesimo quale danno emergente, con omissione

di qualsiasi spiegazione circa l’indicazione delle circostanze di fatto considerate dal giudice nel

compimento della valutazione equitativa del danno medesimo nonché l’illustrazione del percorso

logico che lo ha condotto a quel determinato risultato”.

3.1. – Il primo motivo è manifestamente privo di pregio, non sussistendo il dedotto vizio. Il

tribunale ha ritenuto sanata ogni eventuale irregolarità con la costituzione della parte. In ogni caso,

il motivo non è specifico, ai sensi dell’art. 366 n.4 c.p.c., perché non riferisce quale fosse il

contenuto delle pagine asseritamente mancanti.

3.2.- Inoltre, il secondo ed il terzo motivo, non colgono nel segno, perché la mancanza di elementi

di fatto in ordine all’iter processuale non consente d’individuare per quale motivo la regola di diritto

nella specie applicata – relativa al libero apprezzamento delle riproduzioni oggetto di “mancato

riconoscimento”, ovvero di disconoscimento generico – sarebbe illegittima; mentre essa si rivela in

armonia con il consolidato indirizzo di questa S.C., secondo cui, in tema di efficacia probatoria

delle riproduzioni meccaniche di cui all’art. 2712 cod. civ., il “disconoscimento” che fa perdere alle

riproduzioni stesse la loro qualità di prova – e che va distinto dal “mancato riconoscimento”, diretto

o indiretto, il quale, invece, non esclude che il giudice possa liberamente apprezzare le riproduzioni

legittimamente acquisite -, pur non essendo soggetto ai limiti e alle modalità di cui all’art. 214 cod.

proc. civ., deve tuttavia essere chiaro, circostanziato ed esplicito, dovendo concretizzarsi

nell’allegazione di elementi attestanti la non corrispondenza tra realtà fattuale e realtà riprodotta

(Cass. n. 2117/2011; 8998/2001).

Lo stesso dicasi in ordine al quarto ed al quinto motivo, posto che le censure con essi proposte non

tengono conto dell’effettiva ratio decidendi: la sussistenza del danno da vacanza rovinata, nella

specie, non è stato ritenuto sussistente in re ipsa, ma quale conseguenza dell’inadempimento al

contratto di viaggio “tutto compreso”, con corretta applicazione, quindi, del regime della

ripartizione dell’onere probatorio vigente in tema di responsabilità contrattuale, operante anche in

base alla disciplina speciale (d.lgs. n. 111/1995). non avendo l’operatore turistico provato né il fatto

del terzo, né il fortuito. Anche sul punto, la decisione impugnata si rivela in armonia con il

consolidato orientamento secondo cui, dal contratto di organizzazione di viaggio regolato dal D.

Lgs. n. 111 del 1995 scaturisce in capo all’operatore turistico una obbligazione non di mezzi ma di

risultato, per cui, in caso di inadempimento od inesatto adempimento delle obbligazioni assunte con

la vendita del pacchetto turistico, è a carico dello stesso operatore l’allegazione e la dimostrazione

che il mancato o inesatto adempimento sono stati determinati da impossibilità della prestazione

derivante da causa a lui non imputabile, che può consistere soltanto, secondo quanto prevede l’art.

17 del predetto D. Lgs., nel fatto del terzo a carattere imprevedibile o inevitabile, ovvero nel caso

fortuito o nella forza maggiore (Cass. n. 21343/2004; 5189/2010).

3.3. – Tutti i restanti motivi del ricorso si rivelano inammissibili per mancanza del “momento di

sintesi” in relazione a quelli (III VI e VII) che prospettano anche vizi motivazionali, nonché per

inidoneità dei quesiti di diritto formulati in relazione a tutte le censure.

3.4. – Infatti, l’art. 366-bis cod. proc. civ., nel testo applicabile ratione temporis (la sentenza

impugnata è stata depositata il 31.05.2006), prevede le modalità di formulazione dei motivi del

ricorso in cassazione, disponendo la declaratoria d’inammissibilità del ricorso se. in presenza dei

motivi previsti dai numeri 1, 2, 3 e 4 dell’art. 360, primo comma, cod. proc. civ., ciascuna censura,

all’esito della sua illustrazione, non si traduca in un quesito di diritto, la cui enunciazione (e

formalità espressiva) va funzionalizzata, come attestato dall’art. 384 cod. proc. civ., all’enunciazione

del principio di diritto ovvero a dieta giurisprudenziali su questioni di diritto di particolare

importanza; mentre, ove venga in rilievo il motivo di cui al n. 5 dell’art. 360 cod. proc. civ. (il cui

oggetto riguarda il solo iter argomentativo della decisione impugnata), è richiesta un: illustrazione

che, pur libera da rigidità formali, si deve concretizzare in una esposizione chiara e sintetica del

fatto controverso – in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria – ovvero

delle ragioni per le quali la dedotta insufficienza rende inidonea la motivazione a giustificare la

decisione (Cass. n. 4556/09).

3.5. – Orbene, nel caso in esame, rispetto al terzo, sesto e settimo motivo che deducono in parte vizi

motivazionali. non è stato formulato un idoneo “momento di sintesi”, che, come da questa Corte

precisato, richiede un quid pluris rispetto alla mera illustrazione del motivo, imponendo un

contenuto specifico autonomamente ed immediatamente individuabile (v. Cass. 18/7/2007, n.

16002). Manca, invero, in relazione a dette censure, l’indicazione delle ragioni per le quali le

dedotte insufficienze della motivazione la rendano inidonea a sorreggere la decisione, di modo che

manca l’adeguata sintesi, che circoscriva puntualmente i limiti della doglianza, in modo da non

ingenerare incertezze nella formulazione del ricorso e nella valutazione della sua ammissibilità

(Cass. S.U. n. 20603/2007 e 16528/2008; Cass. n. 27680/2009. ord.). L’individuazione dei

denunziati vizi di motivazione risulta, perciò, impropriamente rimessa all’attività esegetica del

motivo da parte di questa Corte (Cass. n, 9470/08), che, invece, deve essere posta in condizione di

comprendere dalla sola lettura del quesito o del momento di sintesi quale sia Terrore commesso dal

giudice di merito (Cass. n. 24255/2011). Peraltro, anziché indicare dei fatti controversi, parte

ricorrente si limita ad indicare come controversi i giudizi espressi dal Tribunale sulle circostanze

dibattute, così dimostrando che una sufficiente motivazione vi è, ma diverge, semplicemente da

quella auspicata dalla parte stessa.

3.6. – Inoltre, rispetto a tutti i sette motivi, che deducono violazioni dell’art. 360 n. 3, si deve

ribadire che il quesito di diritto, formulato a conclusione di ciascuno di essi, si rivela inidoneo, in

quanto non può consistere in una domanda che si risolva in una mera richiesta di accoglimento del

motivo o nell’interpello della Corte in ordine alla fondatezza della censura così come illustrata, ma

deve costituire la chiave di lettura delle ragioni illustrate nel motivo e porre la Corte di cassazione

in condizione di rispondere al quesito con l’enunciazione di una regula iuris (principio di diritto)

che sia suscettibile di ricevere applicazione in casi ulteriori rispetto a quello sottoposto all’esame del

giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata. A titolo indicativo, si può delineare uno schema

secondo il quale sinteticamente si domanda alla corte se, in una fattispecie quale quella

contestualmente e sommariamente descritta nel quesito (fatto), si applichi la regola di diritto

auspicata dal ricorrente in luogo di quella diversa adottata nella sentenza impugnata (Cass. S.U.,

ord. n 2658/08). E ciò quand’anche le ragioni dell’errore e della soluzione che si assume corretta

siano invece – come prescritto dall’art. 366 c.p.c., n. 4 -adeguatamente indicate nell’illustrazione del

motivo, non potendo la norma di cui all’art. 366 bis c.p.c. interpretarsi nel senso che il quesito di

diritto possa desumersi implicitamente dalla formulazione del motivo, poiché una siffatta

interpretazione si risolverebbe nell’abrogazione tacita della norma in questione (Cass. 20 giugno

2008 n. 16941). Una formulazione del quesito di diritto idonea alla sua funzione richiede, pertanto,

che, con riferimento ad ogni punto della sentenza investito da motivo di ricorso la parte, dopo avere

del medesimo riassunto gli aspetti di fatto rilevanti ed averne indicato il modo in cui il giudice lo ha

deciso, esprima la diversa regola di diritto sulla cui base il punto controverso andrebbe viceversa

risolto, formulato in modo tale da circoscrivere la pronunzia nei limiti del relativo accoglimento o

rigetto (v. Cass., 17/7/2008 n. 19769; 26/3/2007, n. 7258). Occorre, insomma che la Corte,

leggendo il solo quesito, possa comprendere l’errore di diritto che si assume compiuto dal giudice

nel caso concreto e quale, secondo il ricorrente, sarebbe stata la regola da applicare.

3.7. – Non si rivelano, pertanto, idonei i quesiti formulati in relazione ai sette motivi del ricorso,

dato che non contengono adeguati riferimenti in fatto (circa l’oggetto della questione controversa,

né circa la sintesi degli sviluppi della controversia sullo stesso, né la precisa indicazione delle

effettive ragioni della decisione oggetto delle critiche dei ricorrenti), né espongono chiaramente le

regole di diritto che si assumono erroneamente applicate e, quanto a quelle di cui s’invoca

l’applicazione, i quesiti stessi si limitano ad enunciazioni di carattere generale ed astratto che, in

quanto prive di chiare e specifiche indicazioni sul tipo della controversia e sulla sua riconducibilità

alla fattispecie in esame, non consentono di dare risposte utili a definire la causa (Cass. S.U.

11.3.2008 n. 6420). Inoltre, il quesito di diritto non può risolversi in una tautologia o in un

interrogativo circolare, che già presuppone la risposta, ovvero in cui la risposta non consente di

risolvere il caso sub iudice (Cass. S.U. 2/12/2008 n. 28536; Cass. 25/3/2009 n. 7197).

4. – Le spese del presente giudizio seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo nel

rapporto con i resistenti; nulla per le spese nei confronti dell’altra intimata, che non ha svolto attività

difensiva.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio in favore

dei resistenti, che liquida complessivamente in Euro 2.800,00, di cui Euro 2.600.00 per onorario,

oltre accessori di legge.

 

 

 

 

 

 

 

Tribunale di Milano

Sezione XI Civile

Sentenza 23 novembre – 16 dicembre 2010, n. 14418

(Giudice Cicuto)

 

Svolgimento del processo

 

Con atto di citazione ritualmente notificato, il sig. Avv. XXXX e la sig.ra XXXX

convenivano la B. Tours S.p.A., in persona del suo legale rappresentante, per ottenere dalla convenuta la restituzione della somma di Euro 1.614,15. Tale somma era stata corrisposta dagli attori alla convenuta in data 30/12/2005 in virtù della stipula di un contratto di viaggio che aveva ad oggetto l’acquisto di un pacchetto turistico. Il “pacchetto” comprendeva un viaggio aereo andata e ritorno da Milano Malpensa a Parigi con vettore Air France e un soggiorno in hotel a Parigi per 4 notti. Gli attori chiedevano altresì la condanna della convenuta al pagamento, a titolo risarcitorio, di Euro 25.000,00 a ciascuno degli attori o della diversa somma ritenuta di giustizia.

Si costituiva in giudizio la società convenuta, la quale chiedeva il rigetto delle domande attoree.

Venivano concessi termini per memorie ex art. 183 comma sesto c.p.c. ed istruita la causa con l’escussione dei testi dell’attrice e della convenuta.

Il Giudice, ritenuta la causa matura per la decisione rinviava all’udienza del 30.9.2010 per la precisazione delle conclusioni.

Alla suddetta udienza il Giudice concedeva alle parti termini per il deposito di comparse conclusionali e memorie di replica, indi tratteneva la causa per la decisione.

 

Motivi della decisione

 

La domanda è fondata e merita accoglimento.

Preliminarmente occorre chiarire che è pacifica la circostanza dell’avvenuto acquisto del pacchetto di viaggio, organizzato XXX spa, da parte degli attori in data 30/12/2008, verso il corrispettivo di Euro 1.614,15. Tale pacchetto comprendeva un volo andata e ritorno da Milano Malpensa a Parigi, con vettore Air France e nr. 4 notti in un albergo di Parigi, come indicato in dettaglio nel contratto di viaggio

(doc. 1 prodotto dagli attori).

Non è stato contestato dalla convenuta, inoltre, che gli attori si siano presentati e abbiano sbrigato le formalità del check-in tempestivamente (documento 11 prodotto dagli attori) e che il volo AF 2015, sul quale avrebbero dovuto viaggiare, non e partito a causa delle condizioni meteorologiche esistenti in Parigi.

L’escussione dei testi XXXX e XXXX (entrambi impiegati di XXXX) ha provato che il volo su cui i due attori erano prenotati è stato cancellato dal vettore.

Ci si trova di fronte, nel caso di specie, dunque, ad una ipotesi di annullamento del pacchetto turistico non dipendente da colpa del viaggiatore/consumatore. Si rileva di conseguenza l’applicabilità del dettato dell’art. 92 del Codice del Consumo che prevede specifiche garanzie e protezioni a favore del consumatore, nel caso di recesso o annullamento del servizio. In particolare il consumatore, in caso di annullamento del pacchetto turistico, ha diritto, in via alternativa, a usufruire di un altro pacchetto turistico di qualità equivalente o superiore senza supplemento di prezzo, oppure di un pacchetto turistico qualitativamente inferiore previa restituzione della differenza del prezzo, oppure al rimborso, entro sette giorni lavorativi dal momento del recesso o della cancellazione, della somma di danaro già corrisposta.

L’art. 93 del Codice del Consumo prevede., in ogni caso, e fermi restando gli obblighi di cui all’art. 92, in caso di inesatto o mancato adempimento degli obblighi contrattuali, la responsabilità dell’organizzatore e del venditore per il risarcimento del danno patito dal viaggiatore, anche qualora l’inadempimento del tour operator sia dipeso a sua volta dall’inadempimento del prestatore di servizi di cui l’organizzatore si sia avvalso nell’esecuzione del contratto di viaggio.

E’ dunque evidente che la cancellazione del volo ha fatto sorgere in capo al tour operator sia l’obbligo di effettuare a favore degli attori, in via alternativa, una delle prestazioni elencate all’art. 92, sia un obbligo risarcitorio in conseguenza del fatto del vettore Air France di cui il tour operator si è servito nell’adempimento delle obbligazioni nascenti dal contratto.

L’odierna convenuta, tuttavia, invoca l’applicazione dell’art. 96 del D. Lgs 206/2005, secondo il quale la responsabilità del “venditore del pacchetto turistico” è esclusa in caso di forza maggiore o caso fortuito (pag. 4 della comparsa di costituzione e risposta della convenuta).

Deve tuttavia rilevarsi che dalle dichiarazioni del teste XXXX, dirigente SEA responsabile degli affari legali e informato sui fatti di causa, emerge che altri voli anche di Air France sono partiti regolarmente sia il 30 che il 31 dicembre 2005, come si evince dalla documentazione (giornale di scalo) che il teste ha esibito al Tribunale nel corso della sua deposizione.

Ciò dimostra pertanto l’insussistenza di una causa di forza maggiore quale invocata dalla convenuta.

In ogni caso non può considerarsi caso di forza maggiore o caso fortuito il verificarsi di una forte nevicata alla fine di dicembre nel nord della Francia, in quanto evento ampiamente prevedibile.

Tale eventualità rientra infatti nella normale alea dello svolgimento del servizio di trasporto aereo alle latitudini europee e nella stagione invernale, ed è dunque sprovvista del carattere di imprevedibilità, eccezionalità e invincibilità propria delle ipotesi rispettivamente di caso fortuito e forza maggiore.

Deve inoltre essere osservato che il pacchetto turistico è stato venduto il giorno stesso della partenza, solo poche ore prima di essa.

E’ evidente che il verificarsi attuale, o nelle ore immediatamente successive: di condizioni meteorologiche su Parigi tali da rendere difficoltoso il traffico aereo era facilmente verificabile e prevedibile in concreto dal provider e dal venditore.

Nel caso di specie non può dunque riconoscersi il sussistere delle condizioni previste dalla legge per l’esclusione della responsabilità del “venditore” del pacchetto turistico.

In base ai principi che regolano l’onere probatorio, in particolare a seguito della nota sentenza della Suprema Corte (Cass. Civ. SU 30 ottobre 2001 n. 13533), secondo la quale il creditore che agisca per il risarcimento del danno da inadempimento contrattuale dell’altro contraente deve provare la fonte del suo diritto e il termine di scadenza, ed allegare la circostanza dell’inadempimento altrui, mentre il debitore convenuto deve provare il fatto estintivo dell’altrui pretesa, compreso il proprio esatto adempimento, è onere della convenuta provare di aver adempiuto alle proprie

obbligazioni derivanti dal contratto e dalla legge.

La convenuta ha negato la propria responsabilità sostenendo che agli attori sia stata offerta una prenotazione alternativa su altro volo, con partenza il giorno successivo alla partenza programmata, in conformità al dettato normativo dell’art. 92 del cd. Codice del Consumo.

Tuttavia tale circostanza, negata dagli attori, non è stata in alcun modo provata.

Infatti non vi è alcuna prova documentale circa l’offerta di una soluzione di viaggio alternativa. Entrambi i testimoni sentiti su richiesta della convenuta hanno affermato di non avere in prima persona offerto una soluzione alternativa agli attori, ma di avere semplicemente sentito dire da altri operatori, peraltro non identificati, della XXXX (una collega di cui la sig.ra XXXX non è stata in grado di riferire il nome; i non meglio specificati colleghi del reparto voli indicati dal sig.) che tale offerta sarebbe stata fatta e rifiutata dagli attori.

Si tratta dunque di una testimonianza indiretta circa una circostanza sulla quale i testi escussi non sono riusciti a fornire elementi indiziari sufficienti a fare ritenere, almeno in via presuntiva, sussistente la prova.

Non essendo stata provata l’offerta di una soluzione alternativa che rientrasse nei parametri previsti dall’art. 92 né del rimborso integrale di quanto corrisposto dagli attori (risultando dalle prove documentali che agli attori è stata offerta solo al minor somma di Euro 728,64 “in un’ottica di attenzione commerciale” – pag 7 comparsa di costituzione e risposta), e non essendo esclusa la responsabilità per inadempimento della convenuta per l’intervento di fattori configurabili come caso fortuito o forza maggiore, si deve pertanto ritenere sussistente la responsabilità della convenuta per inadempimento.

Consegue pertanto la declaratoria di risoluzione del contratto di viaggio con obbligo restitutorio relativamente alla somma di Euro 1.614,15 corrisposta dall’attore Avv. C. (doc. 2) per il pagamento del viaggio.

Quanto all’ ulteriore somma richiesta. dagli attori per il risarcimento del cd. danno da vacanza rovinata, per giurisprudenza ormai consolidata sia di merito che di legittimità (con l’autorevole avallo della Corte di Giustizia delle Comunità Europee, decisione 12 marzo 2002, n.168) tale danno può farsi rientrare nella previsione dell’art. 92 comma 2 del D.Lgs 206/2005; esso può essere descritto come quel pregiudizio che si sostanzia nel disagio e nell’afflizione subiti dal turista-viaggiatore per non avere potuto godere pienamente della vacanza come occasione di svago e/o di riposo (“ex multis” Trib. Milano 4 giugno 1998, Trib. Bari 8 agosto 2000; Trib. Treviso 14 gennaio 2002; Trib. Milano 7 febbraio 2002; Trib. Napoli 26 febbraio 2003; Trib. Verbania 23 aprile 2002).

Tale voce di danno è configurata da alcuni come voce di danno patrimoniale (in considerazione del fatto che il godimento del bene “vacanza” viene considerato bene giuridico suscettibile di valutazione patrimoniale), da altri come voce di danno non patrimoniale.

La risarcibilità del danno da vacanza rovinata, configurato come danno non patrimoniale, si fonda sul combinato disposto dell’art.2059 c.c. e dell’art.92 comma 2 del Codice del Consumo, secondo il quale il consumatore, in caso di annullamento del pacchetto di viaggio senza colpa da parte del consumatore, ha diritto, oltre alla restituzione della somma o, in alternativa, all’offerta di una prestazione equivalente da parte del tour operator, al risarcimento di “ogni ulteriore danno dipendente dalla mancata esecuzione del contratto”.

Nel caso di specie il danno può ritenersi provato in via presuntiva, in quanto, con l’annullamento del viaggio gli attori hanno perso una occasione di riposo e di svago oltre che di godimento della mutua compagnia, occasione che deve essere considerata di particolare valore per gli attori in considerazione della relazione intercorrente tra loro al tempo degli accadimenti di cui è causa, oltre che del fatto che la signora XXXX era residente negli Stati Uniti; le opportunità di trascorrere un periodo di tempo in mutua compagnia si presumono dunque essere state molto limitate per gli odierni attori.

Tale voce di danno dovrà essere quantificata equitativamente e può essere stimata prudenzialmente in Euro 500,00 per ciascun attore.

In conclusione la convenuta va condannata al pagamento a favore di XXXX della somma di Euro 1.614,l5 oltre rivalutazione dal dì degli esborsi alla sentenza ed interessi legali dalla sentenza al saldo, nonché al pagamento della somma di Euro 500,00 per ciascun attore oltre interessi legali dalla sentenza al saldo.

Ogni altra domanda va rigettata.

Le spese di lite seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

 

PQM

 

I1 Tribunale, definitivamente pronunciando, ogni diversa istanza disattesa o assorbita, così dispone:

1 ) Dichiara la risoluzione del contratto di viaggio per inadempimento della convenuta XXXX XXXX S.p.A. e per l’effetto la condanna a restituire a XXXX XXXX la somma di Euro 1.614,15 oltre accessori come da motivazione, nonché a pagare Euro 500,00 oltre accessori a ciascun attore;

2) condanna parte convenuta a rimborsare agli attori le spese di lite, che si liquidano complessivamente in Euro 10.180,00 ( di cui Euro 2.180,00 per spese, Euro 2.000,00 per diritti, Euro 6.000,00 per onorari) oltre il 12,50 % per spese generali, IVA e CPA.

 

 

 

 

 

 

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