Lo Studio avvocato civilista Bologna Sergio Armaroli si occupa prevalentemente Diritto Civile, nello specifico: Diritto di Famiglia – separazione personale tra i coniugi sia consensuale che giudiziale,

Nel caso di adesione di entrambi i coniugi, viene esperita la procedura di negoziazione assistita di cui al D.L. 132/14 (convertito in L. 162/14) presso l’ufficio del Pubblico Ministero del Tribunale competente, che è molto rapida; ovvero la procedura regolata dal c.p.c. con il deposito di ricorso congiunto presso il Tribunale competente, e l’assistenza ai coniugi nell’udienza di comparizione dinanzi al Presidente del Tribunale. Dopo l’omologazione della separazione, in caso di negoziazione assistita, lo studio cura la trasmissione dell’accordo raggiunto all’Ufficiale dello Stato Civile, come previsto dalla legge.
La Separazione consensuale o giudiziale
Può essere consensuale, se voluta concordemente da entrambi i coniugi, o giudiziale se voluta da un solo coniuge allorquando sussistono “fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o recare grave pregiudizio alla educazione della prole”  – art. 151 Codice Civile.
Se uno dei due coniugi è venuto meno ai doveri del matrimonio, la separazione potrà essere addebitata a questi.
I coniugi, all’esito della pronuncia di separazione, risulteranno ancora sposati e gli unici doveri che verranno meno saranno quelli della convivenza, comunione dei beni e la fedeltà.
I coniugi, resteranno eredi l’uno dell’altra.
La separazione viene meno con la riconciliazione che può essere anche di fatto, come ad esempio nel caso di ripresa della convivenza.

Lo studio legale dell’avvocato Sergio Armaroli cerca sempre tra i coniugi e nelle sue pratiche con eventuali accordi stragiudiziali, divorzi, congiunti e giudiziali, modifica delle condizioni di separazione e divorzio,;, azioni inerenti il riconoscimento di paternità.

Avvalendosi dell’esperienza ventennale l’avvocato Sergio Armaroli della loro formazione interdisciplinare, lo studio offre pronta soluzione ad ogni questione giuridica di natura civilistica con particolare riguardo alle materie di diritto di famiglia, successorio, , societario e fallimentare,
moglie-bologna-altedo-malalbergo-sai-come-fare-chiedimelo-io-sono-qua-separazione-e-divorzio-separazione-mantenimento-del-figlio-da-parte-di-uno.html”>liti famigliari, diritto penale, attenzione massima al cliente, preventivi sempre scritti
L’infedeltà- così come il diniego di assistenza, o il venir meno della coabitazione- viola uno degli obblighi direttamente imposti dalla legge a carico dei coniugi (art. 143, secondo comma, cod. civ.): così da infirmare, alla radice, l’affectio familiae in guisa tale da giustificare, secondo una relazione ordinaria causale, la separazione. È quindi la premessa, secondo l’id quod plerunque accidit, dell’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, per causa non indipendente dalla volontà dei coniugi (art. 151, primo comma, cod. civ.).
Non per questo, tuttavia tale regolarità causale assurge a presunzione assoluta.
L’evento dissolutivo può rivelarsi già “prima facie“- e cioè, sulla base della stessa prospettazione della parte- non riconducibile, sotto il profilo eziologico, alla condotta antidoverosa di un coniuge: come ad esempio, nell’ipotesi di un isolato e remoto episodio d’infedeltà (ma anche di mancata assistenza, o allontanamento dalla casa coniugale), da ritenere presuntivamente superato, nel prosieguo, da un periodo di convivenza.
Va da sé, infatti, che occorre l’elemento della prossimità (“post hoc, ergo propter hoc“): la presunzione opera quando la richiesta di separazione personale segua, senza cesura temporale, all’accertata violazione del dovere coniugale.
Diversamente, nel caso- infrequente, ma non eccezionale- di accettazione reciproca di un allentamento degli obblighi previsti dalla norma (come nel regime- secondo la definizione invalsa nell’uso- dei “separati in casa“), si prospetta un fatto secondario, accidentale e atipico, che contrasta l’applicabilità della regola generale di causalità: onde, il relativo onere probatorioincumbit ei qui dicit.
Spetterà quindi all’autore della violazione dell’obbligo la prova della mancanza del nesso eziologico tra infedeltà e crisi coniugale: sotto il profilo che il suo comportamento si sia inserito in una situazione matrimoniale già compromessa e connotata da un reciproco disinteresse. In una parola, in una crisi del rapporto matrimoniale già in atto (Cass., sez. I, 14 febbraio 2012, n. 2059).
Tale riparto dell’onere probatorio oltre a palesarsi rispettoso del canone legale (art. 2697 cod. civ.) è altresì aderente al principio empirico della vicinanza della prova; laddove, riversare la dimostrazione della rilevanza causale in ordine all’intollerabilità della prosecuzione della convivenza su chi abbia subito l’altrui infedeltà si risolverebbe nella probatio diabolica che in realtà il matrimonio era sempre stato felice fino alla vigilia dell’adulterio (o dell’omissione di assistenza, o dell’interruzione della coabitazione).

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