Il mio obiettivo? La tua soddisfazione!
CHIAMA SUBITO!!!

ARRESTO FLAGRANZA SPACCIO DI STUPEFACENTI USO PERSONALE – AVVOCATO A BOLOGNA

avvpcato penalista Bologna, assistenza legale Penale Bologna, studio legale penale Bologna

avvocato penalista Bologna, assistenza legale Penale Bologna, studio legale penale Bologna

Codice Civile, trova avvocato Bologna,avvocato penalista Bologna

Codice Civile, trova avvocato Bologna,avvocato penalista Bologna

ARRESTO FLAGRANZA SPACCIO DI STUPEFACENTI REATO QUANTITA’ USO PERSONALE ….

AFFERMA LA SUPREMA CORTE :

avvpcato penalista Bologna, assistenza legale Penale Bologna, studio legale penale Bologna

avvpcato penalista Bologna, assistenza legale Penale Bologna, studio legale penale Bologna

3.01.2009, assolveva l’imputato dall’imputazione di cui al capo a) perché il fatto non è previsto dalla legge come reato, dichiarava non do­versi procedere in ordine al reato contestato al capo b) limitatamente ai fatti commessi fino al 2003, perché estinti per prescrizione, escludeva l’aggravante di cui all’art. 61 n. 11 bis cod. pen., rideterminava la pena, per il reato continuato sub b), con la diminuente del rito, in mesi 8 di reclusione, confermava nel resto.
2. II GIP del Tribunale di Firenze aveva dichiarato l’imputato colpevole dei seguenti reati:
a) delitto di cui all’art. 73 comma 1 e 4 DPR 309/90 perché, senza l’autorizzazione di cui all’art. 17 e fuori dalle ipotesi previste dall’art. 75, illecita­mente deteneva, al fine di farne cessione a terzi, 50,67 grammi di sostanza stu­pefacente, del tipo hashish suddivisi in vari frammenti, con l’aggravante di aver commess

FOTOFOTO46

1.La Corte di Appello di Firenze, pronunciando nei confronti di S.K., con sentenza del 4.06.2012, in parziale riforma della sentenza del Tribu­nale di Firenze del 13.01.2009, assolveva l’imputato dall’imputazione di cui al capo a) perché il fatto non è previsto dalla legge come reato, dichiarava non do­versi procedere in ordine al reato contestato al capo b) limitatamente ai fatti commessi fino al 2003, perché estinti per prescrizione, escludeva l’aggravante di cui all’art. 61 n. 11 bis cod. pen., rideterminava la pena, per il reato continuato sub b), con la diminuente del rito, in mesi 8 di reclusione, confermava nel resto.
2. II GIP del Tribunale di Firenze aveva dichiarato l’imputato colpevole dei seguenti reati:
a) delitto di cui all’art. 73 comma 1 e 4 DPR 309/90 perché, senza l’autorizzazione di cui all’art. 17 e fuori dalle ipotesi previste dall’art. 75, illecita­mente deteneva, al fine di farne cessione a terzi, 50,67 grammi di sostanza stu­pefacente, del tipo hashish suddivisi in vari frammenti, con l’aggravante di aver commesso il fatto mentre si trovava illegalmente sul territorio dello Stato italia­no, in Firenze il 28.02.2009;
b) reato di cui agli artt. 31 cpv., 495 e 61 n. 11 bis cod. pen. per aver con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, in tempi diversi, dichiarato false generalità al personale di Polizia giudiziaria, in occasione di diversi controlli identificativi, con l’aggravante di aver commesso il fatto mentre si trovava ille­galmente sul territorio dello stato italiano, in Firenze il 28.02.2009;
con recidiva reiterata e specifica ex art. 99 cod. pen. riportata con gli alias C.A.K., B.R., M.K. e K.M..
L’imputato veniva condannato, con l’attenuante del V comma art. 73 DPR 309/90 prevalente sull’aggravante contestata, non riconosciuta la recidiva, riuniti i reati per continuazione, tenuto conto della diminuente del rito, alla pena di 12 mesi di reclusione e 6.000 euro di multa, nonché al pagamento delle spese pro­cessuali e di custodia cautelare, confisca e distruzione della sostanza stupefacen­te in sequestro.
2. Avverso tale provvedimento ha proposto ricorso per Cassazione, il Procu­ratore Generale della Repubblica presso la Corte di appello dì Firenze, deducendo un unico motivo di seguito enunciato nei limiti strettamente necessari per la mo­tivazione, come disposto dall’art. 173, comma 1, disp. att., cod. proc. pen.:
Difetto di motivazione ed erronea applicazione della legge penale.
IL PM ricorrente ritiene per nulla pacifico che dopo la riforma del 2006 in materia di stupefacenti si possa configurare la scriminante dei cosiddetto consumo di gruppo. Anzi ritiene che, secondo l’attuale disposto dell’art 73/1 bis lett. a) DPR 309/1990, il consumo in gruppo costituisca reato.
Rileva, inoltre, che il Giudice di appello non avrebbe fornito adeguata moti­vazione in ordine alla credibilità della versione dell’imputato del consumo di gruppo. Anzi apparirebbe plausibile il fatto che l’imputato si guadagni da vivere col commercio di stupefacenti.
Il riferimento della sentenza al lavoro nero non troverebbe riscontro nella presenza di elementi concreti.
Chiede, pertanto, l’annullamento in parte qua della sentenza impugnata, con ogni conseguenza di legge.

avvpcato penalista Bologna, assistenza legale Penale Bologna, studio legale penale Bologna

avvpcato penalista Bologna, assistenza legale Penale Bologna, studio legale penale Bologna

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 9 ottobre – 12 novembre 2014, n. 46610
Presidente Squassoni – Relatore Pezzella

Ritenuto in fatto

1.La Corte di Appello di Firenze, pronunciando nei confronti di S.K., con sentenza del 4.06.2012, in parziale riforma della sentenza del Tribu­nale di Firenze del 13.01.2009, assolveva l’imputato dall’imputazione di cui al capo a) perché il fatto non è previsto dalla legge come reato, dichiarava non do­versi procedere in ordine al reato contestato al capo b) limitatamente ai fatti commessi fino al 2003, perché estinti per prescrizione, escludeva l’aggravante di cui all’art. 61 n. 11 bis cod. pen., rideterminava la pena, per il reato continuato sub b), con la diminuente del rito, in mesi 8 di reclusione, confermava nel resto.
2. II GIP del Tribunale di Firenze aveva dichiarato l’imputato colpevole dei seguenti reati:
a) delitto di cui all’art. 73 comma 1 e 4 DPR 309/90 perché, senza l’autorizzazione di cui all’art. 17 e fuori dalle ipotesi previste dall’art. 75, illecita­mente deteneva, al fine di farne cessione a terzi, 50,67 grammi di sostanza stu­pefacente, del tipo hashish suddivisi in vari frammenti, con l’aggravante di aver commesso il fatto mentre si trovava illegalmente sul territorio dello Stato italia­no, in Firenze il 28.02.2009;
b) reato di cui agli artt. 31 cpv., 495 e 61 n. 11 bis cod. pen. per aver con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, in tempi diversi, dichiarato false generalità al personale di Polizia giudiziaria, in occasione di diversi controlli identificativi, con l’aggravante di aver commesso il fatto mentre si trovava ille­galmente sul territorio dello stato italiano, in Firenze il 28.02.2009;
con recidiva reiterata e specifica ex art. 99 cod. pen. riportata con gli alias C.A.K., B.R., M.K. e K.M..
L’imputato veniva condannato, con l’attenuante del V comma art. 73 DPR 309/90 prevalente sull’aggravante contestata, non riconosciuta la recidiva, riuniti i reati per continuazione, tenuto conto della diminuente del rito, alla pena di 12 mesi di reclusione e 6.000 euro di multa, nonché al pagamento delle spese pro­cessuali e di custodia cautelare, confisca e distruzione della sostanza stupefacen­te in sequestro.
2. Avverso tale provvedimento ha proposto ricorso per Cassazione, il Procu­ratore Generale della Repubblica presso la Corte di appello dì Firenze, deducendo un unico motivo di seguito enunciato nei limiti strettamente necessari per la mo­tivazione, come disposto dall’art. 173, comma 1, disp. att., cod. proc. pen.:
Difetto di motivazione ed erronea applicazione della legge penale.
IL PM ricorrente ritiene per nulla pacifico che dopo la riforma del 2006 in materia di stupefacenti si possa configurare la scriminante dei cosiddetto consumo di gruppo. Anzi ritiene che, secondo l’attuale disposto dell’art 73/1 bis lett. a) DPR 309/1990, il consumo in gruppo costituisca reato.
Rileva, inoltre, che il Giudice di appello non avrebbe fornito adeguata moti­vazione in ordine alla credibilità della versione dell’imputato del consumo di gruppo. Anzi apparirebbe plausibile il fatto che l’imputato si guadagni da vivere col commercio di stupefacenti.
Il riferimento della sentenza al lavoro nero non troverebbe riscontro nella presenza di elementi concreti.
Chiede, pertanto, l’annullamento in parte qua della sentenza impugnata, con ogni conseguenza di legge.

Considerato in diritto

1. Il motivo di ricorso dei PG, sopra illustrato, appare infondato e pertanto il proposto gravame va dichiarato inammissibile.
2. La motivazione della sentenza contiene un’ampia ed esaustiva motivazione circa l’assenza di elementi atti a confutare la tesi che potesse trattarsi di una scorta di stupefacente per uso personale di più persone.
I giudici fiorentini segnalano l’assenza di strumenti atti alla pesatura, il confezionamento non in dosi pronte allo smercio, l’assenza di rilievi visivi di acquirenti, la circostanza che l’imputato risultasse essere tossicodipendente, per essere stato in più occasioni sottoposto a controlli di P.G. e segnalato ai sensi dell’art. 75 Dpr 309/90, e che anche la fidanzata risultasse far uso di cannabinoidi, tutti elementi che ben possono, di fronte ad un peso non di molto superiore al limite tabellare, giustificare in maniera logica che lo stupefacente potesse essere destinato all’uso personale di più di una persona che frequentasse la casa.
Con una motivazione logica e congrua – e pertanto immune dai denunciati visi di legittimità- i giudici del gravame del merito danno conto che anche le spiegazioni in ordine al danaro rinvenuto (500 euro), che l’imputato ha dichiarato di avere guadagnato “al nero” lavorando come facchino ai mercati generali e di avere conservato per pagare l’affitto dell’appartamento dove abitava, appaiono verosimili, tenuto anche conto dello scarso valore di mercato dell’hashish rinvenuto.
3. Va evidenziato, peraltro che il richiamo al c.d. consumo di gruppo che è stato operato con i motivi di appello e richiamato nella sentenza impugnata appare fuorviante.
Non ci sono, invero, nel caso che ci occupa gli estremi del consumo di gruppo, e Sezioni Unite di questa Corte Suprema hanno precisato sussistere e non essere penalmente rilevante, ma integrare l’illecito amministrativo sanziona­to dall’art. 75 stesso d.P.R., a condizione che: a) l’acquirente sia uno degli as­suntori; b) l’acquisto avvenga sin dall’inizio per conto degli altri componenti del gruppo; c) sia certa sin dall’inizio l’identità dei mandanti e la loro manifesta vo­lontà di procurarsi la sostanza per mezzo di uno dei compartecipi, contribuendo anche finanziariamente all’acquisto. (così Sez. Un. n. 25401 dei 31.1.2013, Pc in proc. Galluccio, che in motivazione, hanno precisato che con il riferimento all’u­so “esclusivamente personale”, inserito dall’art. 4-bis del D.L. n. 272 del 2005, conv. in legge n. 49 del 2006, il legislatore non ha introdotto una nuova norma penale incriminatrice, con una conseguente restrizione dei comportamenti rien­tranti nell’uso personale dei componenti dei gruppo, ma ha di fatto ribadito che la non punibilità riguarda solo i casi in cui la sostanza non è destinata a terzi, ma all’utilizzo personale degli appartenenti al gruppo che la contengono).
La Corte territoriale chiarisce, però, a pag. 3 della sentenza impugnata che perviene ad assolvere l’imputato non per la prova positiva del consumo di gruppo, ma “in difetto di piena prova della destinazione della sostanza alla ces­sione a terzi“.
Ebbene, i giudici dei gravame del merito appaiono avere fatto buon go­verno del principio più volte affermato da questa Corte di legittimità secondo cui, in materia di stupefacenti, la valutazione in ordine alla destinazione della droga, ogni qualvolta la condotta non appaia indicativa della immediatezza del consumo, viene effettuata dal giudice di merito tenendo conto di tutte le circostanze oggettive e soggettive dei fatto, secondo parametri di apprezzamento sindacabili in sede di legittimità soltanto sotto il profilo della mancanza o della manifesta illogicità della motivazione (così sez. 6, n. 44419 del 13.11.2008, Perrone, rv. 241604).
Nel caso che ci occupa la motivazione, come si diceva, è assolutamente logica.
La Corte rileva, in buona sostanza, che l’unico elemento a carico dell’imputato era il possesso di stupefacente in quantità superiore al dato ponde­rale tabellare che porta a presumerne l’uso personale. E sul punto va ricordato che costituisce ius receptum nella giurisprudenza di questa Corte il principio se­condo il quale, in materia di stupefacenti, il possesso di un quantitativo di droga superiore al limite tabellare previsto dall’art. 73, comma 1 bis, lett. a), d.P.R. n. 309 del 1990, da solo non costituisce prova decisiva dell’effettiva destinazione della sostanza allo spaccio.
Il dato quantitativo può comunque legittimamente concorrere a fondare, tale conclusione, ma occorrono altri elementi indicativi della destinazione dello stupefacente a terzi (così, da ultimo, Sez. 6, n. 11025 del 06/03/2013, De Rosa e altro, Rv. 255726); ma l’onere di dimostrare la destinazione illecita della de­tenzione di sostanze stupefacenti incombe sul P.M. (così Sez. 4, n. 31103 del 16/04/2008, P.M. in proc. Perna, Rv. 242111).
Già in precedenza, peraltro, si era condivisibilmente affermato che l’art. 73, comma primo bis, lett. a), d.P.R. n. 309 del 1990 non prevede una presunzione assoluta di detenzione a fini di spaccio della sostanza stupefacente che superi i limiti indicati dalla medesima norma, bensì impone soltanto al giudice un dovere di rigorosa motivazione quando ritenga che dagli altri parametri normativi (modalità di presentazione, peso lordo complessivo, confezionamento frazionato, altre circostanze dell’azione) si debba escludere una destinazione ad un uso non esclusivamente personale, pur in presenza del superamento dei suddetti limiti massimi (sez. 6, n. 39017 del 18.9.2008, P.G. in proc. Casadei, rv. 241405).
Va dunque qui riaffermato il principio secondo cui in tema di sostanze stupefacenti, il solo dato ponderale dello stupefacente rinvenuto – e l’eventuale superamento dei limiti tabellari indicati dall’art. 73bis comma primo, lett. a) d.P.R. n. 309 dei 1990 – non determina alcuna presunzione, nemmeno relativa, di destinazione della droga ad un uso non personale, potendo essere considerato un mero Indizio (cfr. sez. 6, n. 39977 del 19.9.2013, Tayb, rv. 256611; conf. sez. 6 n. 12146 del 12.2. 2009, PM in proc. Delugan rv. 242923, sez. 6 n. 6575 del 10.1.2013, Mansi, rv. 254575).
Dal dato ponderale potrà, comunque, essere enucleato il numero di dosi ricavabili dallo stupefacente rinvenuto, anche se non già frazionato (e certamen­te maggiore sarà tale numero, meno credibile sarà che si sia di fronte ad una scorta per uso personale), e il giudice sarà comunque chiamato a valutare glo­balmente, sulla base degli ulteriori parametri indicati nella predetta disposizione normativa, se, in uno con il dato quantitativo, le modalità di presentazione e le altre circostanze dell’azione siano tali da escludere una finalità esclusivamente personale della detenzione.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso del Procuratore Generale.

 

 

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,
Avvocato separazioni Bologna, Avvocato per separazioni Bologna, Avvocato per divorzi Bologna, Avvocato civilista Bologna , Avvocato matrimonialista Bologna , Avvocato Bologna , Avvocati Bologna , malasanità risarcimento, Testamento olografo, diritto di famiglia avvocato, risarcimento incidente stradale mortale, risarcimento incidente mortale, incidente mortale risarcimento, risarcimento danni incidente mortale, incidente stradale mortale risarcimento danni, morte per incidente stradale risarcimento, risarcimento danni sinistro stradale mortale, risarcimento danni incidente, risarcimento danni sinistro mortale, incidente stradale risarcimento, risarcimento assicurazione incidente stradale mortale, risarcimenti incidenti stradali, morte incidente stradale risarcimento, risarcimento morte incidente stradale, risarcimento incidente stradale, risarcimento danni per incidente stradale mortale, risarcimento sinistri stradali, risarcimento incidente mortale tabelle, tabella risarcimento morte incidente stradale, incidenti stradali risarcimento, risarcimento per incidente stradale, risarcimenti danni incidenti stradali, indennizzo morte incidente stradale, sinistri stradali risarcimento, risarcimento sinistro stradale, risarcimento danni incidente stradale mortale, risarcimento danni sinistro, risarcimento danni fisici incidente, indennizzo incidente stradale, sinistro stradale risarcimento

Contattami subito!

Avrai una risposta in tempi brevissimi

Nome e Cognome *

Telefono *

E-mail

Oggetto

Messaggio *

Con l'invio del presente modulo acconsento al trattamento dei dati unicamente per la richiesta in oggetto.
Consenso esplicito secondo il D.Lgs 196/2003.
Leggi l'informativa sulla Privacy

Articoli Correlati

» Tribunale di Forlì 20.02.2016, est. Ramacciotti. Responsabilità medica – danno biologico proprio e iure hereditatis – danno terminale biologico onere della prova – quantificazione del danno art. 1228 c.c. – nesso di causalità danno biologico da invalidità temporanea totale e parziale danno biologico permanente – personalizzazione del danno –danno non patrimoniale – danno morale “ il paziente danneggiato deve limitarsi a provare l’esistenza del contratto (o il contatto sociale) e l’insorgenza o l’aggravamento della patologia, nonché deve allegare l’inadempimento del debitore, che appaia astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato; rimane a carico del debitore l’onere di dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato ovvero che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante; in altre parole, il debitore dovrà dimostrare o che nessun rimprovero di scarsa diligenza o di imperizia possa essergli mosso, oppure che, pur essendovi stato un suo inesatto adempimento, questo non abbia avuto alcuna incidenza causale sulla produzione del danno.

» QUOTA DI LEGITTIMA EREDE STUDIO LEGALE BOLOGNA Le persone che hanno diritto alla riserva sono : CONIUGE, FIGLI, GENITORI il coniuge i figli (o i loro discendenti, se i figli sono premorti) i genitori (solo in assenza di figli)

» CASS TRIBUNALE DI RIMINI RISARCIMENTO AI GENITORI MORTE FIGLIO INCIDENTE

» MOGLIE VIOLENZA SESSUALE DEL MARITO L’imputato è stato accusato di maltrattamenti e violenza sessuale in danno della propria moglie e, per tale motivo, è stato condannato in primo grado alla pena di quattro anni ed otto mesi di reclusione che la Corte d’Appello, con la sentenza impugnata, ha ridotto a quattro anni di reclusione, pur riaffermando la responsabilità dei D.F. per entrambi i reati.

» Bancarotta fraudolenta documentale – Omesso aggiornamento delle scritture contabili – Dolo generico -CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 16 marzo 2015, n. 11115Sussiste Ritenuto in fatto

» «ogni atto distrattivo assume rilievo ai sensi dell’art. 216 legge fall, in caso di fallimento, indipendentemente dalla rappresentazione di quest’ultimo, il quale non costituisce l’evento del reato che, invece, coincide con la lesione dell’interesse patrimoniale della massa, posto che se la conoscenza dello stato di decozione costituisce dato significativo della consapevolezza del terzo di arrecare danno ai creditori ciò non significa che essa non possa ricavarsi da diversi fattori, quali la natura fittizia o l’entità dell’operazione che incide negativamente sul patrimonio della società» (Cass., Sez. V, n. 16579 del 24/03/2010, Fiume, Rv 246879).

» BOLOGNA TRASPORTATO INCIDENTE AVVOCATO risarcimento assicurazione per incidente mortale-risarcimento danni incidente stradale passeggero-risarcimento danni gravi sinistri della strada

» BOLOGNA GUIDA STATO EBREZZA determinazione della pena e della mancata sostituzione della stessa con il lavoro di pubblica utilità.

» ART 415 BIS NESSUNA INTERRUZIONE DELLA PRESCRIZIONE CASSAZIONE SEZIONI UNITE

» 3 Chiunque, abbandonando il domicilio domestico [452, 1432, 146 c.c.], o comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla potestà dei genitori (1) [147, 316 c.c.]o alla qualità di coniuge [143, 146 c.c.], è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da 103 euro a 1.032 euro.

avvocato a bologna

Articoli Recenti

» BOLOGNA RAVENNA RIMINI CESENA FORLI VEDOVO VEDOVA ESTROMESSI DA EREDITA’ DIRITTI DEI VEDOVI

» AVVOCATO PER SUCCESSIONE EREDI TESTAMENTO BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA SUCCESSIONE QUOTE SRL SUCCESSIONE LEGITTIMA CONIUGE Le partecipazioni sono liberamente trasferibili (1) per atto tra vivi e per successione a causa di morte, salvo contraria disposizione dell’atto costitutivo [2284, 2322, 2462, 2471, 2468]. Qualora l’atto costitutivo preveda l’intrasferibilità delle partecipazioni o ne subordini il trasferimento al gradimento (2) di organi sociali, di soci o di terzi senza prevederne condizioni e limiti, o ponga condizioni o limiti che nel caso concreto impediscono il trasferimento a causa di morte, il socio o i suoi eredi possono esercitare il diritto di recesso ai sensi dell’articolo 2473. In tali casi l’atto costitutivo può stabilire un termine, non superiore a due anni dalla costituzione della società o dalla sottoscrizione della partecipazione, prima del quale il recesso non può essere esercitato .

» RISOLVI ORA PORRETTA LIZZANO IN BELVEDERE VIDICIATICO GAGGIO MONTANO AVVOCATO MATRIMONIALISTA SEPARAZIONI E DIVORZI SEPARAZIONE DOMANDE E RISPOSTE DOMANDA ma separarsi è una cosa facile? RISPOSTA No, vi sono mille problematiche da risolvere! DOMANDA Quale sono le problematiche maggiori nella separazione? RISPOSTA :i figli la casa coniugale il mantenimento 1)DOMANDA quale differenza c’è tra separazione giudiziale e consensuale?

» MALASANITA’ FORLI SENTENZA TRIB FORLI’ INFEZIONE DANNO CASA DI CURA RISARCIMENTO Nella responsabilità medica, se invocata a titolo contrattuale sul presupposto di un rapporto contrattuale “da contatto” intercorso tra il paziente e il medico o la struttura sanitaria, l’onere probatorio per il paziente danneggiato consiste nella dimostrazione che l’esecuzione della prestazione si è inserita nella serie causale che ha condotto all’evento dannoso, rappresentato dalla persistenza della patologia per cui era stata richiesta la prestazione oppure da un suo aggravamento fino a comportare una nuova patologia ovvero il decesso del paziente. Al contrario l’ente ospedaliero deve fornire la prova che la prestazione professionale sia stata eseguita in modo diligente, con l’osservanza di tutte le regole di prevenzione ed igiene ed anche di aver adottato tutte le procedure, i protocolli e le linee guida idonei a fornire agli operatori sanitari le indicazioni necessarie per un corretto svolgimento della prestazione sanitaria e che gli esiti peggiorativi siano determinati da un esito imprevisto ed imprevedibile. Ai fini della determinazione del quantum risarcitorio, la legge 189/2012 non ha efficacia retroattiva. Ne consegue che per i fatti verificatisi anteriormente all’entrata in vigore di tale legge, l’importo è determinato facendo rifermento alla tabella in uso presso il Tribunale di Milano.

» Tribunale di Forlì 20.02.2016, est. Ramacciotti. Responsabilità medica – danno biologico proprio e iure hereditatis – danno terminale biologico onere della prova – quantificazione del danno art. 1228 c.c. – nesso di causalità danno biologico da invalidità temporanea totale e parziale danno biologico permanente – personalizzazione del danno –danno non patrimoniale – danno morale “ il paziente danneggiato deve limitarsi a provare l’esistenza del contratto (o il contatto sociale) e l’insorgenza o l’aggravamento della patologia, nonché deve allegare l’inadempimento del debitore, che appaia astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato; rimane a carico del debitore l’onere di dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato ovvero che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante; in altre parole, il debitore dovrà dimostrare o che nessun rimprovero di scarsa diligenza o di imperizia possa essergli mosso, oppure che, pur essendovi stato un suo inesatto adempimento, questo non abbia avuto alcuna incidenza causale sulla produzione del danno.

» RINUNCIA ALL’EREDITA’ QUANDO LA RINUNCIA E’ INEFFICACE AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA CESENA FORLI RAVENNA

» RINUNCIA EREDITA’ BOLOGNA AVVOCATO ESPERTO

» SUCCESSIONE FORLI RAVENNA CESENA TRIB FORLI SENTENZA SIMULAZIONE PREZZO VENDITA E DONAZIONE Trib. Forlì, Sentenza parziale 3879/2010 del 10.03.2015, Pres. Pescatore est. Ramacciotti Successione – Azione di simulazione relativa – Prescrizione – Dies a quo.

» FORLI CESENA BOLOGNA CAUSE EREDITARIE AVVOCATO ESPERTO DOMANDA la delazione basta per acquisire la qualita’ di erede? No occorre anche l’accettazione

» CASS SEZ UNITE RISARCIMENTI PUNITIVI la sentenza del 23 settembre 2008, esecutiva, della Circuit Court of the 17th Judicial Circuit for Broward Count (Florida), confermata in appello dal District Court of Appeal of the State of Florida, dell’U agosto 2010, che aveva concannato la società italiana AXO Sport spa a pagare la complessiva somma di dollari USA 1.436.136,87, oltre interessi al tasso annuo dell’11% , a seguito di procedimento giudiziario svoltosi davanti a quell’autorità;

Contattami subito!

Avrai una risposta in tempi brevissimi

Nome e Cognome *

Telefono *

E-mail

Oggetto

Messaggio *

Con l'invio del presente modulo acconsento al trattamento dei dati unicamente per la richiesta in oggetto.
Consenso esplicito secondo il D.Lgs 196/2003.
Leggi l'informativa sulla Privacy

PUOI CONTATTARMI ANCHE VIA MAIL: avvsergioarmaroli@gmail.com
Avvocato Sergio Armaroli - Studio Legale Bologna