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AVVOCATO PER DIRITTO AMBIENTALE E DIFESA PENALE MATERIA RIFIUTI INDUSTRIA CONCIARIA,VICENZA

AVVOCATO PER DIRITTO AMBIENTALE E

Diritto Internazionale

DIFESA PENALE MATERIA RIFIUTI

INDUSTRIA CONCIARIA

Difesa nel processo penale difesa in ogni grado del processo penale , riti alternativi, patteggiamenti Difesa nel processo penale-minorile Arresto-processo per direttissima Misure cautelari Misure alternative alla detenzione riti alternativi opposizione decreto penale condanna Indagini difensive penalista bologna

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SMALTIMENTO FANGHI CONCIARI INQUINAMENTO

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Sul punto la giurisprudenza è oscillante. Con una prima decisione (Cass. Sez. III, 18 dicembre 1997, n. 11836, Pasini) si è affermato che, in tema di immissioni nell’atmosfera, la contravvenzione prevista dagli artt. 15 e 25, sesto comma, d.p.r. 24 maggio 1988 n. 203 (esecuzione senza autorizzazione di una modifica sostanziale di impianto industriale) non integra un reato istantaneo, la cui epoca di commissione debba farsi risalire al momento in cui avviene la modifica non autorizzata, bensì un reato permanente in cui detta modifica costituisce solo il momento iniziale della consumazione che si protrae sino alla conclusione del procedimento di controllo ed al rilascio dell’autorizzazione (con cui si mira ad accertare la compatibilità di quanto eseguito con la salvaguardia dell’interesse protetto), ovvero sino a che l’agente non abbia desistito dal comportamento o ripristinato la situazione precedente. Questo orientamento ha trovato integrale conferma nella sentenza Cass. Sez. III 14 maggio 2002, n. 18198, Pinori.


Con due decisioni intermedie (Cass. Sez. III, 4 maggio 2000, n. 5207, Murri; 6 aprile 2001, n. 13992, Uva) si è invece affermato che il reato previsto dall’art. 15 del d.P.R. n.203 del 1988 ha natura istantanea, ancorche’ con effetti eventualmente permanenti, nell’ipotesi di utilizzazione dell’impianto modificato, con aumento o variazione qualitativa delle relative emissioni, il cui momento consumativo va individuato alla data di realizzazione delle modifiche, non precedute dalla prescritta preventiva autorizzazione. Nella sentenza Uva si è inoltre precisato che gli effetti permanenti, consistenti nella mancata conoscenza delle caratteristiche dell’impianto e/o della relativa sua ubicazione (cd. informazione ambientale) da parte dell’autorita’ amministrativa, cessano o per ottemperanza tardiva dell’agente oppure per la conoscenza che l’amministrazione ne abbia comunque avuto.


Il Collegio condivide il primo dei citati orientamenti, non ravvisando serie ragioni per attribuire alla contravvenzione di cui all’ art. 25, comma 6, D.P.R. n. 203/1988, natura diversa da quella monoliticamente riconosciuta da questa Corte alla contravvenzione, sotto molti profili ad essa assimilabile, di cui all’ art. 24, comma 1, dello stesso decreto.

 

AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA SERGIO ARMAROLI

AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA SERGIO ARMAROLI

 

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AVVOCATO PER DIRITTO PENALE SMALTIMENTO RECUPERO FANGHI CONCIARI

 

 

CORTE DI CASSAZIONE Penale, Sez. III, 03/02/2006 (Ud. 20/12/2005), Sentenza n. 4326

 

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

CORTE DI CASSAZIONE Penale, Sez. III, 03/02/2006 (Ud. 20/12/2005), Sentenza n. 4326

(Pres. C. Vitalone, Rel. C.M. Grillo,  Imp. Fabris)

UDIENZA PUBBLICA
DEL  20/12/2005

SENTENZA
N. 27289 
REGISTRO GENERALE
N. 44125/2004

Composta dagli Ill.mi Sigg.:
1. Dott. Claudio VITALONE    Presidente
2. Dott. Ciro PETTI    Consigliere
3. Dott. Carlo Maria GRILLO   Consigliere
4. Dott. Alfredo Maria LOMBARDI    Consigliere
5. Dott. Antonio JANNIELLO   Consigliere
Ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso proposto da OMISSIS, nato a Velo d’ Astico il 6/10/1942,
avverso la sentenza n. 97/2005 del 30/5/2005, pronunciata dal Tribunale di Vicenza-Sezione di Schio.

Letti gli atti, la sentenza denunciata ed il ricorso;

udita in pubblica udienza la relazione fatta dal Consigliere Carlo M. Grillo;

udite le conclusioni del P.M., in persona del S. Procuratore Generale F. Salzano, con le quali chiede l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata essendo estinto il reato per prescrizione;

udito l’ avv. R. Catalano, che si riporta ai motivi di ricorso;

la Corte osserva:

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

– A seguito di opposizione a decreto penale, il Tribunale di Vicenza-Sezione di Schio, con la decisione indicata in premessa, condannavaOMISSIS, quale legale rappresentante della ditta “Conceria Tre Effe Fratelli Fabris s.p.a.”, alla pena di € 200,00 di ammenda in ordine al reato, accertato il 12/12/2000, di cui agli artt. 15 e 25, comma 6, D.P.R. n. 203/1988, per aver modificato, ampliandolo, il proprio impianto termico, senza la prescritta autorizzazione.

– L’imputato ricorre per cassazione, deducendo erronea applicazione della legge penale, mancata valutazione di un punto qualificante del reato, mancanza di motivazione in logicità. In particolare lamenta che il giudice si è basato soltanto sulla circostanza della installazione di una terza caldaia, senza valutare se detta modifica dell’impianto avesse comportato una variazione essenziale (qualitativa e/o quantitativa) dello stesso. In secondo luogo il ricorrente eccepisce l’intervenuta prescrizione della contravvenzione, dovendosi comunque ritenere cessato ogni effetto permanente di essa dalla conoscenza avutane dalla P.A. in data 12/12/2000.

– All’odierna udienza il P.G. e la difesa concludono come riportato in epigrafe.

MOTIVI DELLA DECISIONE

– Preliminarmente deve affrontarsi il problema della natura (permanente o istantanea) della contravvenzione de qua in relazione all’eccepita prescrizione di essa.

Sul punto la giurisprudenza è oscillante. Con una prima decisione (Cass. Sez. III, 18 dicembre 1997, n. 11836, Pasini) si è affermato che, in tema di immissioni nell’atmosfera, la contravvenzione prevista dagli artt. 15 e 25, sesto comma, d.p.r. 24 maggio 1988 n. 203 (esecuzione senza autorizzazione di una modifica sostanziale di impianto industriale) non integra un reato istantaneo, la cui epoca di commissione debba farsi risalire al momento in cui avviene la modifica non autorizzata, bensì un reato permanente in cui detta modifica costituisce solo il momento iniziale della consumazione che si protrae sino alla conclusione del procedimento di controllo ed al rilascio dell’autorizzazione (con cui si mira ad accertare la compatibilità di quanto eseguito con la salvaguardia dell’interesse protetto), ovvero sino a che l’agente non abbia desistito dal comportamento o ripristinato la situazione precedente. Questo orientamento ha trovato integrale conferma nella sentenza Cass. Sez. III 14 maggio 2002, n. 18198, Pinori.

Con due decisioni intermedie (Cass. Sez. III, 4 maggio 2000, n. 5207, Murri; 6 aprile 2001, n. 13992, Uva) si è invece affermato che il reato previsto dall’art. 15 del d.P.R. n.203 del 1988 ha natura istantanea, ancorche’ con effetti eventualmente permanenti, nell’ipotesi di utilizzazione dell’impianto modificato, con aumento o variazione qualitativa delle relative emissioni, il cui momento consumativo va individuato alla data di realizzazione delle modifiche, non precedute dalla prescritta preventiva autorizzazione. Nella sentenza Uva si è inoltre precisato che gli effetti permanenti, consistenti nella mancata conoscenza delle caratteristiche dell’impianto e/o della relativa sua ubicazione (cd. informazione ambientale) da parte dell’autorita’ amministrativa, cessano o per ottemperanza tardiva dell’agente oppure per la conoscenza che l’amministrazione ne abbia comunque avuto.

Il Collegio condivide il primo dei citati orientamenti, non ravvisando serie ragioni per attribuire alla contravvenzione di cui all’ art. 25, comma 6, D.P.R. n. 203/1988, natura diversa da quella monoliticamente riconosciuta da questa Corte alla contravvenzione, sotto molti profili ad essa assimilabile, di cui all’ art. 24, comma 1, dello stesso decreto.

Invero come quest’ultima è collegata al precetto contenuto nell’ art. 6, che sottopone la costruzione di un nuovo impianto alla preventiva autorizzazione dell’autorità amministrativa, così la contravvenzione in esame è collegata al precetto di cui all’ art. 15, che prescrive la preventiva autorizzazione per le modifiche sostanziali dell’ impianto esistente (comportanti variazioni quali-quantitative delle emissioni inquinanti) o per il trasferimento dello stesso in diversa località. In altri termini il legislatore, sebbene graduando la sanzione penale in relazione alle singole fattispecie, ha inteso considerare la modifica sostanziale dell’ impianto o il suo trasferimento alla stregua della costruzione di un nuovo impianto, ancorché meno gravemente, equiparando dette attività con la sottoposizione di tutte alla preventiva autorizzazione amministrativa.

Orbene la natura permanente della contravvenzione di cui all’ art. 24, comma 1, D.P.R. n. 203/1988, come si è detto, è del tutto pacifica (Cass. Sez. III, 21.12.1994, n. 12710, D’ Alessandro; Cass. Sez. III, 15.2.1999, n. 1918, Busetto; Cass. Sez. III, 5.2.2003, n. 5417, Matilde; Cass. Sez. III, 27.5.2004, n. 24189), così come lo è quella della contravvenzione prevista dal successivo art. 25, comma 1, relativa agli impianti esistenti (Cass. Sez. III, 25 luglio 1995, n. 8324, Cascone; Sez. III, 12 dicembre 1995, n. 12220, PG/Candelore; Sez. III, 20 luglio 1996, n. 7300, Simonetti ed altro; Sez. III, 18 dicembre 1997, n. 11836, Pasini; Sez. III, 26 novembre 1999, n. 13534, Cipriani; Sez. III, 7 aprile 2000, n. 4355, Ciccone; Sez. III, 2 aprile 2001, n. 12819, Motto).

Alla luce delle considerazioni che precedono il reato de quo non è ancora prescritto, essendo cessata la permanenza nel caso di specie -secondo i principi generali- con la pronunzia della sentenza di condanna, giacché non risulta dagli atti l’ottemperanza dell’ agente al precetto, né la cessazione dell’ attività dell’ azienda in epoca precedente.

– Non essendo estinto il reato per prescrizione, la doglianza proposta dal ricorrente in ordine alla valutazione dell’ entità della modifica apportata all’impianto, e cioè se fosse tale da determinare una variazione essenziale (qualitativa e/o quantitativa) dello stesso, esula dai poteri di questa Corte di legittimità, ritenuto che la motivazione del giudice del merito sul punto si presenta adeguata e corretta, in considerazione della non contestata circostanza di fatto dell’ installazione di una terza caldaia (per l’ essiccamento di fanghi) oltre alle due regolarmente autorizzate (per produzione vapore).

Il ricorso pertanto è inammissibile.

A mente dell’ art. 616 c.p.p., a tale declaratoria consegue – non potendo escludersi che essa sia ascrivibile a colpa del ricorrente (C. Cost. sent. 7-13 giugno 2000, n. 186)- l’ onere delle spese del procedimento, nonché del versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende, equitativamente fissata, in ragione dei motivi dedotti, nella misura di € 500,00.

P.Q.M.

la Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché al versamento della somma di € 500,00 in favore della Cassa delle ammende.

Cosi deciso in Roma il 20 dicembre 2005.

 

 

 

L’industria conciaria, pur non essendo peggiore di molte

altre attivitàindustriale, èconsiderata altamente

QUESTIO perché principalmente al fatto che il materiale

grezzo di partenza èessenzialmente sostanza organica

putrescibile. Questo rende sicuramente la conceria un

ambiente di lavoro non proprio “pulito”.

Questo non vuol dire necessariamente

“inquinamento”, anzi bisogna ammettere che da

questo punto di vista, la conceria èun’attivitàche

riduce l’inquinamento, trasformando una grandissima

quantitàdi materiale grezzo destinato alla putrefazione,

e quindi alla discarica, in prodotto finito utilizzabile per

una gran varietàdi articoli.

Altro aspetto da considerare è che, al contrario di molte

altre attività industriali, la conceria produce

inquinamento ben “visibile”, costituito da reflui colorati

(derivati dalle tinture, dalla concia ecc…), da

sottoprodotti di aspetto sgradevole e da cattivi odori.

Fanghi conciari

 

sequestro preventivo degli impianti di depurazione ubicati in località San Paolo del Comune di Poggio Mirteto, di proprietà del predetto Comune, il tutto in ordine al reato di cui all’art. 256, 2° comma, D.L.vo 152/06, contestato a Refrigeri Fabio, quale sindaco del Comune.

 

 

Il Tribunale di Rieti, con ordinanza emessa il 20/04/010, respingeva l’istanza di riesame avanzata da Refrigeri Fabio. Questi proponeva l’attuale ricorso per Cassazione; ricorso circoscritto alla sussistenza del fumus commissi delicti.

 

 

Tanto premesso sui termini essenziali della vicenda in esame, si rileva che il Tribunale di Rieti non ha motivato un punto fondamentale della decisione.

 

 

Risulta accertato, invero, quanto al fumus commissi delicti – relativo al reato di cui all’art. 256, 2° comma, D.L.vo 156/02 – che presso i due impianti di depurazione vi erano cumuli di fanghi ormai essiccati di vegetazione spontanea.

 

 

Detto accertamento, tuttavia non è di per sé solo sufficiente ai fini della sussistenza del fumus commissi delicti.

 

 

All’uopo si evidenzia che – ai sensi dell’art. 127 D.L.vo 152/06 (come modificato dall’art. 2, comma 12 bis, D.L.vo 4/08) – i fanghi derivanti dal trattamento delle acque reflue sono sottoposti alla disciplina dei rifiuti alla fine del complessivo processo di trattamento effettuato nell’impianto di depurazione.

 

 

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Sez. III Penale

 

 

 

Composta dagli Ill.mi Sigg.:

 

 

Dott. Alfredo Maria Lombardi Presidente

1. Dott. Mario Gentile Consigliere Rel.

2. Dott. Renato Grillo Consigliere

3. Dott. Giulio Sarno Consigliere

4. Dott. Elisabetta Rosi Consigliere

 

 

ha pronunciato la seguente

 

 

– Sul ricorso proposto da Refrigeri Fabio, nato l’xx/ad/xxxx

– Avverso Ordinanza Tribunale di Rieti, emessa il 20/04/010

– Sentita la relazione fatta dal Consigliere dott. Mario Gentile

 

– Udito il Pubblico Ministero in persona del dott. Gioacchino Izzo che ha concluso per Inammissibilità del ricorso

– Udito il difensore Avv. Berardo Serafini, difensore di fiducia del ricorrente Refrigeri Fabio.

 

 

Svolgimento del processo

 

 

Il Tribunale del riesame di Rieti, con ordinanza emessa il 22/04/2010 – provvedendo sulla richiesta di riesame presentata nell’interesse di Refrigeri Fabio, quale sindaco del Comune di Poggio Mirteto, avverso il decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip sede, in data 29/03/010, avente per oggetto gli impianti di depurazione ubicati nel territorio di Poggio Mirteto – rigettava il gravame.

 

 

L’interessato proponeva ricorso per Cassazione, deducendo violazione di legge ex art. 606, lett. b) cpp.

 

 

In particolare il ricorrente, nella sostanza, esponeva:

1 che nella fattispecie non sussistevano gli elementi costitutivi del reato de quo, poiché il Comune di Poggio Mirteto era provvisto dell’autorizzazione per lo smaltimento e lo scarico delle acque reflue, procedimento che di fatto inglobava lo stoccaggio dei fanghi, che non erano altro che il prodotto della prima fase di smaltimento;

2. che, comunque, la decisione impugnata non era motivata quanto alla sussistenza dei presupposti di fatto e di diritto legittimanti il sequestro preventivo de quo, perché fondata su erronea valutazione delle risultanze processuali.

 

 

Tanto dedotto, il ricorrente chiedeva l’annullamento dell’ordinanza impugnata.

 

 

Il PG della Cassazione, nell’udienza camerale del 12/01/011, ha chiesto l’inammissibilità del ricorso.

 

 

Motivi della decisione

 

 

Il ricorso è fondato nei termini di cui in motivazione.

 

Il Gip del Tribunale di Rieti, con decreto in data 29/03/09, disponeva il sequestro preventivo degli impianti di depurazione ubicati in località San Paolo del Comune di Poggio Mirteto, di proprietà del predetto Comune, il tutto in ordine al reato di cui all’art. 256, 2° comma, D.L.vo 152/06, contestato a Refrigeri Fabio, quale sindaco del Comune.

 

 

Il Tribunale di Rieti, con ordinanza emessa il 20/04/010, respingeva l’istanza di riesame avanzata da Refrigeri Fabio. Questi proponeva l’attuale ricorso per Cassazione; ricorso circoscritto alla sussistenza del fumus commissi delicti.

 

 

Tanto premesso sui termini essenziali della vicenda in esame, si rileva che il Tribunale di Rieti non ha motivato un punto fondamentale della decisione.

 

 

Risulta accertato, invero, quanto al fumus commissi delicti – relativo al reato di cui all’art. 256, 2° comma, D.L.vo 156/02 – che presso i due impianti di depurazione vi erano cumuli di fanghi ormai essiccati di vegetazione spontanea.

 

 

Detto accertamento, tuttavia non è di per sé solo sufficiente ai fini della sussistenza del fumus commissi delicti.

 

 

All’uopo si evidenzia che – ai sensi dell’art. 127 D.L.vo 152/06 (come modificato dall’art. 2, comma 12 bis, D.L.vo 4/08) – i fanghi derivanti dal trattamento delle acque reflue sono sottoposti alla disciplina dei rifiuti alla fine del complessivo processo di trattamento effettuato nell’impianto di depurazione.

 

 

Orbene, nella fattispecie in esame – attinente, per l’appunto, al deposito incontrollato di fanghi derivanti dal trattamento delle acque reflue – il Tribunale non ha accertato se i fanghi ritrovati nelle vasche annesse ai depuratori fossero quelli esitati al termine del complesso processo di trattamento delle acque reflue effettuato negli impianti di depurazione in esame.

 

 

Trattasi di carenza assoluta e radicale della motivazione dell’ordinanza de qua su un punto fondamentale della decisione con conseguente preclusione, allo stato dell’esame delle ulteriori censure dedotte nel ricorso.

 

 

Va annullato, pertanto, l’ordinanza del Tribunale di Rieti in data 20/04/010 con rinvio a detto Ufficio giudiziario per nuovo esame.

 

 

P. Q. M.

 

 

La Corte

 

 

Annulla l’ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Rieti

 

.

Così deciso in Roma il 12/01/2011

 

DEPOSITATO IN CANCELLERIA 14 Feb. 2011

 

Ai sensi dell’art. 127 D.L.vo 152/06 (come modificato dall’art. 2, comma 12 bis,

D.Lvo 4/08) — i fanghi derivanti dal trattamento delle acque reflue sono

sottoposti alla disciplina dei rifiuti alla fine del complessivo processo di

trattamento effettuato nell’impianto di depurazione. Con riferimento al deposito

incontrollato di fanghi derivanti dal trattamento delle acque reflue occorre quindi

accertare se i fanghi siano quelli esitati al termine del complesso processo di

trattamento delle acque reflue effettuato negli impianti di depurazione.

 

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;

Visto il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme

in materia ambientale, e successive modificazioni;

Vista la legge 15 dicembre 2004, n. 308, ed in particolare

l’articolo 1,   comma 6, che prevede la possibilita’ di emanare

disposizioni correttive ed integrative del citato decreto legislativo

n. 152 del 2006, entro due anni dalla sua data di entrata in vigore;

Vista la relazione motivata presentata alle Camere dal Ministro

dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi del

citato articolo 1, comma 6, della legge 15 dicembre 2004, n. 308;

Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,

adottata nella riunione del 13 settembre 2007;

Acquisito   il   parere   della   Conferenza   unificata   di   cui

all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, reso

nella seduta del 20 settembre 2007;

Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei

deputati e del Senato della Repubblica in data 24 ottobre 2007;

Vista la seconda preliminare deliberazione del Consiglio dei

Ministri, adottata nella riunione del 23 novembre 2007;

Acquisiti i pareri definitivi delle competenti Commissioni della

Camera dei deputati e del Senato della Repubblica rispettivamente in

data 12 dicembre 2007 e 13 dicembre 2007;

Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella

riunione del 21 dicembre 2007;

Sulla proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del

territorio e del mare e del Ministro per le politiche europee, di

concerto con i Ministri per le riforme e le innovazioni nella

pubblica amministrazione, per gli affari regionali e le autonomie

locali, dell’interno, della giustizia, della difesa, dell’economia e

delle   finanze,   dello sviluppo economico, della salute, delle

infrastrutture, dei trasporti e delle politiche agricole alimentari e

forestali;

 

E m a n a

 

il seguente decreto legislativo:

Art. 1.

Modifiche alle parti prima e seconda del decreto legislativo 3 aprile

2006, n. 152

1. La parte prima del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152

assume la seguente denominazione: «Disposizioni comuni e principi

generali».

2. Dopo l’articolo 3 sono inseriti i seguenti:

Art. 3-bis.

Principi sulla produzione del diritto ambientale

l. I principi posti dal presente articolo e dagli articoli seguenti

costituiscono i principi generali in tema di tutela dell’ambiente,

adottati in attuazione degli articoli 2, 3, 9, 32, 41, 42 e 44, 117

commi 1   e   3 della Costituzione e nel rispetto del Trattato

dell’Unione europea.

2. I principi previsti dalla presente Parte Prima costituiscono

regole generali della materia ambientale nell’adozione degli atti

normativi, di indirizzo e di coordinamento e nell’emanazione dei

provvedimenti di natura contingibile ed urgente.

3. I principi ambientali possono essere modificati o eliminati

soltanto mediante espressa previsione di successive leggi della

Repubblica   italiana, purche’ sia comunque sempre garantito il

corretto recepimento del diritto europeo.

 

Art. 3-ter.

Principio dell’azione ambientale

1. La tutela dell’ambiente e degli ecosistemi naturali e del

patrimonio culturale deve essere garantita da tutti gli enti pubblici

e privati e dalle persone fisiche e giuridiche pubbliche o private,

mediante una adeguata azione che sia informata ai principi della

precauzione,   dell’azione  preventiva, della correzione, in via

prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente, nonche’ al

principio   «chi inquina paga» che, ai sensi dell’articolo 174,

comma 2, del Trattato delle unioni europee, regolano la politica

della comunita’ in materia ambientale.

 

Art. 3-quater.

Principio dello sviluppo sostenibile

1. Ogni attivita’ umana giuridicamente rilevante ai sensi del

presente   codice   deve conformarsi al principio dello sviluppo

sostenibile, al fine di garantire che il soddisfacimento dei bisogni

delle generazioni attuali non possa compromettere la qualita’ della

vita e le possibilita’ delle generazioni future.

2. Anche l’attivita’ della pubblica amministrazione deve essere

finalizzata   a consentire la migliore attuazione possibile del

principio dello sviluppo sostenibile, per cui nell’ambito della

scelta comparativa di interessi pubblici e privati connotata da

discrezionalita’ gli interessi alla tutela dell’ambiente e del

patrimonio   culturale   devono   essere   oggetto   di   prioritaria

3. Data la complessita’ delle relazioni e delle interferenze tra

natura e attivita’ umane, il principio dello sviluppo sostenibile

deve consentire di individuare un equilibrato rapporto, nell’ambito

delle risorse ereditate, tra quelle da risparmiare e quelle da

trasmettere, affinche’ nell’ambito delle dinamiche della produzione e

del consumo si inserisca altresi’ il principio di solidarieta’ per

salvaguardare e per migliorare la qualita’ dell’ambiente anche

4. La risoluzione delle questioni che involgono aspetti ambientali

deve essere cercata e trovata nella prospettiva di garanzia dello

sviluppo   sostenibile,   in   modo   da salvaguardare il corretto

funzionamento   e   l’evoluzione   degli ecosistemi naturali dalle

modificazioni negative che possono essere prodotte dalle attivita’

 

Art. 3-quinquies.

Principi di sussidiarieta’ e di leale collaborazione

1. I principi desumibili dalle norme del decreto legislativo

costituiscono le condizioni minime ed essenziali per assicurare la

tutela dell’ambiente su tutto il territorio nazionale;

2. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono

adottare forme di tutela giuridica dell’ambiente piu’ restrittive,

qualora lo richiedano situazioni particolari del loro territorio,

purche’   cio’ non comporti un’arbitraria discriminazione, anche

attraverso ingiustificati aggravi procedimentali.

3. Lo Stato interviene in questioni involgenti interessi ambientali

ove gli obiettivi dell’azione prevista, in considerazione delle

dimensioni di essa e dell’entita’ dei relativi effetti, non possano

essere sufficientemente realizzati dai livelli territoriali inferiori

di governo o non siano stati comunque effettivamente realizzati.

4. Il principio di sussidiarieta’ di cui al comma 3 opera anche nei

rapporti tra regioni ed enti locali minori.

 

Art. 3-sexies.

Diritto di accesso alle informazioni ambientali e di partecipazione a

scopo collaborativo

1. In attuazione della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive

modificazioni, e delle previsioni della Convenzione di Aarhus,

ratificata dall’Italia con la legge 16 marzo 2001, n. 108, e ai sensi

del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195, chiunque, senza

essere   tenuto   a   dimostrare   la sussistenza di un interesse

giuridicamente rilevante, puo’ accedere alle informazioni relative

allo stato dell’ambiente e del paesaggio nel territorio nazionale.».

3. La Parte seconda del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152,

e successive modificazioni, e’ sostituita dalla seguente:

 

PARTE SECONDA

Procedure per la valutazione ambientale strategica (Vas), per la

valutazione dell’impatto ambientale (via) e per l’autorizzazione

integrata ambientale (Ippc)

 

Titolo I

PRINCIPI GENERALI PER LE PROCEDURE DI VIA, DI VAS E PER LA

VALUTAZIONE   D’INCIDENZA E L’AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE

(AIA).

 

Art. 4.

Finalita’

1. Le norme del presente decreto costituiscono recepimento ed

attuazione:

a) della direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del

Consiglio, del 27 giugno 2001, concernente la valutazione degli

impatti di determinati piani e programmi sull’ambiente;

b) della direttiva 85/337/CEE del Consiglio del 27 giugno 1985,

concernente la valutazione di impatto ambientale di determinati

progetti pubblici e privati, come modificata ed integrata con la

direttiva 97/11/CE del Consiglio del 3 marzo 1997 e con la direttiva

2003/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 maggio

2. Il presente decreto individua, nell’ambito della procedura di

Valutazione dell’impatto ambientale modalita’ di semplificazione e

coordinamento delle procedure autorizzative in campo ambientale, ivi

comprese le procedure di cui al decreto legislativo 18 febbraio 2005,

n.   59,   in   materia   di   prevenzione   e   riduzione integrate

dell’inquinamento, come parzialmente modificato da questo decreto

3. La valutazione ambientale di piani, programmi e progetti ha la

finalita’ di assicurare che l’attivita’ antropica sia compatibile con

le condizioni per uno sviluppo sostenibile, e quindi nel rispetto

della capacita’ rigenerativa degli ecosistemi e delle risorse, della

salvaguardia della biodiversita’ e di un’equa distribuzione dei

vantaggi connessi all’attivita’ economica. Per mezzo della stessa si

affronta la determinazione della valutazione preventiva integrata

degli impatti ambientali nello svolgimento delle attivita’ normative

e amministrative, di informazione ambientale, di pianificazione e

4. In tale ambito:

a) la valutazione ambientale di piani e programmi che possono

avere un impatto significativo sull’ambiente ha la finalita’ di

garantire   un   elevato   livello   di protezione dell’ambiente e

contribuire all’integrazione di considerazioni ambientali all’atto

dell’elaborazione, dell’adozione e approvazione di detti piani e

programmi assicurando che siano coerenti e contribuiscano alle

condizioni per uno sviluppo sostenibile.

b) la valutazione ambientale dei progetti ha la finalita’ di

proteggere la salute umana, contribuire con un migliore ambiente alla

qualita’ della vita, provvedere al mantenimento delle specie e

conservare la capacita’ di riproduzione dell’ecosistema in quanto

risorsa essenziale per la vita. A questo scopo, essa individua,

descrive e valuta, in modo appropriato, per ciascun caso particolare

e secondo le disposizioni del presente decreto, gli impatti diretti e

indiretti di un progetto sui seguenti fattori:

1) l’uomo, la fauna e la flora;

2) il suolo, l’acqua, l’aria e il clima;

3) i beni materiali ed il patrimonio culturale;

4) l’interazione tra i fattori di cui sopra.

 

Art. 5.

Definizioni

1. Ai fini del presente decreto si intende per:

a) valutazione ambientale di piani e programmi, nel seguito

valutazione ambientale strategica, di seguito VAS: il processo che

comprende, secondo le disposizioni di cui al titolo II della seconda

parte del presente decreto, lo svolgimento di una verifica di

assoggettabilita’,   l’elaborazione   del   rapporto ambientale, lo

svolgimento   di consultazioni, la valutazione del piano o del

programma,   del   rapporto   e   degli esiti delle consultazioni,

l’espressione di un parere motivato, l’informazione sulla decisione

ed il monitoraggio;

b) valutazione ambientale dei progetti, nel seguito valutazione

d’impatto ambientale, di seguito VIA: il processo che comprende,

secondo le disposizioni di cui al titolo III della seconda parte del

presente   decreto,   lo   svolgimento   di   una   verifica   di

assoggettabilita’,   la   definizione   dei contenuti dello studio

d’impatto ambientale, lo svolgimento di consultazioni, la valutazione

del progetto, dello studio e degli esiti delle consultazioni,

l’informazione sulla decisione ed il monitoraggio;

c) impatto     ambientale:   l’alterazione   qualitativa   e/o

quantitativa, diretta ed indiretta, a breve e a lungo termine,

permanente e temporanea, singola e cumulativa, positiva e negativa

dell’ambiente, inteso come sistema di relazioni fra i fattori

antropici, naturalistici, chimico-fisici, climatici, paesaggistici,

architettonici, culturali, agricoli ed economici, in conseguenza

dell’attuazione sul territorio di piani o programmi o di progetti

nelle diverse fasi della loro realizzazione, gestione e dismissione,

nonche’ di eventuali malfunzionamenti;

d) patrimonio culturale: l’insieme costituito dai beni culturali

e   dai   beni paesaggistici in conformita’ al disposto di cui

all’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n.

42;

e) piani e programmi: gli atti e provvedimenti di pianificazione

e di programmazione comunque denominati, compresi quelli cofinanziati

dalla Comunita’ europea, nonche’ le loro modifiche:

1) che sono elaborati e/o adottati da un’autorita’ a livello

nazionale, regionale o locale oppure predisposti da un’autorita’ per

essere approvati, mediante una procedura legislativa, amministrativa

o negoziale e

2) che sono previsti da disposizioni legislative, regolamentari

o amministrative;

f) rapporto ambientale: il documento del piano o del programma

redatto in conformita’ alle previsioni di cui all’articolo 13;

g) progetto preliminare: gli elaborati progettuali predisposti in

conformita’ all’articolo 93 del decreto legislativo 12 aprile 2006,

n. 163, nel caso di opere pubbliche; negli altri casi, il progetto

che presenta almeno un livello informativo e di dettaglio equivalente

ai fini della valutazione ambientale;

h) progetto definitivo: gli elaborati progettuali predisposti in

conformita’ all’articolo 93 del decreto n. 163 del 2006 nel caso di

opere pubbliche; negli altri casi, il progetto che presenta almeno un

livello   informativo e di dettaglio equivalente ai fini della

valutazione ambientale;

i) studio   di impatto ambientale: elaborato che integra il

progetto definitivo, redatto in conformita’ alle previsioni di cui

all’articolo 22;

l) modifica: la variazione di un piano, programma o progetto

approvato, comprese, nel caso dei progetti, le variazioni delle loro

caratteristiche   o   del   loro   funzionamento,   ovvero   un loro

potenziamento, che possano produrre effetti sull’ambiente;

l-bis) modifica sostanziale: la variazione di un piano, programma

o progetto approvato, comprese, nel caso dei progetti, le variazioni

delle loro caratteristiche o del loro funzionamento, ovvero un loro

potenziamento, che possano produrre effetti negativi significativi

sull’ambiente;

m) verifica di assoggettabilita’: la verifica attivata allo scopo

di valutare, ove previsto, se piani, programmi o progetti possono

avere   un   impatto significativo sull’ambiente e devono essere

sottoposti alla fase di valutazione secondo le disposizioni del

presente decreto;

n) provvedimento di verifica: il provvedimento obbligatorio e

vincolante dell’autorita’ competente che conclude la verifica di

assoggettabilita’;

o) provvedimento   di valutazione dell’impatto ambientale: il

provvedimento dell’autorita’ competente che conclude la fase di

valutazione del processo di VIA. E’ un provvedimento obbligatorio e

vincolante che sostituisce o coordina, tutte le autorizzazioni, le

intese, le concessioni, le licenze, i pareri, i nulla osta e gli

assensi comunque denominati in materia ambientale e di patrimonio

culturale;

o-bis) autorizzazione integrata ambientale: il provvedimento

previsto dagli articoli 5 e 7 e seguenti del decreto legislativo

18 febbraio 2005, n. 59»;

p) autorita’ competente: la pubblica amministrazione cui compete

l’adozione   del provvedimento di verifica di assoggettabilita’,

l’elaborazione del parere motivato, nel caso di valutazione di piani

e programmi, e l’adozione dei provvedimenti conclusivi in materia di

VIA, nel caso di progetti;

q) autorita’ procedente: la pubblica amministrazione che elabora

il piano, programma soggetto alle disposizioni del presente decreto,

ovvero nel caso in cui il soggetto che predispone il piano, programma

sia   un   diverso   soggetto   pubblico   o   privato, la pubblica

amministrazione che recepisce, adotta o approva il piano, programma;

r) proponente: il soggetto pubblico o privato che elabora il

piano, programma o progetto soggetto alle disposizioni del presente

decreto;

s) soggetti   competenti in materia ambientale: le pubbliche

amministrazioni e gli enti pubblici che, per le loro specifiche

competenze o responsabilita’ in campo ambientale, possono essere

interessate agli impatti sull’ambiente dovuti all’attuazione dei

piani, programmi o progetti;

t) consultazione:   l’insieme   delle forme di informazione e

partecipazione, anche diretta, delle amministrazioni, del pubblico e

del pubblico interessato nella raccolta dei dati e nella valutazione

dei piani, programmi e progetti;

u) pubblico: una o piu’ persone fisiche o giuridiche nonche’, ai

sensi della legislazione vigente, le associazioni, le organizzazioni

o i gruppi di tali persone;

v) pubblico interessato: il pubblico che subisce o puo’ subire

gli effetti delle procedure decisionali in materia ambientale o che

ha un interesse in tali procedure; ai fini della presente definizione

le organizzazioni non governative che promuovono la protezione

dell’ambiente e che soddisfano i requisiti previsti dalla normativa

statale vigente, nonche’ le organizzazioni sindacali maggiormente

rappresentative, sono considerate come aventi interesse.

 

Art. 6.

Oggetto della disciplina

1. La valutazione ambientale strategica riguarda i piani e i

programmi che possono avere impatti significativi sull’ambiente e sul

patrimonio culturale.

2. Fatto salvo quanto disposto al comma 3, viene effettuata una

valutazione per tutti i piani e i programmi:

a) che sono elaborati per la valutazione e gestione della

qualita’ dell’aria ambiente, per i settori agricolo, forestale, della

pesca, energetico, industriale, dei trasporti, della gestione dei

rifiuti e delle acque, delle telecomunicazioni, turistico, della

pianificazione territoriale o della destinazione dei suoli, e che

definiscono   il   quadro   di   riferimento   per   l’approvazione,

l’autorizzazione,  l’area   di   localizzazione   o   comunque   la

realizzazione dei progetti elencati negli allegati II, III e IV del

presente decreto;

b) per i quali, in considerazione dei possibili impatti sulle

finalita’ di conservazione dei siti designati come zone di protezione

speciale per la conservazione degli uccelli selvatici e quelli

classificati come siti di importanza comunitaria per la protezione

degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatica, si

ritiene   necessaria    una   valutazione   d’incidenza   ai   sensi

dell’articolo 5   del   decreto   del   Presidente della Repubblica

8 settembre 1997, n. 357, e successive modificazioni.

3. Per i piani e i programmi di cui al comma 2 che determinano

l’uso di piccole aree a livello locale e per le modifiche minori dei

piani e dei programmi di cui al comma 2, la valutazione ambientale e’

necessaria qualora l’autorita’ competente valuti che possano avere

impatti significativi sull’ambiente, secondo le disposizioni di cui

all’articolo 12.

3-bis. L’autorita’ competente valuta, secondo le disposizioni di

cui all’articolo 12, se i piani e i programmi, diversi da quelli di

cui al paragrafo 2, che definiscono il quadro di riferimento per

l’autorizzazione dei progetti, possono avere effetti significativi

sull’ambiente.

4. Sono comunque esclusi dal campo di applicazione del presente

decreto:

a) i piani e i programmi destinati esclusivamente a scopi di

difesa nazionale caratterizzati da somma urgenza o coperti dal

segreto di Stato;

b) i piani e i programmi finanziari o di bilancio;

c) i   piani di protezione civile in caso di pericolo per

l’incolumita’ pubblica.

5. La valutazione d’impatto ambientale, riguarda i progetti che

possono avere impatti significativi sull’ambiente e sul patrimonio

6. Fatto salvo quanto disposto al comma 7, viene effettuata

altresi’ una valutazione per:

a) i progetti di cui agli allegati II e III al presente decreto;

b) i progetti di cui all’allegato IV al presente decreto,

relativi ad opere o interventi di nuova realizzazione, che ricadono,

anche parzialmente, all’interno di aree naturali protette come

definite dalla legge 6 dicembre 1991, n. 394.

7. La valutazione e’ inoltre necessaria per:

a) i   progetti   elencati   nell’allegato   II   che   servono

esclusivamente o essenzialmente per lo sviluppo ed il collaudo di

nuovi metodi o prodotti e non sono utilizzati per piu’ di due anni;

b) le modifiche o estensioni dei progetti elencati nell’allegato

II;

c) i progetti elencati nell’allegato IV;

qualora   in   base   alle disposizioni di cui al successivo

articolo 20 si ritenga che possano avere impatti significativi

sull’ambiente.

8. Per i progetti di cui agli allegati III e IV, ricadenti

all’interno di aree naturali protette, le soglie dimensionali, ove

previste, sono ridotte del cinquanta per cento.

9. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono

definire,   per   determinate   tipologie   progettuali   o   aree

predeterminate, sulla base degli elementi indicati nell’allegato V,

un incremento nella misura massima del trenta per cento o decremento

delle soglie di cui all’allegato IV. Con riferimento ai progetti di

cui all’allegato IV, qualora non ricadenti neppure parzialmente in

aree naturali protette, le regioni e le province autonome di Trento e

di Bolzano possono determinare, per specifiche categorie progettuali

o in particolari situazioni ambientali e territoriali, sulla base

degli elementi di cui all’allegato V, criteri o condizioni di

esclusione dalla verifica di assoggettabilita’.

10. L’autorita’ competente in sede statale valuta caso per caso i

progetti relativi ad opere ed interventi destinati esclusivamente a

scopo di difesa nazionale. La esclusione di tali progetti dal campo

di applicazione del decreto, se cio’ possa pregiudicare gli scopi

della difesa nazionale, e’ determinata con decreto interministeriale

del Ministro della difesa e del Ministro dell’ambiente e della tutela

del territorio e del mare.

11. Sono esclusi in tutto in parte dal campo di applicazione del

presente decreto, quando non sia possibile in alcun modo svolgere la

valutazione di impatto ambientale, singoli interventi disposti in via

d’urgenza,   ai sensi dell’articolo 5, commi 2 e 5 della legge

24 febbraio   1992,   n.   225,   al   solo scopo di salvaguardare

l’incolumita’ delle persone e di mettere in sicurezza gli immobili da

un pericolo imminente o a seguito di calamita’. In tale caso

l’autorita’   competente,   sulla   base   della   documentazione

immediatamente   trasmessa   dalle   autorita’ che dispongono tali

interventi:

a) esamina se sia opportuna un’altra forma di valutazione;

b) mette a disposizione del pubblico coinvolto le informazioni

raccolte con le altre forme di valutazione di cui alla lettera a), le

informazioni relative alla decisione di esenzione e le ragioni per

cui e’ stata concessa;

c) informa   la   Commissione   europea,   tramite il Ministero

dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare nel caso di

interventi di competenza regionale, prima di consentire il rilascio

dell’autorizzazione, delle motivazioni dell’esclusione accludendo le

informazioni messe a disposizione del pubblico.

 

Art. 7.

Competenze

1. Sono sottoposti a VAS in sede statale i piani e programmi di cui

all’articolo 6, commi da 1 a 4, la cui approvazione compete ad organi

dello Stato.

2. Sono sottoposti a VAS secondo le disposizioni delle leggi

regionali, i piani e programmi di cui all’articolo 6, commi da 1 a 4,

la cui approvazione compete alle regioni e province autonome o agli

enti locali.

3. Sono sottoposti a VIA in sede statale i progetti di cui

all’allegato II al presente decreto .

4. Sono sottoposti a VIA secondo le disposizioni delle leggi

regionali, i progetti di cui agli allegati III e IV al presente

5.   In   sede statale, l’autorita’ competente e’ il Ministro

dell’ambiente   e   della tutela del territorio e del mare. Il

provvedimento di viae il parere motivato in sede di VAS sono espressi

di concerto con il Ministro per i beni e le attivita’ culturali, che

collabora alla relativa attivita’ istruttoria.

6. In sede regionale, l’autorita’ competente e’ la pubblica

amministrazione con compiti di tutela, protezione e valorizzazione

ambientale individuata secondo le disposizioni delle leggi regionali

o delle province autonome.

7. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano

disciplinano con proprie leggi e regolamenti le competenze proprie e

quelle degli altri enti locali. Disciplinano inoltre:

a) i criteri per la individuazione degli enti locali territoriali

interessati;

b) i   criteri   specifici   per l’individuazione dei soggetti

competenti in materia ambientale;

c) eventuali ulteriori modalita’, rispetto a quelle indicate nel

presente decreto, per l’individuazione dei piani e programmi o

progetti da sottoporre alla disciplina del presente decreto, e per lo

svolgimento della consultazione;

d) le modalita’ di partecipazione delle regioni e province

autonome confinanti al processo di VAS, in coerenza con quanto

stabilito dalle disposizioni nazionali in materia.

8. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano

informano, ogni dodici mesi, il Ministero dell’ambiente e della

tutela del territorio e del mare circa i provvedimenti adottati e i

procedimenti di valutazione in corso.

 

Art. 8.

Norme di organizzazione

1. La Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale,

istituita dall’articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica

14 maggio 2007, n. 90, assicura al Ministero dell’ambiente e della

tutela del territorio e del mare il supporto tecnico-scientifico per

l’attuazione delle norme di cui al presente decreto.

2. Nel caso di progetti per i quali la valutazione di impatto

ambientale   spetta   allo   Stato, e che ricadano nel campo di

applicazione   di   cui   all’allegato   V del decreto legislativo

18 febbraio 2005, n. 59, il supporto tecnico-scientifico viene

assicurato in coordinamento con la Commissione istruttoria per

l’autorizzazione ambientale integrata ora prevista dall’articolo 10

del decreto del Presidente della Repubblica 14 maggio 2007, n. 90.

3. I componenti della Commissione sono nominati, nel rispetto del

principio   dell’equilibrio di genere, con decreto del Ministro

dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare, per un

4. I componenti della Commissione provenienti dalle amministrazioni

pubbliche sono posti, a seconda dei casi, in posizione di comando,

distacco, fuori ruolo o in aspettativa nel rispetto dei rispettivi

ordinamenti. Nel caso prestino la propria prestazione a tempo

parziale sono posti dall’amministrazione di appartenenza in posizione

di tempo definito. In seguito al collocamento fuori ruolo o in

aspettativa del personale, le Amministrazioni pubbliche rendono

indisponibile il posto liberato.

 

Art. 9.

Norme procedurali generali

1. Le modalita’ di partecipazione previste dal presente decreto,

soddisfano i requisiti di cui agli articoli da 7 a 10 della legge

7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, concernente norme

in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai

documenti amministrativi.

2. L’autorita’ competente, ove ritenuto utile indice, cosi’ come

disciplinato dagli articoli che seguono, una o piu’ conferenze di

servizi ai sensi degli articoli 14 e seguenti della legge n. 241 del

1990 al fine di acquisire elementi informativi e le valutazioni delle

altre autorita’ pubbliche interessate.

3. Nel rispetto dei tempi minimi definiti per la consultazione del

pubblico,   nell’ambito delle procedure di seguito disciplinate,

l’autorita’   competente   puo’   concludere   con il proponente o

l’autorita’   procedente   e   le   altre amministrazioni pubbliche

interessate accordi per disciplinare lo svolgimento delle attivita’

di interesse comune ai fini della semplificazione e della maggiore

efficacia dei procedimenti.

4. Per ragioni di segreto industriale o commerciale e’ facolta’ del

proponente presentare all’autorita’ competente motivata richiesta di

non rendere pubblica parte della documentazione relativa al progetto,

allo   studio   preliminare ambientale o allo studio di impatto

ambientale.   L’autorita’   competente, verificate le ragioni del

proponente, accoglie o respinge motivatamente la richiesta soppesando

l’interesse alla riservatezza con l’interesse pubblico all’accesso

alle informazioni. L’autorita’ competente dispone comunque della

documentazione riservata, con l’obbligo di rispettare le disposizioni

vigenti in materia.

 

Art. 10.

Norme per il coordinamento e la semplificazione dei procedimenti

1. Il provvedimento di valutazione d’impatto ambientale fa luogo

dell’autorizzazione integrata ambientale per i progetti per i quali

la relativa valutazione spetta allo Stato e che ricadono nel campo di

applicazione dell’allegato V del decreto legislativo 18 febbraio

2005, n. 59. Lo studio di impatto ambientale e gli elaborati

progettuali contengono, a tale fine, anche le informazioni previste

ai   commi 1 e 2 dell’articolo 5 e il provvedimento finale le

condizioni e le misure supplementari previste dagli articoli 7 e 8

del medesimo decreto n. 59 del 2005.

2. Le regioni e le province autonome assicurano che, per i progetti

per   i quali la valutazione d’impatto ambientale sia di loro

attribuzione e che ricadano nel campo di applicazione dell’allegato I

del decreto legislativo n. 59 del 2005, la procedura per il rilascio

di autorizzazione integrata ambientale sia coordinata nell’ambito del

procedimento di VIA. E’ in ogni caso assicurata l’unicita’ della

consultazione del pubblico per le due procedure. Se l’autorita’

competente in materia di VIA coincide con quella competente al

rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale, le disposizioni

regionali   e delle province autonome possono prevedere che il

provvedimento di valutazione d’impatto ambientale faccia luogo anche

di quella autorizzazione. In questo caso, lo studio di impatto

ambientale   e   gli   elaborati   progettuali contengono anche le

informazioni   previste   ai  commi 1   e 2 dell’articolo 5 e il

provvedimento finale le condizioni e le misure supplementari previste

dagli articoli 7 e 8 del medesimo decreto n. 59 del 2005.

3. La VAS e la VIA comprendono le procedure di valutazione

d’incidenza di cui all’articolo 5 del decreto n. 357 del 1997; a tal

fine, il rapporto ambientale, lo studio preliminare ambientale o lo

studio   di   impatto ambientale contengono gli elementi di cui

all’allegato G dello stesso decreto n. 357 del 1997 e la valutazione

dell’autorita’ competente si estende alle finalita’ di conservazione

proprie della valutazione d’incidenza oppure dovra’ dare atto degli

esiti della valutazione di incidenza. Le modalita’ di informazione

del pubblico danno specifica evidenza della integrazione procedurale.

4. La verifica di assoggettabilita’ di cui all’articolo 20 puo’

essere condotta, nel rispetto delle disposizioni contenute nel

presente decreto, nell’ambito della VAS. In tal caso le modalita’ di

informazione del pubblico danno specifica evidenza della integrazione

5. Nella redazione dello studio di impatto ambientale di cui

all’articolo 22, relativo a progetti previsti da piani o programmi

gia’ sottoposti a valutazione ambientale, possono essere utilizzate

le informazioni e le analisi contenute nel rapporto ambientale. Nel

corso   della   redazione dei progetti e nella fase della loro

valutazione, sono tenute in considerazione la documentazione e le

conclusioni della VAS.

 

Titolo II

LA VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA

 

Art. 11.

Modalita’ di svolgimento

1. La valutazione ambientale strategica e’ avviata dall’autorita’

procedente contestualmente al processo di formazione del piano o

programma   e   comprende,   secondo le disposizioni di cui agli

articoli da 12 a 18:

a) lo svolgimento di una verifica di assoggettabilita’;

b) l’elaborazione del rapporto ambientale;

c) lo svolgimento di consultazioni;

d) la valutazione del rapporto ambientale e gli esiti delle

consultazioni;

e) la decisione;

f) l’informazione sulla decisione;

g) il monitoraggio.

2. L’autorita’ competente, al fine di promuovere l’integrazione

degli   obiettivi   di   sostenibilita’ ambientale nelle politiche

settoriali ed il rispetto degli obiettivi, dei piani e dei programmi

ambientali, nazionali ed europei:

a) esprime   il   proprio   parere sull’assoggettabilita’ delle

proposte   di piano o di programma alla valutazione ambientale

strategica nei casi previsti dal comma 3 dell’articolo 6;

b) collabora con l’autorita’ proponente al fine di definire le

forme   ed   i   soggetti   della   consultazione pubblica, nonche’

l’impostazione ed i contenuti del Rapporto ambientale e le modalita’

di monitoraggio di cui all’articolo 18;

c) esprime, tenendo conto della consultazione pubblica, dei

pareri dei soggetti competenti in materia ambientale, un proprio

parere motivato sulla proposta di piano e di programma e sul rapporto

ambientale nonche’ sull’adeguatezza del piano di monitoraggio e con

riferimento alla sussistenza delle risorse finanziarie;.

3.   La   fase   di valutazione e’ effettuata durante la fase

preparatoria del piano o del programma ed anteriormente alla sua

approvazione o all’avvio della relativa procedura legislativa. Essa

e’   preordinata   a   garantire   che   gli   impatti significativi

sull’ambiente derivanti dall’attuazione di detti piani e programmi

siano presi in considerazione durante la loro elaborazione e prima

della loro approvazione .

4. La VAS viene effettuata ai vari livelli istituzionali tenendo

conto dell’esigenza di razionalizzare i procedimenti ed evitare

duplicazioni nelle valutazioni.

5. La VAS costituisce per i piani e programmi a cui si applicano le

disposizioni del presente decreto, parte integrante del procedimento

di adozione ed approvazione. I provvedimenti amministrativi di

approvazione   adottati   senza   la previa valutazione ambientale

strategica, ove prescritta, sono annullabili per violazione di legge.

 

Art. 12.

Verifica di assoggettabilita’

1. Nel caso di piani e programmi di cui all’articolo 6, comma 3,

l’autorita’   procedente   trasmette   all’autorita’ competente, su

supporto   cartaceo   ed   informatico,   un   rapporto   preliminare

comprendente una descrizione del piano o programma e le informazioni

e   i dati necessari alla verifica degli impatti significativi

sull’ambiente   dell’attuazione   del   piano o programma, facendo

riferimento ai criteri dell’allegato I del presente decreto.

2.   L’autorita’   competente in collaborazione con l’autorita’

procedente, individua i soggetti competenti in materia ambientale da

consultare e trasmette loro il documento preliminare per acquisirne

il parere. Il parere e’ inviato entro trenta giorni all’autorita’

competente ed all’autorita’ procedente.

3. Salvo quanto diversamente concordato dall’autorita’ competente

con l’autorita’ procedente, l’autorita’ competente, sulla base degli

elementi di cui all’allegato I del presente decreto e tenuto conto

delle osservazioni pervenute, verifica se il piano o programma possa

avere impatti significativi sull’ambiente.

4. L’autorita’ competente, sentita l’autorita’ procedente, tenuto

conto   dei   contributi   pervenuti,   entro novanta giorni dalla

trasmissione di cui al comma 1, emette il provvedimento di verifica

assoggettando o escludendo il piano o il programma dalla valutazione

di cui agli articoli da 13 a 18 e, se del caso, definendo le

necessarie prescrizioni.

5. Il risultato della verifica di assoggettabilita’, comprese le

motivazioni, deve essere reso pubblico.

 

Art. 13.

Redazione del rapporto ambientale

1. Sulla base di un rapporto preliminare sui possibili impatti

ambientali significativi dell’attuazione del piano o programma, il

proponente e/o l’autorita’ procedente entrano in consultazione, sin

dai momenti preliminari dell’attivita’ di elaborazione di piani e

programmi, con l’autorita’ competente e gli altri soggetti competenti

in materia ambientale, al fine di definire la portata ed il livello

di dettaglio delle informazioni da includere nel rapporto ambientale.

2. La consultazione, salvo quanto diversamente concordato, si

conclude entro novanta giorni.

3. La redazione del rapporto ambientale spetta al proponente o

all’autorita’ procedente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della

finanza pubblica. Il rapporto ambientale costituisce parte integrante

del piano o del programma e ne accompagna l’intero processo di

elaborazione ed approvazione.

4. Nel rapporto ambientale debbono essere individuati, descritti e

valutati gli impatti significativi che l’attuazione del piano o del

programma proposto potrebbe avere sull’ambiente e sul patrimonio

culturale, nonche’ le ragionevoli alternative che possono adottarsi

in considerazione degli obiettivi e dell’ambito territoriale del

piano o del programma stesso. L’allegato VI al presente decreto

riporta le informazioni da fornire nel rapporto ambientale a tale

scopo, nei limiti in cui possono essere ragionevolmente richieste,

tenuto conto del livello delle conoscenze e dei metodi di valutazione

correnti, dei contenuti e del livello di dettaglio del piano o del

programma. Per evitare duplicazioni della valutazione, possono essere

utilizzati,   se   pertinenti, approfondimenti gia’ effettuati ed

informazioni ottenute nell’ambito di altri livelli decisionali o

altrimenti acquisite in attuazione di altre disposizioni normative.

5. La proposta di piano o di programma e’ comunicata, anche secondo

modalita’ concordate, all’autorita’ competente. La comunicazione

comprende il rapporto ambientale e una sintesi non tecnica dello

stesso. Dalla data pubblicazione dell’avviso di cui all’articolo 14,

comma 1,   decorrono   i   tempi   dell’esame   istruttorio e della

valutazione. La proposta di piano o programma ed il rapporto

ambientale sono altresi’ messi a disposizione dei soggetti competenti

in materia ambientale e del pubblico interessato affinche’ questi

abbiano l’opportunita’ di esprimersi.

6. La documentazione e’ depositata presso gli uffici dell’autorita’

competente e presso gli uffici delle regioni e delle province il cui

territorio risulti anche solo parzialmente interessato dal piano o

programma o dagli impatti della sua attuazione.

 

Art. 14.

Consultazione

1. Contestualmente alla comunicazione di cui all’articolo 13,

comma 5, l’autorita’ procedente cura la pubblicazione di un avviso

nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana o nel Bollettino

Ufficiale della regione o provincia autonoma interessata. L’avviso

deve contenere: il titolo della proposta di piano o di programma, il

proponente, l’autorita’ procedente, l’indicazione delle sedi ove puo’

essere presa visione del piano o programma e del rapporto ambientale

e delle sedi dove si puo’ consultare la sintesi non tecnica.

2.   L’autorita’   competente e l’autorita’ procedente mettono,

altresi’, a disposizione del pubblico la proposta di piano o

programma ed il rapporto ambientale mediante il deposito presso i

propri uffici e la pubblicazione sul proprio sito web.

3.   Entro il termine di sessanta giorni dalla pubblicazione

dell’avviso di cui al comma 1, chiunque puo’ prendere visione della

proposta di piano o programma e del relativo rapporto ambientale e

presentare proprie osservazioni, anche fornendo nuovi o ulteriori

elementi conoscitivi e valutativi.

4. Le procedure di deposito, pubblicita’ e partecipazione, disposte

ai sensi delle vigenti disposizioni per specifici piani e programmi,

sono coordinate al fine di evitare duplicazioni con le norme del

presente decreto.

 

Art. 15.

Valutazione del rapporto ambientale e degli esiti i risultati della

consultazione

1.   L’autorita’ competente, in collaborazione con l’autorita’

procedente, svolge le attivita’ tecnico-istruttorie, acquisisce e

valuta tutta la documentazione presentata, nonche’ le osservazioni,

obiezioni e suggerimenti inoltrati ai sensi dell’articolo 14 ed

esprime il proprio parere motivato entro il termine di novanta giorni

a decorrere dalla scadenza di tutti i termini di cui all’articolo 14.

2.   L’autorita’ procedente, in collaborazione con l’autorita’

competente, provvede, ove necessario, alla revisione del piano o

programma   alla luce del parere motivato espresso prima della

presentazione del piano o programma per l’adozione o approvazione.

 

Art. 16.

Decisione

1. Il piano o programma ed il rapporto ambientale, insieme con il

parere motivato e la documentazione acquisita nell’ambito della

consultazione, e’ trasmesso all’organo competente all’adozione o

approvazione del piano o programma.

 

Art. 17.

Informazione sulla decisione

1. La decisione finale e’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale o nel

Bollettino Ufficiale della Regione con l’indicazione della sede ove

si possa prendere visione del piano o programma adottato e di tutta

la   documentazione   oggetto dell’istruttoria. Sono inoltre rese

pubbliche, anche attraverso la pubblicazione sui siti web della

autorita’ interessate:

a) il parere motivato espresso dall’autorita’ competente;

b) una dichiarazione di sintesi in cui si illustra in che modo le

considerazioni ambientali sono state integrate nel piano o programma

e come si e’ tenuto conto del rapporto ambientale e degli esiti delle

consultazioni, nonche’ le ragioni per le quali e’ stato scelto il

piano o il programma adottato, alla luce delle alternative possibili

che erano state individuate;

c) le   misure   adottate   in merito al monitoraggio di cui

all’articolo 18.

 

Art. 18.

Monitoraggio

1.   Il   monitoraggio   assicura   il   controllo   sugli impatti

significativi sull’ambiente derivanti dall’attuazione dei piani e dei

programmi approvati e la verifica del raggiungimento degli obiettivi

di sostenibilita’ prefissati, cosi’ da individuare tempestivamente

gli impatti negativi imprevisti e da adottare le opportune misure

correttive. Il monitoraggio e’ effettuato avvalendosi del sistema

delle Agenzie ambientali.

2.   Il piano o programma individua le responsabilita’ e la

sussistenza delle le risorse necessarie per la realizzazione e

gestione del monitoraggio.

3. Delle modalita’ di svolgimento del monitoraggio, dei risultati e

delle eventuali misure correttive adottate ai sensi del comma 1 e’

data adeguata informazione attraverso i siti web dell’autorita’

competente e dell’autorita’ procedente e delle Agenzie interessate.

4. Le informazioni raccolte attraverso il monitoraggio sono tenute

in conto nel caso di eventuali modifiche al piano o programma e

comunque sempre incluse nel quadro conoscitivo dei successivi atti di

pianificazione o programmazione.

 

Titolo III

LA VALUTAZIONE D’IMPATTO AMBIENTALE

 

Art. 19

.

Modalita’ di svolgimento

1. La valutazione d’impatto ambientale comprende, secondo le

disposizioni di cui agli articoli da 20 a 28:

a) lo svolgimento di una verifica di assoggettabilita’;

b) la   definizione   dei   contenuti dello studio di impatto

ambientale;

c) la presentazione e la pubblicazione del progetto;

d) lo svolgimento di consultazioni;

f) la valutazione dello studio ambientale e degli esiti delle

consultazioni;

g) la decisione;

h) l’informazione sulla decisione;

i) il monitoraggio.

2. Per i progetti inseriti in piani o programmi per i quali si e’

conclusa positivamente la procedura di VAS, il giudizio di VIA

negativo ovvero il contrasto di valutazione su elementi gia’ oggetto

della VAS e’ adeguatamente motivato.

 

Art. 20.

Verifica di assoggettabilita’

1. Il proponente trasmette all’autorita’ competente il progetto

preliminare, lo studio preliminare ambientale e una loro copia

conforme in formato elettronico su idoneo supporto nel caso di

progetti:

a) elencati   nell’allegato   II che servono esclusivamente o

essenzialmente per lo sviluppo ed il collaudo di nuovi metodi o

prodotti e non sono utilizzati per piu’ di due anni;

b) inerenti modifiche dei progetti elencati negli allegati II che

comportino effetti negativi apprezzabili per l’ambiente, nonche’

quelli di cui all’allegato IV secondo le modalita’ stabilite dalle

Regioni e dalle province autonome, tenendo conto dei commi successivi

del presente articolo.

2. Dell’avvenuta trasmissione e’ dato sintetico avviso, a cura del

proponente, nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana per i

progetti di competenza statale, nel Bollettino Ufficiale della

regione per i progetti di rispettiva competenza, nonche’ all’albo

pretorio   dei comuni interessati. Nell’avviso sono indicati il

proponente, l’oggetto e la localizzazione prevista per il progetto,

il luogo ove possono essere consultati gli atti nella loro interezza

ed i tempi entro i quali e’ possibile presentare osservazioni. In

ogni caso copia integrale degli atti e’ depositata presso i comuni

ove il progetto e’ localizzato. Nel caso dei progetti di competenza

statale la documentazione e’ depositata anche presso la sede delle

regioni e delle province ove il progetto e’ localizzato. I principali

elaborati   del   progetto   preliminare   e lo studio preliminare

ambientale, sono pubblicati sul sito web dell’autorita’ competente.

3. Entro quarantacinque giorni dalla pubblicazione dell’avviso di

cui al comma 2 chiunque abbia interesse puo’ far pervenire le proprie

4. L’autorita’ competente nei successivi quarantacinque giorni,

sulla base degli elementi di cui all’allegato V del presente decreto

e tenuto conto dei risultati della consultazione, verifica se il

progetto abbia possibili effetti negativi apprezzabili sull’ambiente.

Entro la scadenza del termine l’autorita’ competente deve comunque

5. Se il progetto non ha impatti ambientali significativi o non

costituisce   modifica   sostanziale, l’autorita’ compente dispone

l’esclusione dalla procedura di valutazione ambientale e, se del

caso, impartisce le necessarie prescrizioni.

6. Se il progetto ha possibili impatti significativi o costituisce

modifica sostanziale si applicano le disposizioni degli articoli da

21 a 28.

7. Il provvedimento di assoggettabilita’, comprese le motivazioni,

e’ pubblico a cura dell’autorita’ competente mediante:

a) un sintetico avviso pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della

Repubblica italiana ovvero nel Bollettino Ufficiale della regione o

della provincia autonoma;

b) con la pubblicazione integrale sul sito web dell’autorita’

 

Art. 21.

Definizione dei contenuti dello studio di impatto ambientale

1. Sulla base del progetto preliminare, dello studio preliminare

ambientale   e di una relazione che, sulla base degli impatti

ambientali attesi, illustra il piano di lavoro per la redazione dello

studio di impatto ambientale, il proponente ha la facolta’ di

richiedere una fase di consultazione con l’autorita’ competente e i

soggetti competenti in materia ambientale al fine di definire la

portata delle informazioni da includere, il relativo livello di

dettaglio e le metodologie da adottare. La documentazione presentata

dal   proponente, della quale e’ fornita una copia in formato

elettronico,   include   l’elenco   delle   autorizzazioni,   intese,

concessioni,   licenze,   pareri,   nulla osta e assensi comunque

denominati necessari alla realizzazione ed esercizio del progetto.

2. L’autorita’ competente apre una fase di consultazione con il

proponente e in quella sede:

a) si pronuncia sulle condizioni per l’elaborazione del progetto

e dello studio di impatto ambientale;

b) esamina le principali alternative, compresa l’alternativa

zero;

c) sulla base della documentazione disponibile, verifica, anche

con   riferimento   alla   localizzazione   prevista   dal progetto,

l’esistenza di eventuali elementi di incompatibilita’;

d) in   carenza di tali elementi, indica le condizioni per

ottenere, in sede di presentazione del progetto definitivo, i

necessari atti di consenso, senza che cio’ pregiudichi la definizione

del successivo procedimento.

3. Le informazioni richieste tengono conto della possibilita’ per

il proponente di raccogliere i dati richiesti e delle conoscenze e

dei metodi di valutazioni disponibili

4. La fase di consultazione si conclude entro sessanta giorni e,

allo scadere di tale termine, si passa alla fase successiva.

 

Art. 22.

Studio di impatto ambientale

1. La redazione dello studio di impatto ambientale, insieme a tutti

gli altri documenti elaborati nelle varie fasi del procedimento, ed i

costi associati sono a carico del proponente il progetto.

2. Lo studio di impatto ambientale, e’ predisposto, secondo le

indicazioni di cui all’allegato VII del presente decreto e nel

rispetto degli esiti della fase di consultazione definizione dei

contenuti di cui all’articolo 21, qualora attivata.

3. Lo studio di impatto ambientale contiene almeno le seguenti

informazioni:

a) una descrizione del progetto con informazioni relative alle

sue caratteristiche, alla sua localizzazione ed alle sue dimensioni;

b) una descrizione delle misure previste per evitare, ridurre e

possibilmente compensare gli impatti negativi rilevanti;

c) i dati necessari per individuare e valutare i principali

impatti sull’ambiente e sul patrimonio culturale che il progetto puo’

produrre, sia in fase di realizzazione che in fase di esercizio;

d) una descrizione sommaria delle principali alternative prese in

esame dal proponente, ivi compresa la cosiddetta opzione zero, con

indicazione delle principali ragioni della scelta, sotto il profilo

dell’impatto ambientale;

e) una descrizione delle misure previste per il monitoraggio.

4. Ai fini della predisposizione dello studio di impatto ambientale

e degli altri elaborati necessari per l’espletamento della fase di

valutazione, il proponente ha facolta’ di accedere ai dati ed alle

informazioni disponibili presso la pubblica amministrazione, secondo

quanto disposto dalla normativa vigente in materia.

5. Allo studio di impatto ambientale deve essere allegata una

sintesi non tecnica delle caratteristiche dimensionali e funzionali

del progetto e dei dati ed informazioni contenuti nello studio stesso

inclusi   elaborati   grafici.   La   documentazione   dovra’ essere

predisposta al fine consentirne un’agevole comprensione da parte del

pubblico ed un’agevole riproduzione.

 

Art. 23.

Presentazione dell’istanza

1. L’istanza e’ presentata dal proponente l’opera o l’intervento

all’autorita’   competente.   Ad   essa sono allegati il progetto

definitivo, lo studio di impatto ambientale, la sintesi non tecnica e

copia dell’avviso a mezzo stampa, di cui all’articolo 24, commi 1 e

2.   Dalla   data   della   presentazione decorrono i termini per

l’informazione e la partecipazione, la valutazione e la decisione.

2. Alla domanda e’ altresi’ allegato l’elenco delle autorizzazioni,

intese, concessioni, licenze, pareri, nulla osta e assensi comunque

denominati, gia’ acquisiti o da acquisire ai fini della realizzazione

e dell’esercizio dell’opera o intervento, nonche’ di una copia in

formato elettronico, su idoneo supporto, degli elaborati, conforme

agli originali presentati.

3. La documentazione e’ depositata in un congruo numero di copie, a

seconda dei casi, presso gli uffici dell’autorita’ competente, delle

regioni, delle province e dei comuni il cui territorio sia anche solo

parzialmente interessato dal progetto o dagli impatti della sua

4.   Entro   trenta   giorni l’autorita’ competente verifica la

completezza della documentazione. Qualora questa risulti incompleta

viene restituita al proponente con l’indicazione degli elementi

mancanti. In tal caso il progetto si intende non presentato.

 

Art. 24.

Consultazione

1. Contestualmente alla presentazione di cui all’articolo 23,

comma 1, del progetto deve essere data notizia a mezzo stampa e su

sito web dell’autorita’ competente.

2. Le pubblicazioni a mezzo stampa vanno eseguite a cura e spese

del proponente. Nel caso di progetti di competenza statale, la

pubblicazione va eseguita su un quotidiano a diffusione nazionale e

su   un quotidiano a diffusione regionale per ciascuna regione

direttamente interessata. Nel caso di progetti per i quali la

competenza allo svolgimento della valutazione ambientale spetta alle

regioni, si provvedera’ con la pubblicazione su un quotidiano a

diffusione regionale o provinciale.

3. La pubblicazione di cui al comma 1 deve contenere, oltre una

breve descrizione del progetto e dei suoi possibili principali

impatti ambientali, l’indicazione delle sedi ove possono essere

consultati gli atti nella loro interezza ed i termini entro i quali

e’ possibile presentare osservazioni.

4. Entro il termine di sessanta giorni dalla presentazione di cui

all’articolo 23, chiunque abbia interesse puo’ prendere visione del

progetto   e del relativo studio ambientale, presentare proprie

osservazioni, anche fornendo nuovi o ulteriori elementi conoscitivi e

5. Il provvedimento di valutazione dell’impatto ambientale deve

tenere   in   conto le   osservazioni   pervenute,   considerandole

contestualmente, singolarmente o per gruppi.

6. L’autorita’ competente puo’ disporre che la consultazione

avvenga mediante lo svolgimento di-un’inchiesta pubblica per l’esame

dello   studio di impatto ambientale, dei pareri forniti dalle

pubbliche amministrazioni e delle osservazioni dei cittadini. senza

che   cio’ comporti interruzioni o sospensioni dei termini per

l’istruttoria.

7. L’inchiesta di cui al comma 6 si conclude con una relazione sui

lavori svolti ed un giudizio sui risultati emersi, che sono acquisiti

e valutati ai fini del provvedimento di valutazione dell’impatto

8. Il proponente, qualora non abbia luogo l’inchiesta di cui al

comma 6, puo’, anche su propria richiesta, essere chiamato, prima

della   conclusione della fase di valutazione, ad un sintetico

contraddittorio   con i soggetti che hanno presentato pareri o

osservazioni. Il verbale del contraddittorio e’ acquisito e valutato

ai fini del provvedimento di valutazione dell’impatto ambientale.

9. Quando il proponente intende modificare gli elaborati presentati

in   relazione alle osservazioni, ai rilievi emersi nell’ambito

dell’inchiesta pubblica oppure nelcorso del contraddittorio di cui al

comma 8, ne fa richiesta all’autorita’ competente nei trenta giorni

successivi alla scadenza del termine di cui al comma 4, indicando il

tempo   necessario,   che   non puo’ superare i sessanta giorni,

prorogabili, su istanza del proponente, per un massimo di ulteriori

sessanta giorni. In questo caso l’autorita’ competente esprime il

provvedimento di valutazione dell’impatto ambientale entro novanta

giorni dalla presentazione degli elaborati modificati. L’autorita’

competente, ove ritenga che le modifiche apportate siano sostanziali

e rilevanti, dispone che il proponente curi la pubblicazione di un

avviso a mezzo stampa secondo le modalita’ di cui ai commi 2 e 3. Nel

caso che il proponente sia un soggetto pubblico, la pubblicazione

deve avvenire nei limiti delle risorse finanziarie disponibili a

legislazione vigente. Nel caso che il proponente sia un soggetto

pubblico, la pubblicazione deve avvenire nei limiti delle risorse

finanziarie disponibili a legislazione vigente.

10. In ogni caso tutta la documentazione istruttoria deve essere

pubblica sul sito web dell’autorita’ competente.

 

Art. 25.

Valutazione dello studio di impatto ambientale e degli esiti della

consultazione

1. Le attivita’ tecnico-istruttorie per la valutazione d’impatto

ambientale sono svolte dall’autorita’ competente.

2.   L’autorita’   competente   acquisisce   e   valuta   tutta la

documentazione presentata, le osservazioni, obiezioni e suggerimenti

inoltrati ai sensi dell’articolo 24, nonche’, nel caso dei progetti

di competenza dello Stato, il parere delle regioni interessate, che

dovra’ essere reso entro sessanta giorni dalla presentazione di cui

all’articolo 23, comma 1.

3. Contestualmente alla pubblicazione di cui all’articolo 24, il

proponente,   affinche’   l’autorita’ competente ne acquisisca le

determinazioni, trasmette l’istanza, completa di allegati, a tutti i

soggetti competenti in materia ambientale interessati, qualora la

realizzazione   del   progetto   preveda   autorizzazioni,   intese,

concessioni,   licenze,   pareri,   nulla osta e assensi comunque

denominati in materia ambientale. Le amministrazioni rendono le

proprie determinazioni entro sessanta giorni dalla presentazione

dell’istanza di cui all’articolo 23, comma 1, ovvero nell’ambito

della Conferenza dei servizi eventualmente indetta a tal fine

dall’autorita’ competente. Entro il medesimo termine il Ministero per

i beni e le attivita’ culturali si esprime ai sensi dell’articolo 26

del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e negli altri casi

previsti dal medesimo decreto.

4.   L’autorita’   competente   puo’   concludere   con   le altre

amministrazioni pubbliche interessate accordi per disciplinare lo

svolgimento delle attivita’ di interesse comune ai fini della

semplificazione delle procedure.

 

Art. 26.

Decisione

1. L’autorita’ competente conclude con provvedimento espresso e

motivato il procedimento di valutazione dell’impatto ambientale nei

centocinquanta giorni successivi alla presentazione dell’istanza di

cui all’articolo 23, comma 1. Nei casi in cui e’ necessario procedere

ad accertamenti ed indagini di particolare complessita’, l’autorita’

competente,   con   atto   motivato, dispone il prolungamento del

procedimento di valutazione sino ad un massimo di ulteriori sessanta

giorni dandone comunicazione al proponente.

2. L’inutile decorso del termine di centocinquanta giorni, previsto

dal comma 1, da computarsi tenuto conto delle eventuali interruzioni

e sospensioni intervenute, ovvero, nel caso di cui al comma 3 del

presente articolo, l’inutile decorso del termine di trecentotrenta

giorni   dalla   data   di   presentazione   del   progetto   di cui

all’articolo 23, comma 1, implica l’esercizio del potere sostitutivo

da parte del Consiglio dei Ministri, che provvede, su istanza delle

amministrazioni o delle parti interessate, entro sessanta giorni,

previa diffida all’organo competente ad adempire entro il termine di

venti giorni. Per i progetti sottoposti a valutazione di impatto

ambientale in sede non statale, si applicano le disposizioni di cui

al periodo precedente fino all’entrata in vigore di apposite norme

regionali e delle province autonome, da adottarsi nel rispetto della

disciplina comunitaria vigente in materia e del principio della

fissazione di un termine del procedimento.

3. L’autorita’ competente puo’ richiedere al proponente entro

centoventi   giorni   dalla presentazione di cui all’articolo 23,

comma 1, in un’unica soluzione, integrazioni alla documentazione

presentata, con l’indicazione di un termine per la risposta che non

puo’   superare i sessanta giorni, prorogabili, su istanza del

proponente,   per   un massimo di ulteriori sessanta giorni. Il

proponente puo’, di propria iniziativa, fornire integrazioni alla

documentazione   presentata.   L’autorita’ competente, ove ritenga

rilevante   per   il pubblico la conoscenza dei contenuti delle

integrazioni, dispone che il proponente depositi copia delle stesse

presso l’apposito ufficio dell’autorita’ competente e dia avviso

dell’avvenuto deposito secondo le modalita’ di cui all’articolo 24,

commi 2 e 3. In tal caso chiunque entro sessanta giorni puo’

presentare osservazioni aggiuntive. Il provvedimento di valutazione

dell’impatto ambientale e’ espresso entro il termine di novanta

giorni dalla trasmissione della documentazione integrativa. Nel caso

in cui il proponente non ottemperi alle richieste di integrazioni o

ritiri   la   domanda, non si procede all’ulteriore corso della

valutazione. L’interruzione della procedura ha effetto di pronuncia

interlocutoria negativa.

4.   Il   provvedimento   di valutazione dell’impatto ambientale

sostituisce o coordina tutte le autorizzazioni, intese, concessioni,

licenze, pareri, nulla osta e assensi comunque denominati in materia

ambientale, necessari per la realizzazione e l’esercizio dell’opera o

intervento inclusa, nel caso di impianti che ricadono nel campo di

applicazione   del decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59,

l’autorizzazione integrata ambientale di cui al medesimo decreto.

5. Il provvedimento contiene le condizioni per la realizzazione,

esercizio e dismissione dei progetti, nonche’ quelle relative ad

eventuali   malfunzionamenti.   In   nessun caso puo’ farsi luogo

all’inizio dei lavori senza che sia intervenuto il provvedimento di

valutazione dell’impatto ambientale.

6. I progetti sottoposti alla fase di valutazione devono essere

realizzati entro cinque anni dalla pubblicazione del provvedimento di

valutazione   dell’impatto   ambientale.   Tenuto   conto   delle

caratteristiche del progetto il provvedimento puo’ stabilire un

periodo piu’ lungo. Trascorso detto periodo, salvo proroga concessa,

su   istanza   del proponente, dall’autorita’ che ha emanato il

provvedimento, la procedura di valutazione dell’impatto ambientale

deve essere reiterata.

 

Art. 27.

Informazione sulla decisione

1. Il provvedimento di valutazione dell’impatto ambientale e’

pubblicato per estratto, con indicazione dell’opera, dell’esito del

provvedimento e dei luoghi ove lo stesso potra’ essere consultato

nella sua interezza, a cura del proponente nella Gazzetta Ufficiale

della Repubblica italiana per i progetti di competenza statale ovvero

nel Bollettino Ufficiale della regione, per i progetti di rispettiva

competenza. Dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale

ovvero dalla data di pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della

regione decorrono i termini per eventuali impugnazioni in sede

giurisdizionale da parte di soggetti interessati.

2. Il provvedimento di valutazione dell’impatto ambientale deve

essere pubblicato per intero e su sito web dell’autorita’ competente

indicando la sede ove si possa prendere visione di tutta la

documentazione   oggetto   dell’istruttoria   e   delle   valutazioni

 

Art. 28.

Monitoraggio

1. Il provvedimento di valutazione dell’impatto ambientale contiene

ogni opportuna indicazione per la progettazione e lo svolgimento

delle attivita’ di controllo e monitoraggio degli impatti. Il

monitoraggio assicura, anche avvalendosi del sistema delle Agenzie

ambientali, il controllo sugli impatti ambientali significativi

sull’ambiente   provocati   dalle   opere   approvate,   nonche’   la

corrispondenza   alle   prescrizioni espresse sulla compatibilita’

ambientale dell’opera, anche, al fine di individuare tempestivamente

gli   impatti negativi imprevisti e di consentire all’autorita’

competente di essere in grado di adottare le opportune misure

2. Delle modalita’ di svolgimento del monitoraggio, dei risultati e

delle eventuali misure correttive adottate ai sensi del comma 1 e’

data adeguata informazione attraverso i siti web dell’autorita’

competente e dell’autorita’ procedente e delle Agenzie interessate.

 

Art. 29.

Controlli e sanzioni

1. La valutazione di impatto ambientale costituisce, per i progetti

di opere ed interventi a cui si applicano le disposizioni del

presente decreto, presupposto o parte integrante del procedimento di

autorizzazione o approvazione. I provvedimenti di autorizzazione o

approvazione   adottati   senza la previa valutazione di impatto

ambientale, ove prescritta, sono annullabili per violazione di legge.

2. Fermi restando i compiti di vigilanza e controllo stabiliti

dalle norme vigenti, l’autorita’ competente esercita il controllo

sull’applicazione delle disposizioni di cui al Titolo III della parte

seconda   del   presente   decreto   nonche’ sull’osservanza delle

prescrizioni impartite in sede di verifica di assoggettabilita’ e di

valutazione. Per l’effettuazione dei controlli l’autorita’ competente

puo’ avvalersi, nel quadro delle rispettive competenze, del sistema

3. Qualora si accertino violazioni delle prescrizioni impartite o

modifiche progettuali tali da incidere sugli esiti e sulle risultanze

finali delle fasi di verifica di assoggettabilita’ e di valutazione,

l’autorita’ competente, previa eventuale sospensione dei lavori,

impone   al   proponente   l’adeguamento   dell’opera o intervento,

stabilendone i termini e le modalita’. Qualora il proponente non

adempia a quanto imposto, l’autorita’ competente provvede d’ufficio a

spese dell’inadempiente. Il recupero di tali spese e’ effettuato con

le modalita’ e gli effetti previsti dal regio decreto 14 aprile 1910,

n. 639, sulla riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato.

4. Nel caso di opere ed interventi realizzati senza la previa

sottoposizione alle fasi di verifica di assoggettabilita’ o di

valutazione in violazione delle disposizioni di cui al presente

Titolo III, nonche’ nel caso di difformita’ sostanziali da quanto

disposto dai provvedimenti finali, l’autorita’ competente, valutata

l’entita’ del pregiudizio ambientale arrecato e quello conseguente

alla applicazione della sanzione, dispone la sospensione dei lavori e

puo’ disporre la demolizione ed il ripristino dello stato dei luoghi

e della situazione ambientale a cura e spese del responsabile,

definendone i termini e le modalita’. In caso di inottemperanza,

l’autorita’ competente provvede d’ufficio a spese dell’inadempiente.

Il recupero di tali spese e’ effettuato con le modalita’ e gli

effetti previsti dal testo unico delle disposizioni di legge relative

alla riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato approvato con

regio decreto 14 aprile 1910, n. 639, sulla riscossione delle entrate

patrimoniali dello Stato.

5. In caso di annullamento in sede giurisdizionale o di autotutela

di autorizzazioni o concessioni rilasciate previa valutazione di

impatto ambientale o di annullamento del giudizio di compatibilita’

ambientale, i poteri di cui al comma 4 sono esercitati previa nuova

valutazione di impatto ambientale.

6. Resta, in ogni caso, salva l’applicazione di sanzioni previste

dalle norme vigenti.

 

Titolo IV

VALUTAZIONI AMBIENTALI INTERREGIONALI E TRANSFRONTALIERE

 

Art. 30.

Impatti ambientali interregionali

1. Nel caso di piani e programmi soggetti a VAS e di progetti di

interventi e di opere sottoposti a procedura di VIA di competenza

regionale che risultino localizzati anche sul territorio di regioni

confinanti, il processo di valutazione ambientale e’ effettuato

d’intesa tra le autorita’ competenti.

2. Nel caso di piani e programmi soggetti a VAS e di progetti di

interventi e di opere sottoposti a VIA di competenza regionale che

possano avere impatti ambientali rilevanti su regioni confinanti,

l’autorita’ competente e’ tenuta a darne informazione e ad acquisire

i pareri delle autorita’ competenti di tali regioni, nonche’ degli

enti locali territoriali interessati dagli impatti.

 

Art. 31.

Attribuzione competenze

1. In caso di piani, programmi o progetti la cui valutazione

ambientale   e’ rimessa alla regione, qualora siano interessati

territori di piu’ regioni e si manifesti un conflitto tra le

autorita’ competenti di tali regioni circa gli impatti ambientali di

un piano, programma o progetto localizzato sul territorio di una

delle regioni, il Presidente del Consiglio dei Ministri, su conforme

parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le

regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, puo’ disporre

che si applichino le procedure previste dal presente decreto per i

piani, programmi e progetti di competenza statale.

 

Art. 32.

Consultazioni transfrontaliere

1. In caso di piani, programmi o progetti che possono avere impatti

rilevanti sull’ambiente di un altro Stato, o qualora un altro Stato

cosi’ richieda, il Ministero dell’ambiente e della tutela del

territorio e del mare, d’intesa con il Ministero per i beni e le

attivita’ culturali e con il Ministero degli affari esteri e per suo

tramite, ai sensi della Convenzione sulla valutazione dell’impatto

ambientale   in un contesto transfrontaliero, fatta a Espoo il

25 febbraio 1991, ratificata ai sensi della legge 3 novembre 1994, n.

640, nell’ambito delle fasi di cui agli articoli 13 e 21, provvede

alla notifica dei progetti e di una sintesi della documentazione

concernente   il piano, programma e progetto. Nell’ambito della

notifica e’ fissato il termine, non superiore ai sessanta giorni, per

esprimere il proprio interesse alla partecipazione alla procedura.

2. Qualora sia espresso l’interesse a partecipare alla procedura,

si applicano al paese interessato le procedure per l’informazione e

la partecipazione del pubblico definite dal presente decreto. I

pareri e le osservazioni delle autorita’ pubbliche devono pervenire

entro sessanta giorni dalla pubblicazione dell’avviso al pubblico di

cui agli articoli 14 e 24. Salvo altrimenti richiesto, verra’

trasmessa, per la partecipazione del pubblico e l’espressione dei

pareri delle autorita’ pubbliche, contestualmente alla ricezione

della comunicazione, la sintesi non tecnica di cui agli articoli 13 e

23.   La decisione di cui all’articolo 26 e le condizioni che

eventualmente   l’accompagnano   sono trasmessi agli Stati membri

3. Fatto salvo quanto previsto dagli accordi internazionali, le

regioni o le province autonome informano immediatamente il Ministero

dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare quando

progetti   di   loro competenza possono avere impatti ambientali

transfrontalieri   e   collaborano per lo svolgimento delle fasi

procedurali di applicazione della convenzione.

4. La predisposizione e la distribuzione della documentazione

necessaria sono a cura del proponente o dell’autorita’ procedente,

senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

5. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del

mare, il Ministero per i beni e le attivita’ culturali e il Ministero

degli affari esteri, d’intesa con le regioni interessate, stipulano

con i Paesi aderenti alla Convenzione accordi per disciplinare le

varie   fasi   al fine di semplificare e rendere piu’ efficace

l’attuazione della convenzione.

 

Titolo V

NORME TRANSITORIE E FINALI

 

Art. 33.

Oneri istruttori

1. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del

territorio e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo

economico e con il Ministro dell’economia e delle finanze, da

adottarsi entro sessanta giorni dalla data di pubblicazione del

presente decreto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana,

sono definite, sulla base di quanto previsto dall’articolo 9 del

decreto del Presidente della Repubblica 14 maggio 2007, n. 90, le

tariffe da applicare ai proponenti per la copertura dei costi

sopportati   dall’autorita’ competente per l’organizzazione e lo

svolgimento delle attivita’ istruttorie, di monitoraggio e controllo

previste dal presente decreto.

2. Per le finalita’ di cui al comma 1, le regioni e le province

autonome di Trento e di Bolzano possono definire proprie modalita’ di

quantificazione e corresponsione degli oneri da porre in capo ai

3. Nelle more dei provvedimenti di cui ai commi 1 e 2, si

continuano ad applicare le norme vigenti in materia.

4. Al fine di garantire l’operativita’ della Commissione di cui

all’articolo 10 del decreto del Presidente della Repubblica 14 maggio

2007,   n.   90,   nelle   more dell’adozione del decreto di cui

all’articolo 18, comma 2, del decreto legislativo 18 febbraio 2005,

n. 59, e fino all’entrata in vigore del decreto di determinazione

delle tariffe di cui al comma 1 del presente articolo, per le spese

di funzionamento nonche’ per il pagamento dei compensi spettanti ai

componenti   della   predetta Commissione e’ posto a carico del

richiedente il versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una

somma forfetaria pari ad euro venticinquemila per ogni richiesta di

autorizzazione   integrata ambientale per impianti di competenza

statale; la predetta somma e’ riassegnata entro sessanta giorni, con

decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, e da apposito

capitolo dello stato di previsione del Ministero dell’ambiente e

della tutela del territorio e del mare. Le somme di cui al presente

comma si intendono versate a titolo di acconto, fermo restando

l’obbligo del richiedente di corrispondere conguaglio in relazione

all’eventuale differenza risultante a quanto stabilito dal decreto di

determinazione delle tariffe, fissate per la copertura integrale del

costo effettivo del servizio reso.

 

Art. 34.

Norme tecniche, organizzative e integrative

1. Entro due anni dalla data di entrata in vigore del presente

decreto, con uno o piu’ regolamenti da emanarsi, previo parere della

Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le

province autonome, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge

23 agosto 1988, n. 400, il Governo, su proposta del Ministro

dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto

con il Ministro per i beni e le attivita’ culturali, provvede alla

modifica ed all’integrazione delle norme tecniche in materia di

valutazione ambientale nel rispetto delle finalita’, dei principi e

delle   disposizioni di   cui al presente decreto. Resta ferma

l’applicazione dell’articolo 13 della legge 4 febbraio 2005, n. 11,

relativamente al recepimento di direttive comunitarie modificative

delle modalita’ esecutive e di caratteristiche di ordine tecnico di

direttive gia’ recepite nell’ordinamento nazionale. Resta ferma

altresi’, nelle more dell’emanazione delle norme tecniche di cui al

presente comma, l’applicazione di quanto previsto dal decreto del

Presidente del Consiglio dei Ministri 27 dicembre 1988.

2. Al fine della predisposizione dei provvedimenti di cui al

comma 1, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e

del mare acquisisce il parere delle associazioni ambientali munite di

requisiti sostanziali omologhi a quelli previsti dall’articolo 13

della legge 8 luglio 1986, n. 349.

3. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente

decreto   il   Governo,   con   apposita   delibera   del   Comitato

interministeriale per la programmazione economica, su proposta del

Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare,

sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato le

regioni e le province autonome, ed acquisito il parere delle

associazioni ambientali munite di requisiti sostanziali omologhi a

quelli previsti dall’articolo 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349,

provvede all’aggiornamento della Strategia nazionale per lo sviluppo

sostenibile di cui alla delibera del Comitato interministeriale per

la programmazione economica del 2 agosto 2002.

4.   Entro dodici mesi dalla delibera di aggiornamento della

strategia nazionale di cui al comma 3, le regioni si dotano,

attraverso adeguati processi informativi e partecipativi, senza oneri

aggiuntivi a carico dei bilanci regionali, di una complessiva

strategia di sviluppo sostenibile che sia coerente e definisca il

contributo   alla   realizzazione degli obiettivi della strategia

nazionale. Le strategie regionali indicano insieme al contributo

della   regione agli obiettivi nazionali, la strumentazione, le

priorita’, le azioni che si intendono intraprendere. In tale ambito

le regioni assicurano unitarieta’ all’attivita’ di pianificazione. Le

regioni promuovono l’attivita’ delle amministrazioni locali che,

anche attraverso i processi di Agenda 21 locale, si dotano di

strumenti strategici coerenti e capaci di portare un contributo alla

realizzazione degli obiettivi della strategia regionale.

5. Le strategie di sviluppo sostenibile definiscono il quadro di

riferimento per le valutazioni ambientali di cui al presente decreto.

Dette   strategie,   definite   coerentemente   ai   diversi livelli

territoriali, attraverso la partecipazione dei cittadini e delle loro

associazioni, in rappresentanza delle diverse istanze, assicurano la

dissociazione   fra   la   crescita   economica ed il suo impatto

sull’ambiente, il rispetto delle condizioni di stabilita’ ecologica,

la   salvaguardia della biodiversita’ ed il soddisfacimento dei

requisiti   sociali   connessi   allo sviluppo delle potenzialita’

individuali   quali presupposti necessari per la crescita della

competitivita’ e dell’occupazione.

6. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del

mare, le regioni e le province autonome cooperano per assicurare

assetti organizzativi, anche mediante la costituzione di apposite

unita’ operative, senza aggravio per la finanza pubblica, e risorse

atti a garantire le condizioni per lo svolgimento di funzioni

finalizzate a:

a) determinare,   nell’ottica   della   strategia   di   sviluppo

sostenibile, i requisiti per una piena integrazione della dimensione

ambientale nella definizione e valutazione di politiche, piani,

programmi e progetti;

b) garantire   le   funzioni   di   orientamento,   valutazione,

sorveglianza e controllo nei processi decisionali della pubblica

amministrazione;

c) assicurare lo scambio e la condivisione di esperienze e

contenuti tecnico-scientifici in materia di valutazione ambientale;

d) favorire la promozione e diffusione della cultura della

sostenibilita’ dell’integrazione ambientale;

e) agevolare la partecipazione delle autorita’ interessate e del

pubblico ai processi decisionali ed assicurare un’ampia diffusione

delle informazioni ambientali.

7. Le norme tecniche assicurano la semplificazione delle procedure

di   valutazione. In particolare, assicurano che la valutazione

ambientale strategica e la valutazione d’impatto ambientale si

riferiscano al livello strategico pertinente analizzando la coerenza

ed il contributo di piani, programmi e progetti alla realizzazione

degli obiettivi e delle azioni di livello superiore. Il processo di

valutazione nella sua interezza deve anche assicurare che piani,

programmi e progetti riducano il flusso di materia ed energia che

attraversa il sistema economico e la connessa produzione di rifiuti.

8. Il sistema di monitoraggio, su base regionale, anche con le

Agenzie per la protezione dell’ambiente regionali, e nazionale,

Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente (APAT) e Sistema

statistico nazionale (SISTAN), garantisce la raccolta dei dati

concernenti   gli   indicatori   strutturali   comunitari   o   altri

appositamente scelti.

9. Le modifiche agli allegati alla parte seconda del presente

decreto sono apportate con regolamenti da emanarsi, previo parere

della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e

le province autonome, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge

23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell’ambiente e

della tutela del territorio e del mare.

 

Art. 35.

Disposizioni transitorie e finali

1. Le regioni adeguano il proprio ordinamento alle disposizioni del

presente decreto, entro dodici mesi dall’entrata in vigore. In

mancanza di norme vigenti regionali trovano diretta applicazione le

norme di cui al presente decreto.

2. Trascorso il termine di cui al comma 1, trovano diretta

applicazione   le   disposizioni del presente decreto, ovvero le

disposizioni regionali vigenti in quanto compatibili.

2-bis. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di

Trento e Bolzano provvedono alle finalita’ del presente decreto ai

sensi dei relativi statuti.

2-ter. Le procedure di VAS e di VIA avviate precedentemente

all’entrata in vigore del presente decreto sono concluse ai sensi

delle norme vigenti al momento dell’avvio del procedimento.

 

Art. 36.

Abrogazioni e modifiche

1. Gli articoli da 4 a 52 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.

152, sono abrogati.

2. Gli allegati da I a V della Parte II del decreto legislativo

3 aprile 2006, n. 152, sono sostituiti dagli allegati al presente

3. Fatto salvo quanto previsto dal successivo comma 4, a decorrere

dalla data di entrata in vigore della parte seconda del presente

decreto sono inoltre abrogati:

a) l’articolo 6 della legge 8 luglio 1986, n. 349;

b) l’articolo 18, comma 5, della legge 11 marzo 1988, n. 67;

c) il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 10 agosto

1988, n. 377;

d) l’articolo 7 della legge 2 maggio 1990, n. 102;

e) il comma 2, dell’articolo 4, ed il comma 2, dell’articolo 5,

della legge 4 agosto 1990, n. 240;

f) il comma 2, dell’articolo 1, della legge 29 novembre 1990, n.

366;

g) l’articolo 3 della legge 29 novembre 1990, n. 380;

h) l’articolo 2 della legge 9 gennaio 1991, n. 9;

i) il decreto del Presidente della Repubblica 5 ottobre 1991, n.

460;

l) l’articolo 3 della legge 30 dicembre 1991, n. 412;

m) articolo 6 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 100;

n) articolo 1 della legge 28 febbraio 1992, n. 220;

o) il decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1992;

p) il comma 6, dell’articolo 17, della legge 5 gennaio 1994, n.

36;

q) il decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n.

526;

r) il comma 1, dell’articolo 2-bis, della legge 31 maggio 1995,

n. 206 (decreto-legge 29 marzo 1995, n. 96);

s) il decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1996

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 210 del 7 settembre 1996;

t) il decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 1998;

u) il decreto del Presidente della Repubblica 3 luglio 1998;

v) la   Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri

4 agosto 1999;

z) il decreto del Presidente della Repubblica 2 settembre 1999,

n. 348;

aa)   il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri

3 settembre 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 27 dicembre

1999, n. 302;

bb)   il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri

1° settembre   2000, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 238

dell’11 ottobre 2000;

cc) l’articolo 6 della legge 23 marzo 2001, n. 93;

dd) l’articolo 77, commi 1 e 2, della legge 27 dicembre 2002, n.

289;

ee) gli articoli 1 e 2 del decreto-legge 14 novembre 2003, n.

315, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 gennaio 2004, n.

5;

ff) l’articolo 5, comma 9, del decreto legislativo 18 febbraio

2005, n. 59;

gg) l’articolo 30 della legge 18 aprile 2005, n. 62.

4. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente

decreto:

a) nell’articolo 5, comma 1, lettera h) del decreto legislativo

18 febbraio 2005, n. 59, alla fine sono inserite le seguenti parole:

«nonche’ le attivita’ di autocontrollo e di controllo programmato che

richiede l’intervento dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente e

per i servizi tecnici e delle Agenzie regionali e provinciali per la

protezione dell’ambiente»;

b) nell’articolo 5, comma 10, del decreto legislativo 18 febbraio

2005, n. 59, le parole «convoca» sono sostituite dalle seguenti:

«puo’ convocare»;

c) nell’articolo 5, comma 11, del decreto legislativo 18 febbraio

2005, n. 59, le parole «Nell’ambito della conferenza di servizi di

cui al comma 10 sono acquisite le prescrizioni del sindaco di cui

agli articoli 216 e 217 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265.»

Sono sostituite dalle seguenti: «L’autorita’ competente, ai fini del

rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale, acquisisce, entro

sessanta giorni dalla data di pubblicazione dell’annuncio di cui al

comma 7,   trascorsi   i   quali   l’autorita’   competente rilascia

l’autorizzazione   anche in assenza di tali espressioni, ovvero

nell’ambito della conferenza di servizi di cui al comma 10, le

prescrizioni del sindaco di cui agli articoli 216 e 217 del regio

decreto 27 luglio 1934, n. 1265, nonche’ il parere dell’Agenzia per

la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici per gli impianti

di competenza statale o delle Agenzie regionali e provinciali per la

protezione dell’ambiente negli altri casi per quanto riguarda il

monitoraggio ed il controllo degli impianti e delle emissioni

nell’ambiente.»;

d) nell’articolo 9, comma 1, del decreto legislativo 18 febbraio

2005, n. 59, le parole «L’autorita’ ambientale rinnova ogni cinque

anni le condizioni dell’autorizzazione integrata ambientale, o le

condizioni   dell’autorizzazione   avente valore di autorizzazione

integrata   ambientale   che   non   prevede un rinnovo periodico,

confermandole   o   aggiornandole,   a partire dalla data di cui

all’articolo 5, comma 18, per gli impianti esistenti, e, a partire

dalla data di rilascio dell’autorizzazione negli altri casi, salvo

per gli impianti di produzione di energia elettrica di potenza

superiore   a 300 MW termici ai quali si applica il disposto

dell’articolo 17,   comma 4,   per   i   quali   il   primo   rinnovo

dell’autorizzazione ambientale e’ effettuato dopo sette anni dalla

data   di   rilascio dell’autorizzazione.», sono sostituite dalle

seguenti:   «L’autorita’   ambientale   rinnova   ogni   cinque anni

l’autorizzazione integrata ambientale, o l’autorizzazione avente

valore di autorizzazione integrata ambientale che non prevede un

rinnovo periodico, confermando o aggiornando le relative condizioni,

a partire dalla data di rilascio dell’autorizzazione.»;

e) nell’articolo 17, comma 2, del decreto legislativo 18 febbraio

2005, n. 59, sono abrogate le seguenti parole: «Il Ministero

dell’ambiente e della tutela del territorio adotta le determinazioni

relative all’autorizzazione integrata ambientale per l’esercizio

degli impianti di competenza statale, in conformita’ ai principi del

presente decreto, entro il termine perentorio di sessanta giorni

decorrenti dal rilascio della valutazione di impatto ambientale. Per

gli impianti gia’ muniti di valutazione di impatto ambientale, il

predetto termine di sessanta giorni decorre dalla data di entrata in

vigore del presente decreto. Nei casi di inutile scadenza del termine

previsto dal presente comma, o di determinazione negativa del

Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, la decisione

definitiva in ordine all’autorizzazione integrata ambientale e’

rimessa al Consiglio dei Ministri.»;

f) nell’articolo 17, comma 5, del decreto legislativo 18 febbraio

2005, n. 59, sono soppresse le seguenti parole «fino al termine

fissato nel calendario» nonche’ le parole “entro tale termine”».

5.   Sono fatte salve le disposizioni contenute nel presente

articolo, nel caso in cui dalla loro abrogazione o modifica derivino

effetti diretti o indiretti a carico della finanza pubblica.

 

AVVOCATO PER DIRITTO AMBIENTALE E DIFESA PENALE MATERIA RIFIUTI

 

 

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