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TRADIMENTO E ADDEBITO SEPARAZIONE?

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La mancata osservanza dell’obbligo di fedeltà, “rappresenta una violazione particolarmente grave, la quale deve ritenersi, di regola, circostanza sufficiente a determinare l’addebito della separazione a carico del coniuge responsabile, fermo restando che deve sussistere il nesso di causalità fra l’infedeltà e la crisi coniugale, il quale viene meno ove preesista una crisi già irrimediabilmente in atto” (Sent. 13431/08).

Nello stabilire se ed in capo a chi vada addebitata la separazione bisogna quindi sempre confrontare i comportamenti di entrambi i coniugi.

Solo questo confronto consente infatti di stabilire quale delle condotte abbia avuto incidenza nel determinare la crisi coniugale.

Ecco perché, con sentenza n. 6697/2009, la Corte di Cassazione ha ritenuto che la separazione non dovesse essere addebitata in capo alla moglie che si era resa “colpevole” di un unico ed isolato episodio di tradimento mentre il marito aveva nascosto per ben due anni alla moglie la sua incapacità di procreare.

Tuttavia, precisa la Corte di Cassazione, la relazione extraconiugale non deve essere motivo di vanto con gli amici. Un simile comportamento, infatti, causa un inevitabile aggravamento della crisi coniugale e determina definitivamente l’intollerabilità della convivenza (v. Cass. Civ. n. 21245/2010).

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ANZOLA DELL’EMILIA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 2. ARGELATO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 3. BARICELLA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 4. BENTIVOGLIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 5. BOLOGNA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 6. BORGO TOSSIGNANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 7. BUDRIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 8. CALDERARA DI RENO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 9. CAMUGNANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO10. CASALECCHIO DI RENO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO11. CASALFIUMANESE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO12. CASTEL D’AIANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO13. CASTEL DEL RIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO14. CASTEL DI CASIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO15. CASTEL GUELFO DI B. SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO16. CASTEL MAGGIORE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO17. CASTEL SAN PIETRO TERME SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO18. CASTELLO D’ARGILE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO19. CASTENASO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO20. CASTIGLIONE DEI PEPOLI SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO2

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In tema di separazione personale tra coniugi, il giudice non può fondare la pronuncia di addebito sulla mera inosservanza dei doveri di cui all’art. 143 cod. civ., dovendo, per converso, verificare l’effettiva incidenza delle relative violazioni nel determinarsi della situazione di intollerabilità della convivenza. In particolare, l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale in tanto può giustificare l’addebito della separazione al coniuge responsabile, in quanto determini la situazione d’intollerabilità del protrarsi della convivenza coniugale ma non anche se intervenga dopo che questa situazione sia già maturata e dunque in un contesto di disgregazione della comunione materiale e spirituale (in tema, tra le numerose altre, cfr cass. n. 10742 del 1998; n. 2130 del 2001; n. 25618 del 2007, n. 9074 del 2011). L’apprezzamento circa la responsabilità di uno o di entrambi i coniugi nel determinarsi della intollerabilità della convivenza è istituzionalmente riservato al giudice di merito e non può essere censurato in sede di legittimità in presenza di una motivazione congrua e logica (cfr. tra le altre, cass. n. 9877 del 2006).

Alla stregua di tali principi, la sentenza impugnata si sottrae alle critiche della B. , ove si consideri che i giudici d’appello, valutati anche i reciproci ed interdipendenti contegni, hanno confermato che già alla fine del 2003 e comunque agli inizi del 2004 il rapporto matrimoniale era entrato in crisi ed accertato che all’epoca il Be. non aveva ancora iniziato la relazione affettiva extraconiugale, che questi dati di fatto non sono stati specificamente censurati, e che la conclusione per la quale la crociera dei coniugi ai Carabi, attuata nel 2005 con amici, non fosse sufficiente a dimostrare il ripristino dell’unione coniugale non appare censurabile per contraddittorietà, essendo stata confortata da logici e condivisibili rilievi per i quali in sintesi non potevano da questa vacanza trarsi elementi sufficienti a dimostrare il recupero del profilo spirituale del vincolo, in mancanza del quale la sola persistenza del legame materiale si risolveva in un simulacro di vita coniugale.
2) In relazione alla riduzione dell’entità dell’assegno dal P. dovuto per il suo mantenimento:
B- “Violazione e falsa applicazione dell’articolo 156 c.c. con riguardo all’art. 360, primo comma, n. 3 c.p.c. “La B. formula i seguenti quesiti di diritto:
“1) Dica la Corte se la capacità reddituale del coniuge prossimo all’età pensionabile debba limitarsi allo stipendio in concreto percepito anche in considerazione degli accordi intervenuti tra coniugi in costanza di matrimonio oppure se si debba valutare solo la capacità in concreto “e non solo in astratto” di lavorare di più;
2) Dica la Corte se le “circostanze” ex art. 156 2 comma c.c. consistono solamente nei redditi da lavoro oppure in quegli elementi di fatto “economici o apprezzabili in termini economici” diversi dal reddito dell’obbligato quali il capitale e le rendite finanziarie, gli immobili e la collezione di beni mobili di pregio;
3) Dica la Corte se nel valutare la capacità economica dei coniugi, ai fini della determinazione dell’assegno ex art. 156 c.c., si debbano “utilizzare due pesi e due misure” e cioè calcolare minuziosamente le supposte disponibilità del beneficiario mentre non occorra accertare le disponibilità dell’obbligato nella loro esatta dimensione;
4) Dica, infine, la Corte se le indagini di Polizia Tributaria possono essere escluse dal giudice del merito pur in presenza di contestazioni delle parti sulle rispettive condizioni economiche e di indizi gravi, precisi e concordanti sull’inattendibilità della situazione fiscale dell’obbligato che nonostante la disponibilità delle carte di credito preleva costantemente ingenti importi in contanti superiori a 12.500 Euro.
B1 “Motivazione contraddittoria in punto economico ex art. 360, primo comma, n. 5 c.p.c.”.
In conclusione la ricorrente sostiene che la Corte di Trieste:

ha immotivatamente ignorato le prove documentali agli atti di causa, sia in punto di addebito sia in punto economico, arrivando ad attribuire agli elementi emersi in giudizio un significato addirittura contra legem;
2. ha arbitrariamente ancorato l’esclusione dell’addebito in capo al dott. Be. e così la riduzione dell’assegno di mantenimento a favore della signora B. su argomenti privi di coerenza logica oppure su fatti indimostrati;

3. ha incomprensibilmente omesso di svolgere ulteriore attività istruttoria pur in presenza di indizi pacifici sull’inattendibilità dei redditi dichiarati dal dott. Be. ;

5. ha totalmente ignorato che esiste una profonda discrasia tra la capacità economica dei coniugi, valutata con parametri diversi (“due pesi e due misure”), senza addentellato nelle norme giuridiche e nella loro costante interpretazione giurisprudenziale.

  1. Come ha evidenziato la giurisprudenza, il dovere di mantenere, istruire ed educare la prole, stabilito dall’art. 147 cod. civ., obbliga i coniugi a far fronte ad una molteplicità di esigenze dei figli, non riconducibili al solo obbligo alimentare, ma estese all’aspetto abitativo, scolastico, sportivo, sanitario, sociale, all’assistenza morale e materiale, alla opportuna predisposizione – fino a quando la loro età lo richieda – di una stabile organizzazione domestica, adeguata a rispondere a tutte le necessità di cura e di educazione.

 

 

 

  1. Tale principio trova conferma nell’art. 155 cod. civ., il quale – nell’imporre a ciascuno dei coniugi l’obbligo di provvedere al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito – individua, quali elementi da tenere in conto nella determinazione dell’assegno, oltre alle esigenze del figlio, il tenore di vita dallo stesso goduto in costanza di convivenza e le risorse economiche dei genitori, nonché i tempi di permanenza presso ciascuno di essi e la valenza economica dei compiti domestici e di cura da loro assunti (Cass. 10 luglio 2013, n. 17089), in modo da realizzare il principio generale di cui all’art. 148, c.c., secondo cui i genitori devono concorrere al mantenimento dei
  2. figli in proporzione delle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo (v. Cass. 6 novembre 2009, n. 23630).

Come emerge dalle dichiarazioni delle parli, i coniugi non hanno più alcuna unione affettiva e sentimentale. E’ pacifico che gli stessi vivono separati. Tale situazione rende evidente l’esistenza di una frattura irreversibile e l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza coniugale.

La domanda di addebito della separazione avanzata da Gr.Gi. a carico del coniuge è fondata e va accolta.

La parte ricorrente ha addebitato al marito la violazione del dovere di fedeltà, che, secondo quanto sostenuto dalla signora Gr., è stata la causa dell’intollerabilità della convivenza coniugale.


Come ha evidenziato la giurisprudenza, in tema di separazione tra coniugi, l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale rappresenta una violazione particolarmente grave, la quale, determinando normalmente l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, deve ritenersi, di regola, circostanza sufficiente a giustificare l’addebito della separazione al coniuge responsabile, sempre che non si constati la mancanza di nesso causale tra infedeltà e

crisi coniugale, mediante un accertamento rigoroso ed una valutazione complessiva del comportamento dei coniugi, da cui emerga la preesistenza di una crisi già in atto (Cass. 7 dicembre 2007, n. 25618; Cass. 12 aprile 2006, n. 8512; Cass. 18 settembre 2003, n. 13747). “Da queste premesse deriva che sulla parte, la quale richieda l’addebito della separazione all’altro coniuge, grava l’onere di provare sia la contrarietà del comportamento di questi ai doveri che derivano dal matrimonio, e sia l’efficacia causale di questi comportamenti nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza (cfr. Cass. 27 giugno 2006 n. 14840; 11 giugno 2005 n. 12383); ma che, laddove la ragione dell’addebito sia costituita dall’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale, questo comportamento, se provato, fa presumere che abbia reso la convivenza intollerabile”, sicché la parte che lo ha allegato ha interamente assolto l’onere della prova per la parte su di lei gravante. Tale regola viene meno “quando si constati la mancanza di nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale, mediante un accertamento rigoroso ed una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, tale che ne risulti la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto, in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale” (Cass. 14 febbraio 2012, n. 2059).

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Non può tuttavia sottacersi che la violazione dell’obbligo di fedeltà coniugale, particolarmente se attuata attraverso una stabile relazione extraconiugale, rappresenta una violazione particolarmente grave di tale obbligo, che, determinando normalmente l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, deve ritenersi, di regola, causa della separazione personale dei coniugi e, quindi, circostanza sufficiente a giustificare l’addebito della separazione al coniuge che ne è responsabile, sempreché non si constati la mancanza di nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale mediante un accertamento rigoroso e una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, da cui risulti la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale (Cass., 9 giugno 2000, n. 7859; Cass., 18 settembre 2003, n. 13747; Cass., 12 aprile 2006, n. 8512

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Un rapporto fatto solo di scambio di mail e telefonate, senza alcun incontro fisico, non sarebbe idoneo di per sé a provocare l’intollerabilità della convivenza, a meno che non ingeneri il sospetto di infedeltà e leda l’onore e la dignità dell’altro coniuge.Dunque una storia “virtuale” non è considerata causa

di addebito qualora non sia stata tale da rendere ormai impossibile la convivenza coniugale. L’addebito della separazione potrebbe, invece, essere riconosciuto qualora la relazione, seppure platonica, abbia causato il forte sospetto di infedeltà del coniuge, sia venuta a conoscenza da parte di terzi e, in generale, abbia leso l’onore e la dignità del coniuge tradito (cosi Cassazione Civile sentenza

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  • Tuttavia, il fatto che una determinata condotta sia lesiva della privacy altrui e dunque passibile di denuncia – querela, non vale ad escludere la possibilità, da parte del partner “tradito”, di impiegare le prove dell’infedeltà così raccolte nel giudizio di separazione. In sede civile sarà, infatti, rimessa al Giudice la valutazione circa l’ammissibilità o meno della prova acquisita in violazione della riservatezza del coniuge.
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Tribunale di Nuoro – Sezione civile – Sentenza 29 settembre 2015 n. 552

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE ORDINARIO DI NUORO

SEZIONE COLLEGIALE CIVILE

Il Tribunale, in composizione collegiale nelle persone dei seguenti magistrati:

dott. Riccardo Massera Presidente

dott. Tiziana Longu Giudice Relatore

dott. Francesca Lucchesi Giudice

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile di I Grado iscritta al n. r.g. 534/2012 promossa da:

GI.GR. (…), con il patrocinio dell’avv. PA.GI. e dell’avv. MA.GI. elettivamente domiciliata in VIA (…) NUORO presso i difensori

RICORRENTE contro

AN.SP. (…), con il patrocinio dell’avv. CA.GI., elettivamente domiciliato in VIA (…) SASSARI presso il difensore

CONVENUTO

con l’intervento del Pubblico Ministero. FATTO E MOTIVI DELLA DECISIONE

Con ricorso depositato il 2.5.2012 Gi.Gr. ha esposto di avere contratto matrimonio in data 10.12.2000 con An.Sp., da cui ha avuto due figli Al.Pi., nato il (…) e Fe.Go., nato il (…) che la medesima svolge l’attività di medico chirurgo presso l’ospedale San Francesco di Nuoro, mentre il marito è amministratore di cooperativa; che alla fine del 2010 la ricorrente ha scoperto che il sig. Sp. aveva una relazione adulterina che durava già diversi anni; che il 4.12.2010, dopo aver informato il sig. Sp. della scoperta della relazione, il convenuto ha abbandonato il domicilio coniugale; che da allora i coniugi vivono separali; che il marito non è in grado di provvedere da solo al figlio minore Fe.

Ciò premesso, la ricorrente ha chiesto disporsi: la separazione personale tra i coniugi per fatto addebitabile a An.Ro., Sp.; l’affidamento dei figli minori a entrambi i genitori con collocazione

presso la madre; l’assegnazione della casa coniugale alla signora Gr.; la regolamentazione del diritto di visita del padre in maniera differenziata per i due figli minori; l’assegno di mantenimento a carico del convenuto e in favore dei figli nella misura di Euro 750,00, oltre al 50% delle spese straordinarie; la condanna del sig. Sp. al pagamento delle somme non corrisposte dal novembre 2010 ovvero dalla data dell’abbandono della casa coniugale.

Con comparsa si è costituito in giudizio An.Sp., che ha chiesto dichiararsi la separazione dei coniugi con addebito alla ricorrente; affidarsi i figli minori ad entrambi i genitori, con regolamentazione delle modalità di visita del padre; assegnarsi la casa coniugale alla ricorrente; imporsi a carico del convenuto l’obbligo di contribuire mensilmente al mantenimento dei figli nella misura di Euro 400,00 mensili, oltre al 50% delle spese straordinarie. In particolare il convenuto ha dedotto che nel corso del 2008 la cooperativa 2000 di Ba. di cui il sig. Sp. era amministratore è entrata in crisi e nel 2010 è stata posta in liquidazione coatta amministrativa; che il sig. Sp. non ha avuto dalla moglie alcun sostegno psicologico o affettivo, e che, stante la crisi coniugale, si è rivolto ad un psicoterapeuta; che, nonostante gli inviti, la moglie non si è presentata agli incontri; che la ricorrente non ha permesso al convenuto il rientro a casa, sostituendo la serratura, e ha negato al marito la possibilità di vedere i figli; che non ha mai intrattenuto relazioni extraconiugali.

Pronunciati i provvedimenti temporanei e urgenti, svolte le prove per interrogatorio formale e per testi, all’udienza del 9.4.2015 la parte ricorrente ha confermato le conclusioni di cui all’atto … introduttivo e ha chiesto fissarsi l’assegno di mantenimento nella misura di Euro 600,00 mensili. La parte convenuta si è riportata alla comparsa di costituzione e ai successivi scritti difensivi. Il giudice ha rimesso la causa al collegio per la decisione, concedendo alle parti i termini di legge per il deposito di comparse e repliche.

Il pubblico Ministero ha concluso chiedendo che venga dichiarata la separazione dei coniugi.

La domanda delle parti volta a dichiarare la separazione dei coniugi è fondata e va accolta.

Come emerge dalle dichiarazioni delle parli, i coniugi non hanno più alcuna unione affettiva e sentimentale. E’ pacifico che gli stessi vivono separati. Tale situazione rende evidente l’esistenza di una frattura irreversibile e l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza coniugale.

La domanda di addebito della separazione avanzata da Gr.Gi. a carico del coniuge è fondata e va accolta.

La parte ricorrente ha addebitato al marito la violazione del dovere di fedeltà, che, secondo quanto sostenuto dalla signora Gr., è stata la causa dell’intollerabilità della convivenza coniugale.

Come ha evidenziato la giurisprudenza, in tema di separazione tra coniugi, l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale rappresenta una violazione particolarmente grave, la quale, determinando normalmente l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, deve ritenersi, di regola, circostanza sufficiente a giustificare l’addebito della separazione al coniuge responsabile, sempre che non si constati la mancanza di nesso causale tra infedeltà e

crisi coniugale, mediante un accertamento rigoroso ed una valutazione complessiva del comportamento dei coniugi, da cui emerga la preesistenza di una crisi già in atto (Cass. 7 dicembre 2007, n. 25618; Cass. 12 aprile 2006, n. 8512; Cass. 18 settembre 2003, n. 13747). “Da queste premesse deriva che sulla parte, la quale richieda l’addebito della separazione all’altro coniuge, grava l’onere di provare sia la contrarietà del comportamento di questi ai doveri che derivano dal matrimonio, e sia l’efficacia causale di questi comportamenti nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza (cfr. Cass. 27 giugno 2006 n. 14840; 11 giugno 2005 n. 12383); ma che, laddove la ragione dell’addebito sia costituita dall’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale, questo comportamento, se provato, fa presumere che abbia reso la convivenza intollerabile”, sicché la parte che lo ha allegato ha interamente assolto l’onere della prova per la parte su di lei gravante. Tale regola viene meno “quando si constati la mancanza di nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale, mediante un accertamento rigoroso ed una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, tale che ne risulti la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto, in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale” (Cass. 14 febbraio 2012, n. 2059).

Nel caso di specie, sulla base dell’attività istruttoria svolta e della documentazione prodotta, deve ritenersi dimostrato che il sig. Sp. abbia iniziato una relazione extraconiugale durante la convivenza matrimoniale. Il teste So.Ot. ha dichiarato di aver seguito An.Sp. su incarico della signora Gr. nel mese di novembre 2010 quando il medesimo si trovava a Sassari e di averlo visto entrare nell’appartamento della signora Gi.Fo. nelle ore notturne: il 9 novembre 2010 dalle ore 21,00 alle ore 5,45, il 10 novembre 2010 dalle ore 22,15 alle ore 00,30, il 16 e il 17 novembre dalle ore 21,35-22,00 fino ad oltre l’uria di notte. Secondo quanto dichiarato dal teste Fr.Gr., nel mese di dicembre del 2010 Ro.Sp. ha riconosciuto di avere una relazione extraconiugale, che non considerava importante.

Il convenuto, invece, non ha dedotto elementi idonei a dimostrare la preesistenza di una crisi matrimoniale anteriore all’intervenuta relazione extraconiugale, tale da escludere la sussistenza del nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale. A tal fine, non può ritenersi idonea la circostanza che il sig. Sp. si sia rivolto, prima della nascita del secondo figlio, ad un psicoterapeuta per difficoltà di comunicazione nella coppia. Come è stato evidenziato, la mancanza del nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale presuppone un accertamento rigoroso del comportamento di entrambi i coniugi, tale da poter ritenere la preesistenza della crisi matrimoniale alla violazione dell’obbligo di fedeltà. La presenza delle difficoltà sopra richiamale non appare sufficiente a evidenziare l’esistenza di una situazione di crisi irrimediabile, tale da lasciar supporre che la convivenza coniugale fosse meramente formale. Tale circostanza, peraltro, appare esclusa dalla nascita successiva del figlio Fe.

Pertanto, la domanda di addebito della separazione a carico del signor Sp. va accolta.

La domanda avanzata dalle parti diretta ad ottenere l’affidamento condiviso dei figli minori ad entrambi i genitori va accolta.

E’ noto che l’affidamento condiviso, comportante l’esercizio della potestà genitoriale da parte di entrambi ed una condivisione delle decisioni di maggiore importanza attinenti alla sfera

personale e patrimoniale del minore, non si pone più come evenienza residuale, bensì come regola; rispetto alla quale costituisce eccezione la soluzione dell’affidamento esclusivo. Alla regola dell’affidamento condiviso, infatti, può derogarsi solo ove la sua applicazione risulti pregiudizievole per l’interesse del minore. Come ha evidenziato la giurisprudenza, perché possa derogarsi alla regola dell’affidamento condiviso occorre che risulti, nei confronti di uno dei genitori, una sua condizione di manifesta carenza o inidoneità educativa o comunque tale da rendere l’affidamento in concreto pregiudizievole per il minore (v. Cass. 2.12.2010, n. 24526; Cass. 18.6.2008, n. 16593).

Nel caso di specie, non è emerso né è stato allegato alcun elemento idoneo ad evidenziare una situazione di carenza dei genitori. Pertanto dev’essere disposto l’affidamento condiviso dei figli minori.

Considerata l’età dei bambini e le domande delle parti, si deve disporre che i minori vivano con la madre presso la residenza coniugale, con facoltà per il padre di vedere e tenere con sé i figli i fine settimana alterni dalle ore 13,30 del sabato alle ore 21,00 della domenica, nonché 15 giorni consecutivi durante il mese di luglio (da stabilirsi in difetto di diversi accordi tra le parti dal 15 al 30 luglio) e 15 giorni consecutivi nel mese di agosto (dal 16 al 31 agosto in difetto di diversi accordi tra le parti) e ad anni alterni con la madre, il giorno di Natale o di Santo Stefano, il Capodanno o il primo dell’anno, il giorno di Pasqua o il Lunedì dell’Angelo.

Non sussistono elementi per accogliere la domanda avanzata dalla ricorrente volta ad ottenere un trattamento differenziato per le modalità di visita del figlio Fe.Go.

Stante la collocazione dei minori presso la madre, la casa coniugale dev’essere assegnata alla ricorrente.

Per quanto concerne le questioni economiche, va rilevato che la ricorrente svolge l’attività di medico chirurgo presso il reparto di medicina dell’Ospedale San Francesco di Nuoro: nell’anno 2009 la signora Gr. ha dichiarato un reddito complessivo pari Euro 58.033,00. Il sig. Sp. è amministratore di una cooperativa e collaboratore del quotidiano La Nuova Sardegna; per l’anno 2011 il convenuto ha dichiarato un reddito pari a Euro 21.332,00.

Come ha evidenziato la giurisprudenza, il dovere di mantenere, istruire ed educare la prole, stabilito dall’art. 147 cod. civ., obbliga i coniugi a far fronte ad una molteplicità di esigenze dei figli, non riconducibili al solo obbligo alimentare, ma estese all’aspetto abitativo, scolastico, sportivo, sanitario, sociale, all’assistenza morale e materiale, alla opportuna predisposizione – fino a quando la loro età lo richieda – di una stabile organizzazione domestica, adeguata a rispondere a tutte le necessità di cura e di educazione. Tale principio trova conferma nell’art. 155 cod. civ., il quale – nell’imporre a ciascuno dei coniugi l’obbligo di provvedere al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito – individua, quali elementi da tenere in conto nella determinazione dell’assegno, oltre alle esigenze del figlio, il tenore di vita dallo stesso goduto in costanza di convivenza e le risorse economiche dei genitori, nonché i tempi di permanenza presso ciascuno di essi e la valenza economica dei compiti domestici e di cura da loro assunti (Cass. 10 luglio 2013, n. 17089), in modo da realizzare il principio generale di cui all’art. 148, c.c., secondo cui i genitori devono concorrere al mantenimento dei

figli in proporzione delle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo (v. Cass. 6 novembre 2009, n. 23630).

Alla luce dei principi giuridici sopra esposti – considerate le potenzialità reddituali e la situazione patrimoniale di entrambi i coniugi – si ritiene che la somma mensile dovuta per il mantenimento dei figli minori posta a carico del convenuto debba essere determinata nella misura complessiva di Euro 500,00 ( Euro 250,00 per ciascun figlio), da rivalutarsi ogni anno secondo gli indici Istat e da versarsi entro il giorno cinque di ogni mese, oltre al 50% delle spese straordinarie.

La domanda di parie ricorrente volta ad ottenere la condanna del sig. Sp. al pagamento delle somme non corrisposte dal novembre 2010 ovvero dalla data dell’abbandono della casa coniugale dev’essere dichiarata inammissibile, stante la natura del procedimento di separazione.

Considerala la natura della causa e la parziale soccombenza reciproca, le spese devono essere interamente compensate tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando nella causa in epigrafe, ogni diversa istanza e difesa disattesa e respinta, così provvede:

1) dichiara la separazione personale dei coniugi con addebito a Sp.An.Ro.;

2) affida i figli minori ad entrambi i genitori, con collocazione presso la madre;

3) dispone che il padre possa vedere e tenere con sé i minori i fine settimana alterni dalle ore 13,30 del sabato alle ore 21,00 della domenica, nonché 15 giorni consecutivi durante il mese di luglio (da stabilirsi in difetto di diversi accordi tra le parti dal 15 al 30 luglio) e 15 giorni consecutivi nel mese di agosto (dal 16 al 31 agosto in difetto di diversi accordi tra le parti) e, ad anni alterni con la madre, il giorno di Natale o di Santo Stefano, il Capodanno o il primo dell’anno, il giorno di Pasqua o il Lunedì dell’Angelo.

4) assegna la casa coniugale alla madre;

5) pone a carico del sig. Sp. a titolo di mantenimento dei figli la somma mensile di Euro 500,00 (Euro 250,00 per ciascun figlio), da rivalutarsi ogni anno secondo gli indici Istat e da versarsi entro il giorno cinque di ogni mese, oltre al 50% delle spese straordinarie;

6) dichiara inammissibile la domanda di parte ricorrente volta ad ottenere la condanna del sig. Sp. al pagamento delle somme non corrisposte dal novembre 2010 ovvero dalla data dell’abbandono della casa coniugale;

7) compensa interamente tra le parti le spese di lite. Così deciso in Nuoro il 28 settembre 2015. Depositata in Cancelleria il 29 settembre 2015.

[1] Trib. Nuoro, sent. n. 552/2015 del 29.09.2015.

 

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