Il mio obiettivo? La tua soddisfazione!
CHIAMA SUBITO!!!

AVVOCATO MATRIMONIALISTA A BOLOGNA :CASA CONIUGALE:Occorre premettere che: il diritto di abitazione della casa familiare è un atipico diritto personale di godimento (e non un diritto reale), previsto nell’esclusivo interesse dei figli (art. 155, comma quarto, cod.civ.) e non nell’interesse del coniuge affidatario, che viene meno con l’assegnazione della casa familiare in proprietà esclusiva al coniuge affidatario dei figli, non avendo più ragione di esistere. Ed invero, la tutela del figlio minore o disabile è assicurata dall’affidamento al coniuge al quale la casa coniugale sia assegnata nonché dall’obbligo di mantenimento, cura ed educazione che è posto a carico di entrambi i genitori.

AVVOCATO MATRIMONIALISTA A BOLOGNA :CASA CONIUGALE A BOLOGNA SERGIO ARMAROLI

AVVOCATO MATRIMONIALISTA A BOLOGNA :CASA CONIUGALE

AVVOCATO MATRIMONIALISTA A BOLOGNA :CASA CONIUGALE

AVVOCATO MATRIMONIALISTA A BOLOGNA :CASA CONIUGALE:Occorre premettere che: il diritto di abitazione della casa familiare è un atipico diritto personale di godimento (e non un diritto reale), previsto nell’esclusivo interesse dei figli (art. 155, comma quarto, cod.civ.) e non nell’interesse del coniuge affidatario, che viene meno con l’assegnazione della casa familiare in proprietà esclusiva al coniuge affidatario dei figli, non avendo più ragione di esistere. Ed invero, la tutela del figlio minore o disabile è assicurata dall’affidamento al coniuge al quale la casa coniugale sia assegnata nonché dall’obbligo di mantenimento, cura ed educazione che è posto a carico di entrambi i genitori.

:- gli artt. 155 quater c.c. (applicabile alla fattispecie concreta ratione temporis) e 6, co. 6, della L. n. 898 del 1970, come modificato dall’art. 11 della L. n. 74 del 1987, consentono al giudice di assegnare l’abitazione al coniuge non titolare di un diritto di godimento (reale o personale) sull’immobile, solo se a lui risultino affidati figli minori, ovvero con lui risultino conviventi figli maggiorenni non autosufficienti. Tale ‘ratio’ protettiva, che tutela l’interesse dei figli a permanere nell’ambiente domestico in cui sono cresciuti, non è configurabile, invece, in presenza di figli economicamente autosufficienti, sebbene ancora conviventi, verso i quali non sussiste, invero, proprio in ragione della loro acquisita autonomia ed indipendenza economica, esigenza alcuna di spedale protezione (cfr., ex plurimis, Cass. 5857/2002; 25010/2007; 21334/2013). Devesi – per il vero – considerare, in proposito, che l’assegnazione della casa familiare al coniuge affidatario risponde all’esigenza di tutela degli interessi dei figli, con particolare riferimento alla conservazione del loro ‘habitat’ domestico inteso come centro della vita e degli affetti dei medesimi, con la conseguenza che detta assegnazione non ha più ragion d’essere soltanto se, per vicende sopravvenute, la casa non sia più idonea a svolgere tale essenziale funzione. (Cass. 6706/2000).

Ogniqualvolta si tratta di determinare l’assegno di mantenimento di un coniuge a carico dell’altro, al giudice di secondo grado è consentito di adeguare al variato potere di acquisto della moneta l’assegno fissato dal primo giudice, per il mantenimento del coniuge e della prole, non implicando ciò l’esame di una domanda nuova in grado di appello, ma di una pretesa già compresa nell’istanza di corresponsione di quanto dovuto per l’indicato titolo», poi ulteriormente definitosi (Sez. 1, Sentenza n. 6312 del 1999)con la precisazione che «Nel giudizio di separazione e divorzio, i provvedimenti necessari alla tutela degli interessi morali e materiali della prole, tra i quali rientrano anche quelli di attribuzione e determinazione di un assegno di mantenimento a carico del genitore non affidatario, possono essere adottati d’ufficio.» e, specificamente chiariti (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 10119 del 2006)con il principio a cui pare doveroso dare continuità e secondo cui «In materia di assegno di mantenimento per il figlio, poiché si verte in tema di conservazione del contenuto reale del credito fatto valere con la domanda originaria, deve ammettersi la possibilità, per il genitore istante, di chiedere un adeguamento del relativo ammontare, alla stregua della svalutazione monetaria o del sopravvento di altre circostanze, verificatesi nelle more del giudizio, in particolare relative alle mutate condizioni economiche dell’obbligato ovvero alle accresciute esigenze del figlio. Ne deriva che la proposizione, in primo grado o in appello, di simili istanze o eccezioni non ricade sotto il divieto di “ius novorum”, né con riguardo al giudizio di primo grado (art. 183, quarto comma, cod. proc. civ.), né con riguardo al giudizio di appello

 

 

  1. Il quarto motivo di ricorso appare invece fondato in quanto la Corte di appello ha fissato la decorrenza della nuova misura dell’assegno dal gennaio 2011 e cioe’ precedentemente alla stessa proposizione della domanda. In difformita’ rispetto a quanto affermato dalla giurisprudenza di legittimita’ secondo cui, in materia di revisione dell’assegno, il diritto a percepirlo di un coniuge ed il corrispondente obbligo a versarlo dell’altro, nella misura e nei modi stabiliti dalla sentenza di separazione o dal verbale di omologazione, conservano la loro efficacia, sino a quando non intervenga la modifica di tale provvedimento, rimanendo del tutto ininfluente il momento in cui di fatto sono maturati i presupposti per la modificazione o la soppressione dell’assegno, con la conseguenza che, in mancanza di specifiche disposizioni, in base ai principi generali relativi all’autorita’, intangibilita’ e stabilita’, per quanto temporalmente limitata (“rebus sic stantibus”), del precedente giudicato impositivo del contributo di mantenimento, la decisione giurisdizionale di revisione non puo’ avere decorrenza anticipata al momento dell’accadimento innovativo, rispetto alla data della domanda di modificazione (cfr. Cass. civ., sezione 1, n. 28 del 7 gennaio 2008 e n. 11913 del 22 maggio 2009).

 

 

  • Sussistono pertanto i presupposti per la trattazione della controversia in camera di consiglio e se l’impostazione della presente relazione verra’ condivisa dal Collegio per il rigetto dei primi tre motivi del ricorso e per l’accoglimento del quarto motivo.

Suprema Corte di Cassazione

sezione VI

ordinanza 30 luglio 2015, n. 16173

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI PALMA Salvatore – Presidente

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere

Dott. BISOGNI Giacinto – rel. Consigliere

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

(OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio legale (OMISSIS), rappresentata e difesa, per procura in calce al ricorso, dall’avv. (OMISSIS) che dichiara di voler ricevere le comunicazioni relative al processo al fax n. (OMISSIS) e all’indirizzo p.e.c. (OMISSIS);

– ricorrente –

nei confronti di:

(OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avv. (OMISSIS) che lo rappresenta e difende per 2015 procura speciale in calce al controricorso e dichiara di voler ricevere le comunicazioni relative al processo al fax n. (OMISSIS) e all’indirizzo p.e.c. (OMISSIS);

AAVVOCATOMATSCRITTA– controricorrente –

avverso il decreto n. 1433/12 della Corte di appello di Napoli, emesso il 5 ottobre 2012 e depositato il 18 ottobre 2012, n. R.G.V.G. 774/12.

FATTO E DIRITTO

Rilevato che in data 8 febbraio 2015 e’ stata depositata relazione ex articolo 380 bis c.p.c. che qui si riporta:

Rilevato che:

  1. (OMISSIS) ha proposto al Tribunale di Napoli istanza di modifica delle condizioni della separazione consensuale con (OMISSIS).
  2. L’istanza e’ stata respinta dal Tribunale di Napoli che ha ritenuto l’insussistenza di circostanze sopravvenute e non valutabili ai fini della richiesta revoca o riduzione dell’assegno di mantenimento.
  3. La Corte di appello di Napoli ha accolto parzialmente il reclamo dello (OMISSIS) riducendo a 850 euro l’ammontare dell’assegno mensile di mantenimento in considerazione dell’intervenuto licenziamento e della impossibilita’, in considerazione delle condizioni di salute dello (OMISSIS), del suo trasferimento a (OMISSIS) che avrebbe consentito la prosecuzione del rapporto di lavoro.
  4. Ricorre per cassazione (OMISSIS) affidandosi a quattro motivi di impugnazione.
  5. Si difende con controricorso (OMISSIS).

Ritenuto che:

  1. Con il primo motivo di ricorso si deduce la nullita’ del decreto della Corte di appello perche’ privo di motivazione sul rigetto dell’eccezione di inammissibilita’ del reclamo proposto dallo (OMISSIS) in quanto privo dei motivi specifici previsti dall’articolo 434 c.p.c..
  2. Con il secondo motivo di ricorso si deduce l’omesso esame delle condizioni patrimoniali e del tenore di vita delle parti ai fini della determinazione dell’assegno.
  3. Con il terzo motivo di ricorso si deduce la violazione e/o falsa applicazione dell’articolo 156 c.c., comma 7 per avere la Corte di appello ritenuto come circostanze sopravvenute valutabili ai sensi dell’articolo 710 c.p.c. fatti intervenuti prima della precedente pronuncia su un pregresso ricorso dello (OMISSIS) finalizzato alla modifica delle condizioni della separazione.
  4. Con il quarto motivo di ricorso si deduce la erronea determinazione della decorrenza della riduzione dell’assegno dal gennaio 2011 e cioe’ precedentemente alla data del 19 maggio 2011 di proposizione della domanda ex articolo 710 c.p.c..
  5. I primi due motivi di ricorso sono infondati in quanto la valutazione circa la specificita’ del reclamo e la ponderazione dei diversi fattori concorrenti alla determinazione dell’assegno di mantenimento emerge dalla complessiva motivazione del decreto della Corte di appello, anche con riferimento alle precedenti acquisizioni istruttorie in questo e nei precedenti giudizi.
  6. Il terzo motivo di ricorso e’ infondato perche’ la motivazione della Corte di appello si articola su due rationes decidendi la seconda delle quali, relativa alla produzione degli effetti del licenziamento in epoca successiva alla pronuncia emessa nel precedente giudizio ex articolo 710 c.p.c., non risulta impugnata e comunque non risulta contestata specificamente dalla ricorrente.
  7. Il quarto motivo di ricorso appare invece fondato in quanto la Corte di appello ha fissato la decorrenza della nuova misura dell’assegno dal gennaio 2011 e cioe’ precedentemente alla stessa proposizione della domanda. In difformita’ rispetto a quanto affermato dalla giurisprudenza di legittimita’ secondo cui, in materia di revisione dell’assegno, il diritto a percepirlo di un coniuge ed il corrispondente obbligo a versarlo dell’altro, nella misura e nei modi stabiliti dalla sentenza di separazione o dal verbale di omologazione, conservano la loro efficacia, sino a quando non intervenga la modifica di tale provvedimento, rimanendo del tutto ininfluente il momento in cui di fatto sono maturati i presupposti per la modificazione o la soppressione dell’assegno, con la conseguenza che, in mancanza di specifiche disposizioni, in base ai principi generali relativi all’autorita’, intangibilita’ e stabilita’, per quanto temporalmente limitata (“rebus sic stantibus”), del precedente giudicato impositivo del contributo di mantenimento, la decisione giurisdizionale di revisione non puo’ avere decorrenza anticipata al momento dell’accadimento innovativo, rispetto alla data della domanda di modificazione (cfr. Cass. civ., sezione 1, n. 28 del 7 gennaio 2008 e n. 11913 del 22 maggio 2009).
  8. Sussistono pertanto i presupposti per la trattazione della controversia in camera di consiglio e se l’impostazione della presente relazione verra’ condivisa dal Collegio per il rigetto dei primi tre motivi del ricorso e per l’accoglimento del quarto motivo.

La Corte condivide tale relazione e pertanto ritiene che solo il quarto motivo debba essere accolto con conseguente cassazione del decreto impugnato e decisione nel merito di fissazione della decorrenza della modifica dell’assegno dalla data della domanda (19 maggio 2011). Va confermata la pronuncia di compensazione integrale delle spese del giudizio di merito mentre le spese del giudizio di cassazione in considerazione dell’esito dello stesso, vanno compensate per meta’ e poste per la residua quota a carico del controricorrente.

P.Q.M.

La Corte rigetta i primi tre motivi di ricorso accoglie il quarto motivo e, decidendo nel merito, fissa la decorrenza della nuova misura dell’assegno determinata dalla Corte di appello di Napoli dalla data del 19 maggio 2011. Spese del giudizio di merito interamente compensate. Spese del giudizio di cassazione a carico del controricorrente nella misura della meta’ dell’intero, liquidato in 2.300 euro, di cui 200 per spese. Dispone che, in caso di diffusione del presente provvedimento, siano omesse le generalita’ e gli altri dati identificativi a norma del Decreto Legislativo n. 196 del 2003, articolo 52.

 

 

 

  1. . Non può revocarsi in dubbio, infatti che, finché perdura il titolo in forza del quale il coniuge assegnatario della casa coniugale occupa l’immobile, è escluso qualsiasi obbligo di pagamento da parte del beneficiario per tale godimento.

 ANON ASPETTARE

 

  1. Ed invero, ogni forma di corrispettivo verrebbe a snaturare la funzione stessa dell’istituto, in quanto incompatibile con la sua finalità esclusiva di tutela della prole, fintantoché siffatta finalità non venga ritenuta insussistente con provvedimento giudiziale che revochi o dichiari inefficace detta assegnazione (Cass. 12705/2003; 18754/2004).

 

 

  • Ed è, del pari, indubitabile che tale conclusione si attagli pienamente anche al caso – ricorrente nella specie – in cui sia un terzo, e non il coniuge originario proprietario dell’immobile, a richiederne il rilascio, mediante l’esperimento di un’apposita azione di accertamento dell’insussistenza dei presupposti per il perdurare dell’occupazione dell’ex casa coniugale da parte del coniuge non proprietario della stessa, nonché da parte della prole divenuta economicamente autosufficiente. È di chiara evidenza, infatti, che la sussistenza di un provvedimento di assegnazione di detto immobile, regolarmente trascritto, obbliga il terzo – divenutone proprietario – al rispetto della destinazione dal provvedimento stesso impressa al bene, fino a che, con una successiva pronuncia giudiziale, il suddetto vincolo non venga ad essere caducato SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE I

SENTENZA 22 luglio 2015, n.15367

 

Considerato in diritto

Con i primi tre motivi di ricorso – che, per la loro evidente connessione, vanno esaminati congiuntamente – C.A.L. e B.C. denunciano la violazione e falsa applicazione degli artt. 6, co. 6, 9, co. 1 della L. n. 898 del 1970, 1599 e 155 quater c.c., 112 c.p.c., in relazione all’art. 360, co. 1, nn. 3 e 4 c.p.c..

1.1. La Corte di Appello di Roma avrebbe, invero, fondato la decisione – a parere delle ricorrenti – sull’erroneo presupposto che il riconoscimento, in sede di divorzio, di un assegno di mantenimento a favore della figlia della coppia, B.C. , costituisse la ‘condicio iuris’ della permanenza degli effetti dell’assegnazione della casa coniugale, di proprietà del padre B.M. , alla madre C.A.L. . Sicché, la revoca di tale assegno, comportando il venir meno della condizione per l’assegnazione di detto bene al coniuge non titolare, costituita dalla convivenza con il medesimo di figli minori o maggiorenni non economicamente autosufficienti, avrebbe imposto, a giudizio della Corte territoriale, la revoca anche del provvedimento di assegnazione.

Per converso, ad avviso delle istanti, il diritto della madre assegnataria e della figlia, con lei convivente, di abitare nell’immobile in parola non verrebbe automaticamente meno – contrariamente a quanto infondatamente ritenuto dal giudice di seconde cure – per effetto della revoca dell’assegno di mantenimento per la figlia convivente, bensì esclusivamente a seguito di una specifica richiesta in tal senso da parte del proprietario del bene, ed in forza di una pronuncia giudiziale che rivaluti le condizioni poste a fondamento del provvedimento di assegnazione, alla luce del prioritario interesse della figlia.

avvocato cassazionista bella1.2. La decisione impugnata avrebbe, peraltro, disposto il rilascio dell’immobile in discussione, senza che una specifica richiesta di revoca del menzionato provvedimento di assegnazione della casa coniugale fosse stata proposta – oltre che dall’originario proprietario B.M. , nel corso del procedimento ex art. 9 della L. 898 del 1970 – dal successivo acquirente del bene, nel successivo giudizio incardinato dinanzi al Tribunale di Roma. Per il che la Corte di Appello sarebbe, altresì, incorsa – a parere delle ricorrenti – nel vizio di ultrapetizione ex art. 112 c.p.c., avendo disposto la revoca di detto provvedimento in totale assenza di una specifica domanda al riguardo.

1.3. Ad ogni buon conto, quand’anche la richiesta di revoca dell’assegnazione della casa coniugale dovesse intendersi – in via di mera ipotesi – implicita nella domanda di accertamento dell’insussistenza del diritto della B. e della C. ad abitarla, secondo le istanti il giudizio incardinato dal L. e la sentenza che lo ha concluso, sarebbero pur sempre affetti da nullità, per non essere stata l’azione di rilascio proposta nelle forme e con la procedura prevista dall’art. 9 della L. n. 898 del 1970, ossia con domanda di revoca dell’originario provvedimento di assegnazione del bene.

1.4. Le censure suesposte sono infondate.

1.4.1. Va osservato, al riguardo, che – sia in sede di separazione che di divorzio – gli artt. 155 quater c.c. (applicabile alla fattispecie concreta ratione temporis) e 6, co. 6, della L. n. 898 del 1970, come modificato dall’art. 11 della L. n. 74 del 1987, consentono al giudice di assegnare l’abitazione al coniuge non titolare di un diritto di godimento (reale o personale) sull’immobile, solo se a lui risultino affidati figli minori, ovvero con lui risultino conviventi figli maggiorenni non autosufficienti. Tale ‘ratio’ protettiva, che tutela l’interesse dei figli a permanere nell’ambiente domestico in cui sono cresciuti, non è configurabile, invece, in presenza di figli economicamente autosufficienti, sebbene ancora conviventi, verso i quali non sussiste, invero, proprio in ragione della loro acquisita autonomia ed indipendenza economica, esigenza alcuna di spedale protezione (cfr., ex plurimis, Cass. 5857/2002; 25010/2007; 21334/2013). Devesi – per il vero – considerare, in proposito, che l’assegnazione della casa familiare al coniuge affidatario risponde all’esigenza di tutela degli interessi dei figli, con particolare riferimento alla conservazione del loro ‘habitat’ domestico inteso come centro della vita e degli affetti dei medesimi, con la conseguenza che detta assegnazione non ha più ragion d’essere soltanto se, per vicende sopravvenute, la casa non sia più idonea a svolgere tale essenziale funzione. (Cass. 6706/2000).

1.4.2. Come per tutti i provvedimenti conseguenti alla pronuncia di separazione o di divorzio, dunque, anche per l’assegnazione della casa familiare vale il principio generale della modificabilità in ogni tempo per fatti sopravvenuti. E tuttavia, tale intrinseca provvisorietà dei provvedimenti in parola non incide sulla natura e sulla funzione della misura, posta ad esclusiva tutela della prole, con la conseguenza che anche in sede di revisione – come in qualsiasi altra sede nella quale, come nel presente giudizio, sia in discussione il permanere delle condizioni che avevano giustificato l’originaria assegnazione – resta imprescindibile il requisito dell’affidamento di figli minori o della convivenza con figli maggiorenni non autosufficienti.

Ne discende che, se è vero che la concessione del beneficio ha anche riflessi economici, particolarmente valorizzati dall’art. 6, co. 6, della legge sul divorzio, nondimeno l’assegnazione in questione non può essere disposta al fine di sopperire alle esigenze economiche del coniuge più debole, a garanzia delle quali è unicamente destinato l’assegno di divorzio (Cass. 13736/2003; 10994/2007; 18440/2013).

1.4.3. Ebbene, non può revocarsi in dubbio che i principi di diritto suesposti debbano costituire le linee guida per risolvere anche il caso – ricorrente nella specie – in cui (a casa adibita a residenza coniugale sia stata alienata, dopo l’assegnazione all’altro coniuge (affidatario di figli minori o convivente con figli maggiorenni non auto-sufficienti), dal coniuge proprietario dell’immobile.

1.4.3.1. Ed invero, ai sensi dell’art. 6, co. 6, della legge n. 898 del 1970 (nel testo sostituito dall’art. 11 della l. n. 74 del 1987), applicabile anche in tema di separazione personale, il provvedimento giudiziale di assegnazione della casa familiare al coniuge affidatario, avendo per definizione data certa, è opponibile, ancorché non trascritto, al terzo acquirente in data successiva per nove anni dalla data dell’assegnazione, ovvero – ma solo ove il titolo sia stato in precedenza trascritto – anche oltre i nove anni.

Tale opponibilità conserva, beninteso, il suo valore finché perduri l’efficacia della pronuncia giudiziale, costituente il titolo in forza del quale il coniuge, che non sia titolare di un diritto reale o personale di godimento dell’immobile, acquisisce il diritto di occuparlo, in quanto affidatario di figli minori o convivente con figli maggiorenni non economicamente autosufficienti (cfr. Cass. S.U. 11096/2002, in motivazione; Cass. 5067/2003; 9181/2004; 12296/2005; 4719/2006). È fin troppo evidente, infatti, che il perdurare sine die dell’occupazione dell’immobile – perfino quando ne siano venuti meno i presupposti, per essere i figli divenuti ormai autonomi economicamente – si risolverebbe in un ingiustificato, durevole, pregiudizio al diritto del proprietario terzo di godere e disporre del bene, ai sensi degli artt. 42 Cost. e 832 c.c. Una siffatta lettura delle succitate norme che regolano l’assegnazione della casa coniugale (v. ora l’art. 337 sexies c.c.), del resto, presterebbe certamente il fianco a facili censure di incostituzionalità.

1.4.3.2. Ciò posto, va rilevato che l’efficacia della pronuncia giudiziale del provvedimento di assegnazione in parola può essere messa in discussione tra i coniugi, circa il perdurare dell’interesse dei figli, nelle forme del procedimento di revisione previsto all’art. 9 della L. n. 898 del 1970, attraverso la richiesta di revoca del provvedimento di assegnazione, per il sopravvenuto venir meno dei presupposti che ne avevano giustificato l’emissione.

Per converso, deve ritenersi che il terzo acquirente – non legittimato ad attivare il procedimento suindicato – non possa che proporre, instaurando un ordinario giudizio di cognizione, una domanda di accertamento dell’insussistenza delle condizioni per il mantenimento del diritto personale di godimento a favore del coniuge assegnatario della casa coniugale, per essere venuta meno la presenza di figli minorenni o di figli maggiorenni non economicamente autosufficienti, con il medesimo conviventi. E ciò al fine di conseguire una declaratoria di inefficacia del titolo che legittima l’occupazione della casa coniugale da parte del coniuge assegnatario, a tutela della pienezza delle facoltà connesse al diritto dominicale acquisito, non più recessive rispetto alle esigenze di tutela dei figli della coppia separata o divorziata (cfr. Cass. 18440/2013, secondo cui ogni questione relativa al diritto di proprietà della casa coniugale o al diritto di abitazione sull’immobile esula dalla competenza funzionale del giudice della separazione o del divorzio, e va proposta con il giudizio di cognizione ordinaria). In mancanza, il terzo – non potendo attivare il procedimento, riservato ai coniugi, di cui all’art. 9 della legge sul divorzio – resterebbe, per il vero, del tutto privo di tutela, in violazione del disposto dell’art. 24 Cost..

1.4.4. Ebbene, nel caso di specie, la Corte di Appello, sul presupposto del venir meno dell’assegno di mantenimento a favore della figlia divenuta economicamente autosufficiente, ha ritenuto non sussistere le condizioni per conservare l’assegnazione della casa coniugale alla C. , essendo, in tal caso, le esigenze patrimoniali dell’acquirente dell’immobile divenute prevalenti rispetto alle esigenze di tutela della prole, ormai del tutto venute meno. La pronuncia impugnata si palesa, in forza delle considerazioni che precedono, del tutto condivisibile.

1.4.4.1. In assenza di figli minori o maggiorenni non autosufficienti, non giova, difatti, alle ricorrente invocare il principio, più volte affermato da questa Corte e posto a fondamento della decisione della Corte Costituzionale n. 308/2008, secondo cui la revoca dell’assegnazione della casa coniugale non può essere disposta se non all’esito di una valutazione di conformità di tale pronuncia all’interesse del minore (o del maggiorenne economicamente non autosufficiente). È, invero, di tutta evidenza, che la mancanza di una prole da tutelare con l’assegnazione del bene in questione, rende improponibile un giudizio di comparazione tra le esigenze della proprietà (nella specie del terzo) e quelle di tutela dei figli della coppia separata o divorziata.

1.4.4.2. Né la giustificazione del protrarsi dell’occupazione dell’immobile da parte della C. potrebbe essere ancorata, nella specie, alla tutela del preteso coniuge economicamente più debole, atteso che – come dianzi detto – il diritto personale di godimento in questione esula dal tema dei diritti patrimoniali conseguenziali alla pronuncia di divorzio.

1.5. Per tutte le ragioni esposte, pertanto, i motivi in esame non possono che essere disattesi.

Con il quarto motivo di ricorso, C.A.L. e B.C. denunciano la violazione e falsa applicazione degli artt. 1218, 1219, 1223, 1226, 1227, 2043, 2056, 155 quater c.c., 6, co. 6 e 9, co. 1, della L. n. 898 del 1970, in relazione all’art. 360, co. 1, n. 3 c.p.c..

2.1. Avrebbe, invero, errato la Corte di Appello nel ritenere che le ricorrenti fossero da considerarsi occupanti abusive dell’immobile fin dal dicembre del 2005, in conseguenza della diffida effettuata dai L. , in via stragiudiziale, con missiva del 15.11.2005. La sussistenza, all’epoca di tale diffida, di un titolo giudiziale – regolarmente trascritto – di assegnazione dell’immobile in questione alla Caiano comporterebbe, infatti, ad avviso delle ricorrenti, che l’abitazione delle medesime nella casa coniugale non potrebbe considerarsi illegittima, fino all’emissione di un successivo provvedimento di revoca dell’originaria assegnazione.

2.2. Il motivo è fondato.

2.2.1. Non può revocarsi in dubbio, infatti che, finché perdura il titolo in forza del quale il coniuge assegnatario della casa coniugale occupa l’immobile, è escluso qualsiasi obbligo di pagamento da parte del beneficiario per tale godimento. Ed invero, ogni forma di corrispettivo verrebbe a snaturare la funzione stessa dell’istituto, in quanto incompatibile con la sua finalità esclusiva di tutela della prole, fintantoché siffatta finalità non venga ritenuta insussistente con provvedimento giudiziale che revochi o dichiari inefficace detta assegnazione (Cass. 12705/2003; 18754/2004).

2.2.2. Ed è, del pari, indubitabile che tale conclusione si attagli pienamente anche al caso – ricorrente nella specie – in cui sia un terzo, e non il coniuge originario proprietario dell’immobile, a richiederne il rilascio, mediante l’esperimento di un’apposita azione di accertamento dell’insussistenza dei presupposti per il perdurare dell’occupazione dell’ex casa coniugale da parte del coniuge non proprietario della stessa, nonché da parte della prole divenuta economicamente autosufficiente. È di chiara evidenza, infatti, che la sussistenza di un provvedimento di assegnazione di detto immobile, regolarmente trascritto, obbliga il terzo – divenutone proprietario – al rispetto della destinazione dal provvedimento stesso impressa al bene, fino a che, con una successiva pronuncia giudiziale, il suddetto vincolo non venga ad essere caducato.

2.2.3. Orbene, nel caso di specie, la Corte territoriale ha condannato la C. a corrispondere al L. un’indennità di occupazione fin dal dicembre 2005, quando ancora l’occupazione del bene de quo da parte della medesima era giustificata dalla pronuncia di divorzio, che aveva confermato l’assegnazione della casa coniugale alla madre – convivente con la figlia, all’epoca minore – disposta in sede di separazione. Il provvedimento in parola, pertanto, per le considerazioni in precedenza svolte non può essere considerato legittimo, dovendo il diritto di abitazione delle due donne ritenersi venuto meno solo per effetto della sentenza impugnata, con la quale è stato accertato il venir meno delle condizioni che avevano legittimato l’assegnazione della casa coniugale alla G. .

2.3. Il mezzo in esame va, di conseguenza, accolto.

L’accoglimento della suindicata censura comporta la cassazione della sentenza impugnata, restandone assorbito il quinto motivo di ricorso, concernente le spese del giudizio di appello. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto la Corte, nell’esercizio del potere di decisione nel merito di cui all’art. 384, co. 2, c.p.c., dichiara cessato il diritto di godimento dell’immobile per cui è causa in capo alle ricorrenti a far tempo dal 18.6.2013, data di deposito della sentenza di appello che ha accertato l’illegittimità del perdurare dell’occupazione del bene in parola. Di conseguenza, dalla stessa data dovrà essere corrisposta dalle ricorrenti la relativa indennità di occupazione.

Concorrono giusti motivi – tenuto conto della peculiarità e delicatezza della materia del contendere e della novità delle questioni trattate – per dichiarare interamente compensate fra le parti le spese di tutti i gradi del giudizio.

 

P.Q.M.

 

La Corte Suprema di Cassazione;

accoglie il quarto motivo di ricorso, rigetta i primi tre e dichiara assorbito il quinto; cassa l’impugnata sentenza in relazione al motivo accolto e, decidendo nel merito, dichiara cessato il diritto di godimento dell’immobile per cui è causa in capo alle ricorrenti a far tempo dal 18.6.2013, data dalla quale sarà dovuta la relativa indennità di occupazione; dichiara compensate tra le parti le spese di tutti i gradi del giudizio. Ai sensi dell’art. 13, co. 1 quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, da atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte delle ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del co. 1 bis dello stesso art. 13.

 

 

 

 

  1. II ricorso è ammissibile per la parte in cui prospetta ai sensi dell’art. 360 n. 5 l’omessa valutazione di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione fra le parti e cioè la formazione da parte del F. di una nuova famiglia con la nascita del figlio R.M. F. sin dal 15 gennaio 2007.

 

  1. Tale censura appare fondata, salva la verifica di una sua puntuale proposizione anche nel giudizio di appello con riferimento alla decisione di primo grado, in quanto come chiarito dalla giurisprudenza di legittimità ai fini della determinazione dell’assegno di mantenimento, il giudice deve valutare le potenzialità reddituali di entrambe le parti e, pertanto, tenere conto degli oneri e delle ulteriori responsabilità dell’obbligato, in conseguenza della nascita di un figlio da una successiva unione (Casa. civ. sezione I, n. 8227 dell’11 aprile 2011).
  2. . Sussistono pertanto i presupposti per la trattazione della controversia in camera di consiglio e se l’impostazione della presente relazione verrà condivisa dal Collegio per l’accoglimento del ricorso.

 

Suprema Corte di Cassazione

sezione VI

ordinanza 28 settembre 2015, n. 19194

Fatto e diritto

Rilevato che in data 4 maggio 2015 è stata depositata relazione ex art. 380 bis c.p.c. che qui si riporta:

Rilevato che:

  1. L.C. ha proposto domanda di separazione con addebito a carico del marito A.F. che si è costituito chiedendo in riconvenzionale la pronuncia di addebito della separazione alla moglie.
  2. XI Tribunale di Ragusa, con sentenza del 12/17 gennaio 2012 ha respinto le domande di addebito e posto a carica del F. un assegno mensile di mantenimento di 500 euro.
  3. Ha proposto appello A.F. ribadendo che la separazione è addebitabile alla C. al cui carattere dispotico e mortificante è da imputare il fallimento della vita coniugale. Ha contestato la esistenza di una sperequazione economica e reddituale fra í coniugi tale giustificare il diritto a un assegno di mantenimento di cui comunque ha chiesto una riduzione dell’ammontare a non oltre 200 euro mensili. Si è costituita la C. proponendo appello incidentale per la dichiarazione di addebito a carico dei F. e per l’elevazione dell’ammontare dell’assegno a 1.500 euro mensili con decorrenza dalla domanda di separazione.
  4. La Corte d’Appello di Catania, con sentenza n. 1103/2013 ha respinto gli appelli e dichiarato inammissibile la domanda della C. relativa alla decorrenza dell’assegno.
  5. A.F. ricorre per cassazione deducendo con un unico motivo di ricorso l’cmeesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti.
  6. Si difende con controricorso L.C. ed eccepisce sotto vari profili l’inammissibilità del ricorso

itenuto che:

  1. II ricorso è ammissibile per la parte in cui prospetta ai sensi dell’art. 360 n. 5 l’omessa valutazione di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione fra le parti e cioè la formazione da parte del F. di una nuova famiglia con la nascita del figlio R.M. F. sin dal 15 gennaio 2007. Tale censura appare fondata, salva la verifica di una sua puntuale proposizione anche nel giudizio di appello con riferimento alla decisione di primo grado, in quanto come chiarito dalla giurisprudenza di legittimità ai fini della determinazione dell’assegno di mantenimento, il giudice deve valutare le potenzialità reddituali di entrambe le parti e, pertanto, tenere conto degli oneri e delle ulteriori responsabilità dell’obbligato, in conseguenza della nascita di un figlio da una successiva unione (Casa. civ. sezione I, n. 8227 dell’11 aprile 2011).
  2. Sussistono pertanto i presupposti per la trattazione della controversia in camera di consiglio e se l’impostazione della presente relazione verrà condivisa dal Collegio per l’accoglimento del ricorso.

La Corte, lette le memorie difensive delle parti, rileva che la circostanza della nascita del figlio, Riccardo F., è stata dedotta nel giudizio di merito e ha costituito l’oggetto di una censura alla sentenza di primo grado in quanto non aveva valutato la circostanza della formazione di una nuova famiglia da parte del F.;

La Corte pertanto ritiene che la relazione ex art. 380 bis c.p.c. sia condivisibile e che il ricorso debba essere accolto con conseguente cassazione della sentenza impugnata e rinvio alla Corte di appello di Catania che, in diversa composizione, applicherà la citata giurisprudenza di legittimità con riferimento alla formazione di una nuova famiglia e alla nascita di un figlio, circostanza da mettere in relazione con gli altri criteri legali e giurisprudenziali di determinazione dell’assegno di mantenimento. La Corte distrettuale deciderà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla Corte di appello di Catania in diversa composizione. Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi a norma dell’art. 52 del decreto legislativo n. 196/2003.

 

 

AVVOCATO MATRIMONIALISTA A BOLOGNA :CASA CONIUGALE separazioni Bologna

AVVOCATO MATRIMONIALISTA A BOLOGNA :CASA CONIUGALE

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 24 novembre – 17 dicembre 2015, n. 25420

addebito separazione assegno divorzileaddebito separazione violazione doveri coniugaliAnzola dell’EmiliaArgelatoassegnazione casa coniugale genitore non affidatarioassegnazione casa coniugale giudizio divisioneavvocatoBaricellaBentivogliobolognaBORGO TOSSIGNANOBUDRIOCalderara di RenoCamugnanocasa coniugale dopo la separazionecasa coniugale senza figlicasa coniugale suoceri – See more at: http://www.avvocatoabologna.it/articoli-sentenze/1135-separazione-coniugi.html#sthash.Yzzd8bmg.dpufCasalecchio di RenoCasalfiumaneseCastel d’AianoCastel del RioCastel di CasioCastel Guelfo di BolognaCastel MaggioreCastel San Pietro TermeCastello d’ArgileCastenasoCastiglione dei PepoliCREVALCOREdocumenti per separazione non consensualeDozzaFontaneliceGAGGIO MONTANOGALLIERAGranaglioneGranarolo dell’EmiliaGrizzanaImolaLizzano in BelvedereLoianoMalalbergoMarzabottomatrimonio crisi con figlimatrimonio crisi segnalimatrimonio in crisiMedicinaMinerbioMODIFICA CONDIZIONIMolinellaMonghidoroMonte San PietroMonterenzioMonzunoMordanoOzzano dell’EmiliaPianoroPieve di CentoPorretta Terme Sala BologneseSan Benedetto Val di SambroSan Giorgio di PianoSan Giovanni in PersicetoSan Lazzaro di SavenaSan Pietro in CasaleSant’Agata BologneseSasso Marconiseparazione addebitata ad entrambi i coniugiseparazione addebito abbandono tetto coniugaleseparazione addebito alimentiseparazione addebito alla moglieseparazione addebito amanteseparazione addebito con colpaseparazione addebito conseguenzeseparazione addebito diritti successori separazione e depressioneseparazione addebito mantenimentoseparazione addebito tradimento sufficienza insussistenzaseparazione affido condiviso figliseparazione affido figliseparazione alimenti per i figliseparazione BOLOGNAseparazione con addebito vessazioni della suoceraseparazione consensuale affidamento condivisoseparazione consensuale alimenti figliseparazione consensuale assegnazione casa coniugaleseparazione consensuale assegni familiariseparazione consensuale avvocatoseparazione consensuale con figliseparazione consensuale dopo quanto il divorzioseparazione consensuale giudizialeseparazione consensuale in casaseparazione consensuale liquidazione coniugeseparazione consensuale moglie rumenaseparazione consensuale moglie ucrainaseparazione consensuale per colpaseparazione consensuale per debitiseparazione consensuale rapidaseparazione consensuale rinuncia assegno mantenimentoseparazione consensuale senza figliseparazione e ansiaseparazione e gelosiaseparazione giudiziale addebito conseguenzeseparazione giudiziale addebito moglieseparazione per abbandono del tetto coniugale separazione per addebito di colpaseparazione per adulterioseparazione per assenza di rapporti sessualiseparazione per face bookseparazione per fine amoreseparazione per mancati rapporti sessualiseparazione per non volere figliseparazione per relazione extraconiugaleseparazione per suocera invadenteValsamoggiaVergatoZola Predosaseparazione per addebito

 ADDEBITO SEPARAZIONEAVVOCATO MATRIMONIALISTA A BOLOGNA :CASA CONIUGALEinterpretazione così chiarita dalle SU civili (nella Sentenza n. 8053 del 2014): la riformulazione dell’art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., disposta dall’art. 54 del d. l. 22 giugno 2012, n. 83, cony. in legge 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 delle preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione.

 

 

 

  1. Il secondo ed il terzo mezzo, invece, appaiono manifestamente fondati:

 

 

 

  1. a)il secondo (riguardante la misura dell’assegno di mantenimento dell’unica figlia) in quanto la motivazione addotta dalla Corte (ossia, che si tratta di domanda nuova in appello) contrasta il consolidato orientamento di questa Corte (a cominciare da Sez. 1, Sentenza n. 1589 del 1984) secondo cui «Ogniqualvolta si tratta di determinare l’assegno di mantenimento di un coniuge a carico dell’altro, al giudice di secondo grado è consentito di adeguare al variato potere di acquisto della moneta l’assegno fissato dal primo giudice, per il mantenimento del coniuge e della prole, non implicando ciò l’esame di una domanda nuova in grado di appello, ma di una pretesa già compresa nell’istanza di corresponsione di quanto dovuto per l’indicato titolo», poi ulteriormente definitosi (Sez. 1, Sentenza n. 6312 del 1999)con la precisazione che «Nel giudizio di separazione e divorzio, i provvedimenti necessari alla tutela degli interessi morali e materiali della prole, tra i quali rientrano anche quelli di attribuzione e determinazione di un assegno di mantenimento a carico del genitore non affidatario, possono essere adottati d’ufficio.» e, specificamente chiariti (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 10119 del 2006)con il principio a cui pare doveroso dare continuità e secondo cui «In materia di assegno di mantenimento per il figlio, poiché si verte in tema di conservazione del contenuto reale del credito fatto valere con la domanda originaria, deve ammettersi la possibilità, per il genitore istante, di chiedere un adeguamento del relativo ammontare, alla stregua della svalutazione monetaria o del sopravvento di altre circostanze, verificatesi nelle more del giudizio, in particolare relative alle mutate condizioni economiche dell’obbligato ovvero alle accresciute esigenze del figlio. Ne deriva che la proposizione, in primo grado o in appello, di simili istanze o eccezioni non ricade sotto il divieto di “ius novorum”, né con riguardo al giudizio di primo grado (art. 183, quarto comma, cod. proc. civ.), né con riguardo al giudizio di appello

Presidente Ragonesi – Relatore Genovese

Fatto e diritto

Ritenuto che il consigliere designato ha depositato, in data 20 luglio 2015, la seguente proposta di definizione, ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ.:

«Con sentenza in data 17 luglio 2014, la Corte d’Appello di Salerno ha parzialmente accolto l’appello

(così rettamente qualificato il giudizio rubricato come procedimento di modifica delle condizioni di separazione ex art. 708 e ss c.p.c.) proposto dalla sig.ra M.T. contro la pronuncia del Tribunale di Nocera Inferiore che, rigettate le reciproche richieste di addebito, ha dichiarato la separazione personale tra la medesima ed il sig. B.M., impartendo i provvedimenti relativi alla regolamentazione del diritto di visita della minore Aurora, al suo affidamento, alla determinazione del contributo economico in favore della minore e del coniuge, compensando le spese di lite. Secondo la Corte territoriale, la sentenza di primo grado meritava censura solo nella parte relativa alla mancata previsione della disciplina delle spese straordinarie (poste a carico di entrambi i coniugi al 50%), con il rigetto di ogni altra richiesta della T., condannata al pagamento di 2/3 delle spese del grado. Avverso la decisione della Corte d’Appello ha proposto ricorso per cassazione sig.ra M.T., con atto notificato il 22 settembre 2014, sulla base di quattro motivi, con i quali si duole della violazione dei principi e delle norme in tema di: a) addebito della separazione; b)assegno di mantenimento di figlia e coniuge; c) regolamento delle spese processuali, liquidate in misura abnorme.

Il M. ha svolto difese con controricorso.

Il ricorso appare manifestamente fondato con riferimento ai motivi secondo e terzo, assorbito il quarto, e respinto il primo.

Quanto a quest’ultimo, infatti, la motivazione della Corte territoriale in ordine alla esclusione degli addebiti (reciprocamente imputati) appare immune da vizi motivazionali e di violazione di legge, risolvendosi il mezzo in una richiesta di riesame e valutazione delle prove ammesse, espletate e valutate

(con esito conforme) nei due gradi di merito. Sotto questo specifico profilo, con riferimento alle sentenze (come quella oggetto del presente giudizio) pubblicate oltre il termine di trenta giorni successivo all’entrata in vigore della legge n. 134 del 2012 (che ha convertito il DL n. 83 del 2012), per le quali è stato dettato un diverso tenore della previsione processuale (al di là delle formulazioni recate dal ricorso) sostanzialmente invocata (ossia, l’art. 360 n. 5 c.p.c.), le censure si infrangono sull’

interpretazione così chiarita dalle SU civili (nella Sentenza n. 8053 del 2014): la riformulazione dell’art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., disposta dall’art. 54 del d. l. 22 giugno 2012, n. 83, cony. in legge 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 delle preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione.

Il secondo ed il terzo mezzo, invece, appaiono manifestamente fondati:

a)il secondo (riguardante la misura dell’assegno di mantenimento dell’unica figlia) in quanto la motivazione addotta dalla Corte (ossia, che si tratta di domanda nuova in appello) contrasta il consolidato orientamento di questa Corte (a cominciare da Sez. 1, Sentenza n. 1589 del 1984) secondo cui «Ogniqualvolta si tratta di determinare l’assegno di mantenimento di un coniuge a carico dell’altro, al giudice di secondo grado è consentito di adeguare al variato potere di acquisto della moneta l’assegno fissato dal primo giudice, per il mantenimento del coniuge e della prole, non implicando ciò l’esame di una domanda nuova in grado di appello, ma di una pretesa già compresa nell’istanza di corresponsione di quanto dovuto per l’indicato titolo», poi ulteriormente definitosi (Sez. 1, Sentenza n. 6312 del 1999)con la precisazione che «Nel giudizio di separazione e divorzio, i provvedimenti necessari alla tutela degli interessi morali e materiali della prole, tra i quali rientrano anche quelli di attribuzione e determinazione di un assegno di mantenimento a carico del genitore non affidatario, possono essere adottati d’ufficio.» e, specificamente chiariti (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 10119 del 2006)con il principio a cui pare doveroso dare continuità e secondo cui «In materia di assegno di mantenimento per il figlio, poiché si verte in tema di conservazione del contenuto reale del credito fatto valere con la domanda originaria, deve ammettersi la possibilità, per il genitore istante, di chiedere un adeguamento del relativo ammontare, alla stregua della svalutazione monetaria o del sopravvento di altre circostanze, verificatesi nelle more del giudizio, in particolare relative alle mutate condizioni economiche dell’obbligato ovvero alle accresciute esigenze del figlio. Ne deriva che la proposizione, in primo grado o in appello, di simili istanze o eccezioni non ricade sotto il divieto di “ius novorum”, né con riguardo al giudizio di primo grado (art. 183, quarto comma, cod. proc. civ.), né con riguardo al giudizio di appello

(art. 345, primo comma, cod. proc. civ.).».

b)il terzo (riguardante la misura del contributo di mantenimento del coniuge, affidatario prevalente della minore, non occupata e non occupante la casa coniugale) in quanto la motivazione addotta dalla Corte omette del tutto di valutare il valore economico della casa coniugale rimasta in disponibilità del resistente, in contrasto con l’orientamento di questa Corte (Sez. 1, Sentenza n. 4203 del 2006)secondo cui «In tema di separazione personale dei coniugi, il godimento della casa familiare costituisce un valore economico – corrispondente, di regola, al canone ricavabile dalla locazione dell’immobile – del quale il giudice deve tener conto ai fini della determinazione dell’assegno dovuto all’altro coniuge per il suo mantenimento o per quello dei figli.».

In conclusione, si deve disporre il giudizio camerale, ai sensi degli artt. 380-bis e 375 n. 5 c.p.c., apparendo il ricorso manifestamente fondato.».

Considerato che il Collegio condivide la proposta di definizione contenuta nella relazione di cui sopra, alla quale non risultano essere state mosse osservazioni critiche dalle parti dell’odierno giudizio;

che, pertanto, il 2° e 3° mezzo del ricorso devono essere accolti (con assorbimento del 4°), respinto il primo con. la conseguente cassazione della sentenza impugnata ed il rinvio della causa alla Corte d’Appello di Salerno, in diversa composizione, che dovrà nuovamente decidere della controversia, in relazione ai motivi accolti, facendo applicazione dei principi sopra enunciati;

che, ai sensi dell’art.52 D. Lgs. n.198 del 2003, va disposto che siano omessi le generalità e gli altri dati identificativi, in caso di diffusione del presente provvedimento.

P.Q.M.

La Corte accoglie il secondo e terzo motivo del ricorso, assorbito il quarto e respinto il primo. Cassa la sentenza impugnata, in relazione ai motivi accolti, e rinvia la causa, anche per le spese di questa fase alla Corte d’Appello di Salerno, in diversa composizione.

Dispone che, ai sensi dell’art.52 D. Lgs. n.198 del 2003, siano omessi le generalità e gli altri dati identificativi, in caso di diffusione del presente provvedimento.

 

 

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,
Avvocato separazioni Bologna, Avvocato per separazioni Bologna, Avvocato per divorzi Bologna, Avvocato civilista Bologna , Avvocato matrimonialista Bologna , Avvocato Bologna , Avvocati Bologna , malasanità risarcimento, Testamento olografo, diritto di famiglia avvocato, risarcimento incidente stradale mortale, risarcimento incidente mortale, incidente mortale risarcimento, risarcimento danni incidente mortale, incidente stradale mortale risarcimento danni, morte per incidente stradale risarcimento, risarcimento danni sinistro stradale mortale, risarcimento danni incidente, risarcimento danni sinistro mortale, incidente stradale risarcimento, risarcimento assicurazione incidente stradale mortale, risarcimenti incidenti stradali, morte incidente stradale risarcimento, risarcimento morte incidente stradale, risarcimento incidente stradale, risarcimento danni per incidente stradale mortale, risarcimento sinistri stradali, risarcimento incidente mortale tabelle, tabella risarcimento morte incidente stradale, incidenti stradali risarcimento, risarcimento per incidente stradale, risarcimenti danni incidenti stradali, indennizzo morte incidente stradale, sinistri stradali risarcimento, risarcimento sinistro stradale, risarcimento danni incidente stradale mortale, risarcimento danni sinistro, risarcimento danni fisici incidente, indennizzo incidente stradale, sinistro stradale risarcimento

Contattami subito!

Avrai una risposta in tempi brevissimi

Nome e Cognome *

Telefono *

E-mail

Oggetto

Messaggio *

Con l'invio del presente modulo acconsento al trattamento dei dati unicamente per la richiesta in oggetto.
Consenso esplicito secondo il D.Lgs 196/2003.
Leggi l'informativa sulla Privacy

Articoli Correlati

» ATTENZIONE SEPARAZIONE BOLOGNA GIURISDIZIONE LEGGI SUBITO MI RACCOMANDO Conclusivamente in parziale accoglimento del ricorso del G., la giurisdizione del giudice ordinario italiano va negata rispetto alle domande inerenti all’affidamento ed al mantenimento del figlio delle parti, in quanto devolute in via esclusiva alla competenza del giudice del Regno Unito, e deve invece essere affermata relativamente al giudizio di separazione personale, per il cui ulteriore corso le parti vanno rimesse dinanzi al Tribunale di Torre Annunziata.

» MANCATO PAGAMENTO ALIMENTI NELLA SEPARAZIONE E DIVORZIO QUANDO SCATTA IL REATO DI CUI ALL’ART 570 CP

» ATTENZIONE:DIRITTO DI FAMIGLIA BOLOGNA RIDURRE MANTENIMENTO SE MARITO HA FIGLIO IN SECONDO LETTO

» #separazioni#bologna#avvocato#studio#separazioni #Bologna #mobbing #famigliare

» AVVOCATO ESPERTO DIVORZIO BOLOGNA: poneva a carico di quest’ultimo un assegno pari a 200 euro mensili in favore della moglie in virtù dell’Inadeguatezza dei mezzi della C., comparati con quelli dell’ex coniuge e della breve durata (due anni) del vincolo coniugale

» BOLOGNA spese straordinarie separazione 2015 spese straordinarie separazione quali sono spese straordinarie separazione precetto spese straordinarie separazione coniugi spese straordinarie separazione titolo esecutivo spese straordinarie separazione cassazione spese straordinarie separazione competenza giudice di pace spese straordinarie separazione baby sitter

» SEPARAZIONI BOLOGNA, ASCOLTO DEL MINORE, AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA

» UNIONI CIVILI – IL Matrimonio del transessuale RIMANE valido in attesa di legge che tuteli unioni di fatto Cassazione Civile, sez. I, sentenza 21/04/2015 n° 8097

» 3 ABBANDONO TETTO CONIUGALE – NESSUN ADDEBITO SE CONVIVENZA INTOLLERABILE –AVVOCATO BOLOGNA

» AVOCAT EXPERT EREDITAR Cauze, diviziuni ereditare, AVOCAT EXPERT WILLS CAUZE 27 martie 2015 – Postat de: Sergio Armaroli – In categoria: testament , TESTAMENT moștenire “A BOLOGNA – Un comentariu AVOCAT EXPERT EREDITAR cauze, DIVIZIUNI ereditare, AVOCAT EXPERT WILLS CAUZE 1) Luca: a avut o dispută cu frații pentru o divizie ereditare. După mai multe negocieri am ajuns la un acord care satisface toata lumea !! 2) Caterina este o doamnă care se căsătorise rus nr a doua soție italian.

avvocato a bologna

Articoli Recenti

» L’accertamento del diritto all’assegno divorzile si articola in due fasi, nella prima delle quali il giudice verifica l’esistenza del diritto in astratto, in relazione all’inadeguatezza dei mezzi del coniuge richiedente, raffrontati ad un tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio e che sarebbe presumibilmente proseguito in caso di continuazione dello stesso o quale poteva legittimamente e ragionevolmente configurarsi sulla base di aspettative maturate nel corso del rapporto, mentre nella seconda procede alla determinazione in concreto dell’ammontare dell’assegno, che va compiuta tenendo conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione e del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio di ognuno e di quello comune, nonché del reddito di entrambi, valutandosi tali elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio. Nell’ambito di questo duplice accertamento assumono rilievo, sotto il profilo dell’onere probatorio, le risorse reddituali e patrimoniali di ciascuno dei coniugi, quelle effettivamente destinate al soddisfacimento dei bisogni personali e familiari, nonché le rispettive potenzialità economiche

» AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA ESTORSIONE Marito verso la sussistenza dell’elemento materiale del reato, cosi’ come le finalita’ della condotta contestata, proprio dall’analisi puntuale dei fatti, correttamente inquadrandoli, pero’, nell’abituale condotta di vita del (OMISSIS) e nel contesto abituale dei rapporti familiari dello stesso. Si tratta di una valutazione degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione, che e’ riservata in via esclusiva al giudice di merito, senza che, nel difetto di illogicita’ evidenti, possa integrare il vizio di legittimita’ la mera prospettazione di una diversa, e per il ricorrente piu’ adeguata, valutazione delle risultanze processuali (Sez. U., n. 6402 del 30/4/1997, rv. 207944; Sez. 4, n. 4842 del 02/12/2003, Rv. 229369).

» ASSEGNO DIVORZIO BOLOGNA FORLI CESENA RAVENNA AVVOCATO ESPERTO Questa Corte ha già avuto modo di chiarire che in tema di diritto alla corresponsione dell’assegno di divorzio in caso di cessazione degli effetti civili del matrimonio, il parametro dell’adeguatezza dei mezzi rispetto al tenore di vita goduto durante la convivenza matrimoniale da uno dei coniugi viene meno di fronte alla instaurazione, da parte di questi, di una famiglia, ancorché di fatto, costituita da uno stabile modello di vita in comune, con la nascita di figli ed il trasferimento del nuovo nucleo in una abitazione messa a disposizione dal convivente. Da ciò consegue la cessazione del diritto all’assegno divorzile, a carico dell’altro coniuge, (Cass. 17195/11; 3923/12; 25845/13;Cass 6855/15).

» PEDONE INVESTIMENTO RESPONSABILITA’ AVVOCATO BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA LUGO

» CURATORE FALLIMENTO POTERI AVVOCATO CIVILISTA BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA RIMINI

» AVVOCATO PER EREDITA’ BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA IMOLA Il testamento – olografo o pubblico che sia – non deve necessariamente contenere, a pena di nullita’, le indicazioni catastali e di configurazione degli immobili cui si riferisce, essendo invece sufficiente, per la validita’ dell’atto, che questi siano comunque identificabili senza possibilita’ di confusioni, salva la necessita, la quale peraltro non attiene ad un requisito di regolarita’ e validita’ del testamento, che gli eredi, in sede di denuncia di successione e di trascrizione del testamento medesimo, provvedano essi ad indicare specificamente gli immobili predetti, menzionandone dati catastali, confinazioni ecc..

» AVVOCATO ESPERTO DIVISIONE EREDITARIA BOLOGNA FORLI CESENA RAVENNA Nell’ipotesi di divisione ereditaria, va escluso che l’assegnazione dei beni oggetto della divisione sia subordinata al previo pagamento del conguaglio in denaro

» LUGO FAENZA RAVENNA MALASANITA’,AVVOCATO PER MALASANITA’ E DANNO DA COLPA MEDICA danno responsabilità medica danno responsabilità medica prescrizione danno da responsabilità medica risarcimento danno responsabilità medica danno biologico responsabilità medica danno differenziale responsabilità medica calcolo danno responsabilità medica danno da responsabilità medica prescrizione danno patrimoniale responsabilità medica danno esistenziale responsabilità medica danno biologico responsabilità medica tabelle responsabilità medica calcolo danno biologico danno biologico da responsabilità medica responsabilità medica e danno biologico danno biologico per responsabilità medica responsabilità medica contrattuale e danno biologico atto di citazione risarcimento danno biologico responsabilità medica quantificazione danno biologico responsabilità medica liquidazione danno biologico responsabilità RISARCIMENTO MALASANITA’

» FAMIGLIA DI FATTO CONVIVENZE BOLOGNA SOMME VERSATE AL COMPAGNO VANNO RESTITUITE? AVVOCATO FAMIGLIARISTA BOLOGNA ad essere esenti dall’obbligo di restituzione sono, secondo la giurisprudenza, solo i versamenti effettuati per far fronte alle esigenze di vita quotidiana, indipendentemente dalle modalità di versamento (una tantum, mensili, ecc.) (Cass. n. 1277/2014).

» BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA IMOLA successionedei legittimari e successione legittima successione necessariaquote successionetestamentaria quote eredità fratello deceduto senza figli chi sono gli ascendenti eredità legittima in presenza di testamento successionelegittima nipoti figli di fratelli successione obbligatoria

Contattami subito!

Avrai una risposta in tempi brevissimi

Nome e Cognome *

Telefono *

E-mail

Oggetto

Messaggio *

Con l'invio del presente modulo acconsento al trattamento dei dati unicamente per la richiesta in oggetto.
Consenso esplicito secondo il D.Lgs 196/2003.
Leggi l'informativa sulla Privacy

PUOI CONTATTARMI ANCHE VIA MAIL: avvsergioarmaroli@gmail.com
Avvocato Sergio Armaroli - Studio Legale Bologna