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AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA APPELLO PENALE RICORSI PER CASSAZIONE PENALE

AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA APPELLO PENALE RICORSI PER CASSAZIONE PENALEADENAROTEMPO

Lo Studio Legale dell’avvocato Sergio Armaroli di Bologna forte dell’esperienza maturata sul campo, offre dal 1991 consulenza ed assistenza legale, giudiziale nei diversi ambiti del diritto penale, svolgendo attività di consulenza ed assistenza legale nei confronti di persone giuridiche e di persone fisiche, avanti a tutti gli organi giurisdizionali italiani, ivi compresa la Suprema Corte di Cassazione. 
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  1. L’imputato può proporre impugnazione personalmente o per mezzo di un procuratore speciale[122] nominato anche prima della emissione del provvedimento [att. 37].

    Il tutore [414 ss.] per l’imputato soggetto alla tutela e il curatore speciale  per l’imputato incapace di intendere o di volere, che non ha tutore, possono proporre l’impugnazione che spetta all’imputato (1) (2).

    3. Può inoltre proporre impugnazione il difensore dell’imputato al momento del deposito del provvedimento ovvero il difensore nominato a tal fine (3).

    4. L’imputato, nei modi previsti per la rinuncia [589], può togliere effetto all’impugnazione proposta dal suo difensore. Per l’efficacia della dichiarazione nel caso previsto dal comma 2, è necessario il consenso del tutore o del curatore speciale (4).

  2. In tema di impugnazioni del contumace, qualora il gravame venga proposto dal difensore cui la nomina sia stata conferita con dichiarazione posta in calce all’atto di impugnazione, detta nomina è equivalente allo specifico mandato di cui all’art. 571, comma terzo, cod. proc. pen. e vale anche come impugnazione personale dell’imputato. (In motivazione, la Corte ha osservato che tale modalità di conferimento dell’incarico comprova la volontà dell’imputato di farsi assistere dal difensore nella fase del giudizio successiva a quella in cui la contumacia è stata dichiarata e che, con la sottoscrizione, l’interessato ha inteso far proprio il contenuto dell’atto nella sua interezza, inclusa la parte contenente i motivi di gravame).

  3. Per la determinazione del Giudice competente a decidere dell’impugnazione si dovrà fare riferimento all’art. 596 c.p.p. e al D.lgv 28 agosto 2000, n. 274. Per le sentenze rese dal Tribunale (art. 6 c.p.p.) sarà competente la Corte d’Appello. Per le sentenze rese dalla Corte d’Assise (art. 5 c.p.p.) sarà competente la Corte d’Assise d’appello. Per le sentenze rese dal Giudice di Pace in funzione penale sarà competente il Tribunale in composizione monocratica (art. 39, D.lgv 274/00). Se infine la sentenza è stata resa dal G.I.P. decidono rispettivamente la Corte d’Appello o la Corte d’Assise d’Appello, a seconda che si tratti di reato di competenza del Tribunale o della Corte d’Assise (art. 596 c.p.p.).

ADENAROTEMPO

RICORSO CASSAZIONE PENALE

 

Il procedimento:

Gli atti preliminari:

L’art. 610 co. 2 c.p.p. prevede, in relazione agli atti preliminari, che il Presidente della Corte provveda ad assegnare il ricorso ad una delle singole sezioni “secondo i criteri stabiliti dalle leggi dell’ordinamento giudiziario” e che, invece, lo assegni alle sezioni unite nel caso in cui le questioni proposte sono di particolare importanza o quando occorre risolvere contrasti insorti tra le decisioni delle sezioni singole.

Conseguentemente, il presidente della corte o il presidente della sezione – a seconda che il ricorso sia stato assegnato alle sezioni unite o ad una delle singole sezioni – fissa la data per la trattazione che avverrà in udienza pubblica o in camera di consiglio e designa il relatore (art. 610 co. 3 c.p.p.).

 

Sul presupposto della inammissibilità del ricorso, in quanto proposto da soggetto non legittimato (e cioè da difensore cassazionista nominato quale sostituto processuale dal difensore di ufficio non cassazionista), la Prima Sezione ha rimesso alle Sezioni Unite la questione (su cui sussiste contrasto interpretativo) se, in tal caso, alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso per cassazione consegua, ed eventualmente a carico di chi, la condanna al pagamento delle spese del procedimento.

Nell’ordinanza di rimessione si è preliminarmente rilevata la inammissibilità del ricorso proposto nell’interesse del T., in quanto presentato dall’avv. Sergio Di Gerlando, difensore cassazionista designato quale sostituto processuale dall’avv. Loredana Culò, legale di ufficio del predetto T., non in possesso dell’abilitazione al patrocinio innanzi agli organi di giurisdizione superiore.

La designazione di un altro legale iscritto nell’apposito albo professionale, al fine di superare l’ostacolo esistente alla proposizione dell’impugnazione costituito dalla mancanza di abilitazione al patrocinio innanzi agli organi di giurisdizione superiore in capo all’originario difensore di ufficio, sarebbe in contrasto con le previsioni degli artt. 97 e 102 c.p.p., in quanto la possibilità per il difensore, sia di fiducia che di ufficio, di nominare un sostituto processuale, che esercita i diritti ed assume i doveri del difensore, non modificherebbe la titolarità dell’ufficio defensionale, che rimane pur sempre in capo all’originario difensore. Quest’ultimo, cessata la situazione che ha dato causa alla sostituzione, riprende il suo ruolo e ricomincia a svolgere le sue funzioni.

In definitiva, il sostituto interviene nel processo in forma estemporanea ed episodica in surroga del difensore assente, senza, però, esautorare in maniera definitiva il sostituito, che rimane il dominus della difesa. La facoltà per il difensore impedito di avvalersi della sostituzione di altro patrocinatore avviene, comunque, nel rispetto delle disposizioni che regolano i singoli istituti processuali. Così, con riferimento al caso di specie, assume rilievo il disposto dell’art. 613 c.p.p. , che ammette alla proposizione del ricorso per cassazione soltanto la parte che vi provveda personalmente oppure il difensore iscritto nell’albo speciale, specificando, al secondo periodo del comma 2, che il difensore può essere nominato appositamente per proporre il ricorso o in un momento successivo e che, in mancanza di nomina, il difensore è quello che ha assistito la parte nell’ultimo giudizio, a condizione che sia in possesso dei requisiti di abilitazione indicati al comma 1.

Il difetto di abilitazione professionale impedisce al difensore di proporre ricorso e di esercitare le facoltà che siano comunque riconducibili all’esplicazione del mandato difensivo nel giudizio di legittimità, inclusa quella di nominare un proprio sostituto processuale per attività che non è abilitato a svolgere in proprio. La stessa limitazione dei poteri processuali, quindi, si estenderebbe al sostituto del difensore, in applicazione di quanto disposto dall’art. 102 c.p.p. , comma 2.

L’indicata esegesi troverebbe compiuta applicazione nel caso di specie, in cui la designazione dell’avv. Di Gerlando in qualità di sostituto non ha riguardato una situazione temporanea e contingente, bensì il conferimento di un complesso di poteri da esercitarsi in riferimento ad un intero grado di giudizio. Non potrebbe che discenderne, dunque, l’inammissibilità del ricorso, in quanto proveniente da patrocinatore sfornito dei necessari poteri di legittimazione e non validamente officiato per esercitarli.

 

Quanto al principio in base al quale il sostituto processuale esercita i diritti ed assume i doveri del difensore sostituito, sancito dall’art. 102 c.p.p. , comma 2, la giurisprudenza di questa Corte si è soffermata sulla problematica relativa ai poteri spettanti al sostituto del difensore e ha affermato che, siccome l’art. 102 non riconosce rilevanza ad eventuali limitazioni apposte dal difensore di fiducia alla designazione del sostituto, ne discende che quest’ultimo può esercitare tutti i diritti assumendo i doveri del titolare (Sez. 5, n. 14115 del 10 novembre 1999, Di Prenda, Rv. 216105; Sez. 3, n. 7458 del 15 gennaio 2008, Barranca, Rv. 239010; Sez. 6, n. 19677 del 31 marzo 2004, Foltran, Rv. 228229; Sez. 6, n. 20398 del 9 maggio 2014, Russi, Rv. 261478), ad eccezione dei poteri derivanti da una procura speciale, che pertengono, in maniera esclusiva, al difensore originariamente nominato (Sez. 1, n. 43240 del 4 novembre 2009, Barbini, Rv. 245081; Sez. 6, n. 4858 del 3 dicembre 1999, dep. 2000, Guarnieri, Rv. 217109; Sez. 5, n. 36641 del 26 maggio 2011, Giangrande, Rv. 251207; Sez. 4, n. 22601 del 13 maggio 2005, Fiorenzano, Rv. 231793).

Deve però rilevarsi che (come puntualizzato dalle Sezioni Unite, sent. n. 24486 del 11 luglio 2006, Lepido, Rv. 233919), nella disciplina generale delle impugnazioni dell’imputato dettata dall’art. 571 c.p.p. , è riconosciuto, oltre che all’imputato personalmente o a mezzo di procuratore speciale, anche al difensore dell’imputato il potere di proporre impugnazione indipendentemente da uno specifico mandato del suo assistito. Sicché si ritiene che, quando propone l’impugnazione, il difensore esercita un potere proprio, in qualche misura autonomo dal potere di impugnazione dell’imputato, tanto che il suo potere si aggiunge a quello del difensore eventualmente nominato dall’imputato allo specifico fine dell’impugnazione (Sez. U, n. 22 del 11 novembre 1994, Nicoletti, Rv. 199399; Sez. 1, n. 4561 del 30 giugno 1999, Lonoce, Rv. 214034; Sez. 1, n. 36417 del 21 maggio 2002, Porcaro, Rv. 222462; Sez. 5, n. 23415 del 2 maggio 2003, Piretto, Rv. 224554).

Il potere del difensore di proporre impugnazione in favore dell’imputato trova, infatti, nell’art. 571 c.p.p., comma 3, una fonte di legittimazione ben più forte e comunque autonoma rispetto a quella che potrebbe derivargli dall’art. 99 c.p.p., comma 1, che esclude dall’attribuzione al difensore i diritti riservati personalmente all’imputato, e dall’art. 165 c.p.p., comma 3, che tratta il difensore come mero rappresentante dell’imputato.

Anzi, come spiegato nella citata sentenza Lepido, la natura personale del diritto di impugnazione riconosciuto all’imputato dall’art. 571 c.p.p. , comma 1, esclude tale diritto di impugnazione dall’ambito dei diritti esercitabili dal difensore a norma dell’art. 99 c.p.p. , comma 1.

Ne discende che il difensore dell’imputato (latitante nel caso esaminato in quella sentenza) ha, in proprio, un autonomo diritto di impugnazione ed è privo della legittimazione a proporre ricorso per cassazione se non iscritto nell’albo speciale.

Il mancato titolo abilitativo rende il difensore privo di legittimazione a proporre ricorso in cassazione, sicchè il ricorso proposto nell’interesse dell’imputato irreperibile dal difensore non iscritto nell’albo speciale della Corte di cassazione è inammissibile (v., tra le tante, Sez. 6, n. 37534 del 21 settembre 2007, Brahim, Rv. 237607). Tuttavia, la sussistenza in capo al difensore (pur privo della legittimazione a ricorrere in cassazione per il mancato titolo abilitativo) di un autonomo diritto di impugnazione rende ammissibile il ricorso per cassazione proposto da avvocato iscritto nell’albo speciale, nominato quale sostituto dal difensore di ufficio dell’imputato non cassazionista. E ciò proprio in applicazione delle regole stabilite dall’art. 102 c.p.p. , là dove si prevede che il difensore di fiducia e il difensore di ufficio possono nominare un sostituto (comma 1) e che il sostituto esercita i diritti e assume i doveri del difensore (comma 2).

  1. Quanto all’ultimo argomento speso nell’ordinanza di rimessione (e cioè la necessità che la sostituzione del difensore con altro patrocinatore avvenga nel rispetto delle disposizioni che regolano i singoli istituti processuali, e quindi di quanto previsto dall’art. 613 c.p.p.), basta rilevare che, nel caso di specie, l’atto di ricorso e le successive memorie risultano sottoscritti da difensore iscritto nell’albo speciale della Corte di cassazione.
  2. Le Sezioni Unite, nell’affermare la inammissibilità del ricorso per cassazione proposto nell’interesse dell’imputato latitante dal difensore di ufficio non iscritto nell’albo speciale per difetto di legittimazione, hanno spiegato che il difensore di ufficio del latitante, che non è legittimato a proporre ricorso in quanto non iscritto nell’albo speciale della Corte di cassazione, può sempre chiedere di essere sostituito a norma dell’art. 97 c.p.p., comma 5 e art. 30 disp. att. c.p.p. (Sez. U, n. 24486 del 11 luglio 2006, Lepido, Rv. 233919).

 

  1. Il ricorso per cassazione [169 att.] può essere proposto per i seguenti motivi:
  2. a) esercizio da parte del giudice di una potestà riservata dalla legge a organi legislativi o amministrativi ovvero non consentita ai pubblici poteri [620];
  3. b) inosservanza o erronea applicazione della legge penale o di altre norme giuridiche, di cui si deve tener conto nell’applicazione della legge penale;
  4. c) inosservanza delle norme processuali stabilite a pena di nullità [177 s.], di inutilizzabilità [191], di inammissibilità o di decadenza [173];
  5. d) mancata assunzione di una prova decisiva, quando la parte ne ha fatto richiesta anche nel corso dell’istruzione dibattimentale limitatamente ai casi previsti dall’articolo 495, comma 2 ;
  6. e) mancanza [547], contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione [125, 192], quando il vizio risulta dal testo del provvedimento impugnato ovvero da altri atti del processo specificamente indicati nei motivi di gravame ).
  7. Il ricorso, oltre che nei casi e con gli effetti determinati da particolari disposizioni, può essere proposto contro le sentenze pronunciate in grado di appello [605] o inappellabili [593].
  8. Il ricorso è inammissibile [591] se è proposto per motivi diversi da quelli consentiti dalla legge o manifestamente infondati ovvero, fuori dei casi previsti dagli articoli 569 e 609, comma 2, per violazioni di legge non dedotte con i motivi di appello“.

 

 

 

 

 

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