Il mio obiettivo? La tua soddisfazione!
CHIAMA SUBITO!!!

REVISIONE PROCESSO PENALE AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA GENOVA MILANO Come pure ricordato dall’ordinanza, le Sezioni Unite hanno stabilito che per prove nuove rilevanti a norma dell’art. 630 c.p.p., lett. c) ai fini dell’ammissibilità della relativa istanza devono intendersi non solo le prove sopravvenute alla sentenza definitiva di condanna e quelle scoperte successivamente ad essa, ma anche quelle non acquisite nel precedente giudizio ovvero acquisite, ma non valutate neanche implicitamente, purchè non si tratti di prove dichiarate inammissibili o ritenute superflue dal giudice, e indipendentemente dalla circostanza che l’omessa conoscenza da

REVISIONE PROCESSO PENALE AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA GENOVA MILANO

 avvocato cassazionista bella

Come pure ricordato dall’ordinanza, le Sezioni Unite hanno stabilito che per prove nuove rilevanti a norma dell’art. 630 c.p.p., lett. c) ai fini dell’ammissibilità della relativa istanza devono intendersi non solo le prove sopravvenute alla sentenza definitiva di condanna e quelle scoperte successivamente ad essa, ma anche quelle non acquisite nel precedente giudizio ovvero acquisite, ma non valutate neanche implicitamente, purchè non si tratti di prove dichiarate inammissibili o ritenute superflue dal giudice, e indipendentemente dalla circostanza che l’omessa conoscenza da

parte di quest’ultimo sia imputabile a comportamento processuale negligente o addirittura doloso del condannato, rilevante solo ai fini del diritto alla riparazione dell’errore giudiziario (Sez. Un., n. 624/02 del 26 settembre 2001, P G e P C in proc. Pisano, Rv. 220443). In tal senso la giurisprudenza successiva ha avuto in modo ancora più esplicito di chiarire come la richiesta di revisione sia ammissibile anche se fondata su prove preesistenti o addirittura colpevolmente non indicate nel giudizio di cognizione di cui si invoca la rilettura, purchè le stesse non siano state oggetto, nemmeno implicitamente, di pregressa valutazione (Sez. 3^, n. 13037/14 del 18 dicembre 2013, Segreto, Rv. 259739).

E’ dunque evidente come sia ininfluente la causa per cui la prova non sia stata sottoposta al giudice nell’originario dibattimento, se, cioè, non ne sia mài stata richiesta l’assunzione ovvero se, pur essendo stata ammessa, la difesa vi abbia successivamente (e magari incautamente) rinunziato, rilevando esclusivamente che non si tratti di prova comunque valutata dallo stesso giudice, anche solo al fine di affermarne l’inammissibilità o di escluderla ritenendone la superfluità. Ed ancor meno rileva, alla luce dei ricordati principi, la ragione per cui la parte abbia rinunziato all’assunzione della prova pure ammessa.

3.4 Nel caso di specie risulta dalla stessa ordinanza che le prove “rinunziate” erano state ammesse dalla Corte d’Assise di Taranto (che dunque non le aveva ritenute nè inammissibili, nè superflue). Per converso la Corte d’appello di Potenza non ha rilevato che le stesse siano state valutate anche solo implicitamente nella sentenza impugnata. Conseguentemente il solo fatto che a tali prove la difesa avesse rinunziato non legittimava i giudici territoriali a ritenere che le stesse non fossero “nuove” nel senso indicato e dunque inidonee a sostenere la proposta richiesta di revisione.

  1. Quanto all’illegittimo governo dei principi che governano la verifica di ammissibilità è opportuno anzitutto rammentare quale sia l’effettivo orizzonte cognitivo del giudice della revisione nella fase della valutazione dell’ammissibilità dell’istanza proposta ai sensi dell’art. 630 c.p.p. in seguito alla scoperta di una nuova prova.

4.1 In proposito, secondo l’insegnamento di questa Corte, la valutazione preliminare di non manifesta infondatezza della richiesta di revisione comporta la sommaria delibazione dei nuovi elementi di prova addotti e della loro astratta idoneità, sia pure attraverso una necessaria disamina del loro grado di affidabilità e di conferenza, a comportare la rimozione del giudicato in relazione alla loro potenziale efficacia di incidere in modo favorevole sulle prove già raccolte e sul connesso giudizio di colpevolezza, restando, invece, preclusa una approfondita valutazione che comporti un’anticipazione del giudizio di merito (Sez. 2^, n. 44724 del 11 novembre 2009, Pataro e altro, Rv. 245718).

Ne consegue che rimane del tutto estranea a tale preliminare apprezzamento, perchè riservata alla fase del merito, la valutazione concernente l’effettiva capacità delle allegazioni difensive di travolgere il giudicato, anche nella prospettiva del ragionevole dubbio (Sez. 6^, n. 18818 del 8 marzo 2013, Moneta Caglio Monneret De Villard, Rv. 255477).

4.2 Alla luce di tali principi ritiene il collegio che la Corte territoriale abbia trasceso i limiti del compito assegnatogli, giungendo a compiere una valutazione delle prove nuove (peraltro come detto con esclusione di quelle “rinunziate” nel giudizio di merito) incompatibile con il parametro di manifesta infondatezza posto dall’art. 634 c.p.p. 4.3 Ed infatti, con riguardo a quelle di natura documentale (intercettazioni, tabulati telefonici ecc.) il provvedimento impugnato giunge addirittura ad ammettere che le stesse fornirebbero “spunti per una diversa ricostruzione dei fatti”, concludendo però che il loro confronto con il compendio posto alla base della decisione impugnata ne

escluderebbe la capacità di scardinare il giudicato, atteso che il giudice del merito avrebbe motivatamente ritenuto accertate le circostanze che l’istante intenderebbe rimettere in discussione.

4.4 In tal modo – peraltro senza rivelare le ragioni poste a sostegno delle loro conclusioni – i giudici territoriali hanno però provveduto a svolgere una comparazione tra il compendio probatorio storico e quello sopravvenuto che compete al giudizio di revisione in senso- proprio – inteso; tanto – più nel momento – in – cui segnalano – contraddittoriamente la non manifesta infondatezza della ricostruzione difensiva fondata sulle evidenze sopravvenute.

L’argomento per cui i fatti sui quali queste dovrebbero incidere sarebbero stati già motivatamente dati per accertati nel giudizio di merito è poi manifestamente illogico, atteso che in quel giudizio, per definizione, i nova probatori non erano disponibili, mentre oggetto della verifica del giudizio di revisione è proprio la loro attitudine a mettere in discussione la tenuta del compendi originario.

4.5 Con riguardo infine alle testimonianze offerte dall’istante, il tradimento della ratio della verifica di ammissibilità è ancor più evidente, atteso che il provvedimento impugnato, non mettendo in discussione il carattere di novità delle medesime, anticipa una valutazione sull’attendibilità delle fonti della prova – prescindendo peraltro da qualsiasi valutazione sul loro potenziale contenuto – che è certamente riservato all’esito della loro escussione nel contraddittorio delle parti.

 

 

Cass. Sez. V, 23.6.2015, n. 26478

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE QUINTA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VESSICHELLI Maria – Presidente –

Dott. MICHELI Paolo – Consigliere –

Dott. PISTORELLI Lu – rel. Consigliere –

Dott. CAPUTO Angelo – Consigliere –

Dott. DEMARCHI ALBENGO Paolo G – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto dal difensore di:

M.A., nato a (OMISSIS);

avverso l’ordinanza del 21/10/2014 della Corte d’appello di Potenza;

visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;

udita la relazione svolta dal Consigliere Dott. PISTORELLI Luca;

lette le conclusioni del Pubblico Ministero in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. SELVAGGI Eugenio, che ha richiesto il rigetto del ricorso.

Svolgimento del processo

  1. Con l’ordinanza impugnata la Corte d’appello di Potenza ha dichiarato inammissibile la richiesta di revisione proposta ai sensi dell’art. 630 c.p.p., lett. a) e c) da M.A. avverso la sentenza con la quale è stato condannato per l’omicidio di F.L. e per l’occultamento del suo cadavere.
  2. Avverso l’ordinanza ricorre il M. a mezzo del proprio difensore deducendo violazione di legge e vizi della motivazione.

Sotto un primo profilo il ricorrente contesta la ritenuta inammissibilità della istanza proposta ai sensi dell’art. 630 c.p.p., lett. a), rilevando come la sentenza di cui è stata richiesta la revisione sia stata ritualmente depositata in copia autentica e come le prove assunte nel diverso procedimento celebrato dinanzi al Tribunale di Taranto fossero effettivamente idonee a rivelare l’eccepito contrasto di giudicati. Sotto altro profilo viene invece rilevato come del tutto illegittimamente la Corte territoriale avrebbe escluso l’idoneità delle prove alla cui assunzione la difesa aveva rinunziato nel dibattimento di primo grado a fondare la parallela richiesta di revisione proposta ai sensi dell’art. 630 c.p.p., lett. c). Infine il ricorrente lamenta che nell’analizzare le residue prove, pacificamente sopravvenute al giudicato, la medesima Corte avrebbe trasceso i poteri attribuitigli ai fini della valutazione dell’ammissibilità dell’istanza, procedendo ad un apprezzamento di merito riservato invece al giudizio di revisione.

Motivi della decisione

  1. Il ricorso è parzialmente fondato.
  2. Invero manifestamente infondata è la prima doglianza del ricorrente, giacchè correttamente la Corte potentina ha ritenuto inammissibile la richiesta di revisione per contrasto di giudicati, non avendo l’interessato provveduto ad allegare alla stessa la copia autentica delle sentenze di primo e secondo grado (quest’ultima necessaria avendo parzialmente riformato la prima) emesse nel procedimento la cui decisione si porrebbe in contrasto con quella impugnata. Ed infatti secondo il costante insegnamento di questa Corte – richiamato anche dall’ordinanza – incombe sul ricorrente l’onere di produrre la sentenza di cui assume l’inconciliabilità con la condanna riportata, in quanto la richiesta di revisione deve essere corredata, a pena di inammissibilità, dagli eventuali atti e documenti idonei a sorreggerla e dalle copie autentiche delle sentenze e dei decreti penali di condanna, così come prescrive l’art. 633 c.p.p., comma 2 (ex multis Sez. 6^, n. 25794 del 10 marzo 2008, Caruso, Rv. 241243).

Nè rileva il diverso orientamento giurisprudenziale citato nel ricorso, che invero solleva il condannato dall’onere di produzione della sentenza cui si riferisce l’istanza – sulla base della logica e condivisibile ragione per cui questa deve essere trasmessa dal giudice cui l’impugnazione viene proposta – e non per l’appunto quella che si assume aver determinato il contrasto di giudicati.

Conseguentemente devono ritenersi assorbite le ulteriori – peraltro generiche – censure svolte dal ricorrente in merito all’effettiva configurabilità dell’eccepito contrasto.

  1. Colgono invece nel segno le residue censure proposte con il ricorso e cioè quelle riferite alla ritenuta inammissibilità anche della richiesta proposta ai sensi dell’art. 630 c.p.p., lett. c).

3.1 Sotto un primo profilo deve ritenersi errata l’affermazione da parte della Corte territoriale per cui le prove a discarico alla cui assunzione la difesa abbia rinunciato nel dibattimento non possano essere considerate “prove nuove” a sostegno della richiesta di revisione.

3.2 Come pure ricordato dall’ordinanza, le Sezioni Unite hanno stabilito che per prove nuove rilevanti a norma dell’art. 630 c.p.p., lett. c) ai fini dell’ammissibilità della relativa istanza devono intendersi non solo le prove sopravvenute alla sentenza definitiva di condanna e quelle scoperte successivamente ad essa, ma anche quelle non acquisite nel precedente giudizio ovvero acquisite, ma non valutate neanche implicitamente, purchè non si tratti di prove dichiarate inammissibili o ritenute superflue dal giudice, e indipendentemente dalla circostanza che l’omessa conoscenza da

parte di quest’ultimo sia imputabile a comportamento processuale negligente o addirittura doloso del condannato, rilevante solo ai fini del diritto alla riparazione dell’errore giudiziario (Sez. Un., n. 624/02 del 26 settembre 2001, P G e P C in proc. Pisano, Rv. 220443). In tal senso la giurisprudenza successiva ha avuto in modo ancora più esplicito di chiarire come la richiesta di revisione sia ammissibile anche se fondata su prove preesistenti o addirittura colpevolmente non indicate nel giudizio di cognizione di cui si invoca la rilettura, purchè le stesse non siano state oggetto, nemmeno implicitamente, di pregressa valutazione (Sez. 3^, n. 13037/14 del 18 dicembre 2013, Segreto, Rv. 259739).

3.3 E’ dunque evidente come sia ininfluente la causa per cui la prova non sia stata sottoposta al giudice nell’originario dibattimento, se, cioè, non ne sia mài stata richiesta l’assunzione ovvero se, pur essendo stata ammessa, la difesa vi abbia successivamente (e magari incautamente) rinunziato, rilevando esclusivamente che non si tratti di prova comunque valutata dallo stesso giudice, anche solo al fine di affermarne l’inammissibilità o di escluderla ritenendone la superfluità. Ed ancor meno rileva, alla luce dei ricordati principi, la ragione per cui la parte abbia rinunziato all’assunzione della prova pure ammessa.

3.4 Nel caso di specie risulta dalla stessa ordinanza che le prove “rinunziate” erano state ammesse dalla Corte d’Assise di Taranto (che dunque non le aveva ritenute nè inammissibili, nè superflue). Per converso la Corte d’appello di Potenza non ha rilevato che le stesse siano state valutate anche solo implicitamente nella sentenza impugnata. Conseguentemente il solo fatto che a tali prove la difesa avesse rinunziato non legittimava i giudici territoriali a ritenere che le stesse non fossero “nuove” nel senso indicato e dunque inidonee a sostenere la proposta richiesta di revisione.

  1. Quanto all’illegittimo governo dei principi che governano la verifica di ammissibilità è opportuno anzitutto rammentare quale sia l’effettivo orizzonte cognitivo del giudice della revisione nella fase della valutazione dell’ammissibilità dell’istanza proposta ai sensi dell’art. 630 c.p.p. in seguito alla scoperta di una nuova prova.

4.1 In proposito, secondo l’insegnamento di questa Corte, la valutazione preliminare di non manifesta infondatezza della richiesta di revisione comporta la sommaria delibazione dei nuovi elementi di prova addotti e della loro astratta idoneità, sia pure attraverso una necessaria disamina del loro grado di affidabilità e di conferenza, a comportare la rimozione del giudicato in relazione alla loro potenziale efficacia di incidere in modo favorevole sulle prove già raccolte e sul connesso giudizio di colpevolezza, restando, invece, preclusa una approfondita valutazione che comporti un’anticipazione del giudizio di merito (Sez. 2^, n. 44724 del 11 novembre 2009, Pataro e altro, Rv. 245718).

Ne consegue che rimane del tutto estranea a tale preliminare apprezzamento, perchè riservata alla fase del merito, la valutazione concernente l’effettiva capacità delle allegazioni difensive di travolgere il giudicato, anche nella prospettiva del ragionevole dubbio (Sez. 6^, n. 18818 del 8 marzo 2013, Moneta Caglio Monneret De Villard, Rv. 255477).

4.2 Alla luce di tali principi ritiene il collegio che la Corte territoriale abbia trasceso i limiti del compito assegnatogli, giungendo a compiere una valutazione delle prove nuove (peraltro come detto con esclusione di quelle “rinunziate” nel giudizio di merito) incompatibile con il parametro di manifesta infondatezza posto dall’art. 634 c.p.p. 4.3 Ed infatti, con riguardo a quelle di natura documentale (intercettazioni, tabulati telefonici ecc.) il provvedimento impugnato giunge addirittura ad ammettere che le stesse fornirebbero “spunti per una diversa ricostruzione dei fatti”, concludendo però che il loro confronto con il compendio posto alla base della decisione impugnata ne

escluderebbe la capacità di scardinare il giudicato, atteso che il giudice del merito avrebbe motivatamente ritenuto accertate le circostanze che l’istante intenderebbe rimettere in discussione.

4.4 In tal modo – peraltro senza rivelare le ragioni poste a sostegno delle loro conclusioni – i giudici territoriali hanno però provveduto a svolgere una comparazione tra il compendio probatorio storico e quello sopravvenuto che compete al giudizio di revisione in senso- proprio – inteso; tanto – più nel momento – in – cui segnalano – contraddittoriamente la non manifesta infondatezza della ricostruzione difensiva fondata sulle evidenze sopravvenute.

L’argomento per cui i fatti sui quali queste dovrebbero incidere sarebbero stati già motivatamente dati per accertati nel giudizio di merito è poi manifestamente illogico, atteso che in quel giudizio, per definizione, i nova probatori non erano disponibili, mentre oggetto della verifica del giudizio di revisione è proprio la loro attitudine a mettere in discussione la tenuta del compendi originario.

4.5 Con riguardo infine alle testimonianze offerte dall’istante, il tradimento della ratio della verifica di ammissibilità è ancor più evidente, atteso che il provvedimento impugnato, non mettendo in discussione il carattere di novità delle medesime, anticipa una valutazione sull’attendibilità delle fonti della prova – prescindendo peraltro da qualsiasi valutazione sul loro potenziale contenuto – che è certamente riservato all’esito della loro escussione nel contraddittorio delle parti.

  1. L’ordinanza impugnata deve conseguentemente essere annullata con il rinvio del giudizio di revisione alla Corte d’appello di Catanzaro.

P.Q.M.

Annulla l’ordinanza impugnata e rinvia il giudizio di revisione alla Corte d’appello di Catanzaro. Così deciso in Roma, il 4 maggio 2015.
Depositato in Cancelleria il 23 giugno 2015

 

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,
Avvocato separazioni Bologna, Avvocato per separazioni Bologna, Avvocato per divorzi Bologna, Avvocato civilista Bologna , Avvocato matrimonialista Bologna , Avvocato Bologna , Avvocati Bologna , malasanità risarcimento, Testamento olografo, diritto di famiglia avvocato, risarcimento incidente stradale mortale, risarcimento incidente mortale, incidente mortale risarcimento, risarcimento danni incidente mortale, incidente stradale mortale risarcimento danni, morte per incidente stradale risarcimento, risarcimento danni sinistro stradale mortale, risarcimento danni incidente, risarcimento danni sinistro mortale, incidente stradale risarcimento, risarcimento assicurazione incidente stradale mortale, risarcimenti incidenti stradali, morte incidente stradale risarcimento, risarcimento morte incidente stradale, risarcimento incidente stradale, risarcimento danni per incidente stradale mortale, risarcimento sinistri stradali, risarcimento incidente mortale tabelle, tabella risarcimento morte incidente stradale, incidenti stradali risarcimento, risarcimento per incidente stradale, risarcimenti danni incidenti stradali, indennizzo morte incidente stradale, sinistri stradali risarcimento, risarcimento sinistro stradale, risarcimento danni incidente stradale mortale, risarcimento danni sinistro, risarcimento danni fisici incidente, indennizzo incidente stradale, sinistro stradale risarcimento

Contattami subito!

Avrai una risposta in tempi brevissimi

Nome e Cognome *

Telefono *

E-mail

Oggetto

Messaggio *

Con l'invio del presente modulo acconsento al trattamento dei dati unicamente per la richiesta in oggetto.
Consenso esplicito secondo il D.Lgs 196/2003.
Leggi l'informativa sulla Privacy

Articoli Correlati

» REVISIONE PROCESSO PENALE AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA GENOVA MILANO Come pure ricordato dall’ordinanza, le Sezioni Unite hanno stabilito che per prove nuove rilevanti a norma dell’art. 630 c.p.p., lett. c) ai fini dell’ammissibilità della relativa istanza devono intendersi non solo le prove sopravvenute alla sentenza definitiva di condanna e quelle scoperte successivamente ad essa, ma anche quelle non acquisite nel precedente giudizio ovvero acquisite, ma non valutate neanche implicitamente, purchè non si tratti di prove dichiarate inammissibili o ritenute superflue dal giudice, e indipendentemente dalla circostanza che l’omessa conoscenza da

» CURATORE FALLIMENTO POTERI AVVOCATO CIVILISTA BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA RIMINI

» BANCHE RESPONSABILITA’ PER VENDITA PRODOTTI A RISCHIO

» BOLOGNA RAVENNA RIMINI LESIONI GRAVI, PUGNI ,DANNO, AVVOCATO PENALISTA LESIONI GRAVI, PUGNI ,DANNO, AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA

» LESIONI VOLONTARIE – AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA -DANNO PROCESSO -RISARCIMENTO

» SORPRENDENTE , LESIONI NELL’ATTIVITA’ SPORTIVA , REATO? L’imputato era condannato per lesioni personali, per aver colpito l’avversario con un pugno, durante una partita di calcio, al di fuori di una comune azione di gioco, che si stava, invece, sviluppando in altra zona del campo.

» INCIDENTE MORTALE STATO EBREZZA CUSTODIA CAUTELARE CARCERE Nella colpa cosciente la verificabilità dell’evento rimane un’ipotesi astratta, che nella coscienza dell’autore non viene concepita come concretamente realizzabile e, pertanto, non è in alcun modo voluta” (Cass., Sez. 1^, 8.11.1995, n. 832; id., Sez. 1^, 24.2.1994, n. 4583; id., Sez. 1^, 3.6.1993, n. 7382; id., Sez. 1^, 28.1.1991, n. 5527; id., Sez. 1^, 12.1.1989, n. 4912). E s’è anche al riguardo pertinentemente chiarito che, “al fine di accertare la ricorrenza del dolo eventuale o della colpa con previsione dell’evento, non è sufficiente il rilievo che l’evento stesso si presenti come obiettivamente prevedibile, dovendosi avere riguardo alla reale previsione e volizione di esso, ovvero all’imprudente o negligente valutazione delle circostanze di fatto” (Cass., Sez. 1^, 15.7.1988, n. 6581).

avvocato a bologna

Articoli Recenti

» CORTE APPELLO BOLOGNA TRIBUNALE DI BOLOGNA DANNO JURE PROPRIO IN INCIDENTE MORTALE La Corte si e’ soffermata sulla natura delle tabelle milanesi e sul come la loro inosservanza si ponga rispetto ai paradigmi dell’articolo 360 c.p.c., nella sentenza n. 4447 del 2014. In detta decisione la Corte si e’ soffermata su quello che ha individuato come il problema della “ritualita’ della deduzione come violazione di norma di diritto delle c.d. tabelle milanesi” ed ha svolto le seguenti considerazioni.

» BOLOGNA RAVENNA RIMINI CESENA FORLI VEDOVO VEDOVA ESTROMESSI DA EREDITA’ DIRITTI DEI VEDOVI

» AVVOCATO PER SUCCESSIONE EREDI TESTAMENTO BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA SUCCESSIONE QUOTE SRL SUCCESSIONE LEGITTIMA CONIUGE Le partecipazioni sono liberamente trasferibili (1) per atto tra vivi e per successione a causa di morte, salvo contraria disposizione dell’atto costitutivo [2284, 2322, 2462, 2471, 2468]. Qualora l’atto costitutivo preveda l’intrasferibilità delle partecipazioni o ne subordini il trasferimento al gradimento (2) di organi sociali, di soci o di terzi senza prevederne condizioni e limiti, o ponga condizioni o limiti che nel caso concreto impediscono il trasferimento a causa di morte, il socio o i suoi eredi possono esercitare il diritto di recesso ai sensi dell’articolo 2473. In tali casi l’atto costitutivo può stabilire un termine, non superiore a due anni dalla costituzione della società o dalla sottoscrizione della partecipazione, prima del quale il recesso non può essere esercitato .

» RISOLVI ORA PORRETTA LIZZANO IN BELVEDERE VIDICIATICO GAGGIO MONTANO AVVOCATO MATRIMONIALISTA SEPARAZIONI E DIVORZI SEPARAZIONE DOMANDE E RISPOSTE DOMANDA ma separarsi è una cosa facile? RISPOSTA No, vi sono mille problematiche da risolvere! DOMANDA Quale sono le problematiche maggiori nella separazione? RISPOSTA :i figli la casa coniugale il mantenimento 1)DOMANDA quale differenza c’è tra separazione giudiziale e consensuale?

» MALASANITA’ FORLI SENTENZA TRIB FORLI’ INFEZIONE DANNO CASA DI CURA RISARCIMENTO Nella responsabilità medica, se invocata a titolo contrattuale sul presupposto di un rapporto contrattuale “da contatto” intercorso tra il paziente e il medico o la struttura sanitaria, l’onere probatorio per il paziente danneggiato consiste nella dimostrazione che l’esecuzione della prestazione si è inserita nella serie causale che ha condotto all’evento dannoso, rappresentato dalla persistenza della patologia per cui era stata richiesta la prestazione oppure da un suo aggravamento fino a comportare una nuova patologia ovvero il decesso del paziente. Al contrario l’ente ospedaliero deve fornire la prova che la prestazione professionale sia stata eseguita in modo diligente, con l’osservanza di tutte le regole di prevenzione ed igiene ed anche di aver adottato tutte le procedure, i protocolli e le linee guida idonei a fornire agli operatori sanitari le indicazioni necessarie per un corretto svolgimento della prestazione sanitaria e che gli esiti peggiorativi siano determinati da un esito imprevisto ed imprevedibile. Ai fini della determinazione del quantum risarcitorio, la legge 189/2012 non ha efficacia retroattiva. Ne consegue che per i fatti verificatisi anteriormente all’entrata in vigore di tale legge, l’importo è determinato facendo rifermento alla tabella in uso presso il Tribunale di Milano.

» Tribunale di Forlì 20.02.2016, est. Ramacciotti. Responsabilità medica – danno biologico proprio e iure hereditatis – danno terminale biologico onere della prova – quantificazione del danno art. 1228 c.c. – nesso di causalità danno biologico da invalidità temporanea totale e parziale danno biologico permanente – personalizzazione del danno –danno non patrimoniale – danno morale “ il paziente danneggiato deve limitarsi a provare l’esistenza del contratto (o il contatto sociale) e l’insorgenza o l’aggravamento della patologia, nonché deve allegare l’inadempimento del debitore, che appaia astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato; rimane a carico del debitore l’onere di dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato ovvero che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante; in altre parole, il debitore dovrà dimostrare o che nessun rimprovero di scarsa diligenza o di imperizia possa essergli mosso, oppure che, pur essendovi stato un suo inesatto adempimento, questo non abbia avuto alcuna incidenza causale sulla produzione del danno.

» RINUNCIA ALL’EREDITA’ QUANDO LA RINUNCIA E’ INEFFICACE AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA CESENA FORLI RAVENNA

» RINUNCIA EREDITA’ BOLOGNA AVVOCATO ESPERTO

» SUCCESSIONE FORLI RAVENNA CESENA TRIB FORLI SENTENZA SIMULAZIONE PREZZO VENDITA E DONAZIONE Trib. Forlì, Sentenza parziale 3879/2010 del 10.03.2015, Pres. Pescatore est. Ramacciotti Successione – Azione di simulazione relativa – Prescrizione – Dies a quo.

» FORLI CESENA BOLOGNA CAUSE EREDITARIE AVVOCATO ESPERTO DOMANDA la delazione basta per acquisire la qualita’ di erede? No occorre anche l’accettazione

Contattami subito!

Avrai una risposta in tempi brevissimi

Nome e Cognome *

Telefono *

E-mail

Oggetto

Messaggio *

Con l'invio del presente modulo acconsento al trattamento dei dati unicamente per la richiesta in oggetto.
Consenso esplicito secondo il D.Lgs 196/2003.
Leggi l'informativa sulla Privacy

PUOI CONTATTARMI ANCHE VIA MAIL: avvsergioarmaroli@gmail.com
Avvocato Sergio Armaroli - Studio Legale Bologna